28 settembre 2007

Mercenari Azzurri/2

Rinvio a giudizio per Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli [*1] accusati di «arruolamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero»: ovvero, mercenari. I due avrebbero arruolato alcuni degli ex ostaggi italiani sequestrati assieme a Stefio in Iraq nell’aprile 2004 e liberati dopo 56 giorni: Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi – l’ostaggio che poi venne ucciso – sarebbero stati assoldati dalla società Presidium, intestata a Stefio e Spinelli, per svolgere attività di intelligence e di supporto all’antiterrorismo a servizio di uno stato straniero [...].

Invito a leggere un vecchio articolo di Svolte Epocali: *Mercenari Azzurri.

25 settembre 2007

Brevi dall'Iraq

L'Iraq ha annunciato oggi che non verrà intrapresa alcuna azione nei confronti della società privata di sicurezza statunitense Blackwater [*1] sulla sparatoria costata la vita a 11 persone sino a quando non sarà conclusa l'inchiesta congiunta con ufficiali Usa.

Il primo ministro Nuri al-Maliki aveva minacciato di congelare l'attività della Blackwater, che si occupa della vigilanza all'ambasciata Usa a Baghdad, e perseguire il suo personale su quello che aveva definito "*una lampante aggressione" otto giorni fa, ma l'Iraq sembra aver ammorbidito da allora la propria posizione.


Contrabbando d'armi: e' la nuova accusa contro la società di security statunitense Blackwater. La procura di Raleigh nel North Carolina dove ha sede la società sta indagando sul un presunto traffico illecito in Iraq di materiale militare, finito probabilmente nelle mani di un gruppi terroristici. Due dipendenti della Blackwater avrebbero ammesso la propria colpevolezza. "Addebiti senza fondamento" secondo la società incaricata dal Dipartimento di Stato di sorvegliare il corpo diplomatico statunitense in Iraq. La Blackwater è accusata dalle autorità irachene anche per la sparatoria di domenica scorsa a Baghdad costata la vita a undici persone. La società stava scortando un convoglio dell'ambasciata. Il premier iracheno Nuri al-Maliki ha suggerito agli Stati Uniti di smettere di fare ricorso alla Blackwater e avrebbe avviato un'inchiesta sul coinvolgimento della società in altri sei incidenti.

21 settembre 2007

Il tempo per fermare Teheran sta scadendo


[*newshounds]

Nell'editoriale di domenica del Washington Post [*1], il luminare, o meglio, l'illuminato della Bilderberg, Henry Kissinger, ha ammesso che l'ostilità statunitense nei confronti dell'Iran, non è dovuta alla proliferazione nucleare ma al contrario fa parte di un progetto più grande che mira ad impadronirsi delle risorse petrolifere iraniane. Questo progetto è il frutto delle convinzioni neocon, che ritengono che il saccheggio delle risorse mediorientali, con l'uso di operazioni militari, sia un beneficio per gli Stati Uniti. "Un Iran che persegue una politica mirata al controllo del Medio Oriente deve essere messo di fronte a dei limiti che non può valicare. Le nazioni industrializzate non possono accettare che forze radicali dominino regioni da cui dipendono le loro economie.", scrive Kissinger. Parole confermate dai fatti, visto che secondo il world factbook della CIA l'Iran è secondo al mondo per le proprie riserve di petrolio (133 gigabarrels).

A dimostrazione dello scarso pericolo del programma di arricchimento iraniano, ci sono anche le recenti dichiarazioni di ieri direttore generale dell'Agenzia atomica internazionale (Aiea), Mohamed El Baradei, che intervistato dal TG3 [
*2] ha affermato che "finora non abbiamo trovato materiali radioattivi nascosti o impianti di produzione sotterranei e, a quello che ci risulta quindi, l'Iran non costituisce un pericolo evidente e immediato per la comunità internazionale e non dovremmo andare oltre a questo dato di fatto".

Dichiarazioni che non sono arrivate all'esecutivo repubblicano, visto che John Bolton sembra di tutt'altro avviso [*3] e che recentemente, intervistato da La Stampa [*4], ha affermato che "[...] Teheran è in grado di compiere tutti i passaggi critici del ciclo del combustibile nucleare. Dunque è solo una questione di tempo e denaro il loro arrivo alla bomba. E con il prezzo del greggio a 80 dollari il denaro non gli manca di certo. Il tempo per fermare Teheran sta scadendo". Sembra quindi che a suon di dibattiti televisivi (come quello nel video in testa al post) e nelle intenzioni dei neocon, un'operazione shock and awe contro l'Iran sia molto più che una possibilità. La macchina della propaganda è ormai in moto, tanto che la CIA avrebbe ricevuto l'autorizzazione del presidente statunitense George W. Bush per avviare un piano che prevede un campagna di propaganda, disinformazione e manipolazione della valuta iraniana e delle transazioni finanziarie internazionali, con lo scopo di destabilizzare il governo degli ayatollah [*5].

"The idea that the United States covets Iraqi oil fields is a "wrong impression". I have a deep desire for peace. That's what I have a desire for. And freedom for the Iraqi people. See, I don't like a system where people are repressed through torture and murder in order to keep a dictator in place. It troubles me deeply. And so the Iraqi people must hear this loud and clear, that this country never has any intention to conquer anybody." - *George W. Bush

18 settembre 2007

Fuori dall'Iraq.


[VideoNation]
La Blackwater viene messa alla porta dal governo di Bagdad [*1]. La società di sicurezza privata americana opera in Iraq dall’inizio della guerra con migliaia di contractors, ossia “soldati privati” che godono di immunità, assoldati per difendere privati o personalità a rischio. La decisione è arrivata dal ministero dell’Interno iracheno dopo gli scontri di domenica nella capitale, che hanno provocato undici morti tra i civili. Nella nota ufficiale si legge che «il ministro ha ordinato di annullare il permesso di Blackwater e la società non può più operare in Iraq. Un'indagine penale è stata aperta contro coloro che hanno compiuto questo crimine».
Sui fatti di domenica era già intervenuto sia il premier iracheno Nouri al Maliki, parlando di «un'operazione criminale condotta da una società di sicurezza straniera». E sia il ministro dell'Interno Jawad Polani, che subito dopo l’accaduto aveva annunciato «l'apertura di un'inchiesta» per appurare eventuali responsabilità. Ad una televisione araba, ha insisitito il ministro, «questi casi sono avvenuti più di una volta e non possiamo più passarli sotto silenzio». Da parte la stessa Ambasciata Usa aveva ammesso che alcuni contractor del Dipartimento di Stato «sono rimasti coinvolti in un incidente a Baghdad», senza però fornire dettagli sulla vicenda [*qui è disponibile il rapporto dell'Ambasciata statunitense di Baghdad].



Il bilancio della carneficina di domenica è stato di 11 morti (tra cui un poliziotto) e 18 feriti. Protagonisti un gruppo di contractors in servizio per il Dipartimento di Stato Usa, che hanno aperto il fuoco «indistintamente» nella zona occidentale di Baghdad mentre erano a bordo di un convoglio di sei Suv. Secondo la ricostruzione della polizia i veicoli erano di passaggio sulla piazza Nisoor, nel quartiere a maggioranza sunnita di Mansour, quando forse in seguito ad una esplosione hanno sparato raffiche di proiettili e si sono allontanati in fretta dal luogo [*ecco il video].

Le puntate precedenti:

17 settembre 2007

L'opinione del pilota.

(fonte: *prisonplanet)




"I flew the two actual aircraft which were involved in 9/11... Fight number 175 and Flight 93, the 757 that allegedly went down in Shanksville and Flight 175 is the aircraft that's alleged to have hit the South Tower. I don't believe it's possible for... a so-called terrorist to train on a 172, then jump in a cockpit of a 757-767 class cockpit, and vertical navigate the aircraft, lateral navigate the aircraft, and fly the airplane at speeds exceeding it's design limit speed by well over 100 knots, make high-speed high-banked turns,.. pulling probably 5, 6, 7 G's... I couldn't do it and I'm absolutely positive they couldn't do it.", Russ Wittenberg - ex pilota dell'Air Force che ha volato con gli United Airlines Flight 175 e 93, due dei quattro Boeing dirottati l'11 settembre.

13 settembre 2007

La tecnologia a servizio della Democrazia.


(fonte: *rawstory)

L'esercito britannico sembra intenzionato ad utilizzare un'arma basata su una tecnologia di distruzione di massa. I soldati britannici in servizio in Afghanistan riceveranno infatti una nuova arma, che impiega una tecnologia basata su un principio "termobarico", che, per uccidere il bersaglio, anche a lunga distanza, utilizza calore e pressione succhiando l'aria fuori dai polmoni e lacerando gli organi interni.

L'arma utilizza la stessa tecnologia sviluppata dalle bombe anti-bunker statunitensi o dagli ordigni utilizzati dai russi per distruggere la capitale cecena Grozny. Queste armi sono brutalmente efficaci, perchè in un primo momento disperdono gas o un agente chimico che sarà poi acceso, permettendo al raggio di penetrare in tutti i vani di un edificio o i cunicoli di una grotta. La prima volta che gli Stati Uniti impiegarono questa tecnologia nel 2005, DefenseTech dedicò un articolo che titolava "Il silenzio dei marines sulla nuova arma brutale". Ecco un estratto dell'articolo:

"Marines could employ blast weapons prior to entering houses that had become pillboxes, not homes. The economic cost of house replacement is not comparable to American lives...all battalions adopted blast techniques appropriate to entering a bunker, assuming you did not know if the bunker was manned."

Secondo uno studio del 1993 della US Defense Intelligence Agency l'utilizzo di questa arma su umani è brutale. Il raggio agisce infatti attraverso un'onda di pressione, che causa una rarefazione dell'aria, che lacera i polmoni. Se il carburante deflagra ma non esplode le vittime rimangono seriamente ustionate, e probabilmente potrebbero inalare molto carburante, che è altamente tossico. Un altro studio della DIA attesta che queste onde possono causare danni al sistema nervoso ed è possibile che le vittime non vengano stordite dal raggio, ma rimangano coscienti per diversi secondi, a addirittura minuti, mentre soffocano.

Gli effetti di questa arma in uno spazio circoscritto sono illimitati, come riporta uno studio della CIA; i più vicini al punto di accensione vengono cancellati dalla faccia della terra, mentre quelli a confine del raggio d'azione potrebbero subire diverse ripercussioni agli organi interni, all'apparato uditivo, polmonare e possono rischiare persino la cecità.

Gli ufficiali della Difesa britannica hanno affermato che questi nuovi raggi agiscono diversamente, perchè agendo attraverso un raggio riescono a circoscrivere con più precisione l'area in cui agire. Nonostante queste premesse il parlamento britannico non è stato informato circa l'utilizzo di queste armi nello scenario bellico afghano.

11 settembre 2007

11 settembre 2007

[*pressante.com]

Raymond M. Downey, il primo esperto americano in demolizioni controllate, prima che l'implosione del 9/11 della torre nord lo uccidesse, affermò [*1] che il crollo della torre sud del WTC fosse stato causato da esplosivi e non dal cherosene del boeing. Il capo dell'FDNY era anche descritto come la persona più preparata nel programmare demolizioni controllate e, Timothy Roemer, un membro della commissione per l'11 settembre, l'ha definito un grande esperto del settore. Come riportato dalla World Trade Center Task Force interview, subito dopo la caduta della Torre Sud delle 9:59, Ray Downey, intervistato dal reverendo John Delendick, cappellano dei pompieri, ha affermato che la torre non poteva essere che minata, perchè il crollo era stato troppo regolare.

Downey godeva di grande fama nel settore, avendo alle spalle diverse operazioni di recupero, come quelle durante gli attentati del 1993 al WTC e del 1995 ad Oklahoma City, tanto da guadagnarsi il soprannome di "The Master of Disaster", anche per la sua esperienza da veterano, di 39 anni, all'interno dell'FDNY.

La testimonianza di Downey e le sue conclusioni è l'ennesimo importante tassello da aggiungersi alle centinaia di richieste di chiarezza da parte di scienziati, ricercatori e ex membri del governo e dell'esercito, raccolte nel documento Patriots Questions 9/11.

Sono trascorsi 6 anni, sarebbe ora che qualcuno iniziasse a fornirci delle risposte.

7 settembre 2007

Il cielo sopra Svolte Epocali

Da oggi, con una galleria in Flickr, inizierò a raccogliere foto di scie chimiche sopra la mia zona, che ritengo particolarmente interessanti.

[Qui la *galleria, chemtrails del 6.09.2007]

Le altre puntate:


"Cieco chi guarda il cielo senza comprenderlo: è un viaggiatore che attraversa il mondo senza vederlo; è un sordo in mezzo a un concerto", Camille Flammarion

6 settembre 2007

Il degno epilogo

Prima e seconda puntata: Trovate finalmente le ADM di Saddam. A New York.

Ecco la terza [*nydailynews]:

Fooled again.

Chemicals discovered in the United Nations' Manhattan offices - feared to be a toxic agent produced by Saddam Hussein's regime a decade ago - may be nothing worse than a cleaning solvent, sources said yesterday. Preliminary tests show the substance, which was found Aug. 24, was not the potentially fatal phosgene, sources said.

"It's not phosgene, and it tested negative for all other chemical warfare agents. It's not dangerous, and it's not what they thought they had," a law enforcement source said.
UN officials discovered the chemical in a canister sealed in an unmarked plastic bag as they closed a weapons inspection agency on E. 48th St., a block from UN headquarters.
By Aug. 29, UN officials said they traced the material using inventory sheets. They believed it was a chemical warfare agent seized by UN inspectors in 1996 from Iraq's chemical weapons facility near Samarra. UN officials couldn't account for why a potentially lethal chemical sat in Manhattan for 10 years undetected.


"The first round of tests indicate some kind of solvent," another law enforcement source said. "I guess we should be grateful it's not potentially fatal, but it just reveals another layer of mistakes."UN spokesman Farhan Haq said he could not comment until final tests were complete. Haq said the UN was poised to name a three-member panel to review the incident, examining how the samples were collected, stored and how they may have been misidentified.

3 settembre 2007

Istigazione al Genocidio

(fonte: worldnetdaily)

In base alle Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 le truppe ONU intervennero nel 1999 in Kosovo per fermare un genocidio. Ma secondo un nuovo rapporto dell'American Council for Kosovo, le truppe hanno deliberatamente aiutato e spalleggiato la sistematica e quasi totale pulizia etnica della popolazione Serba di religione cristiana, perpetrata per la maggior parte da albanesi di religione musulmana.

É il rapporto stesso (Hiding Genocide in Kosovo) ad affermare che "Ogni aspetto dello stile di vita dei serbi in Kosovo è stato minacciato dall'intervento post giugno 1999 del KFOR (la Kosovo Force della NATO) e a seguito di questa nuova realtà l'esistenza stessa dei serbi è minacciata". Continua il rapporto: "I serbi sono stati perseguitati attraverso tutto il territorio del Kosovo, nel loro stesso territorio, nella loro terra. Gli sono stati negati i diritti umani basilari e sono stati discriminati rispetto ai loro connazionali musulmani."


Usando sia testimonianze oculari, che diari dei morti, che interviste ai sopravvissuti il rapporto costituisce una straziante narrazione di 8 anni di genocidio perpetrato dai musulmani albanesi, che ora chiedono indipendenza per il Kosovo. Le Nazioni Unite, con il supporto delle potenze occidentali, hanno lavorato per questo scopo, che loro chiamano "the final status". "La più grande bugia: le forze di pace rivendicarono di essere intervenute per fermare un genocidio", scrive James George Jatras, direttore dell'American Council for Kosovo. "In realtà loro ne stanno supportando uno. Per i serbi in Kosovo il final status non può che significare una soluzione finale, di hitleriana memoria.

Il rapporto si focalizza su 12 comuni, tutti con una consistente percentuale di popolazione serba di religione cristiana. Oggi in quelle realtà i pochi rimasti sono vecchi e infermi incapaci di muoversi. La carneficina prosegue ancora, proprio sotto i nasi del KFOR. A Cernica, 45 case di serbi sono state distrutte da quando è finita la guerra e fino alla metà del 2003 erano stati uccisi 12 serbi, senza che nessuno venisse accusato di omicidio. Spesso, afferma il rapporto, ad atti di violenza contro i serbi, segue l'arresto delle vittime stesse. Ad esempio, il 5 agosto 2001, una granata è stata lanciata contro la casa di Vladimir Savic, seriamente ferito, assieme alla moglie, in seguito all'esplosione. Quando i soldati del KFOR sono arrivati sulla scena del delitto, si sono rifiutati di soccorrere i feriti, ma hanno arrestato il figlio Miomor, che durante l'esplosione si trovava nella casa con la moglie e due figli. Ogni tentativo di cercare soccorso per il padre è stato inutile, la base militare greca di Bartes, e quella americana Bondstil hanno rifiutato di accogliere civili nelle loro strutture mediche. Le vittime sono state successivamente soccorse, ma la mancanza di tempestività ha aggravato le loro condizioni, tanto che ad oggi sono mutilati ed invalidi.

Teatri di storie altrettanto sconvolgenti sono state le città di Novo Brdo, Devet Jugovica, Pristina, Letnica, Urosevac, Kosovo Polje, Vitina e Banjska. Le forze ONU sono anche accusate di aver direttamente aiutato questa pulizia etnica identificando i domicili dei serbi cristiani in ogni città del Kosovo e marchiando le case degli stessi con una croce gialla, per facilitare il lavoro dei persecutori.

"Il testo di Rambouillet, che chiedeva alla Serbia di ammettere truppe NATO in tutta la Jugoslavia era una provocazione, una scusa per iniziare il bombardamento. Rambouillet non è un documento che un Serbo angelico avrebbe potuto accettare. Era un pessimo documento diplomatico che non avrebbe dovuto essere presentato in quella forma", Henry Kissinger al Daily Telegraph, 28 giugno 1999 [*1]