26 febbraio 2007

Oppio e Afghanistan/2

(fonte: Afghanistan Opium Survey 2004)



The United Nations has announced that opium poppy cultivation in Afghanistan has soared and is expected to increase by 59% in 2006. The production of opium is estimated to have increased by 49% in relation to 2005. The Western media in chorus blame the Taliban and the warlords. The Bush administration is said to be committed to curbing the Afghan drug trade: "The US is the main backer of a huge drive to rid Afghanistan of opium... ". Yet in a bitter irony, US military presence has served to restore rather than eradicate the drug trade.What the reports fail to acknowledge is that the Taliban government was instrumental in implementing a successful drug eradication program, with the support and collaboration of the UN. Implemented in 2000-2001, the Taliban's drug eradication program led to a 94 percent decline in opium cultivation. In 2001, according to UN figures, opium production had fallen to 185 tons. Immediately following the October 2001 US led invasion, production increased dramatically, regaining its historical levels. The Vienna based UN Office on Drugs and Crime estimates that the 2006 harvest will be of the order of 6,100 tonnes, 33 times its production levels in 2001 under the Taliban government (3200 % increase in 5 years). Cultivation in 2006 reached a record 165,000 hectares compared with 104,000 in 2005 and 7,606 in 2001 under the Taliban.

23 febbraio 2007

Let's bomb Iran?


(fonte: Reuters) - Dopo aver ignorato un ultimatum dell'Onu che imponeva di sospendere le attività nucleari, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha detto oggi che il suo paese non deve mostrarsi debole sulla questione nucleare. "Se ci mostriamo deboli di fronte ai nostri nemici, le loro aspettative aumenteranno, ma se ci mostreremo saldi sulle nostre posizioni, loro ritratteranno", ha detto in un discorso tenuto nel nord dell'Iran, come riportato dall'agenzia stampa Isna. Secondo il presidente, i compromessi fatti nel passato sul programma nucleare, che Teheran continua a sostenere essere del tutto pacifico mentre molti sospettano serva allo sviluppo di armi atomiche, ha solo portato ad un aumento nelle richieste poste dall'Occidente.

19 febbraio 2007

Oppio e Afghanistan

Risale a pochi giorni fa l'incontro tra Romano Prodi e il presidente afgano Hamid Karzai. Questi colloqui romani coincidono con l'annuncio dell'offensiva militare americana e con l'immediata replica dei ribelli afgani. Molto interessante è una dichiarazione di Karzai, che ha voluto sottolineare come «non ci sarà nessun attacco dei ribelli se essi non riceveranno aiuti e supporto dall'esterno», con un implicito riferimento alle basi dei neo-talebani sul territorio pakistano. Aspetto di cui ci eravamo già occupati meno di un mese fa. Le dichiarazioni del presidente afghano fanno però sorgere un'altra legittima domanda: Chi finanzia questi guerriglieri?. Perchè se è certo che i talebani si autosostentano grazie al business dell'oppio, chi sono i mercanti che stanno dietro al commercio di questo stupefacente (la cui produzione, nel 2006, è aumentata del 61% rispetto all'anno precedente)?

Questo post non ha certamente l'utopica intenzione di rispondere esaustivamente alla domanda, ma semplicemente constatare che questo business coinvolge tutti i livelli della società afghana, compresi militari distrettuali, governatori provinciali e soprattutto responsabili governativi di Kabul. É dal maggio scorso, mese in cui il LA Times pubblicò un articolo in seguito al rinvenimento dei dischi fissi dei pc trafugati dalla base Usa di Bagram, che le autorità americane sono a conoscenza di questi coinvolgimenti, e nonostante la situazione stia diventando sempre più fuori controllo, nessuno sembra intenzionato a porvi rimedio rinnovando dei vertici che evidentemente hanno diversi interessi a mantenere lo status quo. Un comportamento riprovevole, soprattutto se si valuta attentamente l'importanza delle autorità coinvolte nelle dinamiche del paese. A partire da Sher Mohammed Akhundzada, l’ex governatore della provincia di Helmand, nei cui uffici sono state rinvenute tonnellate di oppio, in uno dei più importanti raid per dimensioni, dal 2002 ad oggi. A difesa del governatore è subito intervenuto il Generale Mohammed Daud, il capo della sezione antinarcotici generale. Peccato che il signore in questione, sembra più interessato ad alimentare questo commercio illegale piuttosto che fermarlo. Continuando, alla lista aggiungiamo il nome di Abdul Rashid Dostum, il capo di stato maggiore della Difesa generale (e ex candidato alle elezioni in cui vinse Hamid Karzai) e il suo predecessore maresciallo Mohammed Fahim. Ma il nome che molto probabilmente colpirà maggiormente l'attenzione del lettore, che è anche quello del boss più potente, e che in pochi osano fare è quello di Walid Karzai, fratello del presidente ospite a Roma. Nel documento emerso dai dischi fissi ella base Usa è classificato come “problem maker” che riceve soldi dai trafficanti di droga al fine di facilitare i loro commerci illeciti [Independent, 4/13/2006; ABC News, 6/22/2006; Associated Press, 6/23/2006]. A fronte di queste informazioni è lecito chiedersi quanto sia utile procedere con le ruspe nei campi puntando il fucile contro il contadino, costretto a coltivare papaveri per dar da mangiare ai propri figli, data la mancanza di ogni reale alternativa economica di sopravvivenza.

E’inutile strappare la pianta se si lasciano nella terra le radici: i papaveri continueranno a fiorire.

14 febbraio 2007

Benessere e Felicità

Quando PIL e qualità della vita non coincidono. L'equazione Paese ricco uguale bambini agiati, in salute, istruiti, in buone relazioni con coetanei e famiglia, non è sempre veritiera. Il Centro di Ricerca Innocenti dell'UNICEF (IRC) pubblica oggi la Report Card n. 7 [*Pdf], il rapporto che si occupa del benessere dei bambini e dei giovani nelle economie avanzate del mondo, presentandone la prima valutazione approfondita. Per misurare il benessere sono state prese in considerazione sei dimensioni: agiatezza materiale, salute e sicurezza, istruzione, relazioni con coetanei e famiglia, comportamenti e rischi, percezione del proprio benessere da parte dei giovani. Nessuna di esse, presa singolarmente, può rappresentare una misura affidabile del benessere dell'infanzia nel suo complesso. Dall'indagine risulta complessivamente che non c'è un rapporto diretto tra la ricchezza dei paesi e il benessere dei bambini. Lo dimostra il fatto che un paese come la Repubblica Ceca (quindicesima) si piazza meglio rispetto a paesi molto più ricchi come la Francia (sedicesima), Austria (diciottesimo), gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, rispettivamente al ventesimo e ventunesimo posto.

"Ogni famiglia nei paesi OCSE è oggi consapevole che l'infanzia sta cambiando sotto la pressione di forze che non vanno necessariamente nella direzione del miglior interesse del bambino. Allo stesso tempo, larga parte dell'opinione pubblica nei paesi OCSE sta acquistando sempre maggiore consapevolezza del fatto che molti dei laceranti problemi sociali che deteriorano la qualità della vita hanno le loro radici nel cambiamento del mondo dell'infanzia. Molti perciò sentono che è ormai venuto il momento di provare a riconquistare un certo grado di comprensione, controllo e orientamento su quanto sta avvenendo ai nostri bambini nei loro anni più delicati e vitali. Il processo inizia con la misurazione e l'osservazione. Ed è con l'intento di dare un contributo a questo processo che il Centro di Ricerca Innocenti ha pubblicato questo primo tentativo di analisi multidimensionale del benessere dei bambini nei paesi dell'OCSE.", Report Card Innocenti n. 7, pagina 39

11 febbraio 2007

Era ora!

(fonte: Repubblica.it)

Risparmio ed efficienza energetica. È il titolo del piano messo a punto dal ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani. La nuova "lenzuolata" riguarderà casa, consumi, mobilità, industria, innovazione tecnologica per migliorare l'uso dell'energia, ridurre l'impatto ambientale e rispettare gli obblighi ambientali come il protocollo di Kyoto. Un provvedimento che si annuncia meno controverso dei due precedenti visto che sarà contrassegnato da nuovi benefici, sgravi e incentivi a favore di chi renderà le proprie abitazioni più energeticamente efficienti o di chi si convertirà ai pannelli solari, mentre i produttori più grandi non si aspettano misure difficili da applicare o che comportano una riduzione dei profitti. Riceverà dunque un'accoglienza diversa da quella che sta ricevendo l'ultima lenzuolata in Parlamento, come dimostra l'ipotesi di un emendamento che rinvia di mesi l'abolizione dei costi di ricariche dei telefonini e che sarebbe legato alle difficoltà tecniche, da parte degli operatori, di adeguare i meccanismi.

Altro motivo che renderà di più facile attuazione questo ddl è il fatto che sfrutta strumenti già presenti nella Finanziaria e nelle leggi precedenti. "È un insieme di misure - ha spiegato Bersani - che abbiamo preso in parte nella Finanziaria, in parte sono misure collegate che stiamo approntando e che riguardano sia i consumi, che l'abitazione, la produzione industriale, la mobilità e dall'altro lato l'innovazione tecnologica". È confermata la detrazione dall'Irpef del 55% delle spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici; per l'installazione di coperture, pavimenti e infissi e di pannelli solari per la produzione di acqua calda; per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaia a condensazione e di adeguamento della rete di distribuzione. Sempre dalla Finanziaria potrebbero essere resi più permanenti gli incentivi per le auto Gpl e metano.

Per i pannelli solari è in arrivo un decreto in cui il governo si pone l'obiettivo di arrivare a 2000 Mw installati nel 2015. Questo significa potenziare gli incentivi all'installazione e alzare le tariffe (a vantaggio dei consumatori in questo caso) a cui l'energia prodotta viene "comprata" dal gestore elettrico. Considerando che i sistemi fotovoltaici realizzati sulle nuove case prima del 2011 potranno utilizzare gli incentivi più elevati, l'opzione fotovoltaica diventerà un elemento di valorizzazione degli immobili. Bersani punta poi a potenziare il meccanismo dei certificati verdi e bianchi, meccanismi gestiti dall'Autorità dell'Energia. Il certificato verde è la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili che produttori e importatori hanno l'obbligo di immettere ogni anno. Dal 2002 tale quota è pari al 2% dell'energia elettrica prodotta o importata da fonte non rinnovabile nell'anno precedente, e dal 2004 doveva essere aumentata dello 0,35% l'anno. E' probabile che questo coefficiente diventi più alto. Il "certificato bianco" invece è l'attestazione di un risparmio energetico fatta da parte del distributore di energia sulla propria rete, ma anche in collaborazione con imprese, apposite agenzie, associazioni, amministrazioni pubbliche che si avvantaggiano della riduzione dei consumi. Uno strumento che dal 2005 ha ridotto i consumi pari a quelli di una città di quasi 700 mila abitanti e ha evitato emissioni di oltre 1.360.000 tonnellate di anidride carbonica. L'autorità ha già stanziato 62 milioni di euro per "premiare" chi risparmierà nel 2007.

8 febbraio 2007

Riposa in Pace

Dinnanzi all'impossibilità di abrogare la Legge 194, i teodem nostrani continuano nel progetto di intimidazione delle donne. Basti citare l'opposizione riuscita contro l'introduzione in Italia dell'aborto farmacologico (Ru486). Un ulteriore passo verso questa direzione è stato fatto dal consiglio della Lombardia che prevede la sepoltura per tutti i feti, riconoscendo come "prodotti del concepimento" anche quelli sotto i 5 mesi di vita (fino al 180° giorno di vita endouterina circa il feto non è vitale), nonostante esista già un decreto del presidente della Repubblica del 1990 che permette ai genitori di chiedere la sepoltura anche prima delle venti settimane. La vera novità è l'obbligo delle Asl di informare i familiari della possibilità di occuparsi della tumulazione. Se non lo faranno direttamente, saranno le aziende sanitarie a incaricarsi delle procedure. Quindi tutto questo sarà obbligatorio in Lombardia, a carico delle strutture pubbliche, anche contro la volontà della donna, spesso già traumatizzata dall'esperienza. Si tratta a tutti gli effetti di una violenza psicologica, una IVG può infatti esporre le persone coinvolte, e la donna in particolare, ad un elevato rischio di stress psicologico e di gravi sofferenze emotive che possono durare anni. Gli studi effettuati e l'esperienza clinica suggerscono che il punto non sia tanto se abbia peggiori conseguenze sulla psiche una gravidanza imposta o un aborto spontaneo o procurato. Piuttosto può essere determinante un complesso insieme di senso di colpa, che sarebbe amplificato se, dopo aver interrotto la propria gravidanza - anche spontaneamente come avviene spesso nelle prime settimane - le donne devono pure sentirsi chiedere dai sanitari: "Lo seppellisci tu o lo seppelliamo noi?". Questo è l'ennesimo e disperato tentativo di dare al feto lo status di persona, come risulta chiaro dalle parole del governatore Roberto Formigoni: "Per la prima volta in Italia si riconosce al feto il rispetto che merita".

6 febbraio 2007

Signorno, signore!

A contestare la guerra ci hanno pensato in molti negli Stati Uniti (Harvey Tharp, Darrell Anderson e Augustine Aguayo su tutti), ma il caso del tenente Ehren Watada è unico, perché questa volta a rifiutare di combattere in Iraq è un ufficiale. Non era mai successo neanche ai tempi del Vietnam. Cosi' il processo contro Watada, che si è aperto ieri a Fort Lewis, è destinato a far discutere. Il 28enne hawaiiano, nel giugno scorso non è voluto partire per l'Iraq, condannando quel conflitto e dichiarando di sentirsi tradito dall'amministrazione Bush, colpevole di aver mentito al popolo statunitense, ma dicendosi comunque disponibile a combattere in Afghanistan o altrove. É interessante valutare la linea di difesa di Watada: le parole del docente di diritto Francis Boyle, del collegio di difesa di Watada, spiegano piuttosto chiaramente le motivazioni che stanno dietro questo rifiuto: "Perche’ gli Usa possano entrare in guerra vi sono due condizioni base da rispettare. Primo, l’entrata in guerra deve essere autorizzata dal Congresso secondo la clausola costituzionale (War powers clause), e secondo, fino a che gli Usa stessi non vengono attaccati a livello militare, l’entrata in guerra deve essere autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. In tutti gli altri casi, una guerra di aggressione e’ un crimine contro la pace secondo gli statuti di Norimberga, e cio’ e’ attestato nella nostre specifiche leggi (Laws of land warfare). L’uso di bombe a frammentazione in aree civili e di uranio impoverito ha inoltre violato varie leggi internazionali".

L'ex ufficiale rischia 4 anni di prigione, oltre al congedo definitivo dall'esercito con disonore. I suoi sostenitori non mancano. Alcuni manifestanti chiedono l'impeachment di George Bush e appoggiano la battaglia di Watada contro quella che definiscono una guerra illegale e immorale. Anche gli attori Sean Penn e Susan Sarandon hanno espresso il loro appoggio a Watada. Fort Lewis incarna in questi giorni la spaccatura che divide gli Usa di fronte alla guerra in Iraq. Dentro la grande base dell'esercito a sud di Seattle, circa 4'000 membri della brigata "Stryker" si preparano a partire per il Golfo, parte dei rinforzi decisi dal presidente George W.Bush. Fuori, decine di manifestanti esprimono il loro sostegno a un militare che ha rifiutato di preparare lo zaino per partire con loro ed è ora di fronte a una corte marziale.

"Io sono Il sergente maggiore Hartman vostro Capo Istruttore. Da questo momento potete parlare solo quando vi sarà richiesto, e la prima e l'ultima parola che dovrà uscire dalle vostre fogne sarà Signore. Tutto chiaro luridissimi vermi?", Sergente Hartman - Full Metal Jacket

3 febbraio 2007

La minaccia fantasma

Un Iran che disponesse della bomba nucleare non sarebbe "molto pericoloso", per di piu' se al regime degli ayatollah dovesse venire in mente di usarla contro Israele Teheran verrebbe "rasa al suolo" in un batter d'occhio. Cosi si e' espresso lunedi' scorso il presidente della Francia, Jacques Chirac, in un'intervista rilasciata al New York Times, all'International Herald Tribune e al settimanale Nouvel Obsersvateur. Poi, a mente fredda, il capo dell'Eliseo deve essersi reso conto di aver detto troppo, ha fatto richiamare i giornalisti e ha ritrattato. Lo ha fatto assumendosi tutte le responsabilita': "Ho sbagliato io e non intendo contestarlo", avrebbe detto stando all'International Herald Tribune. "Avrei dovuto fare piu' attenzione a quello che dicevo..." "E' stata una semplificazione eccessiva... E' una formulazione che ritratto". Nell'intervista il presidente francese aveva detto che se anche l'Iran dovesse avere "una o forse una seconda bomba un po' piu' tardi", "non sarebbe molto pericoloso". E si era chiesto retoricamente: "Dove potrebbe lanciare questa bomba? Su Israele?" E aveva aggiunto che il vettore con l'atomica non farebbe nemmeno in tempo a raggiungere i 200 metri di quota che Teheran "verrebbe rasa al suolo".

"Se l'Iran segue col nucleareNon escludiamo intervento armato [...] Tutte le opzioni sono sul tavolo. Il ricorso alla forza è l'ultima opzione per un presidente, ma voi sapete che noi l'abbiamo utilizzata in un recente passato per assicurare la sicurezza del nostro Paese" George W. Bush - 11 agosto 2005

1 febbraio 2007

Il controllo della piazza

Mario Placanica, l'ex Carabiniere indagato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante gli scontri del G8 di Genova, ha sporto denuncia contro ignoti in quanto ieri sera a Catanzaro il conducente di un fuoristrada ha tentato d'investirlo. Si tratta del secondo incidente, dopo quello avvenuto il 4 agosto 2003, che vede coinvolto l'ex carabiniere. Più che una semplice coincidenza, forse l'atto finale di un piano preordinato che prevedeva che venisse mandato un segnale forte e univoco verso le piazze. La gestione della manifestazione, finalizzata a mandare un forte messaggio a chiunque si opponga ad un ordine precostutuito, necessita però dell'eliminazione dell'ultimo testimone scomodo. Bisogna partire dalle stanze dei bottoni, per rendersi conto di quanto la risposta ai pacifisti sia stato un orribile compromesso tra un'esibizione di muscoli per salutare il nuovo quinquennio berlusconiano dal basso e il frutto dell'ascesa al potere di forze di destra che si ispirano al piano di rinascita democratica. Collegando questi avvenimenti con le scelte di politica interna del quinquennio berlusconiano ne esce un quadro riassumibile in una frase di Gianfranco Miglio, ideologo della lega: "i giornali si comprano, la magistratura si riforma, resta solo il problema di controllare la piazza...". Gianfranco Fini era stato nominato superprefetto su piazza (scelta che sconcertò persino il deputato di AN, Fisichella), e la nomina da parte dell'ex vicepresidente del consiglio di collaboratori come Filippo Ascietto (uno che dovrebbe marcire in galera secondo il decreto Mastella sull'Olocausto) e Giorgio Bornacin, marcantonio tuttora alfiere della vecchia fiamma. É anche utile constatare come dopo le elezioni di maggio 2001, tutti gli apparati predisposti al controllo (come la modernissima sala operativa dei vigili, inaugurata nel palazzo del Matitone e che peremetteva di controllare agilmente tutta la zona rossa) sono stati ignorati, bypassati, a cominciare dal questore Francesco Colucci, surrogato dal vicecapo della polizia Ansoino Andreasi. I risultati si sono visti su scala cittadina, e non solo episodica (si veda Giuliani), infatti le colonne motorizzate si perdevano nella difficile viabilità urbana. L'episodio di Giuliani è infatti il frutto di questa assenza (dal mio punto di vista volontaria) di preparazione alla manifestazione. L'omicidio del giovane è avvenuto infatti dopo che una colonna motorizzata dei Cc (allarmata dall'imperversare dei black bloc) che si muoveva in direzione del carcere di Marassi si è imbattuta, non conoscendo le strade, nel corteo di manifestanti.

Se però si è riscontrata un'impreparazione dal punto di vista logistico, gli addestramenti delle Forze dell'Ordine all'azione sono state pianificate con la massima attenzione. Le cinque compagnie dell'Arma, schierate per l'occasione, erano comandate da altrettanti ufficiali dei parà del Tuscania, provenienti da spedizioni all'estero: Somalia-Kosovo-Libano. Insomma ufficiali più propensi all'azione che alla contrattazione o al presidio. Inoltre, il personale che era destinato a mantenere l'ordine, era stato plasmato per tempo vicino a Roma, a Ponte Galeria, sotto la guida di un corpo docente piuttosto inconsueto, istruttori statunitensi compresi. Spiccano fra questi Vincenzo Canterini e il suo predecessore Valerio Donnini, autori di diversi manuali finalizzati ad insegnare l'avanzata a passo cadenzato (ritmando con colpi di manganello sullo scudo) e altre dubbie tattiche di dissuasione incentrate sullo scontro fisico. Tutto ciò con il benestare politico dell'allora ministro degli Interni, Claudio Scajola. Allo stesso modo il Ministro della Giustizia di allora, Castelli, ha potuto assistere alla scellerata gestione del carcere di Bolzaneto, con tanto di tacito assenso ai trattamenti di favore che sono stati riservati a giornalisti come Mark Cowel, John Elliott e Lorenzo Guadagnucci (tutti documentati anche dalle dichiarazioni di diversi infermieri fra cui Marco Poggi).

Come per Antonio Bugio, il poliziotto che ha ammesso di aver falsificato le due molotov portate sul banco degli imputati contro i manifestanti della Diaz, costretto a lasciare la polizia, Placanica rischia di essere il secondo potenziale Giuda che potrebbe rivelarsi nocivo per l'omertà interna che ha caratterizzato l'intera gestione della manifestazione. É meglio quindi chiudergli la bocca, subito.