É curioso che proprio lui, Paul Wolfowitz (nella foto), sia arrivato impreparato davanti alla regola di entrare scalzi in una moschea. I calzini bucati del falco neocon, promosso dall'amico George a presidente della Banca Mondiale, sono finiti in prima pagina su tutti i quotidiani del globo. Ma suona veramente strano che il banchiere abbia rimediato questa figura barbina. Soprattutto se si considera che dall'86 e nei 3 anni successivi è stato ambasciatore in Indonesia, la più grande nazione musulmana del mondo. Nel mondo islamico il nome di Wolfowitz riassume tutto ciò che è andato storto nella politica americana in medio oriente negli ultimi 30 anni. I suoi esordi al Pentagono risalgono al '77 (amministrazione Carter), dove si mette in luce per il suo studio che titola "Radicalismo arabo e atteggiamenti anti-occidentali". Un degno maestro per il nostro Magdi Allam, insomma. Negli anni Novanta sforna però il suo capolavoro: egli è infatti uno dei firmatari nonchè fondatore del PNAC (acronimo di Project for the New American Century), il think-tank che elabora incessantemente piani di politica estera che spesso si rivelano previsioni di ciò che è successivamente avvenuto (11 settembre su tutti). Diventato sottosegretario alla difesa pensa bene di continuare a sostenere la causa dell'imperialismo neocon, animando un'intelligence parallela, l'Osp, al servizio esclusivo del vicepresidente Cheney, che è stata decisiva per costruire il teorema delle armi di distruzione di massa che ci ha portati in Iraq. Con questo curriculum è d'obbligo l'attenzione all'abbigliamento quando si entra in una moschea. A meno che, quegli alluci al vento, non siano un messaggio in codice ai paesi del terzo mondo, diretti interessati del finanziamento e dell'assistenza (realisticamente si tratta di un giogo economico) della Banca Mondiale. Sembrerebbe infatti che dietro alla nomina di Wolfowitz, ci sia l'intenzione dell'amministrazione Bush di apportare spietati tagli al budget dell'istituzione.
31 gennaio 2007
I calzini del banchiere
É curioso che proprio lui, Paul Wolfowitz (nella foto), sia arrivato impreparato davanti alla regola di entrare scalzi in una moschea. I calzini bucati del falco neocon, promosso dall'amico George a presidente della Banca Mondiale, sono finiti in prima pagina su tutti i quotidiani del globo. Ma suona veramente strano che il banchiere abbia rimediato questa figura barbina. Soprattutto se si considera che dall'86 e nei 3 anni successivi è stato ambasciatore in Indonesia, la più grande nazione musulmana del mondo. Nel mondo islamico il nome di Wolfowitz riassume tutto ciò che è andato storto nella politica americana in medio oriente negli ultimi 30 anni. I suoi esordi al Pentagono risalgono al '77 (amministrazione Carter), dove si mette in luce per il suo studio che titola "Radicalismo arabo e atteggiamenti anti-occidentali". Un degno maestro per il nostro Magdi Allam, insomma. Negli anni Novanta sforna però il suo capolavoro: egli è infatti uno dei firmatari nonchè fondatore del PNAC (acronimo di Project for the New American Century), il think-tank che elabora incessantemente piani di politica estera che spesso si rivelano previsioni di ciò che è successivamente avvenuto (11 settembre su tutti). Diventato sottosegretario alla difesa pensa bene di continuare a sostenere la causa dell'imperialismo neocon, animando un'intelligence parallela, l'Osp, al servizio esclusivo del vicepresidente Cheney, che è stata decisiva per costruire il teorema delle armi di distruzione di massa che ci ha portati in Iraq. Con questo curriculum è d'obbligo l'attenzione all'abbigliamento quando si entra in una moschea. A meno che, quegli alluci al vento, non siano un messaggio in codice ai paesi del terzo mondo, diretti interessati del finanziamento e dell'assistenza (realisticamente si tratta di un giogo economico) della Banca Mondiale. Sembrerebbe infatti che dietro alla nomina di Wolfowitz, ci sia l'intenzione dell'amministrazione Bush di apportare spietati tagli al budget dell'istituzione.
26 gennaio 2007
Terra di nessuno
(fonte: peacereporter.net, Matteo Fagotto)Non è più il far west delle scorse settimane, ma in Somalia la stabilità resta un’utopia. Il giorno dopo il ritiro da Mogadiscio di 200 soldati etiopi, l’aeroporto della capitale è stato bombardato da colpi di mortaio che hanno provocato almeno 4 morti. L’Unione Africana non riesce a organizzare l’invio dei peacekeepers promessi, nonostante il governo assicuri che i primi berretti verdi arriveranno entro una settimana. Intanto, continuano i raid statunitensi nel sud del Paese, a caccia degli islamisti nascostisi nelle foreste. Le vittime degli ultimi bombardamenti sarebbero almeno venti.
“L’attacco all’aeroporto è avvenuto verso le 11.30, durante l’ora di punta, poco dopo l’atterraggio del personale Onu – racconta a PeaceReporter Sahal Abdulle, giornalista somalo – una selva di proiettili di mortaio ha colpito sia l’interno che l’esterno dell’aeroporto, dove sostavano alcuni venditori. Almeno 5 persone sono rimaste ferite, tre in maniera grave”. L’attacco è avvenuto poco dopo il ritiro di alcuni contingenti etiopi, a cui però il nostro interlocutore non dà importanza. “E’ poco più che propaganda per soddisfare le pressioni della comunità internazionale e della popolazione, la cui insofferenza verso gli occupanti stava crescendo – continua Abdulle –. Gli etiopi continuano a stazionare in città: ieri 43 camion militari sono usciti dalla città in questa sorta di show, ma altri 43 ne sono entrati dalla direzione opposta. Hanno semplicemente fatto rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta”. Una visione che contrasta con la versione ufficiale di Addis Abeba, che continua a sostenere come la sua missione sia terminata e il ritiro degli uomini, concordato in tre fasi, sia effettivamente iniziato.
L’ultima di queste fasi dovrebbe coincidere con l’arrivo dei primi peacekeepers dell’Unione Africana. Nelle intenzioni almeno 9 mila uomini dovrebbero essere schierati nel Paese, ma finora solo il Sudafrica (previa approvazione del Parlamento) e il Malawi hanno effettivamente messo a disposizione un totale di 2.500 uomini. L’Unione Europea, che ha promesso un contributo per finanziare la missione, tentenna. “L’Ue chiede delle garanzie, in primis che venga revocata la legge marziale perché il regime somalo attuale sembra in modo preoccupante una dittatura” rivela Abdulle. Il primo ministro, Mohammed Ghedi, continua a sostenere che i primi uomini dell’Ua arriveranno entro una settimana, ma la situazione sul campo sembra suggerire tutt’altro. Intanto, nel sud continua la battaglia con i superstiti delle Corti islamiche. Nel “mar nero”, come sono chiamate le fitte foreste della parte meridionale del Paese, le truppe governative non sembrano aver acquisito un vantaggio decisivo. “Ieri, alcuni ufficiali Usa hanno ammesso l’organizzazione di nuovi raid aerei avvenuti lunedì scorso – continua Abdulle – ma non è chiaro che zona sia stata colpita. Sarà necessario trattare con le Corti, almeno con l’ala moderata, per avviare un processo di riconciliazione nazionale. Solo così la situazione interna potrà stabilizzarsi e Mogadiscio potrà smettere di essere una città armata fino ai denti”. Un suggerimento che i mediatori europei e nordamericani sembrano voler seguire, sponsorizzando il dialogo tra il governo e Sheikh Sharif Ahmed, il leader dell'ala moderata delle Corti catturato recentemente in Kenya. Dialogo a cui, finora, il governo somalo sembra prestarsi più per le pressioni degli alleati che per volontà propria.
"Fino a quando il colore della pelle sarà più importante del colore degli occhi ci sarà sempre la guerra", Bob Marley
24 gennaio 2007
L'incredibile AIDS
Questa è la storia vera ed incredibile di una epidemia inventata. Questa è la storia di un colossale affare in cui multinazionali, ricercatori, associazioni e istituti sanitari senza scrupoli hanno utilizzato il terrorismo sanitario al servizio del loro enorme business. E la storia di come, purtroppo, molti esseri umani inconsapevoli siano finiti nella macina, uccisi dalle stesse "terapie" che dovevano curarli. "Tutti sono pronti a credere che la CIA menta, che il governo menta, che l'FBI menta, che la Casa Bianca menta. Ma che menta l'Istituto di Sanità no, non è possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa differenza, nemmeno la storia di come Gallo scoprì il virus, nemmeno il fatto che sia uno scienziato screditato e condannato per truffa. La strategia dell'establishment è sempre la stessa: ignorare. Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si accorge che c'è qualcosa di strano?". Harvey Bialy, microbiologo.23 gennaio 2007
Leoni sfrattati
In occasione dell'ennesimo video, diffuso da Al-Ciaeda, in cui Al Zawahiri invita Bush a spedire altri 20.000 soldati affinchè possano stanarlo, pubblico una notizia passata in secondo piano settimana scorsa:22 gennaio 2007
Bolla di sapone?
Tutto come previsto. Rischiano il processo Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, autori del film-documentario 'Uccidete la democrazia', nel quale si denunciavano brogli elettorali da parte del Polo. I pm della procura di Roma, Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy, hanno chiuso l'indagine con il deposito degli atti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio, ipotizzando a carico dei due registi la "diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" (articolo 656 del codice penale). Poco importa se da più di dieci anni il capo di uno dei principali partiti italiani, mentre dovrebbe assicurare la regolarità del voto, accusa l’opposizione di brogli ancor prima che avvengano le elezioni, rimanendo impunito. Poco importa se questa possibilità di processo a carico dei due autori suoni come un deterrente verso qualsiasi forma di giornalismo d'inchiesta, pena la criminalizzazione del loro lavoro. Poco importa se nessuna grande firma, visto che quelle piccole sono ormai tutte "embedded", si sia degnata di dedicare almeno qualche riga di solidarietà ai propri colleghi, meglio usare inchiostro per riabilitare un Moggi o un Lele Mora. L'ennesima bolla di sapone tutta italiana verrà archiviata, un pareggio che fa contenti tutti, meno che i cittadini.- Il broglio, lo spoglio, lo sbaglio, di Angelo Saso
- Il segreto delle urne, di Martino Seniga e Angelo Saso
- La notte dell'imbroglio, 3 post di Svolte Epocali dedicati a questo tema
21 gennaio 2007
Oboli culturali
É notizia di ieri che la Corte di Cassazione ha stabilito che scaricare da internet file e programmi protetti dal copyright - i diritti d'autore - o metterli a disposizione di altri utenti non e' un reato, se l'attivita' non ha scopi di lucro. La sentenza si riferisce però a fatti avvenuti nel 2000, quindi nulla toglie al Decreto Urbani del 22 maggio 2004, che prevede sanzioni penali per chi usufruisce di prodotti scaricati da programmi P2P, perchè danneggia l'industria musicale e cinematografica. Ma vediamo un po' quali sono le voci alla casella "introiti" per queste lobby.19 gennaio 2007
Svanite nel nulla
"Sono sparite, forse distrutte, le due bottiglie molotov che costituiscono una prova determinante nel processo contro gli alti dirigenti di polizia coinvolti nella sanguinosa notte dei manganelli alla scuola Diaz, durante il G8, nel luglio 2001. Sono le armi con le quali si sarebbe tentato di giustificare l’irruzione nei locali trasformati in dormitorio per i manifestanti e l’arresto di 93 persone (93 racconti di pestaggi a freddo), riconosciute poi da un funzionario di polizia come le molotov sequestrate ore prima durante i disordini in altra parte della città."
[Pag.128 del libro "*Sragione di stato" di Camillo Arcuri]
17 gennaio 2007
La guerra segreta
George Bush ha iniziato una guerra sotterranea contro l'Iran e la Siria? Alcuni oppositori dell'amministrazione neocon hanno iniziato a chiederselo da quando, l'11 gennaio, delle truppe americane hanno fatto irruzione in un ufficio di rappresentanza iraniana nella cittadina di Arbil, nel nord dell'Iraq, zona abitata da curdi, e hanno effettuato diversi arresti. O meglio, sequestri. Un primo segnale d'allarme c'era già stato durante il discorso di Bush sulla nuova strategia in Iraq, egli infatti aveva promesso una rapida interruzione del flusso di risorse belliche che partendo da Siria e Iran raggiungevano i sostenitori della resistenza irachena. A seguito di questi sviluppi il senatore Joseph Biden, dopo uno sterile colloquio con Condoleeza Rice, ha inviato una lettera ufficiale al Presidente stesso, in cui sollecita la risposta a due domande: l'amministrazione Bush ha intenzione di mandare commandos in Siria e in Iran ma soprattutto, un'azione del genere sarebbe autorizzata anche senza l'assenso del Congresso?16 gennaio 2007
Se Al Qaeda non esistesse...
di Massimo FiniSe Al Qaeda non esistesse - come probabilmente non esiste - gli americani se la sarebbero inventata. Perchè adesso ogni loro violazione del diritto internazionale, ogni aggressione, ogni atto di pirateria di Stato, ogni occupazione, ogni invasione, ogni bombardamento viene giustificato col fatto che si volevano colpire terroristi o anche «presunti terroristi» (la presunzione è più che sufficiente) di Al Qaeda o anche solo «presumibilmente» legati ad Al Qaeda. Così sono stati motivati anche i tre raid aerei compiuti nei giorni scorsi nel sud della Somalia che hanno provocato, come minimo, trenta vittime civili: e si volevano colpire terroristi o «presunti» terroristi, «presumibilmente» legati ad Al Qaeda e, sempre presumibilmente, responsabili degli attentati antiamericani del 1998 in Kenya e Tanzania. Pretesto risibile. Non tanto perchè nel 1998 Al Qaeda non esisteva ancora nemmeno nelle invenzioni del Pentagono e perchè è poco credibile che gli americani abbiano individuato proprio oggi gli autori di attentati compiuti nove anni fa, ma perchè i bombardamenti sono avvenuti, guarda caso, proprio nella zona dove le truppe etiopi, che hanno invaso la Somalia , stanno combattendo, - subendo forti perdite - le Corti Islamiche che, fino all'invasione, governavano la Somalia con l'appoggio della popolazione. L'intervento americano c'è stato perchè i carri armati etiopi, intrappolati in un bosco di acacie, si trovavano in gravissima difficoltà e non bastavano più. Ci voleva l'aviazione. Ecco allora i bombardamenti dei C130 "Spectre" americani che sono durati due interi giorni e sono stati "a tappeto" e niente affatto mirati, tant'è che nessuno dei presunti ricercati è stato ucciso o ferito.
L'intervento americano conferma ciò che già si sapeva ma che veniva pudicamente taciuto. E cioè che l'invasione della Somalia da parte dell'Etiopia non è avvenuta semplicemente con la benevolenza degli Stati Uniti, ma che gli americani ne sono stati gli istigatori e che sono alleati degli etiopi in questa guerra di aggressione. Quali erano le colpe della Somalia? Di avere un governo, quello delle Corti Islamiche, che non corrisponde ai canoni della democrazia e della cultura occidentali. Sembra che questo ormai basti per attaccare un Paese e occuparlo. Così è stato nel 1999, quando nessuna guerra al terrorismo era in corso e l'11 settembre era al di là da venire, con Milosevic, nel 2001 con i Talebani, nel 2003 con Saddam Hussein, nel 2007 con la Somalia, mentre sono già stati approntati i piani per spazzare con l'atomica, via Israele, il governo teocratico di Teheran. Le democrazie occidentali sembrano aver preso il posto delle dittature nazifasciste degli anni Trenta. Quelle volevano spazzar via dalla faccia della terra le democrazie «giudo-pluto-massoniche», queste tutto ciò che non è «democratico». È cambiato qualcosa? No. A una protervia se ne è sostituita semplicemente un'altra. Questa volta le Nazioni Unite, l'Unione Europea, moltissimi Stati occidentali fra cui persino la Norvegia che, chiusa nel proprio isolamento, di solito si tiene alla larga da queste questioni, hanno condannato i raid americani in Somalia. Ed era ora. Perchè gli Stati Uniti stanno assumendo il ruolo che Adolf Hitler ha avuto negli anni Trenta e, col pretesto di combattere il terrorismo che invece in questo modo favoriscono, ci stanno portando verso una nuova, e ancor più globale e terrificante, guerra mondiale.
"Non si può prevenire e preparare una guerra allo stesso tempo", Albert Einstein
13 gennaio 2007
Il gene del destino
Recentemente il dramma di una famiglia statunitense si è trasformato in caso mediatico. Mi riferisco ad Ashely, una bimba di 9 anni a cui è stato bloccato completamente lo sviluppo fisico, oltre ad essere ferma ad un'età cerebrale di 3 mesi, per evitarle future sofferenze. La bimba pesa 34 chili ed è alta un metro e 30 centimetri ed è dal 2004 che è sottoposta a questo genere di operazioni. Ovviamente ne è scaturito subito un caso mediatico, inentrato su temi di etica e di morale. La mia scelta è controcorrente, non è mia intenzione valutare se i genitori hanno intrapreso la strada migliore per la propria figlia. Anche perchè rispetto all'Europa, Gli Stati Uniti hanno intrapreso la linea della bioetica procedurale. Questo vuol dire che non si interessano di ciò che è giusto o sbagliato, ma individuano chi può prendere la decisione, come nel caso di Terry Schiavo. Quindi il biodiritto americano è un diritto dove l'aspetto sociale è venuto meno lasciando spazio solo alla questione individuale. I genitori, che sono i tutori della bambina, sono stati autorizzati a scegliere per il cosiddetto "suo bene", che non è un bene obiettivo. Inoltre questo caso è davvero sorprendente e non ha ancora la dignità dell'atto medico riconosciuto. Non è tanto utile quindi soffermarsi sulle motivazioni della famiglia, non sono utili a chiarire quanto la scelta dei genitori sia stata libera e incondizionata. É invece più interessante concentrarsi sul CV di coloro che con le loro pubblicazioni, on-line e non, sostenevano in toto la famiglia. Tra questi spicca un certo George Dvorsky. Questo signore è il fondatore della Toronto Transhumanist Association (TTA) (a nonprofit membership organization which works to promote discussion of the possibilities for radical improvement of human capacities using genetic, cybernetic and nano technologies). Il tema del transumanesimo era già stato affrontato qui un mese e mezzo fa, a seguito di una puntata di "C'era una volta" [*articolo sul blog]. Penso quindi che sia condivisibile avere dei timori nei confronti di uno staff che abbraccia una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana, che ricorda molto la realtà ipotizzata da Andrew Niccol nel suo film "Gattaca - La porta dell'universo". Allo stesso modo non è poi così infondato sospettare che un individuo in certe condizioni fisiche possa essere un'ottima cavia, e mi scuso per la cruda definizione, ma è il termine che meglio calza, per ottenere dei risultati in questo senso. Dalla mia analisi delle occupazioni dell'entourage che segue la piccola nasce quindi la sensazione che questi genitori statunitensi abbiamo preso troppo alla lettera la visione catastrofica prospettata da alcuni medici, molti dei quali, mi permetto, forse erano più interessati alla "sperimentazione" che al benessere del paziente. 11 gennaio 2007
Pezzi di stoffa
«Ho abbandonato da tempo il buonismo. Sono una donna di destra e passo dalla parola ai fatti: presenterò una proposta di legge perché venga vietato in Italia l'uso di qualsiasi tipo di velo fino a 18 anni. Ritengo che il velo non sia un simbolo di libertà, ma di sottomissione. Voglio avere la certezza che non ci siano donne, almeno nel nostro Paese, obbligate a metterlo. Proporrò questa legge per la fede che ho in chi vuole riformare l'islam e per la battaglia che sto facendo per le donne». Questa la proposta di legge di Daniela Santanchè ai microfoni di 'RTL' dopo le minacce di morte ricevute ieri per la sua battaglia contro la discriminazione delle donne musulmane. Posizione forzata o corretta? Certo è un fatto che una minaccia di morte è cosa gravissima che mai dovrebbe capitare in uno stato democratico e civile come l'Italia. Ma la proposta della Santanchè può essere percorribile? La parlamentare di AN non tiene conto di diversi aspetti e la sua legge potrebbe costituire un temibile precedente per qualsiasi iniziativa che possa minare la libertà individuale.Innanzitutto parte dal presupposto che a queste minoranze è necessario lo Stato e il suo intervento a mano armata (può sembrare un'espressione forte, ma di fatto la legge si fa rispettare così), nonostante questi soggetti vivano non in un mondo chiuso, ma aperto ed esposto alle tendenze della moda, alla televisione, alla pubblicità e soprattutto al rapporto (sia nel dialogo che nel confronto visivo) con i propri coetanei. Si pressuppone quindi che qualunque musulmana indossatrice di velo sia condizionata a priori, plagiata dagli adulti. Se anche questa possibilità fosse reale nella stragrande maggioranza dei casi è forse più utile che lo Stato intervenga attraverso la scuola e convinca gli studenti ad abbandonare volontariamente i propri simboli religiosi qualora siano una turbativa per il regolare svolgimento delle lezioni scolastiche. Proprio come avviene in Olanda.
In secondo luogo la libertà di religione include anche il diritto di indossare i propri simboli, ovviamente escludendo quei casi di fanatismo che però sono già condannati dalla legislazione europea. Si rischia quindi di creare un precedente che in futuro potrebbe aprire la strada ad altri fanatici come la Santanchè che potranno spingere per la proibizione della kippà, del turbante o del crocifisso.
Infine un'ultima osservazione, che si ricollega al punto precedente. Si è fatto spesso riferimento qui alla mancanza di libertà religiosa che caratterizza diversi paesi mediorientali. Osservazione giustissima, basti pensare all'integralista Arabia Saudita (il suo integralismo ha causato anche quella che è l'attuale situazione in Somalia) dove è proibito costruire luoghi di culto ai non musulmani o celebrare cerimonie religiose. Questo divieto del foulard rischia di diventare un'ombra per quello che potrebbe essere un buon esempio di integrazione che deve assolutamente partire dall'Europa, perchè esistono le premesse culturali e storiche affinchè tale integrazione si realizzi (Al-Ciaeda permettendo).
10 gennaio 2007
Paese che vai, multinazionale che trovi
(fonte: movisol.org)Già ad una indagine preliminare risulta evidente che dietro la guerra in Somalia si muovono i grandi interessi minerari e petroliferi della sfera d'influenza britannica. Questi interessi sono particolarmente attivi nello stato somalo del Puntland, a cavallo del Corno d'Africa tra Somalia Meridionale e Somaliland. C'è da notare che sia il Puntland che il Somaliland sono fortemente autonomi. Il primo si è dichiarato stato autonomo indipendente con governo proprio, mentre il secondo ha richiesto il riconoscimento completo dell'indipendenza. Gli etiopi hanno sostenuto le manovre secessionistiche dei due stati. Tra i motivi c'è il fatto che negli anni Settanta la Somalia iniziò una guerra rivendicando il possesso territoriale della regione etiope dell'Ogaden, così come il desiderio di Addis Abeba di procurarsi lo sbocco al mare che le fu tolto con la secessione dell'Eritrea. Nel 2005 il governo del Puntland firmò un contratto con una misteriosa impresa chiamata Consort Private Ltd., registrata alle Maldive ma guidata dagli uffici dell'avvocato inglese Anthony Black. Con quel contratto la Consort ottenne la concessione completa dei diritti minerari e petroliferi del Puntland. La Consort poi cedette il 50,01% di quei diritti all'australiana Range Resources Ltd. La Range è presieduta da sir Sam Jonah, presidente della Anglo Gold Ashanti, impresa leader nell'estrazione dell'oro. Jonah figura anche nel cda di Anglo American Corporation e in quello di altre grandi imprese anglo-americane. La Range sta procedendo con le rilevazioni e inizierà presto le trivellazioni nel Puntland. Tra i suoi soci figurano la Canmex canadese, una sussidiaria della Lundin Mining company. Quest'ultima appartiene alla famiglia Lundin, il cui patriarca Adolf è recentemente scomparso, ed opera nel settore minerario e petrolifero in Russia, Scandinavia, Africa e Sud America. E' attiva in particolare nelle regioni più devastate dalla guerra come la Repubblica Democratica del Congo e il Sudan. Adolf Lundin era molto vicino alla oligarchica famiglia svedese Axson Johnson e si può dire che la Lundin, del cui cda fa parte l'ex premier svedese Carl Bildt, in effetti altro non sia che una facciata degli interessi della Axson Johnson. Un'altra impresa che figura in questo contesto è la Middle East Petroleum Services, diretta da un certo Ken Fellow. Registrata nel Dubai, questa impresa è nata dalla vecchia Iraq Petroleum Company, che sebbene sia stata nazionalizzata alcuni decenni è ancora registrata nel Dubai e a Londra. Tra i suoi azionisti figurano Total, Mobil, Exxon e Partex. Sebbene l'accordo che concede all'impresa diritti minerari in Somalia sia stato inizialmente osteggiato dal Primo ministro Geedi, capo del governo di transizione, nel 2005, questi successivamente ne è diventato un entusiasta sostenitore. I problemi poi cominciarono quando le Corti Islamiche iniziarono a prendere il controllo del territorio rivendicato dal Puntland.
"La fine del ventesimo secolo ha visto scomparire il colonialismo, mentre si ricomponeva un nuovo impero coloniale. Nel territorio degli Stati Uniti non c'è nessuna base militare straniera, mentre ci sono basi militari statunitensi in tutto il mondo", José Saramago
9 gennaio 2007
Beneficenza nociva
(fonte: lastampa.it)Una lunga e documentatissima inchiesta, pubblicata a puntate sul quotidiano Los Angeles Times, getta un’ombra sulla Fondazione di Bill Gates. In sostanza, l’uomo più ricco del mondo, fondadore della Microsoft, viene accusato di finanziare società che contribuiscono, con l’inquinamento o con alti prezzi dei farmaci, a creare i problemi che la sua fondazione cerca di contrastare. Insomma con una mano il filantropo distribuisce vaccini e aiuta a combattere malattie devastanti che tormentano l’Africa, con l’altra riproduce gli stessi guasti. La «Bill & Melinda Gates Foundation» è un gigante della beneficenza: ha 35 miliardi di patrimonio e altri 31 miliardi sono in arrivo da Warren Buffett, il secondo uomo più ricco del mondo. Buffett è una leggenda vivente nel mondo altalenante della borsa, uno dei pochi «sopravvissuti» al crollo delle borse degli ultimi anni. La Fondazione conta dunque su un patrimonio superiore al pil del 70 per cento dei Paesi del mondo. Secondo l’inchiesta del Los Angeles Times, Gates ha per esempio riversato 218 milioni di dollari in vaccini contro la polio e il morbillo in varie parti del mondo, compreso il Delta del Niger, contemporaneamente, però, ha investito 423 milioni in società che il quotidiano accusa di essere tra i maggiori responsabili delle malattie respiratorie che affliggono i bambini dell’area: Royal Dutch Shell, Eni, Exxon Mobil, Chevron e Total. Entrando nel concreto il quotidiano americano ha raccontato la vicenda di Justice Eta, un bimbo di 14 mesi che, a Ebocha, in Nigeria, ha ricevuto i vaccini pagati da Gates. Justice, come molti altri bambini del suo villaggio, è afflitto da quella che la gente del posto chiama «la tosse», una difficoltà respiratoria che i medici locali attribuiscono ai fumi e alla fuliggine espulsi ogni giorno dalla torre di un impianto dell’Eni le cui fiamme illuminano costantemente Ebocha. Più in generale la «Bill & Melinda Gates Foundation» sostiene finanziariamente società che figurano nelle liste dei peggiori inquinatori, come Dow Chemical e Tyco International, i maggiori enti petroliferi al mondo e società farmaceutiche accusate di mantenere troppo alti i prezzi dei prodotti contro l’Aids. Come gran parte degli enti che, negli Stati Uniti, si dedicano a opere di filantropia, la Gates Foundation dona ogni anno almeno il 5 per cento del patrimonio, per evitare eccessi di tassazione: una percentuale che nel 2005 è risultata pari a 1,4 miliardi di dollari. Il restante 95 per cento del patrimonio viene invece investito e la struttura creata dai Gates prevede ampia autonomia per i manager degli investimenti, che operano in una realtà separata rispetto a chi si occupa di distribuire i fondi. La Gates Foundation in altre parole ha scelto di fare investimenti «alla cieca». Senza cioè coinvolgersi nelle decisioni e nelle strategie delle società nelle quali riversa centinaia di milioni di dollari. Ma altri colossi della filantropia, tra cui la Ford Foundation, hanno imboccato strade diverse, scegliendo di avere voce in capitolo nelle società in cui investono e considerando anche il loro impatto sull’ambiente. Per Gates il risultato economico è incoraggiante, non altrettanto quello etico. Gates contribuisce infatti ad attività ritenute responsabili di diffondere la malaria, il colera, patologie respiratorie e anche l’Hiv (gli operai degli impianti petroliferi africani e i soldati che li proteggono creano le condizioni per un ambiente di prostituzione che favorisce la diffusione del virus).
"Siamo spesso da biasimare in questo, ho ben provato che con aria devota e una azione pia inzuccheriamo lo stesso diavolo", V
8 gennaio 2007
La religione dell'odio razziale
Ogni tanto capita che i giornalisti a servizio della propaganda sbaglino. Accade raramente, ma si tratta di occasioni da non perdere per verificare quanto i notiziari siano in grado di controllare il pensiero dei destinatari. Mi riferisco al caso della strage di Erba. Una vicenda di cronaca nera che inizialmente si prestava benissimo a fomentare la religione dell'odio razziale che alimenta la stragrande maggioranza delle guerre attualmente combattute nel globo terracqueo. Notizia che avrebbe alimentato i pregiudizi nel pubblico etichettando l'oggetto "immigrato", bersaglio della campagna propagandistica, come qualcosa che la gente teme, odia, evita o trova indesiderabile e che è una minaccia della società. L'evolversi della vicenda si è rivelato però nefasto ai fini di tale scopo, perchè sembrerebbe che a macchiarsi di tale strage sia stata una coppia di coniugi italiani. Abilità dei giornalisti nostrani sarà quella di rendere tale caso come specchietto per le allodole, per non parlare di quello che sta accadendo in Somalia, dei minatori siberiani o dei piani mediorientali di Israele. Queste generalizzazioni sono utilizzate anche per fornire risposte semplici a problemi sociali complessi, politici, economici o militari. Sono sempre presentate come minaccia per ogni singolo cittadino, per alimentare una delle meglio riuscite tecniche di produzione della propaganda, "l'Effetto gregge", che consiste nel persuadere il pubblico a prendere una certa strada perché "tutti gli altri lo stanno facendo. Vi vogliono pieni di emozioni negative perchè è più facile dividere la gente emozionalmente che intellettualmente. Se rimuoviamo il pensiero critico, la gente viene manipolata più facilmente. Questa operazione è attuata continuamente mescolando, colpendo, eccitando tutti noi uno contro l'altro in minoranze polarizzate, separate, vittimizzate, circondate dai nemici. Citando Catone, politico romano: "Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur (Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto)"."Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità", Paul Joseph Goebbels
5 gennaio 2007
La svolta democratica
(fonte: NYTimes)4 gennaio 2007
L’anno del maiale
(fonte: unità.it - Marco Travaglio)3 gennaio 2007
Per chi suona la campana?
(fonte: ansa)2 gennaio 2007
La coscienza dell'occidente
In questi giorni sono stato lontano dall'Italia, ma i giornali acquistati sporadicamente mi hanno permesso di farmi un'idea che spero sia sufficientemente obiettiva sui recenti avventimenti di politica estera. Mi riferisco ovviamente all'esecuzione trasmessa a reti unificate del possessore di armi di distruzione di massa e dell'amico fraterno di Al-Qaeda, Saddam Hussein. Inutile far notare l'infondatezza delle motivazioni su cui si basava l'intero impianto propagandistico che sponsorizzava l'esportazione di democrazia nello stato mediorientale. Sarebbe stato forse più utile conservare i ritagli di giornali datati marzo 2003 per poterli confrontare con quelli degli ultimi giorni, sarebbe un interessante esperimento mediatico per pesare il livello di propaganda che i media hanno raggiunto. Gli stessi che infatti parlavano di WMD si trovano ora a ripetere costantemente una formula cucita su misura per la situazione: "Condanniamo i crimini commessi da Saddam, ma la pena di morte non è certo una soluzione ai problemi dell'Iraq". Tutto in nome del politically correct, per sottolineare che noi siamo meglio di loro, e che noi, essendo più civili, dobbiamo dare il buon esempio affinchè l'Iraq sia democratizzato. Salvo poi scoprire che alla vergogna di Saddam ad Abu Grahib abbiamo aggiunto la nostra. La messa giudizio di Saddam è stata parziale e lacunosa, con l'esecuzione si è infatti troncato un altro procedimento in corso (per l'uso di armi chimiche ad Al-Anfal) e si è impedita la tenuta di ulteriori processi per imputazioni ancora più gravi. Se si è scelto di procedere con un processo perchè poi questa decisione di chiudere la vicenda con un'esecuzione sommaria? Sia chiaro, non si sta ipotizzando una potenziale innocenza, Saddam i curdi li ha gasati, ma è altrettanto certo che le armi chimiche non le abbia raccolte dai palmeti di Bagdad. Saddam nell'80 ha portato alla morte un milione e mezzo di iraniani durante la sua invasione, ma Teheran non ha avuto la possibilità di processarlo e giudicarlo perchè altrimenti egli al banco degli imputati avrebbe mostrato la nostra colpevolezza. Chi aveva quindi paura delle possibili rivelazioni di Saddam in altri processi, più importanti di quello che si è chiuso con l'impiccagione? Ci troviamo quindi di fonte a un dittatore creato e poi distrutto dall'America, che non è stato fedele fino in fondo come il compianto Pinochet, il dittatore cileno che nei giorni dei suoi funerali i nostri opinionisti hanno anche riscoperto economista (salvo dimenticarsi che i suoi tagli pubblici facevano aumentare del 10% le epidemie di tifo ogni anno) . In un Iraq che è solamente un campo di battaglia, la logica della democrazia segue i numeri dei cittadini morti ammazzati per strada e delle autobomba esplose. La condanna a morte di Saddam, in un remake di Norimberga, è la conseguenza di una sentenza depositata a priori. Caso chiuso e Capodanno con il patibolo.






