26 maggio 2008

La protezione dell'individuo

"It cannot even be said that the State has ever shown any disposition to suppress crime, but only to safeguard its own monopoly of crime.", Albert Jay Nock


Oggi mi sono casualmente imbattuto in un articolo, non particolarmente interessante in sè, in quanto riferito alle angherie di un singolo individuo, ma utile a sviluppare un discorso più esteso [*1]:
Il benzinaio esasperato dalla malavita che guarda al governo con fiducia. Nove anni fa l’allora premier Massimo D’Alema assicurò che l’Italia non è il Far West. «Ma davvero? Questo lo dice lui che il Paese lo guarda da lassù. Ma venga il presidente. Venga al mio distributore di benzina a rendersi conto della situazione. È dal 1974 che sono qui. In Brianza non nel Bronx. Sessanta volte ho chiamato i carabinieri. Cinquanta le denunce che ho presentato. Di tutto: furti, danneggiamenti, vandalismo, rapine a mano armata, zingari accampati nelle vicinanze che durante la notte mi scassinavano il chiosco e le canne delle pompe». Col suo pizzetto grigio come i capelli, Livio Gabanelli può dire d’aver vissuto in trincea 34 dei 60 anni che ha. Insieme alla moglie e ai figli gestisce l’impianto Shell (...)
Un benzinaio esasperato perchè nonostante le innumerevoli denunce presentate, non gode di alcuna tutela da parte delle Forze dell'Ordine, tanto da essersi spinto a scrivere a D'Alema stesso. Nonostante il signor Gabanelli sia da più di 30 anni l'unico baluardo a difesa della sua attività, gode ancora di fiducia nello Stato. Forse una visione d'insieme del problema criminalità potrebbe far crollare anche le ultile speranze che il benzinaio nutre. Vediamo le statistiche sui reati impuniti in Italia [*]:
Una giustizia "troppo lenta" con nove milioni di processi pendenti e troppo spesso incapace di colpire chi commette reati. Questa la valutazione del procuratore generale della Cassazione Francesco Favara che snocciola le cifre del "bilanci" della giustizia tra il luglio 2001 e il giugno 2002. I reati sono in diminuzione, e questo è l'aspetto positivo, però i delitti dei quali sono rimasti sconosciuti gli autori sono stati 2.289.363, pari all'81% di tutti i delitti denunciati. [...] In particolare, sono rimasti ignoti il 96% degli autori di furti, percentuale sostanzialmente identica rispetto al periodo precedente, mentre è risaputo "che per taluni tipi di reati, come il furto di veicoli, le indagini non vengono neppure iniziate".
Per chi dovesse obiettare che si tatta di una situazione tutta italiana, convinto che il crimine paghi solo nel Belpaese, ecco un articolo dell'Aftenposten di aprile, relativo al rapporto del Ministro della Giustizia norvegese Knut Storberget, che documenta che a Oslo il 99,2 per cento di tutti i furti e rapine restano impuniti [*]:
A new report by the justice minister, Knut Storberget, shows that 99.2 percent of all serious robberies on the streets of Oslo are never solved. Last year, 11,033 crimes were reported, but just 80 were solved. And the wave of robberies is increasing rapidly. Yesterday 33 people were the victims of serious crimes in Oslo. In the first three months of 2008, serious robberies in public places have increased by 10 percent.
Cifre altissime. Senza troppi giri di parole possiamo affermare che se venite rapinati o derubati non avete statisticamente alcuna possibilità di trovare il criminale (conviene insomma cercare il risarcimento comprando un biglietto della lotteria, piuttosto che presentandosi in Questura) e nel caso in cui foste uccisi, 8 volte su 10 i vostri cari non sapranno chi è stato il colpevole. A tal proposito riporto un estratto di un post di Giorgio Mattiuzzo (consiglio di leggerlo interamente, cogliendo magari l'occasione per aggiungere Cronache da Mileto, il suo blog, fra i preferiti) sul ruolo della Polizia nello Stato moderno (da confrontare anche con le immagini del post precedente a questo, "Chiaiano"):
E allora cosa sta succedendo se dove vado io i ladri non scappano e la polizia non li insegue? Perché no? Cosa c'è che non va? Ma è ovvio! Vuol dire che non ci sono abbastanza poliziotti, vuol dire che non ci sono leggi abbastanza severe, vuol dire che questi se ne fregano della polizia, e allora mandiamoli via, tutti! Tutti!

Perché la guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro.

La guardia insegue il ladro, vero?

Però sono appena venuti a rubare in casa mia, chiamo i Carabinieri e questi per poco non si mettono a ridere. Ridono, ma io potevo anche rimanerci.

Vedo gli spacciatori davanti alla stazione, come li vedo io li vedrà anche la Polizia, perché non vanno lì a fermarli?

Anni e anni di educazione civica e televisione hanno istruito il cittadino a negare qualsiasi dato sperimentale che non si adatti alla teoria della “guardia che insegue il ladro”. E' questo un concetto talmente radicato nella mente del cittadino che nessuna realtà lo scuote.

E' inutile tacciare di xenofobia chi, invece, è semplicemente vittima del processo di rimozione inculcato dall'educazione. Perché quando il “razzista” si incazza e grida perché la polizia se la prende con i cittadini onesti e lascia stare i delinquenti, ha ragione. Solo che il “razzista” non ne trae la conclusione che volontariamente la polizia, cioè lo Stato, persegue gli onesti e lascia in pace i delinquenti, ma – forzato da anni di educazione a carico dello Stato – chiede che ci sia più polizia, cioè più Stato. Bisogna invece prendere atto, tutti quanti, che le guardie non inseguono i ladri. Le guardie se ne fottono dei ladri. Le guardie sono lì per controllare noi, non i ladri.

Bisogna ritornare ai tempi in cui i cittadini erano contadini ignoranti e analfabeti, e sapevano che la guardia era lì per loro.

Dobbiamo re-imparare da principio la funzione della polizia. La polizia è il monopolio della violenza esercitato dallo Stato per perpetuare sé stesso. La polizia serve a reprimere ogni moto e tendenza che possa incrinare il potere. La criminalità non mette in discussione lo Stato ed il potere. Sono i cittadini a farlo. Sono i cittadini che, smettendo di offrire un consenso non informato al loro stesso sfruttamento, possono mettere in discussione lo Stato. Sono i lavoratori, gli operai, le cassiere, gli artigiani, gli imprenditori (quelli veri, non quelli che campano di sussidi statali) a poter mettere in discussione lo Stato. E sono loro a dover essere controllati attraverso la polizia, che svolge questo ruolo coerentemente. Lo Stato non perseguiterà mai il criminale, perché esso è troppo utile allo Stato stesso: grazie al criminale il cittadino invoca più polizia e più Stato, chiede di mettere le telecamere in città, chiede arresti facili, chiede poteri di polizia anche per i netturbini. Grazie al criminale, il cittadino scava da solo la fossa della propria libertà.

Se davvero esistesse qualcosa come la “sinistra”, quella di tanto tempo fa, quella che scriveva i giornali per gli operai, quella che non era ancora entrata in Parlamento, non andrebbe ad insultare chi chiede di non avere spacciatori sotto casa. Andrebbe da queste persone e cercherebbe di spiegargli che il problema non è lo spacciatore, ma il poliziotto, lo Stato tanto invocato e che invece esiste solo per sfruttarlo. Ad esempio gli spiegherebbe che lo spacciatore esiste non per caso, ma perché lo Stato italiano, attraverso la legislazione sulla droga, garantisce alla mafia il monopolio indisturbato sulla droga, proteggendola da ogni possibile crisi economica e lasciandola libera di inondare il mercato con veleno preso chissà dove. Ma trovate un solo uomo di sinistra che abbia il coraggio di affermare una semplice banalità come questa.

All'inizio del secolo girava per l'Italia un calzolaio di nome Malatesta. Era un anarchico, e fu per molto tempo il rivoluzionario più amato dal popolo. Era un anarchico e odiava lo Stato e la polizia. Non odiava i poliziotti, odiava l'istituto poliziesco in quanto espressione della violenza dello Stato. Le madri dei ragazzi proletari lo amavano. Perché? Perché dove andava lui, la criminalità spariva, i ragazzi allo sbando smettevano di delinquere, di bere ed ubriacarsi. Malatesta non andava nei salotti buoni a dire che la criminalità era una fissazione di gente che odiava il proletariato: lui andava dai delinquenti e li faceva smettere.

Invece oggi abbiamo una “sinistra” che è divenuta statalista in blocco, che vive di Stato, che pare non poter vivere senza Stato. Una sinistra che rivendica con forza la presenza dello Stato, una sinistra del tutto uguale al fascismo storico, quello vero, che imponeva la cultura di Stato, il manganello di Stato e la protezione di Stato. Finché questa sinistra continuerà ad invocare e chiedere e domandare sempre più Stato, non avrà nessuna credibilità quando andrà a tacciare questo e quello di essere “razzisti” e “xenofobi”.
Niente da aggiungere. Sottoscrivo dalla prima all'ultima riga.

Chiaiano


[*Blog di Beppe Grillo]

Approfondimenti:
  • La democrazia dei manganelli, Luogocomune.net
  • Chiaiano, manganellare le donne: non è sadismo, è strategia, Crisis

21 maggio 2008

Evasione fiscale e ‘Ndrangheta

Il peso delle tasse in Italia è altissimo e spesso la riduzione delle aliquote fiscali viene legata all'evasione. Tesi sostenuta più volte in Parlamento anche dall'ex viceministro per le Finanze, Vincenzo Visco e dallo stesso Padoa Schioppa. Lo stesso Tremonti ha recentemente affermato di voler proseguire questa battaglia [*1]. Analizzando però il comportamento dello Stato in determinate situazioni, pare che la lotta all'evasione abbia altri scopi, opposti a quelli della tanto sbandierata solidarietà sociale, o quantomento che i fatti siano in contrasto con le promesse. Due rapporti del Censis e dell’Agenzia delle entrate stimano che lavoro nero e evasione fiscale gravano sulle casse dello Stato per una mancata denuncia complessiva di circa 200 miliardi di euro l’anno. In sostanza, tenendo conto delle imposte che graverebbero sull’imponibile (ovvero Irpef, Iva, Irpeg…) ogni anno alle casse dello Stato sfuggono circa 80 miliardi di euro (volendo sovrastimare il totale). Si tratta di un importo pari al 6% circa del Pil, cioè quasi l’equivalente della spesa sanitaria nazionale (dati ministero della Salute, rapporto 2005) [*2]. Una cifra piuttosto consistente, a cui contribuisce in maniera sostanziale un'organizzazione che vive grazie al totale disinteresse da parte dello Stato: la Mafia (se avete letto qualche riferimento sopra le 2 righe nei programmi di PD e PdL siete pregati di segnalarlo). La 'Ndrangheta, in particolare, può essere considerata azionista di maggioranza fra gli evasori fiscali, visto l'enorme quantitativo di denaro che fa muovere illegalmente:
[*reuters] The ‘Ndrangheta, the Italian organised crime group, does yearly business equivalent to some 3 percent of Italy’s economy and more than the total of that of some small European nations, according to a study on Wednesday. The crime group, which has overtaken the Sicilian Mafia for control of drug trafficking, was responsible for the slaying of six Italians in a pizzeria in Germany last August. The Eurispes research group estimated that the ‘Ndrangheta’s turnover — ranging from drugs and extortion to arms trafficking and prostitution — was valued at 44 billion euros in 2007. This was equivalent to 2.9 percent of Italy’s gross domestic product in the same year and about equal to the GDP of two small European Union countries — Slovenia and Estonia — combined. Italy has the euro-zone’s third largest economy. [...] The report, called “‘Ndrangheta Holding,” said the Calabrian mob’s drug business alone in 2007 was estimated at about 27.2 billion euros, or some 62 percent of its total illegal profits. [...] Since 1999, homicides related to the ‘Ndrangheta in Calabria alone numbered more than 200, an increase of more than 650 percent. Police have cracked down on the ‘Ndrangheta in recent months and stepped up their repression with several high-profile arrests since the killings in Germany. In February, they arrested Pasquale Condello, 57. Known as “U Supremo” (The Supreme One), Condello is said by the interior ministry to be the ‘Ndrangheta’s number one boss. Some 10 percent of local governments of cities and towns in Calabria have been dismissed by the national government and are run by special commissioners because they were infiltrated by the crime group, the report said.
Insomma, un'organizzazione da 44 miliardi di euro (3% del PIL italiano), radicata all'interno del territorio e delle stesse giunte comunali, che trae gran parte dei suoi profitti da un'attività proibita per legge dello Stato ai normali cittadini: l'acquisto e la vendita di droga. Oltre a sancire il fallimento del proibizionismo, che di fatto è un meccanismo che foraggia le organizzazioni criminali garantendo profitti enormi, questi dati dimostrano come i divieti dello Stato valgono solo per il singolo cittadino. Si parla sempre di lotta all'evasione e di aumento dei controlli, ma nulla viene fatto per contrastare organizzazioni che da sole contribuiscono enormemente a questo fenomeno. Eppure se gli italiani pagano le tasse è anche perchè vogliono che con quei soldi qualcuno combatta la criminalità, e non che gli omicidi per mano della Mafia aumentino del 650% nell'arco di 10 anni, a dimostrazione dell'"inefficienza" delle Forze dell'Ordine, più impegnate a imbarcarsi in "missioni di pace" in Iraq, Afghanistan e Libano.

La TAV secondo il Giudice Imposimato



Il giudice Ferdinando Imposimato, magistrato ed ex senatore della commissione antimafia, parla del suo libro "Corruzione ad alta velocità" e delle implicazioni del TAV con politici, grandi imprese, giornalisti e criminalità organizzata.

20 maggio 2008

Peak Food e Codex Alimentarius

Il Codex Alimentarius è un intricato insieme di regole e di normative elaborate dal una Commissione intergovernativa, costituita dai governi di 173 Paesi più la Comunità Europea, e istituita nel 1963 dalla FAO e dall'OMS (la presenza di questi ultimi dovrebbe già suggerirci che da qualche parte c'è l'inganno). Questa commissione si riunisce una volta all'anno per decidere e per codificare le procedure di produzione, i livelli di sostanze inquinanti "ammesse", gli additivi, l'etichettatura e in genere il modo di produrre e di trattare gli alimenti. Un organismo centralizzato che a parole dovrebbe facilitare gli scambi internazionali degli alimenti. A prima vista, non sembra esserci niente di male in un sistema che standardizzi gli alimenti. Il problema sorge quando la WTO (altro indizio che non lascia ben sperare), l'organizzazione mondiale del commercio, nella sua veste di arbitro del commercio internazionale, utilizza questo Codice per decidere se un determinato prodotto può circolare liberamente a livello internazionale, prevaricando gli interessi dei singoli. Identicamente Se un alimento corrisponde ai parametri fissati dal Codex, sarà impossibile rifiutarlo. Un esempio (piuttosto noto per "sentito dire", ma i cui attori sono spesso nell'ombra) è l'opportunità o meno di sostenere l'allattamento al seno da parte della madre, o di dare il via libera invece alle poltiglie sostitutive di Nestlé e simili [*1], che oltre ad essere costose in termini di valuta estera, non sembra siano il massimo per lo sviluppo del sistema immunitario dei bambini. Così interi continenti come l'Africa, o nazioni come India e Uguruay, si trovano ad affrontare un "muro di gomma" dei paesi industrializzati, che danno palesemente man forte a colossi al di sopra di qualsiasi confine nazionale. Risultato finale: le pappe sostitutive al latte materno continuano la loro marcia trionfale. Il commercio mondiale è salvaguardato, però a discapito del sistema immunitario dei nascituri del terzo mondo. Questo perchè si è rinunciato al libero mercato in nome di una falsa tutela dell'individuo, che al contrario si rivela una minaccia per i nuovi nascituri e una enorme fonte di guadagno per le grandi multinazionali. Allo stesso tempo, non potendo rifiutare un alimento approvato dal Codex, si rischia spesso di incorrere in sanzioni. Ad esempio: agli europei non piace la carne agli ormoni degli americani. Gli Usa si rivolgono all'Organizzazione mondiale del Commercio, che chiede agli scienziati del Codex se questa carne veramente sia dannosa. Il verdetto "non ci sono prove scientifiche sufficienti per affermare la dannosità degli estrogeni nella carne", si traduce in pesanti sanzioni, tariffe punitive introdotte dagli USA contro l'Europa che invece continua a proteggere, per ora, la salute dei suoi cittadini. Proprio come nel caso dell'Africa, l'interesse del singolo è totalmente assecondato a favore di quello di una ristretta cerchia di persone, grazie all'intervento di una commissione che tra i suoi scopi statutari ha anche quello di "proteggere la salute dei consumatori e garantire pratiche commerciali leali". Non colgo nessuna lealtà nel disincentivare l'allattamento al seno o nel proibire, a prescindere, cure terapeutiche a base di vitamine e erbe [*2 - *3]. Allo stesso tempo questo organismo incentiva l'uso di pesticidi, cibi irradiati e OGM (con somma gioia della Monsanto) [*4]. Il Codex Alimentarius è insomma a tutti gli effetti un tentativo riuscito di limitare la libertà dell'individuo, che si trova impossibilitato a scegliere determinati alimenti o farmaci di origine naturale, proibiti per legge. Una situazione destinata a peggiorare, dato che dal 2009 questo insieme di regole diverrà legge all'interno degli Stati Uniti, e con tutta probabilità una sua estensione all'Europa è solo questione di tempo. Ecco un interessante stralcio del documentario " Nutricide - Criminalizing Natural Health, Vitamins, and Herbs", della dottoressa Rima Laibow [*5]:

I fili che controllano la mente del pubblico



"The conscious and intelligent manipulation of the organized habits and opinions of the masses is an important element in democratic society. ... In almost every act of our daily lives, whether in the sphere of politics or business, in our social conduct or our ethical thinking, we are dominated by the relatively small number of persons ... who understand the mental processes and social patterns of the masses. It is they who pull the wires which control the public mind." -- Edward Bernays, founder of the public relations industry.

19 maggio 2008

Chi non ha niente da nascondere...

... non ha niente da temere [*1]:

Two years ago, Tunde Clement stepped off a bus at the city’s main terminal downtown. Clement, a black man, was carrying a backpack and coming from New York City. That may have been enough to pique the interest of undercover sheriff’s investigators scanning the crowd with their eyes. They cornered Clement and began peppering him with questions. He was quickly handcuffed and falsely arrested. He was taken to a station to be strip-searched and then to a hospital, where doctors forcibly sedated him with a cocktail of powerful drugs, including one that clouded his memory of the incident. A camera was inserted in his rectum, he was forced to vomit and his blood and urine were tested for drugs and alcohol. Scans of his digestive system were performed using X-ray machines, according to hospital records obtained by the Times Union. The search, conducted without a search warrant, came up empty. In all, Clement spent more than 10 hours in custody before being released with nothing more than an appearance ticket for resisting arrest — a charge that was later dismissed.

15 maggio 2008

Gli aiuti umanitari all'Africa finanziano le guerre civili

Bono Vox, il leader degli U2, è ormai considerato la 'voce' della coscienza mondiale. Ma, a quanto pare, tra impegno in Africa e strigliate ai potenti della terra [*1], anche il nostro implacabile esattore umanitario ha qualche scheletro nell'armadio:
[*nzherald] Billions of dollars raised for African famine relief by celebrities Bono and Bob Geldof have instead funded civil war across the continent, says terrorism expert Dr Loretta Napoleoni. London-based Napoleoni, in Auckland to appear at the Writers & Readers Festival, has written two books, Terror Inc: Tracing the Money Behind Global Terrorism and Insurgent Iraq: Al-Zarqawi and the New Generation, on the economics of terrorism. Her latest book, Rogue Economics, studies the destabilising effect of economic globalisation, focusing in part on why more than half a trillion dollars worth of aid sent to Africa since the 1960s failed to reach the intended destination - developing the nations’ economies. That huge amount of aid, which includes money from the United Nations and donations generated by Live Aid for Ethiopia, organised by Geldof, and the Live 8 concert in 2005, organised by Bono, has instead “served as a rogue force, notably as an important form of terrorist financing” in countries such as Ethiopia, Somalia, Sudan, Zimbabwe, Tanzania and Kenya. Ethiopia, for example, received $1.8 billion in foreign aid between 1982-85, including a large contribution from Live Aid; $1.6 billion of that, she points out, was spent on buying military equipment.
In sintesi, secondo l'italiana Loretta Napoleoni, una delle più importanti esperte di terrorismo in circolazione, i miliardi di dollari raccolti da Bono Vox e Bob Geldof via Live Aid, non vanno a finire in aiuti umanitari per l'Africa, ma finanziano gruppi terroristici o l'acquisto di armamenti in stati come l'Etiopia, la Somalia, il Sudan, lo Zimbabwe, la Tanzania e il Kenia. Insomma, nazioni in cui si stanno consumando sanguinosi conflitti che inevitabilmente portano a crisi umanitarie.

14 maggio 2008

Armi "iraniane"

Il 3 marzo 2008 tutti e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU più nove dei dieci membri non permanenti approvarono un nuovo giro di sanzioni contro l'Iran. Si noti il voto finale di 14 a 0 con una astensione (la nazione musulmana dell'Indonesia) come un'altra vittoria nell'ONU per la coalizione Israele - USA. Parallelamente anche l'opinione pubblica viene costantemente spinta a credere che l'Iran rappresenti una minaccia reale per gli equilibri mediorientali, convincendola che il suo programma nucleare non abbia fini pacifici bensì aggressivi. Mentre gli Stati Uniti e altre nazioni esigono che l'Iran cessi tutta la produzione di uranio arricchito, il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), che diventò effettivo nel 1970, e che per quelli di Dimona non vale, non impedisce che qualcuno arricchisca uranio con fini pacifici. L'Iran, rapporti AIEA alla mano, afferma che è quello che sta facendo attualmente, e non esiste evidenza concreta del contrario. In ogni caso i tentativi di screditare Mahmud Ahmadinejad non sono circoscritti all'ambito diplomatico [*1], ma anche ad operazioni militari finalizzati a gettare fango sull'Iran. Ecco l'ultima in ordine di tempo, fallita miseramente nel suo intento:
[*LAt] A plan to show some alleged Iranian-supplied explosives to journalists last week in Karbala and then destroy them was canceled after the United States realized none of them was from Iran. A U.S. military spokesman attributed the confusion to a misunderstanding that emerged after an Iraqi Army general in Karbala erroneously reported the items were of Iranian origin. When U.S. explosives experts went to investigate, they discovered they were not Iranian after all.
In sostanza si è cercato di documentare il ritrovamento di esplosivi in Iraq, attribuendo la loro provenienza all'Iran, per poter dimostrare la sua ingerenza all'interno dellIraq. Un becero tentativo di creare un casus belli, o un pretesto per poter inasprire ulteriormente le sanzioni. Sembra che stiamo assistendo ancora una volta alla rivelazione di azioni militari sotto copertura in corso dai nostri governi contro (che siate d’accordo o meno) un governo straniero eletto democraticamente in Iran. Azioni perpetrate da chi costantemente ripete di avere a cuore la protezione del popolo americano, e che invece sta continuando ad accendere micce sperando che prima o poi qualcosa esploda.

13 maggio 2008

Il "Movimento per l'estinzione volontaria dell'uomo"

Bisogna dare atto ai movimenti ambientalisti di non mancare di fantasia. Anche se poi in realtà vanno tutti a parare verso la stessa soluzione finale, seguendo la strada tracciata da Kissinger [*1 - *2]. É il caso del Voluntary Human Extinction Movement (VHEMT), un gruppo ambientalista che afferma che il proprio obiettivo è quello di reclutare volontari per convincere un numero sempre più crescente di persone che la razza umana deve estinguersi affinchè il pianeta possa sopravvivere. Gli umani devono smettere di procreare e perseguire volontariamente una lenta scomparsa dalla faccia della terra affinchè piante, animali e ecosistemi possano sopravvivere. Il motto del movimento è "May we live long and die out" e il loro sito internet spiega il loro impegno nell'obiettivo di lungo termine che consiste nel convincere ciascuno che la Terra non ha futuro [*3]:
It has been suggested that there are only two chances of everyone volunteering to stop breeding: slim and none. The odds may be against preserving life on Earth, but the decision to stop reproducing is still the morally correct one. Indeed, the likelihood of our failure to avoid the massive die off which humanity is engineering is a very good reason to not sentence another of us to life. The future isn't what it used to be. Even if our chances of succeeding were only one in a hundred, we would have to try. Giving up and allowing humanity to take its course is unconscionable. There is far too much at stake. The Movement may be considered a success each time one more of us volunteers to breed no more.
Il movimento si affanna a spiegare che non spinge al suicidio, all'aborto, agli omicidi di massa o ad ogni tipo di controllo forzato della popolazione, però sostiene una riduzione totale della popolazione fino alla sua scomparsa [*4]:
VHEMT Supporters favor this goal, while Volunteers see extinction as the only sure way to avoid breeding ourselves back to today's density.
Per quanto il movimento cerchi di dissociarsi da qualsiasi dottrina malthusiana o eugenica, la sostanza è la stessa; gli essere umani non devono più avere spazio sul pianeta terra perchè sono diventati dei parassiti:
The fossil record shows that each time Homo sapiens entered a continent, a spasm of extinctions followed. Exotic invaders typically disrupt ecosystems, and we are no exception. On some philosophical level there is no doubt some truth feeding the myth. However, by examining our daily lives, and asking ourselves, "What part of my normal day is a part of Nature?" the sad truth is revealed.
Un'ulteriore lettura del sito del VHEMT lascia l'amaro in bocca a chiunque non condivida questi mezzi a dir poco nazisti. L'aspetto più raccapricciante è che il VHEMT si considera un movimento liberale, definendo il proprio credo "libertà riproduttiva" piuttosto che "controllo della popolazione". Uno stupendo espediente neolinguistico che supera persino i romanzi di Orwell. Non si devono assolutamente sottovalutare questi movimenti, in quanto da diverso tempo è in atto il tentativo, da parte di pseudo-gruppi ecologisti, di associare il cambiamento climatico e i problemi ambientali alla sovrappopolazione, con la logica conclusione che la soluzione sia quella di avviare politiche di controllo della stessa [*5]. Gruppi che imperversano in ogni angolo del globo, visto che in Inghilterra, la "Optimum Population Trust", un think-tank che gode di grande considerazione in patria, ha recentemente redatto uno studio che è mirato a dimostrare che i bambini sono un danno per il pianeta e quindi avere famiglie numerose è una grave violazione ambientale [*6]:
The paper will say that if couples had two children instead of three they could cut their family's carbon dioxide output by the equivalent of 620 return flights a year between London and New York. John Guillebaud, co-chairman of OPT and emeritus professor of family planning at University College London, said: "The effect on the planet of having one child less is an order of magnitude greater than all these other things we might do, such as switching off lights.
L'aspetto raccapricciante è che chi segue questa scuola di pensiero, si sente legittimato a proporre i peggiori crimini senza che a nessun tutore della sicurezza pubblica e del cittadino venga in mente di etichettarlo come terrorista tout-court (sarà forse l'assenza di turbante). Paul Watson, fondatore e presidente della "Sea Shepherd Conservation Society", ha recentemente proposto in un editoriale [*7] che per salvare il pianeta terra sarà necessario ridurre la popolazione di un miliardo di unità. Una proposta di genocidio completamente passata inosservata. Lo stesso vale per l'idea del Dottor Eric R. Pianka, che lo scorso anno in un discorso alla Texas Academy of Science ha affermato che è necessario sterminare il 90% della popolazione, suggerendo di usare il virus dell'ebola [*8]. La scelta è caduta su questo virus perchè il più veloce nel "compiere il proprio dovere". A titolo informativo significherebbe morire di morte lenta e atroce, essendo l'ebola una febbre emorragica in grado di liquefare tutti gli organi interni. Cio che è sconvolgente è che Pianka ha avuto la possibilità di terminare il proprio intervento senza che nessuno si alzasse a prenderlo a calci in culo. Se qualcuno dovesse nutrire la convinzione che tali idee sono il frutto delle menti di squilibrati, è bene dare un'occhiata a questa lettera al Congresso del 2002 di Colin Powell [*9]:
"Regrettably, the PRC has in place a regime of severe penalties on women who have unapproved births. This regime plainly operates to coerce pregnant women to have abortions in order to avoid the penalties and therefore amounts to a ‘program of coercive abortion.’ Regardless of the modest size of UNFPA’s budget in China or any benefits its programs provide, UNFPA's support of, and involvement in, China's population-planning activities allows the Chinese government to implement more effectively its program of coercive abortion.”
In sostanza le Nazioni Unite supportano già politiche di controllo della popolazione in Cina (l'amministrazione Clinton finanziò per oltre 14 miliardi di dollari la UNFPA), e ne sono persino fieri, come riportato in una dichiarazione di Sven Burmester:
"China has had the most successful family planning policy in the history of mankind in terms of quantity and with that, China has done mankind a favour"
Ad oggi, con l'emendamento del repubblicano Joseph Crowley, vengono stanziati 100 milioni di dollari all'anno al Fondo [*10]. In Cina le politiche di controllo demografico proseguono, nonostante le famiglie più influenti, come riporta la BBC, abbiano da tempo smesso di rispettare il vincolo di procreare un solo figlio [*11]. Come al solito le politiche governative si rivelano essere controproducenti solo per i ceti sociali più bassi, quelli che a parole dovrebbero essere più tutelati.

12 maggio 2008

La tempesta "perfetta"

Nelle puntate precedenti: *Owning the weather e *Non fermare gli uragani, guidali. E’ risaputo che gli Stati Uniti hanno portato avanti esperimenti sugli uragani tra il 1962 e il 1983 con un progetto chiamato in codice Project Stormfury, dopo che fu calcolato che un singolo uragano sprigiona più energia di tutte le centrali elettriche del mondo messe assieme. Forse stanno finalmente raccogliendo i frutti di questi esperimenti?
[*AP] A cyclone with winds up to 120 mph. A low-lying, densely populated delta region, stripped of its protective trees. When Cyclone Nargis struck Myanmar's Irrawaddy delta and pushed a wall of water 25 miles inland, it had all the makings of a massive disaster. "When we saw the (storm) track, I said, 'Uh oh, this is not going to be good,'" said Mark Lander, a meteorology professor at the University of Guam. "It would create a big storm surge. It was like Katrina going into New Orleans [*1]." Forecasters began tracking the cyclone April 28 as it first headed toward India. As projected, it took a sharp turn eastward but didn't follow the typical cyclone track in that area leading to Bangladesh or Myanmar's mountainous northwest. Instead, it swept into the low-lying Irrawaddy delta in central Myanmar. The result was the worst disaster in the impoverished country. It was the first time such an intense storm hit the delta, said Jeff Masters, co-founder and director of meteorology at the San Francisco-based Weather Underground. He called it "one of those once-in-every-500-years kind of things." "The easterly component of the path is unusual," Masters said. "It tracked right over the most vulnerable part of the country, where most of the people live". When the storm made landfall early May 3 at the mouth of the Irrawaddy River, its battering winds pushed a wall of water as high as 12 feet some 25 miles inland, laying waste to villages and killing tens of thousands.

Il 60% del prezzo del petrolio è pura speculazione

In un interessante articolo dei primi di maggio William Engdahl spiega come il prezzo del greggio non è dettato dalla tradizionale regola della domanda e dell'offerta. Al contrario sono gli intricati mercati finanziari a dettarne le fluttuazioni e il suo crescente costo: il 60% del prezzo totale è pura speculazione, portata avanti dalle grandi banche commerciali e dai fondi hedge. Il crescente costo della materia prima ha quindi poco a che fare con il picco del petrolio [*1]. Al contrario il facile acesso al credito dovuto alla crescente massa di denaro circolante è uno dei principali fattori che spingono verso queste speculazioni. In una realtà monetaria caratterizzata dal monopolio pubblico su monete di carta a corso forzoso, le Banche Centrali immettono liquidità sotto forma di prestiti al sistema bancario, a cui ovviamente accederanno per primi i grandi speculatori e i gruppi finanziari, che sono i più propensi, per via degli stretti legami con il mondo della finanza, a portare avanti queste speculazioni. La fiat money, causa dell'inflazione, oltre a redistribuire ricchezza a favore di coloro che nella corsa arrivano primi (e a spese di quelli più lenti, che sono i ceti più bassi, i cosiddetti "gruppi a reddito fisso"), spinge anche verso questo genere di investimenti improduttivi che distorcono ulteriormente il mercato, gonfiando i prezzi e rendendo impossibile qualsiasi operazione di calcolo economico, il perno di ogni economia. Come può essere possibile verificare se l'offerta di petrolio è insufficiente quando la domanda è influenzata da una lunga serie di fattori artificiali fra cui le tasse e le speculazioni [*2]?
[*oil geopolitics] But how today’s oil prices are really determined is done by a process so opaque only a handful of major oil trading banks such as Goldman Sachs or Morgan Stanley have any idea who is buying and who selling oil futures or derivative contracts that set physical oil prices in this strange new world of "paper oil".With the development of unregulated international derivatives trading in oil futures over the past decade or more, the way has opened for the present speculative bubble in oil prices. [...] A June 2006 US Senate Permanent Subcommittee on Investigations report on “The Role of Market Speculation in rising oil and gas prices,” noted, “…there is substantial evidence supporting the conclusion that the large amount of speculation in the current market has significantly increased prices.” [...]

…in January 2006, ICE Futures in London began trading a futures contract for West Texas Intermediate (WTI) crude oil, a type of crude oil that is produced and delivered in the United States. ICE Futures also notified the CFTC that it would be permitting traders in the United States to use ICE terminals in the United States to trade its new WTI contract on the ICE Futures London exchange. ICE Futures as well allowed traders in the United States to trade US gasoline and heating oil futures on the ICE Futures exchange in London. Despite the use by US traders of trading terminals within the United States to trade US oil, gasoline, and heating oil futures contracts, the CFTC has until today refused to assert any jurisdiction over the trading of these contracts. Persons within the United States seeking to trade key US energy commodities – US crude oil, gasoline, and heating oil futures – are able to avoid all US market oversight or reporting requirements by routing their trades through the ICE Futures exchange in London instead of the NYMEX in New York. Is that not elegant? The US Government energy futures regulator, CFTC opened the way to the present unregulated and highly opaque oil futures speculation. It may just be coincidence that the present CEO of NYMEX, James Newsome, who also sits on the Dubai Exchange, is a former chairman of the US CFTC. In Washington doors revolve quite smoothly between private and public posts. [...] In January 2006 when the CFTC allowed the ICE Futures the gaping exception, oil prices were trading in the range of $59-60 a barrel. Today some two years later we see prices tapping $120 and trend upwards. This is not an OPEC problem, it is a US Government regulatory problem of malign neglect. [...] Goldman Sachs and Morgan Stanley today are the two leading energy trading firms in the United States. Citigroup and JP Morgan Chase are major players and fund numerous hedge funds as well who speculate. In June 2006, oil traded in futures markets at some $60 a barrel and the Senate investigation estimated that some $25 of that was due to pure financial speculation. One analyst estimated in August 2005 that US oil inventory levels suggested WTI crude prices should be around $25 a barrel, and not $60. That would mean today that at least $50 to $60 or more of today’s $115 a barrel price is due to pure hedge fund and financial institution speculation. However, given the unchanged equilibrium in global oil supply and demand over recent months amid the explosive rise in oil futures prices traded on Nymex and ICE exchanges in New York and London it is more likely that as much as 60% of the today oil price is pure speculation. No one knows officially except the tiny handful of energy trading banks in New York and London and they certainly aren’t talking.

By purchasing large numbers of futures contracts, and thereby pushing up futures prices to even higher levels than current prices, speculators have provided a financial incentive for oil companies to buy even more oil and place it in storage. A refiner will purchase extra oil today, even if it costs $115 per barrel, if the futures price is even higher. As a result, over the past two years crude oil inventories have been steadily growing, resulting in US crude oil inventories that are now higher than at any time in the previous eight years. The large influx of speculative investment into oil futures has led to a situation where we have both high supplies of crude oil and high crude oil prices.

10 maggio 2008

Criminali stranieri lavorano negli aeroporti britannici

Avete presente gli aeroporti? Quei posti dove si deve arrivare due ore prima, mettersi in mutande di fronte a tutti, togliere cintura, bracciali e ogni oggetto metallico, ed eventualmente venire perquisiti con intorno cinque addetti che ti controllano ovunque? Ecco. In Gran Bretagna non ci si prende nemmeno la briga di informarsi sulla fedina penale dei dipendenti stranieri (extra-UE) che lavorano all'interno dell'aeroporto stesso, e che quindi hanno anche facile accesso alle varie aree off limits della struttura:
Despite warnings that terrorists would try to recruit people working “airside” in terminals – with direct access to aircraft and baggage – no attempt has been made to check whether foreign workers have committed any offences abroad. The vetting process checks only for crimes committed in Britain. Foreign workers – arriving from inside or outside the European Union – are not checked in their country of origin. This means that someone with a conviction for firearms or explosives offences committed abroad could, for example, take a job loading bags on to aircraft at Heathrow, Gatwick or any other airport, provided they had committed no crimes here. The security lapse was called “absolutely astonishing” by David Davis, the shadow home secretary, who demanded “full and immediate checks”.

7 maggio 2008

Il centro di gravità

Ottocento pagine di documenti relativi alla campagna illegale di propaganda del Pentagono, nota come "Pentagon military analyst program", sono da oggi disponibili online. Questo tesoro include i documenti presenti nell'inchiesta di David Barstow, il giornalista del NYT che ha rivelato al mondo che il Pentagono istruiva analisti militari per influenzare i media statunitensi sulla situazione dello scenario bellico irakeno [*1]. Questo programma viola apertamente le leggi statunitensi sulla propaganda sotto copertura governativa:
[*2]The failure of an agency to identify itself as the source of a prepackaged news story misleads the viewing public by encouraging the viewing audience to believe that the broadcasting news organization developed the information. The prepackaged news stories are purposefully designed to be indistinguishable from news segments broadcast to the public. When the television viewing public does not know that the stories they watched on television news programs about the government were in fact prepared by the government, the stories are, in this sense, no longer purely factual -- the essential fact of attribution is missing.
In sostanza il Governo, che nell'immaginario collettivo dovrebbe rappresentare il volere del cittadino e incarnarne la volontà, ha deliberatamente mentito per 5 lunghi anni. Sorge il ragionevole dubbio che se è stato in grado di raccontare menzogne su un'operazione militare che coinvolge direttamente i soldati americani e i loro familiari e indirettamente (anche se non troppo) tutti i contribuenti, possa fare lo stesso in qualsiasi altro ambito, attentati terroristici compresi. Si tratta di un'operazione di grandi dimensioni, perchè i 75 analisti sul libro paga di Rumsfeld (che sarà il capro espiatorio dell'intera vicenda) per un lustro hanno trotterellato tra Fox, CNN, ABC, NBC, CBS e MSNBC, raccontando le loro frottole, senza che nessun giornalista mettesse in discussione i loro rapporti. Questi mercenari (molti dei quali hanno addirittura contratti economici con i war contractors) non facevano altro che veicolare messaggi forniti direttamente dall'amministrazione Bush, facendole proprie, come marionette. Il contemporaneo silenzio assenso degli intervistatori è un interessante metro di valutazione del livello dell'informazione: non basta quindi essere informati seguendo dibattiti e leggendo i giornali, ma si deve porre in discussione qualsiasi notizia, in quanto potrebbe essere distorta dal governo stesso (come l'Operation Monkingbird ci insegna). É particolarmente interessante cercare di comprendere le ragioni che hanno spinto Rumsfeld a reclutare questa nutrita task force. Questa trascrizione da una riunione con gli analisti stessi, recuperata dal Times, fa al caso nostro [*3]:
This is the first war that's ever been run in the 21sth Century in a time of 24-hour news and bloggers and internets and emails and digital cameras and Sony cams and God knows all this stuff. ... We're not very skillful at it in terms of the media part of the new realities we're living in. Every time we try to do something someone says it's illegal or immoral, there's nothing the press would rather do than write about the press, we all know that. They fall in love with it. So every time someone tries to do some information operations for some public diplomacy or something, they say oh my goodness, it's multiple audiences and if you're talking to them, they're hearing you here as well and therefore that's propagandizing or something.
Rumsfeld evidenzia come si tratti della prima guerra condotta nell'era di internet e dell'accesso globale all'informazione, aspetto che rende lo scenario del tutto nuovo per l'amministrazione statunitense, che avrà quindi un nemico in più da combattere. L'estratto di cui sopra, oltre a dimostrarci che Rumsfeld era perfettamente al corrente di violare la legge, aspetto che non lo preoccupa minimamente. Più avanti nella trascrizione l'ex segretario alla Difesa spiega ai presenti che nella guerra al terrore il "centro di gravità" si trova a Washington e negli Stati Uniti. Si tratta di gergo militare [*4], e sta ad indicare tutte quelle caratteristiche, capacità o posizioni da cui una forza militare ricava la sua libertà d'azione, la sua forza fisica o il desiderio di combattere ("those characteristics, capabilities, or locations from which a military force derives its freedom of action, physical strength, or will to fight"). La questione è cruciale. Ciò che Rumsfeld sta affermando è che la battaglia più importante nella guerra non sta nel conflitto per controllare l'Iraq o sconfiggere i terroristi. La battaglia da vincere è quella per il controllo dei cuori e delle menti degli americani, ed è stato disposto ad infrangere la legge per farlo. La posizione dell'amministrazione Bush (che ha goduto del silenzio mediatico e dell'opposizione democratica) è quindi in opposizione al popolo americano. Ne consegue che tutta la politica estera e militare (compresa l'allegra difesa aerea del settembre di 7 anni fa) va rivista sotto tutta un'altra luce, che è poi il punto di vista di coloro che per diversi anni sono stati etichettati come "complottisti" perchè ritenevano che dietro gli attentati terroristici e le missioni militari ci fosse qualcosa di più che un tentativo di distribuire libertà in Medioriente.

Greggio e Gruppo Bilderberg

Il prezzo del greggio sta crescendo vertiginosamente proprio come il Gruppo Bilderberg aveva pianificato, ma i media continuano a sostenere che non abbia influenza sull'economia globale [*1]. Un rapporto della Goldman Sachs documenta che il prezzo del petrolio raggiungerà i 150-200$ entro i prossimi 2 anni (per la somma gioia di Beppe Grillo), previsione in sintonia con il piano di spremere la classe media e abbassare il tenore di vita degli occidentali (con un parallelo arricchimento dei grandi gruppi di potere [*2]). Come riporta bloomberg [*3], secondo un rapporto di Arjun N. Murti, analista della Goldman Sachs il prezzo del greggio potrebbe alzarsi fino ai 150 - 200 dollari al barile (nel 2005 il costo si aggirava attorno ai 57$ al barile), e la causa di questo aumento dovrebbe essere il peak oil. L'aspetto curioso è che proprio in questi giorni in Brasile è stato scoperto uno dei più grandi giacimenti petroliferi negli ultili 30 anni [*4], la cui fornitura di petrolio potrebbe sconvolgere gli scenari globali. Ne consegue che il prezzo del barile non segue esclusivamente la regola della domanda e dell'offerta, bensì anche inflazione e tasse, che anzi influiscono sul costo al consumatore in misura maggiore, come già spiegato tempo fa [*Il prezzo della benzina]. Se le previsioni di cui sopra possono sembrare catastrofiche, soprattutto per i ceti medio-bassi (fenomeno che dovrebbe far riflettere sull'utilità della tassazione indiretta e dell'inflazione causata dalle banche centrali, tutte attività gestite dallo Stato che ci tutela) è bene tornare un po' indietro nel tempo per rendersi conto che il Gruppo Bilderberg ci aveva già azzeccato. Nel meeting di Monaco di Baviera del maggio 2005 (quando il prezzo del greggio era di 40$ al barile) Henry Kissinger affermò che il prezzo sarebbe raddoppiato nell'arco di 12-24 mesi, ed è quello che è accaduto. Durante il meeting del 2006 a Ottawa, in Canada, la previsione si aggirava attorno ai 105 dollari al barile:
[...] Goldman Sachs oil report, [another full time member of the Bilderberger elite] published on March 30, 2005 increased the oil price range for the year 2005-6 from $55-$80 per barrel to $55-$105. During 2006 meeting, Bilderbergers have confirmed that their short range price estimate for oil for the 2007-08 continues to hover around US$105-150/barrel [...]
Previsione affidabile considerato che ad oggi il costo del barile è di 120 dollari. Oltre a disporre della sfera di cristallo, la Bilderberg influenza costantemente le politiche energetiche attraverso i propri membri collocati in ruoli chiavi, come Josè Barroso. Il Presidente della Commissione Europea ad inizio anno affrontando il tema dell'approvvigionamento energetico, ha parlato di una rivoluzione post-industriale [*5], che per noi comuni mortali si traduce in un collasso economico globale, un seguente periodo di depressione che porterà alla distruzione della classe media [*6].
[...] "We need new policies to face a new reality - policies which maintain Europe's competitiveness, protect our environment and make our energy supplies more secure," said Mr Barroso. "Europe must lead the world into a new, or maybe one should say post-industrial revolution - the development of a low-carbon economy." [...]
Crisi che ha i suoi principali vettori nel riscaldamento globale e nel peak oil. L'esaurimento del petrolio è un imbroglio venuto a galla nel lontano 1956, in uno studio seguito dal geologo
M. King Hubbert, che prevedeva che rimaneva poco più di un triliardi di barili di petrolio, stima che è stata ampiamente superata nel 2006 (secondo i calcoli originali l'ultima goccia di petrolio avrebbe dovuto essere stata consumata un anno fa). Calcolo che risulta comunque fallace vista la recente scoperta del giacimento brasiliano. Queste teorie, abbinate a quelle completamente distorte del riscaldamento globale [*7 - *8], hanno lo scopo di essere d'alibi alla continua crescita del prezzo del petrolio, fino ad arrivare a rendere impossibile mantenere uno stile di vita simile a quello dell'attuale classe media.

6 maggio 2008

Iron Man e i Mercanti di Morte

Ecco la traduzione di un articolo di Jeffrey A. Tucker, per Mises.org (per eventuali delucidazioni o critiche potete contattarlo via mail o scrivere sul suo blog). Per quanto ad una lettura superficiale possa sembrare un tentativo di sminuire le colpe dei mercanti d'armi, invito a coglierne piuttosto il messaggio a mio parere fondamentale: la guerra non potrà mai essere fermata con leggi che limiteranno o tenteranno di proibire la produzione di armi (che al massimo finiranno per essere prodotte e commerciate sul mercato nero, proprio come per la droga) ma togliendo la possibilità ai governi di scendere in guerra per qualsiasi pretesto creato artificialmente. Bisogna quindi agire preventivamente sui nostri rappresentanti democratici, anche alla luce dei rapporti di favore che hanno stretto con determinati gruppi di potere [*1] e non sui loro complici privati, che sono solo una conseguenza dell'enorme potere decisionale di cui i Governi ormai godono.

L'espressione "Mercanti di Morte" ha grande importanza nel lungometraggio "Iron Man", che è uno spettacolare film di denuncia di un argomento dominante nel contesto economico americano ma di cui i cittadini statunitensi sanno ben poco. Il film tratta l'accostamento fra capitalismo e guerra , rappresentata dall'industria delle armi. In essa troviamo efficienza e innovazioni che solitamente si associano al settore commerciale privato, ma a servizio di scopi che sono agli antipodi del capitalismo. L'industria serve la guerra, non la pace, dipende dalla coercizione e non dalla volontà umana, e i profitti vengono dalla distruzione e non dalla creazione. Questo film è incentrato sulla carriera di Tony Stark (Robert Downey, Jr.), un miliardario e genio dell'ingegneria che ha ereditato dal padre la compagnia di armamenti, portandola a grandi profitti. Viaggiando in Afghanistan viene però catturato da un esercito di guerriglieri, e questa esperienza si rivelerà un punto di svolta per la sua vita. Le armi utilizzate dai suoi carcerieri per soggiogare la popolazione sono quelle che lui stesso produce. Per lungo tempo si è illuso che fossero usate per difendere la libertà, ma ora capisce che sono il mezzo per chi cerca di prevaricare la volontà di altri. Dopo essere fuggito, decide di cambiare direzione, abbandonando il settore degli armamenti e cercando di porre rimedio a dove le sue armi hanno portato distruzione.

Nel film i terroristi riescono ad avere le sue armi grazie a un rivale doppiogiochista che è all'interno della compagnia di Stark. Lo scenario reale è un tantino differente. I mercanti di morte hanno sempre venduto merce a chiunque. Più armi erano in circolazione, più erano le guerre e di conseguenza aumentavano i profitti. Oggi, con i controlli sui commercianti d'armi, non è più così semplice. Ciò che avviene è che gli stati cambiano spesso idea su chi sia loro amico e chi loro nemico. Si vendono armi agli alleati ("combattenti per la libertà") fino a quando non cambiano i rapporti e gli stessi si ritrovano ad essere avversari ("terroristi"). Questi capovolgimenti di fronte possono sembrare incredibili, soprattutto alla luce della scarsa memoria dei cittadini statunitensi nei confronti della politica estera della loro nazione. Gli anni ottanta non sono certo parte di un passato lontano, ma in quel periodo i reaganiani ritenevano che l'Islam fosse un valido alleato nella lotta contro il comunismo. I Mujahideen in Afghanistan stavano portando avanti la loro lotta armata contro l'occupazione sovietica, e i leader di questi guerriglieri godevano di grande ammirazione a Washington, soprattutto nell'ala conservatrice. Agli americani veniva raccontato che erano validi alleati in quanto condividevano i tradizionali valori di libertà e difesa della sovranità nazionale. Gli furono forniti armamenti in grandi quantità e la CIA fornì il proprio supporto per respingere i sovietici. Una volta che l'Afghanistan è stato liberato, i Mujahideen hanno preso controllo del Paese, imponendo una dittatura e una teocrazia fortemente in contrasto con le coltivazioni di droga, di impronta talebana. Un cambiamento che ha capovolto i rapporti tra il Pentagono e gli ormai ex-portatori di "valori tradizionali" che tanto erano apprezzati dall'amministrazione statunitense. Dopo che il loro regime è stato soverchiato dall'invasione dell'esercito statunitense, i talebani si sono ritirati fra le montagne, diventando di fatto parte fondamentale dell'organizzazione oggi nota come Al-Qaeda. Le etichette sono quindi cambiate: da combattenti per la libertà a terroristi in una decina d'anni. Ma le armi sono rimaste: i loro equipaggiamenti, le loro bombe e le loro risorse gli sono state fornite dagli stessi che fino a poco tempo prima li sostenevano su tutti i fronti. Quindi Iron Man minimizza la gravità del problema [...] "L'industria degli armamenti non ha creato le guerre, bensì il contrario, sono le guerre ad aver creato i mercanti d'armi". La responsabilità non risiede quindi nel settore privato che sforna le armi:
All constitutions in the world vest the war-making power in the government or in the representatives of the people. The root of the trouble, therefore, goes far deeper than the arms industry. It lies in the prevailing temper of peoples toward nationalism, militarism, and war, in the civilization which forms this temper and prevents any drastic and radical change. Only when this underlying basis of the war system is altered, will war and its concomitant, the arms industry, pass out of existence.

5 maggio 2008

La crisi alimentare gonfia i profitti delle multinazionali

Per chi se lo fosse perso, consiglio la lettura di "Peak Food: problema - reazione - soluzione". In quel post ipotizzavo che l'attuale crisi alimentare, enormemente acuita dai sussidi statali al biodiesel, andasse a vantaggio delle grandi multinazionali (in particolare i produttori di OGM). Un articolo [*1] di ieri dell'Indipendent testimonia che l'attuale crisi globale di cibo sta garantendo profitti record alle principali compagnie alimentari mondiali, che hanno raddoppiato i propri introiti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La redistribuzione dei soldi delle tasse del contribuente e la gestione statale della moneta [*2] si stanno rivelando sempre più controproducenti per l'individuo quasi fossero due strumenti al servizio di un apparato di coercizione e costrizione che ha ormai gettato la maschera e sta mostrando il suo vero volto.
Giant agribusinesses are enjoying soaring earnings and profits out of the world food crisis which is driving millions of people towards starvation, The Independent on Sunday can reveal. And speculation is helping to drive the prices of basic foodstuffs out of the reach of the hungry. The prices of wheat, corn and rice have soared over the past year driving the world’s poor – who already spend about 80 per cent of their income on food – into hunger and destitution. The World Bank says that 100 million more people are facing severe hunger. Yet some of the world’s richest food companies are making record profits. Monsanto last month reported that its net income for the three months up to the end of February this year had more than doubled over the same period in 2007, from $543m (£275m) to $1.12bn. Its profits increased from $1.44bn to $2.22bn. Cargill’s net earnings soared by 86 per cent from $553m to $1.030bn over the same three months. And Archer Daniels Midland, one of the world’s largest agricultural processors of soy, corn and wheat, increased its net earnings by 42 per cent in the first three months of this year from $363m to $517m. The operating profit of its grains merchandising and handling operations jumped 16-fold from $21m to $341m. Similarly, the Mosaic Company, one of the world’s largest fertiliser companies, saw its income for the three months ending 29 February rise more than 12-fold, from $42.2m to $520.8m, on the back of a shortage of fertiliser. The prices of some kinds of fertiliser have more than tripled over the past year as demand has outstripped supply. As a result, plans to increase harvests in developing countries have been hit hard. The Food and Agriculture Organisation reports that 37 developing countries are in urgent need of food. And food riots are breaking out across the globe from Bangladesh to Burkina Faso, from China to Cameroon, and from Uzbekistan to the United Arab Emirates.

Non fermare gli uragani, guidali!

Avevo già ampiamente trattato [*Owning the weather] dell'intenzione dell'esercito statunitense di disporre di una sistematica capacità di effettuare modificazioni climatiche, a cui sono seguiti tutta una serie di progetti militari. Questa politica strategia è portata avanti da diverso tempo dal Ministero della Difesa, che gode di copiosi finanziamenti da parte del taxpayer. Ecco l'ultima conferma dell'intenzione di puntare su questo genere di progetti, uno studio che costerà 2.6 milioni di dollari con lo scopo di cambiare a piacimento la direzione degli uragani:
[*XiaodongPeople] Would-be hurricane fighters hoping to stop a future Katrina before it makes landfall should aim to wound, not kill. The goal should be to re-route hurricanes and ease their fury, rather than try to stop them forming in the first place. This is the latest advice from weather modification experts. The field has a colourful history. In the 1960s and early 1970s, scientists on "Project Stormfury" tried in vain to disrupt the inner structure of hurricanes by seeding them with silver iodide crystals. Various other far-fetched ideas to neutralise storms have been mooted since then, such as cooling the ocean surface. More recently, the US Department of Homeland Security (DHS) asked a Stormfury veteran called Joe Golden - now at the University of Colorado at Boulder - to gather experts to evaluate prospects for taming hurricanes. Last week, the panel reported their findings at an American Meteorological Society meeting on weather modification in Westminster, Colorado. The group says aiming to stop storms altogether needs careful consideration: "Hurricanes serve a useful purpose in the Earth's energy budget and... rainfall from tropical cyclones is a vital component of the regional water supply." Diverting storms and weakening them should be the aim. They have requested $2.6 million from the DHS over three years to study how this might be achieved. Golden told New Scientist that the DHS is receptive to the idea. "I'm very upbeat, amazed and encouraged," he says.