26 dicembre 2006

Contraddetto XVI

Nella notte del 24 dicembre Benedetto XVI ha celebrato la solenne messa di mezzanotte, di fronte ai fedeli, ecclesiastici, ambasciatori, personalità civili e religiose. Non è mia intenzione soffermarmi sul diritto o meno di un capo di un altro stato di trasmettere a reti unificate il proprio messaggio, ho rinunciato a pormi molte domande sull'ingerenza del clero da quando ho notato che l'opinione pubblica fosse maggiormente colpita da due statuine omosessuali all'interno di un Presepe, che dalla presenza dello stesso all'interno di un edificio istituzionale di uno Stato Laico. Vorrei, al contrario, soffermarmi su quello che è stato il messaggio del Papa al mondo. Benedetto XVI, nell'omelia, si è rivolto ai bambini di tutto il mondo, invitando i fedeli a fare la loro parte affinchè sia rispettata la loro dignità: «Dio ci insegna il rispetto di fronte ai bambini. In tutti loro è il Bambino di Betlemme che ci chiama in causa». Appello che, a detta dello stesso Ratzinger, coinvolgeva tutti i piccoli che nel mondo soffrono, subiscono abusi, non vengono fatti nascere, patiscono la miseria e la fame, vengono fatti combattere come bimbi-soldato. Questo condivisibilissimo messaggio stride però con quella che era stata l'attività di cardinale di Benedetto XVI. Non mi riferisco ai tanto sbandierati trascorsi nazisti che riguardano vicende di più di quarant'anni fa, bensì un epistola, pubblicata solo da un lustro, il cui messaggio è diametralmente opposto rispetto a quello lanciato durante la messa di Natale. Ne riporto i punti più salienti:


Epistula "De Delictis Gravioribus" del 18 maggio 2001 [*link]

[...]Summo Pontifici subiciendo conclusiones circa determinationem graviorum delictorum et modum procedendi ad sanctiones declarandas aut irrogandas, firma manente eiusdem Congregationis Apostolici Tribunalis exclusiva in hoc competentia[...] Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum. Haec tantum, quae supra indicantur delicta cum sua definitione, Congregationis pro Doctrina Fidei Tribunali Apostolico reservantur.[...] Notandum est actionem criminalem de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis praescriptione extingui decennio. Praescriptio decurrit ad normam iuris universalis et communis; in delicto autem cum minore a clerico patrato praescriptio decurrere incipit a die quo minor duodevicesimum aetatis annum explevit.[...]

+ JOSEPHUS Card. RATZINGER Praefectus

Per chi non dovesse aver dimestichezza con il latino, l'autore di questa epistola invita tutti i vescovi del pianeta a non testimoniare nei tribunali civili (pena la scomunica). Ovviamente erano compresi i processi in cui venivano mosse accuse di molestie sessuali su minore. Inoltre le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio ed è obbligatorio attendere 10 anni, da quando le vittime hanno compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse. L'autore di questa epistola è stato indagato negli USA per "Obstrucion of Justice", ma si è avvalso dell'immunità diplomatica [Verificabile consultando i "faldoni" del processo a Juan Carlos Patino-Arango].

"Dio mi liberi dalla saggezza che non piange, dalla filosofia che non ride, dall'orgoglio che non s'inchina davanti a un bambino", Kahlil Gibran da Massime Spirituali

2 commenti:

Nicolo' ha detto...

Anonimo il tuo messaggio su TFR e pensioni è molto interessante, ma cerca di riassumerlo in poche righe e fornire il link, altrimenti togli visibilità agli altri commenti. Grazie.

Anonimo ha detto...

L'attacco al Santo Padre in occasione del suo messaggio natalizio denota un insulso anticlericalismo e una certa ignoranza, come minimo del latino: il senso della "circolare" della Pontificia Congregazione per la Dottrina della Fede è stato strumentalmente frainteso. Lo scopo è quello di evitare che le inchieste su certi reati rimangano a livello locale. Non sta scritto da nessuna parte che i vescovi non possano testimoniare nei tribunali "civili", la scomunica rientra tra le possibili sanzioni per i colpevoli, sanzioni disposte dalla medesima Congregazione. Il tempo di dieci anni dal compimento della maggiore età non è la durata del segreto pontificio (che è analogo al segreto istruttorio in vigore per ogni tipo di procedimento giudiziario), ma quella della prescrizione per i reati sessuali su minore, a maggiore garanzia di quest'ultimo, dato che la prescrizione usuale è di dieci anni. Invocando nelle menti dei lettori lo Spirito di discernimento, saluto tutti cordialmente

SF
Cattolico Romano

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