11 giugno 2010

Il mito della Sovrappopolazione

Le lamentele sulla sovrappopolazione umana sono inziate quasi un secolo fa e periodicamente vengono riproposte. Pensare che l'aumento della popolazione, piuttosto che una scarsa capacità produttiva, sia la causa della fame nel mondo è semplicemente insensato. L'aumento nei livelli di vita permesso dalla divisione del lavoro e dal libero mercato hanno consentito una rapida moltiplicazione della popolazione a livelli di vita ancora più elevati rispetto ai precedenti. L'elemento curioso di questo genere di problema è che coloro che identificano nella sovrappopolazione una reale minaccia sono sempre necessari, mentre gli "uomini in eccesso" sono sempre altri. In rete uno dei migliori siti che garantisce un approccio immediato alla questione è overpopulationisamyth.com, in cui attraverso video e brevi faq viene affrontato l'argomento. Ne propongo uno, con riferimenti al grande pensatore Malthus, segnalato da TheDiamondAge:




Vi è però sempre spazio per ulteriore stupore. In Australia recentemente è stato introdotto il Ministro della Popolazione. Ecco un articolo di Tim Blair che affronta la questione della sovrappopolazione nel paese dei canguri. Se siete già in vacanza per via dell'atmosfera estiva e del weekend ormai alle porte vale la pena almeno di dare un'occhiata ai titoli del NYT, che forniscono spunti sia circoscritti a questo argomento che per questioni ben più grandi. Buona lettura:
Nella storia del nostro pianeta non un signolo essere umano è mai morto di sovrappopolazione.

Un gran numero di persone non è mai il problema. Poco cibo e poca acqua, d'altra parte, vi uccideranno. Le due circostanze non sono correlate. La disponibilità di risorse dipende dallo sviluppo economico piuttosto che dal numero di persone che dividono un determinato spazio. Se le cose stessero diversamente, Sydney sarebbe piena zeppa di cadaveri scheletrici, mentre i nomadi Tuareg dell'Africa sarebbero conosciuti come i Ciccioni del Sahara. Cinque milioni di persone chiuse in una vecchia colonia penale prospereranno se avranno accesso a risorse che possono sostenere cinque milioni di persone.

La sovrappopolazione potrebbe essere il più grande non-problema degli ultimi cento anni, a meno che non si tenga in considerazione quella birichinata del global warming. Ma siamo solo a pochi mesi di distanza dall'elezione federale in cui la sovrappopolazione - nella gigante Australia, che ha una popolazione di soli 22 milioni di individui - è un problema. Entrambi i principali partiti cercano di far fortuna grazie alle paure della popolazione. In aprile, Tony Abbott ha promesso di mantenere la popolazione sotto i 36 milioni fino al 2050. "Le grandi città australiane sono soffocate dal traffico e l'ecosistema australiano è sotto pressione ovunque", ha affermato il leader Liberale, che ha tre figlie. Una facile soluzione alle preoccupazioni di Abbott: costruire più città, periferie, strade e dighe. Lo sviluppo funziona. Ha funzionato ovunque. Gli australiani preoccupati di 36 milioni di persone considerino che il numero degli americani nati tra il 1960 e il 1970 è maggiore dell'intera popolazione australiana attuale. Infatti, la popolazione negli Stati Uniti era più grande nel 1850 rispetto alla nostra attuale. Loro hanno semplicemente aggiunto nuove città, compresa Miami (pop. 5,4 milioni) e Las Vegas (pop. 1,8 milioni).

Accidentalmente, persino con una popolazione di 300 milioni di unità, solo il 7 per cento circa della terra negli Stati Uniti è sviluppata. L'estensione dello sviluppo in Australia è notevolmente inferiore. Il nostro povero, fragile ecosistema, Gaia benedicilo, dovrebbe essere all'altezza di far fronte a pochi altri di noi. Kevin Rudd - due figli, una figlia - è attento al panico della popolazione. Due mesi fa egli ha eletto Tony Burke - tre figlie - come primo ministro della popolazione in Australia, per via di "preoccupazioni legittime" riguardo la crescita della popolazione. Rudd è arrivato a questa decisione secondo il suo solito famoso metodo: una completa capriola a 180 gradi. Nell'ottobre scorso, Rudd affermò a The 7.30 Report che non avrebbe fatto "le proprie scuse per una grande Australia... penso che sia una buona notizia che la nostra popolazione stia crescendo."

Prendiamo l'elezione di un ministro della popolazione come delle scuse. Potete anche comprendere la preoccupazione del Primo Ministro per un'Australia più grande. Meno australiani ci sono, meno persone possono rimanere disilluse da lui. La fobia della popolazione è relativamente recente in Australia, ma è un argomento centrale da decadi nei mercanti internazionali di panico. Biasimo il New York Times, che nei tempi passati erano il mezzo dell'agenda globale. I lettori più giovani non mi crederanno, ma era così che funzionava: il New York Times stampava qualcosa e ovunque i media seguivano questa guida. Eravamo ingannati da un'ingerenza Manatthanocratica. Ecco alcuni articoli del Times sui problemi della popolazioni pubblicati negli anni:

1923: "L.L. Williams, MP, spinge i britannici a rimanere celibi per tagliare la sovrappopolazione e la disoccupazione..."

La popolazione dell'Inghilterra era di appena 35 milioni. Ora è oltre i 61 milioni. I britannici hanno evidentemente capito che il matrimonio non fosse necessario per generare figli.

1924: "Il mondo potrebbe ricorrere al controllo delle nascite, per prevenire guerre causate dalla sovrappopolazione e dai tentativi di conquistare territori per soddisfare le richieste della popolazione..."

Non è ancora successo, a meno che i territori presi in Queensland dai residenti di Sydney siano da considerarsi un atto di guerra.

1936: "Le emigrazioni di massa come soluzione al problema degli ebrei in Polonia è richiesto dal Ministro degli Esteri."

Il New York Times utilizzava l'espressione "Problema Ebreo". I termini Emigrazione di massa tristemente seguivano

1936: "La popolazione mondiale si sta avvicinando al picco... scienziati affermano che nel 2100 raggiungerà il punto più alto a quota 2.645.500.000"

Oggi siamo attorno ai 6,7 miliardi. Questi tizi non ci sono andati nemmeno vicino.

1942: "la Sovrappopolazione in Giappone e negli altri paesi dell'asse [è] un ostacolo alla pace futura permanente"

La popolazione del Giappone quando ci fu l'attacco a Pearl Harbor era di 73 milioni. Non hanno iniziato una guerra da quel momento, nonostante la popolazione attuale sia di 128 milioni.

1951: "Gli scienziati hanno fatto inventario di ciò che la scienza ha scritto negli ultimi 100 anni e hanno previsto un tetro futuro per la razza umana nel prossimo secolo. Hanno collegato questa previsione alla sovrappopolazione ..."

Forse il problema è che ci sono troppi scienziati

1969: "Un consigliere fidato del Presidente Nixon è stato informato dagli scienziati che... il controllo delle nascita deve essere reso obbligatorio per evitare il caos della sovrappopolazione globale."

La popolazione globale è raddoppiata rispetto al 1969. Sembra che abbiamo perso l'occasione di sterilizzare milioni di hippies.

1972: "Trentatré scienziati di fama ci hanno avvertito che per evitare una catastrofe ambientale mondiale la Gran Bretagna deve smettere di costruire strade, tassare l'uso dell'energia e delle materie prime e eventualmente dimezzare la popolazione."

Non una cattiva idea, se si pensa ad alcune persone nate in Gran Bretagna dopo il 1972. Ma non abbiamo ancora avuto nessuna catastrofe mondiale. E non ci siamo nemmeno vicini, secondo Matt Ridley (britannico, ma nato prima del 1972). Il suo ultimo libro, The Rational Optimist: How Prosperity Evolves, è un'emozionate chiamata alle armi per tutti coloro che sono convinti che stiamo per morire.

"Immaginare una catastrofe imminente è un'usanza quotidiana che ho avuto per tutta la mia vita" Ridley ha affermato in un'intervista pubblicata settimana scorsa. "Quando stavo diventando un adulto c'era Silent Spring di Rachel Carson che mi preoccupava riguardo il DDT e tutti gli altri composti chimici, e su come avrebbero causato un'epidemia di cancro. Poi ci fu la paura riguardo la popolazione. Poi l'esaurimento del petrolio. Poi le piogge acide. Poi il virus dell'ebola. Poi il riscaldamento globale. E così via..."

E adesso siamo preoccupati di qualche persona in più in Australia.
Se siete ancora sconvolti riguardo il problema della sovrappopolazione e se pensate di essere intellettualmente onesti e coerenti con i vostri pensieri allora dovreste uccidervi per fare un favore a Gaia la Madre Terra. Altrimenti siete solo dei sadici egoisti.

4 commenti:

Johnny Cloaca ha detto...

E ciclicamente aspetterò con impazienza notizie sugli elefanti, anche.

Davide. ha detto...

Interessante articolo.

Anonimo ha detto...

la sovrappopolazione non è un problema, le risorse (energetiche e nutritive) sono in eccesso sulla terra. Bene. E' stupefacente come gli imbecilli estremisti (da una parte o dall'altra di qualsiasi problema) siano in grado di fare affermazioni assolutamente certe sugli sviluppi futuri senza nemmeno provare a raggionare in modo scientifico e cioè partendo da un'analisi di dati certi. Sulla sovrappopolazione ad esempio, volendo fare un raggionamento non fazioso si dovrebbe cominciare a pensare se è possibile un aumeento costante degli esseri umani ad ogni nuova generazione. Se così fosse ci sarebbe una crescita esponenziale della popolazione mondiale che sul lungo termine tenderebbe ad infinito e questo è impossibile. Se si nega la possibilità di una popolazione infinita il problema andrebbe affrontato in modo diverso: rispetto alle risorse date (le risorse sulla terra sono fisse se si considerano quelle già sfruttate e quelle ancora da scoprire)e alla loro condivisione, quanti esseri umani possono vivere in modo dignitoso sulla terra rispettando anche le altre forme di vita?

agobit ha detto...

Mi sembra che l'autore del post non abbia capito molto del problema della sovrappopolazione. Il problema non riguarda affatto la sostenibilità di miliardi di abitanti del pianeta in rapporto alle risorse, non è assolutamente una questione quantitativa. Il problema si deve porre in questi termini: l'uomo è il padrone assoluto del pianeta, o una sua componente che deve vivere in armonia con le restanti componenti della natura? Il pianeta, per dirla con Kant, è semplice mezzo per gli sconfinati egoismi dell'uomo, o è anch'esso un fine che fa parte dell'essenza dell'uomo e contribuisce a dare un senso all'uomo stesso? Sono dei mezzi una foresta o una spiaggia deserta o una fonte? Se si cemetifichiamo tutto e costruiamoci palazzi per i miliardi di umani. Ma l'uomo che abitasse questo mondo sovrappopolato sarebbe più felice? Avrebbe ancora un senso essere uomo?

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