7 marzo 2012

Responsabilità e Proprietà Privata

Risulta sempre interessante spiegare quali siano i benefici della libertà, della proprietà privata e del libero mercato attraverso esempi tratti dalla vita quotidiana a coloro che pensano che lo Stato debba essere una balia pronta a risolvere qualsiasi genere di problema. L'articolo che segue, scritto da David Greenwald, la cui traduzione completa è disponibile su L.V. Mises Italia, è un valido contributo per perseguire questo obiettivo e risulta anche interessante dal punto di vista educativo.


In una recente conversazione riguardante il riscaldamento globale, il mio interlocutore, un vecchio amico che è professore di scienze Nord Americane presso una facoltà tedesca, ha opinato che i climatologi sarebbero degli "irresponsabili" se contraddicessero la versione ufficiale secondo cui il cambiamento climatico sarebbe un disastro per la razza umana se non venissero tirate le redini dell'industria capitalista. Questo mi ha fatto pensare al significato della parola "responsabilità" e come viene utilizzata nel linguaggio di tutti i giorni.


Essendo io stesso un insegnante, per prima cosa ho pensato a come viene utilizzata dai docenti nei confronti degli studenti. Molto spesso essa acquisisce semplicemente il sinonimo di obbedienza: uno studente è irresponsabile se non segue le direttive dell'insegnante. Mi sembra lo stesso significato con cui il mio amico stava usando questa parola. Secondo il suo punto di vista, la posta in gioco per l'umanità è semplicemente troppo alta affinché la comunità scientifica possa tollerare qualsiasi genere di dissenso riguardo il cambiamento climatico. La questione è stata risolta da un plebiscito di scienziati governativi. Tutti i climatologi "responsabili" erano completamente d'accordo su ciò e coloro che hanno osato sfidare l'ortodossia erano colpevoli di una violazione dell'etica professionale. Webster definisce la responsabilità come la qualità o lo stato d'essere "soggetto ad essere chiamato in causa come la causa primaria, il motivo o l'agente" di una particolare azione o circostanza. Quando viene identificato con l'obbedienza o la sottomissione, il concetto diventa contraddittorio: uno non può essere la causa primaria, il motivo o l'agente di un'azione che uno è stato costretto a commettere dai propri superiori, come il cliché a discolpa degli ufficiali nazisti ("Stavo solo seguendo gli ordini!") suggerisce.


La responsabilità significa che si è responsabili delle proprie azioni, ma ciò è impossibile se l'autorità che prende le decisioni non coincide con l'agente stesso. Nel suo senso completo, la responsabilità significa l'accettazione da parte dell'agente del completo peso delle sue responsabilità, una consapevolezza che non può essere scaricata, per così dire, ma egli da solo deve sopportare il peso morale delle conseguenze della sua azione. Una società con dei cittadini responsabili, quindi, non è una in cui le masse giocano a seguire il leader; piuttosto, è una in cui, come regola, l'individuo non compie nessun tentativo di scaricare la responsabilità delle proprie decisioni a qualcun altro, e nemmeno afferma il diritto di altri nell'alleviarlo da ciò. La responsabilità è inoltre associata a qualità come la maturità, l'autocontrollo e l'autonomia intellettuale, mentre si scontra con la dipendenza, la sottomissione e la conformità sociale. Per questo motivo nella filosofia libertaria i concetti di libertà e responsabilità vanno necessariamente a braccetto, e perché Viktor Frankl ha affermato che la Statua della Libertà di New York dovrebbe essere compensata da una Statua della Responsabilità in California.


Questo solleva un'interessante questione: come fanno esattamente le persone ad imparare ad essere responsabili? La psicologia comportamentale offre una perspicace risposta. L'esempio paradigmatico, che ho incontrato per la prima volta durante la formazione degli insegnanti circa 20 anni fa, è il modo in cui i genitori effettivamente insegnano ai propri figli ad essere responsabili con la più vilipesa di tutte le risorse, il denaro. Questo esempio mi ha impressionato molto prima di sapere cosa fosse il libertarismo, e mi ha preparato alle teorie concettualmente più inebrianti dell'economia Misesiana e dell'anarchismo Rothbardiano.  Essendo semplice, universale e molto umana, in diverse occasioni mi ha aiutato a persuadere alcuni dei miei conoscenti più di sinistra nell'ammorbidire la loro posizione nei confronti del libero mercato.


Allenamento di Responsabilità


Secondo la psicologia comportamentale, i genitori che impartiscono ai figli lezioni difficili e talvolta dolorose riguardo la responsabilità finanziaria sono coloro che spesso creano situazioni in cui prima i bambini prendono decisioni riguardo il denaro e poi ne subiscono le conseguenze. I genitori devono, in altre parole, iscrivere i loro piccoli tesori alla scuola dei duri. Per fare questo bisogna fissare tre condizioni e seguire rigidamente:




  1. I bambini devono ricevere una paghetta periodica, precisamente quantificata. (L'ammontare deve essere sufficiente a coprire tutte le spese regolari e ricorrenti, ad esempio i soldi per il pranzo scolastico, più forse uno o due modesti lussi appropriati per l'età, come un gioco nuovo o un viaggio alla gelateria)
  2. I bambini devono avere la libertà di spendere i soldi senza condizioni, interferenze da parte dei genitori o punizioni a fatto compiuto (stiamo supponendo che a un bambino di sei anni non venga data una somma sufficiente affinché compri cocaina, armi semiautomatiche, ecc.)
  3. Quando i soldi sono finiti, sono finiti - tutto il piagnucolare, il brontolare e i giocattoli lanciati devono essere trascurati.
Queste tre condizioni sono tutte essenziali per il successo del programma, come molti esasperati padri e madri hanno scoperto. Il motivo è semplice: imparare ad essere responsabili comporta sia il pieno controllo di una risorsa (possesso) che dei chiari e definiti limiti naturali (costo opportunità). Se il possesso è assente, il bambino non imparerà la responsabilità finanziaria perché le decisioni riguardo l'allocazione del denaro non saranno completamente sue; senza il costo opportunità le decisioni di spesa del bambino, sebbene forse completamente sue, non produrranno alcuna conseguenza da cui potrà imparare niente.


L'applicabilità di questo stratagemma pedagogico alla naturale evoluzione morale di una società diventa chiaro quando viene inserito in un contesto di un mercato funzionante senza ostacoli in un quadro chiaramente stabilito di diritti inviolabili (legalmente) di proprietà individuale. Se al figlio del nostro esempio viene data una paghetta appropriata al proprio stadio di sviluppo, in un mercato libero ogni cittadino riceve una remunerazione commisurata al suo contributo alla produzione economica. Come il bambino è libero di spendere il proprio denaro come preferisce, allo stesso modo il cittadino è libero di disporre dei propri guadagni in qualsiasi modo sceglie, che sia un imprenditore, un investitore o un consumatore. E infine, nello stesso modo in cui il bambino è stato costretto, non dall'intervento di una figura autoritaria, ma dalla limitatezza dei suoi guadagni e dal bisogno di considerare i risultati e fare scambi, allo stesso modo il membro adulto di una società libera deve imparare a fare calcoli simili e compromessi quando si trova di fronte ai limiti delle sue risorse e dai confini tra la sua proprietà e quella dei suoi vicini.


Questi, quindi, sono i pre-requisiti per poter inculcare il concetto di responsabilità ai giovani e in maniera più estesa, per la proliferazione della responsabilità all'interno della società. Come quei cespugli di rose la cui crescita richiede sia il suolo che l'impalcatura, la responsabilità ha poche possibilità di svilupparsi completamente senza la libertà di negoziare e prendere decisioni autonomamente all'interno di un contesto di vincoli benigni (non coercitivi).


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