18 febbraio 2008

Strage in Illinois: l'ennesima coincidenza

Il 14 febbraio scorso Stephen Kazmierczak, un 27enne, armato con due pistole ed un fucile, ha ucciso sei persone e ne ha ferite 15, durante una lezione in un'aula affollata della Northern Illinois University per poi togliersi la vita. Si trattava di uno studente modello, laureato e che stava seguendo un dottorato all'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign. Qualcosa però aveva cambiato il carattere del giovane: un paio di settimane fa il giovane aveva smesso di prender farmaci e il suo comportamento era diventato instabile, come riporta l'Abc:
behavior had become erratic, according to [NIU campus Police Chief Donald Grady], and it is believed the Kazmierczak had stopped taking his medication. The chief declined to specify the type of medication the gunman was on.
Fattore che lo accomuna agli altri celebri serial killer della Columbine, della Virginia Tech e della Red Lake High School (si legga "Secondo emendamento e psicofarmaci"). La questione non è assolutamente secondaria, in quanto, come riporta la rivista medica PLoS Medicine il legame tra la somministrazione di psicofarmaci e il comportamento violento è piuttosto stretto:
“Recent regulatory warnings about adverse behavioral effects of antidepressants in susceptible individuals have raised the profile of these issues with clinicians, patients, and the public. We review available clinical trial data on paroxetine and sertraline and pharmacovigilance studies of paroxetine and fluoxetine, and outline a series of medico-legal cases involving antidepressants and violence

Dello stesso avviso è il Dr. Peter Breggin, che nella pubblicazione "The Antidepressant Fact Book", afferma che interrompere una cura a base di antidepressivi può essere tanto pericoloso quanto iniziarla, poichè l'assunzione di psicofarmaci comporta reazioni psichiche violente. La carneficina perpetrata da Kazmierczak, oltre ad essere l'ennesimo caso che lega l'assunzione di antidepressivi alle sparatorie universitarie, avviene anche in un momento topico: i giudici di Washington si pronunceranno il mese prossimo su un caso che riguarda la legittimità costituzionale del porto d’armi, un diritto sancito in modo netto dal Secondo emendamento alla Costituzione [*1].

2 commenti:

Marco ha detto...

Se posso aggiungere una considerazione, almeno in questo caso non si è data la colpa ai "videogiochi violenti" come accaduto nel caso del massacro al Virginia Tech.
In quel caso i giornali pubblicarono la notizia che l'autore del gesto fosse un accanito giocatore di Counter Strike.
La perquisizione della polizia rivelò in realtà che non c'era traccia di giochi nella sua stanza, e inoltre il compagno di stanza dello studente riferì di non averlo mai visto giocare.
Da quel momento ho iniziato a informarmi sulla correlazione tra videogiochi e violenza, giungendo alla conclusione (anche grazie allo studio del 2007 del dottor Ferguson) che si tratta solo di uno specchietto per le allodole.
Forse si vogliono coprire le cause reali di questi gesti?

Ne ho parlato qui: Videogiochi e violenza

libertyfighter ha detto...

Interessantissima correlazione.
Grazie di averla portata alla mia attenzione.
Per quanto riguarda la presunta correlazione tra videogiochi e violenza invece,sono daccordo con Marco.
Tutte idiozie. Come quelle che negli anni 90 ruotavano attorno ai fumetti violenti.

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