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12 ottobre 2006

Inquietanti giochi di guerra

(fonte: peacereporter - Enrico Piovesana - 12.10.2006)

Dal 4 al 14 dicembre si svolgerà il più grande “war game” annuale delle forze armate Usa: il “Vigilant Shield”, Scudo di Vigilanza. Si tratta di una costosissima esercitazione militare su scala planetaria che coinvolge tutti i comandi statunitensi: il Centrale, lo Strategico, il Nord, il Sud e il Pacifico. Per dieci giorni, migliaia di militari Usa sparsi per tutto il globo simuleranno operazioni e manovre di guerra navale, aerea e missilistica, secondo uno scenario che scandirà, giorno per giorno, l’evoluzione di un conflitto nucleare tra Stati Uniti da una parte e Russia e Corea del Nord (con Cina sullo sfondo) dall’altra. Un conflitto scatenato dall’aggravarsi delle crisi nucleari iraniana e nordcoreana. I paesi nemici non sono esplicitamente citati, ma indicati con nomi di facile decifrazione: Irmingham (Iran), Nemazee (Nord Corea), Ruebek (Russia) e Churya (China). Una cosa particolarmente stupida, un enorme spreco di denaro pubblico e un insulto alla nazione, l’ha definito il Washigton Post, pubblicando i dettagli dell’esercitazione. Uno scenario inquietante. Tutto inizia con il precipitare della crisi scatenata dal programma di arricchimento dell’uranio messo in atto dal paese mediorientale di Irmingham. Il paese eurasiatico di Ruebek cerca di mediare nella crisi tra Stati Uniti e Irmingham, ma segretamente sostiene il programma nucleare di quest’ultimo. Parallelamente, il paese asiatico di Nemazee, con il sostegno della potenza di Churya, continua a sviluppare il suo arsenale nucleare e missilistico con test che il Pentagono non riesce più a distinguere da veri e propri preparativi per lanci di missili a testata nucleare. In questo clima, mentre la diplomazia internazionale è al lavoro, Ruebek, temendo un’azione militare preventiva Usa contro l’ Irmingham, dispiega a scopo dissuasivo la sua flotta di sommergibili nel Pacifico. La tensione tra Usa e Ruebek sale alle stelle: le rispettive ambasciate vengono chiuse e il personale diplomatico richiamato in patria. La Nato cerca di mediare, ma Ruebek inizia i preparativi di guerra con il sostegno di Churya. Cinque giorni di guerra nucleare. Il presidente Usa, in un discorso alla nazione, mette in guardia il Paese sui possibili esiti della crisi in corso e annuncia l’adozione del Piano di Continuità di Governo (il suo trasferimento nei bunker anti-atomici di Cheyenne Mountain e Raven Rock), motivandolo con minacce di attacchi terroristici al Pentagono. Il 10 dicembre, scatta l’ora x. Ruebek lancia un attacco aereo contro le difese antimissilistiche Usa, seguito dal lancio di quattro missili intercontinentali con testata nucleare che colpiscono i rifugi sotterranei del governo, senza però distruggerli. Anche Nemazee lancia un paio di missili nucleari contro gli Stati Uniti. Nessuna città statunitense viene colpita, ma i “terroristi” (con sospetto tempismo) fanno esplodere una bomba nucleare “sporca” al Pentagono, uccidendo 6mila persone. Ma questo non ostacola le capacità difensive Usa, che infatti contrattaccano lanciando due missili nucleari contro Ruebek annullando la sua capacità offensiva. Così, il 14 dicembre, la guerra finisce. Con quanti morti, lo scenario non lo dice.

"La deterrenza è l'arte di creare nell'animo dell'eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che l'ordigno "Fine del Mondo" è terrorizzante, eh, eh, eh, e di facile comprensione. E assolutamente credibile e convincente", Peter Sellers nel Dottor Stranamore

I piani Usa per la Corea del Nord

(fonte: La Stampa - Maurizio Molinari)

La Corea del Nord non sopravvivrebbe ad uno scontro con gli Usa, ma sei giorni di guerra basterebbero a fare l'intero numero di vittime americane cadute finora in Iraq. Sono stime del Pentagono, che tiene sempre pronti i piani contro Pyongyang. Per valutare le opzioni di un'ipotetica soluzione militare alla crisi, bisogna considerare le forze in campo. Kim Jong-il ha circa 1,2 milioni di soldati. Considerando i rapporti fra le due popolazioni, è come se l'Italia avesse oltre 3 milioni di persone sotto le armi. Poi, secondo i dati della Federation of American Scientists e Global Security, ci sono 3.800 carri armati, 11.200 pezzi di artiglieria, 525 caccia e 80 bombardieri. Pyongyang possiede missili Scud C con gittata di 300 chilometri, che possono raggiungere facilmente Seul, appena 50 miglia a sud della zona demilitarizzata di confine. Poi ha i Nodong, che con 1.300 chilometri di raggio minacciano Russia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Taiwan. A luglio, infine, ha sperimentato i Taepodong 2. Gli analisti americani stimano che Kim abbia una dozzina di testate nucleari, ma la loro efficacia è incerta, mentre avrebbe di sicuro armi chimiche. Lo scopo di ogni attacco dovrebbe essere quello di eliminare la maggior parte di queste armi, per evitare rappresaglie, però gli obiettivi sono molti e incerti. La Corea del Nord ha almeno 22 siti nucleari in 18 località diverse. Yongbyon, Sunchon e Sinpo sono i più noti, ma altri sono segreti e nascosti in ex miniere o bunker sotterranei. Stesso discorso per l'artiglieria, mentre almeno otto centri producono le testate chimiche. Due terzi delle forze armate norcoreane sono vicini al confine, pronti ad invadere il Sud con tre giorni di preavviso, mentre i campi d'aviazione usati dall'aeronautica sono stimati in almeno settanta. A fronte di questa situazione, e con le proprie forze già provate dal lungo impegno in Iraq, Washington faticherebbe a trovare una strategia efficace. Il Pentagono ha almeno cinque piani già pronti da anni: l'Oplan 5027 [*1], che prevede un'invasione tradizionale; l'Oplan 5026 [*2], per i raid aerei selettivi con i bombardieri invisibili F-117 e B-2, e quelli tradizionali B-52 e B-1, basati a Guam, Osan e Kunsan, più i missili lanciati da navi e sottomarini; l'Oplan 5029 [*3], che scatterebbe in caso di collasso del regime nordcoreano; l'Oplan 5030 [*4], che prima dell'attacco prevede operazioni preventive militari ed economiche, per mettere sotto pressione il paese e le forze armate; il blocco navale modello Cuba. Il problema sono le rappresaglie. Se le ondate iniziali non neutralizzassero tutte le armi, come è probabile, Pyongyang reagirebbe bombardando e poi occupando Seul. Anche senza usare l'atomica, secondo una stima presentata dal Pentagono al presidente Bush nel 2004, durante i primi 90 giorni di guerra morirebbero 52.000 soldati americani e un milione di civili sudcoreani.
"Il grido: "Vogliamo la Pace!" è troppo umano, troppo bello, troppo naturale per un'umanità uscita da due spaventose guerre mondiali e minacciata da una terza guerra sterminatrice, perché ad esso non debbano far eco e dar plauso tutti gli uomini i quali non abbiano cuore di belva feroce", Luigi Einaudi

10 ottobre 2006

Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso

(riflessione tratta da un articolo di Carlo Bertani)

Pare proprio che ci sia un nuovo membro nel ristretto “Club della bomba atomica”. Dopo i cinque grandi (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia) e i tre « membri di fatto » (India, Pakistan, Israele), anche l’isolatissima e misteriosa Corea del Nord ha effettuato ieri mattina il test nucleare che aveva annunciato la scorsa settimana e che tanto scalpore e reazioni indignate aveva suscitato in tutto il mondo. L’evento si inserisce, tra l’altro, nelle celebrazioni che in Corea del Nord si hanno per i nove anni di potere di Kim Jong Il, detto il "caro leader". Dopo l’autoproclamazione a “potenza nucleare” della Corea del Nord nel febbraio 2005, quello odierno costituisce la prima vera conferma che questa nazione possiede “la bomba”. Lo scalpore destato dalle prove missilistiche di Kim Jong-Il offusca però la vera minaccia: la prospettiva del collasso catastrofico della Corea del Nord. Il modo con cui si conclude il regime potrebbe determinare l'equilibrio del potere in Asia per decenni. Chi sarebbe il probabile vincitore? La Cina. La determinazione di Kim Jong-Il nel dimostrare la sua potenza missilistica e nucleare è segno della sua debolezza. Lui sa che i cinesi si sono sempre interessati di più della geografia della Corea del Nord — con le sue più numerose aperture verso il mare nelle vicinanze della Russia — che della sopravvivenza a lungo termine del suo regime (come gli Usa, anche quando vogliono che il regime sopravviva, i cinesi hanno per la Corea del Nord progetti che non contemplano il «Caro Leader»). Uno degli obiettivi principali di Kim è di obbligare gli Stati Uniti a negoziare direttamente con lui, facendo così sembrare più forte il suo Stato in realtà infiacchito. Non si può che condannare l’atto della Corea del Nord, ribadendo tuttavia la mia ferma opposizione alle armi atomiche in generale, qualunque sia la nazione che le possegga. Sembra quasi che la colpa della proliferazione nucleare sia tutta dei coreani e degli iraniani. Al termine della Seconda Guerra Mondiale una sola nazione possedeva l’atomica, gli USA, e dopo poco l’ebbe anche l’URSS. La prima “proliferazione” riguardò le altre potenze vincitrici: Gran Bretagna, Francia e Cina reclamarono la loro parte di radiazioni concentrate e custodite, all’evenienza, per il domani. Guarda a caso, le cinque nazioni erano le stesse che avevano diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che funziona in questo modo: l’Assemblea dell’ONU discute per mesi, s’accapiglia, si confronta, s’accorda, vota. Al termine di tanto trambusto, la proposta giunge in Consiglio di Sicurezza: anche lì si discute, ci si accapiglia, si vota. Piccolo particolare: durante la votazione uno dei cinque tira fuori il jolly, alza la paletta – come ad un gioco di Mike Bongiorno – ed esprime il veto. Di tutto quello che si è discusso per mesi non me ne frega un accidente: io metto il veto e la cosa è chiusa. Se non vi piace, ricordate che – proprio in questo istante – ho un sottomarino con 24 missili – ciascuno dei quali porta tre testate – che incrocia a cinquanta miglia dalle coste di quel paese…come si chiama…Patacchistan, Kafirius, Repubblica Democratica del Mais Verdeggiante…va beh, non me lo ricordo, però tenete sempre a mente quel mostro d’acciaio con le sue 72 bombe nucleari pronte. Basta schiacciare un bottone: chiaro?

"La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione". Albert Einstein

5 settembre 2006

I missili boomerang

(fonte: peacereporter.net - 02.08.2006)

Pochi proiettili, sparati ieri al confine fra le due Coree, dimostrano che fra i due Paesi sono tornate le tensioni. E’ stato uno scambio a fuoco simbolico, due colpi sparati dai soldati nordcoreani e sei risposti da quelli del sud senza provocare feriti, ma segno di quanto sia profonda la crisi nell’area. Con un'aggravante: le inondazioni che dal 10 luglio scorso hanno provocato qualche centinaia di morti e, secondo un'ong sudcoreana, addirittura 10mila vittime.

Alleanze compromesse. Dopo un periodo di distensione, le relazioni tra Seul e Pyongyang sono peggiorate in seguito ai test missilistici che la Corea del Nord ha effettuato il 5 luglio scorso. “Il Paese di Kim Jong-il ha sbagliato i suoi calcoli politici, senza riuscire a riportare l’attenzione sulla crisi dimenticata del nucleare”, ci spiega Rosella Idéo, docente di storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale. Anche durante il summit dell’Asean in Malesia la questione è passata in secondo piano rispetto ad altre priorità, come la guerra fra Libano e Israele. “Per la Corea del Nord è stato un luglio drammatico”, continua Idéo. “Si è alienata i rapporti con Corea del Sud e Cina, le uniche che negli ultimi dieci anni avevano fatto da spalla diplomatica, economica e politica al suo regime”.

Un’ondata di sanzioni ed emergenza umanitaria. Le conseguenze di ciò sono drammatiche. Seul ha sospeso gli aiuti economici, tra cui l’invio di tonnellate di cibo, proprio durante le inondazioni che dal 10 luglio scorso in Corea del Nord hanno causato qualche centinaio di morti, 60mila sfollati, distruzioni di case, coltivazioni, ponti e strade. Oggi, tuttavia, l'autorevole organizzazione umanitaria sudcoreana "Buoni Amici" ha detto che i morti potrebbero arrivare fino a 10mila. "«Circa 4.000 sono dati per dispersi e ci aspettiamo che alla fine si arrivi alla cifra di 10.000», afferma l'organizzazione non governativa che contattata da PeaceReporter non ha potuto però rilasciare ulteriori informazioni su come ha reperito questo dato.
Secondo il Programma alimentare mondiale sono andate perse 100mila tonnellate di alimenti. Al Paese, colpito da frequenti carestie, ora restano solo gli aiuti delle Nazioni Unite e della Cina, che però ha imposto un altro tipo di sanzioni. “Pechino – insiste Idéo – ha stretto i freni, perché quando aveva chiesto alla Corea del Nord di non accrescere la tensione e quindi di non effettuare i test non è stata ascoltata. Così ha congelato i conti nordcoreani nella sua banca di Macao, imponendo lo stesso tipo di sanzioni finanziarie adottate nel 2005 dagli Stati Uniti”. L’unica cosa che continua a dimostrare il sostegno cinese alla dittatura di Kim Jong-il è stato l’impegno di Pechino affinché il Consiglio di Sicurezza Onu adottasse sanzioni più morbide di quelle proposte da Usa e Giappone, dopo il lancio dei missili nordcoreani. Nella Risoluzione del 15 luglio scorso non è stato tenuto in conto, infatti, il capitolo sette della Carta delle Nazioni Unite che consente l’uso della forza, ma si è impedito solo l’import ed export fra i Paesi membri e la Corea del Nord di componenti per la creazione di armi di distruzione di massa. Sia l’Onu sia l’Asean, inoltre, hanno chiesto a Pyongyang di tornate ai colloqui a sei sul nucleare con Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud, incassando un fermo rifiuto.

Equlibrismi. Secondo la docente di geopolitica, tutta questa situazione dimostra il fallimento dell’amministrazione Usa e della mediazione cinese nella questione nucleare. Anche se i due Paesi agiscono per interessi opposti - Washington vuole far cadere il regime nordcoreano, mentre Pechino desidera il mantenimento dello status quo per impedire che una massa di profughi arrivi nel suo territorio – devono mantenere un gioco di equilibri. Se la Cina modera la Corea del Nord, impedisce la corsa agli armamenti nell’area e fa sì che gli Stati Uniti contengano le velleità indipendentiste di Taiwan.


"Riponi la tua fiducia in Dio, e tieni asciutta la polvere da sparo", Oliver Cromwell