In questi giorni in rete sta prendendo piede la proposta di esprimere il proprio dissenso alle elezioni rifiutando la scheda elettorale e di di verbalizzare il proprio rifiuto [*qui la spiegazione dettagliata della procedura da seguire]. In realtà si potrebbe trattare di un'operazione che può portare dei problemi con la legge in quanto si impedirebbe il regolare svolgimento delle elezioni. Quindi consiglio a tutti quelli che fossero intenzionati a prendere questo tipo di decisione di ripensarci o eventualmente farlo con cognizione di causa mettendo in conto che questa forma di protesta potrebbe rivelarsi del tutto controproducente. Per chi volesse approfondire, consiglio di leggersi le risposte Enrico in *questa discussione e anche *quelle di Pausania (di cui consiglio anche il blog, dato che ci sono).
4 aprile 2008
Il rifiuto della scheda elettorale
In questi giorni in rete sta prendendo piede la proposta di esprimere il proprio dissenso alle elezioni rifiutando la scheda elettorale e di di verbalizzare il proprio rifiuto [*qui la spiegazione dettagliata della procedura da seguire]. In realtà si potrebbe trattare di un'operazione che può portare dei problemi con la legge in quanto si impedirebbe il regolare svolgimento delle elezioni. Quindi consiglio a tutti quelli che fossero intenzionati a prendere questo tipo di decisione di ripensarci o eventualmente farlo con cognizione di causa mettendo in conto che questa forma di protesta potrebbe rivelarsi del tutto controproducente. Per chi volesse approfondire, consiglio di leggersi le risposte Enrico in *questa discussione e anche *quelle di Pausania (di cui consiglio anche il blog, dato che ci sono).
3 aprile 2008
Voto o non voto? Vuoto!
Gli attenti lettori del blog avranno certamente notato che qui a destra, proprio in testa alla pagina, è comparsa un'immagine nuova (peraltro fatta in 5 minuti con photoshop, forse violando anche i copyright delle pubblicità regresso) che vi invito anche a far girare. In realtà questo post palesa un'intenzione neanche poi tanto implicita in tanti dei miei interventi in questo spazio virtuale. Mi pare quindi giusto informarvi che ho intenzione di godermi lo spettacolo, guardare ballare le marionette, tutte manovrate dagli stessi fili [*1 - *2], tutte rassegnate ad un destino già scritto secondo il volere dei "direttori artistici". Certo, non che la mia condizione mi elevi al di sopra degli altri; in realtà, ho solo avuto la sciagura di riuscire vedere i miei fili (e nonostante ciò non ho ancora ben capito chi li manovra) e di conseguenza non ho la minima intenzione di partecipare a questo gioco, rifiutandomi di accettarne il risultato (anche se poi rimarrò schiavo di leggi e balzelli tanto quanto chi ha scelto per me). Sono altrettanto consapevole, per quanto nel mio piccolo mi sforzi per contrastare questa tendenza, che il pubblico di ovini si metta anche stavolta in fila, zitto zitto, per salvare l’Italia dal nazismo di Berlusconi o dal comunismo di Veltroni. A cui non serve saper parlare, o saper ragionare o aver letto molti libri. Serve saper suggestionare la gente, ricorrendo a prove false, mutile, incomplete ed evitando il rigore della logica [*3 - *4]. Tutto per influenzare le proprie vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio [*5], portando l'intera questione su un piano puramente emozionale (e non razionale, come l'assunzione alle proprie dipendenze di un rappresentante comporterebbe), per poter trattare l'intero argomento come una questione di principio religioso e di dovere patriottico, escludendo ogni barlume di razionalità. In definitiva, per raggiungere il successo il propagandista deve saper manipolare istinti e sentimenti; chi vuole conquistare le masse deve conoscere la chiave che aprirà la porta dei loro cuori, pertanto deve far leva sulle speranze degli elettori, ispirando, attraverso false promesse, una devozione che li stimoli all'azione (il voto). L'aveva intuito Hitler, che trovò appoggio fra quei lavoratori (in particolare borghesi) rovinati dall'inflazione del 1923 e poi ancora dalla crisi del '29; le "masse" a cui lui si rivolgeva erano avvilite, deluse, in stato cronico d'ansietà. Proprio come i precari di oggi, e più in generale quelli che non riescono ad arrivare a fine mese [*6] proprio a causa delle politiche economiche delle stesse persone che poi votano. "La propaganda efficace" scriveva Hitler "deve limitarsi a poche semplici necessità, e quindi a esprimerle in forme stereotipate". Queste formule vanno ripetute continuamente, perchè "solo la ripetizione costante riuscirà alla fine a imprimere un concetto nella memoria di una folla". Ora ciascuno di voi si chieda quante volte ha sentito parlare di salari minimi, di Alitalia, del problema rifiuti, degli approvvigionamenti energetici e di inflazione senza che poi, questi problami fossero seguiti da una lucida e razionale spiegazione delle contromisure da prendere. Quanti di voi si sono presentati ad un colloquio di lavoro vantandosi di capacità fuori dal normale senza poi portarsi un curriculum vitae o senza dare dimostrazione pratica delle proprie possibilità? Il metodo scientifico ci insegna ad analizzare con fredda razionalità tutti gli elementi a nostra disposizione. La propaganda, all'opposto, ci insegna ad accettare come assiomatiche certe cose su cui la ragione vorrebbe che si sospendesse il giudizio, e intervenisse il dubbio (perchè ad esempio affidare uno Stato a due partiti che hanno già fallito in precedenza?). Lo scopo del demagogo è creare una coerenza sociale, un'omogeneità di giudizio a scapito dell'identità personale. Tant'è che i mercanti della politica, da Bertinotti a Storace e passando per Veltrusconi, fanno appello solo alla debolezza dei votanti, alle loro paure (dal terrorismo alla stabilità economica), ma mai alla loro forza potenziale. Il governo, le elezioni, la campagna elettorale fatta di urla, spintoni e strillazzi di Repubblica, sono favole. La situazione non cambierà di mezza virgola.“In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)
10 gennaio 2008
C'mon Hillary!
Una vittoria che va contro tutti i sondaggi, completamente ribaltati rispetto alla vigilia, con circa il 39% dei voti contro il 37% del rivale Barak Obama. I risultati delle primarie nel New Hampshire hanno contraddetto non soltanto i sondaggi pre-elettorali e gli stessi exit poll, che avevano dato Obama avanti, ma anche il mini test in due villaggi di montagna al confine con il Canada in cui Hillary Clinton non aveva raccolto nemmeno un voto (dei 17 aventi diritto, 10 hanno scelto Obama, 7 Mc Cain). La spiegazione data a questo improvviso capovolgimento di preferenze sono state «Le lacrime di Hillary Clinton, la commozione mostrata nel corso della conferenza stampa di lunedì mattina mentre parlava della passione che anima la sua battaglia per la presidenza, nonostante tutte le difficoltà» [*1]. Come una farfalla uscita dal suo bozzolo, Hillary ha saputo arrestare l'ascesa di Obama, salvandosi dalla seconda batosta consecutiva. Una veloce analisi dei dati ci suggerisce, o quantomeno fa nascere il dubbio, che il merito non sia esclusivamente della candidata democratica metamorfizzata in un essere umano capace di piangere. I sondaggi della vigilia davano ad Obama un vantaggio di circa 10-15 punti percentuali. Un rapido calcolo matematico ci fa concludere che in pochissimo tempo Hillary Clinton abbia recuperato dai 13 ai 18 punti percentuali, un colpo di coda che penso non sia possibile nemmeno proponendo, in extremis, l'abolizione dell'ICI.
I sondaggi non hanno sbagliato. Hanno proprio toppato in pieno. Ma solo per Hillary:
L'inaspettata vittoria di Hillary non è l'unica sorpresa delle primarie in New Hampshire. Nella città di Sutton, ad esempio, i voti per Ron Paul sono spariti nel nulla [*2 - *video], nonostante diversi elettori abbiano pubblicamente ammesso [*3] di aver votato per l'outsider repubblicano. Tant'è che lo stesso responsabile degli scrutatori ha dovuto ammettere che dei 31 voti (su 386 totali) ricevuti da Paul, nessuno è stato registrato, per un "errore umano", nella tabella dei risultati [*4 - *5]. Casualmente questi inspiegabili capovolgimenti di fronte e queste dimenticanze sono avvenute in NH, stato in cui le votazioni elettroniche sono state quasi interamente (81%) appaltate alla LHS Associates di John Silvestro. Questo contractor utilizza la macchina per il voto elettronico Diebold 1.94w, su cui blackboxvoting.org ha realizzato un documentario che documenta come sia facile "truccarne" i risultati.
Siamo al paradosso più completo. La tecnologia ci permetterebbe di rendere molto più sicure e molto più economiche le votazioni, ma al contrario viene utilizzata dal Governo stesso per rendere i brogli elettorali sempre più difficili da verificare. Una democrazia al rovescio, in cui il voto dei cittadini viene manipolato al fine di farlo diventare uno strumento per consegnare le chiavi del potere a una ristretta e scelta minoranza.







