1 dicembre 2006

Mai dire Brogli

(fonte: l'Unità - Marco Travaglio)

L’altra sera, a Porta a Porta, Gianfranco Fini festeggiava con l’insetto l’iscrizione di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani nel registro degl’indagati della Procura di Roma per diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. La qual cosa dimostrerebbe, ad avviso di Fini, che la videoinchiesta di Diario è una bufala. Elementare, Watson. A seguire fino in fondo il ragionamento di Fini, che ha portato in Parlamento dieci fra imputati e indagati, è come dire che An è un’associazione a delinquere. In realtà l’iniziativa della Procura di Roma, in linea con la migliore tradizione della casa, non implica nulla sul merito del dvd. Anche perché i pm han fatto sapere che non procederanno ad alcun riconteggio delle schede, nemmeno a campione, per verificare se la denuncia di Diario sia fondata o meno. Il che lascia prevedere che, alla fine, tutto si concluderà col peggiore degli esiti, il nulla di fatto: archiviati i due giornalisti, archiviati i presunti brogli e con gli eventuali autori. Pari e patta, come chiede a gran voce tutta la casta politica, da Bertinotti a Fini. In attesa del pareggio che fa contenti tutti (a parte, si capisce, i cittadini), lo strepitoso revival giudiziario degli anni 50, con i giornalisti indagati per un polveroso reato di opinione, lascia aperte due domande. La prima riguarda l’interpretazione piuttosto singolare che i pm romani danno dell’obbligatorietà dell’azione penale. Sotto la loro giurisdizione, sull’asse via del Plebiscito-Montecitorio (o, in alternativa) Palazzo Chigi, si agita un ometto di Stato che da undici anni non fa che parlare di brogli, cioè - nell’ipotesi dei sagaci pm capitolini - turba l’ordine pubblico con notizie false o esagerate o tendenziose. Con due differenze, rispetto a Deaglio e Cremagnani: lui i brogli li attribuisce alla sinistra; e non porta mai, a suffragio delle sue accuse, uno straccio di indizio. La prima volta fu quando perse le sue prime elezioni, le regionali del ’95, quelle delle bandierine di Emilio Fede: visto che gli exit-poll lo davano ben messo, mentre dalle urne uscì a pezzi, concluse che «la gente s’è sbagliata, erano giusti gli exit-poll» (26-4-95). Il 21 aprile ’96 fu raso al suolo da Prodi. E cominciò a ripetere che la sinistra gli aveva fregato un milione di voti. Nell’aprile 2001 inventò il broglio preventivo, annunciando che di lì a un mese la sinistra avrebbe imbrogliato sulle schede: «Già nel ’96 un milione e 171mila schede sono state distrutte. In Italia la sinistra ha una lunga tradizione di brogli» (14-4-2001). Alla vigilia delle ultime elezioni, l’ometto di Stato ricominciò a turbare l’ordine pubblico con notizie false e tendenziose, avvertendo i suoi seguaci che, «secondo mie informazioni, i professionisti della sinistra ci hanno sottratto circa un milione e 700mila voti» (ma non erano un milione e 100) e si accingeva a scippargliene almeno altrettanti il 9 e 10 aprile 2006. Perciò invitò alla vigilanza democratica e diede vita al «Motore Azzurro», affidato alle cure di un personaggio al di sopra di ogni sospetto: Dell’Utri. Perse le elezioni, cominciò a gridare ai «brogli della sinistra» prim’ancora di conoscere i risultati e rifiutò sempre, fino a oggi di riconoscere la sconfitta e la legittimità del governo Prodi. Ora, dovendo scegliere, chi è che turba di più l’ordine pubblico: due giornalisti che raccolgono indizi e fanno domande, o un ex premier con milioni di seguaci che li arringa con toni da guerra civile delegittimando tutte le istituzioni? Che c’è di più falso e tendenzioso di un presidente del Consiglio che, mentre deve assicurare la regolarità del voto, accusa l’opposizione di brogli che non possono essere avvenuti per la semplice ragione che non s’è ancora votato? Ma contro quest’ometto la Procura di Roma non ha proceduto ad alcuna iscrizione o interrogatorio, né si è mai sognata di chiedergli le prove di quanto va cianciando da undici anni. Strano, nevvero? La seconda domanda riguarda il mondo della cosiddetta informazione. Nei giorni scorsi abbiamo letto accorati appelli in difesa di un giornalista spione al soldo del Sismi e di vari giornalisti telecomandati da Moggi. Nulla di tutto questo, invece, per la tragicomica incriminazione di Deaglio e Cremagnani. Anzi, i noti garantisti Belpietro, Feltri, Ferrara e Vincino non hanno saputo trattenere un piccolo orgasmo. La prossima volta, prima di indagare sui brogli, converrà iscriversi al Sismi o alla Gea World. O più semplicemente alla P2, che si porta su tutto.

"La libertà è poter affermare che due più due fa quattro. Se ciò è garantito, tutto il resto segue", George Orwell

4 commenti:

LiberaMente ha detto...

...si sa, i politici possono fare o dire quello che vogliono (vedi Borghezio, Previti, etc....), ma se è un "normale" cittadino, va in galera o viene indagato in un attimo.

Loska ha detto...

che schifo di mondo...

felice iovino ha detto...

Sono capaci di tutto, non dimenticare che quella e`la mafia, ma in italia si sa, non abbiamo il parito dell`intransigenza.....
Che non appartiene a quel milione di collusi che sfilano a mo di carnevale per le vie di roma..
Propongo una lista, definitiva di giornalisti e magistrati che chiudono un occhio, di commentatori Tv, opinionisti, portaborse, portavoti, gente di Tv che fa finta di abbozzare continuando a sfruttare la situazione. Il mondo ha bisogno di una ripulita e questa ripulita va fatta cominciando ad essere davvero intransigenti contro questi esponenti mafiosi.
Sono mafiosi anche quelli che pur avendone il potere non lo esercitano togliendo l`informazione dalle mani di della `casa delle liberta mafiose e piduiste`. Quindi collusi anche Prodi e D`Alema....... Certo bisogna cominciare a pensare cosi. Il nano si e` messo in testa di risalire in Groppa e paga gli esponenti nazisti del parlamento europeo, strumentalizzando anche la morte della spia sovietica (prodi agente del KBG, altra bufala architettata, stavolta vogliono partire da fuori, addirittura dal parlamento europeo, pensando che un accusati del genere possa essere piu credibile se lanciata da fuori (vedi critiche intenazionali lanciate a SB da giornali americani surante il suo mandato).
MA Prodi era della DC!!!!!!!!!
In agente KGB nella Democrazia Cristiana? Puzza di caso Telecom, dove lo stile della macchietta BErlusconiana si invento i nomi dei presunti conti correnti dei collusi `Mortadella`, `cicogna` e `baffino`, inventati per l`occasione da fede o un altro libero pensatore sul suo libro paga.....

La rana e` cotta, e noi dobbiamo cominciare ad essere intransigenti.

Anonimo ha detto...

La cosa che mi ha lasciato più incredula e disgustata è stato vedere un'intera MANDRIA in completo visibilio ad ogni parola che lo "psiconano" (riprendendo l'epiteto usato da Beppe Grillo) gridava a gran voce...
Ma, Cristo, com'è possibile che ci sia così tanta gente che non si rende conto??
Il loro cervello deve averli completamente abbandonati fuggendo il più lontano possibile nel momento in cui Silviozzo ha gridato a gran voce di fermare questa sinistra "ESTREMA" che si basa sull'ideologia "PERVERSA" del comunismo (questa è stata una delle mille frasette preconfezionate che mi hanno fatto accapponare la pelle...)
Altra cosa che mi ha turbato non poco è stato sentire uscire dalla sua bocca circa un trilione di volte le parole "libertà", "democrazia" e "abbattiamo il regime"
Ma da che pulpito...
...e quante bandierozze della fiamma tricolore che venivano sbandierate in quei momenti......
Ok che l'Italia è il paese delle contraddizioni per antonomasia, ma a tutto c'è un limite!!
-Anna-

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