29 giugno 2006

I valori mutati della sinistra

Pubblico la mia risposta a un'interessante questione posta in un forum che spesso frequento:

Vitruvio hai sollevato una questione di difficile trattazione, forse è per questo che ha ricevuto così poche risposte e io stesso sono tutt'ora incerto di poter trattare l'argomento con la dovuta importanza. Innanzitutto, per introdurre il pensiero di Pasolini, rivelatosi profetico, faccio riferimento a una presa di posizione dello scrittore nel suo ultimo decennio di vita. Durante i moti studenteschi del 1968-69, quando gli studenti universitari manifestavano contro la polizia per le strade di Roma, appoggiati politicamente da alcune forze della sinistra, Pasolini - ancora una volta uomo controcorrente, anche rispetto al partito in cui si riconosceva - dichiarò di stare dalla parte della polizia, o meglio degli agenti, figli del proletariato mandati a combattere dei ragazzi della loro stessa età per un povero salario e per ragioni che essi stessi non avrebbe mai ben compreso. Questo perchè gli stessi studenti, che si ispirano ad una rivolta di classe di ridistribuzione economica e di potere, sono figli della borghesia che cercano di combattere. Per Pasolini la struttura sociale contemporanea ha abbandonato il binomio borghesia proletariato, poiché ad esso si è sostituita la civiltà del consumo. Questa tende ad omologare le classi, portando il ceto proletario a volere assomigliare ai borghesi, abbandonando il desiderio di cambiamento sociale ed economico che il comunismo, nella teoria marxista, dovrebbe portare a una ridistribuzione del capitale. L'unico vero proletariato, per Pasolini, è il sottoproletariato, incarnato dalla classe contadina; con la nascità dell'industrializzazione cittadina si è assistito però a un suo progressivo depauperamento, con la migrazione verso i grandi centri.Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli.

Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo. (da Saggi sulla politica e sulla società)

La genia politica e buona parte dei "chierici" dell'epoca lo fecero a pezzi: decadente, nostalgico, "esteta", apocalittico e via andare. Prima di archiviare con la sua morte anche il senso di quegli interventi. Era normale che la classe dirigente dell'ex-Belpaese reagisse così, tanti anni prima dei processi a Craxi, Andreotti e Berlusconi: che fosse cattiva fede e "legittima immorale difesa" del proprio interesse, oppure semplicemente non capisse, per loro, per i responsabili di quell'Italia del boom economico prima e delle stragi poi (cfr. sempre Pasolini), non versava in quello stato il paese descritto dal poeta. Per forza, il poeta non descriveva soltanto. Da quei segni, da quegli indizi di "mutazione antropologica" immaginava l'Italia del futuro, quella che abbiamo ora sotto gli occhi, quella che quotidianamente ci dà non più indizi ma prove del suo sfacelo morale. Oggi uno come Pasolini difficilmente siederebbe nell'assurdo salotto di Vespa o scriverebbe, come faceva allora, sulla prima pagina del "Corriere". Oggi l'Italia è diventata più perbenista, più superficiale, più omologata, più ossequiosa nei confronti del potere. Proprio come Pasolini temeva e denunciava, profeta allora spesso deriso.

Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.

La compromissione con la politica e il potere della politica è totale per l'"intellighenzia", per i detentori di quel potere senza potere, da giullari del sovrano, da sempre demandato alla classe intellettuale. Mi riferisco al fatto che non c'è più distinzione tra due classi, quella dirigente e quella intellettuale: la seconda serve la prima, si tratti dei poteri forti economici, dei grandi industriali e finanzieri, o del potere politico. Nel caso di S.B. i due poteri coincidono. All'epoca, Pasolini era già una voce nel deserto. Oggi quello che lui "orrendamente" paventava si è perfettamente realizzato, e con questa trasformazione italiana a base di sviluppo senza progresso è stata resa impensabile anche l'ipotesi di un Pasolini contemporaneo.

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. (da "Cos'è questo golpe? Io so" sul Corriere della Sera, 14 novembre 1974).

Dopo aver elencato queste premesse, a mio parere indispensabili per analizzare quello che è lo stato della sinistra odierna, concludo con la mia opinione. Oggi la sinistra politica è diventata si lo schieramento dei "ceti medi dai valori individualistico-libertari" ma perchè il consumismo in Italia ha omologato le classi. E non è nell'interesse del politico che il progresso sociale, umano e culturale vada di pari passo con lo sviluppo economico. Frenomeno che non è denunciato da nessun intellettuale post-pasoliniano, per i motivi sopracitati. In sostanza l'italiano ormai si accontenta di un teatrino tra una pseudo-sinistra e una coalizione d'ispirazione mafiosa, che non sono altro che due ingranaggi di un sistema che si è innescato da diverse decine d'anni. Come in un orologio, la sopravvivenza dello stesso è vincolata dal buon funzionamento delle sue componenti. La rottura di uno comporterebbe una reazione a catena nell'intero meccanismo, con la conseguente inutilità delle sue parti. Preciso che quest'orologio scandisce gli anni... i mesi... i giorni... che mancano alla fine dell'equilibrio politico, sociale e economico del Paese. La sinistra odierna si è adattata benissimo alla modernità, sgretolando però quelle che sono le sue radici. Sia chiaro che la mia non è una ”serena disperazione” alla Umberto Saba, bensì la mia posizione è vicina a quella dell'articolo da te proposto: si tratta solo del disperato tentativo, mi pare, di limitare il dilagare distruttivo dei tempi.

Chiudo con l'ultimo poemetto de Le ceneri di Gramsci dal titolo La Terra di Lavoro in cui Pasolini descrive un treno affollato di pendolari, soli, che hanno per nemici "il padrone", ma anche "il compagno che pretende / che lottino in una fede che ormai è negazione / della fede".

27 giugno 2006

Chi è Bin Laden?

La convinzione che Osama Bin Laden sia il responsabile degli attentati dell’11 settembre è radicata nel conscio e nell’inconscio delle persone come poche altre cose. E’ Bin Laden la risposta che tutti hanno a disposizione per rispondere alle migliaia di domande che questa epoca storica dovrebbe richiedere e per far passarne passare in secondo piano molte altrettanto importanti. E’ stato Bin Laden a "creare" il terrorismo che ci minaccia, ed è stato lui ad attaccare. E’ lui che organizza e coordina i movimenti ceceni, irakeni, afgani, indonesiani, egiziani, palestinesi; è lui che semina odio e recluta terroristi fra i nostri quartieri, le nostre scuole, le nostre moschee; è lui la ragione delle centinaia di migliaia di vittime della pax americana, della diffidenza e della xenofobia, della sospensione specie nei paesi anglosassoni dei diritti. E’ lui, con le presunte prove a suo carico e le altrettante presunte rivendicazioni, il freno ad ogni dubbio sui mille particolari che per qualche motivo non tornano riguardo all’11 settembre. Eppure, e lo dovessimo processare oggi, come affermano con tutta chiarezza gli stessi servizi segreti americani, non avremmo una sola prova concreta che potrebbe reggere l’accusa di fronte a un tribunale. Basta controllare sul sito dell’FBI, Bin Laden è ricercato "unicamente" in relazione alle esplosioni del 7 agosto 1998 alle ambasciate degli Stati Uniti di Dar Es Salaam, Tanzania, e Nairobi, Kenya. Secondo l’ FBI, questi attacchi hanno ucciso oltre 200 persone. L’ FBI conclude i suoi motivi per "ricercare" Bin Laden dicendo, «Inoltre, Bin Laden è sospettato di altri attacchi terroristici in ogni parte del mondo». (Usama Bin Laden is wanted in connection with the August 7, 1998, bombings of the United States Embassies in Dar es Salaam, Tanzania, and Nairobi, Kenya. These attacks killed over 200 people. In addition, Bin Laden is a suspect in other terrorist attacks throughout the world.) [*1]. La certezza assoluta della colpevolezza di Bin Laden è stata brandita per anni sulla reputazione di chiunque ha provato a sollevare un solo dubbio sull’effettiva paternità dell’attentato o sulla "Guerra al Terrorismo", i cui risultati disastrosi sotto ogni punto di vista (sicurezza globale, economia, condizioni della popolazione, diritti umani) sono sotto gli occhi di tutti. La certezza che Bin Laden abbia rivendicato l’attentato e che la sua regia sia stata dimostrata è una credenza diffusa che stoppa in partenza ogni opinione divergente. «Bin Laden non è stato formalmente accusato in relazione all’ 11-9» ha chiarito Rex Tomb, uno dei portavoce dell’FBI, al Muckraker report [*2]. «L’ FBI raccoglie prove –ha spiegato- Appena le prove sono state messe insieme, vengono girate al Dipartimento di Giustizia. Il Dipartimento di Giustizia poi decide se ha abbastanza prove da presentare ad un grand jury federale. Nel caso del bombardamento del 1998 alle Ambasciate degli Stati Uniti, Bin Laden è stato formalmente accusato e incolpato da un grand jury. Non è stato formalmente accusato e incolpato in relazione all’ 11-9 perché l’FBI non ha una forte prova che lega Bin Laden all’ 11-9». Per quanto possa sembrare assurdo si tratta semplicemente di una conferma. Così scriveva la BBC nel maggio 2002, dopo 7 mesi di indagini a "tutto campo".«Ufficiali dell’intelligence USA hanno ammesso di aver fallito i tentativi di portare alla luce qualsiasi pista che conducesse agli attacchi dell’11 settembre. Il capo dell’FBI ha detto che dopo 7 mesi di implacabile lavoro l’America non ha trovato alcuna prova riguardante alcun aspetto degli attacchi a New York e Washington. Robert Mueller, direttore dell’FBI, ha spiegato che i suoi agenti hanno inseguito centinaia di migliaia di indizi e controllato ogni documento sul quale sono riusciti a mettere le mani, dalle prenotazioni di volo ai noleggi d’auto ai conti bancari. Hanno cacciato fra le grotte in Afghanistan e fra le ricevute di carte di credito in America ma il meglio dell’intelligence americana è stata umiliata da 19 dirottatori di Al Qaeda, rivelando quanto poco l’America sa riguardo agli attacchi dell’11 settembre». Dopo altri quattro anni di indagini "a tutto campo" nulla è cambiato: 19 uomini, dopo aver compiuto irripetibili acrobazie per i cieli dell’America e sbeffeggiato il mondo intero con una dozzina di miracoli, non hanno lasciato una sola seria traccia della loro opera.

"Che altri popoli vivano nel benessere o che crepino di fame mi interessa solo nella misura in cui abbiamo bisogno di loro come schiavi al servizio della nostra cultura", Heinrich Himmler

26 giugno 2006

61%


Se devo dirvi la mia idea sullo stato, eccola: Ho eletto dei rappresentanti in parlamento, come avete fatto voi, come abbiamo fatto tutti con le votazioni perché facessero delle leggi che interpretassero la volontá del popolo e venissero in contro alle sue necessitá... non ne hanno fatta una buona bisogna proprio dire che abbiamo tempo e soldi da buttare e chi ce li fa buttare? quelli che fino a ieri privilegiati ma perché lo stato si deve prendere tanti ma tanti milioni, miliardi per tute le cabale della legge di ieri ma non ho bisogno di convincervi, una persona intelligente dice NO quando lo deve dire dire NO é credere nella propria coscienza é un NO estremamente positivo in passato, abbiamo detto troppi SI,
dico io
Arnoldo Foà

25 giugno 2006

Buon voto

I padri ricostituenti/1

-Lei è stato uno dei "saggi della baita" per la riforma della Costituzione, con D'Onofrio, Pastore, Nania. Quanto siete stati nella baita? "Cinque giorni".-È stato bello? "Era uno chalet di proprietà di amici di Tremonti. Piccolo, due stanze, un vecchio fienile, lampada a gas, bagno all'esterno".-Tutti a dormire in due stanze? "Dormivamo in un albergo". -E mangiavate al ristorante? "No, Brancher faceva la polenta". -Come i ragazzi al campeggio. "Mi sono divertito tantissimo, quando Bossi ha regalato i pantaloni corti di pelle alla tirolese a D'Onofrio. Ho anche le fotografie". -Vorrei averle."Non gliele posso dare". -Sono disposto a pagare. "No, lo rovinerei". -Com'è un cazziatone di Bossi? "Forte. Ma gli passa immediatamente. Non porta rancore".-L'insulto peggiore?"L'altro giorno sull'aereo pieno di parlamentari mi ha visto e ha urlato: 'Calderoli, da quando ti ho fatto saggio ti sei rin.....ito!'. Ha riso tutto l'aereo". (dall'intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Roberto Calderoli, Sette, 30 ottobre 2003).

I padri ricostituenti/2

"La legge sulla devolution è nata in una baita a Lorenzago, tra i monti del Cadore, 'tra polenta formaggi e costine di maiale'. Lo racconta il ministro leghista per le Riforme, Roberto Calderoli, che fa il resoconto delle riunioni che hanno portato alla proposta sul federalismo e sulle modifiche da apportare alla Costituzione. A dispetto della serietà del tema, ricorda l'esponente del Carroccio, la 'stesura del testo si svolse in un clima rilassato'. E soprattutto, in un contesto spartano: un rifugio in montagna senza elettricità: 'quando calava il sole usavamo le lampade a carburo', sorride Calderoli. In quel giugno del 2003, con Giulio Tremonti e Umberto Bossi, c'erano i saggi indicati dalla maggioranza: Domenico Nania (An), Andrea Pastore (Fi) e Francesco D'Onofrio (Udc), oltre al sottosegretario Aldo Brancher (FI). E proprio quest'ultimo era incaricato di preparare da mangiare: 'Si metteva ai fornelli a fare la polenta in grossi recipienti di rame. Quando era pronta la portava in tavola con costine di maiale e formaggi. Così il clima si scaldava - ricorda Calderoli -, il vino scorreva e anche le divergenze tra di noi venivano superate facilmente. Quelle giornate hanno aperto la strada all'accordo all'interno della maggioranza che sembrava difficile da raggiungere", (Adnkronos, 2005).

21 giugno 2006

Il piano di rinascita democratica

(estratto di un articolo di Marcello Pamio)

Il 25 e 26 giugno prossimi, i cittadini della Repubblica italiana sono chiamati a votare SI oppure NO alla modifica della Costituzione. Modifica pensata e voluta (ci hanno detto) da 4 saggi della politica. Volete conoscere i nomi degli illuminati (non proprio di Baviera)? Andrea Pastore (Forza Italia), Francesco D'Onofrio (Udc), Roberto Calderoli (Lega) e Domenico Nania (An). Questi grandi luminari e statisti, che tutto il mondo c’invidia - soprattutto il Calderoli - si sarebbero riuniti in una baita in Cadore e lì al fresco avrebbero partorito le numerose modifiche della Costituzione. E’ bene sapere che la Costituzione italiana è composta da 139 articoli, dei quali i primi 12 riguardano i PRINCIPI FONDAMENTALI della Repubblica, i successivi 42 articoli costituiscono la prima parte dedicata ai DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI. I rimanenti 85 articoli rappresentano la seconda parte della Costituzione e disciplinano l’Ordinamento della Repubblica. Proprio la seconda parte verrebbe, più che modificata completamente stravolta, se passasse il SI a fine giugno. Gli articoli che verrebbero cambiati sono 53 su 85, quindi oltre il 60% della seconda parte della Costituzione. Ma essendo la prima parte dei PRINCIPI FONDAMENTALI strettamente interconnessa con la seconda, modificando quest’ultima verrebbe di conseguenza modificata anche la prima, quindi anche i DIRITTI DEI CITTADINI.
In definitiva i 4 saggi, (marionette usate per tale scopo dai poteri economici che come sempre stanno dietro certe importanti decisioni), hanno messo nero su bianco una modifica costituzionale che rientra a tutti gli effetti nel famoso “Piano di Rinascita democratica” (seppur aggiornato) dell’ex maestro venerabile Licio Gelli. Prendete tale programma e costaterete che non sto scherzando. Già alla fine degli anni ‘70 (il programma è stato scoperto nel doppio fondo di una valigia nel 1981) si parlava di Premierato, controllo e separazione delle carriere in magistratura, controllo della stampa (come libertà di stampa siamo a livelli del Terzo mondo), creazione di un club di natura rotariana (che sia per caso Forza Italia?), ecc. Tutto già visto, ma non si tratta di un deja-vu, ma della realizzazione politica di un programma ben preciso e conosciuto. Noi italiani abbiamo dunque una grossa e doppia responsabilità il 25 e 26 giugno. Primo perché qualche personaggio losco vorrebbe stravolgere la Costituzione (in cui, è giusto dirlo, andrebbero modificati alcuni articoli, ma NON certamente 53 su 85) e secondo non essendoci il quorum, anche se voterà una persona sola, potrà ribaltare la Costituzione mettendo a repentaglio le libertà di tutti. Ricordiamo che qui non si tratta di bandierine o banderuole politiche, non si tratta di presunta destra o presunta sinistra: qui si sta parlando dei nostri sacrosanti e inviolabili diritti.
Con la propaganda cercano di fare credere ai pollastri, che la devoluzione renderà più autonome e indipendenti le regioni. E’ vero esattamente il contrario. Molte competenze (per la precisione tredici) su importantissime materie saranno dello stato centrale (“ la Roma ladrona” di bossiana memoria), e le regioni NON potranno assolutamente concorrere alle decisioni dello Stato centrale. Dove sta allora questa indipendenza? Non per niente verrà introdotto anche il concetto di INTERESSE NAZIONALE…
Per concludere, avete idea di quanto costerà a noi contribuenti questo ridicolo quanto stolto passaggio? Un calcolo fatto da “Il Sole24Ore” (pubblicato il 12 giugno scorso) ha stabilito che la devoluzione provocherà una emorragia di oltre 270 miliardi di euro, di cui 180 miliardi coperti dal nuovo sistema fiscale, e gli altri 90 miliardi dovranno essere trovati da nuove imposte! Cioè oltre 180.000 miliardi di vecchie lire saranno pagati da noi italiani! Non so se mi sono spiegato.
Con il debito pubblico che continua salire (ha sforato i 1.556 miliardi di euro) dove troveremo gli euri necessari? Provate a indovinare? Tutto questo per avere un senato federale composto da 252 senatori che conteranno meno di niente, ma che riceveranno degli ottimi stipendi. Avremo, se passerà il SI, un super Primo Ministro, i cui poteri saranno molto maggiori di quelli che ha avuto all’epoca Benito Mussolini. Con la scusa di voler impedire i ribaltoni di Governo, il Premier non avrà bisogno della fiducia della Camera per insediarsi e il suo mandato non potrà essere revocato dal Presidente della Repubblica, il quale perderà i suoi poteri di garante diventando un semplice gregario. Nel nuovo sistema parlamentare il Primo Ministro potrà imporre la sua volontà e il suo potere, sciogliendo addirittura le Camere, e i Ministri saranno tutti suoi semplici dipendenti. Se da una parte potrebbe essere anche legittimo aumentare i poteri del Primo Ministro, dall’altra bisogna aumentare i poteri di controllo e controbilanciamento: Parlamento e Presidente della Repubblica. Invece questi ultimi saranno svuotati dei loro poteri. In soldoni, stanno preparando il terreno (se passerà il SI) per una vera e propria dittatura…

Per maggiori informazioni: Forum DAC - Speciale Referendum Costituzionale 2006

"Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire? Né il presidio notturno sul Palatino né le ronde per la città né il panico del popolo né l'opposizione unanime di tutti i cittadini onesti né il fatto che la seduta si tenga in questo edificio, il più sicuro, ti hanno sgomentato e neppure i volti, il contegno dei presenti?", Cicerone - Catilinariae orationes

20 giugno 2006

Le ragioni del NO

Il referendum del 25-26 giugno è una decisiva occasione per azzerare una riforma che investe partiessenziali della Costituzione repubblicana. […]
Il testo sottoposto a referendum, indicato con l’improprio nome di “devolution”:

a) ferisce l’unità nazionale attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva in materie che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti alla salute ed alla istruzione. […]
b) concentra nel Primo ministro poteri che rendono del tutto squilibrata in senso autoritario la forma di governo dell’Italia, isolandola dagli Stati liberal-democratici. […]
c) Il superamento del bicameralismo paritario (escludendo il Senato dal rapporto di fiducia) non è giustificato dalla creazione di un vero Senato federale rappresentativo degli enti e delle comunità territoriali. La riduzione del numero dei parlamentari è un espediente puramente demagogico perché essa è operativa solo dal 2016 quando i capi e capetti di oggi saranno sperabilmente in pensione;
d) La distribuzione delle attribuzioni legislative tra Camera e Senato in base alle diversità delle materie (quelle di competenza esclusive dello Stato, le altre di competenza concorrente con le Regioni) rende del tutto incerto l’esercizio del potere di legiferare, anche perché il Primo ministro può spostare dal Senato alla Camera la deliberazione in via definitiva sui testi ritenuti fondamentali per l’attuazione del programma di governo;
e) da ultimo, ma non per ultimo, il testo sottoposto a referendum viola l'art. 138 della Costituzione, che non prefigura “riforme totali” della Carta, e viola i diritti degli elettori, radicati negli artt. 1 e 48 Cost., elettori che con un solo "si" o "no" vengono costretti a prendere contemporaneamente posizione sulle modifiche delle funzioni del Presidente del Consiglio, delle funzioni del Presidente della Repubblica, del procedimento legislativo, della composizione e delle funzioni di Camera e Senato, delle competenze legislative regionali, della composizione della Corte costituzionale, del giudizio di legittimità costituzionale in via diretta e del procedimento di revisione costituzionale.

Se vincesse il sì diventerebbe impossibile per molto tempo cambiare un testo approvato dal popolo; mentre se vince il no, c’è solo il rifiuto di “quella” riforma (votata nella passata legislatura) restando aperta la strada per emendamenti migliorativi puntuali coerenti con i principi ed equilibri fondamentali dell’impianto costituzionale: emendamenti da approvare a maggioranza qualificata, in forza della auspicata riforma dell’art. 138 della Costituzione, volta a mettere fine una volta per tutte all’epoca delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.

Seguono le firme di:
- 17 presidenti o vice-presidenti emeriti della Corte costituzionale;
- 178 professori universitari di diritto costituzionale, diritto pubblico e diritto amministrativo;- 100 professori universitari di materie giuridiche;
- 174 professori universitari di altre discipline.

La versione integrale del documento è disponibile qui.
Ringrazio "memento" per la segnalazione.

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese." Principi fondamentali della costituzione italiana, Art. 3

14 giugno 2006

Green Goals

I mondiali in Germania saranno ricordati per molti aspetti. Sono i primi a non essere trasmessi interamente dalla RAI e si presentano in un momento in cui il calcio italiano non gode certamente di gran credibilità. Dal nostro punto di vista mi preme però sottolineare soprattutto un altro aspetto, senza nulla togliere ai precedenti argomenti, il fatto che questi mondiali siano i primi ad essere giocati in stadi con impianti fotovoltaici installati sulle coperture superiori. I pannelli solari sull'Exhibition Center del WestfalenStadion di Dortmund produrranno in un anno 550.000 kWh riuscendo a compensare i consumi delle cinque partite del mondiale che si giocheranno a Dortmund. Tutti gli stadi della coppa del mondo sono stati rivisti per massimizzare l'efficienza energetica, riducendo le lampade per l'illuminazione o utilizzando quelle a risparmio energetico. Nello stadio di Berlino è predisposto anche un sistema di recupero dell'acqua piovana per l'irrigazione del campo e per servire gli scarichi dei servizi igienici. L'intera competizione sportiva produrrà all'incirca 100.000 tonnellate di emissioni d'anidride carbonica (CO2). Sicuramente non poche. Rinunciare ai mondiali per l'effetto serra? Non è necessario. L'intero impatto ambientale causato dai mondiali sarà compensato piantando nuove foreste nei paesi in via di sviluppo e agevolando l'installazione degli impianti di produzione dell'energia dalle rinnovabili. Il progetto si chiama Green Goal e insegna, ancora una volta, che non sempre è necessario rinunciare a tutto ciò che inquina se si è capaci di compensare l'impatto. Saranno inoltre investiti almeno 1,2 milioni di euro in progetti di prevenzione climatica in Sud Africa, paese che ospiterà i Mondiali del 2010, e in India. La FIFA si è impegnata a partecipare per 400.000 euro, mentre la Federcalcio tedesca (DFB) investirà 500.000 euro.
Sul fronte locale, in Germania, si punta a incrementare il trasporto collettivo con la formula “Park and Ride” (i biglietti per le partite includono il viaggio sui mezzi pubblici per raggiungere lo stadio) e a utilizzare
energie provenienti da fonti rinnovabili generate in Svizzera in impianti idroelettrici, oltre che a ridurre i consumi dell’acqua e dell’energia elettrica del 20%. Anche le operazioni di catering prenderanno in considerazione l’ambiente: il partner ufficiale - Coca Cola – fornirà frigoriferi senza CFC per il raffreddamento delle bevande e in tutti i 12 stadi le bibite saranno fornite in contenitori a rendere. Un traguardo importante quello raggiunto in questo Mondiale, non fosse altro per l’enorme visibilità di cui gode: è un importante trampolino di lancio per la diffusione di una maggior consapevolezza ambientale e per veicolare azioni, comportamenti, eventi verso una maggior sensibilità ecologica.

Sotto questo aspetto la Germania è già campione del mondo.

13 giugno 2006

Modifiche rilevanti...

Il Parlamento italiano ha approvato una rilevante modifica delle disposizioni dell'attuale Costituzione (una cinquantina di articoli sono modificati da tale legge). Tale riforma, realizzata dalla Casa delle Libertà (in cui il progetto di legge è sostenuto soprattutto da Forza Italia e dalla Lega Nord, favorevole a una devolution, termine anglosassone utilizzato dagli uomini politici italiani per indicare il federalismo) ha suscitato vivaci discussioni. La legge è stata approvata a maggioranza assoluta, ed è stato richiesto il referendum da tutte e tre le possibili parti (Parlamento, Consigli regionali, iniziativa popolare). Il referendum si svolgerà il 25-26 giugno 2006 e sarà senza quorum.



"[...] glielo dico francamente, l'ho scritta io ma è una porcata. Una porcata - precisa ancora - fatta volutamente per mettere in difficoltà una destra e una sinistra che devono fare i conti col popolo che vota", Roberto Calderoli

12 giugno 2006

Caccia italiani contro i talebani

(fonte: corriere.it)

In vista di un'estate che in Afghanistan si profila molto calda, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer è stato ieri da Romano Prodi e Massimo D'Alema. Una visita dovuta, come capita ogni volta che le elezioni portano a un cambio di governo in uno Stato membro dell'Alleanza. Ma il ritiro italiano dall'Iraq e la nuova fase della missione atlantica nel Sud afghano, controllato dai talebani e dai signori della guerra, hanno reso i colloqui tutt'altro che di routine. Ne riporto alcuni passi (articolo completo):

A Prodi e D'Alema ha chiesto più truppe, più forze speciali e più aerei per l'Afghanistan? «Abbiamo discusso di cosa il vostro governo potrebbe fare in più rispetto ad ora. Se parliamo di aerei, ce ne servono di più. Sempre. L'Italia, comunque, ha già una presenza importante in Afghanistan. Se mi domandate se voglio più truppe e forze speciali, come segretario generale dico: sì, certo. Ma mi tengo fuori dal dibattito italiano».
La Nato chiede all'Italia i caccia Amx (link). Potrebbero essere impiegati nell'offensiva che si prepara per l'estate? «L'Afghanistan è un Paese che ha bisogno di tutto, anche di strade, collegamenti. Senza strade non c'è commercio, non c'è sviluppo economico. Voglio dire che aeroplani ed elicotteri sono mezzi importanti. Nel Nord e nell'Ovest li abbiamo usati molto. Su questo l'opinione pubblica italiana dovrebbe riflettere: chi dice di essere contro la Nato farebbe bene a rendersi conto che quegli aerei sono usati nella cornice del mandato delle Nazioni Unite. Gli aerei italiani agiscono nel contesto dell'Onu, come nel Kosovo. Non dimentichiamolo».
Intende dire che anche se devono lanciare bombe lo fanno nella cornice dell'Onu? «La missione Isaf ha avuto dall'Onu un mandato robusto, e gli alleati su questo sono stati concordi. Ci sono quelli che vorrebbero farci fallire: l'attività dei talebani è mirata a influenzare le nostre opinioni pubbliche, quella italiana e di altre nazioni».

Armamento Amx: La versione italiana impiega il cannone M61A1 Vulcan calibro 20 mm, mentre la versione brasiliana impiega 2 cannoni DEFA. L'armamento aria-aria prevede 2 missili a guida a infrarossi (nella versione italiana 2 AIM-9L, in futuro 2 IRIS-T). L'armamento aria-terra include una vasta gamma di bombe inerti ed a guida laser e GPS (per la versione italiana), tipo GBU-16 e GBU-32, e razzi.

9 giugno 2006

Manager nostrani

Flavio Briatore (Verzuolo (Cuneo), 12 aprile 1950) è un imprenditore italiano, attualmente Direttore Esecutivo del Team Renault di Formula 1. Ha un diploma di geometra, e all'inizio vendeva scarpe.
Briatore esordì nel mondo dell'imprenditoria a Cuneo, collaborando con un finanziere locale, Attilio Dutto, che aveva rilevato la Paramatti vernici (ex azienda di Michele Sindona). Il 21 marzo del 1979 però Attilio Dutto venne assassinato, forse dalle Brigate Rosse. Briatore si spostò a Milano, dove iniziò a frequentare la Borsa, ove conobbe Achille Caproni (Caproni Aeroplani) e divenne consulente della Cgi (Compagnia generale industriale), sua holding. Poco dopo la Paramatti (acquistata nel frattempo da Caproni sotto consiglio dello stesso Briatore) ebbe un "crac" ed il pacchetto azionario della Cgi fu venduto all'Efim (dello Stato), diverse società del gruppo fallirono, gli operai finirono in cassa integrazione, banche e creditori rimasero con un buco di 14 miliardi di lire. Per un certo periodo, poi, Briatore si presentò in pubblico come discografico. Briatore fu poi condannato in primo grado ad 1 anno e 6 mesi a Bergamo, a 3 anni a Milano. Fu accusato infatti di essere a capo di quello che i giudici chiamarono "il gruppo di Milano", che aveva il delicato compito di agganciare clienti di fascia alta e di truffarli. L'attività si interruppe con una retata, una serie di arresti, un'inchiesta giudiziaria ed un paio di processi (in cui Emilio Fede venne assolto per insufficenza di prove). A cadere nella rete furono alcuni nomi importanti, tra cui l'imprenditore Teofilo Sanson, il cantante Pupo, l'armatore Sergio Leone, l'ex vicepresidente di Confindustria Renato Buoncristiani e l'ex presidente di Confagricoltura Giandomenico Serra. Briatore non fece un solo giorno di carcere poiché si rifugiò per tempo a Saint Thomas, nelle Isole Vergini, per poi tornare in Italia dopo un'amnistia. L'amicizia con Luciano Benetton gli permise, nonostante la latitanza, di aprire alle Isole Vergini qualche negozio Benetton e fece rapidamente carriera nel gruppo di manager dell'azienda di Ponzano Veneto. All'inizio degli anni novanta prese in mano la scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri della Toleman.


"Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri.", George Orwell

8 giugno 2006

Passi avanti

(fonte: luogocomune.net)

Abu Musab Al Zarqawi, il leader di Al Qaeda in Iraq, è stato ucciso durante un attacco aereo congiunto compiuto da forze statunitensi e giordane alle 18.15 di mercoledì. La notizia diramata giovedì mattina dalla tv americana Abc, è poi stata confermata dal primo ministro iracheno Nuri al-Maliki e dalla stessa Al Qaeda.


"La propaganda non deve servire la verità, specialmente perché questa potrebbe favorire l'avversario.", Adolf Hitler

6 giugno 2006

Le Ferrari dei cieli

(fonte: dagospia)

Lo chiamano 'la Ferrari dei cieli': bello, elegante, veloce e soprattutto comodo. Un biturbina che può volare da Roma a Londra, con otto spaziose poltrone che fanno la gioia di qualunque uomo d'affari. Ma di questi meravigliosi velivoli executive per ora si stanno riempiendo soprattutto gli hangar ministeriali, rinforzando un nuovo primato nei privilegi italici: gli 'aerei blu'. Dei prodigiosi Piaggio P180 con interni Vip lo Stato ne ha già comprati 29 e continua a ordinarne: li assegnano a tutti, dalla Protezione civile alla Forestale, dalla Polizia ai Vigili del Fuoco. E, salvo poche eccezioni, hanno un solo compito: portare in giro ministri, sottosegretari, parlamentari, ammiragli e generali. Il tutto per un costo che sfiora gli 8 milioni di euro per esemplare. Ma c'è persino di meglio: tra gli ultimi atti dell'esecutivo Berlusconi c'è stato l'ordine per un nuovo aereo presidenziale. Un quarto Airbus 319 CJ, la versione più chic del celebre jet: a bordo c'è una stanzetta destinata al capo dello Stato o del governo, un ufficio volante e fino a 40 posti per dignitari e giornalisti al seguito. Il prezzo? Si parla di una sessantina di milioni di euro. Con una domanda: a cosa servirà ora che Romano Prodi sembra determinato a usare il più possibile i voli di linea e dare un taglio alle spese di rappresentanza? Negli ultimi anni davanti agli hangar degli 'aerei blu' gli ingorghi non sono mancati. Anzitutto c'è la squadra dell'Aeronautica dedicata proprio ai voli di Stato: dispone già di tre Airbus; di tre Dassault Falcon 900 che rappresentano il meglio in quanto ad ammiraglie con le ali e infine di quattro Falcon 50, vecchi ma pur sempre prestigiosi. A pochi metri da loro ci sono poi i capannoni della leggendaria Cai, la compagnia ombra dei servizi segreti. Lo scioglimento della Cai, che dipende direttamente da Palazzo Chigi, è stato annunciato da un decennio. Ma la squadriglia dell'intelligence sta sempre lì, con un'altra pattuglia di Falcon 900 usati per le missioni più delicate. E per le trasferte di qualche papavero. Si tratta di tre modernissimi Ex e di un modello più vecchio, comprato di seconda mano: bilanci, rotte e passeggeri sono top secret. Già limitandoci a questo primo elenco si contano 14 'aerei blu' di alta qualità, a cui adesso si aggiungerà il nuovo Airbus presidenziale: decisamente troppo per un paese che non dispone nemmeno di un aero-ambulanza. Gli alpini feriti nell'attentato a Kabul hanno dovuto chiedere un passaggio alla Luftwaffe, mentre in altre occasioni si è dovuto ricorrere a jet noleggiati da privati. E sono troppi, soprattutto guardando ai risparmi necessari per far quadrare i conti pubblici ormai vicini al crac. Ma ai 15 jet executive bisogna sommare lo stormo di 'Ferrari dei cieli', che continuano a proliferare negli aeroporti militari e non. I primi vennero acquistati dal vecchio governo dell'Ulivo nel 1996, poi i contratti sono continuati e proseguono a gonfie vele: per pagarli si usano i fondi più disparati, da quelli del Viminale a quelli per il Mezzogiorno. Di sicuro all'inizio c'era anche la volontà di sostenere la Piaggio, azienda ligure presieduta da Piero Ferrari che non riusciva a imporre il suo gioiello sui mercati internazionali: nato secondo criteri d'avanguardia alla fine degli anni Ottanta, il P180 aveva il punto di forza nei consumi di carburante ridotti. Ma il crollo dei prezzi del petrolio e la difficoltà di trovare partner negli Usa, la mecca per questo genere di aeroplani, avevano tenuto a stecchetto la Piaggio: solo negli ultimi anni le esportazioni hanno ripreso quota. Nel frattempo l'Aeronautica militare ne ha comprati 15, l'Esercito tre, la Marina tre, la Protezione civile e la Polizia due a testa, uno per Vigili del Fuoco, Forestale, Carabinieri e Guardia di Finanza. Sono già 29 e altri due risultano in ordine per l'Aeronautica: un traffico di 'aerei blu' capace di paralizzare le piste di Ciampino e Pratica di Mare, mete preferite di questi voli. Ma che fanno queste Limousine volanti? L'Esercito accolse l'arrivo dei Piaggio con imbarazzo. Lo Stato maggiore sognava dei cargo per trasportare i paracadutisti, capaci di atterrare da piccole piste sterrate. Invece il P180 ha bisogno di lunghi scali asfaltati. Di paracadutisti, poi, manco a parlarne: finirebbero affettati dalle eliche, piazzate nella zona posteriore. In ogni caso, i parà avrebbero difficoltà anche ad entrare nella fusoliera: studiata per manager con bagaglio a mano, mal si adatta a commandos con le spalle ingombre di zaini e mitra. E così l'Esercito li usa per le trasferte dei generali e quelle di ministro e sottosegretari: attività assai cara. Nel 2005 sono stati stanziati 3 milioni per manutenzione, revisioni e pezzi di ricambio: spesa scesa a 2.800.000 euro quest'anno. La flotta dell'Aeronautica ha compiti simili. Qualche aereo serve per addestrare i neo piloti, ma la maggioranza del tempo viene dedicato ad accompagnare autorità e ufficiali lungo la Penisola. E così nel 2004 sono state bruciate 4.996 ore di volo, pari a un costo commerciale stimato in circa 2 milioni di euro: un quarto dei viaggi, ha dichiarato il comandante dello stormo al mensile 'Rid', è stato appannaggio della presidenza del Consiglio. Una storia a sé è quella del Piaggio comprato dai vigili del Fuoco. Che se ne fanno i pompieri di un biturbina Vip? I comunicati del corpo spiegano che serve per fare arrivare le squadre di intervento nelle zone calde. Motivazioni simili anche dalla Forestale: "Potrà vigilare sui boschi con apparati speciali". Peccato che gli apparati speciali finora non risultino montati. E la Protezione civile, come usa i suoi due P180? Le cronache ricordano una spedizione medica a Beslan. E un incidente sullo scalo di Bolzano: secondo un'interrogazione parlamentare, il turboelica stava accompagnando il prefetto Guido Bertolaso verso una visita di routine, con sosta nella sua casa di montagna. A maggio il governo Berlusconi ha autorizzato la vendita dei P180, per sostituirli con mezzi "con caratteristiche idonee alle finalità del Dipartimento". Per capire invece a cosa serviranno le ammiraglie di polizia e Finanza bisognerà esaminare le dotazioni di bordo. Finora l'unico Piaggio equipaggiato con apparati da ricognizione a raggi infrarossi è il terzo velivolo acquistato dalla Marina. I primi due fanno da 'taxi a cinque stelle', l'ultimo invece potrà servire per scoprire le navi dei clandestini. Con un paradosso tutto italiano: la 'Ferrari dei cieli' usata per scovare le 'carrette dei mari'.

"Le cose male acquistate han mala fine.", Marco Tullio Cicerone

Conflitti dimenticati/2

(fonte: malberizzi@corriere.it)

Avrei preferito riniziare la mia attività di blogger con una notizia più "soft", ma il susseguirsi degli eventi mi ha portato, dopo una riflessione personale, a scegliere di pubblicare questa notizia, in quanto mi ero prefissato di seguire da vicino un conflitto dimenticato dalla stragrande maggioranza dei cittadini del mondo occidentale. Mogadiscio è caduta. Le milizie islamiche all'alba hanno preso il controllo della capitale somala. Dopo lunghe trattative che sono durate tutta la notte, il comandante Gram Gram, capo degli irregolari del signore della guerra Mohammed Qanyare Afrah si è arreso senza combattere e ha consegnato alle Corti Islamiche 25 veicoli e soprattutto, l’aeroporto di Dainyle. Gli uomini di Gram Gram hanno deciso di arrendersi per evitare un bagno di sangue e soprattutto dopo che Qanyare, vista le continue batoste prese dai suoi amici dell’Alleanza per la Restaurazione della Pace e contro il Terrorismo, ieri sera era scappato dalla sua residenza, e si era rifugiato, probabilmente, a Johar. Domenica pomeriggio i miliziani delle Corti islamiche avevano preso possesso di Balad, roccaforte del signore della guerra Mussa Sudi Yalahow, un altro leader dell’Alleanza, a una quarantina di chilometri dalla capitale. Ora i gli uomini delle Corti Islamiche, guidati da Shek Sherif Shek Aden (il capo spirituale della Somalia, quello che era il Mullah Omar per l’Afghanistan) puntano a ripulire le ultime sacche di resistenza: i quartieri in mano a Bashir Rage, e a Omar Finish. Poi guarderanno a Johar, sede del potente signore della guerra Mohamed Omar Habeb (detto Mohamed Dhere), che può contare su una milizia ben armata e ben equipaggiata e dove si sono rifugiati sia Qanyare Afrah, sia Mussa Sudi. Mohamed Dhere venerdì aveva ricevuto una delegazione di americani con il quale aveva discusso la strategia per bloccare le corti e sabato era volato ad Addis Abeba per consultarsi con i suoi alleati etiopi. Ma sembra che la capitolazione di Johar sarà negoziata e senza combattimenti. I miliziani dell’Alleanza non hanno più intenzione di combattere ma di trattare prima di vendersi al nemico. Esattamente come è accaduto in Afghanistan ai tempi dei talebani. Quelle che erano considerate le roccaforti dei signori della guerra sono venute giù una per una semplicemente perché chi le teneva ha cambiato bandiera. Dopo aver conquistato Johar gli islamici, per la maggior parte della cabila Hawiya, dovranno confrontarsi con il Governo Federale di Transizione guidato dal migiurtino Abdullahi Yussuf. A Nairobi le previsioni si sprecano: c’è chi sostiene che gli islamici sono pronti ad accordarsi con Abdullahi che garantirebbe la continuazione dei loro traffici e chi invece ritiene che gli islamici chiederanno la resa anche del governo. Un governo che solo un paio di Paesi riconoscono ma che ha il sostegno di buona parte della comunità internazionale (solo gli americani hanno preferito affidare le loro sorti ai signori dell'Alleanza ora sconfitti). Se i fondamentalisti chiederanno al governo di sciogliersi, Abdullahi Yussuf sarebbe costretto a ritirarsi di nuovo nei suoi territori del nord, lasciando tutto il sud della Somalia in mano agli islamici. Per altro sembra che uno dei leader storici degli islamici, lo sceicco Hassan Daher Awes, abbia chiesto al governo di entrare al posto dello sconfitto Qanyare Afrah, che era ministro della sicurezza nazionale nel governo di Abdullahi. Dunque la situazione è assai confusa e solo nei prossimi giorni si potrà capire qualcosa di più. Infine ci si domanda con apprensione cosa faranno gli americani e gli etiopi. Possono permettersi un Paese talebanizzato? Gli americani sono convinti, a torto o a ragione, che la Somalia diventerà un nuovo Afghanistan dove ci sarà qualcuno pronto a organizzare un nuovo 11 settembre.

Approfondimenti:

"Ovviamente, la gente non vuole la guerra. Perché mai un contadino pezzente dovrebbe rischiare la vita in guerra quando il massimo che ne può ottenere è tornare alla sua fattoria tutto intero. Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né America, e per quello neanche in Germania. Questo è ben chiaro. Ma, dopo tutto, sono i capi della nazione a determinarne la politica, ed è sempre piuttosto semplice trascinare la gente dove si vuole, sia all'interno di una democrazia, che in una dittatura fascista o in un parlamento o in una dittatura comunista. [...] La gente può sempre essere condotta ad ubbidire ai capi. È facile. Si deve solo dirgli che sono attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualunque paese.", Hermann Wilhelm Göring

5 giugno 2006

¿Em podria ajudar?

Hola! Vi scrivo dall'aeroporto di Zurigo in attesa del mio volo delle otto e mezza di sera. Come avrete intuito la mia breve, ma intensa, esperienza a Barcellona è giunta al suo termine. Nonostante la presenza di molti starbucks coffee con connessione wi-fi nella città catalana, non ho avuto il tempo materiale per aggiornare il blog. Effettivamente sei giorni di tempo per visitare una città sono pochi, nonostante la rete di trasporti pubblici sia efficientissima e funzionante fino alle 2 della notte. Non ho nemmeno avuto troppo tempo per informarmi, ma da domani riprenderò seriamente la mia attività di blogger. In compenso ho svolto un'intensa attività di fotografo, finendo 3 rullini da 36 scatti (sono un appassionato di fotografia, e il mio rapporto privilegiato con la mia nikon "analogica" non sarà mai messo in discussione da macchine digitali). Provvederò appena possibile a creare un album virtuale che documenti la mia esperienza. Posso anticiparvi le principali mete che ho visitato: ovviamente la Sagrada Familia, Las Ramblas (o Les Rambles, in catalano), Plaça Reial, il Porto Antico (statua di Cristoforo Colombo compresa), Park Guell, La Pedrera, il il Paseig de Gracia, il Poble Espanyol a Montjuic, il Barri Gòtic, la casa di Gaudì e ho avuto anche la fortuna di visitare la mostra (110 opere) in onore di Andy Warhol al Museu Diocesà. Al contrario mi sono lasciato sfuggire il Museu de l'eròtica, per chi dovesse essere curioso fornisco il collegamento. Per quanto riguarda il programma di Fabio Volo, viene trasmesso da un attico di una casa d'epoca (dovrei aver fatto una foto) lungo Les Rambles, mi è capitato di passarci una volta durante la messa in onda, e nella piazzetta davanti all'edificio si era raggruppato un numero di persone abbastanza numeroso, ho quindi preferito proseguire sulla mia strada. Durante la mia permanenza ho avuto delle difficoltà comunicative, in quanto ai miei primi discorsi in inglese ricevevo risposte in spagnolo, e quando finalmente sono riuscito a barcamenarmi con la lingua nazionale ecco che è spuntato il catalano, idioma a me, e agli spagnoli stessi, sconosciuto. Durante le mie pause ho trovato il tempo per leggere qualche libro, fra cui "I sommersi e i salvati" di Primo Levi (l’häftling ovvero "pezzo" 174517), testo che mi ha fornito la frase più consona da mettere in calce, come è mia abitudine fare, al post "The Agitator", su Oriana Fallaci: «E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto ... occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare degli incantatori, da quelli che dicono belle parole non sostenute da buone ragioni».
Ho scelto di pubblicarla qui e non di correggere il post in questione perchè volevo che anche questo intervento, per quanto possa essere frivolo, potesse essere spunto di riflessione per i lettori dopo la pausa "lavorativa" che mi ero preso. Un saluto e a domani.

"Tots els éssers humans neixen lliures i iguals en dignitat i en drets. Són dotats de raó i de consciència, i han de comportar-se fraternalment els uns amb els altres.", Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - Art.1, estratto in lingua catalana