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27 luglio 2011

Il Potere, lo Stato e l'individuo

Questo blog riprende da oggi la sua produzione, pubblicazione e traduzione di articoli, a cadenza del tutto casuale. Per inaugurare questo nuovo inizio, ecco un articolo di Jonathan M.F. Catalàn, che analizza il modello panottico come meccanismo di potere nella società contemporanea. L'architettura del Panopticon stravolge gli antichi modelli, in cui la figura non si cala più all'interno della società dall'alto, ma la pervade da dentro e fa nascere una serie di relazioni di potere multiple.

Recentemente mi sono impegnato nella lettura di "Sorvegliare e punire" di Michael Foucault, libro pubblicato nel 1975. Il capitolo di maggior rilievo è quello riguardante il panoptismo, ovvero una teoria sociale che analizza il potere e in che modo le strutture del potere evolvono e si manifestano nella società. Il nome deriva dal "Panopticon", il progetto di carcere ideale di Jeremy Bentham. Foucault lo adotta come metro di paragone ideale per descrivere le caratteristiche delle relazioni di potere. Le conclusioni a cui egli giunge sono certamente opinabili e non è nel mio interesse discutere questo particolare aspetto del suo lavoro. In ogni caso ritengo che la sua descrizione dell'apparato del potere debba essere seriamente presa in considerazione.

Il Panopticon è un edificio costituito da una torre centrale, con diverse ampie finestre rivolte verso il suo centro. La torre è occupata da coloro che possiamo considerare le guardie. Attorno a questa torre c'è un edificio periferico, composto esclusivamente da celle. Ogni cella contiene un individuo e non c'è nessun mezzo che consenta la comunicazione tra di loro. Ci sono due finestre per ogni cella, una rivolta verso l'esterno (in modo tale che coloro che stanno fuori possano vedere cosa accade nel Panopticon) e una verso l'interno. Le finestre della torre sono allineate con le finestre interne dell'edificio periferico, in modo che ogni guardia possa monitorare ciò che ogni prigioniero sta facendo. Comunque, nonostante le guardie possano vedere i carcerati, gli stessi non possono vedere le guardie (immaginate un vetro a specchio). Foucault scrive,
Il meccanismo panoptico ordina unità di spazio che rendono possibile un monitoraggio continuo e un istantaneo riconoscimento. In breve, capovolge il principio della prigione stessa, o piuttosto delle sue tre funzioni, di rinchiudere, privare della luce e nascondere; preserva solo la prima delle tre e elimina le altre due. La piena illuminazione e l'occhio di un supervisore catturano meglio del buio, che in definitiva protegge. La visibilità è una trappola.
Lo scopo del Panopticon non è solo quello di isolare gli individui. Piuttosto è quello di monitorare e in definitiva controllare le azioni dei prigionieri. "La visibilità è una trappola", ovvero i prigionieri sono coscienti di essere monitorati.
Quindi l'effetto preponderante del Panopticon è quello di indurre il carcerato ad uno stato di conscia e permanente visibilità, aspetto che assicura il funzionamento automatico del potere.
L'autorità è visibile, ma non verificabile. In altre parole, i prigionieri sanno che dall'altro lato della finestra rivolta verso l'interno della costruzione c'è un'autorità, tuttavia tale concetto rimane astratto. Essi non possono vedere coloro che stanno maneggiando il potere. Quindi l'autorità rimane ignota. Questo aspetto è importante, come spiega Foucault:
Si tratta di un meccanismo importante, poichè automatizza e disindividualizza il potere. Tale potere non ha il suo principio in una persona ma in una determinata distribuzione di corpi, superfici, luci e sguardi; in una disposizione in cui i meccanismi interni producono le relazioni di cui gli individui sono ostaggio. Le cerimonie, i rituali, i simboli in cui gli eccessi di potere del sovrano si manifestano non hanno utilità. Esiste un meccanismo che assicura asimmetria, squilibrio, diversità. Di conseguenza non importa chi esercita il potere. Ogni individuo, preso anche casualmente, può far funzionare il meccanismo: in assenza del direttore, la sua famiglia, i suoi amici, i suoi ospiti e persino i suoi servi (Bentham, 45). Analogamente non è rilevante ciò che lo motiva: la curiosità dell'indiscreto, la malizia di un bambino, la sete di conoscenza di un filosofo che desidera visitare questo museo della natura umana o la perversione di chi desidera spiare e punire. Più il numero di questi anonimi e temporanei osservatori è alto, più grande è il rischio che il carcerato venga scoperto e più grande è la sua ansiosa consapevolezza di essere osservato. Il Panopticon è una macchina meravigliosa che, qualunque utilizzo ne voglia fare chi ne dispone, produce un effetto omogeneo di potere.

Una soggezione reale viene meccanicamente prodotta attraverso un legame fittizio. Quindi non è necessario utilizzare la forza per costringere il detenuto ad un buon comportamento, il matto alla calma, il lavoratore al lavoro, lo scolaro alla dedizione, il paziente all'osservanza delle regole. Bentham fu sorpreso che le fondamenta del Panopticon potessero essere così leggere: non c'erano più sbarre, non c'erano più catene o pesanti lucchetti; tutto ciò che era necessario era che le separazioni fossero chiare e le aperture ben definite.
Il nocciolo del discorso di Foucault è che la natura di chi maneggia il potere è irrilevante. Il potere non nasce da determinate caratteristiche dell'individuo. Piuttosto, le relazioni di potere sono stabilite dall'apparato stesso. Come menzionato precedentemente, egli arriva alla conclusione che questo è il meccanismo che si sviluppa in ogni sistema gerarchico che nasce cono lo scopo di controllare il comportamento di chiunque si trovi al suo interno. Egli porta come esempi scuole, ospedali e fabbriche. Riguardo questo particolare aspetto della teoria di Foucault, vi lascio giungere alle vostre conclusioni (sebbene è giusto ricordare che c'è differenza tra le istituzioni private, che non si basano sul monopolio della violenza, e lo stato che forza le persone a questo genere di relazioni). Ma, se applicato allo stato, ritengo che il "Panopticon" di Foucault fornisce una razionale interpretazione di come opera e come si relaziona nei confronti dell'individuo.

Per porre fine allo stato è necessario smantellare questo particolare meccanismo di potere.

26 maggio 2010

L'inflazione distrugge i risparmi

L'Unione Europea, con il recente piano di salvataggio di cui abbiamo ampiamente trattato, ha deciso di non far pagare il conto delle insolvenze bancarie ai creditori delle banche stesse e considerato che il salvagente da 440 miliardi di euro si è sgonfiato prima ancora di essere gettato in mare, ormai l'unica alternativa al requiem della moneta unica è l'intervento in prima linea della BCE. Le modalità d'intervento, che prevedono un frenetico lavoro dei rulli delle stampanti, le abbiamo già descritte. La conseguenza di questo accanimento terapeutico, meglio noto come monetizzazione del debito, sarà un'inflazione galoppante. É bene soffermarsi ulteriormente sugli effetti dell'inflazione, e a tal proposito propongo questo estratto dal libro Ludwig von Mises on Money and Inflation: A Synthesis of Several Lectures, redatto da Bettina Bien Greaves. Noterete che l'articolo è terribilmente attuale, ad eccezione forse degli ultimi capoversi, nonostante sia stato scritto una quarantina di anni fa circa. Buona lettura:

Tutto ciò che un governo compie a scapito del potere d'acquisto dell'unità monetaria colpisce, nelle condizioni attuali, le classi medie e le classi lavoratrici della popolazione. Solo queste persone non lo sanno. Questa è la tragedia. La tragedia è che i sindacati e tutte queste persone supportano una politica che rende i loro risparmi senza valore. E questo è il pericolo reale dell'intera situazione. Le condizioni in cui vivono le persone nei paesi industrializzati occidentali, che ad oggi praticamente corrispondono a tutti quei paesi in cui gli standard di vita hanno fatto dei progressi dal XVI o XVII secolo, le masse sono in una posizione, fortunatamente, negli anni in cui sono in grado di lavorare e in piena salute, per potersi preoccupare del loro mantenimento fino a quando loro non saranno più in grado di svolgere alcuna mansione o quando la loro predisposizione al lavoro sarà diminuita per via dell'età o di altri cambiamenti.

Nelle condizioni attuali, queste persone possono prepararsi alla vecchiaia o stipulando contratti di lavoro che gli garantiscano una pensione di anzianità o risparmiando una parte del loro stipendio per investirlo in modo tale da poterne disporre negli ultimi anni di vita. Questi investimenti possono essere semplici conti di deposito bancari o polizze d'assicurazione sulla vita, o obbligazioni, per esempio, titoli di stato che in molti paesi sembrano un investimento più che sicuro. In tutti questi casi il futuro di queste persone, che si affidano a queste soluzioni per la loro vecchiaia, per la famiglia e i figli, è strettamente connesso al potere d'acquisto dell'unità monetaria. L'individuo che possiede una proprietà agricola, il produttore di olio o cibi, l'uomo d'affari che dirige un'azienda sono in una posizione diversa. Quando i prezzi dei prodotti che vendono aumentano come conseguenza dell'inflazione, non verranno colpiti nello stesso modo in cui molte altre persone ne faranno le spese. Il proprietario di merce comune vedrà che, nel complesso, la maggior parte delle sue giacenze aumenterà di prezzo allo stesso modo in cui i beni aumentano per via dell'inflazione.

Ma per chi ha uno stipendio fisso le cose cambiano. L'uomo che è andato in pensione 25 anni prima, con una pensione annuale di 3,000 dollari, era nel complesso in una buona situazione o si riteneva fosse in una buona posizione. Ma questa valutazione è stata fatta in tempi in cui i prezzi erano di gran lunga più bassi di oggi. Non voglio dire niente di più su questa situazione e sulle conseguenze o gli effetti dell'inflazione per le persone. Ciò che volio sottolineare è che il problema più grande oggi è precisamente questo, sebbene le persone non se ne rendano conto. Il pericolo è dovuto al fatto che le persone considerano l'inflazione come qualcosa che colpisce le altre persone. Essi si accorgono molto bene che devono soffrire anche loro perchè i prezzi dei beni che stanno comprando aumentano continuamente, ma non capiscono completamente che il più grande pericolo per loro è precisamente il progresso dell'inflazione e l'effetto che avrà sul valore dei loro risparmi.

In tutta Europa oggi assistete a tumulti per via del fatto che le masse stanno scoprendo che sono loro i perdenti di tutte queste operazioni finanziarie, che i loro stessi governi consideravano mosse meravigliose. Perciò per poter coinvolgere le masse nel miglioramento delle condizioni economiche e renderle beneficiarie, reali beneficiarie, nel grande sviluppo della produzione industriale che sta prendendo piede in tutti i paesi d'Europa, del Nord America e persino il Messico, è necessario abbandonare le politiche inflazionistiche. I grandi tumulti a cui assistiamo in questo periodo in Europa, le idee rivoluzionarie delle masse, specialmente i figli delle classi medie che stanno studiando nelle università, sono frutto del fatto che i governi europei, con l'eccezione forse della piccola Svizzera e di altre piccole nazioni, negli ultimi 60 anni hanno portato avanti una politica di inflazione senza limiti [1].

Quando si valutando le condizioni della Francia, non ci si dovrebbe lasciar sfuggire il ruolo dell'inflazione. I francesi avevano ragione quando, nel XIX secolo e all'inizio del nostro secolo, sostenevano che la stabilità sociale e il welfare si basavano principalmente sul fatto che gran parte della popolazione possedesse titoli di stato e perciò considerava il welfare finanziario del paese e del governo a proprio vantaggio finanziario. Ora tutto questo è stato distrutto. I francesi che non erano in affari, ovvero la maggior parte della popolazione, erano risparmiatori fanatici. Tutti i loro risparmi sono stati distrutti quando la tremenda inflazione ha ridotto il valore del franco praticamente a zero. Il franco francese può non aver toccato quota zero, ma per un francese che prima aveva 100 dollari e adesso ne possiede uno, la differenza non è così marcata. Solo poche persone possono ancora considerarsi proprietari di qualcosa se il valore della stessa viene ridotto all'1% di quanto valeva prima.

Quando parliamo di inflazione, non dobbiamo dimenticare che in aggiunta alle conseguenze della distruzione di una moneta, c'è il pericolo che privare le masse dei loro risparmi le ridurrà in una condizione disperata. Per decenni c'erano solo poche persone che erano in accordo con questa mia posizione. Comunque, sono rimasto sbalordito quando oggi ho letto nel Newsweek che la maggioranza delle persone nella nazione non sono interessate alla conservazione del potere d'acquisto dell'unità monetaria. Sfortunatamente, l'articolo non diceva che la distruzione dei risparmi delle masse era un argomento molto più serio che la famosa guerra contro la povertà. É ridicolo che un governo finanzi una "guerra alla povertà" [2] tassando, inflazionando e spendendo, e quindi sacrificando i risparmi delle masse che stanno cercando di migliorarsi attraverso i loro stessi sforzi. Questa è una delle molte contraddizioni che abbiamo nel nostro sistema politico, non in quello economico. Per spiegare la mia posizione, considerate la terribile contraddizione del governo americano quando afferma: "Dobbiamo finanziare una guerra contro la povertà. Senza dubbio molte persone sono povere e noi dobbiamo migliorare le loro condizioni di vita." E quindi questo governo tassa le persone allo scopo di rendere il pane più costoso. Affermerete "Quindi il pane costa di più, ma questa è un'eccezione." Ma questa non è un'eccezione! Il governo americano spende anche miliardi di soldi delle tasse per rendere il cotone più costoso. I beni derivati dal cotone non sono certo beni di lusso. Forse lo sono se comparati al pane, ma il governo fa la stessa cosa, segue la stessa politica, con il pane.

La reale guerra alla povertà è stata la rivoluzione industriale e l'industrializzazione delle fabbriche moderne. All'inizio del XIX secolo, le scarpe e le calze erano beni di lusso per la maggioranza delle persone dell'Europa continentale. Non facevano parte dell'abbigliamento quotidiano. E le condizioni di queste persone non sono migliorate tassando, prendendo soldi o scarpe ai ricchi e dandole ai poveri. É stata l'industria calzaturiera, non i ricchi del governo, che ha migliorato le condizioni dei poveri, che ha apportato un cambiamento rivoluzionario nelle condizioni delle masse. Uno statista potrebbe affermare: "Se avessi più soldi da spendere potrei fare cose che mi renderebbero molto popolare nel mio paese." Il governo cerca di guadagnare popolarità facendo queste cose, ma la tecnica che utilizza è quella di spendere, e in seguito cerca di prendersi il merito del buon risultato di una spesa. Ma tale spesa non è sempre qualcosa di buono. Qualche volta una spesa significa anche comprare bombe e lanciarle in un paese straniero. Ma se tale esborso è benefico, diciamo se rende possibile qualche miglioramento nel paese, allora lo statista afferma: "Guardate, non c'è mai stato un tenore di vita così elevato durante il mio regime. Ci sono alcune persone cattive, alcuni inflazionisti, alcune persone che cercano di approfittarsene, ma io non ho niente a che vedere con loro. Non è colpa mia." E così via.

La nostra situazione economica dipende largamente dalla relazione del governo e del partito dominante con i sindacati. Noi abbiamo "inflazione", nel senso di prezzi più alti, insita nel nostro sistema economico perchè i sindacati ogni anno, ogni due anni o in casi eccezionali ogni tre anni, chiedono salari più alti. La stragrande maggioranza dei lavoratori vuole costantemente salari più alti e ritengono che gli stipendi possano essere manipolati ad libitum, a volontà, dai governi. I sindacati hanno il potere, attraverso l'uso della violenza, con l'aiuto di certe leggi e di certe istituzioni a Washington, di forzare le persone a supportare le loro richieste di salario. Se gli stipendi non continuano ad aumentare, nessuno sa cosa accadrà. L'unica soluzione possibile all'inflazione è un'aperta opposizione ai sindacati e all'idea che delle retribuzioni più alte sono l'unico modo per migliorare le condizioni delle masse. I membri dei sindacati devono anche accorgersi che le loro condizioni migliorerebbero se i prezzi delle cose che desiderano acquistare scendessero, anche se le loro retribuzioni non salissero. Non voglio aggiungere altro a questo problema se non che il governo ha dato il via a questo meccanismo da quando ha potuto aumentare la quantità di denaro stampandolo.

Diamo un esempio di quanto l'inflazione distrugga i risparmi: c'era in un paese europeo un bambino povero, educato in un asilo per orfani, molto ben educato, perchè quando finì la scuola e la sua permanenza all'orfanatrofio, emigrò negli Stati Uniti. Nel corso della sua lunga vita egli accumulò una considerevole fortuna producendo e vendendo qualche merce con grande successo. Quando morì, dopo aver vissuto per 45 anni negli Stati Uniti, lasciò una fortuna di 2 milioni di dollari. Non tutti lasciano una fortuna del genere; questo è certamente eccezionale. Nelle volontà di quest'uomo c'era che i suoi risparmi fossero destinati in Europa, con lo scopo di costruire un altro orfanatrofio simile a quello in cui egli era stato educato. Questo avvenne poco prima della Prima Guerra Mondiale. I soldi furono riportati in Europa. Secondo la procedura solita furono investiti in titoli di stato del suo paese, e l'nteresse sarebbe stato pagato ogni anno per mandare avanti l'asilo. Ma la guerra iniziò, e quindi anche l'inflazione. E l'inflazione ridusse a zero la sua fortuna di 2 milioni di dollari investita in marchi europei. Per fare un altro esempio, un tedesco che nel 1914 possedeva una fortuna equivalente a 100,000 dollari, nove anni più tardi gli sarebbe rimasto mezzo punto percentuale di quella fortuna, o una cifra simile, non fa differenza; egli aveva perso tutto. E ci sono stati esperienze simili nelle università europee. Ad esempio, molte fondazioni furono fondate nel corso dei secoli da persone che volevano rendere possibile ai ragazzi poveri la frequenza universitaria, per raggiungere ciò che essi avevano raggiunto attraverso una buona educazione formata in un percorso universitario. E cosa è successo? In tutti questi paesi, Germania, Francia, Austria e Italia, arrivò una grande ondata inflazionistica. E questi aumenti distrussero gli investimenti. A beneficio di chi? Certamente del governo. E cosa fece il governo con i soldi? Li ha spesi, li ha buttati via.

La gente crede ancora, comunque, che la distruzione del valore della moneta non colpisce le masse. Ma è vero il contrario. E le copisce per prime. Non c'è nessun modo migliore per portare avanti una tremenda rivoluzione che distruggendo i risparmi delle masse che sono investiti in depositi risparmio, polizze assicurative e così via. Un esempio di ciò che voglio dire ce lo fornisce il presidente di una banca viennese. Mi ha detto che quando era un ragazzo giovane, dopo i 20 anni, aveva stipulato una polizza assicurativa sulla vita molto al di sopra delle sue possibilità economiche del tempo. Egli si aspettava che quando sarebbe stato ripagato, quella somma l'avrebbe reso un cittadino benestante. Ma quando raggiunse il suo 60esimo compleanno, la polizza era diventata un debito. L'assicurazione, che corrispondeva a una grande somma quando l'aveva sottoscritta 35 anni prima, si è rivelata appena sufficiente a pagare la corsa del taci per tornare al suo ufficio dopo che si era recato a ritirare la somma. Quindi, cos'è successo? I prezzi sono saliti, ma l'ammontare monetario della polizza è rimasto lo stesso. Egli per molti decenni ha risparmiato denaro. Per chi? Per il governo, affinchè spendesse e sperperasse.

Se parlate di una catastrofe monetaria, è bene ricordarsi una completa disfatta del sistema monetario. Una cosa del genere è successa in questo paese nel 1781, con la "continental currency". E si è ripetuta in molti altri paesi in seguito, ad esempio, con uno dei più famosi collassi inflazionistici del marco tedesco nel 1923. Questi cambiamenti non sono gli stessi, non sono dello stesso grado nei vari paesi. Ma non bisogna enfatizzare la differenza tra gli effetti portati da un'inflazione massiccia rispetto a quelli di un'inflazione più contenuta. Sono entrambi deleteri. Dobbiamo apprendere che in un'economia di mercato, in un sistema capitalista, tutte le relazioni tra gli uomini che non sono semplicemente intime e personali, tutte le relazioni insterpersonali, sono espresse, fatte, contabilizzate in termini monetari. Un cambiamento nel potere d'acquisto della moneta colpisce tutti. Tutte le relzioni tra gli individui e lo stato, e tra gli individui stessi, sono basate sul denaro. Ciò non è vero solo per le economie capitaliste, ma in tutte le condizioni.

Ad esempio, in paesi con economie prevalentemente agricole, in cui le piccole-medie fattorie prevalgono, è solito, necessariamente, che alla morte di un fattore uno dei suoi figli prenda il controllo delle sue proprietà e gli altri, i fratelli e le sorelle, prendano in eredità solo una parte della fattoria. L'uomo che ottiene la fattoria deve pagare agli altri, nel corso della sua vita, passo per passo, la parte di eredità che spetta agli altri. Ciò significa che chi eredita la fattoria non ottiene nè di più nè di meno degli altri membri della famiglia. Ma quando ciò è deciso trasferendo la proprietà a un erede e dando agli altri ciò che gli spetta in denaro, si tratta di un'operazione che prosegue negli anni, ovvero ogni giorno, se siamo in un regime inflazionistico, la parte dell'uomo che ha ottenuto la fattoria aumenta, e la fetta di torta dei fratelli e delle sorelle diminuisce.

Abbiamo avuto in questo paese, per diversi anni, un chiaro aumento inflazionistico nella quantità di moneta circolante. Comunque, le condizioni sono influenzate da questa situazione. C'è stata un aumento generale dei prezzi. Ne avete sentito parlare; ne avete letto; la gente compara i prezzi e ne parla abbastanza. Non voglio esagerare però su ciò che è accaduto al dollaro. La situazione non è ancora così grave da rendere inevitabile la catastrofe. Se andate in altri paesi, ad esempio il Brasile e l'Argentina, sarete in paesi in cui c'è un regime inflazionistico, ma di gran lunga più marcato. Se chiedete a un brasiliano qualche ritiene che sia una moneta stabile che non perde potere d'acquisto, vi risponderà "il dollaro statunitense ... è perfetto!" Certo che lo è se comparato alle monete di questi paesi.

Il problema del denaro, il problema pratico di oggi nel mondo intero è precisamente il seguente: i governi credono che nella situazione che ho descritto prima, in cui si deve scegliere tra una tassa impopolare e una popolare spesa pubblica, c'è una via di fuga, la via dell'inflazione. Questo illustra il problema dell'abbandono del gold standard. Il denaro è il fattore principale in un'economia di mercato. Il denaro è creato dall'economia di mercato, non dal governo. É il prodotto della tendenza delle persone di sostituire gradualmente lo scambio diretto con un mezzo di scambio comune. Se il governo distrugge il denaro, non distrugge solo qualcosa di estremamente importante per il sistema - i risparmi che le persone hanno messo da parte per investire e per prendersi cura di loro stessi nelle emergenze - ma distrugge anche il sistema stesso. Le politiche monetarie sono il centro delle politiche economiche. Quindi tutte le discussioni sul miglioramento delle condizioni, sulla prosperità ottenuta dall'espansione del credito e dall'inflazione, sono futili!


Note:
[1] Mises si riferisce ai tumulti studenteschi avvenuti a Parigi nella primavera del 1968. Il governo inglese ha svalutato il pound, il 18 novembre del 1967, da 2,80 dollari a 2,40 e ci fu una crisi internazionale dell'oro nel marzo del 1968. I francesi volevano tornare al gold standard. In maggio "studenti si ribellano alla Sorbona e in altri posti si sono opposti alla polizia e ottennero il supporto di 10 milioni di lavoratori che portarono avanti scioperi nazionali e presero il controllo di molte fabbriche. La nazione era quasi completamente paralizzata." Alla fine, dopo che si raggiunsero aumenti di stipendio, gli scioperanti ritornarono alla calma nei primi di giugno. Confrontare World Almanac, 1969, pagg. 63, 72, 512-513.
[2] Il presidente Lyndon Johnson annuciò, l'8 gennaio del 1964, una "guerra incondizionata alla povertà in America". Il denaro in particolare era destinato "alle aree cronicamente bisognose dei Monti Appalachi." (World Almanac, 1965, p. 142) Nel dicembre di quell'anno, il Congresso aveva stanziato 784,2 milioni di dollari per diversi progetti nella zona e in altri 10 stati, principalmente per strade e l'occupazione (World Almanac, 1965, pagg. 42, 47)

7 maggio 2010

Government Fail

In questi giorni la protesta greca divampa e le interpretazioni sulle cause, sulle dinamiche e sulle conseguenze di questa crisi sono molteplici. Nella rete le migliori analisi dei fatti (o quantomeno le migliori che ho trovato) sono su Tra Cielo e Terra [*1- *2- *3- *4], il blog di Santaruina. Se invece siete aspiranti ingegneri sociali e cercate un manuale delle istruzioni per creare nuovi ordini, consiglio vivamente la guida del Gongoro (eventualmente anche se volete verificare che i punti 3 e 4 si realizzeranno nel breve-medio termine). L'attuale situazione può essere sinteticamente riassumibile nel risultato di anni di politiche demagogiche e assistenzialistiche, supportate da ideologie di stampo keynesiano e statalista. Ai greci in questi giorni è stato presentato il conto salato dei benefici di cui avevano goduto finora. Ecco assieme a questo scontrino (sia mai che si evade proprio in questi tempi di crisi) avrei presentato anche la seguente breve lettera, tradotta da Tiranny Sentinel:
Eri stato avvertito. Eri stato avvertito che una spesa sfrenata in diritti e progetti governativi avrebbe distrutto l'economia. Nessuno ha ascoltato, perlomeno nessuno che potesse farci qualcosa. Pensi che la Grecia sia l'unico paese con questi problemi? Sulla maggior parte degli stati europei grava un pesante debito, tanto da spingerli a svalutare l'Euro, o in alternativa a cacciare i paesi più irresponsabili. Il problema è trovarne qualcuno che non sia irresponsabile.

Non sono in grado di salvare Spagna, Portogallo, Irlanda e probabilmente l'Italia e inoltre chi salverà poi la Gran Bretagna, la Francia e la Germania? Siamo certi che sarà impossibile soccorrere gli Stati Uniti. Tuttavia sta per succedere. La chiamo la Grande Caduta e penso che persino le menti più offuscate stiano iniziando a percepire un barlume di realtà. "Qualcosa sta per succedere!".

Gli zombies, privati dei loro diritti acquisiti, insorgeranno e usciranno dai gangheri, perché rifiutano di accettare che i soldi possano finire. Rifiutano di accettare che spendere più di quelli che guadagni è insostenibile. Rifiutano di accettare che non saranno i politici a pagare, saranno loro e dopotutto loro sono gli stessi che hanno eletto questi politici. Coloro che rifiutano la realtà attraverseranno diverse fasi. Uno dei principali step sarà quello in cui proveranno a addossare la colpa di questa crisi al capitalismo. Un governo che spende troppi soldi non fa in nessun modo parte del libero mercato capitalista. É stato il governo ad alzare le tasse così tanto da asfissiare l'economia, è stato il governo che ha concesso un welfare generoso e benefici pensionistici che non avrebbe mai potuto sostenere. Questo è stato il fallimento del governo, punto, fine della storia.

16 novembre 2009

In difesa della libertà


Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino è stato il simbolo materiale della tirannia dello stato totalitario, al cui cospetto l'individuo è proprietà dello stato stesso, privato della libertà di abbandonare il "paradiso dei lavoratori". Nonostante il clamoroso ritardo di una settimana, credo sia un avvenimento meritevole di celebrazione, anche per spolverare questo spazio e per ripartire a scrivere dopo una lunga pausa di meditazione. Una scelta nata anche dalla consapevolezza che la memoria si stia affievolendo e che oggi lo stato totalitario sta prendendo il sopravvento sulle libertà individuali e la realizzazione dell'individuo, sempre più omologato dall'ideologia collettivista e nascosto nel branco. Un'involuzione forzata dagli stessi che, facendo leva sulle paure degli individui, ricevono linfa vitale dalle continue richieste di protezione. Se il crollo di quel muro ci ha insegnato qualcosa è che non esiste solo la via della schiavitù, ma anche il cammino della libertà.

17 luglio 2009

Terremotati e pure mazziati



29 ottobre 2008

Buchi neri

[Articolo integrale disponibile su 1972] [...] Le black jails ufficialmente non esistono. In realtà sono parte di un complicato sistema detentivo sotterraneo, al margine di ogni legalità, usato per imprigionare al di fuori di qualsiasi procedimento giudiziario i cosiddetti petitioners, ovvero quei cittadini cinesi che si rivolgono alle autorità per denunciare soprusi da parte dei funzionari pubblici locali. [...] Molti di loro finiscono nelle black jails, galere provvisorie e improvvisate all'interno dei locali di ostelli della gioventù situati, nel caso di Pechino, nella zona degli hutong, i vicoli stretti che si diramano attorno alla città proibita. [...] Le black jails sono oggi nient'altro che una riedizione di quella rete di carceri nascoste fra gli edifici civili, mantenute però nel segreto assoluto e la cui esistenza è ufficialmente negata. Xu Zhiyong, dopo aver ricevuto il messaggio, si dirige immediatamente al luogo in cui la donna dice di essere rinchiusa, all'ostello della gioventù di Taiping Street, vicino al parco Taoranting. Il resoconto di quello che succede in quella visita e nelle successive è affidato al suo blog e rappresenta la prima denuncia pubblica dell'esistenza di queste carceri segrete nei centri urbani cinesi. [...] Xu ritorna alla prigione il 5 ottobre dopo che una telefonata lo ha avvertito del sequestro di tre bambini, figli di una donna che aveva inoltrato una petizione per protestare contro le mancate indagini su un caso di assassinio. Sono un ragazzo e due ragazze di 13 e 14 anni. Anche loro avevano comunicato alla famiglia dove si trovavano grazie al cellulare nascosto da un altro detenuto. Questa volta Xu ci va insieme ad altri due giornalisti-blogger (Zola e Doubleaf) che a loro volta racconteranno sui loro siti l'intera vicenda. I guardiani del centro li stanno aspettando e questa volta evitano lo scontro: “I ragazzi sono stati trasferiti questa mattina”, dicono come se se lo aspettassero. E' interessante perché il professore aveva annunciato quella visita il giorno prima proprio sul blog. Qualcuno l'aveva letto. Il 14 ottobre l'ultima incursione, ancora una volta terminata con un pestaggio, documentato via audio e via Twitter da uno di loro. Il blogger Isaac Mao l'ha definito la prova di come i social media stiano trasformando la Cina. L'analisi pecca di ottimismo ma è certamente vero che la realtà delle black jails non sarebbe mai emersa senza l'azione coraggiosa di un professore-blogger e di due colleghi al seguito. Dopo i loro resoconti il SCMP (Hong Kong) ha scritto che le black jails si stanno moltiplicando in tutto il territorio nazionale in una campagna delle autorità regionali per purgare la società da elementi indesiderati quali i petitioners. Il sistema è semplice. I governi locali affittano camere in ostelli o alberghi compiacenti e strategicamente collocati al riparo da sguardi indiscreti: 150 yuan a persona, più persone in una stanza. Poi si comprano i servizi di delinquenti e picchiatori professionali per tenere lontani i curiosi: 1000 yuan per un pestaggio leggero, 3000 per una dose più intensa. Xu elenca 4 buchi neri a Pechino: oltre al Youth Hostel, il Fenglong Hostel, il Juyuan Hotel e il Jingyuan Hotel. Se dovete viaggiare in Cina tenete a mente questi nomi. L'industria del sequestro e delle sparizioni è molto fiorente nella Cina dell'efficienza autoritaria. Tutte le menzogne del soft power raccontate dalla vulgata benevolente vengono inghiottite dalle decine di storie dell'orrore che descrivono la realtà di questo paese, per molti versi ancora spaventosa.

26 ottobre 2008

Lezioni di libertà

La Spagna negli ultimi mesi sta vivendo una profonda crisi, mai sperimentata in epoca moderna, riconducibile all'implosione del mercato immobiliare, settore che è stato alla base del rapido sviluppo degli ultimi anni, che ora possiamo finalmente definire creato artificialmente. Gli indicatori di questa situazione sono molteplici. Le riserve della BC Spagnola sono passate da 41 mld del 2002 a poco più di 13 nel 2007, il considerevole deficit delle partite correnti ha superato il 10% del PIL e soprattutto c'è stato un rilevante aumento della disoccupazione, il cui tasso ha superato l'11%. Zapatero si trova a gestire una crisi di ampia portata e nonostante si stia arrovellando con il suo staff per trovare una soluzione, pare abbia trovato il miglior modo per ridurre gli effetti percepiti dagli spagnoli. Si tratta di un interessante escamotage, che dubito riceverà le dovute attenzioni da parte dei paladini della libertà di stampa nostrani. Sinteticamente, due settimane fa, Zapatero ha convocato al proprio cospetto i più importanti editori iberici fra cui Ignacio Polanco (Grupo Prisa, El País, Cuatro, la SER), Diego del Alcázar (Vocento, ABC, Punto Radio), José Manuel Lara (Planeta, La Razón, Antena 3 y Onda Cero); Jaume Roures (Mediapro, Público, La Sexta); Javier de Godó (La Vanguardia), y Javier Moll (Grupo Moll, Levante de Valencia, El Faro de Vigo, La Nueva España de Asturias...). Davanti a tutto l'arco mediatico spagnolo ha proposto il "Pacto de Silencio", ovvero l'appoggio incondizionato da parte dei più importanti editori del paese a proposito delle norme varate dal governo per fronteggiare la crisi finanziaria [*elconfidencial]:
Los dueños de los grandes grupos de comunicación españoles se comprometieron el pasado lunes, en un almuerzo con el presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero, celebrado en La Moncloa, a respaldar las medidas del plan de choque contra la crisis introducidas por el Ejecutivo, vía decreto ley, en apoyo del sistema financiero español. Rodríguez Zapatero pidió a los editores que eviten la crítica alarmista y traten de infundir tranquilidad a los ciudadanos sobre la solvencia de nuestro sistema de cajas y bancos. [...]
In sintesi, un appoggio alle contromisure del governo che prevede una limitazione delle critiche allo stesso e un'iniezione di fiducia per i cittadini. Altro che "editti bulgari". Ogni critica all'interventismo governativo sarà quindi coperta dal frastuono degli applausi e delle lodi tessute per il piano finanziaro, così come le ultime grida di aiuto della già agonizzante libertà di stampa. Paiono veramente tutte uguali queste democrazie nel nascondere al cittadino ciò che accade dietro le quinte o le conseguenze del proprio operato.

17 ottobre 2008

Stato di emergenza perenne

Quest'anno, nemmeno un singolo caso di antrace ha colpito l'uomo negli Stati Uniti, ma nonostante ciò l'intera nazione è ufficialmente in stato d'emergenza. L'allarme è stato suonato a fine settembre dal Dipartimento della Salute, e lo stato d'emergenza durerà fino al 2015. Se l'utilità di questo provvedimento al fine di proteggere la salute dei cittadini è discutibile, al contrario è certo che questa situazione sarà di giovamento per le aziende produttrici di inutili vaccini. Ma questa non è certamente una novità.

L'esenzione dalla responsabilità legale per via dello stato d'emergenza è garantita ai produttori del vaccino dal Public Readiness and Preparedness Act, provvedimento approvato nel 2005 per proteggere le aziende da scomode azioni legali durante l'esposione di potenziali pandemie. Tale legge dovrebbe essere applicata solo ed esclusivamente quando ci si trova di fronte a una manifesta o quantomeno potenziale emergenza nazionale, compresi attacchi terroristici con armi biologiche, chimiche o nucleari. La dichiarazione dello stato d'emergenza è la dimostrazione che i governi non hanno nemmeno più bisogno di organizzare inside jobs per perseguire i propri scopi, ma arbitrariamente possono decidere quali provvedimenti applicare. Le parole di Michael Chertoff, direttore della Homeland Security, sono illuminanti: "Al momento non ci sono informazioni verificate e credibili che indichino la possibilità di attacchi batteriologici". Ma ciò non è importante, "quattro anni fa si corse il rischio di una pandemia di antrace e in futuro ci sarà un crescente rischio di ulteriori attacchi". In sostanza è meglio dichiarare un'emergenza oggi, basata peraltro su vecchie false prove, così da prevedere future emergenze. Sorge il dubbio che dietro questo tentativo di torturare la logica, ci sia in realtà la necessità del governo federale di proteggersi dopo aver speso circa un miliardo di dollari in vaccini di discutibile sicurezza ed efficacia.

18 settembre 2008

Per la salute del cittadino

Gli immigrati che desiderano ottenere la cittadinanza statunitense avranno l'obbligo di sottoporsi a un controverso e costoso vaccino che in passato è stato legato a gravi malattie e diverse morti. Il vaccino per il virus del papilloma umano (HPV) - meglio noto come Gardasil - è fra i cinque recentemente aggiunti dall'U.S. Citizenship and Immigration Services fra i necessari, come ha riportato il canale Fox 8 News. Un comunicato stampa dell'agenzia ha comunicato che tale vaccino è diventato indispensabile dal primo giugno del 2008. La disposizione rappresenta una completa destituzione delle raccomandazioni del dottor Jon Abramson, presidente dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), l'organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America. Nel febbraio del 2007, Abramson ha affermato che lui stesso e la commissione di 15 membri del CDC si opponevano a rendere il Gardasil obbligatorio, in quanto l'HPV trasmesso sessualmente non è un virus contagioso come il morbillo o la varicella. Al modico prezzo di 162 dollari per dose, il vaccino (che richiede tre somministrazioni) garantirà milioni di profitti alla ditta produttrice, la Merck, una compagnia che ha una lunga storia di lobbying, al fine di ottenere commesse statali, e di accordi per raggirare gli americani e far credere che la vaccinazione contro il papilloma sia necessaria. Se il nome della società non vi dice nulla, un prodotto da loro commercializzato potrebbe schiarirvi le idee: il Vioxx. Un medicinale che potrebbe aver causato 27.785 casi di infarto miocardico e di morte cardiaca improvvisa, solo negli Usa. La scelta di rendere obbligatorio il Gardasil è conseguente all'incapacità della società di vendere il proprio prodotto (e i suoi effetti "benefici") sul mercato. Renderlo obbligatorio per legge, pagando Governatori e altri ufficiali, e somministrarlo a bambine di 11 anni è stata la soluzione scelta dalla Merck e dal governo americano. Il 16 settembre Keith Olbermann ha affrontato la questione durante Countdown, in diretta sulla msnbc:



L'aspetto interessante è che negli States non esiste nessuna legge, ad eccezione di quelle applicate a chi lavora in campo medico, che afferma che un cittadino sia costretto ad assumere vaccini, indipendentemente da qualsiasi ordine esecutivo, mandato o imperativo categorico emesso da qualsiasi politico. La realtà dei fatti è diversa, in quanto il Governatore del Texas, Rick Perry, non solo ha reso tale vaccinazione obbligatoria, ma ha anche portato avanti una mendace campagna informativa mirata a spaventare i genitori e affermando che era "la legge" ad imporre questa pratica. Un episodio simile è avvenuto anche nella Contea di Prince George, dove i genitori sono stati addirittura minacciati col carcere nel caso in cui avessero rifiutato di vaccinare i propri figli. Rappresentanti del popolo che mentono spudoratamente ai loro elettori, mettendone a rischio la salute. La vaccinazione contro il papilloma momentaneamente riguarda gli immigrati, ma è probabile che si tratti del primo passo verso una politica che la renderà necessaria anche per il resto della popolazione. Le conseguenze post-somministrazione del Gardasil potrebbero essere devastanti:
Judicial Watch, un’associazione di interesse pubblico, ha ottenuto dall'FDA ( Food and Drug Administration ) la possibilità di visionare gli effetti indesiderati correlati al vaccino contro il papillomavirus umano ( HPV ), Gardasil. All'11 maggio 2007, il sistema di farmacosorveglianza post-marketing sui vaccini VAERS ( Vaccine Adverse Event Reporting System ) degli Stati Uniti, annoverava 1.637 reazioni avverse digitando la sigla HPV4, che corrisponde alla vaccinazione con Gardasil, un vaccino quadrivalente.

Di queste reazioni, 371 sono definite gravi. Delle 42 donne che hanno ricevuto Gardasil mentre erano incinte, 18 sono andate incontro a reazioni avverse, che variavano tra l'aborto spontaneo ed i danni fetali. La paralisi, la paralisi di Bell ( paralisi facciale), la sindrome di Guillain Barre e le convulsioni sono alcuni dei gravi eventi avversi neurologici associati alla vaccinazione con Gardasil. Nel database sono segnalati anche 3 casi di 3 persone morte dopo aver ricevuto il vaccino. Una ragazza è morta per trombosi 3 ore dopo aver assunto Gardasil. Due ragazze di 12 e 19 anni sono morte per problemi cardiaci e/o per trombosi. [...]
Gli Stati Uniti hanno distribuito 2.2 milioni di dosi nel 2006 e 11.3 nel 2007.

3 settembre 2008

Il mito svedese

Il welfare svedese viene ritenuto un modello a cui aspirare, sia nei dibattiti televisivi nostrani che sulla carta stampata. Sentiamo spesso lodare le capacità dello stato scandinavo nel coniugare un a forte sicurezza sociale con la flessibilità e la competitività del mondo del lavoro, il ruolo di famiglie numerose con la promozione dell'impiego femminile e una costante innovazione con riforme nei settori di previdenza e istruzione. La realtà dei fatti ridimensiona notevolmente il welfare svedese, spesso invocato come ineludibile pietra di paragone, che però sembra far acqua da tutte le parti. A tal proposito ritengo interessante pubblicare anche qui un mio intervento su luogocomune.net [*1]:
Certo i servizi pubblici funzionano bene (non so però se hai mai avuto l'occasione di comprare un ticket di corsa singola della metro) e anche a chi non ha reddito vengono forniti diversi servizi (gli universitari svedesi ricevono 250-300€ mensili a prescindere).

Bisogna però prendere atto del fatto che ad oggi il welfare svedese è allo sfascio [*link] e non è in grado di sostenere le ondate di immigrati che si trasferiscono in scandinavia (costano alla comunità tra i 5 e i 6 miliardi di euro). La situazione non è destinata a migliorare, ma al contrario peggiorerà costantemente in quanto l'applicazione del socialismo, che di fatto riversa responsabilità e costi di ciascuno sulle spalle di tutti, richiede una bassa diseguaglianza sociale (in mondo che il taxpayer e il taxconsumer coincidano) e un grande rispetto delle regole. Insomma gli obiettivi a cui teoricamente tende la socialdemocrazia devono in realtà essere le sue premesse. Allo stesso tempo, se non consideriamo i "labor market political activities" (ovvero le persone che vengono pagate anche se non lavorano), quelli entrati presto in pensione (540,000 persone) e chi vive solo di assegni d'invalidità la disoccupazione svedese sale dal 5 al 25%. Per non parlare del crollo verticale dei tassi di crescita economica dell'OECD negli ultimi 30-40 anni.

Quello che potrebbe insegnarci la Svezia è in primis che più i soldi versati dal cittadino rimangono vicini più vengono spesi oculatamente (la Svezia è uno stato che ha più o meno gli stessi abitanti della Lombardia), e quindi più il raggio statale è limitato (possibilmente dovrebbe tendere a zero) meno si tende allo spreco, il che non farà certo piacere agli europeisti. In secondo luogo, guardacaso uno dei pochi paesi che non ha partecipato alle guerre mondiali (mi pare sia dal 1809 che non combattano guerre) nel 1950 era il 4° paese con il reddito pro-capite più alto al mondo. Dal '50 in poi, quando la tassazione è passata dal 10 al 50% e Olof Palme ha scelto di regolamentare qualsiasi aspetto della vita dei biondoni le cose sono un po' cambiate (per chi ha tempo è anche interessante dare un'occhiata alla quantità di "krone" svedesi che circolavano in quegli anni o l'espansione del credito conseguente alla deregulation bancaria del 1985). Svalutazione verificabile anche solo scrivendo SEK in google. :)

Una nota: fino al '76 la Svezia ha proseguito a sterilizzare gli autoctoni biondoni, in stile T-4 Euthanasia Program. Mi pare circa sessantamila persone.
Certo non che la nostra situazione sia invidiabile, ma l'Italia è un paese economicamente e geograficamente ineguale, con poco rispetto delle regole imposte dall'alto (non che sia sempre un male, anzi). Insomma le due premesse per applicare il modello svedese non ci sono. Quello che invece abbiamo è la loro pressione fiscale (un 44% nostro contro un 50%) e una minore libertà economica (noi siamo oltre la 60^ posizione, loro mi pare nelle prime 20). In poche parole siamo più socialisti di loro e non ci sono orme da seguire. É sempre lo stesso trucco che usa ogni stato moderno. Tasse, regole e stampante di denaro.
Dati che ci invitano a distinguere la Svezia della storia da quella della fede e possibilmente a ricredersi sulla bontà di un'economia pianificata da un organismo centrale.

29 luglio 2008

Più Sicurezza per tutti

Incredibile. Resto basito davanti a certe notizie. Principalmente perchè non mi aspettavo che La Russa avesse così a cuore la sorte di ciascun meneghino (ma in realtà è un provvedimento esteso a 9 città [*1]), tanto da assegnargli un soldato personale. Com'è ovvio, infatti, il seguente provvedimento ha lo scopo di aumentare la sicurezza dei cittadini:
[*2] Da lunedì nelle strade di Milano ci saranno i soldati. Un contingente formato da quasi quattrocento militari avrà il compito di sorvegliare i consolati, il Centro di permanenza temporanea (Cpt) di via Corelli e gli altri punti sensibili della città. Ma i soldati saranno anche impegnati in operazioni di pattuglia con poliziotti e carabinieri. A partire dalla prossima settimana cominceranno ad arrivare e prendere posizione. Il via libera all'utilizzo dell'esercito nelle città è arrivato dal comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza del Viminale. [...] Centosettanta avranno compiti di pattuglia nelle strade dove opereranno in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Altri 134 militari saranno invece schierati venti punti sensibili. [...] I soldati che pattuglieranno le strade cittadine insieme alla polizia vestiranno la mimetica e saranno armati con un arma a canna corta, ossia una pistola. Ben più pesante l'armamento di cui saranno dotati i militari che presidieranno i punti sensibili. Indosseranno la tenuta da combattimento: ossia avranno il giubbotto antiproiettile e imbracceranno il mitra.
Inutile dire che non si tratta assolutamente di militarizzazione del territorio e tutti i nordcoreani che mi stanno leggendo saranno assolutamente d'accordo. Dopotutto mi pare ovvio che un parlamento (in tutti i suoi schieramenti) colluso con la mafia, la massoneria e che costantemente insabbia qualsiasi processo possa minare la reputazione dei suoi componenti (l'inchiesta Why Not, per dirne una che potenzialmente avrebbe potuto essere una nuova Tangentopoli) sia esclusivamente interessato alla sicurezza dei propri cittadini. L'indulto di qualche anno fa è lì a dimostrarcelo. Ma siamo davvero sicuri che i criminali (quelli grossi) stiano davvero per le strade, e invece non circolino a bordo di auto blu? A proposito, per riflettere consiglio di dare un'occhiata a questa versione illustrata del Gongoro de "La via della schiavitù", un libro di von Hayek. Giusto per capire a che punto siamo sulla strada della pianificazione totale socialista. Analogamente, consiglio questo post di MenteCritica, giusto per ricordarsi cosa voglia dire per il cittadino veder gestita la sua sicurezza dallo Stato (basta tornare indietro di 7 anni con la memoria):
Mancava poco a mezzanotte, quando il primo poliziotto colpì Mark Covell, abbattendo il manganello sulla sua spalla sinistra. Covell fece del suo meglio per gridare in italiano che era un giornalista ma, in pochi secondi, fu circondato da ufficiali della squadra antisommossa che lo colpirono con i loro bastoni. Per un po’ di tempo riuscì a rimanere sui suoi piedi, ma poi una bastonata al ginocchio lo spedì sul marciapiede. [...] La squadra antisommossa era ancora occupata con la porta, così un gruppo di agenti pensò di passare il tempo giocando a calcio con Covell. [...] Mi ha fatto pensare a un macelleria di maiali. Siamo stati trattati come animali, come maiali. [...] In un corridoio ordinarono ad un gruppo di giovani uomini e donne di inginocchiarsi, in modo che fosse più facile colpirli sulla testa e sulle spalle. [...]
Non vorrei però destare inutili preoccupazioni in nessuno. La democrazia non è defunta (ammesso che nella sua benevola accezione sia mai nata). Così come solo un incallito complottista potrebbe pensare che si tratta dell'ennesimo anello di una catena preparata per "imprigionare" gli individui è limitarne gradualmente le libertà. Certo, il fatto che sia successiva al lodo Alfano (che rende intoccabili quattro persone scelte da un partito, qualunque nefandezza abbiano commesso nella loro vita), a un decreto legge che renderà la Campania terra di devastazione e miseria, all'adesione al trattato di Lisbona, decisa senza interpellare il popolo italiano, che prevede un radicale cambiamento delle dinamiche europee e delle vite dei suoi cittadini. La dichiarazione dello stato di emergenza fa il paio con la decisione di prendere le impronte digitali (e prossimamente anche il DNA) di ciascuno di noi. Una situazione che permette di scavalcare ogni diritto, su cui le dichiarazioni del prefetto Mario Morcone al sole24ore gettano uteriori ombre [*3]:
la misura consente l’esercizio di poteri straordinari, tramite interventi e provvedimenti di natura eccezionale attraverso l’utilizzo di ordinanze di protezione civile, l’adozione di procedure accelerate per la gestione dei nuovi centri di accoglienza nonché interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria in strutture soggette a quotidiano degrado
Stanno smontando la costituzione un pezzo alla volta (ammesso e non concesso che ci serva un pezzo di carta per reclamare le nostre libertà). La verità è che non c'è nessuna emergenza sicurezza (l'incapacità, o forse la mancanza di volontà dello Stato di preservare l'incolumità dei propri cittadini ha origini antiche), bensì c'è un'emergenza democratica. Intesa come una progressiva perdita delle libertà del singolo.

21 luglio 2008

Pionieri del fascismo/2

A costo di essere ripetitivo riporto un mio intervento su luogocomune.net in risposta a questo articolo.
Certo è solo la fotografia di un dito, così come all'aeroporto dobbiamo solo mettere i liquidi in una busta e far passare le scarpe dentro un metal detector. D'altronde lo facevamo anche prima con gli oggetti metallici, quindi perchè non dovremmo metterci anche gli altri oggetti?
Ciò non toglie che per quanto i reali scopi di queste restizioni aeroportuali ci sfuggano, i motivi per approvarle sono stati del tutto pretestuosi e creati ad arte (è già stato dedicato abbastanza spazio a Gatorade e Ipod nel sito per ripeterlo anche qui). Proprio come l'emergenza Rom che ha avuto questo inspiegabile sviluppo di cui ora stiamo parlando. Non ha spiegazione il motivo per cui le impronte di 140,000 individui sono discriminazione, tanto da rievocare i soliti campi di concentramento e quel periodo storico ormai stuprato da chiunque per estorcere diritti e denaro, mentre per 60 milioni di persone sono un provvedimento come un altro. Insomma, registrare una minoranza è atto deprecabile, registrare tutte le minoranze e la maggioranza (che sinceramente dubito sia rappresentata dagli italiani) al contrario è un atto del tutto normale. Si aggiunga che l'applicazione delle leggi che ci si auspica è anche funzione della celerità con cui si svolgono i processi. Un database che comprende 60 milioni di impronte lavorerà incredibilmente più lentamente a confronto di un database che comprende le sole impronte dei pregiudicati, proprio come una lista con un milione di presunti terroristi [*link] è di gran lunga più macchinosa da gestire.

L'aspetto raccapricciante è che una giusta applicazione del codice è richiesta dagli stessi che in altri articoli in homepage vengono accusati (a ragione, sia chiaro) di essere coinvolti nell'abbattimento di due grattaceli, di aver coperto il reale andamento delle guerre in Medio Oriente (intraprese grazie a pretesti creati ad arte), di aver perpetrato torture su manifestanti disarmati e così via. Insomma come sperare che un pedofilo possa far funzionare regolarmente una scuola materna. Pare che quando non si parli di 9/11 o di Iraq siamo tutti disponibili ad essere coglionati alla prima proposta che non si capisce quale utilità pratica possa avere. Considerato anche il fatto che non mi pare che si sia fatta chiarezza sull'omicidio Kennedy. Lo stesso vale per Mattei o Moro. In sostanza quando si tratta di risolvere un delitto, o una strage, di un certo "peso", tutte queste leggi a tutela della giustizia e della verità finiscono nel cesso o se le porta nella tomba il Segreto di Stato. A questo sempre più stringente monitoraggio della popolazione si accompagna il tentativo di far passare immunità parlamentari, divieto di pubblicazione delle intercettazioni e così via. Da una parte sempre più asfissiati dallo Stato, dall'altra una casta autoreferenziale che fa quel cazzo che le pare. Verrebbe da chiedersi per quale motivo "sicurezza" significa monitorare padri di famiglia e onesti lavoratori e lasciare liberi di fare qualsiasi cosa chi gestisce 7 delle 12 mensilità lavorative di questi ultimi.

Ad ogni modo i casi sono due: se il provvedimento è inutile, o meglio, non ha alcun effetto sulle vite dei cittadini, risulta un inutile spreco di denaro pubblico e un ostacolo per la gestione della macchina giudiziaria. Se è utile sarebbe opportuno specificare a chi e per cosa (lo stesso vale per i liquidi all'aeroporto). Per quanto riguarda il DNA è solo questione di tempo. Al prossimo delitto efferato con spargimenti vari di sanque qualcuno ipotizzerà che avendo schedato tutti l'omicida sarebbe saltato fuori in poche ore, ed ecco che tutti favorevolmente approveranno il nuovo provvedimento. Tanto ormai gli abbiamo dato la foto della faccia, la foto del dito, la dichiarazione dei redditi, il culo (metaforicamente, si spera)... quindi che differenza fa lasciargli anche il DNA?! Almeno saremo tutti più sicuri!
Proprio pochi giorni dopo ecco una notizia del Sole24ore, che conferma i miei timori [*1]:
Non occorrerà essere detenuti, condannati o ufficialmente indagati di un crimine per finire nell'archivio nazionale forense del DNA. Basterà anche soltanto figurare tra i soliti sospetti di una indagine per vedersi recapitare un mandato a comparire per fornire un campione di saliva o un capello, allo scopo di veder mappato il proprio codice genetico da confrontare con quello raccolto sulla scena di un crimine. Questo è quanto si deduce dall'ultima bozza di un disegno di legge che va a inserirsi nel quadro del cosiddetto Pacchetto Sicurezza che il Governo sta elaborando: a rivelarlo, un articolo de Il Sole 24 Ore.

La nascita del database italiano è stata fino ad oggi piuttosto tribolata. Già nella scorsa legislatura erano stati fatti dei tentativi per regolare un'attività che oggi viene svolta in via non ufficiale - e per certi aspetti al confine dell'illegalità - dalle forze dell'ordine. Lo scorso maggio, il nuovo Governo aveva ribadito l'intenzione di rilanciare la novità in tempi brevi dopo un'analisi più approfondita dei costi. Ora si riparte e restano da valutare le novità introdotte rispetto all'idea precedente sulle modalità di prelievo dei campioni da classificare.

[...]

17 luglio 2008

Un popolo di terroristi

"Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po', guardò dal suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa. [...]"
Questo è l'incipit di uno dei più famosi romanzi del '900, "Il Processo", di Franz Kafka. Un testo angosciante, la storia surreale e inquietante di un impiegato di nome Josef K. che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi. Nessuno riuscirà mai a spiegare all'imputato il motivo del processo che un'autorità giudiziara incalzante e enigmatica gli ha intentato. Nemmeno prima del tragico epilogo per il protagonista. Per tutto il romanzo i pochi spiragli che sembrano illuminare la realtà vengono subito oscurati da un alone di mistero e penombra che non si dilegua, con continue contraddizioni mirate a mettere in dubbio qualsiasi punto di riferimento certo per il lettore. Ne esce una descrizione del tribunale e di un sistema giudiziario distopico, in cui la burocrazia è tanto impietosa quanto cieca e imprevedibile. Un quadro narrativo che, a quanto pare, non si discosta molto dalla realtà. Il centro di sorveglianza sul terrorismo, una branca del FBI, raccoglie da anni nomi di presunti terroristi in una lista. Il problema è che questo lavoro certosino e pagato dal taxpayer ha portato a schedare una valanga di sospetti: ormai sono più di un milione, come denuncia l'ACLU, l'Unione americana per le libertà civili. Per contraddistinguerli tutti non basterebbero centinaia e centinaia di mazzi di carte, assi di picche, fiori, quadri o cuori [*1]:
The nation’s terrorist watch list has hit one million names, according to a tally maintained by the American Civil Liberties Union based upon the government’s own reported numbers for the size of the list.Members of Congress, nuns, war heroes and other ’suspicious characters,’ with names like Robert Johnson and Gary Smith, have become trapped in the Kafkaesque clutches of this list, with little hope of escape,” said Caroline Fredrickson, director of the ACLU Washington Legislative Office. “Congress needs to fix it, the Terrorist Screening Center needs to fix it, or the next president needs to fix it, but it has to be done soon.” Fredrickson and Barry Steinhardt, director of the ACLU’s Technology and Liberty Program, spoke today along with two victims of the watch list: Jim Robinson, former assistant attorney general for the Criminal Division who flies frequently and is often delayed for hours despite possessing a governmental security clearance and Akif Rahman, an American citizen who has been detained and interrogated extensively at the U.S.-Canada border when traveling for business. “America’s new million record watch list is a perfect symbol for what’s wrong with this administration’s approach to security: it’s unfair, out-of-control, a waste of resources, treats the rights of the innocent as an afterthought, and is a very real impediment in the lives of millions of travelers in this country,” said Barry Steinhardt, director of the ACLU Technology and Liberty Program. “It must be fixed without delay.” “Putting a million names on a watch list is a guarantee that the list will do more harm than good by interfering with the travel of innocent people and wasting huge amounts of our limited security resources on bureaucratic wheel-spinning,” said Steinhardt. “I doubt this thing would even be effective at catching a real terrorist.”
L'articolo riporta i casi di diversi cittadini americani senza nessun precedente penale costretti a rinunciare ad un viaggio ed a subire lunghissimi interrogatori solo a causa dell'incompetenza della macchina amministrativa americana. L'ennesima dimostrazione della scarsa validità del principio che chi non ha nessuno scheletro nell'armadio può mettere tranquillamente ogni aspetto della propria vita in mano allo Stato.

L'amministrazione Bush, che sta spendendo ingenti somme di denaro pubblico per la sicurezza con risultati infruttuosi, ora si trova a dover gestire un esercito transnazionale di ricercati. Una lista di controllo da un milione di persone è virtualmente inutile. Si finisce, come testimonia l'articolo, per catturare persone innocenti, che non c’entrano nulla con il crimine o il terrorismo. Pretendere di controllare gli spostamenti di mezzo milione di persone è davvero troppo anche per un sistema di sicurezza ipertrofico come quello americano. Col risultato di un'America che, oltre a non essere piu' sicura, è sempre meno libera.

16 luglio 2008

Pionieri del fascismo

Finalmente l'emergenza Rom è giunta al suo logico epilogo. Non si tratta nè di regolamentarli, nè di controllare i flussi migratori. Al contrario verranno prese le loro impronte digitali. Pare che stia trattando di un argomento vecchio, trito e ritrito, ma in realtà la notizia è di oggi: dal 2010 lo Stato italiano obbligherà tutti i propri cittadini a apporre le proprie impronte digitali sulla carta d'identità. Insomma, per non discriminare i Rom, discriminiamo tutti, come sottolinea "giustamente" Casini: ''Siamo contrari alle impronte digitali per i bambini rom. Lo Stato feroce non tutela mai, lo Stato che tutela e' lo Stato giusto. E allora proponiamo di prendere le impronte a tutti i nostri figli: questo e' un principio di liberta' e uguaglianza''. Gli fanno eco il deputato del PD, Misiani, che afferma che il provvedimento «disinnesca la questione Rom. Ora le impronte saranno prese a tutti». A ruota lo segue Giulio Calvisi, che coglie l'occasione per bullarsi, visto il primato italiano nelle direttive UE, che prevedono un'introduzione di un provvedimento simile in ogni stato. Stranamente i soloni della sinistra moderata quando vengono inseriti questi emendamenti non menzionano mai il rischio di una deriva fascista del paese, al contrario di quanto avviene ogni qualvolta Mediaset aumenta il proprio fatturato o Berlusconi si salva da un processo. Allo stesso tempo dovrebbero spiegarci per quale motivo fino a ieri la schedatura costituiva una "pratica discriminatoria che non rispettano la dignità umana" [*1] (parole testuali del primo ministro romeno Calin Tariceanu), ed oggi una schedatura su scala nazionale "è una vittoria simbolica" (G. Calvisi). Insomma, quando a rischiare era la minoranza si sono levati lamenti da ogni angolo del globo [*2], oggi che il provvedimento coinvolge tutti, rom compresi, nessuno ha niente da dire in contrario. Nè il Garante della Privacy (che deve essere impegnato a perseguire chi diffonde le dichiarazioni dei redditi via p2p), nè l'Unione Europea e nemmeno la Cei. L'accettazione incondizionata del mondo politico (o in ogni caso delle alte sfere) di un provvedimento del genere potrebbe essere anche prevedibile. Quel che risulta incredibile è che il 76% degli italiani sia d'accordo con questa misura [*3]:

Allucinante. Tutti assieme, volontariamente, verso uno Stato di polizia. Ovviamente si può superficialmente ribattere dicendo che chi non ha niente da nascondere non ha niente da temere, frase peraltro scritta da Hitler nel suo Mein Kampf (giusto per dare paternità a questa citazione di cui spesso si fa abuso), una giustificazione che porta ad abolire qualsiasi concetto di privacy ("non maltratti la tua famiglia? Che problema c'è se ti mettiamo una telecamera in casa?!"), salvo poi trovarsi stupiti se l'enorme potere di controllo su ogni singolo aspetto della vita dell'individuo che ne consegue viene utilizzato dal despota di turno o per uno scopo che non ha nulla a che vedere con la sicurezza. Casomai si dovrebbe obbiettare che non c'è alcun motivo di schedare un cittadino incensurato, visto che non ha problemi con la legge non si capisce per quale motivo lo Stato si premuri di tenerlo sotto controllo. Al contrario un parlamentare strafatto di cocaina che legifera o un Presidente di Regione che prende tangenti vengono prontamente tutelati nel nascondere i loro loschi affari [*4]. Lo Stato esiste grazie ai soldi sottratti ai suoi cittadini (forse è questo il significato dell'espressione "lo Stato siamo noi"), e può fare ciò perché è l'unico ad avere la possibilità di esercitare la violenza sulle persone: può rapire [*5] e schedare le persone, mentre queste non hanno nessuna difesa contro di esso (il caso De Magistris e la recente sentenza di Genova sui fatti di Bolzaneto lo dimostrano).

26 maggio 2008

La protezione dell'individuo

"It cannot even be said that the State has ever shown any disposition to suppress crime, but only to safeguard its own monopoly of crime.", Albert Jay Nock


Oggi mi sono casualmente imbattuto in un articolo, non particolarmente interessante in sè, in quanto riferito alle angherie di un singolo individuo, ma utile a sviluppare un discorso più esteso [*1]:
Il benzinaio esasperato dalla malavita che guarda al governo con fiducia. Nove anni fa l’allora premier Massimo D’Alema assicurò che l’Italia non è il Far West. «Ma davvero? Questo lo dice lui che il Paese lo guarda da lassù. Ma venga il presidente. Venga al mio distributore di benzina a rendersi conto della situazione. È dal 1974 che sono qui. In Brianza non nel Bronx. Sessanta volte ho chiamato i carabinieri. Cinquanta le denunce che ho presentato. Di tutto: furti, danneggiamenti, vandalismo, rapine a mano armata, zingari accampati nelle vicinanze che durante la notte mi scassinavano il chiosco e le canne delle pompe». Col suo pizzetto grigio come i capelli, Livio Gabanelli può dire d’aver vissuto in trincea 34 dei 60 anni che ha. Insieme alla moglie e ai figli gestisce l’impianto Shell (...)
Un benzinaio esasperato perchè nonostante le innumerevoli denunce presentate, non gode di alcuna tutela da parte delle Forze dell'Ordine, tanto da essersi spinto a scrivere a D'Alema stesso. Nonostante il signor Gabanelli sia da più di 30 anni l'unico baluardo a difesa della sua attività, gode ancora di fiducia nello Stato. Forse una visione d'insieme del problema criminalità potrebbe far crollare anche le ultile speranze che il benzinaio nutre. Vediamo le statistiche sui reati impuniti in Italia [*]:
Una giustizia "troppo lenta" con nove milioni di processi pendenti e troppo spesso incapace di colpire chi commette reati. Questa la valutazione del procuratore generale della Cassazione Francesco Favara che snocciola le cifre del "bilanci" della giustizia tra il luglio 2001 e il giugno 2002. I reati sono in diminuzione, e questo è l'aspetto positivo, però i delitti dei quali sono rimasti sconosciuti gli autori sono stati 2.289.363, pari all'81% di tutti i delitti denunciati. [...] In particolare, sono rimasti ignoti il 96% degli autori di furti, percentuale sostanzialmente identica rispetto al periodo precedente, mentre è risaputo "che per taluni tipi di reati, come il furto di veicoli, le indagini non vengono neppure iniziate".
Per chi dovesse obiettare che si tatta di una situazione tutta italiana, convinto che il crimine paghi solo nel Belpaese, ecco un articolo dell'Aftenposten di aprile, relativo al rapporto del Ministro della Giustizia norvegese Knut Storberget, che documenta che a Oslo il 99,2 per cento di tutti i furti e rapine restano impuniti [*]:
A new report by the justice minister, Knut Storberget, shows that 99.2 percent of all serious robberies on the streets of Oslo are never solved. Last year, 11,033 crimes were reported, but just 80 were solved. And the wave of robberies is increasing rapidly. Yesterday 33 people were the victims of serious crimes in Oslo. In the first three months of 2008, serious robberies in public places have increased by 10 percent.
Cifre altissime. Senza troppi giri di parole possiamo affermare che se venite rapinati o derubati non avete statisticamente alcuna possibilità di trovare il criminale (conviene insomma cercare il risarcimento comprando un biglietto della lotteria, piuttosto che presentandosi in Questura) e nel caso in cui foste uccisi, 8 volte su 10 i vostri cari non sapranno chi è stato il colpevole. A tal proposito riporto un estratto di un post di Giorgio Mattiuzzo (consiglio di leggerlo interamente, cogliendo magari l'occasione per aggiungere Cronache da Mileto, il suo blog, fra i preferiti) sul ruolo della Polizia nello Stato moderno (da confrontare anche con le immagini del post precedente a questo, "Chiaiano"):
E allora cosa sta succedendo se dove vado io i ladri non scappano e la polizia non li insegue? Perché no? Cosa c'è che non va? Ma è ovvio! Vuol dire che non ci sono abbastanza poliziotti, vuol dire che non ci sono leggi abbastanza severe, vuol dire che questi se ne fregano della polizia, e allora mandiamoli via, tutti! Tutti!

Perché la guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro. La guardia insegue il ladro.

La guardia insegue il ladro, vero?

Però sono appena venuti a rubare in casa mia, chiamo i Carabinieri e questi per poco non si mettono a ridere. Ridono, ma io potevo anche rimanerci.

Vedo gli spacciatori davanti alla stazione, come li vedo io li vedrà anche la Polizia, perché non vanno lì a fermarli?

Anni e anni di educazione civica e televisione hanno istruito il cittadino a negare qualsiasi dato sperimentale che non si adatti alla teoria della “guardia che insegue il ladro”. E' questo un concetto talmente radicato nella mente del cittadino che nessuna realtà lo scuote.

E' inutile tacciare di xenofobia chi, invece, è semplicemente vittima del processo di rimozione inculcato dall'educazione. Perché quando il “razzista” si incazza e grida perché la polizia se la prende con i cittadini onesti e lascia stare i delinquenti, ha ragione. Solo che il “razzista” non ne trae la conclusione che volontariamente la polizia, cioè lo Stato, persegue gli onesti e lascia in pace i delinquenti, ma – forzato da anni di educazione a carico dello Stato – chiede che ci sia più polizia, cioè più Stato. Bisogna invece prendere atto, tutti quanti, che le guardie non inseguono i ladri. Le guardie se ne fottono dei ladri. Le guardie sono lì per controllare noi, non i ladri.

Bisogna ritornare ai tempi in cui i cittadini erano contadini ignoranti e analfabeti, e sapevano che la guardia era lì per loro.

Dobbiamo re-imparare da principio la funzione della polizia. La polizia è il monopolio della violenza esercitato dallo Stato per perpetuare sé stesso. La polizia serve a reprimere ogni moto e tendenza che possa incrinare il potere. La criminalità non mette in discussione lo Stato ed il potere. Sono i cittadini a farlo. Sono i cittadini che, smettendo di offrire un consenso non informato al loro stesso sfruttamento, possono mettere in discussione lo Stato. Sono i lavoratori, gli operai, le cassiere, gli artigiani, gli imprenditori (quelli veri, non quelli che campano di sussidi statali) a poter mettere in discussione lo Stato. E sono loro a dover essere controllati attraverso la polizia, che svolge questo ruolo coerentemente. Lo Stato non perseguiterà mai il criminale, perché esso è troppo utile allo Stato stesso: grazie al criminale il cittadino invoca più polizia e più Stato, chiede di mettere le telecamere in città, chiede arresti facili, chiede poteri di polizia anche per i netturbini. Grazie al criminale, il cittadino scava da solo la fossa della propria libertà.

Se davvero esistesse qualcosa come la “sinistra”, quella di tanto tempo fa, quella che scriveva i giornali per gli operai, quella che non era ancora entrata in Parlamento, non andrebbe ad insultare chi chiede di non avere spacciatori sotto casa. Andrebbe da queste persone e cercherebbe di spiegargli che il problema non è lo spacciatore, ma il poliziotto, lo Stato tanto invocato e che invece esiste solo per sfruttarlo. Ad esempio gli spiegherebbe che lo spacciatore esiste non per caso, ma perché lo Stato italiano, attraverso la legislazione sulla droga, garantisce alla mafia il monopolio indisturbato sulla droga, proteggendola da ogni possibile crisi economica e lasciandola libera di inondare il mercato con veleno preso chissà dove. Ma trovate un solo uomo di sinistra che abbia il coraggio di affermare una semplice banalità come questa.

All'inizio del secolo girava per l'Italia un calzolaio di nome Malatesta. Era un anarchico, e fu per molto tempo il rivoluzionario più amato dal popolo. Era un anarchico e odiava lo Stato e la polizia. Non odiava i poliziotti, odiava l'istituto poliziesco in quanto espressione della violenza dello Stato. Le madri dei ragazzi proletari lo amavano. Perché? Perché dove andava lui, la criminalità spariva, i ragazzi allo sbando smettevano di delinquere, di bere ed ubriacarsi. Malatesta non andava nei salotti buoni a dire che la criminalità era una fissazione di gente che odiava il proletariato: lui andava dai delinquenti e li faceva smettere.

Invece oggi abbiamo una “sinistra” che è divenuta statalista in blocco, che vive di Stato, che pare non poter vivere senza Stato. Una sinistra che rivendica con forza la presenza dello Stato, una sinistra del tutto uguale al fascismo storico, quello vero, che imponeva la cultura di Stato, il manganello di Stato e la protezione di Stato. Finché questa sinistra continuerà ad invocare e chiedere e domandare sempre più Stato, non avrà nessuna credibilità quando andrà a tacciare questo e quello di essere “razzisti” e “xenofobi”.
Niente da aggiungere. Sottoscrivo dalla prima all'ultima riga.