30 agosto 2007

Trovate finalmente le ADM di Saddam. A New York.

Cinque febbraio 2003, discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite:

"First, biological weapons. We have talked frequently here about biological weapons. By way of introduction and history, I think there are just three quick points I need to make. [...] Iraq declared 8,500 liters of anthrax, but UNSCOM estimates that Saddam Hussein could have produced 25,000 liters. If concentrated into this dry form, this amount would be enough to fill tens upon tens upon tens of thousands of teaspoons. And Saddam Hussein has not verifiably accounted for even one teaspoon-full of this deadly material. And that is my third point. And it is key. The Iraqis have never accounted for all of the biological weapons they admitted they had and we know they had. They have never accounted for all the organic material used to make them. And they have not accounted for many of the weapons filled with these agents such as there are 400 bombs. This is evidence, not conjecture. This is true. This is all well-documented. [...]"

Trenta agosto 2007, BBC News:

"Several vials of potentially dangerous chemicals have been found at a United Nations building in New York. The material, said to include phosgene, is said to have been removed from Iraq during inspections of chemical facilities a decade ago.
The UN said the vials had been found by inspectors as they cleared out an office near the UN's headquarters. The material "could be potentially hazardous", a UN spokeswoman said, but did not pose any immediate risk. UN deputy spokeswoman Marie Okabe said the substances had been secured by experts at the UN Monitoring, Verification and Inspection Commission (Unmovic). The office area had been screened, she said, and no toxic vapours were found. The metal and glass vials, stored in a sealed plastic bag, were discovered in the process of emptying Unmovic's office building in Manhattan.
"The only information we have of the contents of that bag is from an inventory of a 1996 inspection which indicates that one of the items may contain phosgene, an old generation chemical warfare agent," Ms Okabe said. [...]"

29 agosto 2007

Oppio e Afghanistan/3

(fonte: afghanistan opium survey 2007)


La produzione di oppio in Afghanistan è aumentata del 34% (8.200 tonnellate) rispetto all'anno precedente (6.100), e ad oggi, a detta del rapporto delle Nazioni Unite, il paese è la fonte del 93% dell'eroina, morfina e altri oppiacei presenti sul mercato mondiale. Il rapporto sottilinea anche che, ad eccezione della Cina del XIX secolo, nessun altra nazione al mondo ha mai avuto un così estesa superficie destinata a produzioni illegali.


Si aggiunga che il programma antidroga del governo non è altro che un efficace espediente per colpire i piccoli contadini lasciando incolume chi gestisce il traffico di oppio. Se da un lato si bruciano i campi coltivati (la cui conseguenza diretta, come dimostrano le statistiche, non è quello di ridurre la produzione ma di indebitare i contadini, costretti a vendersi i figli per pagare i debiti), dall'altro si fa di tutto per non fermare questo business:

"Domenica 8 aprile – la stessa in cui i talebani hanno sgozzato Ajmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo – i braccianti hanno minacciato uno sciopero salariale.
I proprietari dei campi, messi alle strette, hanno deciso di chiedere l’aiuto del governo. Un centinaio di coltivatori d’oppio hanno inscenato una manifestazione di protesta nel centro di Lashkargah, davanti al palazzo del governatore, per chiedere che intervenisse nella disputa. “Abbiamo speso tutti i nostri soldi per crescere l’oppio e ora il governo ha il dovere di aiutarci a trattare con i braccianti, sennò rischiamo di perdere i raccolti”, dichiarava quel giorno un proprietario terriero a un giornalista dell’IWPR
. Il governatore di Helmand, Asadullah Wafa, ha immediatamente risposto all’appello, fissando un tetto salariale massimo per gli stagionali a un quinto dell’oppio da essi raccolto. Un compromesso che ha soddisfatto i coltivatori e, a quanto pare, anche i braccianti, tornati al lavoro nei campi. [*peacereporter, 16.4.2007]".

Se vi siete persi le prime due puntate:

*Oppio e Afghanistan/1
*Oppio e Afghanistan/2

"Rappresentanti del governo e signori della guerra locali sono pesantemente coinvolti nella produzione e nel traffico illecito di oppio, e stanno trasformando il nostro paese in un narcostato [...] Non posso dire chi fa cosa, ma posso affermare che il mio ministero ha raccolto prove sufficienti per dimostrare che funzionari del governo, compresi i ufficiali dell'esercito e della polizia, sono implicati nel narcotraffico. Quelli che non sono direttamente coinvolti nel business, offrono protezione a produttori e commercianti in cambio di denaro. Sappiamo nomi e cognomi dei funzionari colpevoli, ma solo in pochi casi siamo riusciti a intervenire e ad arrestarli [...] A Kabul stiamo arrestando moltissimi trafficanti, ma questo avviene solo per un motivo: perché lo smercio di oppio, grezzo o lavorato, sta assumendo dimensioni tali da non riuscire più a rimanere invisibile. Quindi qualcuno finisce nella nostra rete. Ma è solo la punta di un iceberg che sta crescendo, e cresce per colpa della corruzione, del malaffare e della criminalità che dilaga nel governo presieduto da Hamid Karzai e sostenuto dagli Stati Uniti", Ali Ahmad Jalali, Ministro degli interni afghano - 02.6.2004 - *Kabul Times.

28 agosto 2007

6 mesi per attaccare l'Iran

Lo scorso giovedì Fox News ha trasmesso un'intervista a un ex ufficiale della CIA [*1], Robert Baer, secondo cui gli Stati Uniti potrebbero sferrare un attacco militare all'Iran nell'arco dei prossimi 6 mesi. L'intervista segue ad un articolo [*2] di Baer pubblicato dal Time, in cui si ipotizza che gli Stati Uniti organizzeranno un'operazione shock and awe contro la Guardia Rivoluzionaria Iraniana (IRGC) [*3], che secondo fonti di intelligence non confermate nè certe, potrebbe fornire armi agli insorgenti irakeni e afghani. In realtà tra i neo-cons è convinzione diffusa, ma poco fondata, che la IRGC costituisca un ostacolo all'allineamento dell'Iran con la politica estera degli Stati Uniti. Si pensa quindi che attaccando queste Forze si ottenga un indebolimento o addirittura il crollo del regime secolare iraniano. Eventuali ulteriori interpretazioni di un eventuale attacco americano non sono minimamente prese in considerazione, nonostante ci sia la possibilità che la diretta conseguenza di un bombardamento possa essere quella di cementare la coesione fra gli iraniani ("IRGC IED's are a casus belli for this Administration. There will be an attack on Iran.", *2).

L'interpretazione di Baer è ulteriormente confermata dalla scelta di Bush di inserire la Guardia Rivoluzionaria nelle organizzazioni terroristiche [*4], scelta che, secondo l'Ordine Esecutivo 13224, li autorizzerebbe a fermare con la forza qualsiasi organizzazione che sia sospettata di finanziare o sostenere il terrorismo: "In general terms, the Order provides a means by which to disrupt the financial support network for terrorists and terrorist organizations by authorizing the U.S. government to designate and block the assets of foreign individuals and entities that commit, or pose a significant risk of committing, acts of terrorism". Si tratta della prima forza armata di uno Stato sovrano ad essere inserita in questa lista. Quello che è certo è che non vedremo truppe americane varcare il confine iraniano, ma si tratterà di un attacco aereo/missilistico: "We won't see American troops cross the border. ... If this is going to happen, it's going to happen very quickly and it's going to surprise a lot of people," said Baer. "I hope I'm wrong frankly, but we're going to see."

Il giorno seguente all'intervista di Baer, Fox Newx ha intervistato John Bolton, ex vicepresidente senior del think-tank conservatore American Enterprise Institute, ex-direttore del PNAC nonchè firmatario della National Security Strategy del 2002, un'autentica roadmap verso l'egemonia globale, attraverso la legittimazione della guerra preventiva e perpetua, degli Stati Uniti. Ecco il video integrale, in lingua originale:

Riporto, tradotto, lo stralcio di intevista più interessante, in cui Bolton risponde, nonostante non sia in grado di confermare con certezza, alla possibilità ventilata da Baer, di un attacco all'Iran:

J.B.: Spero che l'Iran capisca che facciamo sul serio, che siamo fermamente convinti che non debbano sviluppare una capacità bellica nucleare e a meno che loro non cambino la politica che hanno perseguito negli ultimi 20 anni, dovranno tenere conto nei loro programmi di questa possibilità.

24 agosto 2007

Piloti umani: chi ne ha bisogno?

Tempi duri per gli aspiranti Maverick. I fratelli Wright ci hanno insegnato che l'uomo poteva volare, un secolo più tardi si prospetta la possibilità di un futuro in cui gli aeroplani voleranno senza pilota. L'utilizzo di questo tipo di velivoli è stato considerato lungamente solo come sistemi di addestramento. In seguito, con l'evolversi della tecnologia, hanno fatto la loro comparsa i cosiddetti UAV Tattici, che attualmente, visti i "success"i nei Balcani, vengono spesso utilizzati in Medio Oriente. É notizia di questi giorni che un drone israeliano ha attaccato, con successo, dei militanti di Hamas:

At least five militants of Palestinian Islamist group Hamas were wounded in an Israeli air strike in southern Gaza early Thursday, local medical staff said. The Israeli army confirmed that a military drone had opened fire at a group of gunmen who had moved within close range of Israeli soldiers on patrol near the town of Khan Younis. [*RIA Novosti, 23 agosto 2007]

Quello degli UAV (Uninhabited Aerial Vehicles) è un mercato che promette grandi guadagni. Nel 2002 gli Stati Uniti spendevano nel settore 680 milioni di dollari, e al 2004 hanno raddoppiato gli investimenti [*wired.com]. Israele, Giappone e Australia si stanno muovendo nella stessa direzione. Nel 2003, la spesa mondiale per lo sviluppo di questi velivoli senza pilota ammontava a 2 miliardi di dollari, e si prevede che nel 2012 si arriverà ad un giro di affari pari a 3 miliardi e mezzo. Sebbene questa tecnologia stia rapidamente prendendo piede ci sono diverse perplessità in merito. Principalmente i dubbi che nascono sono tre: il costo, l'interazione con i velivoli civili e soprattutto il loro impiego in campo militare.

I primi risultati non sono certo confortanti.


Questo video risale al 23 Luglio 2006 [*hrw - *indipendent], in pieno conflitto Libano-Israele. Un drone israeliano ha attaccato due ambulanze della croce rossa libanese.

20 agosto 2007

Novantanove.

Novantanove soldati statunitensi [*1 - *2] si sono suicidati lo scorso anno, la cifra più alta mai raggiunta di suicidi nell'esercito nei 26 anni di raccolta dati. Circa un terzo del totale ha compiuto questo gesto mentre si trovava in missione di pace. L'Iraq è in testa a questa graduatoria, con 27 morti, l'Afghanistan 3. Gli ufficiali hanno anche aggiunto che ci sono stati 948 tentativi di suicidio. Questi 99 morti costituiscono il più grande numero di suicidi (nel 2005 erano 87) dal 1991 ad oggi, anno in cui un maggior numero di soldati combatteva la prima Guerra del Golfo.

Il 2006 diventa quindi l'anno con il più alto tasso percentuale di suicidi dal 1980, con una media di 17,3 su 100.000.

Relazioni personali fallite, problemi finanziari e legali sono le cause principali che spingono i soldati al gesto disperato di suicidarsi. Altro fattore importante è il servizio militare, lo studio dell'Esercito ha infatti notato una correlazione tra il numero di giorni di dispiegamento sul campo (nei vari scenari di guerra) e i tentativi di suicidio. Problema acuito dalla scelta del Pentagono di aumentare da 12 a 15 mesi il periodo di servizio a causa dell'impiego delle proprie Forze su due fronti, quello afghano e quello irakeno.

Alcune indagini dell'Esercito hanno rivelato che il 20% dei soldati hanno segni e sintomi di stress post-traumatico, che in futuro potrebbero causare dei flashback di esperienze traumatiche sul campo di battaglia. Inoltre circa il 35% dei militari che terminano il proprio servizio cercano una qualche forma di trattamento psicologico. Percentuali che potrebbero crescere ulteriormente nei prossimi anni, se si considera che dal 2005, per fronteggiare alla crisi di volontari, l'Esercito ha abbassato i requisiti minimi [*3] per arruolarsi, al punto che l'alcolismo e lo scarso allenamento non costituiscono più un ostacolo per le aspiranti reclute. Per lo stesso motivo l'Esercito sollecita sempre di più gli psicologi affinchè minimizzino le conseguenze mentali del conflitto sul paziente [*4], in modo da poterlo successivamente richiamare in servizio. Molti medici dell'esercito hanno infatti dichiarato che sono stati obbligati a diagnosticare a molti pazienti uno stress da post-combattimento piuttosto che un ben più grave stress post-traumatico (PTSD).

A dimostrare quanto i militari risultino alienati se sottoposti costantemente a questo genere di pressioni, ci sono diverse memorie dei soldati stessi. Colby Buzzell, a pagina 297 del suo "My War: Killing Time in Iraq", scrive di "aver realizzato di trovarsi dal'altra parte del pianeta, lontano da casa" e di essere "uno straniero in una terra davvero strana".

Soldati, come Kayla Williams, che non sembrano nemmeno in grado di identificare il nemico: "[W]e called them hajjis, but we also called them sadiqis... or habibis.... We called them towelheads. Ragheads. Camel jockeys. The fucking locals. Words that didn't see our enemy as people -- as somebody's father or son or brother or uncle", Love My Rifle More Than You: Young and Female in the US Army (p.200) .

Non stupisce che i militari stessi abbiano difficoltà a reinserirsi in società, tanto da non voler abbandonare il campo di battaglia: "[I]n all honesty, I did it because I didn't want to leave Iraq. One of the ways to cope with being in combat is to go crazy just a tiny bit and learn to enjoy the work... I was afraid that if I left, it would be difficult to get back into the 'combat is fun' way of thinking when I returned"

I soldati americani impegnati nei vari scenari di guerra sono posti costantemente davanti a delle scelte, solitamente tra aprire o meno il fuoco, come succede nei numerosissimi checkpoints o quando si trovano in un convoglio. Inoltre secondo uno studio del New England Journal of Medicine [*5], datato 2004, il 14% dei soldati dell'Esercito americano, e il 28% della Marina torna dall'Iraq responsabile della morte di quello che in gergo si definisce un non-combattente. O meglio, un civile. Impiegare nuovamente dei soldati con disturbi mentali (per non parlare delle reclute con problemi d'alcolismo) non può che aumentare queste cifre già di per sè orribili. Questa scelta, oltre che ad essere deleteria per i soldati stessi, comporta anche grandi rischi per le popolazioni occupate e costituisce un ulteriore esempio degli innumerevoli crimini di guerra commessi contro gli stessi individui a cui, almeno a parole, si vorrebbe esportare la democrazia.

"This is my rifle. There are many like it, but this one is mine.
My rifle is my best friend. It is my life. I must master it as I must master my life.
My rifle, without me, is useless. Without my rifle, I am useless. I must fire my rifle true. I must shoot straighter than my enemy who is trying to kill me. I must shoot him before he shoots me. I will... ", Rifleman's Creed

16 agosto 2007

Global Warming: Bufala o Verità?

(fonte: MeteoLive)

Un gruppo di scienziati statunitensi guidati dal climatologo Steve McIntyre, analizzando i dati delle temperature prodotti dalla NASA per la realizzazione di modelli climatici, ha trovato alcune discrepanze nei valori degli ultimi decenni. Mentre controllava alcuni dati storici ha notato una discontinuità nei valori termici tra la fine degli anno 90 e i primi anni del nuovo secolo. I dati, ottenuti da Reto Ruedy e da James Hansen, scienziati della NASA, potrebbero essere stati manipolati per scopi politici ed economici, sostiene il climatologo statunitense Steve McIntyre.

La NASA tuttavia, ammettendo la svista, sostiene di non aver alterato intenzionalmente i dati ottenuti. Secondo le ultime sconcertanti rivelazioni, l'anno più caldo del 900 non è più il 1998, ma bensì il 1934! La nuova classifica pone il 1998 al secondo posto, nella graduatoria delle annate più calde su scala globale, mentre al terzo posto troviamo il 1921. Il dato più interessate che sta creando un certo imbarazzo nel mondo scientifico è che 5 tra i 10 anni più caldi del secolo, si presentano nella prima metà del 900, tutti antecedenti al seconda guerra mondiale! Inserendo i nuovi dati corretti nei modelli climatici, risulta che le temperature globali hanno subito un aumento, tra la fine de 900 e i primi anni del nuovo secolo, molto inferiore alle precedenti proiezioni, con uno scarto del 2-4%. Insomma la propaganda statunitense sul Global Warming potrebbe far parte di un enorme progetto politico su scala globale, con interessi economici che vanno molto al di là delle nostre conoscenze. Ma la notizia potrebbe essere presto insabbiata dalle grandi multinazionali impegnate nello sviluppo di energie alternative, il grande business del XXI secolo!

13 agosto 2007

Auschwitz 2007

(fonte: globalresearch - Khalid Amayreh)

La
Striscia di Gaza è il più grande campo di concentramento del mondo, dove attualmente Israele sta relegando un milione e mezzo di palestinesi, in un inferno che ricorda a tutti gli effetti il ghetto di Varsavia. Campo che oltre ad essere circondato da un muro, possiede anche ogni sorta di strumento di repressione e controllo, comprese recinzioni elettriche e torri di guardia da cui i soldati israeliani, proprio come faceva la Gestapo, sparano a chiunque violi i confini, chiedendo solo successivamente il motivo della violazione.
(Immagini da B'Tselem)

The Separation Wall by Qalqilya and an IDF watchtower


A segment of the separation barrier in a-Ram, north of Jerusalem

Mother waits with her child by a gate of the Separation Barrier near Umm al-Fahm


Sebbene i bambini palestinesi continuino a giocare vicini alle recinzioni, molti di loro vengono costantemente uccisi da pallottole o ridotti in pezzi dall'esercito "più morale nel mondo". Il risultato di questo genocidio è che migliaia di loro muoiono di stenti e di malattia, e quelli che sopravvivono sono costretti ad una dieta inadeguata a base di pane e thè. Uno studio di CARE international del 2002 rivela che il 17.5% dei bambini palestinesi fra i 6 e i 59 mesi soffrono di malnutrizione cronica. Il 53% delle donne in età riproduttiva e il 44% dei bambini soffre di anemia (e più del 30% degli ospedali palestinesi manca di ferro per curare questi bambini). Cifre impressionanti se si pensa che il 48.1% degli abitanti della Striscia di Gaza ha un'età compresa fra gli 0-14 anni. Bambini che non sono certamente immuni ai bombardamenti aerei, ma anzi sono i primi a farne le spese. É il caso di Maria Aman, paralizzata dopo un raid delle IDF, che dopo l'incidente non ha nemmeno potuto ricevere le cure mediche necessarie. Bambini che non hanno nemmeno la possibilità di ricevere un'istruzione, dato che o gli è impossibile raggiungere le scuole o i numerosissimi checkpoint israeliani (659 in tutta la West Bank) rendono il tragitto un inferno. Non potendo quindi fornire loro nessuna possibilità formativa, si corre il rischio concreto di farli diventare i guerriglieri di domani.

Hamdi Aman: "My mother, Hannan, died. My wife, Naima, and my eldest son, Muhanned, died. My youngest son Mo'men, who just turned four last week, got shrapnel wounds and so did I. My uncle died a month and 10 days later from his wounds. My daughter Maria was thrown out of the window. She became paralyzed from the neck down from the injuries to her brain and spinal cord."

A Palestinian boy leaves his damaged house in Jenin refugee camp

La situazione è ancora più simile a quella del ghetto di Varsavia se si considera che i palestinesi non hanno praticamente la possibilità di lavorare (il 70% di loro è disoccupato), non possono viaggiare all'estero, non possono entrare in Israele per lavoro e non possono nemmeno procurarsi cibo pescando, dato che ogni barca che si trova più di un miglio a largo delle coste israeliane senza autorizzazione, viene affondata dalle Forze di Difesa (o meglio, di Attacco) israeliane. Lo scopo di tutte queste restrizioni è quello di impoverire ulteriormente i palestinesi, in modo da non permettere loro di acquistare cibo per il proprio sostentamento. Una pratica che non si limita ai mezzi di sostentamento, ma anche alle abitazioni dei civili palestinesi, distrutte arbitrariamente. Pratiche che videro la luce fin dal lontano 1967, giustificata e intesa come punizione collettiva dei parenti degli attentatori suicidi palestinesi, ma in pratica del tutto arbitraria, in quanto non è necessaria alcuna prova della loro complicità, e nemmeno di un processo. Ecco un rapporto del 1999 di Amnesty International, in cui la condanna alle Demolizioni è inequivocabile:

"Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte[...] si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele è basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun'altra ragione al mondo a parte il fatto di essere palestinesi", Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 Israel and the Occupied Territories Demolitions and Disposession.

Il vero scopo delle Demolizioni delle proprietà palestinesi da parte israeliana è spiegato chiaramente da David Forman, sulle colonne del Jerusalem Post (noto quotidiano antisemita), il un articolo risalente al 26 febbraio del 2005 (Settlers, hands off the olive trees):

"Mi sono unito a un gruppo dell'organizzazione rabbini per i Diritti Umani durante una loro missione sulle colline del sud Hebron[...] La maggioranza dei campi coltivati palestinesi nell'area erano già stati espropriati dal governo (israeliano) per far posto ai coloni e con la scusa di creare "zone di sicurezza" su quello che ora è divenuto terreno di Stato. Sembra che vi sia un piano coordinato dal governo, delle IDF, dell'amministrazione civile (israeliana) e dei coloni per rendere la zona "non-araba". Questa iniziativa comporta la distruzione delle case, delle tende e dei rifugi palestinesi, il blocco dei loro pozzi d'acqua, lo sradicamento dei loro orti, l'avvelenamento dei loro campi per il pascolo e la proibizione per gli arabi di coltivare la propria terra e di allevare il bestiame".

La strategia che sta dietro questa pulizia etnica (e all'attuale determinazione di appoggiare la leadership Quisling di Abbas), è principalmente di carattere demografico. Israele sa che per puntellare il sostegno ad uno "stato ebraico" (oltre che affidarsi all'AIPAC, alla ZOA, all'AFSI, alla CPMAJO, all'INEP, alla JDL, al B'nai Brith e alla ADL) occorre nascondere la realtà che gli Ebrei non sono più la maggioranza di Israele, West Bank e Striscia di Gaza. Israele ha quindi bisogno della foglia di fico di uno stato palestinese sovrano per cancellare milioni di palestinesi dai suoi registri, e di cacciare i palestinesi dai propri territori. Espediente che ha già precedenti storici, come i Bantustan sudafricani, oppure una dottrina di 60 anni fa riassunta brevemente in questo estratto:

"Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, [il nostro popolo] deve trovare il coraggio di unire il proprio popolo e la sua forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall'attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava"

La fonte è il Mein Kampf di Adolf Hitler. La conclusione di questo post è un estratto di un articolo di Ha'aretz:

"Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale di alto rango ha sollecitato l'esercito[...] ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l'armata tedesca combattè nel ghetto di Varsavia. A giudicare dal recente massacro dell'esercito di Israele nella Cisgiordania - ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi "per sport" (scritto da Chris Edges del NYT), ha rastrellato e ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati numeri di riconoscimento sulle braccia (ricorda nulla?, ndt), ha torturato indiscriminatamente, ha negato l'acqua, l'elettricità, il cibo e l'assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all'interno - sembra che l'esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell'ufficiale. Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smetterla di comportarsi da nazisti", Norman G. Finkelstein, First the carrot, then the stick: behind the carnage in Palestine, 14 april 2002.

"Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa[...] Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti[...] Ma devono essere indagati", Trascrizione di una riunione di gabinetto israeliana del 17 novembre 1948, dagli archivi del Kibbutz Meuhad.

Scie Chimiche/2

(fonte: luogocomune.net)




*Qui l'ottimo articolo di Federico Povoleri