30 gennaio 2008

Le statistiche giocano contro le contrails

(fonte: sciechimiche-zret)



La storia dell'aviazione ci restituisce immagini di velivoli che attraversano i cieli del mondo, senza mostrare quasi mai scie di condensazione. Seppure i primi aerei fossero propulsi da motori a pistoni ed alimentati da carburanti molto più inquinanti di quelli impiegati oggi, le scie di condensazione erano un fenomeno assai raro. Abbiamo scorso decine di ore di filmati sulla storia dell'aviazione civile e militare e non abbiamo notato contrails, tranne che in rarissimi casi. Negli ultimi anni abbiamo, però, assistito ad una sospetta campagna disinformativa per mezzo della quale le scie di "condensazione" vengono descritte come un evento normale nonché frequentissimo. La N.A.S.A. guida da tempo questa campagna orwelliana allo scopo di abituare la popolazione allo squallido spettacolo di cieli sfregiati da decine di scie persistenti. I meteorologi amplificano i dettami dell'ente spaziale statunitense e gli stessi media, attraverso spots pubblicitari creati ad hoc, instillano nella mente delle persone l'idea di un cielo bianco spettrale solcato da scie velenose. Stanno riscrivendo la fisica dell'atmosfera e la stessa storia dell'aviazione. E' evidente che vogliono ingannarci per proseguire indisturbati con le operazioni clandestine di aerosol chimico-biologico. Non facciamoci quindi ingannare e chiediamo a gran voce l'interruzione di questa attività nei nostri cieli!

Busto Arsizio, 29/01/2008:

29 gennaio 2008

The Manchurian Candidate


"Ci saranno altre guerre. Mi dispiace dirvelo... ci saranno altre guerre. Non ci arrenderemo mai, ma ci saranno altre guerre." Con queste parole John McCain, il Manchurian Candidate dei repubblicani, durante un dibattito sull'assistenza sanitaria ai veterani, si è lasciato scappare che se eletto ha in mente per gli americani un roseo futuro macchiato da diverse guerre, non solo quindi in Iraq ma in lungo e in largo per il globo terracqueo. Il candidato presidenziale che si diverte al karaoke non pare quindi assolutamente interessato all'attuale crisi dei mutui subprime. In compenso, davanti ad una probabile recessione, promette altri cento di questi anni. Le promesse del candidato fanno rabbrividire, ma non discostano poi così tanto dalla cruda realtà. Il ministro della difesa irakena una settimana fa ha dichiarato che il paese ha bisogno del supporto militare straniero per almeno 10 anni ancora [*1], per poter difendere i propri confini, e non sarà in grado di mantenere la sicurezza nazionale almeno fino al 2012. Il giorno stesso sono stati uccisi 5 soldati statunitensi [*2] da un attentato ad un convoglio.

Approfondimenti:

28 gennaio 2008

Invierno en Bagdad, finalmente online

[I primi 2.17 minuti di "Invierno en Bagdad"]

É finalmente possibile scaricare gratuitamente l'intero documentario "Invierno en Bagdad" a questo indirizzo, oppure vederlo in streaming qui. Il documentario è stato filmato sia prima che dopo l'attacco della coalizione, e raccoglie il punto di vista della popolazione irachena. La pellicola non si limita a riprendere le atrocità commesse durante la guerra, ma raccoglie anche le testimonianze di bambini, dottori e donne. In sostanza il film integra l'aspetto politico con quello personale, differenziandosi dalle solite immagini che vengono pubblicate dai media. La pace, che giocoforza deve passare dal ritiro delle truppe NATO, è l’unica strada per dare una possibilità all'Iraq. Quel che è certo è che il silenzio mediatico uccide e dunque è complice. La gente deve quindi innanzitutto informare gli altri e questo documento è un ottimo punto di partenza, per la lucidità con cui fotografa il teatro irakeno postbellico, che ha già causato un eccesso di due milioni di morti.

27 gennaio 2008

Inside Job

["Conspiracies", programma di History Channel]

Sin dall’11 settembre 2001, le aziende biotecnologiche, i laboratori militari, le università statali e private degli Stati Uniti, dell’Australia e del Sud Africa, hanno usufruito di finanziamenti abnormi dal governo federale [*1]. A partire dal 2002, gli Stati Uniti hanno speso perlomeno 33 miliardi di dollari per combattere la minaccia del bio-terrorismo [*2]. Per quantificare il business per ogni singolo laboratorio, si può citare l'esempio del Battelle National Biodefence Institute di Columbus (Ohio), che circa un anno fa, secondo il Washington Post del 25 dicembre 2006, ha ricevuto duecentocinquanta milioni di dollari dal dipartimento della sicurezza nazionale, per svolgere l’analisi della difesa biologica nell’ambito del centro di Fort Detrick [*3]. L'articolo fa sorgere diversi dubbi sulle finalità di questi finanziamenti, pare infatti che alcune delle ricerche confluiscano in una zona grigia che costeggia i bordi di un trattato internazionale riguardante la produzione di armi biologiche (fra i quali la convenzione di Ginevra del 1925). L'Amministrazione ha subito smentito queste voci, insistendo che si tratta di ricerche a scopo puramente difensivo e legale, ma nonostante la dichiarata bontà di queste sperimentazioni, è stata rifiutata qualsiasi richiesta, da parte di osservatori indipendenti, di una supervisione esterna circa queste misteriose attività.

A chi non dovesse sentirsi minacciato da queste ricerche, o sminuirne le finalità, ricordo che gli episodi delle lettere all’antrace spedite ai rappresentati democratici del Congresso e ad alcuni giornalisti, nell’ottobre 2001 [*4], furono resi possibili proprio dalle ricerche di Fort Detrick. Come documentò il Sun-sentinel nel 2002 [*5], i test del DNA su una delle vittime di quegli attentati batteriologici (Robert Stevens, deceduto il 5 ottobre 2001), provano che il particolare batterio utilizzato in quell'attacco sia stato creato dall'USAMRIID, istituto che ha sede proprio a Fort Detrick [*6] (come ottimamente documentato dall'estratto del documentario di History Channel di cui sopra). Non si tratta di un caso isolato, anzi, secondo una ricerca del Dott. Len Horowitz e di altri, il ceppo batterico dell'antrace spedita ai collaboratori di Tom Daschle e Pat Leahy, proveniva da un progetto di ricerca della CIA. E' evidente che anche l'allarme antrace è stato un lavoro interno (Crossing the Rubicon, Michael C. Ruppert, New Society Publishers, 2004, capitolo 16, Silencing Congress). Ci sono persino due sospetti. Il primo è il Dr. Philip Zack, che venne ripreso da una telecamera mente entrava nell'area deposito dell'Antrace senza alcuna autorizzazione, dopo che era stato licenziato. Il secondo sospetto è il più conosciuto Dr. Stephen Hill, accusato (e riaccusato e riaccusato) dalla dr.ssa Barbara Rosenberg.

A stupire maggiormente è il fatto che queste lettere furono mandate a giornalisti ed a senatori democratici contrari alla politica estera dell'Amministrazione Bush. Il risultato è stato quantomeno controproducente per i sedicenti terroristi: i primi (almeno quelli che sono sopravvissuti) si sono allineati alle scelte del Governo, e i secondi si sono convinti dell'opportunità di una approvazione celere della legge antiterrorismo "US Patriot Act", come poi è stato. Tant'è che i Senatori terrorizzati trasformarono in legge senza nemmeno degnarsi di leggerlo. Quanto è stato conveniente per gli sponsor della legge quell'attacco terroristico sul Congresso proprio nel momento in cui si accingeva a votare la loro legge? Una misteriosa coincidenza che ha spianato la strada alla "Guerra al terrore".

Approfondimenti:

25 gennaio 2008

La tassa antiobesità

Il simpatico globalista David Rockefeller [*1], l'ambientalista prezzemolino - propenso alla bancarotta - Maurice Strong [*2] e l'allegro circo dell'Earth Summit [*3] se ne sono usciti con l'ennesima brillante pensata per salvaguardare Gaia: introdurre una nuova tassa sulla televisione e sui videogiochi. Tutto è partito da un'idea del Sierra Club, una delle più importanti organizzazioni per la conservazione della natura negli Stati Uniti. La paternità di questa associazione va attribuita a John Muir (nella foto), un conservazionista della Sierra Nevada, noto per il suo enorme rispetto per ogni essere vivente ("In My First Summer in the Sierra (1911), a saga of his Sierra Nevada travels in 1868, Muir wrote disparagingly of the Indians he encountered there, equating Indians with unclean animals that did not belong in the wilderness." *4).

La proposta del Sierra Club è di tassare dell'1% [*5] televisioni e videogames del New Mexico per raccogliere 4 milioni di dollari all'anno che a detta dell'organizzazione dovrebbero tornare utili a far uscire i ragazzi di casa e avventurarsi sulle orme di John Muir. In altre parole genitori e figli sono troppo stupidi e pigri per risolvere i problemi dell'obesità, e quindi una tassa (dell'unpercento) dovrebbe motivarli. Se questo rimedio solleva dei dubbi, quel che è certo è che la tassa la pagheranno tutti e che quindi al Governo non interessa minimamente che i cittadini siano in peso forma, ma piuttosto cerca l'ennesima scusa per mettere l'ennesima tassa per pagare l'ennesima esportazione di democrazia. In definitiva l'unica cosa che certamente perderà peso sarà il portafoglio degli abitanti del New Mexico.

Chi ha ucciso Rafik Hariri?

[*1] Una violentissima esplosione è risuonata in mattinata nel quartiere cristiano di Furn al-Shebbak, a Beirut Est. La deflagrazione ha investito una colonna militare di cui faceva parte l'auto con a bordo un ufficiale della polizia. Un capitano dei servizi d'informazione delle Forze di sicurezza interne (Isf, polizia) è stato ucciso assieme alla sua guardia del corpo e a due civili. Una trentina le persone rimaste ferite. Mancavano pochi minuti alle 10 locali (le 9 in Italia) quando una potente esplosione ha investito in pieno l'auto del capitano Wissam Eid, un ufficiale del dipartimento informazioni delle Isf, che diretto al suo ufficio stava attraversando il trafficato incrocio Chevrolet a Furn al-Shebak, uno dei quartieri cristiani di Beirut est. Con una tecnica ormai sanguinosamente collaudata, e impiegata anche nell'ultimo attentato del 15 gennaio contro un fuoristrada dell'ambasciata Usa (tre morti), un'autobomba parcheggiata a lato del viadotto che sovrasta l'incrocio e imbottita con almeno 25 chili di esplosivo ad alto potenziale è stata fatta detonare a distanza al passaggio dell'auto dell'ufficiale delle Isf. L'esplosione, che ha scavato un cratere di quasi due metri di diametro nella carreggiata stradale (foto nyt - link foto), ha investito in pieno l'auto di Eid e danneggiato altri veicoli di passaggio. Parlando con i giornalisti sul luogo dell'esplosione, il generale Ashraf Rifi, comandante delle Isf, ha confermato che l'attentato aveva per obiettivo proprio Eid che, ha detto, "era incaricato di seguire dossier delicati relativi alla catena di attentati che ha colpito il Libano negli ultimi due anni". Il ministro della gioventù Ahmad Fatfat, esponente della maggioranza parlamentare antisiriana, ha sottolineato che il capitano Eid era stato coinvolto nelle indagini sulla strage del San Valentino 2005, costata la vita al premier Rafik Hariri e altre 22 persone.

"E' il secondo messaggio contro le autorità di sicurezza del Libano: dopo il primo indirizzato all'esercito, oggi colpiscono le Isf", ha aggiunto il generale Rifi, riferendosi all'attentato del 12 dicembre scorso in cui era stato ucciso il generale Francois al-Hajj, comandante delle operazioni dell'esercito. Il ministro degli interni Hassan Sabaa ha definito Eid "uno dei più importanti ufficiali dei servizi di informazione delle forze di sicurezza libanesi" e ha aggiunto che il capitano delle Isf "era stato minacciato più volte". Nessuna conferma ha invece ricevuto la notizia - diffusa subito dopo l'attentato da Al-Manar, la tv del movimento sciita Hezbollah - secondo cui anche "un alto magistrato" sarebbe stato ucciso nell'attentato.

23 gennaio 2008

Peak oil, una voce fuori dal coro

Il Times ha recentemente pubblicato uno studio [*1] del Cambridge Energy Research Associates (Cera) su 800 pozzi petroliferi. Il risultato di questa ricerca pone sotto una nuova luce la questione del picco del petrolio: il tasso di declino nelle estrazioni è "solo" del 4,5% all'anno, ovvero circa la metà della percentuale prevista. Questi dati hanno portato l'agenzia a concludere che l'estrazione di petrolio potrà continuare a crescere nel prossimo decennio. Peter Jackson, l'autore del rapporto ha affermato che saranno in grado di estrarre 100 milioni di barili al giorno fino al 2017, a fronte degli 85 milioni di barili di oggi. Dello stesso avviso è Peter Davies, economista della British Petroleum, che la causa del picco potrebbe essere non tanto lo scarseggiare della risorsa, quanto un fattore umano: le politiche dei governi, compresa la tassazione e gli sforzi di ridurre l'effetto serra. Le previsioni sul peak oil sarebbero quindi errate, ma potrebbero rivelarsi esatte tra una generazione, a causa di un declino della domanda e non dell'offerta. Secondo Davies c'è quindi un'ottima possibilità che il Picco sia il frutto delle politiche ambientali piuttosto che dello stato dei giacimenti petroliferi. In effetti il fattore umano nella produzione di petrolio non è assolutamente secondario rispetto alla disponibilità del greggio. Ad esempio nel giacimento saudita di Khursaniyah la produzione non riesce ad arrivare alla massima efficienza [*2] (500.000 barili al giorno), almeno a detta di Faisal Hasan, capo ricerche di un centro del Kuwait, a causa della mancanza di acciaio e cemento per proseguire la costruzione degli impianti [*3]: "The costs of raw materials, such as steel and cement, have increased''. Oltre alle politiche ambientali, al fattore umano, alla scarsità di materie prime, c'è un altro fattore che potrebbe far ridurre il consumo di petrolio prima che si arrivi al famigerato picco di produzione: il costo del greggio. A inizio gennaio il barile ha infatti raggiunto i 100 dollari e una cosa è certa, questi prezzi stanno avendo un effetto evidente nel ridurre i consumi nei paesi consumatori. Per il momento, le riduzioni sono modeste. Secondo i dati forniti dalla British Petroleum, in Italia siamo scesi dell'8% circa dal 2003 al 2006; altri paesi scendono un po' meno, come riporta l'articolo di Euan Mearns su TOD. Quindi, i prezzi stavano già facendo il loro dovere di "distruzione della domanda" quando erano intorno ai 70 dollari al barile l'anno scorso. Ora si tratta di vedere come le economie occidentali si adegueranno alla riduzione della disponibilità petrolifera. Potrebbe non essere un adattamento piacevole per chi si deve adattare, e in primis ovviamente ci finiranno in mezzo le persone con i redditi più bassi. Un record di prezzo che è stato raggiunto non tanto per una questione di domanda-offerta, quanto piuttosto di iniezioni di liquidità sul mercato. Lo spiega ottimamente La voce del Gongoro nell'editoriale (la parola post non mi piace neanche un po') "Iniezioni di Stupidità". La causa di questo continuo aumento dei prezzi delle merci è l'inflazione (nel senso originario del termine, ovvero di aumento della massa monetaria), causata dalle iniezioni di liquidità delle Banche Centrali e della FED. Tant'è che se osserviamo (Il Wall Street Journal ha pubblicato un ottimo articolo) l'andamento del prezzo del petrolio nell'ultimo decennio ci rendiamo conto che rispetto al dollaro è aumentato del 350% e rispetto all'euro del 200%, ma rapportandolo all'oro questo prezzo è rimasto costante.

[Fonte: Wall Street Journal]

21 gennaio 2008

Saldi Bellici

Tempo fa mi chiedevo che fine facessero le armi non ricevute dalle forze di sicurezza irakene. In questi giorni la rivista Arms Control Today ha pubblicato il rapporto "Questionable Reward: Arms Sales and the War on Terrorism" che documenta come "negli ultimi sei anni, Washington ha intensificato le vendite e le forniture di armi high-tech, corsi di addestramento militare e assistenza tecnica a governi che non rispettano i diritti umani, i principi democratici o i trattati di non proliferazione".

Secondo i dati del rapporto di Rachel Stohl, analista del CDI (Center for Defense Information), gli Stati Uniti da soli costituiscono il 42% del mercato della vendita di armi, con contratti per un ammontare di 17 miliardi di dollari circa nel solo anno 2006. Seconda è la Russia, con un totale di 8,7 miliardi di dollari, terza la Gran Bretagna con 3 miliardi. Nella lunga lista dei clienti c'è l'Etiopia, negli ultimi anni teatro di massacri [*1] perpetrati dalla polizia sui civili, il Nepal, in cui le manifestazioni contro il governo e gli scioperi sono sedati con le pallottole [*2] e l'Uzbekistan, dove migliaia di musulmani sono attualmente imprigionati senza un giusto processo, alcuni dei quali torturati fino alla morte [*3]. Stesso discorso per il Pakistan del generale golpista Pervez Musharraf, che con l'Amministrazione Bush ha stipulato 10 miliardi di dollari di contratti, compresi dei costosi F-16 che possono portare testate nucleari. Il CDI ha documentato che le vendite di armamenti sono aumentate del 400% nei 5 anni seguenti all'11 settembre. Un comportamento in antitesi quindi con le intenzioni (a parole) di Bush, che dal 2001 mette sempre al primo posto della sua Amministrazione la campagna contro il terrorismo. Soprattutto se teniamo conto del fatto che molte di quest armamenti sono venduti a paesi che sperimentano quotidianamente gli effetti del terrorismo islamico della famigerata Al Qaeda sul loro stesso suolo, a cui si aggiunge il fatto che molte armi non sono nemmeno tracciate [*4] e potrebbero quindi benissimo finire nelle mani della guerriglia o degli oppositori del regime.

Tutte operazioni finanziate dal taxpayer americano, che oltre ad over versare una cospicua parte del suo stipendio per questa fallimentare "Guerra al terrore" (che penso si possa definire, senza troppe riserve, una campagna di finanziamento delle lobby militari), rischia che queste armi vengano utilizzate proprio da chi ci si prefigge di sconfiggere. Tutto ciò in nome di un progetto di difesa preventiva attuabile grazie alla propaganda, il cui scopo principale è quello di fabbricare un nemico esterno da cui difendersi. L'intera dottrina della sicurezza nazionale è centrata sull'esistenza di un 'nemico esterno' che sta minacciando la patria. Ma si tratta di un progetto che, se analizzato con la dovuta attenzione, fa acqua da tutte le parti, visto che sul suolo stesso degli Stati Uniti, le agenzie di intelligence di Turchia, Pakistan e Israele hanno il permesso, coperti da diversi organi governativi, di contrabbandare mensilmente materiale nucleare [*5].

Ciò che il mondo deve continuare a prendere sul serio non è un minacciato attacco da parte di "terroristi" ma la violenta disperazione di una barcollante Amministrazione che, con il benestare del Congresso a maggioranza democratica, protegge i suoi traffici criminali continuando a commettere terrorismo, proteggendo addirittura chi commette attentati contro un aereo [*6] e a gestire gruppi terroristici per raggiungere i suoi scopi politici (tra i quali il principale è la conquista di energia e risorse) e a impegnarsi in provocazioni terroristiche fomentando reazioni negative o "ritorsioni", o meglio cercando pretesti per poter espandere la propria sfera d'influenza. In calce riporto un estratto in lingua inglese del rapporto dell'Arms Control Association, sperando, visti i precedenti, che non sia profetico:

Second, these transfers could pose significant risks to long-term U.S. security and stability. From the outset, much of this military assistance is inconsistent with U.S. efforts to spread peace and democracy throughout the world. Beyond the theoretical or principled contradiction, however, the reality is that once these weapons leave U.S. possession and
training courses are completed, the United States cannot control how or by whom the weapons are used or the training is implemented. The situation in Iraq demonstrates this reality: U.S. weapons intended for Iraqi security forces have ended up in the hands of insurgents in Iraq and Turkey. In many cases, the countries receiving U.S. military assistance have only pledged assistance to the war on terrorism and may in fact behave in ways the United States opposes. Yet, little can be done in response beyond limiting future weapons and training.
Moreover, the United States suffers from the possibility of blowback—having these weapons used against U.S. troops, civilians, or interests down the road—a phenomenon the United States has experienced firsthand in Afghanistan and Iraq. Weapons provided to the mujahideen in the 1980s were used by the Taliban and today’s Afghan rebels. In Iraq, weapons provided to Saddam Hussein during the 1980s remain in circulation and in the hands of Iraqi insurgents. The Bush administration’s policy of arming these new allies for short-term gains could put the United States at considerable risk and result in the United States facing its own weapons as political alliances deteriorate. Because the United States has increased transfers and training to countries that have dismal records on democracy, human rights, and loyalty, it is not too far a stretch to believe that some of these new allies could turn against the United States in the future.

Cos'è veramente l' "inflazione"?

(fonte: luogocomune.net, Marco Bollettino)

Quante volte avete sentito parlare di “pericolo inflazione” nelle ultime settimane?

Moltissime, vero?

E se qualcuno vi chiedesse che cos’è, esattamente, l’inflazione?

Probabilmente la risposta sarebbe questa:”L’inflazione è l’aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi”

Questa è la definizione più accettata e diffusa al giorno d’oggi ma, come vedremo, è ingannevole ed imprecisa. La cosa è evidente non appena ci si domanda quali siano le cause dell’inflazione. Secondo quanto hanno riportato i giornali ad ottobre il rischio inflazione era dettato dall’aumento del prezzo del pane e della pasta, a novembre era invece la benzina a “far correre” l’inflazione mentre a dicembre il governatore della Banca Centrale Europea,

...... Claude Trichet, avvertiva di un pericolo di inflazione in caso di aumento dei salari. A gennaio, infine, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, fa un bilancio del 2007 e spiega che la causa dell’inflazione sarebbe da ricercarsi "soprattutto negli aumenti dei prezzi internazionali del greggio e dei beni agricoli”. L’inflazione sarebbe quindi l’aumento dei prezzi ed i prezzi in aumento… causerebbe l’inflazione! Corollario di questo ragionamento circolare è che i rincari spesso avvengano a causa di comportamenti opportunistici e speculativi da parte dei negozianti e dei distributori e che quindi il governo possa combattere l’inflazione istituendo un garante, il cosiddetto Mr. Prezzi.

Inflazione monetaria

Ma in un mondo in cui progressivamente le parole si sono svuotate del loro significato (si pensi al termine “missione di pace” per indicare gli interventi militari in Iraq ed Afghanistan) anche il termine “inflazione” ha seguito un simile destino. Se vogliamo quindi comprendere che cosa sia realmente l’inflazione ed in quale modo causi l’aumento continuativo e generalizzato dei prezzi, dobbiamo tornare alla sua definizione originaria, ovvero quella utilizzata dalla scuola austriaca di economia e qui enunciata da Mises:

“L'inflazione, per come questo termine è sempre stato usato ovunque e specialmente in questo paese, sta ad indicare l'incremento della quantità di moneta e di banconote in circolazione e nei conti correnti. Ma la gente oggi usa il termine inflazione per indicare il fenomeno che non è nient'altro che una conseguenza dell'inflazione stessa, ovvero la tendenza di tutti i prezzi e dei salari di aumentare.”

Insomma, come diceva Ugo Tognazzi, ” Inflazione significa essere povero con tanti soldi in tasca”

Vediamo ora per quale motivo, in caso di aumento della quantità di moneta in circolazione, i prezzi tendono a salire:

Immaginiamo che Giorgio l'ortolano si rechi al mercato rionale per vendere le sue patate. Dall'esperienza delle settimane passate sa che fissando il prezzo a 2 euro il Kg riuscirà a vendere tutti e 15 i Kg di patate che ha portato con sé. In piazza ci sono Anna, Beatrice e Carla che sono scese per fare la spesa: ognuna ha deciso di destinare 10 euro all'acquisto di patate dall'ortolano. Passa prima Anna e ne compra 5 kg, poi Beatrice fa lo stesso ed infine, nella tarda mattinata è il turno di Carla, che acquista gli ultimi 5 kg. La settimana seguente il prezzo delle patate è sempre di 2 euro ma nel frattempo è successo qualcosa. Anna ha infatti sposato un bravissimo falsario ed ora può destinare all'acquisto di patate 20 euro, di cui 10 falsi.All'apertura del mercato Anna acquista subito 10 Kg di patate e se ne va. Quando poco dopo giunge Beatrice e compra gli ultimi 5 chili Giorgio si ritrova senza più mercanzia. Siamo solo a metà mattinata e le patate sono già state tutte vendute: non c'è più nulla per Carla, che torna a casa a mani vuote.Nei giorni seguenti Giorgio ragiona tra sé e sé: “Poiché non posso portare al mercato più di 15 chili di patate e dal momento che a 2 euro le ho vendute tutte subito, potrei provare ad aumentare il prezzo!”Detto, fatto. La settimana successiva il prezzo delle patate è di 2 euro e cinquanta al chilo. Come al solito passa Anna con i suoi 20 euro, con i quali ora può acquistare solo 8 kg di patate, seguita da Beatrice e Carla, le quali si dividono a metà gli ultimi 7 chili, pagando 8 euro e 75 centesimi a testa. Giorgio l'ortolano se ne torna a casa con 37.5 euro, sette e mezzo in più della settimana precedente.

Che cosa ci insegna questo breve aneddoto esemplificativo?

- I primi a ricevere la moneta nuova incrementano il loro reddito a spese di chi la moneta non la riceve: Anna riesce in un primo tempo ad acquistare i prodotti al “prezzo vecchio” ed anche dopo l’adeguamento dei prezzi può comprare più patate di quanto riuscisse a fare in partenza (+3 Kg) , il tutto a spese di Carla e Beatrice (-1,5 Kg a testa).

- Il prezzo aumenta in seguito ad un incremento della domanda

Giorgio non aumenta il prezzo delle patate perché è un negoziante cattivo e speculatore ma lo fa in seguito ad un aumento della domanda di patate innescata dai dieci euro falsi di Anna. Un eventuale intervento governativo volto a calmierare il prezzo non farebbe altro che peggiorare la situazione (nel cap. XII dei Promessi Sposi Manzoni ne dà una splendida descrizione)

- I prezzi non vengono adeguati in modo istantaneo ed uniforme. Trascorre del tempo tra l’introduzione della moneta nuova e l’aumento effettivo dei prezzi e questi ultimi non aumentano in modo uniforme. Vediamo perché:

Siamo sempre al mercato e stavolta ci occupiamo di Dario il macellaio. Anna è vegetariana, Carla e Beatrice spendono ogni settimana 10 euro per comprare del filetto ed a fine giornata Giorgio l’ortolano destina un terzo dei suoi ricavi (10 euro) all’acquisto di carne.Immaginiamo che la prima settimana il prezzo della carne sia di 10 euro al Kg e che Dario abbia in negozio 3 Kg di carne, che vengono tutti venduti. Per tre settimane tutto continua come prima fino alla sera della quarta settimana, quando Giorgio arriva in negozio con 13 euro (ne ha incassati 37,5) e vorrebbe acquistare della carne che però non c'è.Che cosa accadrà la settimana seguente al prezzo della carne? Dario lo aumenta ad 11 euro al chilogrammo! Tra l'altro sua moglie Laura sì era lamentata con lui per l’"immotivato" aumento del prezzo delle patate....

Col passare del tempo, man mano che la nuova moneta “circola” nell'economia, vi sono adeguamenti nei prezzi di tutti i beni (ed eventualmente anche nei salari), ma in tempi ed in modalità diverse: la settimana successiva all'introduzione dei 10 euro falsi il prezzo delle patate è aumentato del 25% mentre quella seguente è toccato alla carne rincarare del 10%.

L’effetto globale è proprio quello di un aumento continuo e generalizzato dei prezzi e dei salari accompagnato da un trasferimento di ricchezza reale dagli ultimi a “ricevere la moneta nuova” (i salariati il cui stipendio aumenta solo alla fine) verso i primi ad utilizzarla.

Ma nel mondo reale chi è il falsario e soprattutto chi è Anna?

Banca Centrale, il falsario “a norma di legge”

Nessuno avrebbe dubbi nel definire furto l’attività di un falsario, anche quando i lestofanti sono interpretati da Totò e Peppino, come nel film “La banda degli onesti”.

Quando invece il “falsario” è monopolista e svolge la sua attività per legge ecco che la sua attività cessa di essere furto e diventa “politica monetaria” mentre l’immissione in circolazione di nuove banconote create dal nulla viene salutata come “iniezione di liquidità per stimolare l’economia”.Il meccanismo con cui vengono messe in circolazione le nuove banconote non è semplice: la Banca Centrale Europea non va come Totò a far compere dal tabacchinoQuello che fa è invece regolare il sistema delle banche commerciali stabilendone i requisiti di riserva obbligatoria, ovvero la percentuale dei titoli e soprattutto dei depositi che deve essere depositata presso la Banca Centrale, fissando il tasso di interesse per i propri prestiti ed intervenendo come “prestatore di ultima istanza” ogni volta che le banche si trovano in difficoltà.

Ecco ad esempio i dati pubblicati a dicembre dalla Banca Centrale Europea:

Il broad monetary aggregate M3, ovvero la stima di tutta la moneta circolante e creditizia presente nel sistema, ha registrato un aumento dell'11,5% rispetto allo stesso mese del 2006.

Scordatevi la figura dell’usuraio violento e senza cuore: se siete “Anna” ovvero le banche commerciali, la BCE e la Fed saranno sempre pronte a prestarvi del denaro fresco di stampa!

Non sono le “patate” però l’obiettivo privilegiato degli investimenti bancari. Gli istituti di credito, sicuri di avere le spalle coperte dalla Banca Centrale, si comportano piuttosto come un giocatore d’azzardo che punta su investimenti sempre più rischiosi senza preoccuparsi delle conseguenze.

Così nascono le bolle speculative e così si determinano le crisi che seguono.

Come dite? Sono aumentati i prezzi di latte e uova? Chissà perché!

16 gennaio 2008

Spazzatour

[Segnalato da "vincenzo" su luogocomune.net]

15 gennaio 2008

Gli sminatori

Le Guerre dell'Amministrazione neo-con in Iraq e Afghanistan del 21esimo secolo sono state associate con un eccesso di morti nel periodo post-invasione rispettivamente 1,5-2 milioni e 3-6 milioni, con le morti di bambini al di sotto dei 5 anni, rispettivamente di 0,6 e 2,2 milioni, e con un numero di profughi pari a 4,5 e 4 milioni [*1 - *2]. Nonostante questi numeri, recentemente, nel corso della conferenza stampa alla Casa Bianca, Bush ha affermato che il suo più grande timore sul fronte afghano è che gli alleati possano "stancarsi" della situazione e decidano di ritirarsi aggiungendo che gli alleati dell’America devono rendersi conto che "ci vuole del tempo affinchè questo esperimento di democrazia in Afghanistan funzioni". E ha sottolineato: "Io ci credo" [*3]. Nonostante le fideistiche e strumentali dichiarazioni di Mr President, la ricostruzione dell'Afghanistan è un mito e la sicurezza è inesistente. Il paese è uno stato fallito dedito al narcotraffico [*Oppio e Afghanistan] e governato dai signori della guerra e dai capi della droga. Le donne si trovano in condizioni quasi del tutto similari a quando a governare il paese erano i Talibani. Per non parlare delle ampie porzioni del territorio afghano contaminate dalla polvere radioattiva che si raccoglie formando delle nubi, le quali invadono le pianure delle zone interne, avvelenando l'acqua freatica e diffondendo il cancro, un altro tragico ricordo dell'occupazione degli Stati Uniti che si trascinerà per decenni [*4]. Ben lontana dall'essere una "esportazione di democrazia", l'Afghanistan si sta trasformando in una guerra oscena, sgradevole e non c'è modo che gli Stati Uniti o le altre forze occidentali saranno capaci di rimanere nel paese ancora per troppo tempo. Da questa situazione, di uno stato fuori controllo in maniera totale, arrivano notizie sconcertanti.

I soldati della forza internazionale dell'ISAF hanno ripetutamente usato bambini afghani per individuare la presenza di mine in territori inesplorati del paese [*5]. Questa dichiarazione choc viene da un membro stesso dell'organizzazione, Achim Wohlgetan [*6], un ex-sergente dell'aviazione ora consigliere di sicurezza che giovedì scorso, durante la presentazione del suo libro 'Final Station', ha denunciato questa pratica aberrante. I soldati della coalizione NATO, secondo le sue dichiarazioni, lanciavano mele nelle zone non ancora bonificate e aspettavano che i bambini andassero a raccogliere, per poter verificare se la zona fosse sicura o minata. Nel caso in cui i bambini si rifiutassero di correre a prenderle, l'area veniva segnalata agli sminatori dell'ISAF. Il Ministro della Difesa tedesca ha annunciato che queste dichiarazioni saranno seguite dalle dovute indagini [*7].

14 gennaio 2008

Oppio e Afghanistan/4

Avevamo già parlato di come l'Afghanistan stia diventando un gigantesco campo di coltivazione degli oppiacei [*1], e di come questa trasformazione sia il risultato più evidente dell'"esportazione di democrazia made in NATO". Un fenomeno che coinvolge tutti gli strati della società afghana, a partire dai rappresentanti del governo stessi [*2] e dei signori della guerra, che offrono protezione a produttori e commercianti in cambio di denaro. Pare che questo coinvolgimento dei rappresentanti nazionali si sia esteso anche a quelli internazionale, dato che, come riporta oggi Xiaodong People (un ottimo blog che consiglio di seguire con attenzione) l'intera coalizione NATO ha interrotto le operazioni di distruzione delle coltivazioni illegali [*3]:
Il maxi raccolto di oppio nell'ultimo anno in Afghanistan, che garantisce più del 90 per cento della produzione mondiale, non è l'unica ragione della nuova diffusione di eroina. Ci sarebbe anche un motivo strettamente economico. Dal punto di vista dei trafficanti, investire nell'eroina è come comprare titoli di Stato. La dipendenza fidelizza i clienti. E chi entra
nell'affare adesso può stare tranquillo per i prossimi dieci, vent'anni. Soprattutto dopo che l'Unione europea ha rinunciato alla distruzione delle coltivazioni di oppio, sia nei territori afghani controllati dalla coalizione della Nato, sia in quelli riconquistati dai talebani. Un altro scenario internazionale gioca a favore dei narcos: la lotta ai trafficanti non è più al primo posto dell'agenda internazionale, sostituita dalla caccia ai terroristi di Al Qaeda che con la produzione di oppio finanziano a loro volta la guerra.

Secondo le cifre del 2003 pubblicate da The Independent, il traffico di droga costituisce il terzo business più importante a livello di introiti dopo quello del petrolio e quello della vendita di armi. Da questo punto di vista, il controllo geopolitico e militare delle rotte della droga è altrettanto strategico di quello del petrolio e degli oleodotti (al posto delle pipelines troviamo i "corridoi" o "vie dell'oppio"). Tuttavia, ciò che contraddistingue la droga dai commerci legali è che i narcotici costituiscono una maggiore fonte di ricchezza non solo per il crimine organizzato, ma anche per la struttura d'intelligence americana, che è sempre più un potente protagonista nelle sfere bancarie e della finanza [*4 - *5]. In sostanza ci troviamo di fronte a una guerra finanziata dal contribuente, il cui consenso è anche stato ottenuto con le menzogne sull'11 settembre, finalizzata a ingigantire le organizzazioni di narcotraffico e il commercio di droga, una delle maggiori piaghe sociali del XXI° secolo (per cui il cittadino stesso versa altri cospicue percentuali del proprio stipendio, in campagne di prevenzione e in previdenza). L’Afghanistan è diventato il maggior produttore mondiale di oppio con un valore della produzione (copre oltre il 90% della produzione mondiale di eroina) ed esportazione di oppiacei è stato di 4 miliardi di dollari (dati 2007), cifre in crescita del 29% rispetto al 2006 [*6]. L’oppio afghano, trasformato prima in morfina e poi in eroina, rifornisce la quasi totalità del mercato europeo degli oppiacei.

Altro che talebani, l'unico risultato di questa guerra è stato quello ristabilire un narco-regime diretto da un governo fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti: la democrazia, purtroppo, si è rivelata una droga meno potente.

13 gennaio 2008

Casus belli

É notizia recente che l'incidente del Golfo del Tonchino [*1] (seguito dalla Risoluzione approvata dal presidente Lyndon Johnson, che ha portato di fatto gli States nella guerra in Vietnam) sia una messinscena creata ad arte dagli stessi Stati Uniti per legittimare un intervento nell'area asiatica [*2]. Proprio come per l'affondamento dell'US Maine del 1898 [*3] (che consentì agli States di strappare Cuba e le Filippine a Madrid), per il Lusitania nella "grande guerra" [*4] e per Pearl Harbor [*5], pare che questa usanza secondo cui la superpotenza americana viene proditoriamente aggredita senza ragione da un avversario debole, che la costringe a devastarlo a tappeto e a renderlo democratico, sia sempre in voga [*6]:

North Vietnamese made hoax calls to get the US military to bomb its own units during the Vietnam War, according to declassified information that also confirmed US officials faked an incident to escalate the war. The report was released by the National Security Agency [*Nsa.gov], responsible for much of the United States' codebreaking and eavesdropping work, in response to a "mandatory declassification" request, the Federation of American Scientists (FAS) said Monday.[...] But he said that probably the "most historically significant feature" of the declassified report was the retelling of the 1964 Gulf of Tonkin incident. That was a reported North Vietnamese attack on American destroyers that helped lead to president Lyndon Johnson's sharp escalation of American forces in Vietnam. The author of the report "demonstrates that not only is it not true, as (then US) secretary of defense Robert McNamara told Congress, that the evidence of an attack was 'unimpeachable,' but that to the contrary, a review of the classified signals intelligence proves that 'no attack happened that night,'" FAS said in a statement."What this study demonstrated is that the available intelligence shows that there was no attack. It's a dramatic reversal of the historical record," Aftergood said."There were previous indications of this but this is the first time we have seen the complete study," he said.

Alle operazioni militari "false flag" precedentemente elencate ce n'è da registrare almeno una nel XXI secolo, risalente all'11 settembre 2001 (che fa il paio con gli allarmi costantemente lanciati sulla presenza di WMD in Iraq). Un lungo elenco a cui potrebbero aggiungersi le recenti provocazioni all'Iran, nello stretto di Hormuz (golfo dove quotidianamente circola il 30% del petrolio mondiale). Sembra infatti che il video del Pentagono, recentemente diffuso dal mainstream, che mostrava lance iraniane minacciare navi statunitensi all’ingresso del Golfo Persico, sia solamente una grossolana contraffazione. Il documento, prima di essere diffuso, è infatti stato manomesso, per cercare di far sembrare una semplice operazione di "routine" (controllo del numero di registro delle unità statunitensi), un affronto in mare aperto. Come dimostra questo video di diffuso da Press TV, al video originale è infatti stata aggiunta una falsa riproduzione sonora mediante la sovrapposizione di una voce metallica, al minuto 3:50, che minaccia un'azione kamikaze (“Sto arrivando da voi. Esploderete dopo pochi minuti.”) [*7].

Una montatura finalizzata a guadagnare consensi fra l'opinione pubblica, per cercare di inasprire sempre maggiormente le sanzioni e le contromisure nei confronti dell'Iran. All'incidente è seguita una nota di protesta [*8], inviata direttamente a Teheran, preceduta da una conferenza stampa di Bush in quel di Washington, in cui ha gridato ai 4 venti che si è trattato di un "atto provocatorio", che ha creato "una situazione pericolosa" [*9]. Poco importa che nemmeno la Marina americana stessa abbia realmente chiaro quello che sia successo nello stretto [*10]:
"Non c'e' modo di sapere con esattezza da dove questa (minaccia trasmessa via radio) provenisse. Potrebbe essere venuta dalla spiaggia...o da un altro vascello nell'area", ha dichiarato il tenente John Gay del comando della flotta [...]

In questo contesto, dove ormai pare che si ricorra a qualsiasi mezzo pur di legittimare una presenza statunitense sempre più massiccia in Medio Oriente, le parole di quasi un anno fa del rappresentante del Texas e ora candidato alla presidenza [*11], Ron Paul, al Congresso risultano profetiche (il video è stato sottotitolato da Ashoka di Luogocomune.net).


Dalla parte del cittadino

10 gennaio 2008, Montecitorio [*1]:

[...] Probabilmente sono distratti, presi dagli onerosi impegni, mica è aridità d’animo e avarizia, se solo insisti un poco son pronti a gesti di generosità esemplare, vuoi che non siano come tutti noi, dimenticare a Natale proprio chi soffre? Tant’è... Tant’è che i 630 deputati, chiamati a partecipare ad una sottoscrizione di aiuto alle vedove e agli orfani delle vittime della ThyssenKrupp, han partecipato tutt’altro che in massa. Alla vigilia di Natale, prima di andare in vacanza, avevano versato in tutto 1.300 euro. Minacciati dai promotori di venire esposti alla gogna mediatica, la colletta è lievitata sino a quadruplicare la cifra raggiungendo quota 6.000: una media di 9 euro e mezzo a testa. [...]
12 gennaio 2008, Quirinale [*2]:

Le morti bianche sono "un fenomeno gravissimo e spaventoso, che richiede il massimo allarme sociale e il massimo intervento di tutte le componenti del mondo sociale e istituzionale". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha detto ieri durante la presentazione della campagna della fondazione Pubblicita' progresso sulla sicurezza sul lavoro, al Quirinale. [...] Le imprese, dice il Capo dello stato, devono assumersi le proprie responsabilita ma, puntualizza, anche se egli ultimi tempi "sono state introdotte misure di rafforzamento delle normative e dei controlli volti a prevenire e sanzionare incidenti cosi' numerosi e gravi, puo' darsi che occorra, su cio' Parlamento e governo devono fare chiarezza, modificare ulteriormente le leggi che intervengono su tale scottante materia, e' assolutamente certo- sottolinea Napolitano- che siano necessari sforzi maggiori per imporre e verificare il rispetto dei vincoli di legge vigenti".

11 gennaio 2008

Proibizionismo: la Mafia ringrazia

La Cassazione ci ha "ripensato". É vietato coltivare cannabis, anzi, è reato anche averne una piantina, indipendentemente dalle sue qualità stupefacenti [*1]:
E' reato la coltivazione di piante di canapa indiana: va incontro ad una condanna chi ne possiede anche una sola. Lo ha sancito la Cassazione, confermando la condanna, inflitta dalla corte d'appello di Messina ad una donna, che aveva coltivato nel balcone della sua casa 8 piantine della specie 'cannabis indica', il cui principio attivo avrebbe consentito di ricavare un numero di dosi compreso tra 28 e 43. La donna aveva presentato ricorso in Cassazione lamentando l'erronea applicazione del dpr 309/1990, con riferimento alla ritenuta rilevanza penale della condotta contestata di coltivazione domestica di un esiguo numero di piantine di canapa indiana, destinata al consumo personale. Per la Suprema corte (quarta sezione penale, sentenza numero 871) il ricorso va respinto: "la giurisprudenza costante, pur con alcune perplessita' della dottrina, ha ritenuto che la coltivazione non autorizzata di piante - osservano gli alti giudici - dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti o psicotrope, costituisce un reato di pericolo presunto o astratto, essendo punito 'ex se' il fatto della coltivazione, senza che per l'integrazione del reato sia necessario individuare l'effettivo grado di tossicita' della pianta e senza che occorra fare riferimento alcuno alla sostanza stupefacente che da essa si puo' trarre e che puo' dipendere da circostanze contingenti, connesse alla sua crescita, al suo sviluppo ed alla sua maturazione". Per la Cassazione, la figura criminosa "e' costruita come reato di pericolo, la cui sussistenza va quindi affermata ogni qualvolta venga coltivata anche una sola piantina vitale e idonea a produrre sostanza stupefacente, appartenente ad una delle specie vietate, indipendentemente dalla percentuale di sostanza pura o di principio attivo presente nelle infiorescenze e nelle foglie".
Non ho la minima idea di cosa sia un reato di pericolo astratto. Forse wikipedia e Philip K. Dick possono venirmi in aiuto. Fatta questa doverosa premessa, mi pare giusto aprire una parentesi su quello che è il traffico di droga oggi. Nel giugno 1998, l’ONU annunciò una strategia di 10 anni per ottenere "risultati misurabili" nella lotta contro le droghe, compresa una "riduzione significativa" della coltivazione di cannabis, coca e papavero da oppio per l’anno 2008. Il 10 marzo 2008, la Commissione sugli Stupefacenti dell’ONU si incontrerà a Vienna per rivedere i risultati di questa strategia. Inutile dire che questo nuovo meeting dimostra quanto questa guerra alle droghe sia stata fallimentare su tutta la linea. Milioni di persone, proprio come la signora dell'articolo in apertura, sono criminalizzate, miliardi di euro sono spesi in una guerra inefficace e improduttiva. Nel frattempo, il mercato delle droghe rimane nelle mani della criminalità organizzata, i cui enormi guadagni generano corruzione diffusa e alimentano tutta una serie di attività nocive per la società. Se quindi, da un punto di vista sociale la droga è rimasta comunque una piaga [*2], c'è stato un parallelo arricchimento da parte delle organizzazioni criminali, aiutate anche dalle campagne militari di "esportazione di democrazia" dei membri dell'ONU stessi, che hanno trasformato interi paesi [*Oppio e Afghanistan] in campi per coltivare oppiacei. Dal proibizionismo dell’alcol negli anni Venti a quello attuale delle droghe assistiamo alla replica di un copione: i gruppi criminali diventano soggetti economico-finanziari di prim’ordine con tutto quello che ciò comporta come ruolo socio-politico che interagiscono, se non si identificano e convivono, con ambienti di potere. In sostanza oltre a non arrestare il consumo, il proibizionismo favorisce addirittura l'illegalità, in quanto permette alle organizzazioni criminali, che grazie a leggi liberticide posseggono il monopolio del mercato, di fare il prezzo della "risorsa scarsa". Giusto per farsi un'idea, ecco le stime del volume d’affari annuale del narcotraffico: Secondo il National Intelligence Council, sarebbe tra i 100 e i 300 miliardi di dollari, le Nazioni Unite parlano di 400 miliardi e la Banca mondiale di 1000 miliardi. L’attività più remunerativa per la mafia: il traffico di armi sarebbe al secondo posto con 290 miliardi di dollari, seguirebbero a notevole distanza il traffico di rifiuti tossici (10-12 miliardi) e la tratta di esseri umani (cfr. Alessandro Politi Traffici illeciti per mille miliardi di dollari, in «Il Sole-24 ore», 26 novembre 2001).

Per fare un altro rapido confronto, tornando indietro nel tempo, gli effetti più significativi del proibizionismo degli alcolici, introdotto negli Stati Uniti con il Volstead Act del 1920 e durato fino al 1933, furono l’inosservanza della legge e quindi un’illegalità diffusa, l’esposizione a rischio dei consumatori, il salto di qualità (grazie agli enormi introiti) dei gruppi criminali e l’incremento della corruzione dei pubblici ufficiali, dai poliziotti ai magistrati e ai politici. Il proibizionismo sembra quindi essere il vettore di un cancro che si estende alle istituzioni stesse che (almeno in teoria) si prefiggono di combattere la criminalità. Tant'è che anche oggi abbiamo diverse testimonianze che documentano questa collusione, James Casbolt, ex agente MI-6 ha da tempo affermato che il commercio globale della droga è controllato dalle stesse agenzie di spionaggio [*MI6 Are The Lords of the Global Drug Trade - *Traduzione]. Alla luce dei fatti liberalizzare le droghe significa quindi esclusivamente togliere il monopolio della mafia, collusa con gli Stati, sul narcotraffico, azzerando le entrate delle varie organizzazioni criminali.

10 gennaio 2008

C'mon Hillary!

Una vittoria che va contro tutti i sondaggi, completamente ribaltati rispetto alla vigilia, con circa il 39% dei voti contro il 37% del rivale Barak Obama. I risultati delle primarie nel New Hampshire hanno contraddetto non soltanto i sondaggi pre-elettorali e gli stessi exit poll, che avevano dato Obama avanti, ma anche il mini test in due villaggi di montagna al confine con il Canada in cui Hillary Clinton non aveva raccolto nemmeno un voto (dei 17 aventi diritto, 10 hanno scelto Obama, 7 Mc Cain). La spiegazione data a questo improvviso capovolgimento di preferenze sono state «Le lacrime di Hillary Clinton, la commozione mostrata nel corso della conferenza stampa di lunedì mattina mentre parlava della passione che anima la sua battaglia per la presidenza, nonostante tutte le difficoltà» [*1]. Come una farfalla uscita dal suo bozzolo, Hillary ha saputo arrestare l'ascesa di Obama, salvandosi dalla seconda batosta consecutiva. Una veloce analisi dei dati ci suggerisce, o quantomeno fa nascere il dubbio, che il merito non sia esclusivamente della candidata democratica metamorfizzata in un essere umano capace di piangere. I sondaggi della vigilia davano ad Obama un vantaggio di circa 10-15 punti percentuali. Un rapido calcolo matematico ci fa concludere che in pochissimo tempo Hillary Clinton abbia recuperato dai 13 ai 18 punti percentuali, un colpo di coda che penso non sia possibile nemmeno proponendo, in extremis, l'abolizione dell'ICI.

[*RealClearPolitics.com]

I sondaggi non hanno sbagliato. Hanno proprio toppato in pieno. Ma solo per Hillary:

L'inaspettata vittoria di Hillary non è l'unica sorpresa delle primarie in New Hampshire. Nella città di Sutton, ad esempio, i voti per Ron Paul sono spariti nel nulla [*2 - *video], nonostante diversi elettori abbiano pubblicamente ammesso [*3] di aver votato per l'outsider repubblicano. Tant'è che lo stesso responsabile degli scrutatori ha dovuto ammettere che dei 31 voti (su 386 totali) ricevuti da Paul, nessuno è stato registrato, per un "errore umano", nella tabella dei risultati [*4 - *5]. Casualmente questi inspiegabili capovolgimenti di fronte e queste dimenticanze sono avvenute in NH, stato in cui le votazioni elettroniche sono state quasi interamente (81%) appaltate alla LHS Associates di John Silvestro. Questo contractor utilizza la macchina per il voto elettronico Diebold 1.94w, su cui blackboxvoting.org ha realizzato un documentario che documenta come sia facile "truccarne" i risultati.


Siamo al paradosso più completo. La tecnologia ci permetterebbe di rendere molto più sicure e molto più economiche le votazioni, ma al contrario viene utilizzata dal Governo stesso per rendere i brogli elettorali sempre più difficili da verificare. Una democrazia al rovescio, in cui il voto dei cittadini viene manipolato al fine di farlo diventare uno strumento per consegnare le chiavi del potere a una ristretta e scelta minoranza.

8 gennaio 2008

Al Qaeda e Dakar

"Tenuto conto delle attuali tensioni politiche internazionali e delle minacce dirette di Al Qaeda nei confronti della corsa, non si è potuta individuare un'altra soluzione ragionevole ad eccezione dell'annullamento della manifestazione sportiva". Con questa nota gli organizzatori della Dakar (ex Parigi-Dakar) hanno annullato [*1] la trentesima edizione del rally, cosa che accade per la prima volta nella sua lunga storia iniziata nel 1979. L'organizzazione jihadista pare ormai in grado di influenzare qualsiasi ambito della vita occidentale, tanto da riuscire a far cancellare addirittura una competizione motoristica tanto attesa. Andando però a scavare a fondo pare che i reali motivi che siano dietro l'annullamento di questa manifestazione siano di tutt'altro genere, e abbiano poco a che vedere, almeno direttamente, con la tentacolare organizzazione terroristica. Ecco le dichiarazioni di Dror Cohen, un pilota israeliano, rilasciate a Ynetnews [*2]:

"We could feel something was wrong when we got here yesterday (Thursday)... there were rumors about the race being cancelled, but we didn't take them seriously at first. "When we got to the assembly area, the organizers asked us to hold off on all the preparations for the race until they hold a press conference," he added. "They just announced the race is canceled. People here just can't believe it." Cohen went on to describe how the 570 driving teams were now packing up their gear and returning the equipment they were given on-site. "Now there are rumors that the (French) Foreign Ministry recommendation to cancel the race is nothing more than a cover for the insurance companies; apparently they pulled out and told the organizers they won't cover the thousands of people here if they'll be entering high-risk countries," said Cohen. [...]

Pare quindi che più che terrorismo si tratti di polizze, o meglio di incomprensioni fra organizzatori e compagnie assicurative [*3]:

[...]One intense topic of discussion are theories that financial insurance issues were the main reason for the cancellation of the Dakar and also made it impossible to run a shorter route. In the meantime without knowing the deeper underlying reasons several credible sources known to marathonrally.com confirmed these aspects.[...]

Molto probabilmente determinare con certezza un'unica motivazione per l'annullamento rimarrà un'utopica pretesa, soprattutto considerata la celerità con cui le motivazioni sono state date in pasto al lettore, quel che è certo è che per l'ennesima volta il mainstream non ha perso l'occasione per sventolare l'ubiquità della solita organizzazione terroristica, anzi, a detta di Blair dovrei chiamarla "modo di lavorare" e per riscuotere un po' di consensi fra i cittadini spaventati.

7 gennaio 2008

Peak Food

Scaffali vuoti a Caracas. Sommosse per il cibo in Messico. Allarmi carestia in Jamaica, Nepal, Filippine e nell'Africa sub-sahariana. Il prezzo crescente dei generi alimentari sta producendo un'instabilità politica che spinge i governi a controllare artificialmente i prezzi di pane, grano e prodotti caseari (in questo caso tenendoli a freno) [*guardian]. Dimenticatevi il petrolio, sta emergendo una nuova crisi su scala globale. É quella del cibo. Donald Coxe, membro del BMO Financial Group, in un convegno a Toronto ha recentemente affermato che la crisi dei mutui e il barile a 100 dollari sono due problematiche che potrebbero impallidire di fronte alla catastrofe alimentare che va materializzandosi [*financialpost]. Mr. Coxe ha affermato che i recenti aumenti dei generi di prima necessità non si fermeranno, ma al contrario saranno sempre maggiori, per via dell'aumento della domanda delle economie emergenti dei paesi asiatici e dell'industria dei bio-carburanti. Particolarmente interessante è quest'ultimo fenomeno di cui ne avevamo già parlato tempo addietro (e a dir la verità persino l'OCSE ha lanciato l'allarme) [*1 - *2]. É necessario partire da una premessa: gli USA sono i primi produttori al mondo di mais, detenendo anche il 70% delle esportazioni, quindi ogni scelta nazionale influenza pesantemente anche i mercati internazionali. L’Amministrazione neo-con negli ultimi anni sta mettendo in atto importanti pressioni di pubbliche relazioni per convincere il mondo di essersi trasformata nel “miglior tutore dell’ambiente”, tant'è che negli recentemente il presidente Bush ha spesso promesso un maggiore impegno sul fronte delle energie pulite/rinnovabili in particolare insistendo sulla produzione di bioetanolo [*3] e sull'intenzione di tagliare del 20% il consumo di carburanti negli USA entro il 2010. La motivazione ufficiale è quella di “ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio”, con il contemporaneo taglio delle emissioni indesiderate dei “gas serra”. In realtà dei gas serra a Bush non può fregare di meno, tant'è che parliamo di un presidente finanziato cospicuamente dalla Southern Company, la cui centrale Scherer [*4] a Juliette in Georgia, con oltre 25 milioni di tonnellate, da sola emette più CO2 dell'intero Brasile. Il cuore del progetto che sta dietro questa facciata ambientalista sta in una espansione dell’uso del bio-etanolo come combustibile da trazione. Il piano del Presidente prevede la produzione di 35 miliardi di galloni, (circa 133 miliardi di litri), di etanolo all’anno, entro il 2017. Sta tutto nell’Energy Policy Act. Ovviamente questo geniale piano è interamente finanziato dai contribuenti americani che vedono 51 cents delle loro tasse versate per ogni gallone di etanolo prodotto da ADM (Admarcher Daniels Midland Company) o David Rockefeller. Il risultato di questi sussidi è che negli States sorgono come funghi nuove particolari distillerie per etanolo, simili alle raffinerie di petrolio. Il loro numero (comprese quelle in costruzione) supera attualmente il numero complessivo di raffinerie di petrolio insediate negli USA in questi ultimi 25 anni. Un business tanto redditizio che nel 2006, le fattorie dedicate alle coltivazioni per bio-carburanti sono aumentate del 48% con la conversione di fatto delle aziende agricole USA in fabbriche di bio-carburanti. Nella stessa direzione si sono mossi anche Brasile e Cina, che si stanno spostando dagli alimentari ai bio-carburanti per grandi estensioni di terra. Il risultato di queste politiche è che le quantità delle scorte di tutti i cereali alla fine del 2006 si sono ridotte a 57 giorni di consumo, il più basso livello dal 1972. Anno in cui curiosamente Henry Kissinger (e chi se non lui?!) e l'Amministrazione Nixon avevano progettato “La Grande Rapina del Grano”, la vendita di enormi quantità di grano USA all’Unione Sovietica in cambio della vendita record di petrolio Russo verso un Paese dell’Occidente (con un conseguente aumento dei prezzi del 400%). In Europa, dove si usa principalmente la colza (alimento per il bestiame), le cose non vanno meglio. La logica conseguenza è infatti che i prezzi della carne in tutto il mondo stanno aumentando e tendono ad un continuo aumento [*5]. Le conseguenze non si limitano però solo al comparto alimentare. Molto del petrolio mondiale è destinato alla produzione di bio-combustibili. Il Prof. David Pimentel della Cornell University ed altri scienziati dichiarano che l’energia risultante prodotta dal carburante a base di bio-etanolo è inferiore all’energia da combustibili fossili usata per produrre l’etanolo stesso [*6]:

Turning plants such as corn, soybeans and sunflowers into fuel uses much more energy than the resulting ethanol or biodiesel generates, according to a new Cornell University and University of California-Berkeley study. "There is just no energy benefit to using plant biomass for liquid fuel," says David Pimentel, professor of ecology and agriculture at Cornell. "These strategies are not sustainable."

Non parliamo di perdite trascurabili, bensì di una perdita secca del 29%. La disponibilità di greggio è quindi fortemente minacciata, considerando anche il fatto che i sussidi per i bio-carburanti spingono le grandi compagnie petrolifere a spostarsi verso questa nuova fonte energetica più "verde". La BP nel maggio scorso ha donato 500 milioni di dollari all’Università di Berkeley-California, per finanziare ricerche, bio-carburanti inclusi [*7] e 15 all'Università di Princeton [*7b]. La Exxon Mobil ne ha donati 100 all'Università di Stanford [*8]. La Chevron 25 all'Università di Davis-California [*9]. Oltre a questi colossi del petrolio nel mercato del bioetanolo si sono buttate anche la Cargill, ADM, Monsanto e Syngenta. La crème de la crème delle multinazionali mondiali, insomma. Giusto per verficare empiricamente questa mole di informazioni, ecco un grafico che mostra il prezzo del frumento [*TradingCharts]:



L'impennata è visibilissima, ed è quantificabile in un aumento del 92% nell'ultimo anno. Benvenuti, signore e signori, al nuovo shock mondiale per i prezzi degli alimentari, con tempismo destinato ad associarsi al nostro attuale shock mondiale per i prezzi del petrolio. Soluzioni?