27 novembre 2011

Il Crollo della Pianificazione Centrale

La crisi della moneta unica diventa sempre più profonda ogni giorno che passa e le scelte di politica economica di coloro che fanno della pianificazione centrale il loro motto ci stanno facendo avvicinare a passi spediti verso il baratro. Alcune testate, come La Stampa   [*1], ipotizzano che l'Italia stia lavorando per ottenere un prestito cospicuo da parte dell'IMF. Ovvero dallo Zio Sam, che nel suo ruolo di primo attore del Fondo Monetario, presterebbe una somma di 600 miliardi di dollari ad un tasso tra il 4 e il 5 per cento. Una manovra già fatta in passato con la Grecia e che ha avuto risultati estremamente confortanti  [*2]. Senza dubbio ci saranno lunghe discussioni a riguardo, perché è necessario trovare qualcuno che sia disposto a mettere un dito in una diga che sta crollando. Inutile domandarsi quante siano le possibilità che l'Italia nel 2012 possa colmare anche solo una porzione del suo crescente debito. Ad oggi corrisponde a 1.9 trilioni di euro, pari al 120% del PIL; nell'anno che verrà matureranno altri 306 trilioni di euro. Se ci fosse ancora qualcuno convinto che i nuovi arrivati possano fare un miracolo, sappia che si sta sbagliando di grosso. Lo sanno benissimo anche all'ultimo piano della torre d'avorio di Francoforte. Non c'è nessuna possibilità che l'Italia esca da questa crisi. La mia opinione è che se la nostra economia nazionale dovesse collassare molti altri paesi ci seguirebbero nel vortice della depressione. Un assaggio di ciò l'abbiamo avuto con l'abbassamento dei rating di diversi debiti sovrani negli ultimi giorni: Portogallo, Belgio e Ungheria ne hanno fatto le spese. I mercati sono preoccupati relativamente all'esposizione delle banche europee e non sarà certamente l'ennesimo piano steso dall'ennesimo statista, tanto sciocco e presuntuoso da immaginarsi capace di esercitare il monopolio della violenza a fin di bene, a salvarci dal fallimento. Le banche francesi e tedesche sono in prima fila relativamente all'esposizione riguardo il nostro debito sovrano e quello spagnolo.






Questo spaventa incredibilmente i burocrati, alcuni dei quali si stanno già attrezzando per fronteggiare la catastrofe [*3 - *4], altri molto probabilmente stanno architettando davvero un piano che coinvolga il Fondo Monetario Internazionale. Un piano che sarà certamente di grandi dimensioni. Consiglio vivamente ai keynesiani che, loro malgrado, si sono cimentati nella lettura di questo blog di fermarsi a questa ultima proposizione e di tornare felici alle loro attività quotidiane, certi che riempire le buche scavate ieri porterà benessere e occupazione in tutto il vecchio continente. Per coloro che amano i finali cruenti invece annuncio che siamo giunti ai titoli di coda, un epilogo che spaventerebbe anche i più ardenti fans di film horror. Nella realtà finanziaria quando un paese è obbligato ad accettare un salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale, è anche costretto a non emettere debito nei mercati pubblici. Il FMI (o qualsiasi altro debito sovranazionale) ha sempre la precedenza rispetto a qualsiasi altro genere di indebitamento, quindi l'Italia ottenendo un prestito dal Fondo automaticamente subordina i creditori esistenti. Storicamente una situazione simile si è già creata in diverse realtà, fra cui quella degli anni 80 in Messico; in pochi anni una dozzina di altri paesi si sono trovati in ginocchio per il loro debito.


Non c'è via d'uscita da questa situazione e la crisi di liquidità italiana molto probabilmente spaventerà tutto il mondo. La soluzione quasi certamente lo ucciderà [*5].

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