28 dicembre 2007

$70.000.000.000

70 miliardi di dollari. Questo è l'ammontare dell'accordo firmato da George W. Bush mercoledì scorso, per finanziare il prossimo anno di guerra in Iraq e Afghanistan [*1]. Se ogni contribuente americano dovesse tirare fuori dalle proprie tasche un extra di cinque o dieci mila dollari per il fisco il prossimo aprile per pagare la guerra, sono sicuro che questa finirebbe presto. Il problema è che il governo finanzia la guerra sia facendosi prestare, sia stampando soldi, piuttosto che presentare direttamente una legge che aumenti le tasse ("the $555 billion budget bill funds the government without raising taxes and without what he called the most objectionable policy changes considered by the Congress" [*2]). Quando gli oneri sono nascosti (o meglio, prelevati direttamente in busta paga o indirettamente sui beni di consumo), la domanda se valga o meno la pena di entrare in guerra viene falsata. Questo meccanismo è possibile solo grazie all'intesa fra la FED e il Congresso, che operano in simbiosi, con la prima che felice di venirgli incontro aggiustando il deficit di bilancio e creando nuovi soldi tramite il Ministero del Tesoro, e il secondo che lascia che la Federal Reserve Bank lavori tranquilla e senza troppe regole, prestando liberamente carta stampata dal nulla alle banche. Il risultato di tale intesa è l’inflazione, ovvero l'aumento della massa monetaria. E l’inflazione finanzia la guerra. Tant'è che, come spiega l'economista Lawrence Parks, senza la creazione della FED e la possibilità di creare nuovi soldi il governo federale non avrebbe mai potuto permettersi l’enorme mobilitazione di uomini e mezzi nella Prima Guerra Mondiale [*The FED's wiew of Honest Money]. Il risultato di questa politica monetaria, appoggiata dal primo all'ultimo membro del Congresso, è che il potere d'acquisto della moneta continua a calare (perché qualcuno ne stampa sempre di più) e quindi gli statunitensi (ma il discorso vale anche per il Vecchio Continente) diventano sempre più poveri [*Prices for key foods are rising sharply]. Un'erosione del potere finanziario che viene attualmente attribuita a capri espiatori come i commercianti cattivi (che nonostante gli enormi introiti stanno progressivamente diminuendo) o ai camionisti scioperanti. A questo impoverimento che colpisce per prime le classi più povere, si aggiunga che immettendo carta straccia sul mercato per finanziare mutui (che non verranno ripagati) si da il via a bolle speculative in serie, di cui quella dei mutui subprime è ultima in ordine [*Se scoppia la bolla immobiliare]. Il discorso è vasto, quindi consiglio di prendersi un po' di tempo e affrontare alcune delle letture proposte in calce a questo post. Tornando a quantificare economicamente il costo delle due guerre portate avanti in medio oriente, l'ultima stima in ordine di tempo è stata fatta dal Senatore repubblicano e convinto sostenitore della guerra, Ted Stevens, che ha parlato di una cifra che si aggira attorno ai 15 miliardi di dollari mensili [*3]. Mentre il dibattito è spesso incentrato sul numero di soldati impiegati nelle missioni all'estero, è interessante far notare che le richieste dell'amministrazione Bush per Iraq, Afghanistan e le operazioni di anti-terrorismo, sono state di 190 miliardi di dollari nel 2008, ovvero con un incremento del 20% rispetto al 2007 e del 60% rispetto al 2006. Il Pentagono non ha commentato le dichiarazioni di Stevens, ma si è limitato a rilasciare i dati di finanziamenti delle guerre al 30 settembre 2007. Si tratterebbe di soli 12 miliardi di dollari (sic!). Le cui sorti sarebbero poi ignote ai più.

Letture consigliate:

27 dicembre 2007

Sette soldati britannici uccisi dalla stessa arma

Ecco dove vanno a finire le armi di cui il Pentagono perde le tracce:

A single trained marksman is suspected of killing seven British soldiers in separate attacks in Iraq, an inquest heard on Thursday.
The sniper's victims are thought to include Cpl Rodney Wilson
(nella foto), who was killed when he was shot in the back while trying to rescue an injured colleague in Basra. Analysis of the bullet which struck him showed it was fired from the same American-made weapon which has been involved in the deaths of six other servicemen in the city. Cpl Wilson's father, Richard, said: 'It's almost certainly the same person firing it, some sort of hired shooter probably.' His son, 30, of 4th Battalion The Rifles, became the 150th British serviceman to die in Iraq when he was gunned down in June. He ran out under heavy fire to rescue another wounded corporal. As he was helping to carry him to safety, he was hit by a 5.56 calibre bullet. The ammunition is compatible with weapons such as the M16 and M4 Carbine, commonly used by US forces, and the SA80, the standard British Army issue assault rifle. It was 'highly likely' to have been fired from the same weapon which was used to kill the other servicemen in the previous month, an expert told the inquest. [...]

26 dicembre 2007

La guerra aerea segreta in Afghanistan e Iraq


Il rapporto [*1 - *2] di Anthony H Cordesman del "Centre for Strategic and International Studies", istituto fondato da Zbigniew Brzezinski, veterano della guerra afghana degli anni '80, ha rivelato un massiccio incremento del numero degli attacchi aerei in Afghanistan e Iraq negli ultimi due anni. Lo studio documenta 1.119 incursioni aeree di bombardamento (tecnicamente CAS, “close air support/precision”), un numero quintuplicato rispetto al 2006. In Afghanistan il numero di queste incursioni è salito dalle 1.770 nel 2006 alle 2.926 di quest'anno; un aumento del 65% in un anno, e 34 volte di più che nel 2004. Anthony Cordesman attribuisce il motivo di questi aumenti vertiginosi all'aumento delle attività belliche talebane e ai rigurgiti della restistenza irakena, non contrastati dalle forze di terra NATO, insufficienti a coprire l'intero territorio. Più di 6.000 civili afghani sono stati uccisi durante quest'anno, quasi il doppio delle vittime durante l'invasione del 2001. In realtà le cifre non sono poi così precise, in quanto il rapporto non tiene conto delle vittime causate dagli elicotteri, dagli A-10 e non sono conteggiate le conseguenze degli attacchi compiuti dall'artiglieria di terra. Inoltre lo studio tiene conto delle sole operazioni compiute nel progetto Enduring Freedom e non di quelle della NATO.


Quello che è fuori discussione è che l'esecutivo militare statunitense non si è mai mostrato restio a bombardare zone altamente popolate. Tant'è che tra il 7 ottobre 2001 e marzo 2002 questi bombardamenti hanno mietuto tra le 3.000 e le 3.400 vite [
*3 - *4] e dal 2003 gli Stati Uniti hanno sganciato 59.787 libbre (circa 30 tonnellate) di armi a grappolo [*5], con basi aeree, come quella di Balad, che portano avanti più di 10.000 operazioni in una sola settimana. Questi assalti sono parte di quel che è meglio tenere segreto dei conflitti in Iraq e Afghanistan: l'enorme intensificazione dei bombardamenti statunitensi in questi e altri paesi dell'area, il crescente numero di vittime civili accidentali che tale strategia coinvolge, e il crescente ruolo dei killer privi di piloti umani nel conflitto. Il risultato dell'accresciuta guerra aerea, secondo l'organizzazione Iraq Body Count, che ha sede a Londra, è un aumento delle vittime civili. Lo studio “Bombs Over Baghdad” di Lancet delle "morti in eccesso", che prende in considerazione il periodo che va dal marzo 2003 al giugno 2006, ha stabilito che gli attacchi aerei siano stati responsabili del 13% delle morti - 76000 al giugno del 2006 - e del 50% delle morti dei bambini al di sotto dei 15 anni [*6]. Dovendo affrontare la sconfitta o sanguinosi punti di stallo, gli alleati si sono rivolti alle forze aeree, come principalmente gli USA in Vietnam. Ma, come in Vietnam, il terribile prezzo inflitto ai civili dalle bombe non garantisce nulla se non il fallimento sul lungo termine.

24 dicembre 2007

Buon Natale!

I miei più sentiti auguri a tutti i lettori di Svolte Epocali. ;)

22 dicembre 2007

Il massacro di Toube

Due giorni fa George Bush, nel consueto discorso di fine anno alla Casa Bianca, si è detto Bush si è detto "preoccupato che i suoi alleati possano stancarsi della missione lasciando l'America da sola nel tentativo di portare la democrazia nel territorio". Ecco uno dei frutti di questo gravoso impegno da parte delle forze militari di mezzo globo:

[*uruknet] [...] Gli afgani non sanno distinguere le nazionalità dei soldati della Nato: statunitensi, britannici, canadesi, olandesi, per loro sono tutti "stranieri". Nel sud dell’Afghanistan, forze speciali statunitensi e di altri paesi conducono missioni speciali assieme alle truppe scelte afgane: questi commando non rispondono ai locali comandi Isaf-Nato né sottostanno alle loro regole d’ingaggio. "Erano da poco passate le due quando i soldati stranieri hanno fatto irruzione in casa mia e hanno sparato ai miei figli nelle loro culle, colpendoli alla testa", racconta Nabi Jan pieno di rabbia. "Ho raccolto i brandelli di cervello dal pavimento con le mie mani e li ho messi accanto ai loro corpi. Hanno ucciso diciotto persone quella notte e giuro che nessuno era un talebano: erano civili come me, con mani dure da contadini. Se non mi credete, venite al cimitero del villaggio: dissotterro i loro corpi e ve li mostro! I soldati se ne sono andati attorno alle cinque di mattina, quando era ancora buio. La mia famiglia da quel giorno vive accampata vicino al fiume. Abbiamo paura di tornare a casa". Borjan, un altro abitante di Toube, è seduto fuori dall’ospedale. "I soldati sono entrati nelle nostre case e hanno sparato a tutti quelli che trovavano, comprese le persone che dormivano nei loro letti. In una casa sono stati addirittura uccisi dei bambini nelle loro culle. A tre persone è stata tagliata la gola: due sono morte e una è qui ricoverata in ospedale". [...]

21 dicembre 2007

Dove sono finite?

[*Indystar] I revisori contabili del Pentagono hanno recentemente dichiarato che non sono in grado di contabilizzare milioni di dollari di spese dovute all'acquisto di granate con propulsione a razzo, veicoli armati, munizioni e altri equipaggiamenti finalizzati sia all'addestramento che alle operazioni delle forze di sicurezza irakene, a causa della mancanza dei documenti adeguati e di "sviste" del personale. Un rapporto rilasciato all'inizio di dicembre dall'ispettore generale del Dipartimento di Difesa ha fatto luce su 5.2 miliardi di dollari destinati al fondo delle Iraq Security Forces (che sono solo una piccola parte del totale di 45 miliardi, destinato alla ricostruzione dell'Iraq). Il quadro che ne esce è a dir poco sconcertante, tanto che il rapporto dimostra che il comando preposto alla gestione della sicurezza, noto come "Multi-National Security Transition Command-Iraq", non è in grado di documentare se i fondi ricevuti siano stati protetti da sprechi o speculazioni. L'ispettore generale ha affermato che il comando non è in grado di provare di aver ricevuto 12,712 delle 13,508 armi che sono state acquistate, in quanto i numeri di serie delle stesse non sono stati conservati durante il loro trasporto nel magazzino di Abu Ghraib, e la loro consegna alle forze armate irakene non è stata registrata con l'opportuna documentazione. Questa partita di armi sparita nel nulla non è certo la prima, durante l'audizione dell'ispettore al Government Accountability Office, è stato verbalizzato che tra il 2004 e il 2005, sono state perse le tracce di 190.000 AK-47.

La percentuale di armi che finisce in mani ignote è altissima, in un singolo contratto di fornitura da 643.1 milioni di dollari, comprendente veicoli, armi, munizioni e sistemi di comunicazione (in sostanza tutto il necessario per foraggiare un piccolo esercito) il Pentagono è stato in grado di tracciare e registrarne la consegna di soli 82 milioni di dollari. Poco più del 12%. Per un altro contratto da 438.2 milioni di dollari, addirittura solo l'1%.

Ammesso e non concesso che il taxpayer americano debba accollarsi questi contratti milionari, possibili solo grazie all'esproprio forzato sottoforma di tassazione (come si possa contribuire al benessere di tutti pagando delle armi è cosa a me sconosciuta), alla luce di questi dati possiamo affermare che ciascun cittadino statunitense, finanzia proporzionalmente l'approvvigionamento di armi da parte di terroristi, guerriglieri e contractors, le altre categorie che necessitano di armi in Iraq, oltre ai soldati regolari.

Primo Emendamento

I residenti del complesso urbano di St. Bernard hanno recentemente organizzato una manifestazione pacifica, in cui si serviva cibo e ballava con la "Hot 8 Brass Band", per protestare contro la demolizione di circa 4.600 abitazioni pubbliche a New Orleans. Una parata pacifica che segue all'ennesima presa di posizione del Governo statunitense, che precedentemente (per la precisione nel febbraio del 2006) aveva già deciso di tagliare le spese degli hotel in cui erano ospitati i 14.000 senzatetto dell'uragano Katrina [*Katrina Survivors Fight to Return to St. Bernard Housing Project] lasciandoli abbandonati al loro destino. Non è la prima manifestazione organizzata per sensibilizzare l'opinione pubblica [*indymedia], tuttavia pare che questa volta la polizia non abbia gradito. Una giornalista e due manifestanti pacifici sono stati infatti fermati e arrestati senza alcun motivo, fra lo stupore dei partecipanti al corteo. A questi primi 3 "malcapitati" è andata addirittura di gran lusso. Sembra infatti che la polizia abbia addirittura utilizzato spray chimici e taser contro dozzine di manifestanti [*Police, Protesters Clash in New Orleans].

"Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti", Costituzione degli Stati Uniti - I° emendamento.

20 dicembre 2007

Scie chimiche e malattie

(fonte: Truthnews)

Il "Weather Modification Operations and Research Board" [*1] nelle intenzioni del Governo Statunitense era un'agenzia che doveva essere creata con il compito di promuovere la ricerca nel controllo climatico. Un disegno di legge che prevedeva la creazione del suddetto comitato è stato presentato al Senato per ben due volte, la prima il 4 marzo 2004 da parte del senatore texano Kay Bailey Hutchinson e la seconda il 3 marzo 2005. Tuttavia la proposta non è diventata legge in nessuna delle due occasioni, e il comitato non ha mai visto la luce. A dispetto di queste bocciature i tentativi di cambiamento climatico e di operazioni di geo-ingegneria delle corporazioni e degli istituti che dovevano far parte di questo comitato sono stati portati avanti seguendo un programma non ufficiale, che però spesso si è avvalso dell'aiuto del Dipartimento del Commercio, della Federal Reserve e soprattutto di soldi pubblici. Inoltre, a dimostrazione del fatto che queste corporazioni operano anche senza la necessità di agenzie governative specifiche, nel 2007 sono state ripresentate proposte di legge sul cambiamento climatico dal membro del congresso Mark Udall (H.R. 3445: Weather Mitigation Research and Technology Transfer Authorization Act of 2007) e dal senatore Hutchinson (S. 1807: Weather Mitigation Research and Development Policy Authorization Act of 2007). Come sottolineato dal video precedente un laboratorio di analisi ha trovato alti livelli di bario nelle "scie" californiane. Ecco le conseguenze sulla salute della presenza di una alta percentuale di bario in atmosfera [*estratto di un rapporto PubMed]:

High level contamination by natural and industrial sources of the alkali earth metal, barium (Ba) has been identified in the ecosystems/workplaces that are associated with high incidence clustering of multiple sclerosis (MS) and other neurodegenerative diseases such as the transmissible spongiform encephalopathies (TSEs) and amyotrophic lateral sclerosis (ALS).

In altre parole, se crediamo alla versione ufficiale del Governo, ci troviamo di fronte ad un tentativo di mitigare il surriscaldamento globale in cambio dell'alto rischio di sclerosi multiple e mallatie neurodegenerative. Interessanti però sono altri effetti collaterali che il bario produce sulle persone: Barium suppresses human T-cell production, making the human body very susceptible to infectious agents,” scrive Omega News. “Barium also has electromagnetic properties and may be both amplifying and more evenly dispersing pulsed-energy waves first uncovered by a deceased University of Chapel Hill professor, Dr. David Fraser, in 1975. These waves are now most likely blanketing all cities and towns in North America for the purpose of mood and mind control.”

In definitiva quelli che non dovessero essere affetti da sclerosi multipla potrebbero benissimo diventare collaboratori di programmi di controllo mentale. Proseguendo il dsicorso sulle scie chimiche oggi stesso su Luogocomune è stato pubblicato un interessante articolo dell'Ing. Aeronautico Luigi Fenu (membro anche del comitato regionale scie sardegna), che invito a leggere interamente in cui è presente anche un servizio di un'edizione del Tg1, che sottolinea come il Cremlino sia in grado di controllare le precipitazioni atmosferiche durante i principali eventi istituzionali:


Questo servizio è un ottimo punto di partenza per approfondire l'argomento scie chimiche. Per chi fosse interessato, consiglio di partire da questi link:

19 dicembre 2007

Chi non ha niente da nascondere...

[*Iceland Review Online] Erla Ósk Arnardóttir Lilliendahl, giovane madre islandese, ha affermato di essere stata maltrattata al termine del suo viaggio aereo verso New York. Arrivata al JFK airport è stata interrogata, e trasferita in prigione per 24 ore, a causa di una violazione del visto. La donna in prigione ha dovuto sottoporsi a delle visite, rispondere a domande umilianti, senza ricevere nè cibo nè bevande per 14 ore e non le è stato permesso di fare alcuna chiamata telefonica, facendo credere alla sua famiglia che si trovasse in aeroporto. Il discorso è sempre lo stesso, la libertà personale viene costantemente sempre più limitata, in nome di una falsa sicurezza e di una protezione da un nemico creato ad arte. Ecco alcuni estratti del racconto rilasciato dalla signora Lilliendahl, che danno un'idea delle umiliazioni fisiche e psicologiche che ormai chiunque, compreso chi non ha una folta barba e un turbante, potrebbe subire:

"During the last twenty-four hours I have probably experienced the greatest humiliation to which I have ever been subjected. During these last twenty-four hours I have been handcuffed and chained, denied the chance to sleep, been without food and drink and been confined to a place without anyone knowing my whereabouts, imprisoned. Now I am beginning to try to understand all this, rest and review the events which began as innocently as possible.
[...] There I was told that according to their records I had overstayed my visa by 3 weeks in 1995. For this reason I would not be admitted to the country and would be sent home on the next flight. I looked at the official in disbelief and told him that I had in fact visited New York after the trip in 1995 without encountering any difficulties. A detailed interrogation session ensued. I was photographed and fingerprinted. I was asked questions which I felt had nothing to do with the issue at hand. I was forbidden to contact anyone to advise of my predicament and although. I was invited at the outset to contact the Icelandic consul or embassy, that invitation was later withdrawn. I don’t know why. I was then made to wait while they sought further information, and sat on a chair before the authority for 5 hours. I saw the officials in this section handle other cases and it was clear that these were men anxious to demonstrate their power. Small kings with megalomania. I was careful to remain completely cooperative, for I did not yet believe that they planned to deport me because of my “crime”. [...] Then I was placed in a cubicle which looked like an operating room. Attached to the walls were 4 steel plates, probably intended to serve as bed and a toilet. I was exhausted, tired and hungry. I didn’t understand the officials’ conduct, for they were treating me like a very dangerous criminal. Soon thereafter I was removed from the cubicle and two armed guards placed me up against a wall. A chain was fastened around my waist and I was handcuffed to the chain. Then my legs were placed in chains. I asked for permission to make a telephone call but they refused.

[...] I was led inside in the chains and there yet another interrogation session ensued. I was fingerprinted once again and photographed. I was made to undergo a medical examination, I was searched and then I was placed in a jail cell. I was asked absurd questions such as: When did you have your last period? What do you believe in? Have you ever tried to commit suicide?
I was completely exhausted, tired and cold. Fourteen hours after I had landed I had something to eat and drink for the first time. I was given porridge and bread. But it did not help much. I was afraid and the attitude of all who handled me was abysmal to say the least. [...]

I spent the next 9 hours in a small, dirty cell. The only thing in there was a narrow steel board which extended out from the wall, a sink and toilet. I wish I never experience again in my life the feeling of confinement and helplessness which I experienced there.
I was hugely relieved when, at last, I was told that I was to be taken to the airport, that is to say until I was again handcuffed and chained.Then I could take no more and broke down and cried. I begged them at least to leave out the leg chains but my request was ignored. When we arrived at the airport, another jail guard took pity on me and removed the leg chains. Even so I was led through a full airport terminal handcuffed and escorted by armed men. I felt terrible. On seeing this, people must think that there goes a very dangerous criminal. In this condition I was led up into the Icelandair waiting room, and was kept handcuffed until I entered the embarkation corridor. I was completely run down by all this in both body and spirit. Fortunately I could count on good people and both Einar (the captain) and the crew did all which they could to try to assist me. My friend Auður was in close contact with my sister and the consul and embassy had been contacted. However, all had received misleading information and all had been told that I had been detained at the airport terminal, not that I had been put in jail. Now the Foreign Ministry is looking into the matter and I hope to receive some explanation why I was treated this way."


"Chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere.", Adolf Hitler - Mein Kampf - 1925-1926

Come creare un americano incazzato

"C'è un sacco di gente che mente e che la passa liscia", Donald Rumsfeld

18 dicembre 2007

Uccidi e nascondi

[Cadaveri non identificati vengono portati a Najaf per la sepoltura]

[*newsweek] Il lavoro di Jabber Sowadi la dice lunga sull'abisso in cui l'Iraq sta sprofondando. É un mutahid al juthath, ovvero un "mercenario di corpi", che riceve tra i 300 e i 500 dollari per trovare i parenti dispersi, o più spesso per recuperare i loro cadaveri. Negli ultimi due anni ha tessuto una ragnatela informativa tra prigioni, ospedali, cimiteri e obitori. Il suo lavoro ultimamente procede a rilento, per ammissione stessa di Jabber gli squadroni della morte hanno infatti iniziato a nascondere i corpi delle loro vittime, abbandonando la vecchia usanza di lasciarli all'aria aperta. In sostanza il rapimento e l'assassinio degli irakeni è diventata una pratica molto più segreta. Le statistiche del novembre scorso mostrano che c'è stato un crollo degli omicidi (600) rispetto al dicembre dell'anno scorso (3000), ma questi numeri non riportano gli occultamenti messi in atto dai mercenari stessi, per stessa ammissione di Robert Lamburne, direttore del servizio di medicina legale dell'Ambasciata Britannica in Iraq. Negli scorsi due mesi più di una mezza dozzina di fosse comuni (aspetto che ricorda molto il vecchio regime di Saddam Hussein) sono state trovate in Iraq, la metà delle quali a Baghdad. Hicham Hassan, portavoce della Croce Rossa, ha affermato che molte milizie private agiscono facendo sparire le vittime dalla faccia della terra.

11 dicembre 2007

Ci vogliono tutti morti/2

Dopo il deputato inglese al Parlamento Europeo Chris Davies [*Ci vogliono tutti morti/1] anche dall'Australia arrivano segnali incoraggianti sul futuro dei nostri figli. Un medico della terra dei canguri ha infatti proposto una "tassa sul cambiamento climatico" da imporre alle famiglie con più di due figli, affinchè si possa compensare le emissioni extra di anidride carbonica dovute al nascituro [*1]. I genitori dovrebbero sobbarcarsi un balzello di 5000 dollari australiani (circa 3000 euro) a testa per ogni bimbo-extra e 800 dollari (500€) all'anno, secondo la proposta pubblicata sul Medical Journal of Australia. Al contrario, contraccettivi e procedure di sterilizzazione sarebbero premiate con "carbon credits", che immagino che nella testa del professore Barry Walters (il firmatario dello studio nonchè dipendente del King Edward Memorial Hospital di Perth) siano riconoscimenti economici. La tassa sarebbe quindi utile a piantumare alberi per compensare alle emissioni dell'essere umano extra. Avanti di questo passo e tra un po' in Indonesia [*2] e in Australia risolveremo anche il problema dei trasporti grazie alle numerose liane degli alberi piantati in ognidove. Walters, un ostetrico, ha avanzato la sua proposta con una lettera in cui criticava la scelta del governo di pagare un "baby bonus" di 4000 dollari per incentivare le nascite in un paese scarsamente popolato. Questa forma di finanziamento governativa alimenta le emissioni di anidride carbonica e contribuisce al global warming secondo lo scienziato, tanto da ritenere che questo bonus debba essere sostituito da una "baby imposta". La proposta ha ottenuto anche il consenso del professor Garry Egger, direttore del New South Wales Centre for Health Promotion and Research, che ritiene che il dibattito sul controllo della popolazione debba essere riaperto, ritenendolo parte di una seconda rivoluzione ecologica.

10 dicembre 2007

Un conveniente guadagno

Chi avrebbe mai pensato che salvare il Pianeta Terra potesse essere un business così fruttuoso? Al Gore, c'è arrivato prima di tutti. L'ex vicepresidente americano ormai diventato paladino della lotta al global warming (il che dovrebbe dirla lunga sui reali scopi nascosti dietro questa battaglia) in 7 anni di pubblicazioni ha guadagnato più di 50 milioni di dollari [*Times].

Ad oggi Gore richiede tra i 50.000 e gli 85.000 dollari per un discorso pubblico e ha guadagnato più di 4 milioni di dollari grazie alle copie vendute dei suoi libri e si occupa anche di investimenti (parliamo di più di 600 mila dollari) nel settore rinnovabile in qualità di consigliere. Nel 2000, subito dopo la sconfitta elettorale subita per mano dei repubblicani di George Bush, il suo patrimonio ammontava a un solo milione di dollari, stime ufficiali alla mano. Guadagni strabilianti negli ultimi 7 anni, favoriti anche dal lancio del suo documentario "An inconvenient truth", che oltre che l'Oscar, gli ha dato una notorietà tale che nell'ultimo anno ha partecipato a più di 150 discorsi pubblici. É curioso notare come Gore non spieghi la ragione dell'andamento oscillante della temperatura e della concentrazione della CO2 nel tempo e ancora più curiosamente (nonostante si prodighi in un discorso ogni due giorni) non pronunci mai le parole "petrolio" o "combustibili fossili" (e non si sentano nemmeno nel suo celebre documentario). In sostanza un ottimo compromesso tra un ambientalismo basato su grossolane analisi scientifiche (che non si prodigano nemmeno nello spiegare le variazioni della concentrazione di CO2 nell'ultimo milione di anni circa) e un'incodizionata protezione nei confronti dell'industria petrolifera e automobilistica. Non si sa mai se gli dovesse capitare un'altra volta di candidarsi.

Consiglio la visione del documentario "Exposed: The climate of fear" (sottotitolato da Luogocomune), a cura della CNN, in cui si accusano IPCC e Al Gore di diffondere allarmismi sul cambiamento climatico, spesso fondati su studi scientifici che ignorano dati contrari al riscaldamento globale di causa antropica.

9 dicembre 2007

Conferenze e Global Warming

Circa diecimila persone - partecipanti, attivisti e giornalisti - di circa 190 paesi dal 3 dicembre e per le due settimane seguenti sono riunite nell'isola di Bali per la più grande conferenza mai organizzata sul cambiamento climatico, sotto l'egida dell'Onu. Scopo immediato della conferenza sarà quello di lanciare negoziati per raggiungere un patto al fine di sostituire il protocollo di Kyoto. Per il momento abbiamo assistito al no secco degli USA a un accordo multilaterale [*1] (e quando mai?!) e all'intervento di Al Gore, che dall'alto della levatura morale che ai tempi della vicepresidenza lo spinse ad appoggiare il bombardamento del Kosovo, ha proposto di anticipare di due anni l'accordo post-Kyoto, sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Davanti al nulla più assoluto abbiamo però un dato certo. I rappresentanti dei governi e gli attivisti che sono volati a Bali (che come mostra la cartina qui sopra è facilmente raggiungibile da ogni angolo del globo) hanno contributo al global warming tanto quanto 20.000 macchine in un anno [*2]. Ecco le testuali parole di Artur Runge-Metzger, capo della commissione europea per la strategia climatica, che è una carica foraggiata dai contribuenti del vecchio continente:

"It's very hard for the public to understand that you come together with so many people to a very distant place and cause a lot of emissions, and at the same time talk about emission reductions''

C'è da fare una lode di merito all'Indonesia, che pianterà 79 milioni di alberi per compensare le emissioni di questa conferenza. Sorge spontaneo chiedersi se poi pianterà anche tanti alberi quanti saranno necessari per compensare le emissioni per la piantumazione dei primi.

7 dicembre 2007

Secondo emendamento e psicofarmaci

Nelle puntate precedenti: I giovani sparano, il Governo risponde.

Nove morti. 14 i feriti, di cui due gravi. E' questo il bilancio della sparatoria avvenuta nel centro commerciale di Omaha in Nebraska. Il 19enne Robert Hawkins, l'omicida che con un fucile d'assalto ha perpetrato questo massacro, era da tempo sottoposto a una cura a base di farmaci contro la depressione e l'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) e assumeva persino prozac, come riportato dalla stampa [*ketv.com]. Il dibattito dei principali media statunitensi è ovviamente incentrato sul diritto o meno di possedere un'arma da fuoco e di come il secondo emendamento (quello che garantisce il diritto di possedere armi) debba essere rivisto, con l'esito che per l'ennesima volta si sminuirà il fatto che l'omicida era sottoposto a cure psichiatriche da diversi anni. In sostanza il giovane si trovava in una situazione psichica molto simile a quella di altri giovani omicida finiti sulla cronaca nera americana.

- Cho Seung Hui, l'assassino del Virginia Tech, era stato persino ricoverato in una clinica per forti tendenze suicide [*1] e assumeva antidepressivi.
- Eric Harris e Dylan Klebold, noti per il massacro alla Columbine, assumevano farmaci psicotropi.
- Jeff Weise, il killer della Red Lake High School, assumeva prozac [*2].

Gli effetti degli antidepressivi non sono mai stati testati in laboratorio nè il loro uso sui giovani è stato approvato dalla FDA, ma studi scientifici [*3] provano che il prozac aumenta considerevolmente la tendenza al suicidio nei giovani soggetti. Nel 2005 Eli Lilly ha documentato che il rischio al suicidio fra chi assume prozac è aumentato del 1200% [*4 - *5]. Uno studio pubblicato negli Archives of General Psichiatry riporta che i giovani che assumono antidepressivi sono più propensi al suicidio [*6] e farmaci come il Paxil raddoppiano l'inclinazione ad un comportamento violento [*7]. Nonostante tutti questi studi spingano quantomeno ad andare con i piedi di piombo nel somministrare questi farmaci ai giovani, le statistiche palesano che la prescrizione agli studenti degli antidepressivi nell'ultimo periodo è quasi quadruplicata [*8]. Anzi, il loro utilizzo è talmente diffuso che se ne trovano tracce persino nell'acqua potabile [*9].

Dimostrato che l'assunzione di questi antidepressivi accomuna la stragrande maggioranza di questi killer, perchè non c'è il minimo interesse a bandire la somministrazione del prozac ai più giovani, ma al contrario ci si concentra sul secondo emendamento? La proposta di disarmare gli studenti per tutelarli (il discorso è sempre lo stesso, per lo Stato siamo bambinoni che non sono in grado di autoregolarsi), si sta rivelando controproducente: nel 2002 Peter Odighizuwa, studente alla Virginia Appalachian School of Law, dopo aver ucciso 3 persone è stato fermato dagli stessi studenti armati, che hanno potuto evitare che l'assassino proseguisse indisturbato [*10]. Al contrario Cho Seung Hui ha potuto portare avanti il proprio massacro, proprio per le limitazioni imposte al secondo emendamento [*11]. Paradossale, no?!

6 dicembre 2007

Ci vogliono tutti morti.

Il liberal democratico Chris Davies, membro del Parlamento Europeo, intervistato dalla BBC [*1], ha affermato che è arrivato il momento per i politici di rompere il tabù (che è argomento che non si deve o non si può toccare) riguardante il controllo della popolazione e delle nascite. In particolare, per contrastare il cambiamento climatico, le famiglie dovrebbero essere spinte a non procreare più di un figlio. Questo commento segue ai dati recentemente forniti dall'Office for National Statistics che prevede che la popolazione britannica crescerà di 4,4 milioni di unità entro il 2016. Inoltre, nell'arco di 30 anni, la popolazione mondiale raggiungerà quota 8 miliardi. Fate attenzione alla frase pronunciata dal parlamentare: "Mentre ogni individuo dovrebbe essere tutelato, la riproduzione umana è simile a quella di un virus. Noi stiamo distruggendo il pianeta e divorando le sue risorse". In particolare per il signor Davies, che non ci risparmia interessanti dati sulle emissioni di CO2 dell'uomo in quanto essere respirante, i cittadini di Gran Bretagna e Stati Uniti comportano un gigantesco impatto sugli equilibri ambientali per via del loro stile di vita. La soluzione proposta è poi quella di incoraggiare famiglie con nuclei più piccoli. In realtà le parole di Davies, che possono risultare scioccanti, non costituiscono nulla di nuovo o originale. Il parlamentare non ha fatto altro che ripetere le famigerate parole di Kissinger, scritte nel National Security Study Memorandum 200, studio datato 1974, gli stessi anni del Rapporto dei Limiti dello Sviluppo e del Club di Roma. Riporto alcuni estratti (la versione intera tradotta da LC in italiano la trovate fra i link qui sotto):

[...] Una crescita moderata della popolazione offre vantaggi in quanto i beni risparmiati possono o essere investiti, oppure permettere un più alto standard di vita individuale [un maggiore consumo pro-capite]. Se diminuiscono i beni da accantonare per mantenere meno bambini, e i soldi previsti per costruire scuole, case ed ospedali vengono investiti in attività produttive, gli effetti sulla crescita del prodotto nazionale lordo e sul benessere individuale potrebbero essere notevoli. Inoltre, la crescita socio-economica risultante dalla limitazione delle nascite contribuirebbe ulteriormente al loro abbassamento. Il rapporto [fra benessere e bassa natività] è reciproco, e può prendere l'aspetto di un circolo sia vizioso che virtuoso. Questo porta a domandarsi quanto più efficaci possano essere degli investimenti diretti a controllare il livello della popolazione, piuttosto che non a incrementare la produzione con nuove irrigazioni, maggiore energia o numero di fabbriche. [...] Le strategie e i programmi mondiali in campo demografico dovrebbero contemplare due obbiettivi primari: a) interventi per permettere una crescita stabile della popolazione mondiale fino a 6 miliardi, per la metà del secolo 21°, senza deprivazioni massificate o mancanza assoluta di speranze di sviluppo, e b) interventi per contenere il tetto massimo il più vicino possibile agli 8 miliardi, e non permettergli di arrivare ai 10, o 13 miliardi, o ancora di più. [...]. Vi è una diversa scuola di pensiero, che dice che un crescente numero di esperti ritenga la situazione demografica mondiale molto più grave, e molto meno addomesticabile con misure volontarie, di quanto generalmente si pensi. Si sostiene che, per evitare una insufficienza di risorse ed altre catasftrofi demografiche ancora maggiori di quelle previste, siano necessarie misure d'intervento ancora più radicali, che ci porteranno ad affrontare questioni di delicato ordine morale. Ciò include, ad esempio, [una revisione del]le nostre stesse abitudini consumistiche, pianificazioni obbligatorie, o uno stretto controllo sulle nostre risorse alimentari. Vista l'importanza di tali argomenti, se ne suggerisce al più presto una aperta valutazione da parte del ramo esecutivo, del parlamento, e delle Nazioni Unite.

Più o meno le stesse valutazioni che fa un contadino guardando il suo pollaio, con la differenza che Kissinger prima e Davies adesso, facendolo in nome dell'ambientalismo (dottrina che magicamente sparisce quando si trova del plutonio nei campi agricoli inglesi [*2]), non solleva reazioni di sdegno per affermazioni degne del peggior eugenetico. Non si tratta di sottovalutare il problema, bensì di mettere in discussione il movimento ambientalista e le soluzioni che sta proponendo (proprio questo blog sta affrontando approfonditamente le conseguenze dell'impiego del biodiesel), movimento fondato da Julian Huxley (che non è altro che il fratello dell'autore di un libro a dir poco profetico), il fondatore della Società Eugenica. Nasce il dubbio che partendo da tematiche di indubbia rilevanza (nessuno infatti si sogna di negare l'inquinamento e le conseguenze che comporta) si pongano soluzioni atte non tanto a risolvere il problema, quanto discutibili provvedimenti (alzare le tasse sulla benzina) o orribili proposte (il controllo delle nascite del signor Davies) che sembra favoriscano una ristretta elite di potere.
Il paradosso salta subito all'occhio, queste proposte arrivano sempre da membri del Governo, che si auspicano una drastica riduzione della popolazione mondiale, quando loro stessi sarebbero morti di fame da un pezzo se gli stessi di cui si vorrebbero ridurre il numero non gli pagassero forzatamente lo stipendio. Forse abbiamo trovato un ottimo punto di partenza per una sana decrescita: smettere di pagargli lo stipendio.


Approfondimenti:

“Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l’inquinamento, la minaccia dell’effetto serra, della scarsità d’acqua, delle carestie potessero bastare ... Ma nel definirli i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall’intervento umano ... Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa”. - Club di Roma, The First Global Revolution, 1991

5 dicembre 2007

WWII: Una regia unica?

Piu' di cinquanta piedi di lunghezza per otto di altezza, per un peso di circa cinque tonnellate. Non si può certo sostenere che il primo modello di calcolatore dell'Ibm potesse passare inosservato. Era il 1944 e al di là dell'oceano era agli sgoccioli una tremenda guerra contro le aberrazioni nazifasciste. Il colosso dell'ancora embrionale industria informatica statunitense esisteva ormai da più di un trentennio, e aveva fatto in tempo, dopo aver messo le proprie competenze a servizio del governo statunitense, a contribuire alla deportazione nazista. Come? "Informatizzando" le spedizioni nei campi di sterminio mediante schede perforate. L'ex presidente del congresso ebraico americano, Arthur Herzberg, ha da tempo accusato la multinazionale americana di aver contribuito alle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento: "L'Ibm, che aveva una filiale nella Germania nazista, fabbricò schede perforate che permisero un'efficace organizzazione dell'invio degli ebrei nei campi di concentramento, e la casa madre della società, negli Stati uniti, era al corrente dei fatti" [*1].

Questa accusa, a meno che non si voglia cimentarsi nell'ennesima stucchevole diatriba sugli effetti dello pseudo-capitalismo, non va tanto valutata singolarmente, quanto archiviata come pezzo del gigantesco puzzle che è la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto in relazione alle varie domande senza risposta della storiografia ufficiale. Domande che nascono da fatti militari veramente inspiegabili, o meglio, che potrebbero trovare una spiegazione solo ipotizzando che dietro alle fazioni in lotta ci fosse una regia unica. Vi chiederete di cosa stia parlando. Ecco un ottimo punto di partenza per cercare delle risposte: "Planning vs reverse engineering" da La Voce del Gongoro.

3 dicembre 2007

Il Regime del Terrore

Oggi più che mai le idee di democrazia e giustizia per i popoli sembrano utopistiche, anche a fronte di una possente campagna mediatica di diffusione del terrore che ci sta involontariamente portando a giustificare l'abbandono di tutti i nostri diritti costituzionali in cambio di una falsa “sicurezza”. Una protezione da un nemico creato ad arte dagli stessi che ci propongono delle soluzioni. Seguendo l'indicazione di Seneca è possibile individuare i mostri: "Chi ottiene il vantaggio più grande da un crimine è il maggiore indiziato". Il terrorismo risulta dunque un'arma del sistema di potere, che oggi si impone su quasi tutto il mondo, per garantirsi la sottomissione dei popoli e la licenza di portare a compimento guerre ovunque ritenga necessario. Ecco l'ultima notizia d'oltremanica: "Gli Stati Uniti rivendicano il diritto di sequestrare cittadini britannici se ricercati per crimini negli States" [*Times]:

AMERICA has told Britain that it can “kidnap” British citizens if they are wanted for crimes in the United States. A senior lawyer for the American government has told the Court of Appeal in London that kidnapping foreign citizens is permissible under American law because the US Supreme Court has sanctioned it. [...] Until now it was commonly assumed that US law permitted kidnapping only in the “extraordinary rendition” of terrorist suspects. The American government has for the first time made it clear in a British court that the law applies to anyone, British or otherwise, suspected of a crime by Washington. Legal experts confirmed this weekend that America viewed extradition as just one way of getting foreign suspects back to face trial. Rendition, or kidnapping, dates back to 19th-century bounty hunting and Washington believes it is still legitimate. [...]

La legge che giustifica, di fatto, un rapimento è quindi estendibile a chiunque sia sospettato. Un salto indietro di più di 200 anni, a fine '700, nel Regime del Terrore francese, in cui chiunque poteva arbitrariamente essere condannato per la sicurezza della Nazione:

The goal of the constitutional government is to conserve the Republic; the aim of the revolutionary government is to found it... The revolutionary government owes to the good citizen all the protection of the nation; it owes nothing to the Enemies of the People but death.. These notions would be enough to explain the origin and the nature of laws that we call revolutionary ... If the revolutionary government must be more active in its march and more free in his movements than an ordinary government, is it for that less fair and legitimate? No; it is supported by the most holy of all laws: Martin Guerre! (25 December 1793, Maximilien Robespierre)

Lo Stato, come allora, viene presentato come benigno deus ex machina per cui in realtà i diritti, violati come nella nuova legge qui sopra riportata, non esistono: sono elargiti dallo Stato stesso che te ne priva quando fa piu' comodo a qualcuno della casta politica o ai loro finanziatori.

Il terrorismo diventa quindi un'arma del potere neocoloniale, che oggi ha bisogno di giustificare con nuovi argomenti la brutalità e i crimini che lo caratterizzano. Per questo ha elaborato un modo per atteggiarsi a "difensore dei diritti umani" e al contempo attuare le più crudeli repressioni contro popolazioni inermi, che hanno l'unica "colpa" di voler vivere la loro esistenza senza essere oppressi e saccheggiati. Col passare del tempo, il termine "terrorismo" sta diventando un'etichetta per criminalizzare ogni dissidente, o chi dice la propria contro il sistema di potere, denunciandone gli abusi. Viene accusato di essere un terrorista persino chi osa ragionare con la propria testa, denunciando i paradossi e i crimini delle autorità occidentali. Tutto questo in nome della protezione della Nazione intera, come se il cittadino i cui diritti vengono annullati non ne facesse parte. Come dice Arundathy Roy: "La democrazia è la Prostituta del cosiddetto Mondo libero, disposta a farsi violare, pronta a commettere e a far commettere qualsiasi tipo di crimine in suo nome"

1 dicembre 2007

Biodiesel, soluzione o problema?/4

*Nelle puntate precedenti.

Poco tempo fa il direttore della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di agricoltura e cibo (sic!), lanciò un grido d'allarme dalle colonne del quotidiano Financial Times, dicendo che in questi ultimi mesi, i prezzi dei prodotti agricoli di base sono aumentati a tal punto da far prevedere rivolte e problemi politici seri nei Paesi in via di sviluppo. Sembra che i dubbi sulla credibilità dei biocarburanti come cura del clima siano condivisi sempre da più persone. Secondo un rapporto del premio Nobel per la chimica Paul Crutzen , la maggior parte dei raccolti sviluppati negli Stati Uniti e in Europa per produrre combustibili verdi, in realtà accellerano il riscaldamento globale a causa dei metodi di lavorazione dell'agricoltura industriale.

Il risultato si riferisce particolarmente al combustibile alternativo derivato dai semi di colza usato in Europa, che potrebbe produrre fino ad un 70% in più di gas serra che il diesel convenzionale. Le emissioni di CO2 da combustibili fossili risparmiate usando i biocombustibili sono ampiamente compensate dalle emissioni di N2O (ossido di diazoto), un potentissimo gas serra con un GWP pari a 296, che vale a dire che una sola molecola di N2O fa il lavoro di 296 molecole di CO2. In sostanza la sola “emissione del protossido d'azoto da sè può annullare il beneficio globale" ha detto il co-autore del rapporto Keith Smith. Da questo studio (che prende in esame anche la formazione di N2O dai fertilizzanti azotati di sintesi) i biofuel escono, tranne uno, tutti bocciati all'esame del global warming. Per ogni tonnellata di CO2 fossile risparmiata le sole emissioni di N2O (in termini di CO2 equivalente) sono ad esempio da 1 a 1,7 t per la colza da biodiesel e da 0,9 a 1,5 t per il mais da bioetanolo. Anche per le biomasse residue (resti di lavorazione, biomasse dalle foreste, letame) le cose non vanno meglio.

Crutzen non è l'unico ad aver stilato un rapporto negativo verso le colture destinate a scopi energetici, persino l'OCSE, nel settembre scorso, ha presentato un un rapporto dal titolo piuttosto significativo: "Biocombustibili: un rimedio peggiore del male?". La conclusione dell'OCSE è piuttosto netta e non lascia adito a molti dubbi: «La corsa verso raccolti energetici minaccia di cause carestie alimentari e danneggiare la biodiversità con benifici limitati. » (pag. 4 del rapporto)

L'Unione Europea sta sostenendo, investendoci grosse somme di denaro dei singoli cittadini, l'introduzione delle colture di colza per il biodiesel, senza rendersi conto che, dati alla mano, in questo modo finanzia l'effetto serra per il 70% in più rispetto al petrolio.