6 giugno 2006

Conflitti dimenticati/2

(fonte: malberizzi@corriere.it)

Avrei preferito riniziare la mia attività di blogger con una notizia più "soft", ma il susseguirsi degli eventi mi ha portato, dopo una riflessione personale, a scegliere di pubblicare questa notizia, in quanto mi ero prefissato di seguire da vicino un conflitto dimenticato dalla stragrande maggioranza dei cittadini del mondo occidentale. Mogadiscio è caduta. Le milizie islamiche all'alba hanno preso il controllo della capitale somala. Dopo lunghe trattative che sono durate tutta la notte, il comandante Gram Gram, capo degli irregolari del signore della guerra Mohammed Qanyare Afrah si è arreso senza combattere e ha consegnato alle Corti Islamiche 25 veicoli e soprattutto, l’aeroporto di Dainyle. Gli uomini di Gram Gram hanno deciso di arrendersi per evitare un bagno di sangue e soprattutto dopo che Qanyare, vista le continue batoste prese dai suoi amici dell’Alleanza per la Restaurazione della Pace e contro il Terrorismo, ieri sera era scappato dalla sua residenza, e si era rifugiato, probabilmente, a Johar. Domenica pomeriggio i miliziani delle Corti islamiche avevano preso possesso di Balad, roccaforte del signore della guerra Mussa Sudi Yalahow, un altro leader dell’Alleanza, a una quarantina di chilometri dalla capitale. Ora i gli uomini delle Corti Islamiche, guidati da Shek Sherif Shek Aden (il capo spirituale della Somalia, quello che era il Mullah Omar per l’Afghanistan) puntano a ripulire le ultime sacche di resistenza: i quartieri in mano a Bashir Rage, e a Omar Finish. Poi guarderanno a Johar, sede del potente signore della guerra Mohamed Omar Habeb (detto Mohamed Dhere), che può contare su una milizia ben armata e ben equipaggiata e dove si sono rifugiati sia Qanyare Afrah, sia Mussa Sudi. Mohamed Dhere venerdì aveva ricevuto una delegazione di americani con il quale aveva discusso la strategia per bloccare le corti e sabato era volato ad Addis Abeba per consultarsi con i suoi alleati etiopi. Ma sembra che la capitolazione di Johar sarà negoziata e senza combattimenti. I miliziani dell’Alleanza non hanno più intenzione di combattere ma di trattare prima di vendersi al nemico. Esattamente come è accaduto in Afghanistan ai tempi dei talebani. Quelle che erano considerate le roccaforti dei signori della guerra sono venute giù una per una semplicemente perché chi le teneva ha cambiato bandiera. Dopo aver conquistato Johar gli islamici, per la maggior parte della cabila Hawiya, dovranno confrontarsi con il Governo Federale di Transizione guidato dal migiurtino Abdullahi Yussuf. A Nairobi le previsioni si sprecano: c’è chi sostiene che gli islamici sono pronti ad accordarsi con Abdullahi che garantirebbe la continuazione dei loro traffici e chi invece ritiene che gli islamici chiederanno la resa anche del governo. Un governo che solo un paio di Paesi riconoscono ma che ha il sostegno di buona parte della comunità internazionale (solo gli americani hanno preferito affidare le loro sorti ai signori dell'Alleanza ora sconfitti). Se i fondamentalisti chiederanno al governo di sciogliersi, Abdullahi Yussuf sarebbe costretto a ritirarsi di nuovo nei suoi territori del nord, lasciando tutto il sud della Somalia in mano agli islamici. Per altro sembra che uno dei leader storici degli islamici, lo sceicco Hassan Daher Awes, abbia chiesto al governo di entrare al posto dello sconfitto Qanyare Afrah, che era ministro della sicurezza nazionale nel governo di Abdullahi. Dunque la situazione è assai confusa e solo nei prossimi giorni si potrà capire qualcosa di più. Infine ci si domanda con apprensione cosa faranno gli americani e gli etiopi. Possono permettersi un Paese talebanizzato? Gli americani sono convinti, a torto o a ragione, che la Somalia diventerà un nuovo Afghanistan dove ci sarà qualcuno pronto a organizzare un nuovo 11 settembre.

Approfondimenti:

"Ovviamente, la gente non vuole la guerra. Perché mai un contadino pezzente dovrebbe rischiare la vita in guerra quando il massimo che ne può ottenere è tornare alla sua fattoria tutto intero. Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né America, e per quello neanche in Germania. Questo è ben chiaro. Ma, dopo tutto, sono i capi della nazione a determinarne la politica, ed è sempre piuttosto semplice trascinare la gente dove si vuole, sia all'interno di una democrazia, che in una dittatura fascista o in un parlamento o in una dittatura comunista. [...] La gente può sempre essere condotta ad ubbidire ai capi. È facile. Si deve solo dirgli che sono attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualunque paese.", Hermann Wilhelm Göring

3 commenti:

Beppone ha detto...

Grande rientro invece.
Il tuo post è di una lucidità terrificante e la citazione, se mi permetti, la farò mia in un post.
Grazie Nicolò e ben tornato!

giuseppe galluccio ha detto...

A me risultano cose un pochino diverse!!
Giuseppe Galluccio
martedì, 06 giugno 2006

http://kelebek.splinder.com/

Liberi!

Da ieri, la Somalia è un paese libero e democratico.

Libero dalle interferenze straniere, libero dai signori della guerra.

E' un paese che è in guerra da quasi trent'anni, da quando il dittatore Siad Barre invase l'Etiopia in una guerra che durò ben 11 anni, seguita da tremendi massacri interni e poi dalla fine del regime. Una fine che è stata seguita da quindici anni di scontri armati tra i cosiddetti "signori della guerra", diciassette capi clan e trafficanti di droga che non hanno nulla da invidiare a Cutolo o Riina, con l'intervallo di un'invasione statunitense (ma anche italiana) spettacolar-umanitaria che ha lasciato sul terreno qualcosa come 20.000 morti: il 3 ottobre del 1993, gli americani massacrarono qualcosa come 1.000 persone a Mogadishu. (http://www.refuseandresist.org/resist_this/041998somalia.html) A cui hanno fatto seguito inondazioni, carestie, l'isolamento internazionale e - quest'anno anche una grave siccità.

Nel frattempo, continua a riprodursi quello che viene chiamato un "governo somalo", che si è ricostituito ben quindici volte, e il cui funzionamento mi venne spiegato qualche mese fa.

Esiste infatti un gruppo di somali che vive in vari paesi cosiddetti occidentali, in massima parte anziani ex-funzionari del regime di Siad Barre che vivono con i soldi che sono riusciti a portare in tempo all'estero, oppure vendendo immaginifici titoli nobiliari. Quando questi signori identificano un somalo che abbia fatto soldi in qualche paese europeo, oppure negli Stati Uniti, gli propongono di diventare Presidente della Somalia per un breve periodo, in cambio di una parte consistente delle sue ricchezze: l'incarico, anche se costoso, è certamente utile per gli affari, e ha come unico aspetto negativo il fatto che il neo-presidente deve vivere per un periodo in un albergo di lusso in Kenya.

Da alcuni anni, è nato un movimento di resistenza, che si rifà all'esigenza fondamentale dei somali: quello di avere un minimo di certezza di non venire rapiti o assassinati per strada. Questo movimento si può qualificare come realmente democratico, perché esprime quello che vuole il demos, cioè le persone che non hanno carri armati o conti in banca all'estero.

Non ha bisogno di istituzioni o di orpelli, ma di giustizia, e quindi si manifesta proprio attraverso assemblee locali, nella tradizione africana, scuole, assistenza medica e tribunali. Che applicano, e la cosa è ovvia, il diritto islamico, che tutti conoscono e accettano. Sicuramente, tra poco le stesse persone che chiedono la pena di morte in Italia cominceranno a raccontarci, scandalizzate, storie di fustigazioni in piazza di ladri.

Il Washington Post ha recentemente rivelato http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/05/16/AR2006051601625.html) (come gli Stati Uniti abbiano appoggiato, (http://www.jamestown.org/terrorism/news/article.php?articleid=2370011) contro questo "Movimento dei tribunali", i signori della guerra, i quali hanno saputo riciclarsi come Anti-Terrorism Alliance.

Godiamoci quindi la bella notizia, tratta da un dispaccio dell'ANSA di ieri.

Alla faccia dell'Impero, dei razzisti, dei signori della guerra e della sinistra politicamente corretta.
MOGADISCIO - Le Corti islamiche di Mogadiscio hanno stamane formalmente proclamato la loro vittoria nella battaglia di Mogadiscio, precisando di non aver alcuna intenzione di portare avanti i combattimenti, bensì solo quella di far regnare sicurezza e pace nella capitale somala. Dove quindi, poiché questa era l'intenzione dichiarata delle Corti, entrerà anche in vigore la 'sharia', la legge coranica.
I miliziani islamici hanno combattuto duramente contro quelli legati ai signori della guerra, riunitisi il 18 febbraio scorso nell'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo, fortemente sponsorizzata da Washington. Una battaglia quasi senza tregua dalla fine di febbraio, che ha causato tra i 350 ed i 400 morti, e più di 1.500 feriti, in larga maggioranza civili.
La battaglia di fatto si è conclusa ieri con uno sfondamento completo degli islamici sul fronte nord, mentre le truppe dell'Alleanza si sono sbandate.

Anonimo ha detto...

Mah... sinceramente non credo che gli states aspetteranno molto ad agire per rafforzare la forza armata dei singori della guerra che si oppongono alle Corti Islamiche somale.
Cosa vuoi che siano 21 camionette ?
Per il momento hanno preso il controllo le Corti Islamiche, e forse dietro ci sono anche elementi riconducibili ad Al Qaeda, ma non è detto (anche se gli americani lo grideranno subito come scusante per il loro intervento logistico).
Certo è che agli states occerrerà ben poco per continuare a mantenere una situazione di continua guerra in Somalia.
Del resto è da molto che gli states ci marciano sopra e così anche le frange estremiste islamiche alla al qaeda.
Tutto a svantaggio di una popolazione somala devastata da una guerra senza fine.
Potrebbero essere le ceneri da dove si può rialzare l'Onu, nonostante la disastrosa missione precedente. Se l'Onu si dedicasse ad affrontare ed a risolvere i casi di Somalia e Sahara Occidentale, senza fare sconti ed utilizzando forze di pace non compromesse (come usa, italia, gb, francia), allora forse si potrebbe ripensare ad un governo mondiale che possa sostituire questo nuovo impero americano

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