17 dicembre 2006

Urge vocabolario!

(Estratto da "La scomparsa dei fatti" di Marco Travaglio, Il Saggiatore, pagg. 320, 2006)

Se le notizie fanno paura, le parole che le raccontano ne fanno ancor di più. In fondo è la parola che si conficca nella memoria e aiuta a ricordare questo o quel fatto, richiamandolo come il sibilo agli ultrasuoni che fa scattare il cane. Così – l’abbiamo visto per la guerra e per la pace – le parole diventano più importanti dei fatti. Perché, giocando con le parole, si possono manipolare i fatti e, alla fine della catena, tutta la memoria collettiva.Non siamo più d’accordo nemmeno sul dizionario della lingua italiana. Anzi, svuotiamo o ribaltiamo il significato delle parole per nascondere meglio i fatti, o semplicemente per pigrizia, perché tutti fanno così e pare brutto disturbare i manovratori. Chiamiamo pace la guerra e guerra la pace. Chiamiamo dopoguerra una situazione in cui si spara e si muore più che in guerra. Chiamiamo terroristi i guerriglieri iracheni o afghani che combattono armi in pugno contro le truppe che hanno occupato il loro paese, solo perché le truppe sono anche nostre, o comunque «amiche », senza riuscire nemmeno a distinguerli dai veri terroristi, che mirano a obiettivi civili (come peraltro fanno i nostri alleati a Falluja con le bombe al fosforo). Se invece ci occupiamo del Darfour, allora nessun dubbio sul fatto che siano tutti guerriglieri e partigiani, anche se ricorrono a metodi che in Iraq e in Afghanistan, dove ci siamo noi, chiamiamo frettolosamente terroristici.

[…]Come possiamo vivere insieme e sentirci comunità se non abbiamo più nemmeno un linguaggio comune? Da anni, ormai, chiamiamo «esule» il latitante Craxi. Chiamiamo «assolti» (cioè innocenti) i prescritti (cioè i colpevoli che la fanno franca). Chiamiamo «presunte tangenti» anche quelle consacrate da sentenze definitive di condanna. E «processi politici» i processi ai politici accusati di delitti comuni come la corruzione e la concussione. E «giustizialisti» (come i seguaci di Juan Domingo Perón) coloro che chiedono semplicemente giustizia, certezza della pena e una legge uguale per tutti, cioè i veri garantisti (cose che capitano in un paese che confonde Cesare Beccaria con Cesare: Previti). Chi difende l’indipendenza della magistratura dal potere politico, invece, è chiamato «giacobino», anche se i giacobini teorizzavano la sudditanza della magistratura al potere politico, mentre chi chiedeva magistrati indipendenti erano semmai i girondini. Chiamiamo «riformisti» strani personaggi che non hanno mai fatto né proposto uno straccio di riforma, ma in compenso predicano eternamente il dialogo, anzi l’inciucio con Berlusconi, e non si capisce che c’entri tutto questo col riformismo. Invece Rosi Bindi, autrice di una delle pochissime riforme degne di questo nome degli ultimi dieci anni, quella della sanità, passa per un’antiriformista «estremista» e «radicale». E così altri due riformisti ultramoderati, ma?, come Nanni Moretti e Giorgio Cofferati. In compenso Berlusconi e Bossi, cioè gli estremisti più autoritari ed eversivi mai visti in una democrazia, rappresentano il polo «moderato» e «liberale». Chiamiamo «demonizzatori» o «apocalittici» quanti hanno descritto e denunciato, insieme a tutto il mondo libero, il conflitto d’interessi illiberale del Cavaliere, il suo abuso delle televisioni, le sue censure di regime e le sue leggi d’impunità su misura: la semplice descrizione quotidiana delle mostruosità del quinquennio 2001-2006 è divenuta «antiberlusconismo», allarmando chi pensa che l’informazione e la satira debbano «moderare i toni» e l’opposizione non debba opporsi troppo. Si sono persino inventate categorie sconosciute in qualunque altro paese, con luoghi comuni e frasi fatte utili a squalificare in partenza chiunque chiami le cose con il loro nome: chi chiedeva l’intervento del Quirinale, supremo garante della Costituzione, contro le continue violazioni costituzionali, veniva accusato di «tirare per la giacchetta il capo dello Stato». E chi, da posizioni liberali, o cattoliche, o azioniste, o socialdemocratiche restava coerente con se stesso e teneva la schiena dritta senz’accettare i continui fatti compiuti, veniva ipso facto annesso alla «sinistra radicale» dell’«estremismo» e del «massimalismo». Ora, poi, chiamiamo «girotondi» le manifestazioni organizzate dai partiti del centrodestra contro il governo Prodi e a favore di sua maestà Berlusconi, mentre i girotondi erano movimenti spontanei e autorganizzati della società civile, al di fuori dei partiti, contro un governo che sgovernava e un’opposizione che non si opponeva. Chiamiamo «genitori adottivi» i coniugi di Cogoleto che hanno rapito e subornato Maria, la bambina bielorussa loro affidata «affido», ma un semplice «percorso di accoglienza» temporaneo). Chiamiamo «nonne» le madri della coppia che, con la complicità di alcuni preti, hanno tenuto la piccola segregata per tre settimane in un convento della Val d’Aosta in barba a tutte le leggi italiane e internazionali. E chiamiamo «atto d’amore» quello che giustamente Massimo Fini, sul Giorno, ha chiamato «una cinica e brutta partita giocata sulla pelle di una bambina da una coppia sterile che ha introiettato il credo che avere un figlio sia un “diritto” e uno status symbol irrinunciabile». Il tutto per nobilitare o giustificare un vero e proprio sequestro di minorenne con plagio, che lascerà tracce indelebili sulla psiche della bimba, addirittura indotta a esibirsi in un video alla al-Zarqawi in cui chiedeva di «tornare da mamma e papà» (che non sono i suoi, non sono tali), dava in escandescenze e minacciava un suicidio che qualcuno le aveva sciaguratamente suggerito per forzare la mano alle autorità e ottenere un’adozione non dovuta e nemmeno prevista. Ma come possiamo raccontare i fatti, se non siamo più d’accordo sulle parole?

"Le parole sono la più potente droga usata dall'uomo", Rudyard Kipling

2 commenti:

Carlo ha detto...

"When I use a word," Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone, "it means just what I choose it to mean -- neither more nor less."

Lewis Carrol, Through the Looking-Glass

Anonimo ha detto...

Sono pienamente d'accodo...anch'io ho fatto un post dedicato a questo libro...magari i giornalisti italiani avessero tutti i cog...ni di travaglio...
passo
http://liberareilpensiero.blogspot.com/

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