30 maggio 2006

Hasta Luego

Domattina partirò per Barcellona. Non so ancora per quanto tempo vi soggiornerò, ma entro lunedì al massimo mi organizzerò per aggiornare il blog anche da là. Diciamo che ho bisogno di un paio di giorni per ambientarmi e per imparare qualche frase che non sia "Què significa?", "Puede hablar màs lento?" e "Donde puedo tomar el autobus?". Mi scuso anticipatamente per la mia assenza con tutti i pochi, ma assidui, lettori di questo blog, ma capirete che l'occasione di andare "a sbafo" in una città europea capita poche volte nella vita. Certo che al mio ritorno ci sarà ancora qualcuno che grida ai brogli o qualche giocatore della Juventus che afferma di essersi meritato lo scudetto, vi saluto.

"L'originalità consiste nel tornare alle origini", Antoni Gaudí

"The Agitator"

(fonte: corriere.it)

La scrittrice Oriana Fallaci è pronta a passare alle vie di fatto pur di impedire la costruzione di una moschea a Colle Val d'Elsa, sulle colline senesi, che dovrebbe essere completata nei prossimi mesi. «La faccio saltare!», ha minacciato la scrittrice fiorentina in un'intervista al settimanale «New Yorker», «non voglio vedere questa moschea molto vicina alla mia casa in Toscana (a Greve in Chianti) non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto quando io non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia nel loro Paese!». Così, lancia la sua provocazione: «Se sarò ancora viva andrò dai miei amici anarchici a Carrara e con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare in aria!». La costruzione della moschea e del centro islamico a Colle Val d'Elsa (costo stimato: 600mila euro) era già stata attaccata dalla Fallaci nel libro "L'Apocalisse", il post scriptum della sua trilogia sullo stato del mondo dopo 11 settembre. Nell'intervista a Margaret Talbot intitolata "The agitator" (L'agitatrice), la Fallaci torna anche a evocare il rischio di un'Europa colonia dell'Islam (l'«Eurabia») e definisce «l'islamismo come il nuovo nazifascismo» con cui «non è possibile alcun compromesso». «Il nostro è un progetto culturale: ogni volta che se ne parla si accendono i riflettori sulla nostra città, che però vive quotidianamente di integrazione». Lo ha detto il sindaco di Colle Val d'Elsa Paolo Brogioni, dopo aver letto l'intervista della Fallaci. A Colle Val d'Elsa, spiega, convivono in armonia comunità diverse: «Bambini di diverse culture vivono fianco a fianco e frequentano le stesse scuole senza che nessuno si lamenti», assicura. Quello che l'amministrazione si accinge a costruire è un centro islamico «senza alcun minareto di 24 metri», che rappresenta la naturale evoluzione di quello che opera da almeno dieci anni a Colle Val d'Elsa, animato da alcune centinaia di aderenti a una associazione locale. Si tratterà di un centro culturale in cui sarà anche possibile pregare. «A me preme che si valuti bene il progetto culturale, che è un percorso di dialogo aperto a tutta la cittadinanza, non solo a chi è favorevole ma anche alle forze politiche che da sempre si sono mostrate perplesse o contrarie all'iniziativa. Se anche la signora Fallaci vuole essere coinvolta in questa discussione, è bene accetta, - afferma il sindaco. - Il nostro obiettivo è creare un luogo di convivenza civile tra culture diverse, in cui la volontà è qualla di unire e non dividere».

Approfondimenti:

"Chiaramente, la sicurezza senza valore è come una nave senza timone. Ma valore senza sicurezza è come un timone senza nave.", Henry Alfred Kissinger

29 maggio 2006

Armi italiane ai signori della guerra

(fonte: malberizzi@corriere.it)

Già in precedenza avevo denunciato l'insostenibile situazione politica e sanitaria in Somalia, oggi sul Corriere vengono documentati nuovi sviluppi. Le accuse dell’Onu sono durissime: «L’Italia lo scorso autunno ha fornito materiale militare al Governo Federale di Transizione somalo (Tfg), violando l’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza». Assieme all’Italia il rapporto del gruppo di investigatori incaricato dall’Onu di monitorare le violazioni alle forniture d’armi (di cui il Corriere ha ottenuto una copia) cita Gibuti, Eritrea, Etiopia, Arabia Saudita e Yemen. Riguardo le forniture da parte dell’Italia, il rapporto è assai dettagliato: cita le date in cui sono state spedite, (tra il 12 e il 16 ottobre 2005 e il 14 dicembre dello stesso anno), il porto e l’aeroporto dove è stata scaricata la merce (El Ma’an e lo scalo di Johar) e il materiale consegnato al Governo Federale di Transizione: 18 camion, «un certo numero di casse lunghe, larghe e sigillate tenute sotto stretta sicurezza», tende e altre casse «con scritte in italiano che attribuivano il contenuto all’esercito italiano». Secondo il gruppo di monitoraggio dell’Onu, appena arrivati alcuni camion sono stati utilizzati per il trasporto dei miliziani e in particolare tre di essi equipaggiati con un cannoncino antiaereo. Ai chiarimenti richiesti degli investigatori il nostro governo ha risposta con una lettera nella quale si nega qualunque spedizione di camion al porto di El Ma’an. La comparsa dei veicoli in Somalia «si può spiegare con il possibile acquisto del materiale italiano sul mercato, dove esiste equipaggiamento dismesso dalle nostre forze armate». Effettivamente è risultato che un uomo d’affari di Dubai ha comprato quei camion a Bari e li ha spediti in Somalia, violando, lui sì, l’embargo. Per quel che riguarda invece le casse scaricate a Johar, si tratta di voli organizzati dalla Cooperazione Italiana, in partenza dalla Base delle Nazioni Unite a Brindisi «con carichi umanitari (generatori, tende multi uso, utensili da cucina, contenitori per l’acqua e prefabbricati) procurati in accordo con l’Onu». La circostanza è stata confermata dalle fonti del Corriere all’interno della base di Brindisi. In Somalia avrebbero trovato rifugio alcuni terroristi di Al Qaeda il cui elenco, secondo la rivista specializzata Africa Confidential, sarebbe stata consegnata dagli uomini della Cia ai capifazione dell’Alleanza perché si occupino della loro cattura. In questo quadro si inserisce il tentativo del Pentagono di servirsi dei signori della guerra per combattere e distruggere le corti islamiche di Mogadiscio che, secondo Washington, proteggono i terroristi. Le corti, inoltre, riceverebbero finanziamenti dal network di Osama Bin Laden e dai sauditi. Ma pare che le cose per gli alleati di Washington stiano andando assai male. Giovedì è scoppiata una violentissima battaglia che durava ancora ieri. I fondamentalisti hanno conquistato il nodo centrale del Quarto Chilometro, una piazza da cui si diramano le strade che portano al porto e all’aeroporto internazionale (chiuso dal 1995), e lo storico hotel Sahafi. «I morti sono almeno 200 – ha raccontato al telefono il dottor Jia, che opera in continuazione all’ospedale Medina -. I feriti quasi 400. Non abbiamo sangue per le trasfusioni, non abbiamo bende, garze, medicina. Imponete almeno una tregua e mandate un aiuto sanitario urgente». La gente terrorizzata è in fuga. I contendenti tirano cannonate e colpi di mortai ormai a casaccio. E ovviamente vengono colpiti i civili, che più di tutti sono vittime della violenza. Ieri Abdi Nur Said (detto «Waal», il pazzo), uno dei comandanti delle milizie antifondamentaliste, contattato al telefono dal Corriere, mentre «nella cornetta» esplodevano colpi di cannone, ha lanciato un appello al telefono: «Se il mondo non interviene la Somalia diventerà un nuovo Afghanistan dei talebani. Vogliono islamizzare tutto; trasformare il Paese in un campo di terroristi». La situazione politica è assai confusa. Alcuni dei signori della guerra che combattono i fondamentalisti, sono anche ministri del Governo Federale di Transizione, che ha condannato i combattimenti in corso. Ieri il premier Ali Ghedi ha intimato ai ministri al fronte di deporre le armi e tornare a sedersi sui banchi della politica. In realtà anche la componente islamica è assai variegata e i moderati sarebbero pronti a dialogare con il governo, anche se per ora la leadership è in mano ai più radicali. La confusione dunque regna sovrana. Per ora una sola cosa è chiara: i fondamentalisti sono a un passo dal conquistare tutta la capitale. Perché mai dovrebbero fermarsi?

Approfondimenti:

P.S.: In merito alla discussione che si era aperta nel post "Verità Gemelle", ho cercato di fornire una risposta ai dubbi sollevati quanto più possibile esauriente.

27 maggio 2006

La coppia dei deboli

Mea culpa e ritrattazioni, ma non ripensamenti né cambi: nella più sorprendente conferenza stampa del loro sodalizio, George Bush e Tony Blair hanno ammesso per la prima volta seri errori in Iraq e si sono rimangiati alcune dichiarazioni precedenti, ma hanno insistito che la guerra era necessaria e hanno rifiutato di fornire un calendario di ritiro delle truppe. Il presidente si è rammaricato delle sue iniziali espressioni da cowboy, «Che si facciano avanti!», «Bin Laden vivo o morto!», e delle torture sui detenuti ad Abu Ghraib: «Ho imparato a essere un po' più sofisticato, purtroppo diedi l'impressione sbagliata. Quanto ad Abu Ghraib, lo stiamo ancora pagando». Il premier ha deprecato le purghe dei baathisti, i seguaci di Saddam, che hanno privato l'Iraq della sua infrastruttura, ha detto, e rafforzato gli insorti: «Col senno di poi, avremmo dovuto comportarci diversamente». E in una velata critica all'ospite: «Sono state sottovalutate le difficoltà». Ma nessuno si è dato per sconfitto e ha annunciato il disimpegno. Bush ha ribadito che tempi e portata del ritiro dipenderanno dalla situazione e dalla capacità degli iracheni di difendersi. Blair ha protestato che «un rimpatrio arbitrario sarebbe un segnale di debolezza». Ma mentre il presidente ha sostenuto che l'America è in grado di completare da sola la missione «contro i fascisti islamici», il premier ha chiesto un intervento della comunità internazionale, l'Onu in particolare: «La guerra ha spaccato il mondo, la lotta dell'Iraq per la democrazia deve unirlo». Per l'Italia, è dunque un momento di riflessione: malgrado i piani di rapido sgombro anticipati dai media inglesi, Bush e Blair potrebbero mantenere le loro forze in Iraq all'attuale livello tutto l'anno. Secondo il premier iracheno Al Maliki, Bagdad incomincerà a provvedere alla propria sicurezza solo alla fine del 2007. Nell'imbarazzata recita dei due leader, «la coppia dei deboli» come li ha chiamati l'Economist dopo il crollo nei sondaggi, il meno teso è sembrato Bush. Invertendo i ruoli, il presidente, invece di farsi soccorrere da Blair come avveniva spesso, è andato al suo soccorso. Quando un giornalista ha chiesto al premier se fosse alla sua ultima visita alla Casa Bianca, questi ha ribattuto: «Faccia domande serie». Bush ha sorriso: «Non è ancora al tappeto, lo voglio qui finché ci sarò io». Poi la battuta: «Mi mancherebbero le sue cravatte rosse». Nel frattempo si diffonde la notizia che Il Pentagono abbia le prove che Ad Haditha i marines ammazzarono madri e figli a sangue freddo. Riporto alcuni frammenti di notizie tratti da testate giornalistiche straniere:

In March 2006, U.S. military investigators reopened an investigation into the death of 15 civilians in Haditha after a roadside bomb attack on U.S. Marines from Kilo Company, 3rd Battalion, 1st Marines on 19 November 2005. The Pentagon had initially claimed the 15 civilians were killed by the bomb's blast. As of May 27th, 2006, Western media is reporting that the number of Iraqi civilians dead is actually 24, and that none of these people were killed by the improvised bomb as reported earlier ('Worst war crime', telegraph.co.uk, May 27, 2006)

This news comes in anticipation of the results of a US military investigation which will show that the 24 Iraqi deaths were actually calculated murder committed by 12 members of the US Marines from the 3rd Battalion, 1st Marine Regiment, 1st Marine Division. The victims of the attack were unarmed, and the dead included women and children ('Pentagon sources: Civilians likely killed without provocation', CNN, May 27, 2006)

Photos taken by military photographers and video taken by immediately after the massacre are reported to show evidence that the killings were methodical, with no evidence of any resistance whatsoever (Collateral Damage or Civilian Massacre in Haditha?, Time, March 19, 2006)

"Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem. Hac re videre nostra mala non possumus: alii simul delinquunt, censores sumus."

25 maggio 2006

Verità Gemelle

Approfondimenti:

"La mente umana è fatta in modo tale che è molto più suscettibile alla menzogna che alla verità", Erasmo da Rotterdam

24 maggio 2006

Scie Chimiche

(fonte: sciechimiche.org)

Le scie chimiche (in inglese chemtrail) sono delle possibili scie anomale rilasciate da aerei in volo, che hanno dato vita a gruppo di teorie che spiegherebbero il fenomeno. Queste scie sono solitamente definite scie di condensazione e sono dovute alla rapida condensazione del vapore acqueo nei gas di scarico del velivolo durante la navigazione in alta quota dove la temperatura esterna è molto bassa. I sostenitori della teoria affermano che le "scie chimiche" appaiano diverse dalle normali tracce di vapore, di cui non hanno la consistenza e le proprietà note. Chi supporta questa teoria crede in genere che si tratti di agenti chimici o sostanze biologiche rilasciate su aree popolate per qualche motivo illecito: esperimenti governativi, attacchi terroristici o operazioni di corporazioni private. Le "chemtrails" non vanno confuse con altre forme normali di scarico di sostanze da aerei, come l'uso di diserbanti sui campi, la lotta agli incendi o la stimolazione di precipitazioni, sebbene il principio sia lo stesso. Tra le teorie più diffuse tra i cospirazionisti ci sono esperimenti sul controllo del tempo atmosferico, test di armi biologiche, gas per il controllo della mente o scopi occulti spesso correlati con la cospirazione del Nuovo Ordine Mondiale. Sono noti sin dagli anni 60, esperimenti in alta quota con ioduro d'argento che veniva nebulizzato sui cumulonembi, da aeromobili a turboelica per provocare una pioggia immediata. Alcuni sospettano che si tratti di gigantesche antenne radar gassose dello HAARP per il rilevamento di aviogetti stealth. Molti sostenitori delle chemtrails non sono in grado di condurre analisi sulle scie. Tuttavia un difensore della teoria, Clifford E. Carnicom, afferma di aver analizzato campioni d'aria al livello del suolo in seguito ad eventi di scie chimiche. In seguito ha affermato di aver trovato alluminio, bario, calcio, magnesio e titanio in "fibre microscopiche". Secondo ricerche condotte da vari soggetti privati non sono da escludere pericoli per l'ambiente e conseguenze sulla stessa salute delle persone, ritengo quindi doveroso che il fenomeno divenga oggetto di rilevazione o di studio, sia per la parte di competenza di ciascun dicastero o attraverso ricerche affidate a soggetti specializzati. Per fare quindi chiarezza su questo "fenomeno" ho scelto di firmare la petizione.


Approfondimenti:

22 maggio 2006

In bocca al lupo

(fonte: corriere.it)

La situazione dei conti pubblici italiani ricorda, inflazione a parte, quella di inizio anni Novanta. È stata l'analisi del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dopo aver incontrato i sottosegretari e i direttori generale del ministero. Il titolare del dicastero, secondo quanto riferito, è tornato a insistere su un concetto-chiave: l'economia italiana deve affrontare una sfida che si riassume in due parole: stabilità e crescita. E si tratta, ha aggiunto, di una sfida abbastanza nuova: fino all'inizio degli anni Novanta, infatti, mancava la stabilità ma almeno vi era la crescita. Poi - ha ricordato - si è passati alla stabilità, ma in assenza o in presenza di una bassa crescita, mentre adesso ci troviamo in una situazione in cui mancano entrambe. Bisogna quindi operare in maniera rapida e su entrambi i fronti per la stabilità e per la crescita, ha aggiunto Padoa-Schioppa, sottolineando però come al momento si conoscono meno gli strumenti della crescita rispetto a quelli che portano la stabilità. In ogni caso, ha concluso il ministro, in questa prima fase è cruciale analizzare la situazione senza pensare già ai possibili rimedi e a eventuali ricette.

(fonti: dal 1994 al 2000 Banca d'Italia - Relazione annuale 2004, pag. 206 Tav. C3. Dal 2001 al 2005 ISTAT - conti economici nazionali 2001-2005 pag. 22 Tavola 19.)

20 maggio 2006

Il Biodiesel

Il Biodiesel è un carburante ottenuto dagli oli vegetali di soia, di colza e di girasoli. Oggi la produzione di biodiesel è in costante aumento. Complessivamente circa un milione di tonnellate l'anno in europa di cui 300.000 in Italia (fonte Assobiodiesel). Il Biodiesel è utilizzato nei trasporti pubblici in molte realtà italiane ed è la stessa Unione Europea a prevedere una sua copertura del 20% nelle vendite di carburante entro il 2020. I risultati ottenuti finora sono incoraggianti. Può essere utilizzato sia come sostituto del gasolio sia miscelato per ottenere un combustibile alternativo senza necessitare modifiche agli impianti di riscaldamento o ai motori. Il biodiesel è un olio vegetale privo di glicerina a cui viene aggiunto il metanolo. Ha il vantaggio di essere completamente biodegradabile nell'ambiente, rappresentando una concreta alternativa "pulita" ai carburanti tradizionali. L'uso del biocarburante oltre a garantire un miglioramento sull'impatto ambientale dei carburanti e quindi sulla salute dei cittadini consente anche molti vantaggi economici e sociali non trascurabili:
1. Favorisce l'auto-approvvigionamento europeo sui carburanti riducendo la dipendenza dai paesi esportatori di petrolio.
2. Stimola la redditività delle attività agricole dedicate alla produzione dei prodotti agricoli destinati alla produzione di biodiesel, con chiari effetti occupazionali e redistributivi della ricchezza.
Considerando la perenne situazione di sovraproduzione alimentare in cui versa la Ue, l'utilizzo della produzione agroalimentare per fini energetici rappresenta un'opportunità interessante per tutti i paesi membri dell'Unione Europea.

Approfondimenti:

"A ragione definirono il bene: ciò a cui ogni cosa tende", Aristotele, Etica Nicomachea

18 maggio 2006

Guerre stellari in Iraq

(fonte: rainews24.it)

Un' inchiesta di Rai News 24 parte dagli inquietanti racconti di due testimoni iracheni: il primario dell'ospedale di Hilla ed il primo violinista della orchestra di Baghdad, tutti e due con una lunga esperienza militare nell'esercito iracheno e con diverse guerre alle spalle. I fatti - prosegue la nota di Rai News 24 - sono avvenuti nell'aprile del 2003. Il primo racconta degli effetti di un arma mai vista prima che ha colpito un autobus che ha invertito la marcia prima di un check point americano. Senza alcun rumore e senza schegge o tracce di proiettili, improvisamente qualcosa ha seminato la morte uccidendo 20 persone, tagliando arti e ferendo i passeggeri. Il secondo testimone racconta di aver visto gli effetti di una arma sconosciuta, utilizzata nella battaglia dell'aeroporto, che senza utilizzare proiettili uccideva riducendo i corpi nelle loro dimensioni. Il testimone parla anche di civili in una macchina uccisi senza proiettili con solo il viso e gli occhi bruciati. Ambedue i testimoni parlano di laser. Una nuova tipologia di armamenti, destinata a segnare il passaggio epocale dalle armi "cinetiche" (esplosive) a quelle a energia. Viene trovata traccia della sperimentazione di una arma al laser (lo Zeus), montata su un 'Humvee' militare, sia in Iraq che in Afghanistan, utilizzata formalmente per fare esplodere mine o ordigni esplosivi improvvisati. Nell'inchiesta si descrive, in particolare, un'arma considerata "non letale": il raggio del dolore ("Active Denial System"). Le caratteristiche di questo strumento - totalmente invisibile e rivolto a provocare intensissime sofferenze ma non la morte attraverso l'attivazione, con un raggio a microonde, dei recettori del dolore nelle persone colpite - suscitano la preoccupazione vivissima degli organismi che agiscono in difesa dei diritti umani. Riporto testualmente una notizia in inglese tratta da Defense Tech: "[...]For years, the Air Force Research Laboratory (AFRL) has been working on a millimeter-wave beam that penetrates a 64th of an inch beneath the skin. That causes the water molecules there to bubble. And that hurts like hell; people tend to run -- fast -- in the other direction. Small wonder, then, that non-lethal weapons experts call this "Active Denial System" the "holy grail of crowd control". Un allarme motivato, perché gli effetti di queste armi sull'organismo umano sono ancora coperti da segreto militare. Dopo più di due decadi di ricerca, gli Stati Uniti sono dunque in procinto di dispiegare una nuova generazione di armi fantascientifiche che scaricano fasci di energia come l'Airborne Laser, l'Active Denial System, o il Tactical High Energy Laser (THEL). Il nuovo documentario di Ranucci e Torrealta è disponibile da mercoledì 17 anche sul sito rainews24 in lingua inglese, italiana ed araba. Tutte queste armi sono documentati sulla versione tradotta in arabo di Wikipedia. P.S.: il giorno seguente dalla pubblicazione di questo articolo anche disinformazione.it ha documentato questa inchiesta con un approfondito file pdf (di rainews24) scaricabile qui

Approfondimenti:

16 maggio 2006

44,5%

(fonte: Agenzia Brasile)

Il Brasile si aggiudica lo scettro delle energie rinnovabili che nell'intero paese arrivano a soddisfare ben il 44% della domanda d'energia. Per fare un confronto basti pensare che la media mondiale è soltanto del 13% e quella dei paesi OCSE giunge a malapena al 6%. L'Agenzia brasiliana dell'energia ha comunicato in questi giorni il consuntivo preliminare del bilancio energetico nazionale 2005 vantando il 44,5% di copertura della domanda tramite energie verdi e rinnovabili. Ne da comunicazione il presidente dell'Energy Research Enterprise (EPE), Maurício Tolmasquim: "Brazil is in the global vanguard in this sphere, mainly because of hydroelectric power and energy obtained from sugarcane derivatives" (...) "nearly half of Brazil's energy balance corresponds to renewable energy. If we observe the rest of the world, the average is 13.3%". Come citato dallo stesso Tolmasquim il mondo, rispetto al risultato ottenuto dal Brasile, viaggia ad una velocità ben inferiore, la domanda d'energia mondiale soddisfatta tramite energie verdi è soltanto al 13,3%. Prendendo in considerazione i soli paesi sviluppati dell'OCSE, ancora fortemente dipendenti dalle fonti fossili, si scende ulteriormente al 6%. Il paese sudamericano ha beneficiato d'una politica avviata già da molti anni sulle energie rinnovabili. Soltanto il 38,6% dell'offerta d'energia proviene dal petrolio. Il Brasile è l'unico grande paese non-Opec ad aver dichiarato, nel mese di aprile, la propria autosufficienza dal petrolio. Un discreto apporto d'energia rinnovabile arriva dal settore idroelettrico, il 14,9% della domanda interna d'energia. Si distingue anche per aver agevolato da molti decenni la diffusione del bioetanolo, sostituto della benzina prodotto dalla canna da zucchero, spingendo le stesse case automobilistiche a produrre modelli bi-fuel esclusivamente per il mercato brasiliano. L'economia continua a crescere. Dal 2004 al 2005 il Brasile ha registrato un tasso di crescita dell'economia del +2,5% e un pari incremento del +2,1% nell'offerta totale d'energia. L'esperienza brasiliana dimostra soprattutto che è possibile ottenere energia e crescita economica senza sacrificare l'ambiente o la salute pubblica. In questo momento storico caratterizzato dal caropetrolio e dalle guerre geopolitiche per il controllo del greggio un'iniezione di fiducia e di speranza è sempre gradita.

"L'uomo non è niente altro che quello che progetta di essere; egli non esiste che nella misura in cui si realizza; non è, dunque, niente altro che l'insieme dei suoi atti, niente altro che la sua vita" Jean-Paul Sartre, L'esistenzialismo è un umanismo

15 maggio 2006

Pannelli termoriflettenti

Gli impianti di riscaldamento e i condizionatori d'aria sono tra i maggiori responsabili dell'inquinamento atmosferico urbano. L'esperienza degli interventi per la riduzione delle emissioni, portati avanti negli ultimi decenni da città come Los Angeles e Chicago, ha dimostrato che un abbassamento del 10% della tossicità dell'aria produce immediatamente una diminuzione del 30% delle patologie più diffuse provocate dall'inquinamento (malattie respiratorie e cardiache, leucemie, asma) trasformandosi, alla fine, in un vantaggio economico per le stesse amministrazioni e per i cittadini. E' possibile ridurre del 10% la perdita di calore dei caloriferi posti lungo le pareti che danno sull'esterno della tua casa. Si tratta di un microintervento che consiste nell'inserire un foglio di materiale isolante, termoresistente, atossico e ignifugo tra il calorifero e il muro. In questo modo il calore non si disperde lungo le pareti e resta in casa. L'efficienza del piccolo intervento aumenta notevolmente in caso di muri non coibentati a sufficienza. Il costo dei pannelli, che possono essere inseriti manualmente da chiunque, si aggira attorno ai 45 euro per ogni metro quadrato di calorifero. I vantaggi di queste installazioni sono: isola il radiatore dalla parete di appoggio; evita dispersioni all'esterno; riflette nel vostro ambiente tutto il calore disponibile; permette di riscaldare più velocemente ogni stanza; mantiene più a lungo il calore negli ambienti dopo lo spegnimento dei termosifoni. All'indirizzo http://www.caldopiu.it/shop.htm troverete un pratico software che, inserite le misure di ciascun vostro calorifero, calcolerà il preventivo di spesa (clicca su Preventivo).Per confermare l'ordine clicca su Riepilogo finale. Inserisci i tuoi dati e clicca su Procedi. Fai il bonifico e poi manda via fax (0736 46686) la ricevuta di pagamento. Si paga esclusivamente tramite bonifico all'azienda. Per tutte le informazioni sui termini di acquisto clicca su Come acquistare. Ringrazio saprosio@tiscali.it per la segnalazione.

14 maggio 2006

Il lato oscuro della GEA

(fonte: disinformazione.it)

C'è anche un socio occulto ad aggravare l'impenetrabile mistero della Gea World, la più nota e vorace società di procuratori del calcio italiano, comunemente definita come l'accolita dei «figli di papà». Il socio che si ammanta di mistero e che no ha alcuna intenzione di uscire allo scoperto, si protegge dietro una fiduciaria della Banca di Roma: la Romafides. E' un socio importante, che fa parte della Gea dall'origine, datata ottobre 2001. E' una circostanza ben strana per chi vive di cura dell'immagine e di consulenza nell'ipertelevisivo mondo del pallone. E quale può essere questo inconfessabile segreto da tenere celato, quando ciascuno degli altri soci della Gea si mostra senza problemi, nonostante gli intrecci evidenti con i genitori famosi e impegnati ai vertici del calcio? Si parla di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus. Di Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, ex presidente della Lazio. Di Chiara Geronzi, primogenita di Cesare, numero uno di Capitalia, il gruppo bancario che tiene forzosamente in piedi la Lazio e che ha importanti rapporti anche con Perugia, Parma e Roma. Di Francesca Tanzi, figlia di Calisto, numero uno di Parmalat e Parma, nonché membro del consiglio di amministrazione della stessa Capitalia. E di Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino. E allora perché un socio protetto? La domanda ha travalicato ormai i salotti ovattati del calcio e interessa la politica. E' dal 13 novembre 2002 che attende risposta l'interpellanza presentata dai due senatori leghisti Piergiorgio Stiffoni e Francesco Tirelli ai ministri dei Beni e attività culturali, Giuliano Urbani, e dell'Economia e finanze, Giulio Tremonti. Nell'incartamento, che giace sommerso dalla polvere negli archivi del Senato, si chiede se i ministri «non ritengano che una società come la Gea World abbia, volendo, la possibilità di interferire sulle partite del calcio professionistico». Nell'interrogazione si ricorda il lungo elenco dei figli famosi che controllano la Gea, e si aggiunge che vi lavorano anche Giuseppe De Mita, figlio dell'ex segretario Dc, Ciriaco, ed ex addetto stampa della Lazio, e Davide Lippi, figlio di Marcello, allenatore della Juventus. Ma si avanza altresì il dubbio che la Gea abbia «probabilmente avuto quale fondatore anche il figlio del presidente della Federcalcio», Franco Carraro: è proprio il mistero di Romafides. Se ci sia davvero suo figlio Luigi dietro la fiduciaria non è dato saperlo. Scorrendone la composizione, rilevabile dai documenti depositati presso la Camera di Commercio, salta evidente all'occhio il socio occulto. Gli azionisti della Gea sono tre: le due società Football Management e General Athletic, ciascuna al 45%, e Riccardo Calleri al 10%. A sua volta, la Football Management è controllata al 60% da Alessandro Moggi. Della General Athletic, Andrea Cragnotti, Francesca Tanzi e Chiara Geronzi detengono ciascuno il 20%. Il restante 40% è in mano a Romafides. Insomma, il segreto resta ben tenuto nelle stanze dell'istituto capitolino. Ma l'acuirsi delle preoccupazioni per i tanti intrecci calcistici, finanziari e familiari della Gea non ha scosso i piani alti della Federcalcio. Il problema del conflitto di interessi dei suoi uomini è stato rapidamente risolto con un semplice stratagemma: basta che l'atleta firmi un modulo nel quale sostiene di esserne a conoscenza. Non sarebbe un problema di poco conto: infatti, nonostante la lista completa dei calciatori e degli allenatori dei quali la Gea detiene la procura sia tenuta gelosamente nascosta, in barba alla trasparenza, si parla di circa 150 assistiti tra calciatori e allenatori di serie A e B. Ma i tentacoli si stanno rapidamente allungando anche nei campionati minori e nei settori giovanili. Circa l'estemporanea soluzione, è utile ricordare che Franco Carraro, oltre a essere il presidente federale, è anche il numero uno di MCC, banca d'affari posseduta dal gruppo Capitalia. C'è un particolare aggiuntivo che ha probabilmente consigliato a Urbani e Tremonti di glissare sulla questione. Dallo scorso dicembre, Capitalia ha ceduto il 20,1% di MCC a diversi grandi gruppi: il 3% è detenuto adesso dalla Fininvest. Un garbuglio simile è difficile a vedersi: nella stessa barca navigano Berlusconi, Carraro, Geronzi, Moggi, Tanzi e i loro uomini. Anche un gruppo di 39 deputati del centro-sinistra ha presentato, il 2 luglio scorso, un'interpellanza al ministro Urbani sui vari conflitti di interesse del mondo del calcio: da Carraro a Galliani, includendo la Gea.


Approfondimenti:
"Da stasera non e' piu' il mio mondo. Ora pensero' solo a difendermi da tutte le cattiverie sul mio conto", Luciano Moggi, 14/05/2006

Rifiuti globalizzati

Nel 1986 il Comune di Philadelphia, USA, carico’ circa 15.000 tonnellate di ceneri provenienti dall’impianto di incenerimento municipale di rifiuti urbani sulla nave Khian Sea. La nave, dopo essere stata rifiutata dai governi di Bahamas, Bermuda, Repubblica Dominicana, Honduras, Guinea-Bissau e Antille Olandesi, nel 1988 approdo’ ad Haiti. 3.000 tonnellate di ceneri – spacciate per fertilizzante – furono scaricate su una spiaggia nei pressi di Gonaives prima che anche le autorità haitiane ordinassero alla nave di lasciare il Paese. Rientrata a Philadelphia, la Khian Sea prese il largo senza autorizzazione il 28 maggio 1988 e ricomparve tre mesi dopo in Yugoslavia, col nome cambiato in Felicia. Nel novembre 1988, la nave faceva scalo a Singapore, questa volte sotto il nome di Pelican. Il comandante, sei anni dopo, dichiaro’ che il carico era stato gettato in mare nel tragitto tra l’Oceano Atlantico e quello Indiano. In aprile 2000, le ceneri scaricate ad Haiti – ridottesi della meta’ - sono state finalmente riportate negli USA, dove rimangono tutt'ora stoccate su una chiatta in Florida in attesa dello smaltimento finale. In aprile 2001 il proprietario dell’imbarcazione ha iniziato un’azione legale per ottenere un risarcimento di mezzo milione di dollari dalle società che lo avrebbero incaricato di trasportare le ceneri ad una discarica che le ha poi rifiutate. Questa concezione malata dell’economia che prescinde dal pianeta e dalle persone sta producendo, deforestazione, desertificazione, siccità. Malattie dei polmoni e della pelle. Inquinamento causato dalle centrali elettriche a carbone. Inaridimento dei grandi fiumi. Questa è la vera economia globale. Quella che fa girare la sabbia, le merci, che fa aumentare il Pil. L’economia globale dei grandi tunnel, dei grandi ponti, delle multinazionali senza controllo politico. Di tante macchine in coda, di tanti camion vuoti, di tanto cemento pulito.

Approfondimenti:

"Solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima", Albert Einstein

11 maggio 2006

Conflitti dimenticati

(fonte: malberizzi@corriere.it)

NAIROBI – «I morti sono decine, i feriti centinaia. Sono soprattutto civili e non riusciamo più neanche a contarli. Sono tre giorni che si spara da tutte le parti. Ormai tra gli islamisti legati ad Al Qaeda e la nostra Alleanza per la Pace e la lotta al Terrorismo (signori della guerra e uomini d’affari, finanziariamente sostenuta dagli americani, ndr), è scoppiata una battaglia all’ultimo sangue. Chi vince resterà padrone di Mogadiscio». Così racconta quello che sta accadendo nella capitale somala Abdi Nur, capo milizia che odia i fondamentalisti. Gli scontri, cominciati domenica nel primo pomeriggio, non accennano a fermarsi. Sembrava una scaramuccia da niente ma era solo un assaggio: c’è stato uno scambio di artiglieria tra un gruppo di miliziani dell’Alleanza, guidati da Nur Tacle, e altri fedeli al capo dell’ombrello delle Corti islamiche, Sheck Sharif Shek Ahmed. I due uomini appartengono entrambi al clan abgal e allo stesso sottoclan, l’agonier. Ciò fa capire come in Somalia dopo anni di lotte e di guerre, la società si sia totalmente sfilacciata: persino la solidarietà di cabila è venuta meno. Gli scontri sono finiti in serata ma la battaglia vera e propria è cominciata lunedì mattina. A fianco di Nur Tacle sono intervenute le milizie di Bashir Rage e in soccorso di Shek Sharif sono scese in campo le altre corti islamiche della città. Il fronte della battaglia, cominciata al vecchio cosiddetto «Campo dei cinghiali» si è allargato ai quartieri di Karan e di Yardiglei. Ieri pomeriggio è stato investito il rione di Wahara’Adde, quello dove hanno trovato rifugio “gli stranieri”, gli afghani, i pachistani e gli arabi che secondo l’intelligence americana fan parte della rete di terroristi legata ad Al Qaeda. In quell’area, nei pressi della vecchia Strada Imperiale del colonialismo italiano, nascosta nella boscaglia, c’è la moschea Al Idayha, la più integralista di tutta Mogadiscio, dove fino a poche settimane fa pregava Fazul Abdullah Mohammed, meglio conosciuto dalle cronache come Fazul Harun. Fazul, nato nelle isole Comore, ma ormai cittadino del network del terrore, è accusato di aver organizzato il 7 agosto 1998 gli attentati contro le ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salaam (231 morti), e di essere la mente degli attacchi a Mombasa, il 28 novembre 2002 . Due missili tirati contro l’aereo israeliano dell’Arkia fallirono il bersaglio ma un’autobomba con il kamikaze a bordo lanciata contro l’hotel Paradise, frequentato da turisti dello stato ebraico, falciò la vita a 12 kenioti e 2 israeliani. Nonostante la taglia di 25 milioni di dollari messa sulla sua testa dal governo statunitense, Fazul non è stato mai catturato. Gli americani sono convinti che si trovi ancora nella capitale somala, assieme ad altri terroristi che hanno trovato rifugio in un Paese senza governo dal 1991, in preda al caos e dove tutti sono armati. Da alcuni mesi gli americani, in violazione dell’embargo imposto dall’Onu, stanno finanziando l’alleanza che hanno organizzato per tentare di sconfiggere le milizie islamiche. Sono riusciti a mettere assieme una coalizione abbastanza forte che però, nel marzo scorso, non si è dimostrata all’altezza. Ha ingaggiato battaglia ma alla fine è stata sconfitta e ha perso terreno. “Ora ci riprenderemo tutto e ricacceremo in mare gli stranieri e i loro complici somali”, annunciava ieri al Corriere il generale Gram Gram che comanda le milizie di Mohammed Kanyare Afrah, un businessman che si è strasformato in signore delle a guerra. Oggi dunque si preannuncia ancora un giorno di battaglia durissima che provocherà un’altra ondata di vittime. Ma la Somalia non è solo Mogadiscio, città devastata in mano a miliziani e banditi. La pace e la riconciliazione, sia pure con grandi difficoltà, vanno avanti nel resto del Paese. A Baidoa, sede provvisoria del Governo Federale di Transizione, si stanno formando le amministrazioni locali. A finanziare il nuovo corso è soprattutto il governo italiano, il cui inviato speciale, Mario Raffaelli, cerca di mettere assieme un puzzle assai complicato e rognoso.
Approfondimenti:

"Musulmani, loro mi hanno insegnato la fede, l'abbandono incondizionato, la resa a Dio, una resa che non ha nulla di fatalistico, una resa rocciosa e arroccata in Dio, una resa che è fiducia e amore. I miei nomadi del deserto mi hanno insegnato a tutto fare, tutto incominciare, tutto operare nel nome di Dio", Annalena Tonelli (Forlì, 2 Aprile 1943 - Borama, Somalia, 5 ottobre 2003)

10 maggio 2006

"Costi di ricarica"


"Gentile sig. D'Ambra,

La ringrazio per la Sua email del 2 aprile 2006 nella quale informa la Commissione europea del sistema di pagamento per le carte prepagate per gli utenti della telefonia mobile italiani. In particolare, Lei fa riferimento al fatto che i gestori di telefonia mobile applicherebbero agli utenti italiani un cd. "costo di ricarica" sulla base del quale ogni utente non riceverebbe un consumo corrispondente al prezzo effettivamente pagato ma, ad esempio, per una ricarica di 10 euro, riceverebbe 8 euro di consumo e 2 euro di costi di ricarica. La Commissione la ringrazia per averci fornito tali dati che sono considerati utili per lo svolgimento delle proprie attività, con particolare riguardo a quella di monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori. A tal fine, mi preme sottolinearLe che la Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato.
Nel ringraziarla per le Sue informazioni, Le porgo cordiali saluti

Angel Tradacete Cocera".

Bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica. Firmate la petizione!

9 maggio 2006

28 anni dopo...




Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto. (Aldo Moro, 23 settembre 1916 - 9 maggio 1978)

8 maggio 2006

Cosa sono le ESCO?

(fonte: forumenergia)

L’Energy Service Company opera ristrutturazioni energetiche finalizzate ad accrescere l’efficienza energetica, ovvero a ridurre il consumo di energia primaria a parità di servizi finali. In questo modo, oltre a ridurre le emissioni di anidride carbonica si riducono le spese di combustibile. I risparmi economici che si riescono a ottenere vengono utilizzati per ammortizzare i costi d’investimento. Gli investimenti sono effettuati dalla esco, mentre il cliente continua semplicemente a pagare, per un numero di anni prefissato contrattualmente, gli stessi costi energetici che aveva prima dell’intervento di ristrutturazione. I risparmi economici di quegli anni saranno incassati dalla esco che in questo modo rientra dalle spese sostenute e ottiene i suoi utili. Operativamente la metodologia d’intervento si articola in 5 fasi.

1) la diagnosi energetica finalizzata individuare sprechi, inefficienze e usi impropri, da cui si ricavano gli elementi per predisporre un progetto di massima degli interventi da realizzare;
2) la definizione del progetto esecutivo;
3) il reperimento dei capitali per l’investimento;
4) la realizzazione dei lavori;
5) la gestione e la manutenzione degli impianti per tutto il periodo concordato.

L’elemento chiave di tutta l’operazione è la prima fase (sopralluogo, rilievi, acquisizione dei dati storici dei consumi di energia termica e elettrica, loro diagrammi di flusso etc.), in cui si individuano le potenzialità di risparmio ottenibili e si delinea il mix di tecnologie che consentono di ottenerli. Dalla sua accuratezza dipende l’entità del risparmio energetico-economico che si riesce a ottenere e quindi la durata del tempo di rientro degli investimenti. Al termine di questa fase, il committente può decidere di non procedere oltre o affidare ad altra società l’incarico di realizzare le altre tre fasi. In questo caso il costo della diagnosi energetica è a suo carico. Se invece l’incarico di proseguire i lavori viene affidato alla nostra società, il costo della diagnosi energetica viene assorbito all’interno dei costi complessivi d’investimento a carico della esco. La realizzazione della terza e della quarta fase dei lavori verrà effettuata sotto la nostra direzione lavori, sulla base del progetto che avremo elaborato di comune accordo con eventuali soci e il committente, da imprese locali (edili per la coibentazione del fabbricato; installatrici d’impianti, elettrici, termici, idraulici; fornitrici di combustibile) in rapporto diretto con i nostri tecnici. I contratti esco possono essere stipulati esclusivamente in caso di ristrutturazione energetica di edifici e impianti già esistenti, di cui si possono conoscere i dati pregressi dei consumi di energia termica ed elettrica. La media dei costi sostenuti nelle ultime tre stagioni costituisce infatti il dato oggettivo su cui parametrare i tempi di rientro degli investimenti. Gli interventi di ristrutturazione energetica di un sistema edificio-impianto possono investire i seguenti aspetti:

  • l’impianto di produzione energetica (termica ed elettrica)
  • l’impianto di distribuzione dell’energia termica
  • la coibentazione dell’edificio
  • l’illuminazione
  • sistemi automatizzati di accensione e spegnimento delle apparecchiature alimentate a energia elettrica.

Su ognuno di questi aspetti si può intervenire a diversi livelli, sia in relazione alla situazione esistente, sia in relazione agli usi di locali e macchinari. In relazione alla produzione di energia elettrica e termica si possono installare impianti di microcogenerazione fino a raggiungere l’autosufficienza. Gli impianti di microcogenerazione possono essere integrati con pompe di calore reversibili, meccaniche o ad assorbimento, per effettuare anche il condizionamento estivo. La distribuzione dell’energia termica all’interno dell’edificio non necessariamente deve essere fatta con radiatori, ma può prevedere altre modalità (ad esempio pannelli radianti a raggi infrarossi, particolarmente vantaggiosi nei capannoni industriali, negli impianti sportivi coperti, nelle chiese). La coibentazione può essere spinta fino al punto da rendere superfluo l’impianto di riscaldamento anche in zone molto fredde, come dimostra l’esperienza, ormai consolidata dalla costruzione di oltre 3000 edifici, dell’Istituto per le “case passive” tedesche.

Link ad una lista di ESCO presenti e attive sul territorio europeo (Italia compresa)

Link ad una lista di ESCO presenti sul territorio italiano


5 maggio 2006

Spreco Nassiriya

(fonte: l'espresso)

Nel gennaio scorso ebbi modo di documentare, con un'intervista rilasciata da Gustavo Selva a "Libero", che la formula della missione umanitaria irakena fu un trucco verbale per “mascherare” l’intervento in guerra italiano. Ecco un bilancio economico della nostra "missione di pace" in Iraq. Abbiamo speso più per gli 007 che per gli aiuti. È il paradosso più grande della missione italiana in Iraq, una spedizione nata per favorire la ricostruzione del Paese dopo gli anni della dittatura di Saddam Hussein e soprattutto per dare sollievo alla popolazione stremata da embargo e combattimenti. Doveva essere una missione umanitaria: invece a Nassiriya l'Italia ha investito più negli agenti segreti che nel sostegno agli iracheni. Nei primi sei mesi del 2006 il bilancio approvato dal governo per l'operazione Antica Babilonia prevede 4 milioni di euro di aiuti e ben 7 milioni "per le attività di informazioni e sicurezza della presidenza del Consiglio dei ministri", ossia per gli inviati del Sismi. E la stessa cosa è avvenuta sin dall'inizio: in tre anni l'intelligence ha ottenuto circa 30 milioni di euro mentre per "le esigenze di prima necessità della popolazione locale" ne sono stati stanziati 16. Un divario inspiegabile, che sembra mostrare l'Italia più interessata allo spionaggio che al soccorso di quei bambini per i quali era stata decisa la partenza di un contingente senza precedenti: oltre 3.500 militari con mille veicoli. Ma a leggere i dati contenuti nella monumentale relazione pubblicata sul sito dello Stato maggiore della Difesa, tutta l'operazione Antica Babilonia appare come una voragine, che inghiotte finanziamenti record distribuendo pochissimi aiuti. O meglio, i conti mettono a nudo la realtà che si vive a Nassiriya: non è una missione di pace, ma una spedizione in zona di guerra. Finora infatti sono stati stanziati 1.534 milioni di euro, poco meno di 3 mila miliardi di vecchie lire, per consegnare alla popolazione della provincia di Dhi-Qar poco più 16 milioni di materiale finanziato dal governo: un rapporto di cento a uno tra il costo del dispositivo militare e i beni distribuiti. In realtà, però, la spesa totale per le forze armate italiane a Nassiriya è addirittura superiore a questa cifra: tra stipendi, mezzi distrutti ed equipaggiamenti logorati dal deserto la cifra globale calcolata da 'L'espresso', consultando alcuni esperti del settore, si avvicina ai 1.900 milioni di euro. Ecco il documento de "l'espresso" tratto dal rapporto dello Stato maggiore Difesa.

"Non esistono grandi guerrieri. La guerra non fa grande nessuno."

4 maggio 2006

Legge contra personam?

(fonte: ansa.it)

A conclusione del processo Imi-Sir la Corte di Cassazione ha condannato il parlamentare Cesare Previti (Forza Italia) a sei anni di reclusione (7 in secondo grado). I giudici della suprema corte hanno invece assolto Renato Squillante, ex presidente del' ufficio Gip di Roma, che in appello era stato condannato a sette anni di reclusione. Nei riguardi del giudice Vittorio Metta è stata confermata la condanna a sei anni di reclusione. Per gli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora pene ridotte rispetto a quelle inflitte loro dai giudici di secondo grado: 6 anni di reclusione al primo (7 in secondo grado) e tre anni e otto mesi al secondo (5 anni e 4 mesi in secondo grado). La corte di Cassazione ha cancellato inoltre le condanne inflitte dai giudici di secondo grado al figlio di Nino Rovelli, Felice (tre anni), e alla vedova, Primarosa Battistella (due anni). Per Felice Rovelli è stata dichiarata la prescrizione del reato. Per Primarosa Battistella è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura Generale di Milano e della parte civile Cir, contro le assoluzioni pronunciate nel processo Lodo Mondadori dalla Corte di Appello di Milano il 23 maggio 2005. Il processo d' appello per la vicenda Lodo dovra', dunque, essere rifatto. E ha anche accolto il ricorso di Imi San Paolo per il risarcimento dei danni patrimoniali, che erano stati negati dai giudici di secondo grado. Ora, dopo Dell'Utri, Provenzano, Ricucci, Fiorani, Fazio e Previti manca solo il Burattinaio.

Approfondimenti:

"La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.", Intervista a Montanelli del 26 marzo 2001

3 maggio 2006

Risparmio Termico

Come promesso nel post di martedì 18 aprile su negawatt e efficienza energetica propongo una prima panoramica sul risparmio termico. Ecco qualche consiglio per ridurre le spese di riscaldamento:

1) La prima regola razionale è quella di essere previdenti: far svolgere la manutenzione annuale della caldaia almeno un mese prima del periodo di accensione. Ad es. in ottobre. Altro motivo per effettuare manutenzione e pulizia della caldaia è quello di garantire una buona efficienza di funzionamento. Una caldaia non in perfetta efficienza aumenta il consumo di gas e la vostra spesa sulla bolletta.

2) Spurgate l'aria dai radiatori per tenerli sempre alla massima efficienza. L'aria presente nelle tubazioni dell'impianto tende a depositarsi nei radiatori impendendone il pieno riscaldamento e provocando un inutile lavoro per la caldaia.

3) Non far areare le stanze troppo a lungo.

4) Abbassare le tapparelle nelle ore notturne per mantenere calda la casa.

5) Regolate la temperatura a 19°. Per limitare i consumi della caldaia fate in modo che la temperatura interna della casa oscilli intorno ai 19°. Per un solo grado di temperatura interna superiore aumenterete i consumi del 8%.

6) Evitate di coprire i termosifoni con mobili o tende.

7) Nelle ore notturne spegnete la caldaia o regolate il timer per farla riaccendere due ore prima di quando ci si dovrà alzare.

8) Installate doppi vetri (Coeff.dispersione Uw ca. 2,7 W/m²K contro un Uw ca. 4,5 W/m²K di quelle semplici) nei serramenti delle finestre e delle porte finestre per impedire la dispersione termica tra il freddo esterno ed il caldo interno. Cliccando qui si può accedere a un sito che vi calcola il risparmio energetico che si avrebbe sostituendo i propri vetri. Una finestra con i doppi vetri trattiene il doppio del calore rispetto ad una con i vetri singoli. Questa procedura risulta utile anche per la riduzione dell’inquinamento acustico. Si calcola che i doppi vetri portano un risparmio sulla bolletta del 10%.

9) Al momento dell'acquisto di una caldaia considerate che una caldaia a condensazione (possibilmente con scambiatore-condensatore GEMINOX) offre risparmi anche del 20% nei consumi di metano

10) Coibentate le pareti per impedire la dispersione del calore con l'esterno facendo lavorare meno la caldaia (principio cardine su cui si basano le case passive), un investimento che vi potrebbe far risparmiare anche il 70% della spesa annuale per riscaldare la casa.

11) Dotarsi di una centralina di regolazione automatica della temperatura può evitare grandi inefficienze nel riscaldamento e farvi risparmiare molti soldi. Una centralina rileva costantemente la temperatura esterna della casa e la confronta con quella interna cercando di mantenerla sempre al livello di massima efficienza nei consumi. Le centraline sono inoltre dotate di un timer settimanale o giornaliero che vi consentirà di definire con precisione i periodi di accensione, evitando di lasciare la caldaia accesa quando non serve.

12) Se avete un impianto di riscaldamento centralizzato chiedete al vostro amministratore un sistema di contabilizzazione del calore per dividere la spesa condominiale sulla base dell'effettivo utilizzo del riscaldamento.

13) L'uso dei pannelli radianti a pavimento consente di irraggiare il calore dal pavimento o dalle pareti eliminando del tutto il termosifone tradizionale. L'irraggiamento del calore dal basso garantisce un medesimo comfort richiedendo minori temperature nell'impianto e, pertanto, con un forte risparmio di energia. Con lo stesso principio l'irraggiamento del calore può arrivare dalle pareti stesse medianti le pannelli radianti a parete, particolarmente adatte grazie alla loro modularità nei grandi spazi interni adibiti ad uso ufficio.

"Genio è chi crea concordanza tra il mondo in cui vive ed il mondo che vive in lui.", Hugo Von Hofmansthal

2 maggio 2006

Immigrati "Usa... e getta"

"...
Ho un sogno che un giorno questa nazione si sollevi e venga fuori il vero significato di questo credo: "Riteniamo evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati uguali".
Ho un sogno che un giorno, su queste rosse colline della Georgia, i figli di ex schiavi e i figli di ex proprietari di schiavi riusciranno a sedersi insieme al tavolo della fratellanza.
Ho un sogno che un giorno persino lo stato del Mississippi, uno stato che soffoca per l’afa dell’ingiustizia, che soffoca per l’afa dell’oppressione, sia trasformato in un’oasi di libertà e di giustizia.
Ho un sogno che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non siano giudicati dal colore della loro pelle, ma dal contenuto del loro carattere.
Ho un sogno oggi!
Ho un sogno che un giorno, giù in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con il suo governatore le cui labbra gocciolano delle parole di “interposizione” e “nullificazione!” – un giorno proprio là in Alabama bambini neri e bambine nere possanno prendersi per mano con bambini bianchi e bambine bianche come sorelle e fratelli.
Ho un sogno oggi!
Ho un sogno che un giorno ogni valle sia elevata, e ogni collina e montagna appianata, i terreni accidentati siano lisciati, e i terreni curvi siano resi diritti; “e la gloria del Signore sia rivelata e tutta la carne possa vederla insieme.
..."


Approfondimenti: