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15 ottobre 2008

Il salvagente pubblico

Mentre negli States si palesano già le prime conseguenze del piano Paulson, con cui molto probabilmente gli americani faranno i conti in un futuro non molto prossimo, magari trovandosi senza nemmeno un'auto in cui dormire, anche nel Vecchio Continente si è intrapresa la strada del salvataggio pubblico. In realtà si procede spediti verso la creazione di un'autorità sovranazionale, presentata come unica soluzione per controllare conglomerati bancari, troppo grandi per essere gestiti dagli stati nazionali, ma risulta comunque utile dare un'occhiata alle risposte dei singoli stati alla crisi. Fra le prime contromisure che il Governo italiano inserisce nella propria "cassetta degli attrezzi" (giusto per usare un'espressione Keynesiana) per far fronte alla crisi dei mercati ci sarà la creazione di fondi da "svuotare" per salvare le banche in crisi. Questo oltre a costituire l'ultimo chiodo alla bara del liberalismo (uno dei pilastri del libero mercato è appunto quello di poter liberamente fallire), fa sorgere una domanda spontanea: in una nazione con una spesa pubblica enorme, da dove verranno presi i soldi per la creazione di questi fondi? La risposta è ardua, nel decreto 9 ottobre 2008 n. 155 sono stati tanto generosi con i punti e virgola quanto molto probabilmente lo saranno nel regalare i soldi di tutti a pochi (la socializzazione delle perdite, insomma), ma la titubanza grammaticale di quelle righe fa sorgere il dubbio che potranno essere presi dai fondi per la ricerca e per l'Università e dalle risorse destinate al pagamento del 5 per mille. Per chi non dovesse crederci, o per chi fosse interessato a far chiarezza cimentandosi nell'analisi del periodo, ecco lo screenshot del pezzo relativo all'interno del decreto:

Questo genere di interventi statali, avrà certamente come conseguenza quella di ritardare la ripresa, come spiegato da Frank Shostak su mises.org:

If central bankers and government bureaucrats can fix things in difficult times, why not in good times too? Why not have a fully controlled economy and all the problems will be fixed forever? The collapse of the Soviet Union's centralized system is the best testimony one can have that controls don't work. A better way to fix economic problems is to allow entrepreneurs the freedom to allocate resources in accordance with society's priorities.

In this sense, the best rescue plan is to allow the market mechanism to operate freely. Allowing the market to do the job will result in some activities disappearing all together while some other activities will in fact be expanded. Take, for instance, a company that has six profitable activities and four losing activities. The management of the company concludes that the four losing activities must go. To keep them alive is a threat to the survival of the company; these activities rob scarce funding from profitable activities. Once the losing activities are shut down, the released funding can now be employed to strengthen the winning activities. The management can also decide to use some of the released funding to acquire some other profitable activities.

This is precisely what the government rescue package prevents from happening. The government package is not going to rescue the economy, but it will rescue activities that the economy cannot afford and that consumers do not want. It will sustain waste and promote inefficiency, draining resources from growth and efficiency. Remember: government is not a wealth generator; it can only take resources from A and give them to B.

A questa ulteriore distorsione del mercato, a cui certamente non seguirà nessun risultato positivo, bensì un conto salato da pagare (per i soliti), si andranno a sommare i ritardi dovuti alla minor innovazione sia nel campo della ricerca che in quello della formazione delle risorse umane, dovute ai tagli alle Università, operati per salvare le banche. Quel che è certo è che anche se non dovessero essere toccati questi fondi, attraverso le tasse si trasferirà comunque ricchezza da contribuenti sani e che giovano quindi al mercato, a banche o attività marce che non costituiscono un valore per i consumatori. Complimenti al liberalissimo governo Berlusconi IV.

29 luglio 2008

Più Sicurezza per tutti

Incredibile. Resto basito davanti a certe notizie. Principalmente perchè non mi aspettavo che La Russa avesse così a cuore la sorte di ciascun meneghino (ma in realtà è un provvedimento esteso a 9 città [*1]), tanto da assegnargli un soldato personale. Com'è ovvio, infatti, il seguente provvedimento ha lo scopo di aumentare la sicurezza dei cittadini:
[*2] Da lunedì nelle strade di Milano ci saranno i soldati. Un contingente formato da quasi quattrocento militari avrà il compito di sorvegliare i consolati, il Centro di permanenza temporanea (Cpt) di via Corelli e gli altri punti sensibili della città. Ma i soldati saranno anche impegnati in operazioni di pattuglia con poliziotti e carabinieri. A partire dalla prossima settimana cominceranno ad arrivare e prendere posizione. Il via libera all'utilizzo dell'esercito nelle città è arrivato dal comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza del Viminale. [...] Centosettanta avranno compiti di pattuglia nelle strade dove opereranno in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Altri 134 militari saranno invece schierati venti punti sensibili. [...] I soldati che pattuglieranno le strade cittadine insieme alla polizia vestiranno la mimetica e saranno armati con un arma a canna corta, ossia una pistola. Ben più pesante l'armamento di cui saranno dotati i militari che presidieranno i punti sensibili. Indosseranno la tenuta da combattimento: ossia avranno il giubbotto antiproiettile e imbracceranno il mitra.
Inutile dire che non si tratta assolutamente di militarizzazione del territorio e tutti i nordcoreani che mi stanno leggendo saranno assolutamente d'accordo. Dopotutto mi pare ovvio che un parlamento (in tutti i suoi schieramenti) colluso con la mafia, la massoneria e che costantemente insabbia qualsiasi processo possa minare la reputazione dei suoi componenti (l'inchiesta Why Not, per dirne una che potenzialmente avrebbe potuto essere una nuova Tangentopoli) sia esclusivamente interessato alla sicurezza dei propri cittadini. L'indulto di qualche anno fa è lì a dimostrarcelo. Ma siamo davvero sicuri che i criminali (quelli grossi) stiano davvero per le strade, e invece non circolino a bordo di auto blu? A proposito, per riflettere consiglio di dare un'occhiata a questa versione illustrata del Gongoro de "La via della schiavitù", un libro di von Hayek. Giusto per capire a che punto siamo sulla strada della pianificazione totale socialista. Analogamente, consiglio questo post di MenteCritica, giusto per ricordarsi cosa voglia dire per il cittadino veder gestita la sua sicurezza dallo Stato (basta tornare indietro di 7 anni con la memoria):
Mancava poco a mezzanotte, quando il primo poliziotto colpì Mark Covell, abbattendo il manganello sulla sua spalla sinistra. Covell fece del suo meglio per gridare in italiano che era un giornalista ma, in pochi secondi, fu circondato da ufficiali della squadra antisommossa che lo colpirono con i loro bastoni. Per un po’ di tempo riuscì a rimanere sui suoi piedi, ma poi una bastonata al ginocchio lo spedì sul marciapiede. [...] La squadra antisommossa era ancora occupata con la porta, così un gruppo di agenti pensò di passare il tempo giocando a calcio con Covell. [...] Mi ha fatto pensare a un macelleria di maiali. Siamo stati trattati come animali, come maiali. [...] In un corridoio ordinarono ad un gruppo di giovani uomini e donne di inginocchiarsi, in modo che fosse più facile colpirli sulla testa e sulle spalle. [...]
Non vorrei però destare inutili preoccupazioni in nessuno. La democrazia non è defunta (ammesso che nella sua benevola accezione sia mai nata). Così come solo un incallito complottista potrebbe pensare che si tratta dell'ennesimo anello di una catena preparata per "imprigionare" gli individui è limitarne gradualmente le libertà. Certo, il fatto che sia successiva al lodo Alfano (che rende intoccabili quattro persone scelte da un partito, qualunque nefandezza abbiano commesso nella loro vita), a un decreto legge che renderà la Campania terra di devastazione e miseria, all'adesione al trattato di Lisbona, decisa senza interpellare il popolo italiano, che prevede un radicale cambiamento delle dinamiche europee e delle vite dei suoi cittadini. La dichiarazione dello stato di emergenza fa il paio con la decisione di prendere le impronte digitali (e prossimamente anche il DNA) di ciascuno di noi. Una situazione che permette di scavalcare ogni diritto, su cui le dichiarazioni del prefetto Mario Morcone al sole24ore gettano uteriori ombre [*3]:
la misura consente l’esercizio di poteri straordinari, tramite interventi e provvedimenti di natura eccezionale attraverso l’utilizzo di ordinanze di protezione civile, l’adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonché interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado
Stanno smontando la costituzione un pezzo alla volta (ammesso e non concesso che ci serva un pezzo di carta per reclamare le nostre libertà). La verità è che non c'è nessuna emergenza sicurezza (l'incapacità, o forse la mancanza di volontà dello Stato di preservare l'incolumità dei propri cittadini ha origini antiche), bensì c'è un'emergenza democratica. Intesa come una progressiva perdita delle libertà del singolo.

26 luglio 2008

Una grande voglia d'Europa

Così, en passant, colgo l'occasione per segnalare che oggi il Senato ha votato oggi la legge di ratifica del trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, che modifica le regole di funzionamento dell'Unione europea. I voti favorevoli sono stati 286, nessuno ha votato no e nessuno si è astenuto. Un plebiscito mai visto prima [*1]:
Si' all'unanimita' del Senato alla ratifica del Trattato di Lisbona. L'Aula di Palazzo Madama , nessun contrario e nessun astenuto ha dato il via libera al disegno di legge di ratifica ed esecuzione del Trattato sottoscritto a Lisbona il 13 dicembre 2007 che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunita' europea. Il disegno di legge di ratifica del Trattato di Lisbona passa ora all'esame della Camera.
Anche la Lega Nord, pur colorando il proprio voto con qualche folkloristico vessillo, ha votato a favore. Nessuno si è preso il disturbo di chiederci niente, nonostante, come già spiegato, ci saranno modifiche sostanziali nella vita di ciascun cittadino. Nemmeno "i meno peggio", quelli dell'"yes, we can", hanno avuto niente da dire in contrario. Una grande conquista sociale, come quella della schedatura delle impronte digitali [*2 - *3]. Certo si iniziassero a mettere assieme tutte queste notizie potrebbe venire qualche dubbio sulla bontà di queste decisioni imposte dall'alto. Fortuna che ogni volta che mi sorge qualche perplessità mi ricordo che "lo Stato siamo noi" (che in futuro dovremo modificare in "l'Unione siamo noi") e torno pacatamente alle mie faccende quotidiane. Dopotutto ogni 5 anni posso scegliere il mio parlamentare democratico che mi rappresenti in parlamento. Sarei curioso di sapere se i federalisti padani ad oggi la pensano così.

21 luglio 2008

Pionieri del fascismo/2

A costo di essere ripetitivo riporto un mio intervento su luogocomune.net in risposta a questo articolo.
Certo è solo la fotografia di un dito, così come all'aeroporto dobbiamo solo mettere i liquidi in una busta e far passare le scarpe dentro un metal detector. D'altronde lo facevamo anche prima con gli oggetti metallici, quindi perchè non dovremmo metterci anche gli altri oggetti?
Ciò non toglie che per quanto i reali scopi di queste restizioni aeroportuali ci sfuggano, i motivi per approvarle sono stati del tutto pretestuosi e creati ad arte (è già stato dedicato abbastanza spazio a Gatorade e Ipod nel sito per ripeterlo anche qui). Proprio come l'emergenza Rom che ha avuto questo inspiegabile sviluppo di cui ora stiamo parlando. Non ha spiegazione il motivo per cui le impronte di 140,000 individui sono discriminazione, tanto da rievocare i soliti campi di concentramento e quel periodo storico ormai stuprato da chiunque per estorcere diritti e denaro, mentre per 60 milioni di persone sono un provvedimento come un altro. Insomma, registrare una minoranza è atto deprecabile, registrare tutte le minoranze e la maggioranza (che sinceramente dubito sia rappresentata dagli italiani) al contrario è un atto del tutto normale. Si aggiunga che l'applicazione delle leggi che ci si auspica è anche funzione della celerità con cui si svolgono i processi. Un database che comprende 60 milioni di impronte lavorerà incredibilmente più lentamente a confronto di un database che comprende le sole impronte dei pregiudicati, proprio come una lista con un milione di presunti terroristi [*link] è di gran lunga più macchinosa da gestire.

L'aspetto raccapricciante è che una giusta applicazione del codice è richiesta dagli stessi che in altri articoli in homepage vengono accusati (a ragione, sia chiaro) di essere coinvolti nell'abbattimento di due grattaceli, di aver coperto il reale andamento delle guerre in Medio Oriente (intraprese grazie a pretesti creati ad arte), di aver perpetrato torture su manifestanti disarmati e così via. Insomma come sperare che un pedofilo possa far funzionare regolarmente una scuola materna. Pare che quando non si parli di 9/11 o di Iraq siamo tutti disponibili ad essere coglionati alla prima proposta che non si capisce quale utilità pratica possa avere. Considerato anche il fatto che non mi pare che si sia fatta chiarezza sull'omicidio Kennedy. Lo stesso vale per Mattei o Moro. In sostanza quando si tratta di risolvere un delitto, o una strage, di un certo "peso", tutte queste leggi a tutela della giustizia e della verità finiscono nel cesso o se le porta nella tomba il Segreto di Stato. A questo sempre più stringente monitoraggio della popolazione si accompagna il tentativo di far passare immunità parlamentari, divieto di pubblicazione delle intercettazioni e così via. Da una parte sempre più asfissiati dallo Stato, dall'altra una casta autoreferenziale che fa quel cazzo che le pare. Verrebbe da chiedersi per quale motivo "sicurezza" significa monitorare padri di famiglia e onesti lavoratori e lasciare liberi di fare qualsiasi cosa chi gestisce 7 delle 12 mensilità lavorative di questi ultimi.

Ad ogni modo i casi sono due: se il provvedimento è inutile, o meglio, non ha alcun effetto sulle vite dei cittadini, risulta un inutile spreco di denaro pubblico e un ostacolo per la gestione della macchina giudiziaria. Se è utile sarebbe opportuno specificare a chi e per cosa (lo stesso vale per i liquidi all'aeroporto). Per quanto riguarda il DNA è solo questione di tempo. Al prossimo delitto efferato con spargimenti vari di sanque qualcuno ipotizzerà che avendo schedato tutti l'omicida sarebbe saltato fuori in poche ore, ed ecco che tutti favorevolmente approveranno il nuovo provvedimento. Tanto ormai gli abbiamo dato la foto della faccia, la foto del dito, la dichiarazione dei redditi, il culo (metaforicamente, si spera)... quindi che differenza fa lasciargli anche il DNA?! Almeno saremo tutti più sicuri!
Proprio pochi giorni dopo ecco una notizia del Sole24ore, che conferma i miei timori [*1]:
Non occorrerà essere detenuti, condannati o ufficialmente indagati di un crimine per finire nell'archivio nazionale forense del DNA. Basterà anche soltanto figurare tra i soliti sospetti di una indagine per vedersi recapitare un mandato a comparire per fornire un campione di saliva o un capello, allo scopo di veder mappato il proprio codice genetico da confrontare con quello raccolto sulla scena di un crimine. Questo è quanto si deduce dall'ultima bozza di un disegno di legge che va a inserirsi nel quadro del cosiddetto Pacchetto Sicurezza che il Governo sta elaborando: a rivelarlo, un articolo de Il Sole 24 Ore.

La nascita del database italiano è stata fino ad oggi piuttosto tribolata. Già nella scorsa legislatura erano stati fatti dei tentativi per regolare un'attività che oggi viene svolta in via non ufficiale - e per certi aspetti al confine dell'illegalità - dalle forze dell'ordine. Lo scorso maggio, il nuovo Governo aveva ribadito l'intenzione di rilanciare la novità in tempi brevi dopo un'analisi più approfondita dei costi. Ora si riparte e restano da valutare le novità introdotte rispetto all'idea precedente sulle modalità di prelievo dei campioni da classificare.

[...]

16 luglio 2008

Pionieri del fascismo

Finalmente l'emergenza Rom è giunta al suo logico epilogo. Non si tratta nè di regolamentarli, nè di controllare i flussi migratori. Al contrario verranno prese le loro impronte digitali. Pare che stia trattando di un argomento vecchio, trito e ritrito, ma in realtà la notizia è di oggi: dal 2010 lo Stato italiano obbligherà tutti i propri cittadini a apporre le proprie impronte digitali sulla carta d'identità. Insomma, per non discriminare i Rom, discriminiamo tutti, come sottolinea "giustamente" Casini: ''Siamo contrari alle impronte digitali per i bambini rom. Lo Stato feroce non tutela mai, lo Stato che tutela e' lo Stato giusto. E allora proponiamo di prendere le impronte a tutti i nostri figli: questo e' un principio di liberta' e uguaglianza''. Gli fanno eco il deputato del PD, Misiani, che afferma che il provvedimento «disinnesca la questione Rom. Ora le impronte saranno prese a tutti». A ruota lo segue Giulio Calvisi, che coglie l'occasione per bullarsi, visto il primato italiano nelle direttive UE, che prevedono un'introduzione di un provvedimento simile in ogni stato. Stranamente i soloni della sinistra moderata quando vengono inseriti questi emendamenti non menzionano mai il rischio di una deriva fascista del paese, al contrario di quanto avviene ogni qualvolta Mediaset aumenta il proprio fatturato o Berlusconi si salva da un processo. Allo stesso tempo dovrebbero spiegarci per quale motivo fino a ieri la schedatura costituiva una "pratica discriminatoria che non rispettano la dignità umana" [*1] (parole testuali del primo ministro romeno Calin Tariceanu), ed oggi una schedatura su scala nazionale "è una vittoria simbolica" (G. Calvisi). Insomma, quando a rischiare era la minoranza si sono levati lamenti da ogni angolo del globo [*2], oggi che il provvedimento coinvolge tutti, rom compresi, nessuno ha niente da dire in contrario. Nè il Garante della Privacy (che deve essere impegnato a perseguire chi diffonde le dichiarazioni dei redditi via p2p), nè l'Unione Europea e nemmeno la Cei. L'accettazione incondizionata del mondo politico (o in ogni caso delle alte sfere) di un provvedimento del genere potrebbe essere anche prevedibile. Quel che risulta incredibile è che il 76% degli italiani sia d'accordo con questa misura [*3]:

Allucinante. Tutti assieme, volontariamente, verso uno Stato di polizia. Ovviamente si può superficialmente ribattere dicendo che chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere, frase peraltro scritta da Hitler nel suo Mein Kampf (giusto per dare paternità a questa citazione di cui spesso si fa abuso), una giustificazione che porta ad abolire qualsiasi concetto di privacy ("non maltratti la tua famiglia? Che problema c'è se ti mettiamo una telecamera in casa?!"), salvo poi trovarsi stupiti se l'enorme potere di controllo su ogni singolo aspetto della vita dell'individuo che ne consegue viene utilizzato dal despota di turno o per uno scopo che non ha nulla a che vedere con la sicurezza. Casomai si dovrebbe obbiettare che non c'è alcun motivo di schedare un cittadino incensurato, visto che non ha problemi con la legge non si capisce per quale motivo lo Stato si premuri di tenerlo sotto controllo. Al contrario un parlamentare strafatto di cocaina che legifera o un Presidente di Regione che prende tangenti vengono prontamente tutelati nel nascondere i loro loschi affari [*4]. Lo Stato esiste grazie ai soldi sottratti ai suoi cittadini (forse è questo il significato dell'espressione "lo Stato siamo noi"), e può fare ciò perché è l'unico ad avere la possibilità di esercitare la violenza sulle persone: può rapire [*5] e schedare le persone, mentre queste non hanno nessuna difesa contro di esso (il caso De Magistris e la recente sentenza di Genova sui fatti di Bolzaneto lo dimostrano).

15 luglio 2008

Stagflazione

Stagflazione. C'è poco da aggiungere:
[*1] Complice l'aumento dei prezzi delle materie prime, Banca d'Italia stima un ritmo di crescita dell'economia italiana dello 0,4% sia nel 2008 che nel 2009. Le nuove previsioni, contenute nel Bollettino economico pubblicato oggi, sono "sensibilmente" inferiori a quelle di gennaio, quando via Nazionale vedeva il Pil intorno all'1% sia quest'anno sia il prossimo. "L'aumento medio annuo, pari all'1,4% nel 2007, scenderebbe allo 0,4% sia quest'anno sia il prossimo", spiega il bollettino. Secondo Bankitalia la domanda nazionale ristagnerà nel biennio sia per i consumi che per gli investimenti. I consumi privati salirebbero di 0,2 decimi di punto nel 2008 e di 0,3 nel 2009; gli investimenti fissi lordi sono visti in entrambi gli anni a +0,3%.

Il quadro economico non esaltante si comincerà a vedere già con i dati del secondo trimestre, per il quale Bankitalia prospetta "una crescita sostanzialmente nulla del Pil". "Dopo un inizio dell'anno favorevole e nonostante un incremento superiore alle attese in aprile l'attività industriale ha subito un forte calo in maggio e, secondo le nostre stime, registrerebbe una contrazione di circa un punto percentuale nel complesso del secondo trimestre", si legge nel bollettino.

L'inflazione "si manterrà superiore al 3% per tutto il 2008, risentendo anche di adeguamenti delle tariffe energetiche che recepiscono con ritardo le variazioni delle quotazioni delle materie prime". "Nell'ipotesi che il suo rialzo corrente non si ripercuota sul processo di determinazione di salari e prezzi e resti moderata la dinamica dei costi interni, essa si riporterebbe gradualmente verso il 2% nel corso del 2009", continua Bankitalia. Nel dettaglio, l'inflazione al consumo raggiungerebbe il 3,8% nella media dell'anno, su base armonizzata, e scenderebbe al 2,8 il prossimo.

L'inflazione interna, misurata in base al deflatore del Pil, pur risentendo dell'accelerazione del Clup (il costo di lavoro per unità di prodotto), aumenterebbe in misura molto più contenuta, collocandosi intorno al 2,5% quest'anno e il prossimo, dal 2,3 del 2007. La flessione nel ritmo di crescita dell'economia [...] In sintesi, avverte Bankitalia, il "quadro previsivo presenta rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita, legati alla possibilità di ulteriori aumenti dei prezzi dell'energia e di un'evoluzione più sfavorevole del quadro macroeconomico e finanziario internazionale".

Non menzionate mai la BCE e le politiche economiche dell'Unione Europea, mi raccomando. É colpa del "quadro macroeconomico internazionale", mi pare ovvio.

26 maggio 2008

Chiaiano


[*Blog di Beppe Grillo]

Approfondimenti:
  • La democrazia dei manganelli, Luogocomune.net
  • Chiaiano, manganellare le donne: non è sadismo, è strategia, Crisis

21 maggio 2008

Evasione fiscale e ‘Ndrangheta

Il peso delle tasse in Italia è altissimo e spesso la riduzione delle aliquote fiscali viene legata all'evasione. Tesi sostenuta più volte in Parlamento anche dall'ex viceministro per le Finanze, Vincenzo Visco e dallo stesso Padoa Schioppa. Lo stesso Tremonti ha recentemente affermato di voler proseguire questa battaglia [*1]. Analizzando però il comportamento dello Stato in determinate situazioni, pare che la lotta all'evasione abbia altri scopi, opposti a quelli della tanto sbandierata solidarietà sociale, o quantomento che i fatti siano in contrasto con le promesse. Due rapporti del Censis e dell’Agenzia delle entrate stimano che lavoro nero e evasione fiscale gravano sulle casse dello Stato per una mancata denuncia complessiva di circa 200 miliardi di euro l’anno. In sostanza, tenendo conto delle imposte che graverebbero sull’imponibile (ovvero Irpef, Iva, Irpeg…) ogni anno alle casse dello Stato sfuggono circa 80 miliardi di euro (volendo sovrastimare il totale). Si tratta di un importo pari al 6% circa del Pil, cioè quasi l’equivalente della spesa sanitaria nazionale (dati ministero della Salute, rapporto 2005) [*2]. Una cifra piuttosto consistente, a cui contribuisce in maniera sostanziale un'organizzazione che vive grazie al totale disinteresse da parte dello Stato: la Mafia (se avete letto qualche riferimento sopra le 2 righe nei programmi di PD e PdL siete pregati di segnalarlo). La 'Ndrangheta, in particolare, può essere considerata azionista di maggioranza fra gli evasori fiscali, visto l'enorme quantitativo di denaro che fa muovere illegalmente:
[*reuters] The ‘Ndrangheta, the Italian organised crime group, does yearly business equivalent to some 3 percent of Italy’s economy and more than the total of that of some small European nations, according to a study on Wednesday. The crime group, which has overtaken the Sicilian Mafia for control of drug trafficking, was responsible for the slaying of six Italians in a pizzeria in Germany last August. The Eurispes research group estimated that the ‘Ndrangheta’s turnover — ranging from drugs and extortion to arms trafficking and prostitution — was valued at 44 billion euros in 2007. This was equivalent to 2.9 percent of Italy’s gross domestic product in the same year and about equal to the GDP of two small European Union countries — Slovenia and Estonia — combined. Italy has the euro-zone’s third largest economy. [...] The report, called “‘Ndrangheta Holding,” said the Calabrian mob’s drug business alone in 2007 was estimated at about 27.2 billion euros, or some 62 percent of its total illegal profits. [...] Since 1999, homicides related to the ‘Ndrangheta in Calabria alone numbered more than 200, an increase of more than 650 percent. Police have cracked down on the ‘Ndrangheta in recent months and stepped up their repression with several high-profile arrests since the killings in Germany. In February, they arrested Pasquale Condello, 57. Known as “U Supremo” (The Supreme One), Condello is said by the interior ministry to be the ‘Ndrangheta’s number one boss. Some 10 percent of local governments of cities and towns in Calabria have been dismissed by the national government and are run by special commissioners because they were infiltrated by the crime group, the report said.
Insomma, un'organizzazione da 44 miliardi di euro (3% del PIL italiano), radicata all'interno del territorio e delle stesse giunte comunali, che trae gran parte dei suoi profitti da un'attività proibita per legge dello Stato ai normali cittadini: l'acquisto e la vendita di droga. Oltre a sancire il fallimento del proibizionismo, che di fatto è un meccanismo che foraggia le organizzazioni criminali garantendo profitti enormi, questi dati dimostrano come i divieti dello Stato valgono solo per il singolo cittadino. Si parla sempre di lotta all'evasione e di aumento dei controlli, ma nulla viene fatto per contrastare organizzazioni che da sole contribuiscono enormemente a questo fenomeno. Eppure se gli italiani pagano le tasse è anche perchè vogliono che con quei soldi qualcuno combatta la criminalità, e non che gli omicidi per mano della Mafia aumentino del 650% nell'arco di 10 anni, a dimostrazione dell'"inefficienza" delle Forze dell'Ordine, più impegnate a imbarcarsi in "missioni di pace" in Iraq, Afghanistan e Libano.

La TAV secondo il Giudice Imposimato



Il giudice Ferdinando Imposimato, magistrato ed ex senatore della commissione antimafia, parla del suo libro "Corruzione ad alta velocità" e delle implicazioni del TAV con politici, grandi imprese, giornalisti e criminalità organizzata.

17 aprile 2008

Non è un paese per poveri

Deflagrate dagli artificieri dell'informazione e coperte dal roboante chiasso della campagna elettorale, le cifre Ocse sui salari europei hanno fatto parlottare per qualche giorno salvo poi sparire nel marasma di notizie interessanti che costantemente ci propinano. Resta il fatto che il potere d'acquisto di un italiano vale meno di un greco.
[*audionews] Gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi tra i Paesi membri dell'Ocse. Esattamente al 23esimo posto su 30, dopo Spagna e Grecia. La classifica stilata dall'Organizzazione per lo sviluppo economico, riguarda il salario netto di un lavoratore senza carichi di famiglia ed è calcolato a parità di potere d'acquisto. Lo stipendio annuale in Italia è pari a 19.861 dollari, circa 5 mila dollari al di sotto della media.
Avete presente la vecchia barzelletta presentata in tutte le salse che iniziava con il rituale "ci sono un tedesco, un francese e un italiano"...? Ecco. Chi guadagna di meno? L'italiano! Bella vero?! Il problema è che, per quanto si rischi di diventare prolissi, va aggiornata in altro modo: "ci sono un francese, un inglese, un tedesco, un olandese, un belga, uno svizzero, uno spagnolo, un austriaco, un danese, uno svedese e un italiano... chi guadagna di meno? L'italiano!"

Ma se a questo elenco si aggiungono il portoghese e il greco, chi ride più?!

13 aprile 2008

Questa volta no! Appello astensionista.

Oggi mi sono imbattuto in un elenco redatto dal solito Travaglio dei condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio che verranno eletti in Parlamento (o meglio, già eletti dai segretari di partito). Sono in tutto 100, massoni compresi. Allo stesso tempo, a fronte della leggerezza e del totale menefreghismo dei partiti di tutto l'arco costituzionale, è da diverso tempo che, vagando per blogs e forum, leggo sofferte riflessioni sul non voto, a dimostrazione che questa scelta toglie il sonno a moltissimi cittadini. In realtà, un'analisi seria e approfondita ci dovrebbe portare a concludere che gli unici a dover dare dei buoni motivi per votare, per esercitare questo diritto-dovere, e non semplici stimoli emozionali degni del peggior Pavlov, dovrebbero essere i signori che da 2 mesi a questa parte appaiono nelle prime 37 pagine dei quotidiani italiani (compreso "Il Foglio"). L'aspetto assurdo è che si sente spesso parlare di meno peggio, quando in realtà si tratta di uno schieramento compatto di persone che tace sull'inflazione creata dalla BCE [*1], sul 70% dello stipendio tassato [*2] e su tutte le altre amenità che giorno dopo giorno ci avvicinano sempre più alla capanna sotto il cavalcavia. Insomma, si va a votare una persona (poco importa chi) che è del tutto cosciente di peggiorarti enormemente la vita ma che ti sta coglionando a parole (altrimenti non parlerebbe di PIL e gettito). Pertanto mi sento di sottoscrivere questo appello (per quanto non ne condivida alcuni passaggi) e invitare tutti a seguirlo [*3], senza nemmeno perderci il sonno la notte:
Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell’americanizzazione integrale del sistema politico italiano. Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall’intesa Veltroni-Berlusconi, un’intesa coperta a sinistra dall’arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti. Come ben si capisce dal testo dell’appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell’attuale tornante della storia del nostro paese. Per quanto la casta di regime - sia essa di “centro”, di “sinistra” oppure di “destra” – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l’essenziale: queste elezioni sono una truffa. Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato. Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se Washington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull’impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo. Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell’imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa. Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l’identitarismo, il rifiuto. Il menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l’ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L’identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.

Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica. Ma il rifiuto, cioè l’astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l’indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.


QUESTA VOLTA NO


Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza. I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell’inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le “regole del gioco”, nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio. Il gioco consiste nell’adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono. Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all’appoggio del secondo classificato (e all’avallo delle due forze di complemento, quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL), per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario. Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d’affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell’Esecutivo.
Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata. Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l’Italia, che essa riguarda tutta l’Europa. [...] Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia.

In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l’astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico. [...]
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9 aprile 2008

L'importante è partecipare

Programmi fotocopia, le promesse che sfruttano la disperazione dei ceti bassi, l’aria da inciucio post-elettorale, le liste chiuse senza possibilità di esprimere preferenza, e più in generale un senso di frustrazione, d’impotenza nato anche dal recente fallimento di un governo che a parole s'era preso l'onere di salvare un paese ormai con due piedi nella fossa. Insomma, a chi come me ideologicamente sceglie di non partecipare a questa farsa, si profila la possibilità che si aggiunga un cospicuo numero di astensionisti (nel 2006 il non voto toccò quota 9 milioni). Persone che non possiamo biasimare, dopotutto ci si trova costantemente a motivare la propria scelta definendo il proprio eletto "il meno peggio", tanto per rimarcare che la scelta è dettata da una cernita fatta sulle caratteristiche negative del candidato: chi ne ha meno si guadagna il voto. Ragionamento che peraltro sarebbe sufficiente a svilire di qualsiasi significato il termine rappresentativa che è solito seguire il sostantivo democrazia. L'individuo è quindi chiamato a una non scelta, considerato anche il fatto che con questa legge elettorale gli eletti sono già stati scelti dai partiti, per giunta senza uno straccio di primarie. Nonostante un paese ormai economicamente morto, nonostante la sfiducia assoluta nei confronti di un'intera (e piuttosto nutrita) classe politica, prima ancora del 14 aprile, il carro dei vincitori è già pieno, e a montarci su sono ovviamente le persone che teoricamente dovrebbero rappresentarci, che indipendentemente dall'esito del voto e contrariamente agli "appecorinati" italiani, hanno già vinto:
[*Sole24ore] Alle politiche 2006 i partiti hanno speso un quinto dei rimborsi statali incassati: 117,3 milioni contro 498,5 milioni. Che i contributi pubblici per le spese elettorali andassero ben oltre i costi delle campagne per il voto era nell'aria. Ora a certificarlo è la relazione della Corte dei conti appena depositata a Montecitorio. [...] In totale alle segreterie sono fluiti oltre 381 milioni di euro. Un dato che fa gridare allo scandalo i Radicali, tradizionali oppositori del finanziamento pubblico dei partiti, a partire dal referendum abrogativo del '93. «La media annuale dei fondi pubblici ai partiti – ha calcolato Maurizio Turco, candidato nelle liste Pd nella quota dei Radicali – è aumentata del 600% rispetto al '93, ultimo anno di finanziamento pubblico». [...]
Insomma, rappresentarci risulta di gran lunga più conveniente che investire in borsa. Un ritorno sicuro, quintuplicato rispetto all'investimenti iniziale. Ma la beffa non è ancora finita. Chi si astiene come me e che fino a 5 minuti fa credeva di non partecipare almeno a questo gioco masochista, dovrà ricredersi, almeno per quel che riguarda l'aspetto economico:
[*Pmli] [...] nella formazione del fondo per il finanziamento vengono conteggiati anche gli astensionisti, cioè tutti quelle elettrici ed elettori, oltre 10,5 milioni alla Camera e 9,641 milioni al Senato, che non andando a votare, annullando la scheda o lasciandola in bianco hanno espresso un forte e netto dissenso proprio nei confronti di tutti i partiti parlamentari che compongono le due coalizioni borghesi capeggiate dal democristiano Prodi e dal neoduce Berlusconi. Infatti il fondo viene calcolato sulla base di 5 euro per ciascun iscritto nelle liste elettorali della Camera e del Senato. Gli elettori della Camera sono 47.160.244 e quelli del Senato 43.062.020: moltiplicando dunque per cinque le due cifre si ha il complesso dei rimborsi elettorali dei due rami del parlamento: 235.801.220 per Montecitorio e 215.310.100 per Palazzo Madama. Ma non è tutto. Perché quest'anno c'è la novità degli italiani all'estero, che sono 2.623.382. La legge non ne parla esplicitamente, ma una interpretazione estensiva delle norme in essa contenute potrebbe aggiungere altri 13.116.919 euro di finanziamento ai 450 milioni già stanziati.
Valanghe di soldi ottenute nel 2006, che si sommeranno a quelle post-14 aprile, che costituiscono l'emblematica dimostrazione di quanto l'attuale situazione economica delle famiglia italiane [*1 - *2] non interessi minimamente a lorsignori, compresa la compagnia danzante che accompagnerà Veltroni, che nell'ultima legislatura con il Decreto Bersani ha previsto anche l'aumento dei rimborsi elettorali [*4]. Giganti e nanetti (compresi i farlocchi Grilli Parlanti) che partecipano a un patetico teatrino in cui fingono di stracciarsi le vesti per battere cassa con il nostro voto. Si capisce anche il motivo per cui si presentano così tanti partiti che urlano alla monopolizzazione degli spazi nel caso in cui PD o PdL dovessero ottenere una vittoria schiacchiante. Raggiungere l' 1% dei voti vuol dire guadagnare 2,2 milioni di euro a Montecitorio e 2 milioni nell'altro ramo del palamento. Non gli basta il 70% del nostro stipendio, ogni occasione è buona per fottere e intascare soldi. Ma non avevamo votato un referendum per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti [*5]? Anche quando un'opinione è espressa tramite consultazione diretta, ovvero referendum, viene prevaricata. Il parere degli elettori diventa, ancora una volta, un suppellettile.

8 aprile 2008

La 4^ settimana

Poi qualcuno si chiede perchè i lavoratori italiani non riescono ad arrivare alla fine del mese:

[*adn] Eccoli allora i numeri (la fonte dei dati è l'Ocse). Dal manifesto pubblicitario, si comprende chiaramente che a parità di costo per l'azienda, 2.400 € mensili, un operaio italiano percepisce al netto in busta paga 1.298 €, in Spagna il netto arriva a 1.466 € (ovvero +168 €), nel Regno Unito a 1.582 € (+284) e in Irlanda a 1.865 (+567). Rispetto ad altri Paesi come Spagna, Inghilterra, Danimarca e Irlanda, quindi, l’Italia possiede uno dei più bassi poteri d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie con conseguenti ripercussioni nell’economia. [*Sole24ore] Lo studio realizzato per l'occasione ha calcolato che mediamente ogni mese se ne vanno altri 199 euro per l'Iva sui vari acquisti e pagamenti; 103 tornano allo Stato sotto forma di accise su una spesa mensile di 150 euro di benzina; altri 90 sono assorbiti dalla voce tasse ed accise delle bollette. Infine ci sono le imposte governative: bollo auto, Ici, sigarette, alcolici, pratiche amministrative ed altro ancora. Tirata la somma a fine anno e divisa per 12 fanno 60 euro. Ciò significa che se l'azienda in Italia spende 2.400 euro per un dipendente, la somma spendibile che lo stesso dipendente ha realmente a disposizione si ferma a 796 euro. «In sostanza - sintetizza Massimo Codato, presidente della Pmi di Unindustria Venezia solo il 30,1% del costo del lavoratore ritorna nel circolo dell'economia, il restante 69,9 finisce in tasse.

4 aprile 2008

Il rifiuto della scheda elettorale

In questi giorni in rete sta prendendo piede la proposta di esprimere il proprio dissenso alle elezioni rifiutando la scheda elettorale e di di verbalizzare il proprio rifiuto [*qui la spiegazione dettagliata della procedura da seguire]. In realtà si potrebbe trattare di un'operazione che può portare dei problemi con la legge in quanto si impedirebbe il regolare svolgimento delle elezioni. Quindi consiglio a tutti quelli che fossero intenzionati a prendere questo tipo di decisione di ripensarci o eventualmente farlo con cognizione di causa mettendo in conto che questa forma di protesta potrebbe rivelarsi del tutto controproducente. Per chi volesse approfondire, consiglio di leggersi le risposte Enrico in *questa discussione e anche *quelle di Pausania (di cui consiglio anche il blog, dato che ci sono).

3 aprile 2008

Voto o non voto? Vuoto!

Gli attenti lettori del blog avranno certamente notato che qui a destra, proprio in testa alla pagina, è comparsa un'immagine nuova (peraltro fatta in 5 minuti con photoshop, forse violando anche i copyright delle pubblicità regresso) che vi invito anche a far girare. In realtà questo post palesa un'intenzione neanche poi tanto implicita in tanti dei miei interventi in questo spazio virtuale. Mi pare quindi giusto informarvi che ho intenzione di godermi lo spettacolo, guardare ballare le marionette, tutte manovrate dagli stessi fili [*1 - *2], tutte rassegnate ad un destino già scritto secondo il volere dei "direttori artistici". Certo, non che la mia condizione mi elevi al di sopra degli altri; in realtà, ho solo avuto la sciagura di riuscire vedere i miei fili (e nonostante ciò non ho ancora ben capito chi li manovra) e di conseguenza non ho la minima intenzione di partecipare a questo gioco, rifiutandomi di accettarne il risultato (anche se poi rimarrò schiavo di leggi e balzelli tanto quanto chi ha scelto per me). Sono altrettanto consapevole, per quanto nel mio piccolo mi sforzi per contrastare questa tendenza, che il pubblico di ovini si metta anche stavolta in fila, zitto zitto, per salvare l’Italia dal nazismo di Berlusconi o dal comunismo di Veltroni. A cui non serve saper parlare, o saper ragionare o aver letto molti libri. Serve saper suggestionare la gente, ricorrendo a prove false, mutile, incomplete ed evitando il rigore della logica [*3 - *4]. Tutto per influenzare le proprie vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio [*5], portando l'intera questione su un piano puramente emozionale (e non razionale, come l'assunzione alle proprie dipendenze di un rappresentante comporterebbe), per poter trattare l'intero argomento come una questione di principio religioso e di dovere patriottico, escludendo ogni barlume di razionalità. In definitiva, per raggiungere il successo il propagandista deve saper manipolare istinti e sentimenti; chi vuole conquistare le masse deve conoscere la chiave che aprirà la porta dei loro cuori, pertanto deve far leva sulle speranze degli elettori, ispirando, attraverso false promesse, una devozione che li stimoli all'azione (il voto). L'aveva intuito Hitler, che trovò appoggio fra quei lavoratori (in particolare borghesi) rovinati dall'inflazione del 1923 e poi ancora dalla crisi del '29; le "masse" a cui lui si rivolgeva erano avvilite, deluse, in stato cronico d'ansietà. Proprio come i precari di oggi, e più in generale quelli che non riescono ad arrivare a fine mese [*6] proprio a causa delle politiche economiche delle stesse persone che poi votano. "La propaganda efficace" scriveva Hitler "deve limitarsi a poche semplici necessità, e quindi a esprimerle in forme stereotipate". Queste formule vanno ripetute continuamente, perchè "solo la ripetizione costante riuscirà alla fine a imprimere un concetto nella memoria di una folla". Ora ciascuno di voi si chieda quante volte ha sentito parlare di salari minimi, di Alitalia, del problema rifiuti, degli approvvigionamenti energetici e di inflazione senza che poi, questi problami fossero seguiti da una lucida e razionale spiegazione delle contromisure da prendere. Quanti di voi si sono presentati ad un colloquio di lavoro vantandosi di capacità fuori dal normale senza poi portarsi un curriculum vitae o senza dare dimostrazione pratica delle proprie possibilità? Il metodo scientifico ci insegna ad analizzare con fredda razionalità tutti gli elementi a nostra disposizione. La propaganda, all'opposto, ci insegna ad accettare come assiomatiche certe cose su cui la ragione vorrebbe che si sospendesse il giudizio, e intervenisse il dubbio (perchè ad esempio affidare uno Stato a due partiti che hanno già fallito in precedenza?). Lo scopo del demagogo è creare una coerenza sociale, un'omogeneità di giudizio a scapito dell'identità personale. Tant'è che i mercanti della politica, da Bertinotti a Storace e passando per Veltrusconi, fanno appello solo alla debolezza dei votanti, alle loro paure (dal terrorismo alla stabilità economica), ma mai alla loro forza potenziale. Il governo, le elezioni, la campagna elettorale fatta di urla, spintoni e strillazzi di Repubblica, sono favole. La situazione non cambierà di mezza virgola.

“In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!” (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

29 febbraio 2008

Yes, you can!

[*Adnkronos] Il "Giro dell'Italia nuova" di Walter Veltroni - il tour elettorale che lo portera' a toccare tutte le 110 province italiane in vista delle elezioni politiche - da domani, venerdi' 29 febbraio, a domenica 2 marzo fa tappa in Toscana. Il pullman verde del candidato premier del Partito Democratico tornera' poi anche mercoledi' prossimo per la tappa di Massa. In dettaglio, domani, alle ore 17,30 Veltroni sara' ad Arezzo per un'iniziativa pubblica in piazza San Francesco. Alle 21 si spostera' al Palamensana di Siena. La giornata di sabato 1 marzo inizia in piazza Dante a Grosseto alle 11. Veltroni pranzera' poi a casa di Sandra e Mirko Lami, una famiglia di Piombino - lei impiegata, lui operaio - per spostarsi alle 17.30 a Livorno per incontrare i cittadini sulla terrazza Mascagni.

Ma avvelenatelo, per Giove!

19 febbraio 2008

Ti si pigliat' a' manganellata, eh?

Savignano, scontri fra la Polizia e dei manifestanti

[Consiglio di seguire la discussione "De Gennaro, ovvero la mano armata dello stato"]

4 febbraio 2008

Eppur li votano...

... e si ostinano a chiamarlo il "meno peggio". Forse perchè al "peggio" non c'è limite.


[*Rainews24] "Il centrodestra dice andiamo a votare e poi facciamo la grande coalizione. Perché, invece, non la facciamo ora con un governo presieduto da Marini che scriva le regole del gioco. Avrebbe senso fare un'intesa adesso". Lo ha detto il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. "Questo è un momento in cui si misura il senso di responsabilità e bisogna far prevalere l'interesse del paese su quelli di parte".

Un video a corredo: