31 gennaio 2006

La Cayenna dell'Unione Europea

Lampedusa è famosa nel mondo non solo per la spiaggia dei conigli o le sue cale. L'isola delle Pelagie è tristemente nota anche per il suo Centro di Permanenza temporanea. Questo centro è sempre stato nascosto alle ispezioni del Parlamento europeo e delle Nazioni Unite. Per poter assistere in prima fila alle umiliazioni, abusi e violenze perpetrate in questo inferno nascosto l'inviato dell'Espresso Fabrizio Gatti ha dovuto fingersi un immigrato. Questa storia, della durata di otto giorni, (che ricorda molto il film del 1973 di Franklin J. Schaffner, Papillon) è stata documentata dal giornalista ed è disponibile qui.

"I vecchi, i deformi, i ciechi, i sordomuti e tutti coloro che soffrono di malattie contagiose, aberrazioni mentali e qualsiasi altra infermità sono inesorabilmente esclusi dal suolo americano" , estratto del vademecum destinato agli immigrati di Ellis Island.

30 gennaio 2006

Palladium, antipirateria o sistema di controllo?

In relazione ad un post pubblicato dal blog "Effetti Collaterali", con cui collaboro, pubblico una notizia che riguarda da vicino il Trusted Computing.
Dalla fine dell'anno 2002 è in atto un progetto che chiama in causa Microsoft (alleata con Compaq, HP, IBM, Intel e AMD) per creare una nuova generazione di software da abbinare a processori nei quali saranno integrate direttamente potenti funzioni di sicurezza. Sicurezza realizzata non più soltanto a livello software, come adesso, ma anche a livello hardware, come nei sistemi militari. Il dubbio è che si stia spacciando un sistema di controllo economico per un sistema antipirateria. Mi spiego e premetto che si tratta di un'opinione che mi sono fatto leggendo interventi in rete. Faccio un esempio chiarificatore, io scrivo sul mio sito internet: "L'ultimo programma della microsoft non mi è piaciuto, inoltre un'altra ditta ne produce uno simile che costa meno, più semplice e più ricco di funzionalità". La microsoft volendo, usando il sistema palladium, può oscurarmi. Cioè informa tutti i computer in rete che il mio sito non è sicuro (attraverso il meccanismo delle certificazioni). E questo può succedere con un sacco di informazioni, può arrivare a condizionare perfino le tv, radio, giornali e quant'altro. Non puoi più comprare hardware da un altro paese. Se io voglio comprare una scheda video durante le mie vacanze in giappone (perchè costa meno), non la posso utilizzare perchè i produttori hardware hanno deciso che in Italia ha un prezzo diverso. La stessa cosa succederà con tutti gli altri elettrodomestici lavatrici, frigoriferi, forni, cellulari, DVD, ecc... Non esisterà più il software gratuito (perchè le certificazioni costano e si devono pagare a microsoft), non esisteranno più concorrenti per i prodotti microsoft e affiliati al palladium.

Link riguardanti l'argomento:
Jack-Logicalsystems
Italy-Indymedia

VoIP e Skype

Il VOIP si sta diffondendo con una velocità tale che tra qualche anno probabilmente si comunicherà soltanto in VOIP. Telefonare con il VOIP costa molto meno e tra due pc non costa nulla, cliccate il link qui sotto, per saperne di più ed incominciare a risparmiare. A breve renderò disponibile nella "sidebar" un elenco dei post più interessanti e soprattutto utili. Se avete ulteriori informazioni contattatemi via mail o lasciate un commento.

VoIP e Skype

Per sapere cos'è il VoIP clicca
qui

Breve Notizia

(fonte: www.agi.it )
USA:SNOW S'IMPEGNA A PRESENTARE 'AUSTERA' PROPOSTA DI BILANCIO - Washington, 26 gen. - Il segretario Usa al Tesoro, John Snow s'impegna a presentare al Congresso il prossimo mese un'"austera" proposta di bilancio, ribadendo che la stretta di bilancia costituira' un priorita' per il 2006. Snow ricorda che il governo stima in 400 miliardi di dollari il deficit pubblico di quest'anno ma si augura di poterlo ridurre non appena l'impatto della spesa per la ricostruzione post uragani sara' superata.

Iraq/5 - The Iraq quagmire

Questo articolo è correlato alla "breve notizia" postata precedentemente.
(fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera)

The Iraq quagmire (letteralmente Il pantano iracheno) è un rapporto stilato da due organizzazioni pacifiste statunitensi, Institute for Policy Studies e Foreign Policy in Focus, sui costi, in termini umani e monetari, dell'intervento in Iraq.
Basandosi sulle stime attuali, lo studio prevede che complessivamente il conflitto iracheno potrebbe costare fino al 2015 oltre 700 miliardi di dollari, a fronte dei 600 miliardi di dollari impiegati da Washington negli anni '60 e '70 per la guerra del Vietnam. Tenendo presente il fattore inflazione, infatti, è stato calcolato che per il Vietnam gli Stati Uniti hanno speso 5,1 miliardi di dollari al mese. Se tali livelli di spesa per gli interventi americani in Iraq ed Afghanistan dovessero essere confermati, nei prossimi dieci anni il deficit federale di bilancio arriverebbe quasi a raddoppiare.
Dal 2001 il Pentagono ha dispiegato in Iraq ed Afghanistan oltre 1 milione di soldati, più di 210 mila militari della Guardia Nazionale, con oltre un terzo dei soldati in servizio (341 mila tra uomini e donne) tornati due-tre volte oltreoceano.
Lo studio delle due associazioni americane ha anche calcolato i costi umani della guerra: dal 19 marzo 2003 al 22 agosto 2005 sono stati uccisi 2.060 uomini della coalizione, di cui 1.866 appartenenti al personale militare Usa e 255 contractor civili (91 identificati come cittadini statunitensi) dal 1 maggio 2003. Sono stati feriti oltre 14.065 militari americani.
Sono inoltre morti in Iraq 66 giornalisti e operatori dei media stranieri: di almeno 11 decessi sono risultati responsabili le forze Usa.
Nel periodo di tempo preso in considerazione, come diretto risultato dell'intervento della colazione internazionale sono morti tra i 23.589 e i 26.705 civili iracheni. La cifra potrebbe però essere molto più elevata, viste anche le stime della rivista medica inglese Lancet che, fino ad ottobre 2004, ha calcolato 98.000 decessi. I feriti iracheni, invece, si aggirano intorno ai 100-120 mila.
Il numero dei morti militari iracheni è incerto: secondo i dati delle forze della coalizione tale cifra ammonta a 2.945, ma altre fonti fissano la cifra in oltre 6.000.
Passando ad esaminare i dati relativi alla lotta contro la guerriglia, sul rapporto si indicano in 1.600 i guerriglieri neutralizzati mensilmente. Le perdite della resistenza irachena, tra arrestati e morti in combattimento, si fissa in 40-50.000. I membri della resistenza irachena son aumentati da 5.000 nel novembre 2003 a non più che 20.000 nel luglio 2005 e il servizio d'intelligence iracheno stima che ci siano più di 200.000 simpatizzanti.
L'attività della guerriglia è aumentata notevolmente: nel 2003 ci furono 20 attentati suicidi mensili, nel 2004 sono saliti a 48 e nei primi cinque mesi del 2005 hanno superato i 50 al mese.


"Il recente progresso nella scienza applicata alla costruzione degli armamenti è stato un progresso nello sviluppo delle armi che distruggeranno più indiscriminatamente a più grandi distanze. Potenti esplosioni e bombe incendiarie, il bombardiere pesante e l'aeroplano a propulsione, il razzo e da ultimo il proiettile atomico - tutti questi mezzi insieme costituiscono una potente tentazione ad ignorare le tradizionali regole di guerra e a cancellare completamente intere popolazioni civili e le loro abitazioni. A questa tentazione tutti i belligeranti nella seconda guerra mondiale cedettero.", Aldous Huxley

27 gennaio 2006

Risparmio Energetico/1

Personalmente mi trovo in "leggera" controtendenza con le politiche attuali del governo, e soprattutto con la posizione di Paolo Scaroni, il nuovo amministratore delegato dell'ENI (ha sostituito Mincato, ex amministratore che tutta l'Europa ci invidiava) che ritiene di poter risolvere il problema energetico installando nuove centrali a carbone e investendo in centrali nucleari all'estero. Premettendo che le soluzioni proposte da questa "mente pensante" sono più un primo passo verso un disastro ambientale, trovo che sia più giusto razionalizzare l'uso dell'energia. Per chiarire la mia posizione è utile fare una metafora di immediata comprensione: l'Italia, dal punto di vista energetico, è comparabile a un secchio pieno di buchi. Quello che io ritengo giusto è pensare prima a come chiudere i buchi del secchio e successivamente a come riempirlo. Per dare un'idea della nostra politica energetica basta rapportarsi con un altro paese europeo: in Germania, di inverno, una casa può consumare al massimo 70KWh al metro quadrato, in Italia, d'estate si consumano tra i 150 e i 200 KWh. Come primo post dedicato al risparmio energetico ho ritenuto opportuno parlare di piccoli accorgimenti che ognuno può adottare e che verranno ripagati con un considerevole risparmio nell'arco di un anno. Come ulteriore vantaggio di questa scelta, poichè gran parte dell'energia utilizzata nel mondo viene dai combustibili fossili, si ottiene anche una limitazione dell'inquinamento. L'uso "razionale" è quindi quello che, a parità di utilizzo finale (e quindi di "benessere" prodotto) utilizza la minima quantità indispensabile di energia. Cliccate sull'argomento che più vi interessa per visualizzare le informazioni.




Note Generali
Riscaldamento
Illuminazione
Elettrodomestici
Acqua calda


(Nel prossimo post inerente questo argomento ho intenzione di parlare di "microcogenerazione", se qualcuno avesse materiale da inviarmi o informazioni su aziende che si occupano di questo tipo di "produzione di energia combinata" sarò lieto di pubblicarle)

26 gennaio 2006

Lo scopo del mio Blog


"Ho creato questo blog da circa 2 settimane; i contatori, le iniziative e i link nella "sidebar" sono presenti invece da pochi giorni. Il mio intento è quello di informare e fare riflettere ma il mio principale desiderio è quello di creare una comunicazione virtuale fra utenti. Per il momento mi sono limitato solo a postare notizie, ma da questo intervento in poi ho intenzione di apportare alcune modifiche. Innanzitutto inizierò a pubblicare alcuni post inerenti al risparmio energetico e economico che saranno di utilità a tutti e ho anche intenzione di parlare, con frequenza settimanale, della faccia bella dell'Italia, di tutti gli imprenditori che giovano anche all'interesse comune. L'utilità del blog però non dipende solo dalle mie pubblicazioni, spero nella vostra collaborazione e ho quindi alcune proposte da farvi. Innanzitutto se avete un blog che tratta di argomenti correlati ai miei vi prego di segnalarmeli, provvederò a inserirli nei links per iniziare così una collaborazione che gioverà a tutti. Inoltre sarebbe interessante ricevere anche vostre informazioni, articoli che vorreste pubblicare, per fare questo vi basterà mandarmi una mail con l'intervento citando anche la fonte, provvederò a postarlo con la vostra mail per eventuali contatti. Ho anche inserito un sondaggio, per raccogliere tutte le vostre opinioni; provvederò ad aggiornarlo mensilmente, fornendovi i risultati. Se voleste anche sponsorizzare siti utili per il lettore sarò lieto di aiutarvi.
Spero che questo blog possa diventare uno spazio aperto a vostra disposizione e attendo vostre e-mail e segnalazioni."

S.p.A. Vaticano


(fonte: www.agi.it )

La chiesa oggi è amministrata come la General Motors. Non bisogna andare molto indietro nel tempo per ricordarsi delle potentissime antenne vaticane (che raggiungevano i 60 Watt, nonostante il limite, per legge, sia di 4 Watt) o della "carta del pellegrino", una carta di credito che costava al fedele utente 36.000 delle vecchie lire. La mia attenzione però si concentra su una notizia di oggi, che riporterò senza commentare:

"La prima Enciclica di Papa Ratzinger sara' distribuita anche nei supermercati, negli ipermercati, nelle librerie dei centri commerciali, negli autogrill e negli aeroporti. "Deus Caritas est" sara' pubblicata poi, con un formato piu' grande e rilegato, in coedizione da Cantagalli, Libreria Editrice Vaticana e San Paolo. La distribuzione del documento di Benedetto XVI, presentato ieri in Vaticano, e' affidata alla Diffusione San Paolo, societa' di promozione e distribuzione del gruppo San Paolo, che posizionera' il volume in oltre 4000 punti vendita, affiancando cosi' la distribuzione nel tradizionale circuito delle librerie e delle edicole. Un'edizione di "Deus Caritas est" sara' allegata anche al prossimo numero di Famiglia Cristiana. "

(Matt. 20: 26): "Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo".

25 gennaio 2006

Addio "Dolce Vita"

Secondo Seneca non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. E l'Italia sa dove andare? Spesso diamo l'impressione di un paese stanco e ripiegato, quasi ipotizzato dal mantra del declino. Il Pil italiano è cresciuto nel 2004 dell'1,2% (Ger +1,6%, Francia 2,5%, Uk 3,1%, poco più della metà della media europea); e nei primi mesi del 2005, col segno meno davanti al Pil per due trimestri consecutivi, il paese è entrato tecnicamente in recessione. La quota di mercato delle esportazioni a prezzi correnti, tra il 1996 e il 2004, si è ridotta di un punto percentuale, passando dal 4,8% al 3,8%, mentre Francia e Germania hanno tenuto. L'investimento in conoscenza è tra i più bassi nei paesi Ocse, l'1,1% del Pil (media UE 2%, Svezia 4,3%, Finlandia 3,5%, Germania e Danimarca 2,5%, Francia 2,2%). L'Italia non investe sul suo capitale umano. Il numero di laureati tra i giovani è bassissimo: il 12,5% (24% Grecia, 36% di Spagna e Francia, 39% USA, 51% Canada). Il numero di ricercatori è pari al 2,8 per mille degli occupati totali, contro una media europea di circa il 6 per mille. Per ogni milione di euro di Pil prodotto in Italia si consuma il 50% in più di energia rispetto alla Danimarca, il 28% in più rispetto all'Austria, il 14% in più rispetto all'Irlanda, l'11% in più rispetto alla Germania. Produciamo 72 brevetti per milione di abitanti contro i 153 che costituiscono la media europea e questo deficit di ricerca si ripercuote pesantemente sulla nostra capacità industriale, come evidenzia il quarto rapporto Enea sulla competitività: "la quota di commercio mondiale dell'Italia nei comparti ad alto contenuto tecnologico è scesa nel 2001 al 2,29% conto un già esiguo 3,55% del 1990, con una perdita del 35%. L'Italia ha una percentuale bassissima di imprese manifatturiere che lavorano fianco a fianco con gli atenei: nel biennio 1998-2000 erano solo il 2,3% (Finlandia 28%, Svezia 13%, Francia e Germania 8%). Nel 2002 è scesa dal 24esimo al 32esimo posto per cometitività tra i paesi presi in esame dall'International Institute for Management Developement di Losanna e nel 2005 è slittata al 53esimo posto.

(AGI) - Milano, 24 nov - 'Addio dolce vita', l'Italia e' in "un lungo, lento declino, malgrado le sue tante attrattive. Rovesciare la tendenza richiedera' piu' coraggio di quanto i suoi attuali leader politici sembrano possedere". E' questo il severo giudizio dell'Economist, l'autorevole settimanale inglese che pubblica questa settimana un Rapporto speciale sul nostro paese, intitolato appunto 'Addio dolce vita'. In una quindicina di pagine, opera di John Peet,' European editor', l'Economist passa in rassegna tutti i problemi dell'Italia, dalla bassa crescita economica al contesto politico, non risparmiando critiche al premier Silvio Berlusconi, ma anche alla capacita' dell'opposizione di fare le riforme in caso di vittoria alle elezioni.

24 gennaio 2006

Near West


(fonte: www.ansa.it )

Al nostro Governo non bastava portare, in collaborazione con i "democratici" Stati Uniti, la violenza in Iraq, ce l'hanno portata fin dentro casa. Ebbene si, in data odierna, l'aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge sulla legittima difesa. Il provvedimento, fortemente voluto dalla Lega (quelli dello slogan: "Se un immigrato entra in casa tua sparagli, è leggitima difesa"), ha avuto il sostegno di tutta la Cdl. L'Unione ha votato contro. Il testo era stato approvato al Senato il 6 luglio scorso, ma era da tre anni che giaceva in Parlamento. Il leghista Luciano Dussin, infatti, da primo firmatario l'aveva presentata il 26 giugno del 2003. Oggi, l'approvazione della legge rappresenta per la Lega un nuovo successo politico con una legge bandiera da 'sventolare' in campagna elettorale.
La legge sulla legittima difesa e' un "importante passo avanti per Abele che questa maggioranza ha regalato ai cittadini" Lo afferma il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che sottolinea: "Da oggi i delinquenti devono avere qualche timore in piu' e le brave persone, vittime di aggressioni, qualche problema in meno. E' stato finalmente sancito il principio per cui un aggressore e un aggredito non sono piu' sullo stesso piano. E' stato riconosciuto il diritto dell'aggredito di difendersi. In questo modo non avremo piu' onesti cittadini costretti a subire l'inferno di processi ingiusti soltanto perche' avevano cercato di difendersi". Questa legge dà una seria scossa alla libertà personale di ognuno, barattandola con una pseudo-sicurezza. E prevedo anche che, continuando a seguire il modello americano, installeremo metal detector nelle nostre scuole elementari e medie o sbarreremo le nostre finestre trasformando le zone residenziali in piccole "Rebibbia". Ricordo che negli Stati Uniti, dall'entrata in vigore di una legge simile, sono sì diminuite le rapine ma sono aumentate esponenzialmente le morti accidentali (fra le mura domestiche) dovute ad armi da fuoco e i morti carbonizzati durante incendi (che non erano in grado di uscire dalla propria casa a causa delle sbarre).
Auguro solo una cosa ai membri (e nessun termine è più esatto per definirli) della maggioranza: di non entrare mai nelle case degli italiani, perchè qualcuno potrebbe scambiarli, a ragione, per ladri.


La legittima difesa è una causa di giustificazione prevista dal codice penale del 1930 all'art. 52: "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

La guerra, unica alternativa alla crisi economica


L’orientamento economico assunto dall’Amministrazione Bush è senza ritorno.
Per gli Stati Uniti, la guerra è la condizione della loro sopravvivenza economica.

L'intero articolo di Reseau Voltaire è disponibile qui

"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.", G. Orwell

Il potere degli incubi

(fonte: Andy Beckett, The Guardian)

L'acclamato e controverso giornalista, documentarista e produttore televisivo Adam Curtis lancia una nuova serie televisiva ospitata dal servizio pubblico britannico, la BBC. Titolo del documentario: 'Il Potere degli incubi: la politica della paura'' ( visibile online ). Secondo l'autore del programma la minaccia terroristica nutrita dalla politica, sostenuta dai media e successivamente percepita dal pubblico ''è un'oscura illusione che si è infiltrata nella politica'', senza essere sottoposta a vaglio o riserve. ''In un'età - aggiunge Curtis - in cui i grandi progetti [della politica] hanno perso di credibilità, il timore di un nemico fantasma è quanto rimane ai politici per mantenere il potere''

"The Power of Nightmares will be broadcast over three nights from Tuesday 18 to Thursday, 20 January, 2005 at 2320 GMT on BBC Two."

22 gennaio 2006

Lotta al terrorismo

Riporto alcune dichiarazioni del presidente Bush in merito alla "lotta al terrorismo":

"nessun Paese ha pagato al terrorismo un tributo di vittime alto come quello versato dagli Stati Uniti l'11 settembre 2001"

"Voglio assicurare libertà e pace in onore di quanti si sono sacrificati"

"Avanti nella lotta al terrorismo, di cui l'Iraq resta il fronte principale, fino alla vittoria completa."

''Paesi sponsor come la Siria e l'Iran hanno una lunga storia nella collaborazione con i terroristi e non meritano nessuna pazienza da parte delle vittime del terrorismo - ha rincarato Bush -. Gli Stati Uniti non fanno nessuna distinzione tra chi commette atti di terrorismo e chi li appoggia perché sono ugualmente colpevoli di omicidio''

''Non saremo stanchi né ci fermeremo - ha concluso - finché la guerra contro il terrorismo non sarà vinta''.

A questo riguardo vorrei parlare di una delle scuole che ha sfornato i peggiori dittatori e che continuerà a sfornare torturatori. Questa scuola non si trova a Baghdad, bensì in Georgia, a Fort Benning (originariamente era situata a Panama) e fino a 2000 ha sfornato circa 60.000 uomini abili nelle tecniche di repressione, spionaggio, interrogatorio e tortura. Dopo il parere negativo espresso dal Congresso rispetto alla chiusura della SOA ("School of Americas", questo era il nome originario della scuola) a seguito della pubblicazione di alcuni manuali operativi nel 1996 (che ho già citato nel blog), nel 2000 la camera dei rappresentanti è intervenuta, modificando però nella sostanza solo il nome della struttura, che oggi si chiama "Western Emisphere Institute for Security Cooperation (WHISC). E' singolare la scelta della parola "Istituto",che richiama l'idea di una sorta di Cepu per torturatori.
L'albo d'oro degli ex allievi di questa scuola è di tutto rispetto, comprende infatti 11 Presidenti, 40 Ministri della Difesa e 75 Comandanti in capo delle Forze Armate.
Ecco alcuni dei più illustri "diplomati", che si sono distinti per l'applicazione ferrea delle regole imparate in questo "istituto del terrore":
- Roberto Viola, ex dittatore argentino
- Leopoldo Galtieri, ex dittatore argentino
- Noriega, ex dittatore panamense
- Efrain Rios Montt, ex dittatore guatemalteco
Altri studenti della SOA sono tra i protagonisti di omicidi e massacri che hanno insanguinato l'America Latina dall'inizio degli anni settanta, come quello di El Mozete in Salvador, o alla guida di squadroni della morte in Honduras e Perù, o impegnati in quella "operazione Condor" che coinvolse le forze di sicurezza di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay.

Sito ufficiale anti-SOA

Botero dipinge Abu Grahib

I mostri che abbiamo dentro silenziosi e insinuanti sono il gene egoista che senza complimenti domina e conquista.
I mostri che abbiamo dentro ci spingono alla violenza che quasi per simbiosi si è incollata alla nostra esistenza.
...
I mostri che abbiamo dentro crescono in tutto il mondo i mostri che abbiamo dentro ci stanno devastando.
I mostri che abbiamo dentro che vivono in ogni mente che nascono in ogni terra inevitabilmente ci portano alla guerra.

Giorgio Gaber



Leggi l'intevista a Botero

Dipinti correlati:

Pieter Bruegel "Il Trionfo della Morte"
Pablo Picasso "Guernica"

21 gennaio 2006

Esportatori di Democrazia

(fonte: www.globalresearch.ca )

"La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. "
Carl Phillip Gottlieb von Clausewitz (1780 - 1831), teorico militare prussiano.

Il varo di una guerra totale con l'uso di testate nucleari esplosive contro l'Iran ora è nella fase finale di pianificazione. Una coalizione di alleati, comprendente Stati Uniti, Israele e Turchia, è in "uno stato avanzato di preparazione". A cominciare dall'inizio del 2005, sono state condotte varie esercitazioni militari. A loro volta, in previsione di un attacco patrocinato dagli Stati Uniti, anche le Forze Armate iraniane hanno condotto a dicembre manovre militari di grande scala nel Golfo Persico.
Dall'inizio del 2005, c'è stato un intenso scambio diplomatico fra Washington, Tel Aviv, Ankara e la sede centrale Nato a Bruxelles. Nei recenti sviluppi, il direttore Cia Porter Goss in una missione a Ankara, ha richiesto al primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan di "fornire appoggio politico e logistico per bombardamenti aerei contro obiettivi nucleari e militari iraniani ". A quanto riferito Goss ha richiesto "una cooperazione particolare dall'intelligence turca per aiutare a preparare e seguire l'operazione". (DDP, 30 dicembre 2005). "Tutti i vertici ufficiali israeliani si sono pronunciati sulla fine di marzo 2006 come termine massimo per lanciare un attacco militare sull'Iran.... il termine della data di marzo coincide anche con il rapporto dell'Aiea sul programma dell'energia nucleare dell'Iran all'Onu. I politici del governo israeliani pensano che le loro minacce possano influenzare il rapporto, o almeno costringere a qualche ambiguità che possa essere sfruttata dai loro sostenitori esteri per promuovere le sanzioni del Consiglio di Sicurezza o giustificare l'azione militare israeliana”. (James Petras, Israel’s War Deadline: Iran in the Crosshairs, Global Research, dicembre 2005). Le varie componenti dell'operazione militare sono saldamente sotto il Comando US, coordinate dal Pentagono e dal quartier generale del Comando Strategico US (USSTRATCOM) nella base Offutt Air Force, in Nebraska.
Le azioni annunciate da Israele sarebbero eseguite in stretta coordinazione con il Pentagono. La struttura di comando dell'operazione è centralizzata e alla fine sarà Washington a decidere quando lanciare l'operazione militare. Fonti militari US hanno confermato che un’offensiva aerea sull'Iran comporterebbe un dispiegamento in grande scala, comparabile con le incursioni del bombardamento US sull'Iraq del marzo 2003, "Colpisci e sottometti". In novembre, il Comando Strategico US ha condotto un’esercitazione generale del piano di attacco globale intitolato "Illuminazione Globale", contro un "nemico fittizio", che ha comportato un attacco simulato con l'uso di armi convenzionali e nucleari. In seguito a questa esercitazione "Illuminazione Globale", il Comando Strategico US ha dichiarato uno stato avanzato di preparazione.
La relazioni stampa, mentre rivelano chiare linee dell'agenda militare, servono molto a travisare la più ampia natura dell'operazione militare, che contempla l'uso preventivo di armi nucleari tattiche. L'agenda bellica è basata sulla dottrina della guerra nucleare preventiva dell'amministrazione Bush, sotto la Nuclear Posture Review del 2002. Secondo una decisione del Senato US del 2003, la nuova generazione di armi nucleari tattiche a basso potenziale, o "mini-nukes", con una capacità esplosiva superiore 6 volte rispetto la bomba di Hiroshima, è ora considerata "sicura per i civili" in quanto l'esplosione avviene sottoterra. Nessuna voce politica di dissenso si è alzata dall’interno dell'Unione Europea. I media in coro hanno indicato inequivocabilmente l'Iran come una "minaccia alla Pace mondiale". Il movimento pacifista ha abboccato alle bugie dei media.
Teheran ha confermato che, se è attaccata, risponderà con lanci di missili balistici diretti contro Israele (CNN, 8 febbraio 2005). Questi attacchi, potrebbero anche designare come bersaglio le installazioni militari US in Iraq e nel Golfo Persico, che ci condurrebbero immediatamente in uno scenario di escalation militare e di guerra aperta. Più recentemente, Teheran ha rafforzato le proprie difese aeree con l'acquisizione di 29 sistemi anti-missile Tor M-1 russi. In ottobre, con la collaborazione di Mosca, "un razzo russo ha portato in orbita un satellite spia iraniano, il Sinah-1". Le implicazioni sono enormi. La così detta comunità internazionale ha accettato l'eventualità di un olocausto nucleare. Quelli che decidono hanno finito per credere alla loro stessa propaganda di guerra. Nell'Europa Occidentale e nel Nord America si è sviluppato un consenso politico riguardo agli attacchi aerei con l'uso di armi nucleari tattiche, senza considerare le loro implicazioni devastanti.
Alla fine, quest’avventura militare, guidata dal profitto, minaccia il futuro dell'umanità.

20 gennaio 2006

Grande Medio Oriente/1

"Se non si fa subito qualcosa, credo che il dollaro possa perdere il suo status di valuta di riserva e di mezzo di scambio mondiale. E questo condurrebbe ad una forte caduta negli standard di vita dei cittadini Usa: una caduta senza confronti da quasi un secolo a questa parte."
[J. Rogers, The downward spiral, marzo 2003]
(fonte: www.resistenze.org, Washington Post del 23 agosto, www.ansa.it )

Unione europea e Stati Uniti ritengono inutile una ripresa dei negoziati con l'Iran sul suo programma nucleare e giudicano che sia arrivato il momento di deferire la repubblica islamica davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu. E' questo il messaggio lanciato dal segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, e dal rappresentante della politica estera dell'Ue, Javier Solana, in un colloquio a Washington. Per la Rice "non c'e' molto di cui parlare" con Teheran e Solana ha convenuto che "non ha molto senso convocare una nuova riunione se non c'e' nulla di nuovo da mettere sul tavolo". La presa di posizione e' arrivata al'indomani della lettera inviata dall'Iran ai tre mediatori europei, Francia, Germania e Gran Bretagna, per chiedere di riprendere i negoziati congelati dopo la ripresa delle attivita' di arricchimento dell'uranio. La Rice ha sottolineato come l'Ue abbia messo in chiaro che l'Iran ha varcato "una soglia" importante che impone un intervento dell'Aiea. "All'Iran - ha avvertito - non deve essere permesso di dotarsi di un'arma nucleare, non gli devono essere consentite attivita' dirette a questo obiettivo e su questo siamo pienamente uniti". Quello che i giornali ed i governi europei hanno passato sotto silenzio è il rapporto indipendente di un gruppo plurinazionale di scienziati rivelato dal “Washington Post”. Il rapporto, ha ulteriormente demolito la campagna mediatica, politica e diplomatica contro l’Iran sulla vicenda del nucleare. Questo gruppo di scienziati ha scoperto che i residui di uranio “per la bomba iraniana”, appartengono in realtà ad un vecchio silos pakistano portato pubblicamente (per l’Agenzia Atomica Internazionale) in Iran per essere bonificato. Il Washington Post ha affermato perentoriamente che questa rapporto priva la campagna anti-iraniana dell’amministrazione Bush del suo argomento principale. Inoltre la Repubblica Islamica Iraniana, ha firmato il Trattato, ha ospitato sistematicamente le ispezioni dell’AIEA ed ha dato vita pubblicamente e legalmente al suo programma nucleare. Di questo passo si andrà incontro alla legittimazione di una guerra, con mire prettamente economiche, mascherata da "lotta al terrorismo" e agli "oppositori della democrazia".

Un ulteriore segnale di queste intenzioni bellicose arriva dal mondo sportivo, pubblico una notizia ANSA di questo pomeriggio:

Iran: Rezaei, non toccateci Mondiale 'Nessuno ci impedira' di partecipare ai Mondiali': cosi' il difensore del Messina Rezaei, nazionale dell'Iran, sulle polemiche verso il suo Paese. 'L'Iran fuori dal Mondiale? Il calcio con la politica, l'atomica o il petrolio non c'entra niente. Noi la partecipazione a Germania 2006 ce la siamo guadagnata sul campo', ha affermato Rezaei commentando le proposte di boicottare la nazionale di Teheran. Intanto anche l'Ucraina, dopo la Romania e la Germania, ha rifiutato un'amichevole con l'Iran.

19 gennaio 2006

Discussioni in evidenza

Discussioni in evidenza del forum "Redazione Politica Tg3" (potete contattarmi al nickname GeorgeOrwell):



"Tutto il discorso, scritto o parlato, è un linguaggio morto fino a che non si trova un ascoltatore ben disposto e preparato.", Robert L. Stevenson

18 gennaio 2006

Iraq/4


Armi di Distruzione di Massa

"I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo."
A.Huxley




La stampa dice che l'esercito Usa non ha trovato armi di distruzione di massa in Irak. Menzogne! Maledette menzogne! Non ha forse trovato forzieri pieni di euro? E il loro esercito non ha forse rovesciato un regime che minacciava di usare l'euro? Quale arma potrebbe arrecare maggiori distruzioni dell'euro? L'Irak ha esibito sfrontatamente il proprio comportamento oltraggioso nei confronti del dollaro insistendo per avere pagata in euro la propria produzione petrolifera. Quello stato canaglia ha quindi accumulato queste armi monetarie di distruzione di massa. Per fortuna, sono intervenuti appena in tempo per porre fine a questa pericolosa proliferazione. In mano alle persone sbagliate, l'euro potrebbe minacciare l'importanza del dollaro e far saltare in aria le fondamenta finanziarie della nostra nazione. L'egemonia dell'euro provocherebbe distruzioni finanziarie di massa negli Stati Uniti.

16 gennaio 2006

"Sfida ai dirigenti della televisione"

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 9 dicembre 1973 - Garzanti 1975
"Acculturazione e acculturazione"
(già sul "Corriere della Sera" con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione")

Molti lamentano (in questo frangente dell’austerity) i disagi dovuti alla mancanza di una vita sociale e culturale organizzata fuori dal Centro "cattivo" nelle periferie "buone" (viste con dormitori senza verde, senza servizi, senza autonomia, senza più reali rapporti umani). Lamento retorico. Se infatti ciò di cui nelle periferie si lamenta la mancanza, ci fosse, esso sarebbe comunque organizzato dal Centro. Quello stesso Centro che, in pochi anni, ha distrutto tutte le culture periferiche dalle quali, appunto, fino a pochi anni fa, era assicurata una vita propria, sostanzialmente libera, anche alle periferie più povere e addirittura miserabili. Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piecolo-borghese, nell’adeguarsi al modello "televisivo" che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certe in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…

[L'articolo era apparso sul "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione" - L'ultima parte dell'articolo (la "sfida", appunto, non appare in Scritti corsari. Può essere reperita in Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società,
Meridiani (edizione diretta da Walter Siti, Mondadori 1999)]

14 gennaio 2006

Il "Caprice des Dieux"

Competenze del Parlamento Europeo (fonte: Wikipedia)
Il Parlamento europeo esercita tre poteri fondamentali: il potere legislativo, il potere di bilancio e il potere di controllo democratico. Parlamento europeo e Consiglio dei ministri approvano congiuntamente le leggi proposte dalla Commissione europea. Benché ufficialmente il potere di iniziativa legislativa spetta alla Commissione, il Parlamento europeo può comunque chiedere alla Commissione di presentare adeguate proposte legislative mediante raccomandazioni.

In realtà il Parlamento Europeo non esiste, o meglio, fisicamente esiste perchè lo abbiamo pagato noi con una questua che ammontava a circa 5400 miliardi di vecchie lire per una costruzione nel cuore di Bruxelles di 500 mila metri quadrati (soprannominata "Caprice des Dieux" per ovvi motivi). Un avveniristico edificio per permettere ai parlamentari di riunirsi per ben due volte l'anno. Nemmeno i parlamentari esistono, o meglio sono gli scarti dei parlamenti delle diverse nazioni (basti citare Gipo Farassino, Boniperti, Montesano). Il potere decisionale è nelle mani della Commissione Europea, in sostanza, 20 persone che determinano il destino di 400 milioni di cittadini.
A sostegno della mia tesi riporto l'articolo 157 del Trattato di Maastricht:

[...]I membri della commissione "non sollecitano nè accettano istruzioni da alcun governo nè da alcun organismo"(art 157). Le deliberazioni prese dagli organi di comando sono esecutive.


L'oligarchia (dal greco "oligoi" = pochi e "archè" = essere il primo, governare) è una forma di governo nella quale poche persone controllano l'intero stato. Secondo il principio aristotelico è la degenerazione della forma sana di governo dell'aristocrazia.

Operazione Barbarossa, parte seconda

Operazione Barbarossa, parte seconda

Bielorussia, Ucraina e Georgia: L’imperialismo manovra per completare l’accerchiamento della Russia

(fonte: http://www.resistenze.org )







Il discorso che sto per affrontare nasce da due dei temi di attualità di cui si "discute" maggiormente nell'ultimo periodo, ovvero la politica estera USA e la cosiddetta "guerra del gas" fra Russia e Ucraina. A un occhio superficiale può sembrare che tra le due questioni non ci sia alcun collegamento, ma un'analisi più approfondita mette in luce che, non solo esiste un rapporto fra le due guerre, bensì che fanno parte di un disegno imperialista americano di cui i media si guardano bene di parlare.
Per poter comprendere pienamente il mio ragionamento è opportuno mettere in luce alcune premesse:
  1. L'efficacia della guerra afghana di George Bush, non tanto e non solo per far fuori i taleban ormai scomodi e - com'erano sempre stati - anche repellenti. No, il risultato migliore è stato quello di avere portato via dalle grinfie dell'orso russo ormai domato tre repubbliche dell'Asia Centrale ex sovietica, e di avere piazzato basi americane in Kirghizia e Uzbekistan.
  2. Più a ovest, detronizzato il vecchio e un pò rintontonito Eduard Shevardnadze, l'ingresso della Georgia nell'area di influenza degli Stati Uniti e della Nato.
  3. L'Azerbajgian da tempo divenuto il luogo dove molti ex segretari di Stato Usa andavano a tenere conferenze ben pagate, aprivano uffici di consulenza, benedicevano gli affari delle grandi compagnie petrolifere.
  4. La Polonia verrà integrata ufficialmente nell’Unione Europea dal 1 maggio del prossimo anno. Un motivo ulteriore per velocizzare l'installazione di basi NATO.

Mettendo insieme tutti questi interventi statunitensi nell'Ex Urss si delinea uno scenario sconcertante: il mondo sarà quadrettato di basi militari americane, attrezzate di armi di distruzione massiccia in modo da scoraggiare ogni paese di intraprendere l'inferiore tentativo di uscire da sotto lo stivale americano
Mai un piano di conquista fascista di una tale apertura alata era stato avanzato. (Hitler si “accontentava" dell'Europa, del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale, del Giappone e dell'Asia!). E questo piano strategico parte proprio dall'accerchiamento
della rivale di sempre: la Russia.

La reazione russa non si è fatta attendere, e il presidente Putin si è già mosso con due importanti decisioni:

  1. L’esercito e l’industria della Difesa in Russia stanno gradualmente riprendendosi dalla prolungata crisi degli anni ’90 e cominciano a ricostruire il potenziale perduto.
  2. Un ricatto economico (la "guerra del gas") per frenare la deriva dell'Ucraina verso occidente

Per quanto concerne la ripresa militare russa è significante lo studio svolto da Viktor Litovkin (esperto di questioni militari per l’agenzia russa “RIA-Novosti”) preparato per la conferenza Axis for Peace 2005, un riarmo indispensabile per resistere alle pressioni e ai ricatti di Washington (per ulteriori informazioni: Perché la Russia vuole rafforzare e modernizzare il suo esercito). La "guerra del gas" è invece un pretesto per ricattare l'Ucraina, che ha intenzione di entrare nella NATO e in Europa. L'intenzione è quindi quella di mettere in ginocchio un paese (non a caso i tempi di questo ricatto economico coincidono con il periodo più freddo dell'inverno) che sta abbandonando la propria neutralità per avvicinarsi all'occidente.

Alla luce di questi avventimenti è chiaro l'intento della Russia di mettersi al riparo da un'evantuale "sacca" (Nel gergo militare si indica come sacca lo spazio in cui viene circondato e confinato l'esercito nemico grazie a una manovra di accerchiamento) statunitense. Il mondo bipolare ha impiegato cinquant'anni per andare in pezzi; a quello unipolare, per andare in frantumi, sono bastati quattro anni.

12 gennaio 2006

Iraq/3

Abu Grahib

Temer si dee di solo quelle cose / c'hanno potenza di fare altrui male / de l'altre no, ché non son paurose. (Dante, Inferno, Canto II, 88-90).
Mi è difficile trovare le parole per parlare di questo argomento, mi limiterò a riportare le denunce di alcuni detenuti e approfondirò nei seguenti post, foto comprese.

«Ci costringevano a camminare a carponi, come i cani» racconta Hiadar Sabar Abed al Aboodi, detenuto no.13077. «Dovevamo abbaiare e se non lo facevamo ci picchiavano senza pietà. Dopo ci riportavano nelle celle. Toglievano i materassi e bagnavano il pavimento con acqua gelida e ci costringevano a dormirci sopra a pancia in sotto. Anche in quel caso ci fotografano e ridevano di noi». «Ci dicevano: "vi faremo desiderare di morire, ma questo non accadrà» ha denunciato Ameen Saeed Al-Sheik, detenuto no.151362. «Uno di loro mi disse che mi avrebbe violentato. Ha quindi disegnato una figura di donna sulla mia schiena e mi ha costretto ad assumere una posizione vergognosa». Molti dei detenuti hanno raccontato di come al loro arrivo alla prigione venivano denudati e costretti ad indossare biancheria intima femminile e costretti a subire ogni sorta di umiliazione.
La porta dell'inferno era il "Tier 1A", la sezione della prigione dove erano detenuti gli iracheni che le forze di intelligence ritenevano fossero in grado di fornire informazioni sui rivoltosi. Una palazzina di due piani che conteneva a rotazione almeno 200 prigionieri. Kasim Mehaddi Hilas, detenuto no.151108 ha raccontato di aver visto violentare un ragazzo di 15-18 anni che gridava dal dolore mentre una donna faceva fotografie. Un altro detenuto, Mustafa Jassim Mustafa, detenuto no.150542 ha rivelato di aver visto in gruppo di soldati Usa che sodomizzavano un prigioniero con una lampada al fosforo.
Al Sheik racconta di come l'insulto religioso fosse costante. Dopo averlo picchiato lo hanno ammanettato al letto. Un soldato gli chiese: «Credi in qualche cosa?». Gli rispose: «Credo in Allah». La replica del soldato fu: «Ma io credo nella tortura e per questo ti torturerò».


Se volete dare un'occhiata ai manuali di tortura distribuiti dalla CIA andate nella sezione "SOA Manuals Index" del sito http://www.soaw.org/

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"Forse la terra è l'inferno di un'altro pianeta", Aldous Huxley
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Iraq/2


L'imbroglio della missione italiana in Iraq
(articolo tratto da un'intevista di Libero a Gustavo Selva)






L'articolo da cui prendo spunto ha origini antiche, circa un anno fa (23.01.2005), ma è una testimonianza lampante di quanto la guerra in Iraq non fosse dettata da propositi anti-terroristici.
Gustavo Selva, presidente della Commissione Difesa della Camera (5^ carica in ordine di importanza nello Stato Italiano), mise per iscritto sulle ospitali pagine di Libero che la formula della missione umanitaria fu un trucco verbale per “mascherare” l’intervento in guerra altrimenti “dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera”. Spingendosi sino a proporre un’ulteriore forzatura dei precari paletti posti da Ciampi: “Dobbiamo passare da forza di ingerenza umanitaria a forza combattente”.
L’intervista a Libero è dunque una forte presa di posizione che prospetta, un cambiamento di linea, e un braccio di ferro della maggioranza con il Colle: “Basta con l’ipocrisia dell'intervento umanitario: è ora di prendere atto che la natura dell’operazione Antica Babilonia è inadeguata alla realtà del terreno. Bisogna rafforzare il dispositivo militare utilizzando tutti gli uomini e i mezzi necessari”.
Dichiarazioni che si scontrano con l'articolo 11 della Costituzione, quello in cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Esso conterrebbe, secondo la lettura di Selva, la possibilità di una deroga sul caso Iraq, perché “a Nassiriya i nostri soldati non offendono la libertà di nessuno, anzi sono lì su richiesta del legittimo governo iracheno”.
La dichiarazione mi colpì non tanto perchè affermava che la nostra missione non fosse di pace, è infatti sufficiente verificare che a 300m dalla nostra base a Nassiria è dislocato un pozzo petrolifero con tanto di raffineria dell'Eni, ma piuttosto perchè definerla una guerra "mascherata" significa aver preso in giro Ciampi e 50 milioni di italiani.

Alla luce di questa balla colossale dell'intevento umanitario non si poteva chiedere altro che un rientro dei nostri "costruttori di pace" dall'Iraq (e magari un invio immediato dei costruttori di menzogne che sono al governo). Così non è stato. ___________________________________________________

I tre slogan del Partito (1984, George Orwell)
War is peace. La guerra è pace.
Freedom is slavery. La libertà è schiavitù.
Ignorance is strenght. L'ignoranza è forza.
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Iraq/1


CLIMA DI GUERRA: QUALI SONO I COSTI ENERGETICI E AMBIENTALI DEL
CONFLITTO IRACHENO?
(fonte: Società Meteorologica Italiana)

La bellezza della natura è efficienza. All’opposto, le nazioni che vivono nel benessere, sprecano.

La Società Meteorologica Italiana è un’organizzazione apolitica e apartitica. Tuttavia, l’articolo 5 del suo statuto sancisce come essa persegua«la finalità di solidarietà sociale attraverso la tutela e la valorizzazione della natura e dell'ambiente, in particolare promuovendo una sensibilizzazione riguardo i cambiamenti climatici in atto», in accordo con gli artt. 5 e 6 dell'UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), 1992.
Ecco perché abbiamo deciso di fornire alcuni dati generalmente difficili da reperire e lontani dal nostro pensiero quotidiano. Sono spunti per una riflessione, meri ordini di grandezza di un processo perverso dell’uso delle risorse planetarie magistralmente descritto dal fisico torinese Luigi SERTORIO (che tra l’altro è stato anche membro della divisione affari scientifici della NATO dal 1990-93) in Storia dell’Abbondanza (Bollati Boringhieri, 2002), splendido libretto di 179 pagine che – a nostro modesto parere - dovrebbe essere adottato dalle scuole come illuminante analisi del paradigma della crescita infinita e dei suoi inevitabili contrasti con le leggi della fisica.
Veniamo al dunque: quanto petrolio ci costa la guerra per il petrolio? E quante emissioni di CO2 dannose all’atmosfera? Tentiamo di stimarle.
Servono dei dati di partenza, ed eccoli:
- La combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media, che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante.
Un carro armato Abrams M1, pesa 65 tonnellate e fa 1 km con circa 4.5 litri di carburante, quindi 450 litri per 100 km (il suo motore turbo è soprannominato “gas guzzler”, l’ingozzatore di benzina).
Altri tank consumano in media 200-300 litri per 100 km.
Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16200 litri/ora.
Un bombardiere B52 consuma circa 12000 litri/ora.
Un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache consuma circa 500 litri/ora.
Mezzi di appoggio, logistica varia: si può stimare in media un consumo di 1 litro/km.
Ora bisogna stimare le forze in gioco. I vari dati reperibili sull’attuale conflitto sono molto variabili secondo le fonti, incerti e non convincono. Del resto durante le operazioni, si tratta di informazioni classificate.Per avere un ordine di grandezza ci si può basare sui dati diffusi a seguito del precedente conflitto “Desert Storm” del febbraio-marzo 1991.
Per esempio, in Desert Storm gli F117 erano 42 e volarono per 6900 ore in 38 giorni, quindi con una media di circa 4 h/giorno. Gli altri aerei complessivamente impiegati nell’operazione furono 2400. I carri armati Abrams furono 1848, i veicoli d’appoggio oltre 50000.
Un caccia F15 vola ad oltre 2000 km/h e consuma tra 16000 e 20000 litri di cherosene all'ora Furono effettuati rifornimenti di carburante in volo per un impressionante volume di 675 milioni di litri (ci si potrebbe fare il pieno a circa 17 milioni di autovetture normali), tanto che un pilota di F-15 commentò: "There was more gas in the sky over Saudi than in the ground below" (Fonte: White Paper - Air Force Performance in Desert Storm, Department of the Air Force, April 1991). Ovviamente si tratta del solo carburante erogato in volo dai tankers, e non tiene conto di tutto quello erogato direttamente a terra.
A questo punto, assegnando un parco mezzi più o meno di questa consistenza, e applicando un coefficiente di utilizzo molto prudente di 1 h al giorno per mezzo, si ottiene un consumo giornaliero di 45 milioni di litri di carburanti (solo per la coalizione USA-UK), a cui va aggiunto il consumo dell’esercito iracheno e i pozzi di petrolio in fiamme. Le unità navali non sono state considerate, in quanto almeno le grandi portaerei sono a propulsione nucleare.In sostanza ogni giorno di guerra si consuma tanto carburante che basterebbe a fare il pieno a 1.125.000 autovetture.
Veniamo ora alle emissioni in atmosfera: moltiplicando i 45 milioni di litri giornalieri per 2,5 kg di CO2 si hanno 112,4 milioni di kg di CO2 (cioé 112.400 tonnellate). Poiché ogni italiano ha un carico pro-capite di emissioni pari a 9800 kg di CO2 all'anno derivante dal proprio consumo energetico, ciò significa che ogni giorno di guerra equivale all’emissione annua di circa 11.500 persone ovvero un paese come Rivarolo Canavese in provincia di Torino.
Si tratta quasi certamente di una valutazione per difetto, infatti bisogna conteggiare anche tutto il carburante consumato nei mesi precedenti per trasportare truppe e mezzi nel teatro delle operazioni e quello che inevitabilmente viene sprecato in incidenti, azioni belliche e così via, ma serve a dare un ordine di grandezza.
Tornando dunque alle valutazioni parziali del solo consumo di carburante da parte delle forze terrestri e aeree della coalizione, abbiamo che:
se la guerra dura 10 giorni: consumo 450 milioni di litri, emissioni 1,124 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 115.000 abitanti per un anno).
se la guerra dura 30 giorni: consumo 1,35 miliardi di litri, emissioni 3,38 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 344.000 abitanti per un anno).

Da ciò si constata come, oltre ai problemi di ordine etico che difficilmente giustificano un tale sperpero di risorse volto a danno di una nazione (quindi si preparano altri costi energetici per ricostruire quanto distrutto), un tale volume di emissioni gassose in atmosfera vanifica in pochi giorni gli sforzi di intere nazioni per ridurre i consumi e risparmiare energia, alla faccia del Protocollo di Kyoto.
Poiché l’Italia, per ottemperare agli accordi di Kyoto dovrebbe ridurre il suo carico di emissioni di circa 80 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari a circa 220.000 tonnellate al giorno, l’emissione giornaliera derivante dal conflitto iracheno equivale almeno alla metà di questa massa.
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Goodbye Blue Sky - Pink Floyd

"Look mummy, there's an aeroplane up in the sky" Did you see the frightened ones? Did you hear the falling bombs? Did you ever wonder why we had to run for shelter when the promise of a brave new world unfurled beneath a clear blue sky?
Did you see the frightened ones? Did you hear the falling bombs? The flames are all gone, but the pain lingers on.

Goodbye, blue sky

Goodbye, blue sky.

Goodbye. Goodbye. Goodbye. ________________________________________________

11 gennaio 2006


Quinto Potere/2



SE CAMBIA IL CLIMA, L'UOMO NON C'ENTRA E KYOTO NON S'HA DA FARE
(SMI Redazione Nimbus, 1 Agosto 2005)

Su Famiglia Cristiana del 24 luglio 2005 è apparso un inserto informativo di 4 pagine a cura del Ministero dell’Ambiente sul tema “Ambiente è Sviluppo”. Tale documento, pubblicato come informazione pubblicitaria (quindi a spese del Ministero), anziché fornire informazioni corrette su un tema delicato ed importante come quello del surriscaldamento del pianeta, diffonde le opinioni espresse dal Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente, Paolo Togni, in un convegno tenutosi a Roma il 20 giugno 2005, e sostenute dal solo intervento di Richard Lindzen – fisico dell’atmosfera americano scettico nei confronti della natura antropica dei cambiamenti climatici – nonché da un esiguo numero di persone non competenti in materia di clima (tra cui politici, giornalisti e docenti, compreso il Presidente del CNR). Tali opinioni sono in netto contrasto con i risultati riportati in migliaia di articoli apparsi negli ultimi anni sulle più prestigiose riviste scientifiche e rafforzate da un documento recentemente sottoscritto dalle più importanti Accademie delle Scienze mondiali. L’inserto pubblicitario ha lo scopo evidente di convincere il grande pubblico che l’attività umana non ha alcun effetto sui cambiamenti climatici. Pertanto sarebbe inutile, o addirittura controproducente, rispettare gli impegni internazionali assunti dall’Italia in materia di clima, come il protocollo di Kyoto.
Provoca sconcerto leggere che le certezze del viceministro dell’ambiente si basano su una lettera di uno scienziato del 1998, ignorando che negli ultimi 7 anni la ricerca scientifica ha fatto notevoli progressi nello studio dei cambiamenti del clima. Ed è ancor più sconcertante che Fabio Pistella, Presidente del CNR affermi, non si sa sulla base di quali informazioni, che “i fenomeni di cambiamenti climatici attuali sono quasi certamente naturali e non antropogenici” ed auspichi che “sia passata l’ubriacatura legata a Kyoto e si cominci a parlare di cose serie”.
Dispiace inoltre che il sigillo dello Stato e dei suoi massimi enti di ricerca vengano esibiti in calce ad un documento privo di qualsiasi spessore scientifico, frutto di una discussione senza contraddittorio. Notiamo infine come il suddetto inserto, che fra l’altro cita a sproposito la Dottrina Sociale della Chiesa, sia tanto ricco di fotografie del Professor Togni e degli altri intervenuti al Convegno del 20 giugno, quanto povero di dati scientifici, il più importante dei quali sembra essere un grafico privo di significato. E’ imbarazzante rilevare come una tale operazione di propaganda finalizzata a scopi diversi da quelli scientifici, strumentalizzi le vere attività di ricerca sul clima, le quali risultano indirettamente delegittimate e denigrate, insieme alla serietà ed al valore di tanti studiosi.
Come ricercatori che si interessano direttamente ai complessi problemi dell’ambiente, chiediamo che in Italia si cominci veramente a parlare di cose serie, con un maturo dibattito basato non su inserzioni pubblicitarie e su costosi convegni preconfezionati a servizio di interessi di parte, ma sulle pubblicazioni scientifiche internazionali e sull’ampia mole di dati già oggi disponibili. Riteniamo che le affermazioni che escludono l'influenza umana sulle variazioni climatiche debbano essere soggette allo stesso processo di critica e di dubbio che si vuole applicato a quelle contrarie. Nessuno ha infatti la verità in tasca, ma il dogmatismo fa male nell'uno come nell'altro senso.

Scarica l'intero articolo di Famiglia Cristiana

Il Quinto Potere


Il Quinto Potere

Nel corso del tempo, e in particolare nella seconda metà del XX secolo, il giornalismo - e con esso la libertà di stampa - è stato al centro di importanti battaglie: il presupposto di partenza era - e tale viene ritenuto ancora - che una editoria libera da ogni condizionamento possa garantire una società e un convivere civile migliori. Non a caso il giornalismo è stato definito il quarto potere (dopo quelli legislativo, esecutivo e giudiziario), per l'importanza che da sempre riveste nella società civile e per i forti interessi che coinvolge.
La base e la condizione necessaria per l'esistenza dell'informazione è la fiducia, chi non ha una reputazione può dire ciò che vuole ma non sarà creduto.
Nell'ultimo periodo ad accomunare i Media Italiani non sono più le caratteristiche sovracitate ma piuttosto una tendenza a rendere credibile l'incredibile.
L'uso improprio del quarto potere è una minaccia per la democrazia ed è conseguenza del controllo politico dei mezzi di informazione e dell' accentramento di essi nelle mani di un ristretto gruppo di persone (solitamente grandi aziende). In questi due casi infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo, e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di formarsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate.
La soluzione a questa tendenza sta in internet, soprattutto nei blogger, persone che scrivono senza dover rispondere a nessuno, se non i propri lettori.