31 marzo 2008

Tessere annonarie

In epoca fascista le "tessere annonarie" erano delle schede strettamente personali contenenti un certo numero di "bollini" prestampati. Ogni tessera era valida per un determinato gruppo di generi alimentari, ogni bollino aveva un determinato valore, che era fissato di volta in volta dall'Annona, secondo quanto arrivava nei suoi magazzini e veniva distribuito presso i singoli commercianti a cui il cittadino era iscritto. Se ad un italiano questi buoni ricordano epoche - fortunatamente - passate, negli States sono attualmente in uso (si tratta di tessere del valore di 100 dollari mensili) e per il 2008 è previsto che le persone che ne faranno uso si avvicineranno alla cifra di 28 milioni (considerato che gli USA contano una popolazione di circa 300 milioni di unità si tratta del 10% della popolazione). Un picco che costituisce il record dagli anni '60, periodo in cui questo programma di assistenza [*Food Stamp Program] è stato lanciato:

Driven by a painful mix of layoffs and rising food and fuel prices, the number of Americans receiving food stamps is projected to reach 28 million in the coming year, the highest level since the aid program began in the 1960s. The number of recipients, who must have near-poverty incomes to qualify for benefits averaging $100 a month per family member, has fluctuated over the years along with economic conditions, eligibility rules, enlistment drives and natural disasters like Hurricane Katrina, which led to a spike in the South. But recent rises in many states appear to be resulting mainly from the economic slowdown, officials and experts say, as well as inflation in prices of basic goods that leave more families feeling pinched. Citing expected growth in unemployment, the Congressional Budget Office this month projected a continued increase in the monthly number of recipients in the next fiscal year, starting Oct. 1 — to 28 million, up from 27.8 million in 2008, and 26.5 million in 2007. The percentage of Americans receiving food stamps was higher after a recession in the 1990s, but actual numbers are expected to be higher this year.

La "stabilità" prima di tutto

Questo blog ha già affrontato diverse volte il tema delle Banche centrali, e delle conseguenze delle sue politiche monetarie sui singoli contribuenti [*1 - *2 - *3]. L'aspetto fondamentale di un sistema bancario centralizzato è da identificarsi nel monopolio coercitivo del conio, ovvero dell'emissione di banconote, garantito dallo Stato stesso, con una severa legislazione sul corso legale. Essendo la moneta la linfa vitale di tutta l'economia, possiamo affermare che se il governo comanda sulla stessa si è impadronito di un centro di comando vitale per il controllo della stessa, divenendo l'intermediario di tutti gli scambi. Il sistema delle Banche centrali controlla di fatto il sistema monetario ed economico mondiale, ma tuttavia, nonostante questa responsabilità, non deve rendere conto a nessuno. sostiene di gestire la nostra moneta, in realtà le fa perdere valore ogni giorno che passa [*4]. Prescindendo dal fatto che sia l'intero sistema economico mondiale, statalista e centralizzato, a produrre enormi disuguaglianze, a fronte di una scellerata manipolazione politica dei tassi d'interesse e della massa di denaro circolante le Banche centrali non hanno un proprio bilancio, non sono soggette a nessuna commissione governativa che possa controllare il suo operato. Ma anzi, nelle recenti intenzioni del Governo statunitense, c'è quella di aumentare a dismisura i poteri di queste Banche (che in realtà sarebbe più appropriato definire falsari legalizzati [*5]):

[*telegraph]
The Treasury Department will propose on Monday that Congress give the Federal Reserve broad authority to oversee financial market stability, in effect allowing it to send SWAT teams into any corner of the industry or any institution that might pose a risk to the overall system. [...] While the plan could expose Wall Street investment banks and hedge funds to greater scrutiny, it avoids a call for tighter regulation. The plan would not rein in practices that have been implicated in the housing and mortgage meltdown, like packaging risky subprime loans into securities carrying AAA ratings. The Fed would also be given some authority over Wall Street firms but only when an investment bank’s practices posed a threat to the financial system over all. The plan does not recommend tighter rules over the vast and largely unregulated markets for risk-sharing and hedging, like credit-default swaps, which are supposed to insure lenders against loss but became a speculative instrument and gave many institutions a false sense of security. Some changes could actually reduce the power of the Securities and Exchange Commission, which is charged with maintaining orderly stock and bond markets and protecting investors. [...] Under the Treasury proposal, the Federal Reserve would become the government’s “market stability regulator” and would be allowed to gather information from virtually any financial institution. Fed officials would be allowed to examine the practices and even the bookkeeping of brokerage firms, hedge funds, commodity-trading exchanges and any other institution that might pose a risk to the financial system.The Fed would have the authority to go wherever in the system it thinks it needs to go for a deeper look to preserve stability,” Mr. Paulson said in the advance text of Monday’s speech. “To do this effectively, it will collect information from commercial banks, investment banks, insurance companies, hedge funds, commodity pool operators.” That would be a significant expansion of the central bank’s regulatory mission, which has been limited primarily to supervising commercial banks. When Fed officials agreed earlier this month to rescue Bear Stearns, once the nation’s fifth-largest investment bank, they pointedly noted that the Fed never had the authority to monitor its financial condition or order it to beef up its protections. In an unprecedented pair of moves, the Fed engineered a shotgun marriage between Bear Stearns and a rival, JPMorgan Chase, and then lent $29 billion to JP Morgan in order to prevent a bankruptcy filing by Bear and a chain of defaults that might have brought down much of the financial system. For the first time since the 1930s, the Fed also agreed to let investment banks borrow hundreds of billions of dollars from its discount window, an emergency program reserved for commercial banks and other depository institutions.

In sostanza, a fronte di una crisi causata dalla Federal Reserve stessa, che per anni ha continuato a gonfiare le riserve del sistema bancario causando l'attuale crisi dei mutui subprime (che è destinata ad estendersi in tutta Europa [*6], l'amministrazione Bush presenterà un progetto di riforma, nel quale è previsto che il Congresso ampli i poteri della Banca centrale che potrà anche inviare team specializzati (e la SWAT!) presso qualsiasi istituzione che potrebbe mettere a rischio l'intero sistema. Il progetto messo a punto dal governo potrebbe quindi far diventare la banca centrale "il regolatore della stabilità dei mercati" del governo (insomma, un po' come far gestire un asilo da un pedofilo). Al contrario istituzioni come la Securities and Exchange Commission perderanno ulteriormente potere, sempre che ne abbiano avuto. La progressiva appropriazione da parte dei Governi di ogni singolo aspetto delle politiche monetarie sta proseguendo, nonostante le gravi ripercussioni che si riflettono sulla popolazione (ciclicità, depressioni, cattiva allocazione delle risorse), verso l'obiettivo ultimo degli economisti di tendenza keynesiana [*7 - *8]: una banca centrale onnipresente e onnipotente e un'unità cartacea mondiali, che possano illusoriamente controllare l'inflazione.

Afghanistan: il mito della ricostruzione

Che i soldi facciano strani giri si è sempre saputo. Ma che riescano a partire come aiuti umanitari per poi tornare a casa come profitti è meno scontato. É il caso dell'Afghanistan, che rimane, piaccia o no, un vulnus scoperto per tutti i Paesi appartenenti alla Nato e per gli Usa stessi. Al problema (che in realtà per molti è un business), già ampiamente trattato, delle coltivazioni d'oppio e del narcotraffico si aggiunge una situazione in continuo declino e di guerra continua, che non lascia trasparire la possibilità di orizzonti migliori. Nonostante nelle cronache nostrane non trovi particolare spazio, nell’ultima classifica redatta dal rinomato centro studi britannico d’intelligence Jane's Information Group, il Paese asiatico risulta il terzo più instabile al mondo dopo Gaza e Somalia, mentre l’Iraq è al ventiduesimo posto. Per la Nato, l’unica soluzione è inviare più truppe nella speranza di sconfiggere i talebani a suon di bombe. Al contrario non si pensa di prendere alcuna contromisura nei confronti dell'allarme lanciato da un gruppo di 84 Organizzazioni non governative presenti in Afghanistan: secondo un rapporto pubblicato da Acbar, le promesse di aiuti per la ricostruzione non sono state mantenute. Dei 25 miliardi di dollari riservati all’Afghanistan, scrive il rapporto, soltanto 15 sarebbero giunti a destinazione (per inciso, tutti soldi dei contribuenti degli svariati paesi coinvolti nella missione "di pace" che non si sa dove siano finiti). Ecco, nel dettaglio, un interessante articolo di peacereporter [*1]:
Un duro rapporto stilato dall’Oxfam per l’Acbar, l’agenzia internazionale che coordina un centinaio di Ong che operano in Afghanistan, denuncia la grande farsa degli aiuti internazionali destinati alla ricostruzione e all’assistenza umanitaria. Soldi promessi e mai dati. Il primo problema evidenziato dal rapporto è la scarsità dei finanziamenti a cui si aggiunge la mancata erogazione di gran parte dei fondi promessi. La comunità internazionale spende circa 4,5 milioni di euro al giorno in attività umanitarie e di ricostruzione; per le operazioni militari i soli Stati Uniti spendono quotidianamente oltre 60 milioni di euro: una differenza che ben descrive quali siano le reali priorità della comunità internazionale. Se questo già si sapeva, risulta invece degno di nota il fatto che degli oltre 15 miliardi di euro promessi dai donatori (governi e istituzioni internazionali) dal 2001 a oggi, meno di 10 sono stati effettivamente spesi. I soli Stati Uniti, ad esempio, hanno dato solo la metà dei 6 miliardi di euro promessi negli ultimi anni. Gli altri Paesi, in media, hanno dato due terzi delle cifre impegnate. Soldi che tornano indietro. Ma la rivelazione più scioccante del rapporto dell’Acbar, è che dei pochi finanziamenti internazionali effettivamente erogati per i progetti umanitari e di ricostruzione, quasi la metà torna nelle tasche dei Paesi donatori sotto forma di contratti d’appalto fatti ad aziende occidentali o di spese per gli stipendi, il vitto, l’alloggio, la sicurezza e la mobilità del personale espatriato. Per esempio, quasi la metà dei finanziamenti della Cooperazione statunitense (UsAid) sono finiti in appalti a cinque multinazionali Usa (KBR-Halliburon, Louis Berger Group, Chemonics International, Bearing Point e Dyncorp). Lo stipendio medio di un operatore umanitario occidentale che lavora in Afghanistan è di 20mila euro al mese. Per non parlare delle case con piscina e aria condizionata in cui vengono alloggiati, delle guardie armate che proteggono abitazioni e uffici (10 mila uomini solo a Kabul), dei rifornimenti di cibo occidentale spediti dalla madrepatria e delle flotte di lussuosi fuoristrada Toyota. Soldi spesi malissimo. Tolto tutto questo, i soldi effettivamente spesi per gli afgani sono stati circa 9 miliardi di dollari. Che però, spiega il rapporto, sono stati spesi nella peggior maniera possibile. I progetti, infatti, non sono stati decisi dalle Ong in base alle effettive esigenze della popolazione, ma sono stati gestiti dai Prt provinciali della Nato in base a logiche militari, vale a dire allo scopo di “conquistare le menti e i cuori” delle popolazioni che vivono nelle aree controllate dai talebani. Un sistema che spesso finisce con il diventare un aperto ricatto nei confronti delle comunità : “Se volete che vi costruiamo la scuola o il pozzo o la strada, dovete fornire informazioni sui talebani e non sostenerli più”. Una strategia che si è rivelata fallimentare sia sul piano militare (l’insurrezione talebana si è estesa di anno in anno) che su quello umanitario, dato che i progetti spesso vengono abbandonati per le scarse condizioni di sicurezza.

28 marzo 2008

Ghiacciai e riscaldamento globale

Negli ultimi giorni i media hanno sfornato una grande quantità di articoli e servizi a sfondo allarmista per provocare un'ondata di panico circa lo scioglimento accelerato delle calotte polari. Le cause di questo fenomeno? Le emissioni di anidride carbonica di origine antropica, ovviamente. La soluzione? Tasse speciali sulle emissioni e pressanti controlli della popolazione [*1 - *2 - *3 - *4]. Pare però che questa teoria causa-effetto non sia condivisa da tutti, tant'è che l'executive director dell'ICECAP (International Climate and Environmental Change Assessment Project), Joseph D'Aleo si sia premurato di fornire un quadro della situazione più ampio e completo:

Let’s put this in perspective. The account may be misinterpreted by some as the ice cap or a significant (vast) portion is collapsing. In reality it and all the former shelves that collapsed are small and most near the Antarctic peninsula which sticks well out from Antarctica into the currents and winds of the South Atlantic and lies in a tectonically active region with surface and subsurface active volcanic activity. The vast continent has actually cooled since 1979.

The full Wilkins 6,000 square mile ice shelf is just 0.39% of the current ice sheet (just 0.1% of the extent last September). Only a small portion of it between 1/10th-1/20th of Wilkins has separated so far, like an icicle falling off a snow and ice covered house. And this winter is coming on quickly. In fact the ice is returning so fast, it is running an amazing 60% ahead (4.0 vs 2.5 million square km extent) of last year when it set a new record. The ice extent is already approaching the second highest level for extent since the measurements began by satellite in 1979 and just a few days into the Southern Hemisphere fall season and 6 months ahead of the peak. Wilkins like all the others that temporarily broke up will refreeze soon. We are very likely going to exceed last year’s record. Yet the world is left with the false impression Antarctica’s ice sheet is also starting to disappear.

Riassumendo, D'Aleo fa notare che nella consueta [*5] indifferenza di coloro che non perdono occasione per gridare al riscaldamento globale, lo scorso anno la superficie coperta da ghiaccio ha registrato un nuovo record, raggiungendo la sua seconda massima estensione dal 1979 ad oggi. Al contrario in questi giorni, il distacco di un piccolo pezzo di calotta (in relazione alle dimensioni dell'intera superficie) ha provocato tutta una serie di proclami nefasti. Si aggiunga che questo genere di fenomeni è del tutto naturale [*6], a causa della formazione di nuovi ghiacciai, e della conseguente forza peso che esercitano sulla calotta sottostante.

Siete più tranquilli adesso?

27 marzo 2008

Il salvataggio della Bear Stearns è illegale

Ieri a Washington il segretario del Tesoro, Henry Paulson, ha elogiato la Fed per come ha saputo intervenire tempestivamente per salvare la Bear Stearns da un sicuro fallimento [*1]. In realtà, premesso che dopo i subprime, a fronte di una banca "salvata" ci sono centinaia di persone che vivono in una tenda, abbiamo già visto come in realtà questo intervento, così come le scelte degli ultimi 30 anni della Federal Reserve (e la sua stessa esistenza), sono la causa principale dell'esplosione delle bolle speculative e del collasso degli istituti bancari [*2]. Anche movisol è intervenuto su questa acquisizione, esaminandola dal punto di vista legislativo:

[*movisol] Il salvataggio/acquisto della fallita ditta di brokeraggio, l’altrimenti detta banca Bear Stearns, è un atto illegale, e rappresenta un caso di riciclaggio di denaro da sottoporre al potere giudiziario, ha detto Lyndon LaRouche. L’economista ha notato come non vi siano fondamenti giuridici per la mossa della Riserva Federale; una società impegnata nel brokeraggio non è una banca, dunque nessuna legge in vigore può essere invocata affinché essa possa essere salvata. La legge sull’emergenza bancaria (EBA – Emergency
Banking Act
) approvata dal Congresso il 9 marzo 1933, fornì l’assistenza governativa alle funzioni bancarie vitali, ma fu ristretta alle banche commerciali. Le banche ordinarie, infatti, costituiscono una parte vitale della nostra economia nella sua interezza, ma imprese come Bear Stearns sono da intendersi come una parte strettamente inclusa nell’apparato speculativo che ha saccheggiato ciecamente l’economia e la popolazione. L’idea che la Riserva Federale entrasse in scena e fornisse decine di miliardi di dollari, o ancor più, salvasse la Bear Stearns, è essa stessa un crimine. Probabilmente, essa costituisce una o più violazioni delle leggi in vigore sul riciclaggio del denaro. “Puzza di un altro sporco schema della Goldman Sachs”, ha aggiunto l’economista. “Penso sia giunto il tempo di aumentare lo stato sociale medio della popolazione carceraria, mandando in gattabuia tutti i responsabili di questo abominio.”

Si parla di "riciclaggio", ma in realtà la Fed non fa altro che comportarsi come un falsario [
*4], continuando a riversare nel mercato miliardi di dollari, per cercare di alleviare l'ondata di insolvenze sui mutui subprime. Questo denaro nuovo poi circola ed aumenta il reddito dei primi destinatari della spesa, ovvero i primi che possono accedere al credito (che ovviamente sono i grandi immobiliaristi, affaristi o speculatori in borsa). L'immissione di liquidità falsa completamente il mercato, sbilanciando domanda e offerta di quei settori in cui i personaggi di cui sopra operano. Spendendo denaro creato da nulla in mercati diversi, vanno ad aumentare artificialmente la domanda di alcune merci, che aumenteranno il proprio prezzo. Si tratta di un processo lungo (ottimamente spiegato *qui) che con il passare del tempo provoca un aumento generalizzato dei prezzi e di conseguenza un trasferimento di ricchezza reale dagli ultimi che accedono a questa liquidità (che sono ovviamente quelli con lo stipendio fisso o con la pensione) verso i primi che vi accedono. In sostanza la Fed immettendo nuova liquidità (e tagliando i tassi per favorire i prestiti alle banche) per permettere a JP Morgan di salvare Bear Stearns, sta causando un'ulteriore perdita di potere d'acquisto di tutti i piccoli contribuenti statunitensi. In poche parole, un Robin Hood alla rovescia. A tal proposito, ecco un interessante intervento di Ron Paul alla CNBC, in cui spiega (meglio di me!) per quali motivi è necessario abolire la Fed:

26 marzo 2008

La crisi alimentare: "l'elefante nella stanza"

Da qualche tempo molte cassandre si stracciano le vesti annunciando l’imminente peak oil, cioè l’inizio del declino della produzione petrolifera, come una sorta di catastrofe economica. Ma quello del peak oil appare oggi quasi una burletta in confronto al prossimo peak food, cioè in confronto alla crisi alimentare ormai incombente grazie anche all’accelerazione impressa all’impennata dei prezzi del cibo (*approfondimenti vari) e soprattutto dall’illusione di neutralizzare la crisi energetica, mediante il trasferimento di molte colture agricole al mercato dell’energia. In sostanza i governi, per l'ennesima volta, nell'intento di risolvere un problema, stanno miseramente fallendo non sono in quanto non raggiungono l'obiettivo prefissato, ma soprattutto perchè creano altri danni alla comunità. L'ennesimo allarme di una nuova crisi su scala globale viene lanciato dalle colonne del Guardian [*1 - traduzione a cura di comedonchisciotte]:
La sicurezza alimentare e il rapido aumento dei prezzi dei generi alimentari costituiscono “l’elefante nella stanza” che i politici debbono affrontare velocemente, secondo il parere del nuovo capo consulente scientifico del governo britannico. Nel suo primo importante discorso da quando è entrato in carica, il professore John Beddington ha detto che la corsa globale per la coltivazione dei biocombustibili aggrava il problema e che la riduzione delle foreste pluviali per produrre colture di biocombustibili è “profondamente stupida”. In occasione della Conferenza britannica Govnet per lo Sviluppo Sostenibile, ha detto a Westminster: “C’è progresso sul fronte del cambiamento climatico (sic!). Ma là fuori c’è un altro grave problema. È molto difficile immaginare come si possa intravedere un mondo che coltivi abbastanza colture in modo tale da produrre energia rinnovabile e che soddisfi al tempo stesso l’enorme aumento della richiesta di cibo, che si verificherà propriamente mentre alleviamo la povertà”. [...] “L’industria agricola deve raddoppiare la produzione di cibo, utilizzando meno acqua di adesso” ha detto. La crisi alimentare ci investirà molto più velocemente del cambiamento climatico, ha aggiunto. Ma ha riservato alcuni dei suoi più aspri commenti per l’industria dei biocombustibili, che ha detto aver provocato una “scossa massiccia” ai prezzi del cibo nel mondo. “In termini di biocombustibili c’è stata propriamente, una reazione contraria” ha detto. “Esistono reali problemi di insostenibilità”. La produzione dei biocombustibili crescerà enormemente nei prossimi 15 anni. Gli USA hanno in programma di produrre 30 miliardi di galloni di biocombustibile entro il 2022 – il che vuol dire triplicare la produzione di mais. L’UE ha il target che i biocombustibili costituiscano il 5,75% dei combustibili per i mezzi di trasporto entro il 2010. [...]
Il prezzo dei generi alimentari di prima necessità (come riporta anche un recente articolo di msnbc), a partire dai cereali, è quindi strettamente legato ai crescenti investimenti nel settore dei biocombustibili. Quello che, guardacaso, si dimenticano spesso di dirci, è che questi investimenti non sono dettati da un futuro ritorno economico, bensì dai massicci sussidi statali che hanno reso il settore dell'etanolo un'autentica miniera d'oro (gli statunitensi vedono 51 cents delle loro tasse versate per ogni gallone di etanolo prodotto da ADM o David Rockefeller [*2]). Non si menziona nemmeno che gli stessi agricoltori di biodiesel ricevono cospicui sussidi che nel settore dell'agricoltura alimentare non ci sono (poi vabè, ci sono anche casi in cui i contadini vengono pagati per non coltivare [*3], ma su questi stendiamo un velo pietoso). Il risultato è quindi una completa distorsione del mercato, e una produzione che non si orienta più usando la bussola della domanda e dell'offerta, bensì dei finanziamenti statali. Ovvero il governo sta incentivando la produzione di materie che non si sa se il mercato richiede, a scapito di altre la cui domanda è invece ancora alta (aspetto che risulterà particolarmente interessante in prospettiva futura, quando si dovrà valutare il fallimento di queste politiche economiche, soprattutto per chi addosserà tutte le colpe al libero mercato). La catastrofe potrebbe essere persino ecologica, in quanto la produzione di 1 singolo gallone di etanolo richiede l'impiego di 5 galloni d'acqua. I sussidi statali hanno quindi artificialmente aumentato la domanda d'acqua anche nelle zone aride (che ora diventano coltivabili in virtù degli enormi guadagni che il biodiesel consente), creando una serie di conseguenze a catena: le città patiranno una diminuzione delle proprie riserve idriche, in quanto gli agricoltori hanno la priorità sugli approvvigionamenti, e quindi un aumento del prezzo dell'acqua. La diminuzione dell'offerta della stessa potrebbe causare anche provvedimenti legislativi speciali per ridurre il suo consumo. Insomma, il biodiesel è la dimostrazione di come l'intervento statale in materia economica, causi inevitabilmente tutta una serie di conseguenze "a cascata" che vanno a penalizzare in primis altri settori, ma soprattutto il piccolo contribuente.

25 marzo 2008

Sunday bloody sunday

[*corriere.it] Anche il giorno di Pasqua in Iraq è stato caratterizzato da sangue e violenze: 42 morti. A Mosul , nel nordovest del Paese, un attentatore suicida ha provocato la morte di almeno 13 soldati iracheni e 42 feriti. Le forze di sicurezza irachene hanno aperto il fuoco contro il kamikaze che si è lanciato contro una base militare, ma non sono riuscite a sventare l’attentato perchè il parabrezza del Tir che l'uomo guidava era a prova di proiettile. Un funzionario delle forze armate irachene ha riferito che il kamikaze è riuscito a superare un blindato per raggiungere il cortile del quartier generale militare, dove è poi avvenuta la deflagrazione. I ribelli hanno colpito anche la Zona Verde di Bagdad, il settore ultraprotetto dove sorgono l’ambasciata statunitense e gli uffici del governo iracheno: gli estremisti sciiti hanno sparato razzi e proiettili di mortaio. Un kamikaze alla guida di un’autobomba ha inoltre provocato sette morti e quattordici feriti nel quartiere a maggioranza sciita di Shula, nell’ovest della capitale. Colpi di mortaio hanno inoltre preso di mira una base americana nella città sciita di Hillah. [...] Un attacco con tiri di mortaio ha provocato otto morti, tra i quali due donne e due bambini, nella zona sud-est di Bagdad. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro alcune persone in attesa alla fermata dei bus in un quartiere a maggioranza sciita di questa stessa zona della capitale: ci sono stati almeno sette morti e sedici feriti, secondo quanto riportato dalla polizia. Il comandante delle forze dell’ordine è stato assassinato con il suo autista a Balad Ruz. Infine quattro soldati iracheni sono inoltre morti per l’esplosione di una bomba nascosta sul lato di una strada vicino a Tuz Khormato. La polizia irachena, ha ritrovato poi 12 corpi crivellati di proiettili in diverse zone del Paese, oltre ai 42 morti già citati. Sei sono stati rivenuti a Baghdad, quattro a Mosul e due a Kut, dove si sono verificati scontri tra le truppe governative e miliziani sciiti.

Kamikaze, autobombe, razzi, colpi di mortaio, civili morti, corpi crivellati, tutti requisiti irrinunciabili per uno stato che è ormai da 5 anni sulla strada della democrazia.

20 marzo 2008

Gli oceani negano il global warming

Le politiche climatiche proposte per fronteggiare il riscaldamento globale sono espressione di una smisurata presunzione. Kyoto in primis. In realtà non si conoscono perfettamente tutti i fattori climatici, che interagiscono in maniera complessa e imprevedibile; le attuali tecniche di misurazione del clima non sono pienamente affisabili; non si sa con certezza se il riscaldamento è provocato dalle emissioni umane o da fattori naturali e nemmeno in che misura contribuiscano al fenomeno. A tal proposito oggi su npr.org [*1] è stata pubblicata un'interessante analisi sulle temperature rilevate da una flotta di 3,000 robot (noti come Argo system) della CSIRO, che negli ultimi 5 anni hanno scandagliato gli oceani registrando una marea di dati. Ne riporto degli estratti.

[...] These diving instruments suggest that the oceans have not warmed up at all over the past four or five years. That could mean global warming has taken a breather. Or it could mean scientists aren't quite understanding what their robots are telling them. This is puzzling in part because here on the surface of the Earth, the years since 2003 have been some of the hottest on record. But Josh Willis at NASA's Jet Propulsion Laboratory says the oceans are what really matter when it comes to global warming. In fact, 80 percent to 90 percent of global warming involves heating up ocean waters. They hold much more heat than the atmosphere can. So Willis has been studying the ocean with a fleet of robotic instruments called the Argo system. The buoys can dive 3,000 feet down and measure ocean temperature. Since the system was fully deployed in 2003, it has recorded no warming of the global oceans. [...] Kevin Trenberth at the National Center for Atmospheric Research says it's probably going back out into space. The Earth has a number of natural thermostats, including clouds, which can either trap heat and turn up the temperature, or reflect sunlight and help cool the planet. That can't be directly measured at the moment, however. "Unfortunately, we don't have adequate tracking of clouds to determine exactly what role they've been playing during this period," Trenberth says. It's also possible that some of the heat has gone even deeper into the ocean, he says. Or it's possible that scientists need to correct for some other feature of the planet they don't know about. It's an exciting time, though, with all this new data about global sea temperature, sea level and other features of climate. "I suspect that we'll able to put this together with a little bit more perspective and further analysis," Trenberth says. "But what this does is highlight some of the issues and send people back to the drawing board." Trenberth and Willis agree that a few mild years have no effect on the long-term trend of global warming. But they say there are still things to learn about how our planet copes with the heat.
Rissumento, la temperatura degli oceani, che a detta stessa dei responsabili del progetto, sono la cartina tornasole per verificare il global warming, in quanto ne subiscono l'80-90% delle conseguenze, non è assolutamente aumentata nell'arco degli ultimi 5 anni. Il che contraddice molte teorie ecologiste, ma soprattutto, ed è questo il punto fondamentale, dimostra come in realtà risulta molto difficile calcolare con precisione l'entità dei danni provocati dal riscaldamento globale. Per quanto gli stessi scienziati risultino palesemente contrariati dai risultati, e cerchino in qualsiasi modo di farli quadrare con le teorie sul riscaldamento globale, ne emerge che gli stessi hanno serie difficoltà a valutare tutti i parametri che cotribuiscono allo stesso. Un quadro ben diverso da quello che ci viene propinato da Al Gore. Insomma, invece di richiamare responsabilmente l'attenzione su questi limiti alle nostre conoscenze e capacità, la comunità scientifica e il sistema mediatico si sono messi a servizio degli obiettivi politici delle classi governanti, che mirano a espandere le regolamentazioni e i controlli burocratici sulle attività umane private [*2 - *3]. Il metodo collaudato è quello di diffondere allarmi e previsioni catastrofiste incontrollabili (basti citare il rapporto Stern, commissionato dal governo inglese, che si prende la briga di calcolare le vittime per il caldo da qui al 2071, senza tener conto nè del consumo nè dell'avanzamento tecnologico futuro). Disastri che secondo il governo possono essere risolti solo con inteerventi dello stesso che impediscano forzosamente a milioni di individui e di imprese private di agire secondo il loro giudizio. Ad esempio, secondo una stima dell'Internacional Council for Capital Formation, per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto l'Italia dovrebbe ridurre la propria forza lavoro di 200 mila unità e il prezzo di energia elettrica e gas potrebbero aumentare rispettivamente del 15% e del 50% nei prossimi anni. Mutamenti improvvisi, in tempi brevi soprattutto in un'economia socialista e quindi fisiologicamente lenta e ingessata, per cercare di ridurre di qualche grado la temperatura entro il 2100. La campagna allarmista ha dato finora i frutti sperati, tant'è che annualmente i taxpayers americani versano una cifra che ammonta a 4 miliardi di dollari per finanziare gli scienziati che lavorano attorno al riscaldamento globale. Risulta quindi comprensibile per quale motivo Heidi Cullen chieda pubblicamente che i meteorologi che negano il global warming non partecipino ai dibattiti pubblici o che Daver Roberts proponga un processo di Norimberga per gli scettici del clima [*4].

19 marzo 2008

Your tax at work

L’economia degli Stati Uniti è in fase di dissolvimento. Si è aperta una la spaventosa voragine nella liquidità a disposizione delle banche con la crisi del mercato immobiliare americano e, sopratutto, con quella dei mutui che ormai sta coinvolgendo gradualmente anche quelli sostanzialmente "regolari" e non solo i cosidetti "subprime". Nonostante i telegiornali siano più preoccupati di raccontare il duello Hillary-Barak, si sta ormai diffondendo il panico fra i cittadini, che in barba a qualsiasi tentativo di minimizzare la situazione, hanno ormai fiutato l’inizio della peggior crisi finanziaria che abbia mai colpito l’america moderna è in corso. Ecco delle interessanti cifre che fotografano l'umore del contribuente statunitense:

[*LaStampa] Negli Stati Uniti la crisi economica fa paura. Lo ha svelato un nuovo sondaggio nazionale della Cnn secondo cui tre americani su quattro ritengono di essere in piena recessione. Lo scorso mese a pensarla così era il 66 per cento del paese, a gennaio il 61 mentre a ottobre dello scorso anno appena il 46 per cento. L'economia è diventato uno dei temi che sta più a cuore agli americani, tanto da diventare l'argomento principale in base al quale milioni di elettori sceglieranno il nuovo presidente il prossimo novembre. Il 42 per cento degli intervistati ha infatti dichiarato che è proprio l'economia il pensiero che li preoccupa di più, più del doppio rispetto a ottobre. Al secondo posto, con il 21 per cento, si è classificata la guerra in Iraq, seguita dall'assistenza sanitaria (18 per cento) , dal terrorismo (10 per cento) e dell'immigrazione (7 per cento). La questione sembra preoccupare in particolar modo i democratici, che ancora non hanno scelto se sarà Hillary o Obama il candidato ufficiale. Il 90 per cento di essi ha risposto di ritenere che l'economia americana si trovi in piena recessione. Più bassa la percentuale dei repubblicani, che lo crede solo nel 54 per cento dei casi. Il sondaggio, che ha riguardato oltre mille americani, ha inoltre chiesto in quanto tempo i cittadini si aspettano che le cose migliorino: per oltre la metà, ovvero il 53 per cento, ci vorrà oltre un anno per vedere segni di ripresa, mentre per il 18 le cose potrebbero aggiustarsi in un periodo di tempo che va da sei mesi a un anno. Decisamente più scarsi gli ottimisti: solo il due percento crede che la ripresa avverrà entro i prossimi sei mesi.
Poco viene fatto nel Congresso (di maggioranza democratica), o nell’amministrazione Bush, per riparare al crollo di fiducia nei mercati di titoli di credito privati che sta minacciando altri settori oltre la propria origine nella crisi dei mutui subprime. In compenso i finanziamenti del Pentagono ai progetti di difesa continuano copiosi. A breve l'amministrazione stipulerà un contratto di 26 anni (un acquisto programmato fino al 2034) con la Lockheed Martin per un valore di oltre 300 miliardi di dollari per acquistare 2.458 esemplari del F-35 destinati a soddisfare le esigenze delle tre forze armate (con altri 650 miliardi di dollari saranno necessari per sostenere l’attivita’ operativa e la manutenzione dei caccia) [*1]. Altri 36 miliardi verranno investiti nei sistemi IRS [*2]. Ma spuntano anche nuove meraviglie tecnologiche, di cui il taxpayer statunitense, che le finanzia, non sa che farsene. L'ultima invenzione è della DAPRA, l'i09, un cane da guerra il cui progetto è costato 10 milioni di dollari:


18 marzo 2008

Lo Stato laico e il global warming

In un'intervista rilasciata a SciGuy, il responsabile della NASA Michael Griffin, ha dichiarato che la teoria del riscaldamento globale di matrice antropica è ormai trattata come un insindacabile dogma religioso, e chiunque osi metterlo in discussione viene tacciato d'eresia [*1]. Nulla di nuovo sotto il sole (mai espressione fu più azzeccata...), considerato che qualsiasi opinione, ricerca o interpretazione di dati si discosti o contraddica la teoria del riscaldamento globale provocato dall'uomo, viene puntualmente accantonata (si legga il post *Global freezing). Quel che emerge dalle dichiarazioni di Griffin è che, indipendentemente dalle convinzioni personali sul global warming, c'è un pesante clima di caccia alle streghe, che ha come unico risultato quello di soffocare in culla la ricerca scientifica. Inoltre fatto che essa venga finanziata con i soldi del governo, non esclude ma anzi cementa il dubbio che possa essere pesantemente influenzata dalle lobby (che possono essere anche in contrasto tra di loro), e che quindi il riscaldamente globale, per come ci viene presentato [*2], sia un pretesto per pagare più tasse [*3], per favorire determinati business o per un più rigido controllo della popolazione [*4] ed eventualmente delle nascite. Quel che sappiamo è che la temperatura della terra è aumentata di 0,8 gradi centigradi negli ultimi cento anni, ma non è possibile stabilire con certezza in che misura e con quali attività l'uomo abbia contribuito a questo incremento. Le interpretazioni possono quindi essere molteplici:

[*meteowebcam] Il clima è sempre cambiato da quando si è formata l'atmosfera terrestre, e questo non è una novità; lo dimostrano studi di geochimica isotopica e di paleoclimatologia. [...] Ebbene proprio da questi dati, si evince una strordinaria successione climatica alternata da periodi freddi o caldi nel corso del tempo geologico, i quali dipendono quasi esclusivamente dalle variazioni dell'attività solare, dell'inclinazione dell'orbita terrestre e dalla variazione di intensità del campo magnetico terrestre. Insomma le 3 principali glaciazioni sono state causate da questi fattori astronomici che si sono ripresentati ciclicamente nel corso di milioni di anni.Tuttavia, durante questi periodi molto lunghi e che dipendono da fattori così importanti, si sono verificati una miriade di oscillazioni termiche globali, talvolta anche nel
giro di pochi decenni, che sono state causate da fattori transitori ed occasionali, pur sempre influenzanti nel sistema atmosfera. Quindi, anche nei periodi interglaciali, con condizioni astronomiche non consoni alla glaciazione, si sono verificati periodi freddi, dovuti a un certo numero di variabili che provo a riassumere; 1) attività biologica negli oceani e nella superficie terrestre, che ha determinato variazioni considerevoli di CO2 in atmosfera, 2) attività geologica e quindi vulcanica che determina anch'essa variazioni di ossidi di carbonio e di zolfo, 3) attività "solare", quindi la variazione del numero di macchie solari ed infine un'altra grande variabile, gli impatti degli asterodi sul pianeta. [...] Sono del parere, che il futuro climatico del nostro pianeta sia assolutamente incerto, e mi stupisco come alcuni scienziati, probabilmente politicizzati ed affascinati dal profumo economico, più che di quello della scienza, mettono in allerta le stampe di tutto il mondo, le quali con affermazioni catastrofiche spaventono la gente, finendo con l'allontanarla dalla realtà! Nell'ultimo secolo è in atto, ovviamente, un riscaldamento globale; Alcuni ricercatori ritengono sia dovuto esclusivamente dall'emissione di CO2 antropica, come se l'anidride carbonica aumentasse solo per colpa dell'uomo (che indubbiamente non fà del bene), quasi dimenticandosi che milioni di anni fa la concentrazione di CO2 in atmosfera, espressa in parti per milioni, era maggiore di quella attuale, pur senza intervento umano.[...] Inoltre è stato fatto uno studio scientifico che afferma chiaramente che anche la temperatura degli altri pianeti terrestri è in aumento, avvallando l'ipotesi non antropica, ma la stampa tace. [...]
Se da una parte non abbiamo la certezza sulle cause di questo fenomeno, le soluzioni proposte dalle Istituzioni si stanno rivelando del tutto inadeguate, proprio perchè se si parte da premesse sbagliate, le contromisure saranno giocoforza controproducenti. L'Egitto, noto in età augustea per essere il "granaio di Roma" per le sue condizioni naturali particolarmente favorevoli per la produzione cerealicola, oggi si trova in una situazione disastrosa per la mancanza di pane, tanto che due persone hanno perso la vita durante una rivolta in piazza [*5]. La causa di questa carestia? Il biodiesel prodotto con i cereali, una scelta economica dettata dal crescente prezzo del petrolio. Insomma, come avevo già trattato nel post *Peak Food, per far fronte ad una futura crisi dettata dalla scarsità di combustibili fossili, si sta rischiando di togliere adesso il pane di bocca ai cittadini egiziani, per foraggiare un business (in cui, a psoposito di lobbying, si sono già lanciati i principali gruppi petroliferi) che sta in piedi solo grazie ai sussidi statali [*6].

17 marzo 2008

Great Depression Reloaded

Trecento miliardi di euro bruciati nella giornata di oggi e il dollaro in caduta libera sotto il peso di una crisi finanziaria definita come "la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale" dall'ex presidente della Fed, Alan Greenspan. Questo il sanguinoso bollettino della giornata, che fotografa una borsa in ginocchio:

[*RaiNews24] Tutti i maggiori mercati europei accusano una nuova battuta d'arresto, sulla scia della chiusura negativa dei mercati asiatici, questa mattina, e dopo le difficoltà in avvio di Wall Street.[...] Nella chiusura degli indici principali delle piu' importanti borse europee e' la fotografia dell'ultimo ciclone che ha investito oggi i mercati mondiali. Nel vecchio continente sono stati bruciati in un giorno piu' di 300 miliardi di capitalizzazione. [...]

Questo crollo è la conseguenza degli ennesimi giochi malsani della Fed, che a sorpresa nella notte ha tagliato il tasso di sconto per i prestiti diretti alle banche, così da fronteggiare la crisi del credito. Una contromisura che ricorda molto quelle prese durante la
Grande Depressione. Non si tratta di una coincidenza, visto che anche gli effetti ricordano molto quello che avvenne 70 anni fa circa: come negli anni '30 sorsero le Hoovervilles, oggi iniziano a spuntare tendopoli [*1] in California e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 24% [*2] in tutta America. Ben Bernanke ha motivato la scelta di tagliare i tassi per promuovere mercati finanziari liquidi e ben funzionanti (sic!) facilitando così l'immissione di liquidità che va tutta a favore delle banche sull'orlo della crisi (per chi non l'avesse ancora fatto, consiglio la lettura di questo post). Tant'è che subito dopo il provvedimento della FED, la Bear Stearns, istituto sull'orlo della bancarotta per via dei mutui subprime [*3], è stata acquisita dalla Jp Morgan, a cui è stato garantito un finanziamento speciale da parte della Federal Reserve. Insomma, una palese dimostrazione che le Banche centrali sono lì apposta per parare le spalle agli istituti bancari. Non potendo salvare Bear Stearns direttamente, la Fed ha usato JP Morgan come ponte per l'acquisto [*4] ad un prezzo di "favore" di 236 milioni di dollari (in una situazione di normalità con questa somma non ci si sarebbe comprati nemmeno la sede fisica dell'istituto). Questa transazione è la dimostrazione che la Fed ha scelto di avallare gli acquisti delle banche che si trovano in difficoltà, nonostante il taglio di questi tassi di sconto sia una delle cause principali dell'insopportabile inflazione che ha causato i vertiginosi aumenti dei prezzi (dal petrolio al cibo) e le tendopoli californiane. Insomma, Bernanke viene quotidianamente incensato come salvatore della patria, quando in realtà le politiche monetarie centralizzate sviliscono costantemente il valore della moneta causando una perdita di potere d'acquisto del lavoratore. Per usare un'espressione che spesso sentiamo, se non si riesce ad arrivare a fine mese, il dito va puntato soprattutto contro la Banca centrale. Alla luce della scelta di tagliare i tassi di sconto viene spontaneo chiedersi quante altre banche riceveranno lo stesso trattamento di favore, ovvero, quanti altri dollari "Helicopter Ben" è disposto a stampare per salvare i "suoi amici". Ne va del nostro stipendio.

16 marzo 2008

Il "Traditore"

L'illegalità del potenziale atomico israeliano, checchè ne dicano le Fiamma Nirestein o i Furio Colombo, è fuori discussione, e infatti Israele si è sempre rifiutato di firmare il Trattato di Non Proliferazione (NPT), non ha mai permesso le ispezioni delle agenzie internazionali preposte e soprattutto non ha mai chiesto, in linea con tutti gli altri paesi del globo, il consenso democratico dei suoi cittadini (nonchè contribuenti e quindi unici azionisti delle attività statali) per l'escalation atomica. É interessante ricordare che l'arsenale nucleare dello Stato ebraico fu svelato con certezza al mondo intero solo nel 1986, quando il tecnico nucleare dissidente Mordechai Vanunu raccontò al Sunday Times di Londra [*1] l'esistenza di circa 200 testate atomiche in Israele, fornendo prove fotografiche concernenti gli impianti di produzione. A seguito di questa intervista Vanunu divenne all'istante il ricercato numero uno da Tel Aviv, e a Roma, molto probabilmente con la sporca complicità del nostro Paese, il tecnico fu catturato dai Servizi segreti che lo riportarono in patria. Fu condannato a 18 anni di carcere, di cui undici passati in isolamento, che ha scontato interamente per poi subire ulteriori vessazioni e restrizioni appena liberato, come il divieto di possedere un cellulare o di usare internet. L'aspetto grottesco della vicenda è che l'intero processo e la sua reclusione sono di fatto una farsa, dato che Israele non ha mai ammesso di avere armi nucleari, e quindi Vanunu ha trascorso 18 anni di carcere per aver rivelato un segreto che coloro che lo hanno processato sostengono che non esista neppure. Qualche giorno fa Yastaradio ha intervistato il tecnico, in violazione delle restrizioni che gli sono state imposte, e Mentecritica ha messo a disposizione il filmato sottotitolandolo in italiano. Buona Visione.


14 marzo 2008

Tendopoli

Un numero sempre più crescente di cittadini americani è costretto ad abbandonare la propria casa per via di un mutuo la cui rata è diventata insostenibile. Ecco quindi sotto gli occhi di tutti gli effetti sui lavoratori dei mutui subprime: delle tendopoli che non hanno nulla da invidiare alle favelas sudamericane.




Un video al contempo tragico ed illuminante, perchè mostra insindacabilmente quali sono le conseguenze delle politiche monetarie di espansione del credito portate avanti da decenni a questa parte sia dalla FED che dalla BCE e gli effetti devastanti di una politica monetaria controllata dagli Stati [*qui l'esempio estremo]. Quello mostrato dal filmato può sembrare uno scenario che mai potrebbe realizzarsi in Europa, forse perchè molti nutrono l'infondata convinzione che la causa di questo crescente numero di homeless sia da ascriversi ad una loro temerarietà negli investimenti, o a una poco lungimirante programmazione economica familiare, quando in realtà è il sistema economico stesso che per come è strutturato è destinato costantemente a creare bolle speculative (che esploderanno nel culo del malcapitato di turno). Ma la situazione nel Vecchio Continente non è affatto rosea, anzi iniziano ad esserci dei segnali che in prospettiva futura sono poco confortanti:
[*ANSA] Battuta d'arresto per il mercato immobiliare, che ha visto scendere i prezzi delle case dell'1,55% nel secondo semestre del 2007, mentre sono diminuite dell'1,54% le erogazioni dei mutui, secondo i dati di Bankitalia. E' quanto rivela l'Osservatorio Tecnocasa, che ha fotografato nella seconda metà del 2007 l'annunciata inversione di tendenza per un mercato che non aveva smesso di crescere a partire dal lontano 1998.
Approfondimenti sul blog:

13 marzo 2008

Impronte ecologiche

Al giorno d'oggi va di moda il global warming (nonostante facciano fatica a dirci se domani pioverà, sanno dirci quanto caldo farà nel 2050), e dato che questo blog non si fa mancare mai nulla, ecco un interessante articolo pubblicato oggi, a corredo dei lavori per la preparazione della Quinta Conferenza Ministeriale (chi dovesse sapere di cosa si tratti me lo spieghi nei commenti):

[*AGI] Un ambiente piu' salubre potrebbe salvare circa 1,8 milioni di persone ogni anno in Europa. Da questo dato prendono spunto i lavori della Quinta Conferenza Ministeriale che si svolgera' in Italia nel 2009, iniziati oggi a Milano, e che sono incentrati proprio sull'esigenza di proteggere la salute dei piu' piccoli dalle minacce dell'ambiente. [...] L'inquinamento atmosferico, acqua non potabile, incidenti, misure igieniche inadeguate, sostanze chimiche: sono questi i fattori di rischio ambientale che, se ridotti, possono far guadagnare a bambini e adolescenti fino a 6 milioni di anni di vita, non persi per morte prematura e malattia. Secondo gli scienziati emergono pero' anche nuove minacce per la salute, prima fra tutte il cambiamento climatico. "L'Europa e' all'avanguardia di un processo che mira a ridurre il piu' velocemente possibile i pericoli piu' significativi per la salute che vengono dall'ambiente - ha detto Marc Danzon dell'Oms - In quasi vent'anni c'e' stato un progresso significativo in questo ambito e molte vite sono gia' state salvate in paesi che hanno adottato e implementato misure forti. Ma le marcate differenze che persistono nella regione indicano la necessita' di un'azione mirata". [...] Ma c'e' anche un altro versante sul quale si deve intervenire: ed e' quello del fumo da sigaretta. "Non c'e' motivo - ha aggiunto il direttore Danzon - di proteggere i produttori di tabacco. l'industria del tabacco e' solo produttrice di rischio". Gli fa eco Luzzatto, dell'Istituto Toscano Tumori, che invita le nazioni che esportano tabacco a fare qualcosa: "hanno il dovere morale di farlo". [...] Nel 2007, il primo rapporto sul cambiamento climatico calcola una media del 3% di aumento della mortalita' per ogni grado di aumento della temperatura. Le autorita' locali rivestono un ruolo chiave nell'identificare i problemi della comunita'. E l'esperienza della Regione Lombardia ne e' un esempio. "Riflettiamo da tempo sul binomio ambiente-salute - e' intervenuto il presidente Formigoni - e lavoriamo per rendere compatibili questi interessi". Il Governatore ha ricordato "le politiche coraggiose" messe in atto dalla Regione Lombardia "sia come limitazioni e divieti alle emissioni, sia come incentivi al rinnovamento degli impianti, delle auto e dei combustibili. Abbiamo proibito l'olio combustibile e investito moltissimo nel trasporto pubblico. La concentrazione del pm10 e' stata abbattuta dell'8%".

Insomma, serve un'azione mirata per risolvere il problema e salvare delle vite umane (ricordo che in Iraq e Afghanistan più o meno siamo arrivati alla stessa cifra di civili uccisi). Inutile far notare che le contromisure per salvaguardare l'ambiente riguarderanno esclusivamente il cittadino, tant'è si parla sempre di fumo, emissioni automobilistiche e riscaldamenti domestici ma mai di uranio impoverito, test nucleari e scie chimiche (o per rimanere a fatti di cronaca recente, di una base militare che se ne fotte se un oleodotto perde kerosene nelle falde). Insomma il trucco sta nel farci sentire tutti colpevoli nonostante chi firma le leggi continui imperterrito a fare i suoi porci comodi. Le motivazioni sono facilmente comprensibili: si tenta di far passare tutta la colpa sul singolo cittadino, l'ultima ruota del carro, e così risulterà semplice, dopo aver creato un opportuno clima di terrore, imporre nuove tasse, nuove forme di controllo [*1], limitare ulteriormente la libertà. A tal proposito è spuntato fuori un interessante parametro di valutazione del cittadino, l'impronta ecologica. Ci sono diversi test in internet in cui ciascuno può calcolare la propria. Ne ho scelto uno, ed ecco i risultati:

[*qui potete svolgere anche voi il test]

Ho scoperto di avere un'impronta che è il doppio della media nazionale (purtroppo non è nemmeno una cosa di cui ci si possa vantare con le donne) e che se ognuno vivesse come me ci sarebbero bisogno di 4,4 pianeti. Alla luce della notizia pubblicata in testa all'articolo mi sembra quindi giusto informarvi che questo blog è gestito da un assassino. Prendete le dovute precauzioni ed eventualmente delle contromisure.

12 marzo 2008

Coincidenze.

Risulta particolarmente interessante notare con quale superficialità i giornalisti nostrani riportano le notizie, e soprattutto la nonchalance con cui li archiviano, limitandosi a fornirci la spiegazione ufficiosa, senza preoccuparsi minimamente di delineare l'intero quadro della situazione. Ad esempio oggi 24ore di Repubblica presenta in questo modo la morte di un importante ufficiale di polizia britannico [*1]:
E' giallo a Manchester dove il capo della polizia, Michael Todd e' stato trovato morto, con modalita' che secondo SkyNews lasciando intendere che possa essersi suicidato. Todd, che stava affrontando un periodo difficile, era scomparso ieri sera e il corpo senza vita e' stato trovato nel pomeriggio in fondo al promontorio di Bwlch Glass a Llanberis, una zona panoramica nel nord del Galles, nel parco di Snowdown. Il dirigente aveva lavorato anche a Scotland Yard, dal 2002 era a Manchester. [...]
Insomma, leggendo questo trafiletto un lettore del quotidiano progressista si convince che sia un suicidio come un altro, anche perchè per come è presentata la notizia, non ha motivo di pensarla diversamente. In realtà c'è un'interessante correlazione di fatti che precedono e coinvolgono la morte del Chief Constable londinese. Todd era infatti uno dei responsabili del rapporto dell'Association of Chief Police Officers (Acpo) sulle extraordinaries renditions nel suo paese [*2]. Un lavoro che peraltro si è rivelato inutile, visto che lo stesso Todd, dopo aver analizzato tutto il materiale disponibile, dichiarò che non esistevano prove che dimostrasso che la CIA avesse usato aeroporti britannici per i propri voli segreti, nonostante le reiterate accuse del gruppo umanitario Liberty. La richiesta, avanzata dal direttore dell'associazione Shami Chakrabarti, di iniziare un'inchiesta seria è stata quindi declinata dall'Acpo, nonostante lo stesso Guardian nel settembre del 2005 avesse sollevato il sospetto che questa collaborazione fosse tutt'altro che inventata, ma anzi che coinvolgesse gli aeroporti di Biggin Hill, Birmingham, Bournemouth, Brize Norton, Farnborough, Gatwick, Heathrow, Luton, RAF Mildenhall, Northolt e Stansted. Insomma, fino a pochi giorni fa nessun esponente politico aveva mai ammesso che un volo della CIA avesse toccato il suolo britannico. Ironia della sorte, nell'ultima settimana di febbraio, hanno iniziato ad uscire dichiarazioni di membri del governo britannico (il Segretario di Stato David Miliband, ad esempio) che affermavano che la GB avesse lasciato che la CIA usufruisse dei suoi aeroporti per i propri voli segreti [*3]. La stessa Condoleeza Rice si è telefonicamente scusata con il Primo Ministro Gordon Brown [*4], molto probabilmente per salvargli la faccia. Insomma, la verità inizia a venire a galla, il coinvolgimento si fa sempre più ampio ed ecco che il responsabile del rapporto, colui che ha visionato tutto il materiale disponibile e molto probabilmente si è consultato con i suoi superiori, sceglie di suicidarsi. Un padre di famiglia, con tre figli, che decide di farla finita durante una passeggiata in un parco. Una coincidenza?

11 marzo 2008

Un nuovo disastro ambientale: "Si può fare".

[*Rainews24] Una falla si e' aperta aperta oggi vicino a Vicenza nell'oleodotto che trasporta il cherosene alla base militare di Aviano (Pordenone). La rottura dell'impianto e' avvenuta in Comune di Monticello Conte Otto, nella frazione Cavazzale, a poche centinaia di metri dal punto in cui l'estate scorsa lo stesso condotto era stato oggetto di un attentato terroristico poi fallito. I tecnici della ditta incaricata della gestione dell'infrastruttura militare sono da ore al lavoro per arginare la perdita, che tuttavia sta provocando un "disastro ambientale", come lo ha definito l'assessore provinciale alle risorse idriche Paolo Pellizzari ( le prime voci che parlano di un miliardo di euro soltanto per le valutazioni del danno [*1]). A finire nelle acque dell'Astichello e quindi del Bacchiglione una grande quantita' di idrocarburi che stanno emanando un forte odore nell'aria. Sono partiti gli interventi di vigili del fuoco e della squadra antinquinamento della Provincia che ha posizionato barriere a Cavazzale e a Vicenza, nella zona dell'ospedale. La macchia di cherosene e' arrivata in citta', interessando anche la zona di Ponte degli Angeli e viale Giuriolo, nei pressi dello stadio. Sull'episodio stanno indagando anche gli uomini della Digos: per ora il caso viene trattato come un incidente, ma visti i precedenti sono in corso accertamenti per stabilire l'eventualita' di sabotaggi o manomissioni.

10 marzo 2008

Bioterrorismo e legge marziale

Ne avevamo già parlato tempo fa ("Inside Job", 27/01/2008). Gli Stati Uniti stanno continuando imperterriti nella preparazione di armi chimiche e biologiche all’aria libera in violazione delle convenzioni internazionali. Oltre all'enorme spreco di refurtiva pubblica è anche lecito temere il peggio, se si mette in conto che l’esercito degli Stati Uniti ha già realizzato in passato quel tipo di esperimenti su cittadini americani (le lettere all'antrace inviate ai senatori Tom Daschle e Pat Leahy, ad esempio). In questi giorni Gary Nabel, direttore del Vaccine Research Center, ha esplicitamente ammesso [*1] che il suo team sta cercando di creare in laboratorio una varietà pandemica del virus H5N1, che non è altro che la causa della malattia infettiva contagiosa e altamente diffusiva nota a tutti con il nome di influenza aviaria. Se questa notizia in sè desta un discreto allarmismo, è l'associazione con altri fatti che dovrebbe iniziare a far preoccupare seriamente i cittadini americani. Circa due settimane fa il Ministro della Salute indonesiano (l'Indonesia conta 11 morti per aviaria) ha lanciato l'allarme su un possibile impiego da parte statunitense del virus come arma biologica [*2]. La Nuova Zelanda ha già creato un piano per rispondere ad un eventuale diffusione dell'influenza virale [*3], che prevede che tutti i cittadini vengano vaccinati per prevenirne la diffusione e che tutti i detrattori delle direttive dell'Health Protection Officer vengano sanzionati ed eventualmente incarcerati. Allo stesso tempo le autorità neozelandesi si arrogano anche la possibilità di isolare, chiudere, sequestrare qualsiasi luogo o mezzo che possa costituire un vettore che possa espandere un'eventuale infezione. Analogamente anche l'esercito americano scenderà in campo in caso di un'eventuale epidemia, ricorrendo anche ad un controllo degli spostamenti individuali nel Paese e fuori dai confini [*4]. Insomma un'eventuale attacco biologico da parte di fantomatici terroristi potrebbe essere un ottimo pretesto per stringere i controlli sulla popolazione e introdurre la legge marziale. Un po' come è avvenuto per l'approvazione dell'US Patriot Act (si confronti sempre l'articolo che ho linkato all'inizio del post). In poche parole, l'ennesima prospettiva in cui la realtà potrebbe superare la fantasia:




Approfondimenti:

9 marzo 2008

La realtà di un conflitto

QUELLE IMMAGINI CHE GLI STATI UNITI NON VOGLIONO VEDIATE (PARTE I - PARTE II)

7 marzo 2008

Cosa misura il benessere di una nazione?

Di certo non il PIL, verrebbe da rispondere, alla luce dell'attuale situazione economica italiana. Una settimana fa circa il ministro Padoa-Schioppa commentava gongolando i dati sull'andamento dell'economia e conti pubblici del 2007 diffusi dall'Istat, secondo cui "I dati sull'andamento del rapporto deficit-pil (1,9%) e sull'avanzo primario (3,1%) nel 2007 sono particolarmente soddisfacenti e confermano la validità della linea di politica economica perseguita dal governo Prodi". Un quadro della situazione tutto sommato roseo. In realtà, andando a spulciare fra le notizie diffuse nell'ultimo periodo, la situazione per gli italiani, non è affatto rosea, anzi:

[*1] Consumi in frenata a gennaio: l'indicatore di Confcommercio segnala per il terzo mese consecutivo una flessione dell'1,1 per cento rispetto a gennaio 2006. Si tratta non solo del dato peggiore degli ultimi tre anni, ma anche della maggior variazione negativa dopo il meno 0,9 per cento di novembre e lo 0,8 per cento di dicembre. "La debolezza della domanda per consumi da parte delle famiglie, accentuatasi nei periodi più recenti - spiegano alla Confcommercio - sta condizionando le dinamiche produttive interne. A dicembre la produzione industriale ha subito, per il quarto mese consecutivo, una riduzione in termini congiunturali (-0,5 per cento e -1,4 per i beni di consumo). Nello stesso mese gli ordinativi hanno registrato una flessione del 5,4 per cento rispetto a novembre. Il dato di gennaio sui consumi - spiega ancora Confcommercio - riflette una evoluzione negativa nella domanda dei beni (-2,5 per cento) a cui si contrappone una crescita per i servizi (+2,1 per cento). Per quanto riguarda i prezzi del paniere di beni e servizi considerati dall'indice nel mese di gennaio il protrarsi delle tensioni sui beni alimentari e energetici ha determinato una ulteriore accelerazione soprattutto per la componete relativa ai beni (+3,1 per cento), mentre per i servizi la crescita risulta molto più contenuta (+1,1 per cento)".
Brevemente, i prezzi vanno sempre più su e consumi sempre più giù. Il dati, in barba al PIL e altri indicatori economici, non fanno altro che fotografare le difficoltà delle famiglie italiane e del consumatore medio, alle prese con tasse, balzelli, aumenti fuori controllo in negozi, mercati e supermercati ma anche aumenti delle bollette della luce, del gas oltre a quelli dei carburanti. D'altronde il PIL tratta tutte le transazioni come positive e non fa quindi distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono (ad esempio, se improvvisamente non ci fossero più incidenti stradali il PIL calerebbe in modo sensibile mentre il benessere e la felicità delle persone aumenterebbe notevolmente). In sostanza è un dato che cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari... tant'è che il PIL della Germania nazista tra il '33 e il '36 toccò tassi di crescita del 10% circa [*2]. Allo stesso tempo, nonostante questo indicatore premi un'economia di guerra, trascura ciò che accade al di fuori del regno degli scambi monetari e quindi non tiene conto dei costi sociali e ambientali, compreso l'uranio impoverito proveniente dai Balcani che svolazza beato sopra l'Adriatico, ma anzi, li calcola addirittura come valori. Sempre di più, quindi, ci si convince che il PIL sia incapace di misurare il benessere collettivo nazionale, e quindi diremmo la “felicità” di un popolo, poiché si limita a considerare unicamente le voci positive del reddito e delle cifre numeriche che esso esprime. In particolare il PIL non misura la ricchezza prodotta, ma il consumo della stessa, premiando quindi gli Stati che sono più "assetati" di risorse. Ma soprattutto premia i sistemi in cui il consumo viene stimolato (in maniera del tutto artificiale e controproducente) quei paesi che stampano denaro per stimolare la propria economia [*3] (proprio come avveniva nella Germania nazista [*4]). Gli stessi attentati terroristici fanno crescere la ricchezza nazionale del Paese colpito dal momento in cui vi sono flussi monetari, che quindi saranno registrati positivamente nelle contabilità nazionali e nel prodotto interno lordo. Quindi quando qualcuno vi parla di un "grande patto con le forze sociali per la crescita del Pil e della ricchezza nazionale che poi deve essere equamente distribuita" [*5] vi sta insindacabilmente prendendo per il culo.

6 marzo 2008

Prigioni "speciali"

[Minuto -3:43, “I Hope We Have a Special Prison for 9/11 Conspiracy Theorists”]

3 marzo 2008

Requiem per uno stato mai nato

Stamattina le forze armate israeliane hanno lanciato l'ennesima offensiva nel nord della Striscia di Gaza nel tentativo di fermare i lanci di razzi Qassam [*1] verso le città di Sderot di di Asqhelon. Lo aveva già preannunciato ieri il viceministro israeliano della Difesa, Matan Vilnai, minacciando i palestinesi di un'eventuale ritorsione armata: "Quanto più aumenta il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più (i palestinesi) attireranno una shoah più grande, perché useremo tutta la nostra forza per difenderci". Risulta particolarmente controproducente la strategia di Hamas di questi giorni, perchè appurato che lanciare un paio di razzi a cazzo in Israele non sia una strategia militare vincente, non fa altro che scatenare una massiccia reazione israeliana che si riversa contro i civili palestinesi (ieri nel campo profuchi di Jabaliya hanno causato almeno 40 morti undici dei quali bambini). Davanti ad un'analisi nemmeno poi tanto accurata, la filosofia che sta dietro alle mosse di Hamas risulta quindi ad esclusivo "vantaggio" di Israele stessa, che a fronte di danni contenuti può rispondere al fuoco con operazioni ben più massicce e godere dell'appoggio unanime della comunità internazionale. Non solo, questi attacchi sconclusionati potrebbero giustificare Israele a una eventuale rioccupazione parziale della Striscia, dopo il ritiro del 2005. Tant'è che la battaglia di stanotte a Jabaliya ha visto il tentativo di unità speciali israeliane di penetrare nella periferia orientale della città, con il sostegno degli elicotteri da combattimento e poi dei mezzi corazzati, che per ore hanno martellato le postazioni palestinesi. Una sorta di prova generale per una futura invasione definitiva? Alla luce degli effetti che sta producendo, la strategia di Hamas risulta totalmente incomprensibile. A meno che non la si voglia valutare da un altro punto di vista, stravolgendo quelli che teoricamente dovrebbero essere gli scopi dell'organizzazione paramilitare palestinese. É sufficiente tornare indietro di un po' di anni per rendersi conto che in realtà il rapporto tra i due contendenti è d'amore-odio, infatti sebbene Israele non abbia mai sostenuto direttamente Hamās, le permise di esistere per opporsi al movimento laico al-Fath di Yasser Arafat. Questo appoggio è stato ampiamente documentato, cito su tutti Tony Cordesman, l'analista per il Medio Oriente del Center for Strategic Studies che ha affermato che Israele «ha aiutato Hamas in modo diretto e indiretto per usarla come antagonista dell'OLP» ["Hamas, le produit du Mossad", 14 dicembre 2001]. In Israele la vittoria di Hamas non ha suscitato preoccupazioni né lamentele. Al contrario, i leader israeliani potevano a malapena contenersi dal ballare per le strade. Finalmente è perfettamente chiaro che “Non c’è nessuno con cui negoziare”, niente più prese in giro a Oslo a a Camp David. Se Yasser Arafat non era un partner e Mahmoud Abbas non era un partner, allora Hamas è la madre dei non-partner. Finchè c'è la sanguinaria Hamas a giustificarlo, nessuno può biasimare Israele se continua con le “uccisioni mirate“, a distruggere l’economia palestinese, a costruire muri, a fare a pezzi la Cisgiordania e la Valle del Giordano. In quest'ottica di padre-figlio le mosse dell'organizzazione palestinese risultano comprensibili, più chiare. I palestinesi diventano quindi un ostaggio spartito fra Israele (Cisgiordania) e Hamas (Gaza). Ogni violenza perpetrata sui palestinesi diverrà lecita, poiché come i think-tank insegnano, non si tratta con i terroristi (anche se la linea di demarcazione fra gli stessi e i difensori della libertà è sempre più sottile). A dimostrazione di questo forte legame fra due apparenti nemici, posto un interessante articolo tradotto [*2] tempo fa da Paxtibi, di La voce del Gongoro, [Il testo originale di Richard Sale è disponibile *qui]:

Israele e Hamas possono attualmente essere impegnati in una lotta mortale, ma, secondo parecchi funzionari ed ex-funzionari dell'intelligence USA, a partire dalla fine degli anni 70, Tel Aviv ha fornito per anni - direttamente ed indirettamente - aiuti finanziari ad Hamas. Secondo Tony Cordesman, analista del Medio Oriente per il Centro per gli Studi Strategici, Israele "ha aiutato direttamente Hamas - gli israeliani volevano usarla come contrappeso al OLP (Organizzazione di Liberazione Palestinese)." Per un esperto ex-funzionario CIA, il sostegno di Israele ad Hamas "era un tentativo diretto a dividere e diluire il sostegno per un forte, secolare OLP, usando un'alternativa religiosa competitiva."Secondo i documenti che United Press International ha ottenuto dall'Istituto di Antiterrorismo con base in Israele, Hamas si è evoluto dalle cellule della Fratellanza Musulmana, fondata in Egitto nel 1928. [...] Secondo documenti ICT, Hamas è stato registrato legalmente in Israele nel 1978 dallo sceicco Ahmed Yassin, il capo spirituale del movimento, come associazione islamica denominata Al-Mujamma al Islami, la quale allargò la sua base di sostenitori e simpatizzanti tramite propaganda religiosa e lavoro sociale. Secondo funzionari dell'amministrazione USA, i fondi per il movimento arrivarono dagli stati produttori di petrolio e direttamente ed indirettamente da Israele. L'OLP era secolare e di sinistra, e promuoveva il nazionalismo palestinese. Hamas voleva installare uno stato transnazionale sotto la legge dell'Islam, molto simile all'Iran di Khomeini. Sempre secondo queste fonti, ciò che sorprese i capi israeliani fu il modo in cui i movimenti islamici cominciarono a sollevarsi dopo la rivoluzione iraniana, dopo che la resistenza armata in Israele saltò fuori nel Libano meridionale con Hezbollah, sostenuto dall'Iran."Niente fornisce energia per l'emulazione tanto quanto il successo," ha commentato un esperto dell'amministrazione. Un ulteriore fattore nella crescita di Hamas fu lo spostamento a Beirut della base operativa dell'OLP negli anni '80, che permise all'organizzazione islamica di sviluppare la sua influenza nei territori occupati "come ultima risorsa," ha detto. Quando l'intifada ebbe inizio, i vertici israeliani furono sorpresi quando i gruppi islamici cominciarono a crescere in numero di affiliati e forza. Hamas aumentò immediatamente nei numeri e nella violenza. Il gruppo abbracciava da sempre la dottrina della lotta armata, ma la dottrina non era stata messa in pratica ed i gruppi islamici non erano stati sottoposti alla repressione riservata ai gruppi come Fatah, secondo funzionari del governo USA. Ma con il trionfo della rivoluzione di Khomeini in Iran, con la nascita del terrorismo di Hezbollah in Libano sostenuto dall'Iran, Hamas cominciò a guadagnare in forza prima a Gaza, poi in Cisgiordania, contando sul terrore per resistere all'occupazione israeliana. Israele stava certamente sostenendo il gruppo a quel tempo. Una fonte dei servizi USA che ha chiesto di non essere nominata ha confidato che Hamas veniva finanziata non solo per essere "un contrappeso" all'OLP, il sussidio israeliano aveva anche un altro scopo: "per contribuire ad identificare ed indirizzare verso gli agenti israeliani i membri di Hamas che erano pericolosi terroristi."In più, infiltrando Hamas, gli informatori israeliani avrebbero potuto ascoltare i dibattiti politici ed identificare i membri di Hamas che si fossero rivelati "estremisti pericolosi," ha continuato il funzionario. Alla fine, quando Hamas installò un completo sistema di controspionaggio, molti collaboratori di Israele vennero scoperti ed uccisi. Gli atti di terrorismo violenti sono diventati il punto centrale, e Hamas, diversamente dall'OLP, era poco disposta a qualsiasi compromesso con Israele, rifiutando di riconoscerne la stessa esistenza.Ma anche allora, alcuni in Israele vedevano alcuni benefici nel provare a continuare a dare supporto ad Hamas: "il pensiero di alcuni nella destra delle istituzioni israeliane era che Hamas e gli altri, se avessero guadagnato il controllo, avrebbero rifiutato di avere una parte nel processo di pace, silurando così qualsiasi accordo sul tavolo," ha detto un funzionario di governo USA che ha chiesto di non essere nominato. "Israele sarebbe rimasta l'unica democrazia nella regione con cui gli USA potevano trattare. "Tutto ciò disgusta diversi ex-funzionari dei servizi USA."La cosa sbagliata in così tante operazioni israeliane è che provano ad essere troppo sexy," ha detto l'ex-agente CIA Vincent Cannestraro. Secondo Larry Johnson, ex-ufficiale antiterrorismo dello State Department, "gli stessi israeliani sono i loro peggiori nemici quando si tratta di combattere il terrorismo. ""Gli israeliani sono come un tipo che dà fuoco ai suoi capelli per poi provare a spegnerli colpendosi con un martello. ""Fanno più per incitare e sostenere il terrorismo che per reprimerlo," ha detto Johnson. Il sussidio a Hamas può essere sembrato intelligente, "ma è difficile che sia stato progettato per aiutare a calmare le acque," ha detto. "Una tale operazione dà peso all'osservazione del presidente George Bush sulla crisi nell'educazione del Medio Oriente. "Cordesman ha detto che un tentativo simile da parte dei servizi egiziani di finanziare i fondamentalisti in Egitto finì male a causa della "errata lettura delle complessità. "Ad un funzionario israeliano della difesa è stato chiesto se Israele avesse fornito sostegno ad Hamas: "non posso rispondere a questa domanda. Allora ero in Libano al comando di un'unità, inoltre non è il mio campo di interesse. "Alla richiesta di confermare un rapporto di funzionari USA secondo cui il Generale di Brigata Yithaq Segev, governatore militare di Gaza, avrebbe rivelato a funzionari USA di aver finanziato movimenti islamici "come contrappeso all'OLP ed ai comunisti," il funzionario ha risposto di poter confermare soltanto di credere che Segev abbia prestato servizio nel 1986. L'ufficio di stampa dell'ambasciata israeliana, alla richiesta di un
commento, ha indirizzato l'UPI al proprio sito web.


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