30 aprile 2006

Bowling a Columbine

(fonte: wikipedia)

La Dichiarazione dei Diritti statuniense consiste dei primi dieci emendamenti della Costituzione, il secondo garantisce il diritto di possedere armi; se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali è questione di acceso dibattito (si veda politiche per il controllo delle armi negli USA), anche se le corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi sin dal 1900. In America l’industria delle armi è la lobby più potente, appoggiata perfino dal governo. La NRA (National Rifle Assotiation), è forse l'organizzazione più numerosa d'America, con tre milioni e mezzo d'iscritti. La sua campagna per difendere il diritto di possedere un'arma (di qualsiasi tipo, comprese quelle automatiche) iniziò nel 1968, quando gli U.S.A. adottarono la prima legge sul controllo delle armi da fuoco. Da allora la NRA ha sostanzialmente difeso gli interessi della lobby delle armi, opponendosi a qualunque genere di "gun control". Negli anni '80 l'associazione perse del tutto il suo originario spirito sportivo e divenne semplicemente un gruppo d'opinione di destra. Il linguaggio della NRA è in realtà quello dei più rozzi neonazisti: Robert Brown, uno dei suoi esponenti più celebri, incita su "Soldier of Fortune" alla ribellione contro il governo federale, mentre Jeff Cooper minimizza l'Olocausto e paragona i neri alle scimmie. Non è un mistero che fra i suoi iscritti ci siano migliaia di membri delle milizie paramilitari di estrema destra. Protetta ad oltranza dal Partito Repubblicano negli anni '90 (George Bush la ripudierà soltanto dopo l'attentato di Oklahoma City), l'NRA è da alcuni considerata la più grande organizzazione terrorista del mondo, ma non è mai stata perseguita dalla legge. Michael Moore, nel suo documentario, vincitore dell'Oscar 2002, Bowling a Columbine, dedicato alle stragi nelle scuole statunitensi ed all'uso delle armi in America, li definisce come "i successori del Ku Klux Klan". Quante persone vengono uccise ogni anno con armi da fuoco? In Germania 381, in Francia 255, in Canada 165, in Inghilterra 68, in Australia 65, in Giappone 39. Negli Stati Uniti, 11 127. Il che significa, rapportato alla popolazione, circa dieci volte di più rispetto alla Francia. Allego un agghiacciante filmato che dimostra la diffusione delle armi negli USA (consiglio a tutti di vederlo)

Approfondimenti:

"La forza non sta nella difesa ma nell'attacco.", dal Mein Kampf di A.Hitler

28 aprile 2006

Story Today

Il modello di propaganda è una teoria avanzata da Edward S. Herman e Noam Chomsky che tenta di spiegare la presunta distorsione dei mass media (media bias) in termini di cause economiche strutturali. Essi sostengono che siccome tutti i media dominanti sono grandi corporation che fanno a loro volta parte di conglomerati più grandi, come Westinghouse o General Electric, che si estendono oltre i settori tradizionali dei media, queste aziende hanno forti interessi che potrebbero venire influenzati sfavorevolmente se alcune informazioni venissero divulgate. Secondo questo ragionamento, c'è da aspettarsi che le notizie che vanno in conflitto con gli interessi di coloro che posseggono il mezzo di comunicazione, vengano distorte. Gli autori sostengono che l'importanza del filtro proprietà è dovuta al fatto che le corporazioni sono soggette al controllo degli azionisti nel contesto di una economia di mercato orientata al profitto. Alcune aziende praticamente dettano condizioni specifiche sui programmi. Per esempio, Procter and Gamble, uno dei più grossi acquirenti di pubblicità, ha una regola pubblicitaria scritta. L’azienda non favorisce programmi che insultano le forze armate o che insinuano che la comunità imprenditoriale non sia una comunità benevola e spirituale. In Italia nessuno è depositario della verità, ma molti lo sono della menzogna. La menzogna è usata come sovvertimento dell’evidenza, della statistica, della matematica. Come affermazione e rivincita dei tromboni, dei politici, dei finanzieri, dei giornalisti sulla realtà quotidiana. Che viene sommersa e annullata da un grande nulla. La menzogna ci ha trasformati in un Paese virtuale, ormai vaccinato contro la verità. In rete un telegiornale "indipendente" sta muovendo i primi passi: Story Today. Il sito è in inglese, per chi dovesse faticare a seguire l'inglese parlato sono disponibili tutti i testi delle notizie annunciate. Le fonti sono le piu' disparate, dalla BBC a PrisonPlanet, da Haaretz a Rense: riportano tutte le campane, che è una cosa banale quanto rivoluzionaria per i nostri tempi.

Approfondimenti:

"La lingua maldicente è indizio di mente malvagia.", Dante

27 aprile 2006

La medicina crea la malattia

Il marketing si sta impadronendo di tutti gli ambiti della nostra vita: dall'industria al commercio, dalla scuola alla politica, e adesso anche la sanità. La salute dipende dai farmaci, dalle cure disponibili o dalla tecnologia? No, dipende dal livello socio economico, dal clima, dall'alimentazione. Essere sani significa convivere con qualche "acciacco". Ma c'è bisogno di malati nuovi. Nel marzo 2004 le case farmaceutiche hanno abbassato le soglie delle tre malattie più diffuse nel mondo occidentale: l'ipertensione, il colesterolo e il diabete, creando così, da un giorno all'altro, alcune centinaia di milioni di "malati" nuovi. Il sano è colui il quale non sa ancora di essere malato. La più grande malattia di oggi è la vita, che si trasmette per via sessuale e porta inevitabilmente alla morte. Siamo quello che Ivan Illich scrisse negli anni ’70 nella nemesi medica, cioè che la medicina oggi crea la malattia. La medicina è una legge della domanda e dell'offerta incredibile. Perchè la domanda è illimitata. Persino la vecchiaia è diventata una malattia, e quando tu ti senti un malato lo specialista è li pronto a darti la tua malattia. Il medico è diventato uno spacciatore di ricette, l'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha detto che basterebbero 600 farmaci. In Svezia ce ne sono 500, in Danimarca 450, in Italia ce ne sono 32000. Metà dei quali non fanno niente e noi li paghiamo, infatti il 45% dei farmaci che assumiamo non servono per la malattia che ci è stata "diagnosticata", funzionano per l'effetto placebo. Vioxx della Sharp and Dohme, ritirato nel settembre 2004, giro di affari da 2.5 miliardi di dollari all'anno. Si stima che dal 1999 al 2004 abbia causato 160.000 decessi per ictus e infarti. E' stato riammesso in circolazione in USA da una commissione di 30 medici, di cui 12 pagati dalla società farmaceutica. Celebrex della Pfizer, utilizzato da 25 milioni di persone, giro di affari da 3.3 miliardi di dollari. Già uno studio di gennaio 2005 mostrava un quasi raddoppio di decessi per infarti ed ictus. E' ancora in circolazione. Bisogna diffidare dei nuovi medicamenti perchè danno benefici modesti e apparenti rispetto a quelli già in commercio da tempo. Bisogna richiedere sempre medicine che abbiano dato prove positive per anni. In questo sadico mercato la gratuità è qualcosa di rivoluzionario e a farne le spese, sulla loro pelle, sono stati i Pantellini, i Boltzmann e i Fleming. Ecco perchè è indispensabile mantenersi aggiornati su questo argomento:
"La Bayer divenne parte della IG Farben, un conglomerato di industrie chimiche tedesche che emerse durante la I guerra mondiale. Quando gli Alleati smembrarono la IG Farben alla fine della II guerra mondiale, per il suo coinvolgimento in in diversi crimini di guerra nazisti (in particolare la produzione dello Zyklon B grazie anche alla compartecipazione che l'impero dei Rockfeller aveva in essa e viceversa), la Bayer riapparve come azienda a se stante."

25 aprile 2006

Fusioni monopolistiche

La fusione fra l'italiana Autostrade e la spagnola Abertis fa molto discutere. Non solo il mondo della politica, con la raffica di critiche piovuta dal Centrosinistra, ma anche quello accademico. Molti sono rimasti perplessi dal fatto che i due gruppi, che sui rispettivi mercati nazionali operano in regime di monopolio, abbiano proceduto con la fusione molto velocemente. In un periodo di "vacanza governativa" e senza che il progetto sia stato sottoposto a una preventiva verifica dell'autorità pubblica. Anche perché il flusso di profitti dei due colossi autostradali è frutto di concessioni politiche. "E' un bene che due aziende si fondano. Nulla lo vieta - spiega ad Affari Marco Ponti, docente di economia dei trasporti al Politecnico di Milano ed ex membro del Nars, l'organo tecnico del Cipe deputato al controllo delle tariffe - ma bisogna tutelare gli utenti dal fatto che le due società operano in un regime di monopolio naturale". "Comprendo, quindi, i timori della politica - aggiunge l'economista - perché le fusioni in questo tipo di settore andrebbero sottoposte all'analisi del regolatore pubblico. Che, studiandone il business plan, deve verificare e garantire che siano giustificate le economie di scala conseguenti al merger. In pratica, cioè - conclude Ponti - che il salto dimensionale fatto per ridurre i costi, alla fine, si traduca anche in un beneficio per gli utenti. Attraverso una riduzione delle tariffe". Un'altra critica fatta da Ponti è che "la fusione aumenterebbe l'inattaccabilità del gruppo proprio da parte del regolatore pubblico". Una riduzione della nazionalità (accompagnata anche dal fatto che la sede della holding sarà trasferita, per motivi fiscali, in territorio spagnolo) renderebbe, infatti, "meno forte il controllo da parte dello Stato. Un'iper protezione sui campioni nazionali meno rigida che, di fatto, aumenterebbe la forza monopolistica del gruppo".

Approfondimenti:

23 aprile 2006

Risparmio Idrico

L'acqua potabile è un bene fondamentale per la vita ma anche scarsa in molte parti del mondo. Impariamo a rispettarla ed a risparmiarla. Da un lato economico, sprecare acqua è anche un costo da sostenere. Pertanto laddove non arriva la morale speriamo almeno arrivi la logica del portafoglio. Vediamo come ridurre gli sprechi di acqua quotidiani:

1) L'uso dei miscelatori d'aria nei rubinetti e nelle docce riduce il consumo d'acqua senza modificare le proprie abitudini. Si tratta di una piccola aggiunta al proprio rubinetto in grado di miscelare l'acqua in uscita con l'aria. Chi usa il getto d'acqua non percepisce alcuna differenza ma il consumo complessivo d'acqua è inferiore. Si arriva a risparmiare quasi la metà dell'acqua utilizzata. La caraffa filtrante dell'acqua.
2) Lo sciacquone del water consuma ad ogni getto circa 10 litri d'acqua. Non è però necessario utilizzare sempre questo getto. Per ridurlo è sufficiente porre nella cassetta una bottiglia di plastica da un litro piena d'acqua, priva di etichetta ed ermeticamente chiusa con il tappo, oppure far installare un sistema con doppio pulsante di scarico o regolare il galleggiante dello sciacquone compatibilmente ad una capacità minore di acqua.
3) L'acqua piovana può essere raccolta e incanalata dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta per consentire un utilizzo successivo. L'acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare l'acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta.
4) Le piante del terrazzo possono essere annaffiate anche tramite l'acqua già utilizzata per lavare la frutta e la verdura. E' sufficiente raccoglierla l'acqua in una bacinella nel lavabo ed utilizzarla dopo aver sciacquato la verdura.
5) Fate periodici controlli sullo stato dell'impianto idrico di casa. E' sufficiente controllare il contatore dell'acqua nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi. Se continua a girare è probabile che ci sia una perdita nell'impianto. Chiamate un idraulico prima che la perdita peggiori o danneggi le proprietà dei vostri vicini. Guarnizioni per risparmiare acqua.
6) Preferire la doccia al bagno. Per riempire una vasca sono necessari 100 litri d'acqua mentre per una doccia il consumo d'acqua è pari circa alla metà. Esempio doccia con miscelatore d'aria.
7) Per lavare le stoviglie è consigliabile utilizzare una vaschetta dove porre le stoviglie per insaponarle e utilizzare un debole getto d'acqua soltanto alla fine per risciacquarle.
8) Per lavarsi le mani è inutile tenere sempre aperto il getto d'acqua. Per una buona pulizia è soprattutto necessaria una buona perizia nell'insaponarsi le mani. Aprite il rubinetto una prima volta per bagnare le mani e il sapone, poi richiuderlo. Dopo aver insaponato le mani, per 1-2 minuti, riaprite il getto d'acqua solo per risciacquarle. Il risparmio d'acqua è assicurato, si tratta solo di modificare qualche piccola abitudine.

9) Utilizzate la lavastoviglie solo a pieno carico, risparmiando in questo modo acqua ed energia elettrica.
10) Utilizzare tecnologie come il regolatore del flusso d'acqua, il rompigetto aerato e la doccia a Cornetta (in cui l'acqua viene accelerata attraverso un ugello con il 50% di risparmio) che sostituiscano i tradizionali erogatori delle docce ed i frangiflutti dei rubinetti. Evitano i depositi di calcare, riducono i costi di manutenzione, migliorano la pressione degli impianti idrosanitari e non necessitano di interventi tecnici particolari per la loro installazione.
11) Far riparare tempestivamente le perdite dell'impianto interno. Un rubinetto che gocciola al ritmo di 90 gocce al minuto spreca 4.000 litri di acqua all'anno; un foro di un millimetro in una tubatura, provoca in un giorno, una perdita di 2.400 litri di acqua potabile. Uno sciacquone che perde acqua nel water (anche in maniera impercettibile), scarica in un giorno oltre 2.000 litri di acqua.

Approfondimenti:

"I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro.", G. Verga

20 aprile 2006

I krumiri delle noste libertà

(fonte: luogocomune)

Dopo aver copiato in tutto e per tutto le elezioni americane - dal "format" dei dibattiti televisivi al loro vuoto di contenuto, dal finale-suspense, con capovolgimento degli exit-poll, fino al riconteggio manuale dei voti - siamo riusciti a rovinare la pantomima dimenticandoci proprio della parte più importante: la scena finale.Mentre Al Gore, al momento dell'annuncio della Corte Suprema, aveva saputo stringere i denti, e andare in televisione a dire: "la battaglia è finita. Non concordo con il risultato, ma lo accetto", il nostro elegante Premier sta facendo davanti al mondo la figura di un bambino di sei anni che non vuole saperne di uscire dal parco giochi dove si stava divertendo un mondo. Ma non è lui il vero problema. Con l'invito a non illudersi che con il recalcitrante adolescente se ne possano andare anche tutti i mali che affliggono il nostro paese, ripubblichiamo un vecchio articolo, che risale all'estate del 2004. Quando Berlusconi se ne sarà andato (prima o poi dovrà ben succedere), l'Italia inizierà a rendersi conto del disastro imperdonabile che quest'uomo, con la sua politica - ma soprattutto col suo modo di pensare - ha portato in ogni angolo del nostro paese, in ogni angolo delle nostre istituzioni, in ogni angolo delle nostre anime. Che l'Italia non abbia mai avuto governi effettivi, non si discute nemmeno. Ma una cosa erano i governi di facciata, infinite versioni dell'eterno immobilismo democristiano, tanto inefficaci rispetto al progresso, quanto innocui rispetto al nostro quotidiano. Un'altra è Berlusconi, tanto efficace rispetto al più totale regresso, quando deleterio rispetto alla comune scala di valori che noi tutti dovremmo preservare, se vogliamo vivere piacevolmente l'uno accanto all'altro. Quando invece ciò che era brutto diventa "bello" per circolare ministeriale, ciò che era ingiusto diventa "giusto" per decreto legge, ciò che era proibito diventa "legale" per palese violazione costituzionale, non solo quei valori vanno a farsi benedire, ma le stesse istituzioni perdono valore agli occhi del cittadino, ed alimentano una spirale verso il basso di cui ormai non è difficile intravvedere la conclusione. La "legge del Far West" si chiamava così proprio perchè legge non era: il più forte decretava i propri valori e la propria giustizia, e li imponeva poi a tutti gli altri. Ma perchè noi permettiamo che tutto ciò accada? Saremo forse un popolo di menefreghisti, che si preoccupano ciascuno del proprio orto e basta, ma stupidi non lo siamo, e ciechi nemmeno. E che i danni di cui già soffrono in molti oggi verranno prima o poi a detrimento di tutti, dovremmo arrivare a comprenderlo senza tanta fatica. Che cosa può averci mai intontito, al punto da non preoccuparci più nemmeno di difendere quei valori a cui dovremmo tenere sopra ogni altra cosa? Sono stati i mezzi di informazione. E' li che l'erosione dei valori è iniziata, già nei primi anni '80, con le TV locali di un imprenditore edile che sognava di "arrivare in tutte le case d'Italia". Oggi lo abbiamo capito fin troppo bene, perchè volesse arrivarci. E fu da quel giorno che i nostri valori fondamentali - quei parametri di riferimento, belli o brutti che siano, che tengono insieme una qualunque struttura siociale - hanno cominciato a sgretolarsi di fronte alla valanga inarrestabile di tette, goal e formaggini che ci veniva propinata ad ogni ora, e che sembra ormai in grado di nutrirsi da sola. Magari non particolarmente colto, ma di certo non stupido, l'uomo delle TV ha poi pensato di mettere sotto controllo anche la carta stampata, per non avere più nessuna fonte da cui potesse nascere un reale contraddittorio. E con le dimissioni dell'ultimo direttore del Corriere, avvenute più di un anno e mezzo fa, la partita si è chiusa senza possibilità di rivincita. Nel panorama nazionale resta solo un'isola, rossa ormai forse più di rabbia che di effettiva valenza politica. Per quel che riguarda la stragrande maggioranza degli italiani - tutti quelli che ancora non fanno uso di Internet - siamo quindi da tempo disinformati in maniera univoca da uno squadrone compatto di TV e quotidiani, che fanno capo a chi vende all'Italia tutto quello che ha da comperare, e che nel frattempo ne guida anche il governo. Forse in fondo aveva ragione lui: il conflitto di interessi in realtà non c'è, o comunque oggi non c'è più. Ammettiamolo, è stata un'operazione grandiosa e lungimirante, di fronte alla quale non si può non levare tanto di cappello. Ma è anche un'operazione che sarebbe stata impossibile senza la complicità di un elemento indispensabile: i giornalisti. Sono loro i krumiri delle nostre libertà. Ricattabile direttamente alla radice - il posto stesso di lavoro - il giornalista infatti ha progressivamente accettato di far parte di un gioco che non può, assolutamente, non aver riconosciuto prima o poi lungo la strada: nel momento infatti in cui inizi a modificare la tua voce, per compiacere chi ti paga, non puoi che farlo in modo cosciente e razionale. Diciamoci subito una cosa, a scanso di perdite di tempo: il giornalista "sa". Rispetto a quello che accade dietro le quinte, egli "sa" quale sia, almeno a grandi linee, la vera verità. Egli sa benissimo, ad esempio, che non può essere stato uno sceicco annoiato a buttare giù le torri di New York, solo per fare un dispetto alla felicità dell'occidente. E se per caso non lo sapesse, ha il sacrosanto dovere di informarsi fino in fondo: il mezzo per farlo oggi c'è, e si chiama Internet. E' un mare vasto ed infido, non si discute, ma per chi vuole davvero trovarli, gli approdi giusti sono tutti raggiungibili. Se bene o male riusciamo ad arrivarci noi comuni cittadini, che lottiamo quotidianamente per non affogare nel mare di bugie che ci circonda, il giornalista non può non arrivarci in tempi e modi almeno pari ai nostri. Ma evidentemente, al di là dei motivi di ciascuno, egli sceglie invece di tacere o preferisce non sapere. E così, piano piano, abbiamo accettato che dei disperati senza nemmeno la licenza per un Cessna scorrazzino per ore con dei Boeing nei cieli della difesa più impenetrabile del mondo. Che i palestinesi, gli afghani, gli iracheni, ed ormai chiunque si metta per un momento un tovagliolo in testa, siano soltanto "terroristi" che aspettano impazienti di morire per Allah. Che quindi l'Islam sia una religione violenta e vada estirpata ad ogni costo. Che Sharon possa travolgere vite e villaggi altrui a piacimento, perchè tanto lui sta dalla parte dei buoni. Che fondamentali scelte che riguardano l'ambiente, la salute, e la stessa vita in comune, debbano sottostare a criteri puramente economici, sotto la falsa pretesa che guidare uno stato equivalga a condurre una fabbrica di pomodori. Che guerra si dice missione umanitaria, che libero mercato si dice democrazia, che invadere si dice aiutare, che eccetera eccetera eccetera. Senza nemmeno accorgercene, stiamo accettando che il brutto è bello, l'ingiusto è giusto, l'illegale è legale. Ma mentre gli ingredienti, in quel minestrone di valori odierno, li butta il politico di turno, chi gira il mestolo - come dicevamo - è sempre il giornalista. Senza di lui, la cena non può comunque essere servita.Viene allora legittimo porre una domanda: è davvero così ingiusto chiedere a ciascuno di loro - individualmente, come singoli - di rischiare apertamente il proprio pane, pur di non contribuire più a questo crimine ideologico? Sia ben chiaro, non gli si chiede di lottare coi mulini a vento per far passare notizie sgradite alla direzione. Il diritto alla linea editoriale esiste da sempre, e rimane sacrosanto. Gli si chiede solo di non scrivere ciò che sappia essere, con relativa certezza, una bugia. Nient'altro. Se sei convinto, ad esempio, che non sia stato bin Laden a buttare giù le torri (ed hai fondati motivi per crederlo), rifiutati di firmare articoli in cui ciò sia invece dato per scontato, per implicito, per sotteso, onde evitare di diventare tustesso complice della più grossa menzogna della storia umana. Piuttosto scrivili, se proprio devi, ma offri al tuo direttore di firmarli lui stesso. Perchè dovrebbe rifiutarsi, dopotutto? "Certo - sento già dire - se lo facessero tutti, sarei io il primo..." E bravo, grazie! Anch'io in quel caso sarei il primo, cosa ci vuole? Anzi, sarei proprio un fetente a non farlo, a quel punto. Ma tu lo sai e io lo so che una cosa del genere, come "categoria", non avverrà mai: ed è proprio su questo che conta chi ti paga per mentire! C'è poi l'altra obiezione: ma tanto, se non li scrivo io, quegli articoli li scriverà qualcun altro. Ebbene: che differenza c'è, fra il giornalista che risponde così, ed il krumiro che va in fabbrica, giustificandosi con un "tanto se non vado io, prendono qualcun altro al mio posto?" E' da solo che devi fare quella scelta. Tu, di fronte alla tua coscienza di uomo, conscio delle responsabilità che ti sei assunto verso i tuoi simili, nel momento in cui hai scelto di fare quel mestiere e non un altro. E senza stare a guardare cosa fa il collega accanto, nè aspettare che altri si muovano per te, sperando magari di ritrovarti la pappa pronta. Non esiste un "luogo deputato" - un partito, una corporazione, quello che vuoi tu - a cui fare riferimento per iniziare questa rivoluzione. Questa è una rivoluzione di valori, non di entità fisiche, e come tale non può che avvenire all'interno di ciascuno di noi. Anche se magari ti costa il pane, o anche solo ti obbliga per un pò a quello di crusca.

Massimo Mazzucco

"Ecco la fiera con la coda aguzza, / che passa i monti, e rompe i muri e l'armi! / Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!", (Divina Commedia, Inferno, Canto XVII, 1-3)

19 aprile 2006

La fonte energetica più importante: l'efficienza

(fonte: Utopie Concrete.it)
Intervista a Stephan Kohler direttore dell’Agenzia Energetica Tedesca

Ing. Kohler, che cosa fa l’agenzia energetica tedesca?
L’agenzia energetica tedesca è il centro di competenza per l’efficienza energetica e per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Sviluppiamo e realizziamo per il governo tedesco strategie e progetti per un’economia energetica sostenibile sul mercato tedesco nazionale ma anche europeo e internazionale.
Chernobyl, lei è mai stato lì?
Sì. L’incidente del reattore fu il 26 aprile 1986, io ci sono stato nell’ottobre del 1988, quindi un anno e mezzo dopo.
Lei che direbbe 20 anni dopo? Con i suoi studi come direttore del settore energia del famoso Eco Istituto di Freiburg, lei ha contribuito in modo sostanziale a un discorso anti-nucleare in Germania che poi ha trovato una sua realizzazione politica nella decisione del governo tedesco precedente di uscire entro l’anno 2021 dalla produzione di energia elettrica con il nucleare. Oggi qual è la sua valutazione? Si trattava di un incidente singolare che oggi più che altro commemoriamo come un evento tragico del passato?
Chernobyl ha rappresentato una cesura nello sviluppo dell’energia nucleare non solo in Russia ma a livello globale. Da quel momento in poi abbiamo assistito ad una discesa dell’energia nucleare e quello che viene sempre ipotizzato, il rinascimento dell’energia nucleare, tutt’oggi non è riconoscibile. Si discute molto di nuovi progetti, ma di fatto si costruiscono poche centrali nucleari. Direi che Chernobyl non è stato un caso unico, ma se si dovessero costruire davvero a livello globale nuove centrali nucleari per coprire una parte sostanziale del fabbisogno con questa fonte ci saranno altri incidenti. Questi incidenti sicuramente saranno diversi nel loro carattere tecnico-fisico visto che ci sono molti percorsi che potrebbero portare ad un’immissione massiccia di sostanze nucleari nell’ambiente. Inoltre va ricordato che ci sono stati molti altri incidenti. Nell’occidente tutti parlano di Chernobyl, ma nell’ex Unione Sovietica ci sono molti luoghi altamente inquinati da radiazioni nucleari come per esempio Chelyabinsk. Facilmente si dimentica che anche nell’occidente ci sono stati incidenti con centrali nucleari come per esempio Harrisburg dove abbiamo avuto fortuna. A livello mondiale ci sono stati molti più incidenti nelle centrali nucleari di quanti siano stati percepiti dal pubblico.
Secondo lei che cosa hanno in mente quelli che parlano a favore dell’energia nucleare? Tra loro, mi sembra, in Germania c’è l’attuale Ministro all’Economia, in Italia ci sono delle voci forti anche presentandosi come sensibili alle questioni climatiche. Agiscono in buona fede o come dobbiamo capire questi interventi a favore dell’energia nucleare?
Certo che quelli che parlano a favore dell’energia nucleare a volte sono motivati anche da interessi economici ma non si può limitare a ciò. Ci sono molti che sono convinti che l’energia nucleare sia necessaria per soddisfare un fabbisogno energetico in forte crescita a livello globale, e consapevoli dei problemi del clima, identificano l’energia nucleare come l’unica strada d’uscita. Quello che manca in questa prospettiva, spesso anche per mancanza di conoscenze, è che le vere risposte stanno sul lato dell’efficienza energetica e della gestione della domanda. A parità di servizi, possiamo ridurre notevolmente la quantità di energia impiegata e sono in forte evoluzione le tecnologie per trasformare l’energia primaria in modo sempre più efficiente, dalla cogenerazione alle energie rinnovabili. Ma questo purtroppo è troppo poco presente. Esiste una fissazione sulle grandi tecnologie e sulle grandi opere, invece vengono considerate spiccioli in questa mentalità le innumerevoli possibilità di usare l’energia in modo efficiente, non solo in Germania e Italia, ma anche in Russia e Cina. Finora non siamo stati in grado di creare una consapevolezza, né nelle posizioni apicali, né tra il grande pubblico che “l’efficienza energetica” è una grande fonte di energia, anzi, forse la fonte più importante in assoluto. Quindi il nostro obiettivo deve essere una politica energetica che parte dal lato della domanda dove a lungo termine possiamo garantire un alto livello di benessere a un basso livello di consumo di fonti energetiche primarie.
Come dobbiamo valutare la dipendenza dal gas dalla Russia? O più in generale che cosa si può dire sulla sicurezza energetica?
Abbiamo delle situazioni diverse a seconda dei settori. Nel mercato del calore e del trasporto c’è una grande dipendenza dal petrolio e dal metano, nel settore delle centrali elettriche invece ci sono più possibilità perché si può anche usare il carbone che ha una distribuzione a livello globale molto diversa dal petrolio e dal metano. In particolare, con il petrolio i problemi diventeranno più forti in futuro perché la sua estrazione si concentrerà sempre di più nel Vicino e nel Medio Oriente, con il metano la situazione è un po’ diversa perché grandi riserve esistono in Russia. La Russia finora è stata un partner energetico sicuro anche durante i tempi della guerra fredda. I grandi metanodotti sono stati costruiti 33 anni fa, funzionano da 33 a nni e da 33 anni non c’è mai stato dal lato russo una violazione dei contratti di fornitura. A me pare che si può dire che la Russia è un partner sicuro e rimarrà molto importante per l’Europa. Se guardiamo il prezzo di oggi - e partiamo dall’idea che il prezzo del petrolio e del gas non scenderà sotto i livelli attuali - altre opzioni diventano interessanti come per esempio la liquefazione del metano che rende i metanodotti superflui e facilita il trasporto del gas in navi cisterna, come avviene con il petrolio. Questo creerebbe un’indipendenza maggiore dalla Russia, ma oggi e per i prossimi 10/20 anni tale dipendenza rimane.
Lei ha parlato en passant del carbone e dell’uso del carbone. In quali condizioni lei ne ritiene giustificabile l’impiego come una fonte energetica primaria?
Dobbiamo partire dall’idea che il carbone rimarrà - e lì altra strada non esiste - una fonte energetica importante a livello globale, in Russia, Cina, India e anche nell’America del Sud. Il vantaggio del carbone è la distribuzione geografica e le immense riserve che probabilmente basteranno per i prossimi 300/400 anni, mentre con metano e petrolio stiamo parlando dei prossimi 30/60 anni. Già queste due prospettive fanno una grande differenza che spinge verso l’uso del carbone. Ma per impiegare tale fonte energetica in modo accettabile, anche sotto aspetti climatici, devono essere sviluppate tecniche che permettono la minimizzazione delle emissioni di CO2. Tecniche che oggi esistono per il sequestro e lo stoccaggio del CO2 dai gas di scarico. Andrebbe capito dove e come viene immagazzinato il CO2, personalmente darei una grande priorità allo sviluppo di queste tecniche e sono convinto che queste tecniche saranno dispon ibili a larga scala entro il 2015/2020.
Quindi il sequestro e lo stoccaggio dell’anidride carbonica come strada reale per rendere il carbone accettabile come fonte energetica primaria?
Non solo il carbone, ma parlo anche del metano e del petrolio. E’ vero che le loro emissioni specifiche di CO2 sono più basse del carbone, ma stiamo sempre parlando di un 60/70% di emissioni in paragone al carbone. Quindi si tratta di trovare per tutte le fonti energetiche fossili, metano, petrolio, carbone che vengono utilizzate nelle centrali elettriche, tecniche per estrarre il CO2 e immagazzinarlo.
E questa la ritiene non solo una strada percorribile ma anche una strada sensata? Se ho capito bene, guardando il transito dal fossile al rinnovabile lei vede una tappa intermedia in cui non semplicemente si brucia il meno possibile le fonti fossili e si rafforza al massimo il transito verso il rinnovabile, ma anche una fase di sviluppo tecnologico e di applicazione a larga scala di tecnologie “pulite” per l’utilizzo delle fonti fossili, visto che queste ultime saranno applicate a larga scala per decenni, e nel caso di carbone presumibilmente anche per secoli. Come quindi vorrebbe definire le priorità nel transito dal fossile al rinnovabile?
Dobbiamo realizzare non solo in Europa ma a livello globale una strategia energetica che ha come priorità la mobilitazione e realizzazione dell’efficienza energetica sul lato della domanda. E’ un punto importante che sempre viene dimenticato. Questa strategia energetica può ridurre notevolmente il fabbisogno assoluto di energia. Come secondo punto dobbiamo mobilitare i potenziali delle energie rinnovabili che devono essere adattati alle situazioni territoriali. In Siberia e in Sicilia ci sono potenziali e condizioni climatiche diverse per l’uso delle energie rinnovabili, quindi le tecnologie devono essere adattate alle zone d’impiego. In Siberia dove le centrali eoliche devono funzionare anche a –60° occorrono tecniche specifiche per rendere accessibili e applicabili le energie rinnovabili che devono comunque in generale diventare più efficienti. Però con l’uso delle energie rinnovabili e l’uso razionale dell’energia non possiamo evitare che ancora per decenni dobbiamo anche usare energie fossili perché un transito verso un mondo che funziona al 100% rinnovabile è pensabile per il 2100 o più probabilmente per l’anno 2150. Fino a questo momento utilizzeremo le fonti energetiche fossili e visto che abbiamo un problema del clima dobbiamo far sì che la trasformazione delle fonti energetiche fossili in energia utilizzabile, deve essere più efficiente e con meno emissioni possibili. Se nascono delle emissioni di gas serra devono essere estratte e immagazzinate in un luogo sicuro, causa problemi climatici. Questa è una strategia che dal mio punto di vista è ragionevole e per parlare delle dimensioni quantitative partiamo dall’idea che nell’anno 2050, se promuoviamo una strategia molto ambiziosa di efficienza energetica e di energie rinnovabili, un 50% del rifornimento energetico sarà ancora da fonti fossili. Ma questo è già un obiettivo molto ambizioso.
Lei ha contribuito in modo sostanziale al discorso energetico degli Anni ’80 quando è stato in Germania co-autore dell’idea della “svolta energetica”. Oggi, 25 anni dopo, qual è la differenza più importante fra il di rettore del settore energia dell’Eco Istituto del 1980 e il direttore dell’Agenzia energetica federale del 2006?
Abbiamo oggi una discussione politica molto diversa. Nel 1975/80, quando è stato fondato l’Eco Istituto, il dibattito su una strategia ecologica per la politica energetica era una posizione assolutamente minoritaria, era terreno nuovo da demarcare. Sia in Germania che in altri paesi si partiva dall’idea di una crescita annuale di consumo energetico del 7%, il che significava che ogni 10 anni ci sarebbe stato un raddoppiamento. C’era un’euforia della crescita e qualsiasi persona che diceva una cosa diversa era un “verde pazzerello”. Questa situazione è cambiata in modo drammatico, oggi è riconosciuto che dobbiamo agire - anche se come dicevo è sempre troppo debole la consapevolezza dell’efficienza energetica – e che dobbiamo agire insieme all’industria, all’economia, ed è questa una differenza essenziale. Negli anni 1975/80 siamo partiti con la resistenza contro qualcosa, abbiamo fatto degli scenari alternativi, ma non siamo andati oltre. Ora si tratta di attuare e di realizzare. Oggi l’Agenzia energetica tedesca agisce, innanzi tutto, con i grandi attori economici con i produttori di energia elettrica, ma anche l’industria chimica e dell’acciaio, per sviluppare strategie e progetti di efficienza energetica. In una frase: gli Anni ’80 erano la discussione teorica di scenari; oggi dobbiamo imboccare sentieri di attuazione con i grandi attori sul mercato e nel campo.

"Un modello sbagliato ma inarrestabile dilaga là dove tutti lo aspettano e nessuno lo contrasta: perché il modello è seducente, anche nei suoi mali.", Ferdinando Camon

18 aprile 2006

La sfida di una edilizia più ecoefficiente

Il suolo edificato in Italia, utilizzato per abitazioni, impianti o strade, è aumentato dell'80% tra il 1950 e il 1992. Entro il 2010 ci si aspetta un ritmo di incremento di 100 ettari al giorno, che corrisponde a una superficie di circa 150 campi di calcio. Meno dell'1% degli edifici sono di nuova costruzione. Si calcola che il 75% delle costruzioni che saranno presenti nel 2020, oggi siano già state costruite. Su questo settore si devono quindi concentrare gli sforzi per una riduzione degli sprechi energetici. Un terzo del fabbisogno energetico in Italia viene utilizzato per il riscaldamento di edifici che è responsabile del 20% dell'emissione di CO2 (180 milioni di tonnellate). Se si considerano anche gli immobili commerciali e istituzionali, la climatizzazione è responsabile circa per un 17% dell'emissione complessiva di CO2 in Italia. I consumi di una famiglia italiana composta da tre persone, sono passati dai 1800Kwh del 1980 ai quasi 3000 Kwh attuali. Questo significa un aumento nella bolletta elettrica ed anche una maggiore emissione di gas serra. Attuando un piano di risanamento adeguato dell'edilizia esistente si può raggiungere un risparmio energetico pari al 60%. Questo 60% è il valore dei Negawatt, l'unità di misura dei Megawatt risparmiati. Attualmente i Negawatt, il risparmio di energia, è la maggiore fonte potenziale di energia a disposizione. Il consumo energetico di una casa e strettamente legato al clima cioè alla temperatura esterna. Negli Stati Uniti negli anni '80 sono state fabbricate case con il massimo sfruttamento dell'energia solare. In Scandinavia si costruiscono case in struttura leggera con minima dispersione (effetto coperta). In Italia, dal dopoguerra, gli edifici risultano strutturalmente " pesanti " con poco effetto isolante. Il consumo energetico in queste case è molto alto. Gran parte del consumo deriva dalla fuga di calore attraverso il tetto. Riscaldare un appartamento in centro o in nord Italia per un anno comporta un consumo circa di 1200 litri di gasolio (o 1000 metri cubi di metano) con una emissione di circa 5-6 tonnellate di CO2, pari ad una spesa di circa 700/800 euro. Negli edifici tradizionali si consuma 27 l gasolio per mq/anno.Una casa monofamiliare media, di 200 metri quadri, larga 10 metri e lunga 20 metri, alta 7 metri, tetto spiovente, e riscaldamento interno a 20° C di massima, situata in una città media (centro-nord Italia, con un valore di dispersione di calore Cg di 2500° Kelvin/anno), ha un tasso di dispersione energetica di 57.008 Kwh/anno. Si calcola in media un consumo di 285 Kwh ogni metro quadro, ogni anno corrisponde ad un consumo 28,5 litri di gasolio ogni metro quadro. La stessa casa con un buon isolamento del tetto a base di fibra di legno riciclato, disperderebbe quasi metà del calore: 25.000 Kwh/anno. Il che significa una dispersione al metro quadro di 130 Kwh/mq/anno e ad un consumo al metro quadro di 13 litri di gasolio. Nei miei prossimi interventi sul risparmio energetico cercherò quindi di trattare approfonditamente il tema dell'isolamento termico e delle "case passive", integrando le notizie del web con il mio piccolo bagaglio di conoscenze tecniche. Consiglio comunque a tutti, nel caso in cui non l'avessero fatto, di rileggere i miei primi interventi su questo tema, disponibili nella barra di destra.

"A Quinto sembrava di non essersi mai accorto che una vita così fitta e varia lussureggiasse in quelle quattro spanne di terra, e adesso, a pensare che lì doveva morire tutto, crescere un castello di pilastri e mattoni, prese una tristezza, un amore fin per le borragini e le ortiche, che era quasi un pentimento." Italo Calvino, La speculazione edilizia, 1957

17 aprile 2006

Conciati per le feste

"La PrimaVera è arrivata! L’Italia ha scelto di guardare al futuro con ottimismo e serietà e lo ha fatto con forza, con convinzione, con gioia. Viviamo in un grande Paese che da oggi è un Paese “nuovo”. Anche e soprattutto grazie a voi. Un’Italia di tutti che apre le sue braccia al mondo, forte della sua tradizione, dei suoi valori e delle sue idee.", Romano Prodi

"La crisi sta solo nella volontà della sinistra con i suoi giornali di inventarsi un declino per andare al potere. Ma sappiate che quando andranno al potere per loro le imprese sono macchine che consentono lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che il profitto è lo sterco del diavolo e che il risparmio non è una virtù come per noi, ma qualcosa da tassare e da penalizzare. E ve lo dico con il cuore perché sono stufo, stufo di vedere qualcuno che si sta distruggendo con le proprie mani e con i propri giornali.", Silvio Berlusconi, Vicenza, 18 marzo 2006

L'andamento del Pil italiano (medie annue) dagli anni '50 ad oggi:

Differenza percentuale tra il Pil italiano ed il Pil europeo:

(fonte: borsari.it)

"Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!" (Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI, 76-78)

15 aprile 2006

La domanda delle cento pistole

(fonte: carlobertani.it)

Dopo l’abbuffata di dati elettorali, le immancabili grida ai brogli e le inevitabili gazzarre da stadio fra vincitori e sconfitti, viene il momento di riflettere – come si suol dire – “a bocce ferme”. Il centro sinistra dovrà governare, e quindi non avrà il lusso di poter osservare il bicchiere “mezzo vuoto” ma solo quello mezzo pieno, il che è comprensibile e legittimo. Anzitutto, la sconfitta – seppur di misura – è la sconfitta di Berlusconi e della sua prassi di governo che era copiata fedelmente dal piano della P2 di Licio Gelli. Berlusconi è veramente sconfitto? Qui i voti c’entrano poco: contano di più i soldi e, soprattutto, le televisioni. Dopo appena quarantotto ore dalla chiusura dei seggi, Romano Prodi annuncia che i primi interventi del suo governo saranno varare una legge sul conflitto d’interesse ed una sull’antitrust, ossia sulla concentrazione delle testate televisive: il titolo Mediaset perde immediatamente il 2% in Borsa. Due leggi contro Berlusconi? Apparentemente sì, ma fra le righe c’è la scappatoia, la via d’uscita concessa al Cavaliere. In campagna elettorale, Prodi ebbe a dire che “Mediaset è una risorsa per il Paese, il che farebbe pensare ad una sorta di “assicurazione” lanciata prima del voto, ossia l’intenzione di non vendicarsi su Berlusconi coinvolgendo il suo impero economico. Il suo potere economico, però, può anche non coincidere con quello mediatico: in altre parole, Berlusconi potrà salvare i suoi immensi patrimoni a patto che accetti la legge sul conflitto d’interesse senza alzare barricate. Come risponde Berlusconi?
Con la proposta di una grande coalizione insieme a Prodi. Tutti sappiamo che si tratta di una coalizione impossibile a realizzarsi, che renderebbe l’Italia ancor più ingovernabile di quanto può esserla un’alleanza che governa grazie al voto dei senatori a vita. Perché Berlusconi non accetta la sfida dell’opposizione “dura e pura”? Semplicemente perché coloro che sono pronti a recitare il suo De profundis politico si contano forse in egual misura da una parte e dall’altra degli schieramenti. Fra cinque anni Berlusconi avrà circa 75 anni: non è più l’età nella quale si combattono le grandi battaglie elettorali; ci vuole un Delfino, che però non c’è, perché l’unico successore di Berlusconi – vista l’impostazione “aziendale” di un partito come Forza Italia – potrebbe essere solo il suo clone. Se il centro destra può affondare sotto i colpi di una eventuale (e molto probabile) sconfitta nel referendum sulla riforma costituzionale – giacché la Lega Nord non potrà superare un simile schianto, anche perché priva del suo leader storico – la base sociale che lo sostiene continuerà ad esistere.
Una “riserva di caccia” della destra priva di Berlusconi e di Bossi è ciò che attendono il Gatto e la Volpe , ossia Casini e Fini, per rifondare un impianto politico basato sulle loro forze (molto radicate sul territorio), più un nuovo partito d’ispirazione liberale e gollista che potrà nascere dalle ceneri di Forza Italia.In definitiva, quindi, Prodi è oggi necessario anche al centro destra per il suo carisma in Europa – per cercare di sanare le astruse acrobazie di un tributarista che ha giocato a fare l’economista, un certo Giulio Tremonti – e rimettere in sesto l’economia per avere in futuro maggiori margini di manovra (e di spesa). La “grande coalizione” proposta a Prodi da Berlusconi è dunque un “pizzino” che invita a fumare il calumet della pace, ossia: lascerò campo libero e trasferirò i miei interessi economici dal campo mediatico a quello della finanza e delle assicurazioni, cosa che già in parte ha fatto. Curiosità vuole che la legge sui fondi pensione – così voluta da Maroni – non fu approvata proprio perché non era abbastanza “generosa” con i gruppi assicurativi privati, ossia con Berlusconi.
In fin dei conti, il Cavaliere da Arcore lavorava pro domo sua ed in questi anni lo ha dimostrato ampiamente: c’è da credere che cambi proprio adesso impostazione? I veri coglioni non sono dunque gli elettori del centro sinistra, ma quella parte di centro destra più vicino alla piccola e media impresa che lo ha applaudito a Vicenza, credendolo lo scudiero senza macchia e senza paura che avrebbe difeso i loro interessi. Il liberismo sfrenato della piccola e media impresa fa a pugni con qualsiasi tipo d’associazionismo: perché mai Berlusconi dovrebbe “associarsi” ad interessi perdenti quando può salvare sé stesso? La solidarietà non ha mai illuminato a giorno i salotti del capitalismo italiano. Lo scontro interno a Confindustria condurrà inevitabilmente al rafforzamento di Luca Cordero di Montezemolo – che rappresenta l’altra faccia dell’imprenditoria, ossia i grandi gruppi – perché ha dimostrato d’aver puntato sul cavallo vincente: gli incentivi per la ricerca saranno appannaggio dei grandi gruppi industriali e non certo dei piccoli, che vedranno scomparire la loro ancora di salvezza, ossia la legge Tremonti sulla de-fiscalizzazione degli utili.
Berlusconi si trova oggi in una situazione veramente difficile, dalla quale potrà uscire in un solo modo (visti anche i processi pendenti): una saggia ritirata, più tempo da trascorrere in famiglia in Sardegna o qualche incarico internazionale di facciata, tanto per poter aggiungere sempre un titolo davanti al cognome. Il bicchiere mezzo vuoto – per Romano Prodi – non sarà lo spauracchio di una sinistra alla camomilla, bensì proprio l’avanzare del progetto di “destra europea” prospettato da Fini e da Casini: le sirene di un grande partito di destra moderato non tarderanno a farsi sentire nei settori di centro, nell’UDEUR e forse anche nella Margherita. Paradossalmente, meno tempo impiegherà Prodi a risanare i conti pubblici e più sarà esposto al rischio, ma potrà sempre tornare utile per scongiurare il pericolo una legge di spesa varata “ad hoc” per accontentare Bertinotti. In definitiva, Prodi non ha torto quando afferma che seguirà il programma – ossia che colpirà la rendita finanziaria – perché quella è l’unica arma che ha per proseguire un progetto che è comunque liberista, solo che dovrà attuarlo con i voti della sinistra e con l’appoggio dei sindacati, e dunque dovrà pagare dazio.
Ciò spiega anche la strana “dimenticanza” del varo di una legge sul conflitto d’interesse fra il 1996 ed il 2001: in quel caso Berlusconi doveva essere lo spauracchio da presentare agli elettori del centro sinistra per far loro ingoiare anche i bocconi meno gradevoli. Oggi, invece, anche il “babau” non fa più paura perché cotto e stracotto soprattutto dai suoi stessi alleati, e dunque Romano Prodi potrà governare anche se avrà un solo voto di margine. Nel momento stesso che il centro destra riuscisse a rifondare sé stesso, lì inizierebbe il campo minato per il professore, ma a quel punto – con i conti pubblici in ordine – il capitalismo italiano tornerebbe a “sdoganare” una destra divenuta “europea” e senza l’ingombro di un Berlusconi di troppo. Ah, dimenticavo: che c’entriamo noi? Niente, la “carne da cannone”, la fanteria, non ha mai interrotto il sonno dei generali.


"Da quando le società esistono, un governo, per forza di cose, è sempre stato un contratto d'assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri.", Honoré de Balzac

13 aprile 2006

Im...brogli

(articolo tratto da un editoriale di Massimo Mauro)

Speravo, dopo le elezioni, di non dover parlare più di lui, ma a quanto pare questo "teatrino" proseguirà almeno fino a maggio. È come se la coda viperina del 9 e 10 aprile investisse per forza di inerzia la massima istituzione dello Stato. E a Carlo Azeglio Ciampi fosse chiesto, moltiplicato e sublimato da una crisi senza precedenti, un ruolo quasi eroico di garanzia. Non è che l’esasperazione, si dice, delle tensioni create dall’ingorgo fra elezioni, scelta del presidente della Repubblica e incarico per formare il nuovo governo. Ma in realtà si assiste a qualcosa di più grave. A smantellare qualsiasi parvenza di normalità c’è il sospetto grave di «brogli» che Berlusconi alimenta e ha denunciato allo stesso Ciampi. Di fronte a questa virulenza destinata a crescere, non a rientrare, Ciampi può solo appellarsi alle regole costituzionali; e cercare di imporle alle parti in guerra. Ma sa bene che il suo ruolo sarà messo in tensione. Il risultato è quello di due Italie ancora più spaccate, se possibile, di quanto non siano state in campagna elettorale; e di un presidente della Repubblica invocato e lusingato da tutti; ma di fatto strattonato e inascoltato, perché i suoi appelli alla ricucitura del Paese vengono trattati dalla classe politica come lettera morta. Sta prevalendo la lettura più selvaggia ed «egoista » del quasi pareggio elettorale. Non un invito a prendere atto di rapporti di forza quasi identici, per costruire su quella divisione una fase nuova; ma il calcolo di forzare ed esasperare ulteriormente il profilo delle due Italie, fino a sfigurarlo e magari a lacerarlo. È un gioco ad altissimo rischio, del quale qualcuno magari dirà che entrambi gli schieramenti portano un po’ di responsabilità. Ma il governo uscente se ne sta assumendo una enorme: anche se cerca di scaricarla sugli avversari. In questo scenario apocalittico una notizia sta passando inosservata, le testimonianze che Fiorani sta rilasciando al gip Clementina Forleo in merito al processo relativo alla scalata ad Antonveneta. È a suon di denaro che Gianpiero Fiorani sostiene d'aver cementato la lobby pro-Fazio di parlamentari di Forza Italia e della Lega: una lobby schierata, nei passaggi legislativi più delicati e soprattutto nei giorni della battaglia sul ddl sul risparmio, a difesa del mandato a vita e delle prerogative dell'allora Governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio. Ecco tutti gli articoli più significativi che sono riuscito a reperire in questi giorni:
"È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l'allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. "Chiagne e fotte", dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni.", Indro Montanelli

12 aprile 2006

Si divide, ma chi impera?

Scrivo questo post dopo due giorni di riflessioni in seguito all'amarissima delusione del risultato elettorale. Poteva essere l’occasione di un grande esame di coscienza collettivo, è stato invece un vergognoso balletto, durato un'intera notte in cui gli stessi giornalisti e sondaggisti non sapevano come comportarsi mentre lo spoglio proseguiva altalenante. Per non parlare di quella pseudofesta inscenata dai tre leader dell'Unione, svegliati all'improvviso dalla sentenza sputata da un'Italia ben diversa da quella che loro avevano disegnato nelle loro menti e che sono andati descrivendo negli ultimi 3 mesi di un'inutile e poco fruttuosa campagna elettorale. La poca serietà di questo sistema, d'altronde, non fa che riflettere la poca serietà di tutto il resto della nostra situazione. Comunque vadano le cose, il nostro paese da domani sarà al limite dell'ingovernabilità, e i mali che ci hanno afflitto ultimamente non potranno in questo caso che peggiorare. Che loro in quanto politici non sappiano, o meglio, non vogliano mettersi daccordo, è logico, non potrebbero tenersi le poltrone altrimenti. E’ la risacca dell’aspra vicenda del Novecento italiano che continua a frangersi sul nostro presente. Di continuo ci illudiamo che ormai sia finita, che quelle vecchie storia di fascismo e antifascismo, di clericalismo e anticlericalismo, di comunismo e anticomunismo siano ormai alle nostre spalle, ma ogni volta siamo costretti ad accorgerci che non è vero, che quelle vecchie storie, sia pure debitamente aggiornate con nuovi volti e nuove sigle, sono ancora in grado di dominare il nostro oggi. Forse è venuto il momento di smettere di guardare in alto, in attesa di una soluzione che da sola non verrà mai, e di rimboccarci le maniche, uno per uno, cominciando a guardarci in faccia per cercare di capire da dove si possa ripartire, per salvare il salvabile. Anche quando avremo messo a posto tutte le regole, ne mancherà sempre una: quella che dall'interno della sua coscienza fa obbligo a ogni cittadino di regolarsi secondo le regole. Se in fondo due italiani su quattro stanno da una parte, e due dall'altra, vuol dire almeno che per incontrarci non dovremmo avere grossi problemi. Cerchiamo di parlarci, invece di parlare soltanto, di capirci invece di voler soltanto essere capiti, perchè alla fine quelli che devono sgobbare dal mattino alla sera siamo comunque tutti noi, di destra o di sinistra che vogliamo chiamarci. Una frase proverbiale, così spesso citata da diventare una banalità, è "divide et impera". Non se ne conosce l’origine. È genericamente definita “un antico assioma romano” – e probabilmente ha radici ancora più antiche. Ma può essere interessante cercar di capire alcuni significati che ha oggi. Le differenze di opinione, di atteggiamento, di cultura non sono soltanto un’esigenza irrinunciabile di libertà, ma anche un nutrimento indispensabile per l’evoluzione dell’umanità e della conoscenza. Tuttavia ci sono temi, grandi e piccoli, su cui ci conviene essere uniti. E ci sono ingiuste e pericolose “divisioni” che sarebbe meglio eliminare. In una guerra, come in un contrasto politico o di interessi, dividere e confondere gli avversari è spesso un vantaggio per chi ci riesce. Ma è importante capire che chi vuole spaccare, disorientare, creare separazioni e privilegi, non lo fa mai per farci del bene. O è un nemico che ci vuol male, o è uno stupido che per egoistici e frettolosi motivi perde di vista il bene comune.
Guardiamoci da chi, in qualsiasi modo, crea o rinforza le divisioni. Come da chi vuole unificare e omogeneizzare un sistema in cui la sua è la voce dominante. Per quanto sorridenti e seducenti possano apparire le sembianze che assume... chi divide per imperare, come chi unifica d’imperio, non è un amico dell’umanità.


Approfondimenti:

"In una conferenza stampa a Nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo.A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno." Indro Montanelli, 31 ottobre 1974

10 aprile 2006

La domenica del voto

(fonte: luogocomune.net)

Pubblico un interessante articolo, che gentilmente mi è stato segnalato, sulle votazioni del 9 e 10 aprile:

Vada come vada, le previsioni per la prossima settimana non cambiano di troppo. Nel caso di vittoria di Prodi, Berlusconi griderà al complotto, ma la sua voce sarà coperta dai festeggiamenti di piazza, dai "girotondi", dalle fiaccolate e dalle danze popolari, che celebreranno a suon di salsicciotti la morte del tiranno. I compagni saluteranno il ritorno dell'illuminismo e la fine dei secoli bui, spernacchieranno i "fascistoni" ammutoliti, e poi tutti da Iaia a Capalbio che stanotte non si va nemmeno a dormire. Cazzo compagni erano anni che sognavo una serata così. Giovedì mattina tutto sarà rientrato, e ciascuno sarà diligentemente al suo posto di lavoro, con uno strano senso di amaro in bocca, che non riesce ancora a spiegarsi fino in fondo.

Se invece vincerà Berlusconi, i compagni grideranno all'inganno, e sarà un pò più difficile farli star zitti. Nessuno da destra festeggerà in piazza (la destra si vota in segreto, in segreto si gioisce, … ma poi raramente si ha il coraggio di difendere la propria scelta in pubblico), e le prime pagine saranno cariche di veleni e di polemiche. Giovedì mattina, in ogni caso, tutto sarà rientrato, e ciascuno sarà diligentemente al suo posto di lavoro, con uno strano senso di amaro in bocca, che non riesce ancora a spiegarsi fino in fondo.

Ora ricomincia la vita vera, fatta di sogni e di frustrazioni, di fatiche e di rabbia, di luci e di ombre. La grande macchina si rimette in moto, ricordando a ciascuno il suo ruolo - il meccanico farà il meccanico, il farmacista farà il farmacista - e nessuno si permetta di essere qualcosa di diverso da quello che prevede il copione. Pena l'anatema, destinato a chi, come "antisociale", avrà osato per un istante ricordarsi di essere un essere umano. Ogni giorno nel mondo occidentale un miliardo di persone va diligentemente al lavoro, sapientemente condotto dall'ovile al pascolo da qualche dozzina di persone che ne controlla tutti gli aspetti più importanti della vita: cosa mangiare, cosa vestire, dove andare in vacanza, con chi sposarsi, come pettinarsi, quali film andare a vedere, come amare, che barzelletta raccontare, che auto comprarsi, cosa desiderare, quanto desiderarlo, e perchè desiderarlo. Tutto, assolutamente tutto viene manipolato all'origine dal messaggio televisivo, che è a sua volta ferreamente controllato da chi regge le sorti del nostro piccolo mondo. L'angoscia, diceva qualcuno, è la distanza in una società fra i suoi sogni e quello che riesce a permettersi. E a regolare quella distanza ci sono, sapienti, quelli che "ritoccano" continuamente i tassi di interesse, le pensioni e i prezzi del paniere, in modo che comunque, in ogni caso, la gente arrivi sempre a fine mese con la mille lire che ti manca per stare tranquillo.
Una volta ho sentito questa frase, che mi ha molto colpito: "Too busy earning your living, to make any money". Troppo occupato a guadagnarti da vivere, per poter fare dei soldi.
Come è possibile - viene da domandarsi - che da quando è nata la società industriale l'operaio, l'impiegato, o il lavoratore in genere, siano sempre, regolarmente e comunque, arrivati a fine mese col fiato grosso e la lingua fino alle ginocchia? E' mai possibile che non ci sia stato un solo mese, in oltre cento anni di storia e di "progresso", in cui operai e impiegati abbiano guadagnato il doppio, il triplo, o il quadruplo di quello che gli serviva per vivere? C'è forse qualcuno che regola il tubi dell'ossigeno, per cui noi magari impazziamo per dei mesi, per avere "l'aumento dei metalmeccanici", e poi, dopo aver sfilato per protesta sotto la pioggia battente, dopo esserci sgolati in assemblea per far sentire la nostra voce, non facciamo nemmeno in tempo a tornare a casa, che sono già aumentate la benzina e le sigarette?
Ma neanche, nota bene, avremo mai troppo poco per morire di fame. Nessuno, nel mondo occidentale, muore più di fame, questo lo sappiamo. Però, chissà perchè, la lancetta del dare-avere a fine mese si ferma invariabilmente vicino allo zero. E così giù, a pedalare ogni mese più forte di prima, come orsi di un circo in cui il pubblico siamo noi stessi, gli applausi e le risate ce li facciamo da noi, e le botte in testa ce le diamo pure da noi. Dentro il circo, c'è un chiasso spaventoso, ma da fuori non si sente assolutamente nulla. Solo il frusciare di una vestaglia di raso, il lieve tocco della cenere di un sigaro che cade per terra, e il leggero tintinnare del ghiaccio nel bicchiere di bourbon.

Massimo Mazzucco

"La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata", Honoré de Balzac

8 aprile 2006

Riflessioni pre-elettorali

(fonte: etleboroitalia)

I nostri politici sono così impegnati a litigarsi un osso bucato che dimenticano di dire agli italiani di prepararsi alla tempesta finanziaria che sta per travolgere l’economia mondiale. Mentre i nostri dipendenti si perdono tra parole e promesse demagogiche, giunge dall’alto la voce del padrone per ricordare all’Italia chi comanda davvero. Le agenzie di rating hanno parlato, e anche se nessuno le ha ascoltate, tutti pagheranno ugualmente il conto delle Banche Internazionali. Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch hanno caldamente invitato il governo, qualunque sia la coalizione che lo costituirà, di mettere nel programma dei Cento Giorni la manovra correttiva per contenere il peggioramento dei conti pubblici ed evitare il declassamento. Gli analisti delle Agenzie sono convinti che l’Italia abbia ben poco tempo a disposizione per evitare il peggio, ma intanto la Goldman Sachs ha già consigliato di disfarsi dei Bot Italiani a vantaggio di quelli tedeschi, dato che sicuramente l’Italia verrà declassata. Cos’altro vorranno ancora? Nel 1992 hanno preteso l’IRI, hanno speculato sulla Lira e portato l’Italia in Europa. Tremonti o chi per lui deve subito preparare il mini-budget che riordini i conti, magari con una finanziaria bis che porti al rialzo delle tasse, alla cessione del patrimonio Statale, o alla privatizzazione di quel po’ che ci è rimasto, cioè l’Eni, l’acqua e l’aria, nient’altro. Assecondare le loro richieste ha primaria importanza se si vuole allontanare il fallimento e il fantasma dell’Argentina, se si vuole salvaguardare gli interessi dei Banchieri e dei loro umili servi. Ma chi proteggerà gli Italiani, le loro pensioni, l’occupazione e la salute? Una crisi finanziaria che non ha nulla da invidiare a quella del secondo dopoguerra sta per abbattersi sull’economia globale, e i nostri politici si perdono in chiacchiere e perdite di stile da bar di periferia. La manovra della FED, in concomitanza del rialzo del prezzo del petrolio e delle commodities, ha azionato un processo di sconvolgimento totale del mercato borsistico. I fondi di investimento stanno spostando grosse quantità di denaro verso investimenti “rifugio”, molti Stati denunciano la fuga dei capitali, perché indebitati e già bersaglio delle sentenze delle Agenzie di rating, altri invece diversificano il loro portafoglio titoli. Nel frattempo i Banchieri europei fanno i test di simulazione per valutare la reattività del sistema bancario dinanzi ad un grave shock esogeno, come ad esempio una crisi di liquidità, o uno shock petrolifero tale da causare un generale rallentamento dell’economia mondiale. Spero che le autorità monetarie italiane abbiano ben monitorato l’evoluzione degli eventi e abbiano preso anch’essi le dovute precauzioni, come ad esempio diversificare il portafoglio. Nell’ipotesi catastrofica che le agenzie di rating mettano in discussione la solvibilità dell’Italia, con che cosa potremo mai garantire il rimborso dei Bot? Con i dollari?

In questa vigilia elettorale ho scelto di indicarvi la mia preferenza, non per lanciare messaggi propagandistici, ma per rendervi consapevoli della posizione di chi vi scrive. Per me la prerogativa è quella di "detronizzare" una maggioranza che ha dimostrato di essere capace solo di perseguire i propri interessi, con leggi ad personam e provvedimenti economici "reaganiani" mirati a incentivare la finanza e non l'industria. Il mio voto, per motivi diversi, fra cui anche l'iniziativa "parlamento pulito", andrà all' Italia dei Valori. Questo mio intervento non ha quindi lo scopo di incentivare l'astensionismo, bensì quella di invitare tutti a riflettere sullo scenario che si è creato e su quello che si creerà, a prescindere dal personaggio che sarà al governo a firmare cambiali e Bot sulla testa degli italiani.

Approfondimenti:

6 aprile 2006

Trame massoniche

(fonte: disinformazione.it)

Segretezza assoluta. La legge elettorale voluta dal governo Berlusconi alla vigilia delle Politiche-truffa 2006 (potendo contare sulla solita opposizione “di facciata”) dovrebbe essere - nelle intenzioni - la pietra tombale su qualsiasi tentativo di stanare nelle liste i personaggi-chiave cui sarà affidato il compito, nel nuovo parlamento, di portare a termine l’annullamento della partecipazione democratica avviato negli ultimi dieci anni ed ora prossimo al traguardo finale. Qualunque sia il vincitore. La regia occulta di livello sovranazionale che ha portato, fra l’altro, il nostro Paese al centro di conflitti mondiali, esponendo i cittadini a permanenti, esplosivi attacchi delle resistenze locali, grazie all’azzeramento delle preferenze potrà contare, di qui ai prossimi cinque anni, su un governo ubbidiente e ligio alle decisioni assunte sui tavoli di summit supersegreti, come quelli che regolarmente si svolgono fra organismi dei Bilderberg, della Trilateral o degli Illuminati, per citare solo i nomi circolati finora. Da qui, lungo mille rivoli di potere, si dipanano gli assetti delle “cupole” locali, popolate soprattutto di ignari, utili idioti che inconsapevolmente contribuiranno ad attuare disegni predeterminati “dall’alto”.

Ecco i candidati

"Contra potentes nemo est munitus satis", Fedro

5 aprile 2006

Avvelenati

(fonte: effedieffe.com)

Il bisfenolo A è una sostanza ampiamente usata per le bottiglie in plastica, il sottile film interno alle scatolette di cibi conservati, le tettarelle per lattanti e le confezioni alimentati. Se ne producono annualmente 2,8 milioni di tonnellate. A quanto pare, già si sapeva che questa sostanza contaminava gli alimenti con cui veniva a contatto, ed era sospettata di alterare gli ormoni sessuali umani. Ma ora uno studio ha scoperto che è collegata col cancro alla prostata. In particolare, l'assunzione nella dieta umana di quantità piccole ma costanti di bisfenolo è particolarmente pericoloso nelle donne in gravidanza, alterando in modo cruciale, ma invisibile, lo sviluppo dei neonati. La sostanza provoca infatti alterazioni microscopiche nella prostata del feto, che non sono riscontrabili alla nascita. Gli effetti si fanno sentire con gli anni, nella terza età, con ipertrofia delle prostata e tumore. Le alterazioni possono causare anche malformazioni dell'uretra.
In Italia si registrano ogni anno 11 mila nuovi casi di cancro prostatico, e 6.300 morti per questa patologia: è la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo il cancro al polmone. Il 60% dei casi è concentrato nel nord del Paese, evidentemente più «avanzato» e quindi più esposto al bisfenolo.
Nell'ancor più «avanzata» Gran Bretagna, che ha una popolazione pari a quella italiana, i casi nuovi di cancro alla prostata sono 27 mila all'anno. Il fatto è che il bisfenolo è un estrogeno-simile, che «mima» l'ormone femminile. Piccolissime quantità di questa plastica bastano dunque, nella vita fetale, a scombinare il sistema genitale dei maschi. La scoperta è dovuta all'equipe del professor Frederick vom Saal, che lavora all'Università del Missouri. Il gruppo ha somministrato a topine gravide piccolissime quantità di bisfenolo-A, mentre ad altre cavie è stato somministrato in pari quantità dell'estradiolo, l'ormone usato nella pillola contraccettiva. Il test mirava a verificare se certi danni alla prostata del neonato avvenivano quando la madre, prendendo la pillola, restava accidentalmente incinta. Invece la prova ha dimostrato che entrambe le sostanze alteravano la prostata: e in quantità minime, molto minori di quelle che gli esseri umani ingeriscono bevendo dalle bottiglie di plastica. E gli italiani sono i massimi consumatori mondiali di acqua cosiddetta minerale: 184 litri a testa, per una spesa di circa 500 euro all'anno a famiglia (i tedeschi non arrivano a 145 litri ). Spesso quest'acqua proclamata «minerale» viene dall'acquedotto comunale; ed è di sicuro peggiore, perché contenuta in bottiglie quasi sempre di plastica.
di Maurizio Blondet

Per saperne di più:


Ci sforziamo di conservarci in salute per poter morir bene di radiazioni e aria avvelenata, G. Ceronetti

3 aprile 2006

Energia dal mare

Le turbine sperimentali "kobold", frutto del progetto ENERMAR, installate nello stretto di Messina per trarre energia elettrica dalle correnti marine sono state collegate alla rete di distribuzione elettrica nazionale. Garantiranno un approvvigionamento costante fino a 40kW, in condizioni ottimali, traendo l'energia dal flusso costante d'energia prodotta dalle correnti marine, molto forti nello stretto di Messina (fonte Ansa 29/3/2006). Le turbine a tre pale sono immerse in mare tramite una piattaforma ancorata, sul tetto della piattaforma sono collocati anche gruppi di pannelli solari per incrementarne il rendimento. Il progetto è stato curato dalla società Ponte di Archimede e Messina può definirsi a pieno titolo come la prima città al mondo nello sfruttamento delle correnti marine. L’ efficienza globale misurata è pari a circa il 23%. Secondo uno studio connesso la quantità di energia che è possibile ottenere in un anno dal sito dove è attualmente installata la turbina ed il risultato indica in circa 22000 Kilowattora l’ energia utile estraibile a Ganzirri da questo impianto in un intero anno. Si tenga presente che in questo sito, vista l’a rea interessata alle correnti, l’energia totale estraibile e’ pari a 538 Gwh.

Per saperne di più

P.S.: pochi giorni dopo il mio post a proposito del MEMRI ho trovato su informationguerrilla.org un interessante intervento in merito a questo istituto di ricerca "indipendente". Consiglio a tutti di leggerlo, per avere un'informazione il più possibile esauriente.

2 aprile 2006

Briciole...

(fonte: oecd.org)

Crolla il potere di acquisto degli stipendi degli italiani: nella classifica Ocse, il livello delle nostre buste-paga scivola quasi in coda alla classifica. Siamo al 23/o posto tra i 30 paesi industrializzati, dietro non solo a Germania, Francia, Giappone, Usa ma anche Spagna e Grecia. Lo dimostra una tabella contenuta nel rapporto Ocse sui prelievi fiscali sui salari. L'organizzazione di Parigi ha calcolato "la media annuale delle retribuzioni per una persona single senza figli". I salari, calcolati sia al lordo che al netto, sono espressi dall'Ocse in dollari e valutando la parità del potere di acquisto. Traducendo i salari in euro, un italiano guadagna al netto mediamente 16.242 euro l'anno, circa 1.350 euro al mese, compresa la tredicesima. Ovvero il 42,1% meno dei coreani, che spiccano in vetta alla classifica insieme agli inglesi. la differenza con la busta-paga di un tedesco è del 23,5%, con quella di un francese del 17,6%. Ma davanti agli italiani in questa classifica troviamo anche spagnoli, greci, irlandesi. Per non parlare poi dell'area scandinava, di Usa e Canada, o di Paesi in cui da sempre gli stipendi sono più sostanziosi, come in Svizzera e in Giappone. I soli sette Paesi dove, a parità di potere d'acquisto, i salari risultano inferiori a quelli del nostro Paese sono: Portogallo, Turchia, Repubblica Ceca, Polonia, Messico, Slovacchia, Ungheria.

TABELLA: In questa tabella si mette in evidenza, paese per paese, anche la differenza con le buste-paga degli italiani sia in euro che in valore percentuale.
1. Corea 28.095 (+11.853 +42,1%)
2. Regno Unito 28.007 (+11.765 +42,0%)
3. Svizzera 26.322 (+10.080 +38,2%)
4. Giappone 25.764 (+9.522 +36,9%)
5. Lussemburgo 24.897 (+8.655 +34,7%)
6. Paesi Bassi 23.289 (+7.047 +30,2%)
7. Australia 23.139 (+6.897 +29,8%)
8. Norvegia 22.579 (+6.337 +28,0%)
9. Germania 21.235 (+4.993 +23,5%)
10. Irlanda 21.111 (+4.869 +23,0%)
11. Austria 20.713 (+4.471 +21,5%)
12. Usa 19.999 (+3.757 +18,7%)
13. Islanda 19.932 (+3.690 +18,5%)
14. Finlandia 19.890 (+3.648 +18,3%)
15. Canada 19.770 (+3.528 +17,8%)
16. Francia 19.731 (+3.489 +17,6%)
17. Belgio 19.729 (+3.487 +17,6%)
18. Svezia 18.891 (+2.649 +14,0%)
19. Danimarca 18.735 (+2.493 +13,3%)
20. Nuova Zelanda 17.919 (+1.677 +9,3%)
21. Spagna 17.410 (+1.168 +6,7%)
22. Grecia 16.720 (+478 +2,8%)
23. ITALIA 16.242
24. Portogallo 13.136 (-3.106 -23,6%)
25. Turchia 10.693 (-5.549 -51,8%)
26. Rep. Ceca 9.548 (-6.694 -70,1%)
27. Polonia 9.116 (-7.126 -78,1%)
28. Messico 8.134 (-8.108 -99,6%)
29. Slovacchia 8.028 ( -8.214 -102,3%)
30. Ungheria 7.587 (-8.655 -114,0%)

MEDIA OCSE 18.549 (+2.307 +12,4%)
UE-15 19.983 (+3.741 +18,7%)
UE-19 17.580 (+1.338 +7,6%)