11 luglio 2006

Petrolio angolano

(fonte: nigrizia.it, Luciano Bertozzi)

L’ENI con 1.229 miliardi di dollari si è aggiudicata i diritti per lo sfruttamento petrolifero di un’area marina a 350 chilometri al largo di Luanda (Angola), considerata la più ricca dell’Africa occidentale. L’importo, che ha come fonte l’ambasciata italiana in Angola, comprende 902 milioni di dollari per la concessione vera e propria, cui sono poi da aggiungere 287 milioni per le infrastrutture e 40 milioni per la realizzazione di opere sociali richieste dal governo angolano. “E’ un record assoluto – ha affermato Carlos Saturnino direttore della compagnia petrolifera angolana Sonagol – nell’intera storia del petrolio”. La società italiana è già presente da tempo nel paese africano, con una produzione giornaliera pari ad oltre 120.000 barili, destinati a diventare 220.000 nel 2009, inoltre a breve saranno aggiudicate le aree per lo sfruttamento di altre zone petrolifere marine. Attualmente l’Angola produce quotidianamente 1,4 milioni di barili, che dovrebbero diventare 2 milioni entro il 2008. Con una simile produzione Luanda diventerà il secondo produttore dell’Africa subsahariana, dopo la Nigeria. Oggi l’economia dell’Angola è largamente dipendente dall’oro nero, che costituisce circa la metà del PIL nazionale, il 95% delle esportazioni e l’80% delle entrate statali. Tuttavia, nonostante tali introiti il paese è uno dei più poveri del mondo, agli ultimi posti in tutti gli indicatori sociali del pianeta. E’, quindi, necessario evitare ciò che si è verificato in altri paesi, ricchissimi di materie prime. Come accade in Nigeria dove sono stati incassati 300 miliardi di dollari dal petrolio in alcuni decenni. In altre parole la manna petrolifera si deve trasformare in una grande possibilità di sviluppo e non in un esclusivo vantaggio delle élites al potere. In questo senso è importante che vi sia la massima trasparenza sui conti del petrolio, né questi soldi devono andare ad incrementare le spese militari. Del resto l’Unione Africana stima che la corruzione costi alle economie africane oltre il 25% dell’intero PIL del continente. Ultimamente il Parlamento Europeo ha chiesto alle multinazionali del settore estrattivo ed energetico in particolare di rivelare in maniera sistematica e trasparente le informazioni concernenti le tasse ed i canoni concessi ai governi.

"L'egoismo è sempre stato la peste della società e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società.", Giacomo Leopardi

1 commenti:

vincenzo ha detto...

Davvero un post interessante. L'eni non ha motivo di esistere, da quando è stata concepita non ha fatto altro che inquinare e guadagnare alle spalle dei paesi più poveri. Ciao e buona estate.

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