22 giugno 2007

Azione, reazione e Persecuzione

Ecco un estratto della lettera del giorno del Corriere della Sera:

Dopo aver ascoltato e fatto nostro l’ “accorato appello” del Papa Benedetto XVI ad agire per porre fine alle “critiche condizioni in cui si trovano le comunità cristiane”, abbiamo deciso di promuovere una “Manifestazione nazionale contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, per la libertà religiosa nel mondo”. Noi non possiamo più continuare ad assistere inermi alle barbarie che stanno costringendo milioni di cristiani negli Stati arabi, musulmani e altrove nel mondo a fuggire dalle loro case e dai loro paesi. Al contempo noi denunciamo le violenze contro i religiosi e i fedeli cristiani che pagano con la vita l’impegno e la fedeltà a testimoniare la propria fede. La presenza dei cristiani si va assottigliando sempre più: dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. Una fuga simile alla cacciata degli ebrei sefarditi che, da un milione prima della nascita dello Stato di Israele, si sono ridotti a 5 mila. [...] Primi firmatari:Allam Magdi (non poteva certo mancare), Maurizio Lupi, Mario Mauro, Antonio Tajani, Roberto Maroni, Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Luca Volontè, Alfredo Mantovano, Stefania Prestigiacomo, Stefania Craxi, Daniela Santanché, Andrea Ronchi, Valentina Colombo, Diego Volpe Pasini, Luigi Amicone, Alessandro Rossi

Una premessa: il mio intento è quello di capire, azione che non ha nulla a che vedere con il giustificare. Risulta piuttosto strana la miopia dei firmatari, che per inciso sono gli stessi a votare favorevolmente a diverse missioni in Medio Oriente. Non è infatti un esercizio mentale particolarmente difficile comprendere le conseguenze che una guerra comporta, soprattutto considerando che coloro che danno il benestare a queste spedizioni (per mandato popolare, ovviamente) sono i primi a farne una guerra di religione. Perchè ad averla resa tale è stato proprio chi, forte del fatto che un conflitto si può appoggiare solo emotivamente e mai razionalmente, ha voluto farne una battaglia di liberazione dai fondamentalisti islamici, e che termina ogni singolo discorso con un God bless us. Oppure, volendo guardare in casa nostra, a chi ha sdoganato, per anni, come parola divina un libro uscito il 29 settembre 2001 e che punta costantemente il dito contro qualsiasi nazione mediorientale (salvo una ovviamente).

Si legge poi, nella lettera stessa di chi non riesce trovare spiegazioni a questo odio religioso, che dalla prima guerra mondiale circa 10 milioni di cristiani sono stati costretti a emigrare dal Medio Oriente. La risposta sta quindi nella lettera stessa. Fondamentalisti o meno, prima che qualcuno iniziasse a mettere sotto il proprio giogo (tramite FMI) tutte le nazioni del mondo, i cristiani vivevano con i musulmani. Guardacaso proprio nel 1919-20 (il primo conflitto mondiale termina nel novembre del 1918), l'impero Ottomano fu ripartito tra UK, Francia e Russia con l'accordo desecretato del 1916 di Sykes-Picot [*wiki-en]. Accordo a cui ha fatto spesso riferimento lo stesso Bin Laden in diversi suoi discorsi (soprattutto in quello celebre del 7 ottobre 2001).
Quindi, nonostante nessuno neghi il diritto a manifestare, ci si aspetterebbe un razionale e rispettoso silenzio davanti a questi morti, oppure, per i più impulsivi, una reazione nei confronti di chi (e non è certo il palestinese morto di fame che si fa esplodere) ha scelto per noi, e solo in funzione dei propri interessi economici e politici, di portarci (sia in quanto obiettivi del terrorismo che soldati) in un nuovo conflitto su scala mondiale. E non si pensi che alla base di queste c'è solo il rischio terrorismo e persecuzioni, bensì anche tutti quei flussi migratori da paesi che sono sempre stati poveri ma che hanno iniziato a svuotarsi da quando qualcuno li ha messi sotto scacco (spinto da cause di Forza MaggIore o da un genetico senso di colpa per crimini commessi nel '40) con i foreign aids. La causa di questo fondamentalismo dilagante non è quindi l'Islam, ma è la spirale di violenza e barbarie che la guerra porta. Perchè le stesse dinamiche create in Iraq dove, da quando è stato cacciato con la Guerra del Golfo Saddam, si è creato terreno fertile per Al Qaeda e sono iniziate le persecuzioni nei confronti dei cristiani, sono estendibili all'intera regione mediorientale (basta sotituire a Guerra del Golfo la parola Prima Guerra Mondiale e a Iraq, Medio Oriente).
Come in ogni conflitto, a farne le spese sono i civili, dell'una e dell'altra parte. In medio oriente vengono perseguitati o uccisi nella pubblica piazza, qui vengono caricati su un aereo (nel '40 si usavano i treni) e portati chissà dove per essere torturati.

"Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, [il nostro popolo] deve trovare il coraggio di unire il proprio popolo e la sua forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall'attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava", Adolf Hitler - Mein Kampf

18 giugno 2007

Narcotraffico

Secondo i dati del Viminale, nel 2006 in Italia sono stati sequestrati 4.624,763 chili di cocaina, con un aumento del 5,74% rispetto al 2005. Un aumento costantemente registrato nonostante l'inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico,detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti sancito dalla Legge n. 49/2006, meglio nota come Fini-Giovanardi. Provvedimento che, oltre ad essere stato approvato in fretta e furia nel pertinente pacchetto legge sulle Olimpiadi di Torino 2006, risulta - paradossalmente - favorire gli spacciatori delle cosiddette droghe pesanti, cocaina su tutte. Il decreto legge prevede infatti che gli spacciatori in possesso di una quantità di cocaina pura inferiore ai 4 grammi sono esenti da qualsiasi sanzione penale. Quattro grammi che nella pratica si traducono in 10 grammi di cocaina commerciale (in quanto il decreto legge stabilisce una base attiva del 40%), che possono sfruttare allo spacciatore un guadagno sopra i mille euro. In sostanza una manna per tutti i narcotrafficanti: le droghe cosiddette pesanti, cocaina ed eroina, sono infatti nella storia dell’economia umana le merci che hanno garantito i più alti margini di profitto. Basta pensare che per un dollaro investito in produzione di coca se ne producono mille di guadagno: il margine di profitto è dunque del 999 per 100. Questo fa sì che siano l’oggetto privilegiato dell’economia criminale, ma non solo di questa, ma anche dell’economia di guerra.

In Italia, come attesta il rapporto Insert di giugno, la droga costituisce una miniera d'oro per i clan, quella dove vengono estratte le ricchezze della camorra. Ed è il proibizionismo stesso, aiutato da leggi come la Fini-Giovanardi, a generare il business legato alla droga perchè rende, di fatto, la criminalità organizzata monopolista del settore (un po' come avviene per il business legalizzato dei rifiuti). Volendo anche collegare il mercato nazionale a quello internazionale e alle relative missioni di pace governative, nel 2006, la distribuzione in Italia si è commerciata soprattutto cocaina colombiana, eroina afgana, hashish marocchino, marijuana albanese e droghe sintetiche olandesi.

Un'attenta valutazione delle conseguenze del provvedimento, in parallelo all'analisi storica dei legami con la mafia del partito di maggioranza della CdL, può fornire una soddisfacente spiegazione alla scelta di incentivare il mercato nero della cocaina e il suo smercio. Citando testualmente l'intervista del 19 Maggio 1992 a Paolo Borsellino: Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane. [...] Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli. [...] All'inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa anch'essa, un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.



"Giornalista: Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi? Borsellino: è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro", 19 Maggio 1992

14 giugno 2007

I "Macellai"

Per chi se le fosse perse, si consiglia di leggersi le puntate precedenti:

Ecco il 4° episodio della saga "Lo Stato buono e il cittadino tutelato":

ANSA - "Fu un'operazione da macelleria messicana". E' stata definita così dal vicequestore Michelangelo Fournier, la sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova, nel corso del suo interrogatorio al processo in cui è imputato con altri 28 colleghi.

Fournier, all' epoca vice questore aggiunto del primo reparto mobile di Roma comandato da Vincenzo Canterini, a sua volta imputato, dopo aver ribadito la colorita definizione dell'irruzione, già contenuta nei verbali, per la prima volta ha invece ammesso che al momento della sua irruzione al primo piano dell' istituto erano in atto ancora veri e propri pestaggi di no global inermi a terra. Precedentemente aveva detto ai pm che al suo ingresso non aveva visto aggressioni in corso.

Alla contestazione dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini sul perché oggi abbia cambiato versione, Fournier ha spiegato: "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza". Con un moto di orgoglio ha aggiunto:"Faccio parte di una famiglia di poliziotti". Fournier non ha neppure escluso che qualche agente del suo reparto abbia picchiato. "Sono rimasto terrorizzato e basito - ha raccontato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo che stesse morendo anche perché mi sembrò di vedere attorno grumi di materia cerebrale". Fu a quel punto, come hanno anche confermato dodici dei no global presenti al primo piano, che il poliziotto, togliendosi il casco, gridò:"Basta,basta" e allontanò i poliziotti ancora intenti a picchiare. Poi Fournier fece chiamare le ambulanze e ordinò ai suoi uomini di uscire dalla scuola. Quindi si occupò di trasferire i fermati "quelli ancora interi" nella caserma di Bolzaneto. [...]

8 giugno 2007

Campagna per la tranquillità del cittadino


"Che l'uomo sia lacerato dal cielo e dalla terra, pazienza, ma il peggio è che alla fine del cielo vuole il brandello che è stato strappato dall'inferno, e l'inferno è affamato di quello conquistato dal cielo", Stanislaw Jerzy Lec

7 giugno 2007

La politica della paura

Non si può analizzare le dinamiche di una società post 11 settembre senza esaminare una delle sue principali caratteristiche: paura, ansietà, timore, apprensione … in una parola, Terrore. Per coloro che traggono benefici dal suo proliferare, paura significa denaro, merce, e un potente strumento di mercato. La paura genera paura e offusca la razionalità. Questa "politica della paura” sta monopolizzando il mondo e logorando i diritti umani, e a sostenerlo è il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato il 23 maggio scorso. Questa pubblicazione punta il dito contro il Presidente del Sudan Omar al-Bashir, il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e, udite udite, il Presidente Usa George W. Bush. Mai che si faccia scappare un'occasione per accrescere la propria reputazione di esportatore di democrazia. Gli Stati Uniti, e anche la Russia, sono stati citati come due dei maggiori repressori della libertà di espressione, utilizzando la paura del dissenso per giustificare la mano pesante sulla libera espressione e i diritti.

Le motivazioni di questo primato sono diverse, a partire dal Military Commissions Act [*1 - *2]:

[...] Alla fine di settembre, il Congresso ha approvato il Military Commissions Act. Qualora ne venga confermata la costituzionalità, la legge priverà le corti federali della prerogativa di esaminare gli appelli di habeas corpus riguardo alla legittimità dell’arresto o alle condizioni di detenzione dei cittadini stranieri trattenuti in qualità di “combattenti nemici” dalle autorità statunitensi in qualsiasi luogo nel mondo. [...] Il Military Commissions Act impedisce ai detenuti di appellarsi alle Convenzioni di Ginevra nel corso di qualsiasi udienza e restringe il campo di applicazione del War Crime Act (riportandolo indietro al 1997) in quanto non vengono più considerati reati penali le violazioni all’art.3 in materia di garanzie di equità processuale e di divieto di «oltraggio alla dignità personale», con particolare riferimento ai trattamenti umilianti e degradanti. [...]

Degni di menzione sono anche le Extraordinary Renditions [*3], Guantánamo, le detenzioni - senza regolare processo - in Afghanistan e Iraq, le uccisioni illegali da parte delle forze armate statunitensi e la pena di morte. Tutte problematiche a cui, a detta stessa di Amnesty International, gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a trovare soluzione:

"L’amministrazione Usa rimane sorda agli appelli da tutto il mondo perché chiudano il carcere di Guantanamo. È indifferente rispetto alla rete globale di abusi innescata in nome dell’anti-terrorismo, e insensibile di fronte al dolore di migliaia di detenuti e delle loro famiglie, al danno provocato allo stato di diritto e ai diritti umani internazionali, e alla distruzione della sua stessa autorità morale, la più bassa di tutti i tempi in tutto il mondo, mentre i livelli di insicurezza rimangono come sempre elevati”

Il potere incoraggia oggi il disordine e la paura che ne segue, chiudendo gli occhi davanti all’immigrazione indiscriminata (forse meglio definibile come ingegneria sociale) e alla microcriminalità diffusa (e spesso anche di fronte a quella “macro” dei colletti bianchi”). Per poi imporre il “suo” ordine. Accrescendo in modo soffocante i controlli sui cittadini. Lo scopo delle élite “politicamente corrette” sarebbe perciò quello di anestetizzare e depoliticizzare i cittadini, isolandoli. In Europa come in America si vuole perseguire l’ordine attraverso il disordine. Ma a quale prezzo?

"L'intelligence militare USA deve avere i mezzi per varare operazioni speciali che convinceranno i governi delle nazioni ospitanti e l'opinione pubblica della realtà del pericolo degli insorti. Per raggiungere questo scopo l'intelligence militare USA dovrebbe cercare di penetrare l'insurrezione per mezzo di agenti con incarico speciale, con il compito di formare gruppi speciali d'azione tra gli elementi più radicali dell'insurrezione... Nel caso non sia stato possibile infiltrare con successo tali agenti nel comando dei ribelli può essere utile strumentalizzare le organizzazioni di estrema sinistra per i propri scopi al fine di raggiungere i sopra descritti obiettivi... Queste operazioni speciali devono restare rigorosamente segrete. Solamente quelle persone che agiscono contro l'insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell'esercito USA..." (Field Manual 30-31 - p. 234-297)

1 giugno 2007

Il pretesto Hariri

Il 30 maggio, il Consiglio di Sicurezza delle UN ha approvato la risoluzione per lacostituzione di un tribunale internazionale per giudicare i responsabili della morte dell'ex premier libanese Rafiq Hariri ucciso in un attentato dinamitardo il 14 febbraio del 2005 con altre 22 persone. Con uno schiaffo alla Siria, l'inchiesta accusa in maniera esplicita Damasco, la cui protesta è stata immediata, ufficialmente perchè la creazione del tribunale viola la sovranità del Libano e rischia di destabilizzare ulteriormente lo Stato mediorentale. Un processo che vede come unico imputato la Siria (senza alcune prove se non le menzogne propagate da Detlev Mehlis), nonostante il primo effetto dell'omicidio sia stato quello di forzare Damasco a ritirare le proprie truppe dal Libano. Un'eventuale condanna in sede internazionale potrebbe fornire il prestesto agli States per forzare, proprio come è avvenuto in Iraq, il cambio di regime in Siria. Un'ulteriore guerra basata su menzogne. Considerando l'attuale reticenza di molti nell'ammettere che le prove che hanno portato le nostre truppe in Afghanistan e in Iraq, fossero in realtà mistificazioni, risulta utile portarsi avanti con il lavoro e far luce sull'omicidio Hariri.

Inizialmente si pensava che si trattasse di un’esplosione sotterranea. Quando dalle prove è emerso che si era trattato di un’autobomba, la macchina della propaganda ha girato di 180 gradi e ha dichiarato che era stato il lavoro di un gruppo di ‘al Qaeda’ ingaggiato dai siriani (coinvolgimento poi
negato dagli stessi terroristi). In seguito a questa scoperta non c'è stata nessuna ricerca sull’identità del kamikaze alla guida del van, nè sulla catena di proprietari di questo furgone (si può verificare nel rapporto stesso). Nonostante la commissione sembri sicura di ciò, è sconosciuto alle leggi stesse della fisica, il motivo per cui un furgone che esplode crea un cratere di un diametro di 10 metri, e di una profondità di 3-4 metri.

Dubbio condiviso dagli stessi generali libanesi:

The bomb was placed underground, especially (since) the crater was so huge," said Hisham Jaber, a retired brigadier general and former professor at the Lebanese Military and Staff Command College. "Even a car with 1,000 kilograms (2,200 pounds) of TNT wouldn't create such a crater." Jaber, who inspected the assassination site but is not part of the investigation, said a suicide attack was the least likely cause of the explosion. He noted the crater was near the middle of the road, indicating the bomb was likely placed under the street and not in a parked car. Suspicion that the bomb was under the street increased Friday when the chief military investigator demanded that police investigate recent road works in the area. Jaber said that although Hariri's motorcade had equipment to jam electronic transmissions, the device could have been circumvented by a wire-triggered bomb or a counter-device placed in a nearby vehicle.

Non è solo il cratere a sollevare dubbi, e la pozza d'acqua che si è formata, ma anche la nube di fumo che si è sollevata successivamente.


[Sopra: l'esplosione a Beirut - Sotto: test nucleare in Nevada]

Strane nubi all'orizzonte, che trovano però un'interessante spiegazione in un'inchiesta di RaiNews (di Flaviano Masella, Angelo Saso e Maurizio Torrealta), con tanto di foto che ricordano molto l'attentato sopra riportato:

L’inchiesta nasce dai rilievi sulla radioattività registrati su un cratere provocato presumibilmente da una bomba Bunker Buster israeliana nel paese di Khiam nel sud del Libano [...]. Di quale arma si tratta? Quale arma lascia tracce di radiazioni e produce effetti cosi’ letali e circoscritti? Il ricercatore Dai Williams e' convinto che si tratti di una nuova classe di armi che utilizza uranio arricchito non attraverso processi di fissione ma utilizzando nuovi processi fisici tenuti segreti per almeno 20 anni. Anche il Fisico Emilio del Giudice dell’ istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano arriva alle stesse conclusione [...]


Nel tentativo di puntare il dito contro la Siria, l’ONU basa le sue prove su diversi testimoni, uno di questi è Zuhir Ibn Mohamed, detto Saddik, un condannato per frode. Testimoni che risultano anche essere stati pagati per il loro sporco lavoro:


A man has claimed on Syrian state TV that he was bribed to accuse top Syrian officials of the murder of Rafiq Hariri in his testimony to the United Nations commission into the former Lebanese premier's assassination. Husam Taher Husam, a former conscript in the Syrian army, alleged in a 75-minute interview on Sunday night that Saad Hariri, the son of the slain Hariri, met him several months ago and offered him $1.3m to testify against top Syrian officials.