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16 marzo 2008
Il "Traditore"
5 marzo 2007
Il monito di Blix
(fonte: rainews24)Prende il via oggi a Vienna una nuova sessione del Consiglio dei governatori dell'Aiea. La riunione sarà dedicata all'annuncio della disponibilità di Pyongyang a dismettere il suo programma nucleare militare e ad aprire i siti agli ispettori e all'Iran.Ma dalla Gran Bretagna giunge un nuovo monito sulla crisi iraniana: bombardare l'Iran potrebbe spingere Teheran ad accelerare ulteriormente lo sviluppo di armamenti nucleari, rivelandosi del tutto controproducente. Lo sottolinea un rapporto del centro di ricerca britannico 'Oxford Research Group', anticipato oggi da BBCnews. Nell'introduzione della ricerca scritta da Hans Blix, ex direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), si afferma che "attacchi armati all'Iran finirebbero per produrre proprio il risultato che intendono evitare: lo sviluppo nel giro di qualche anno di armi nucleari". "Se l'Iran sta andando verso l'ottenimento di armamenti nucleari, lo sta facendo relativamente con lentezza", sottolinea Frank Barbaby, lo scienziato che ha curato il rapporto del think tank inglese, osservando che la maggior parte delle stime indicano che Teheran potrebbe dotarsi dell'atomica entro cinque anni.
"Ma un attacco all'Iran, piuttosto che fiaccare i suoi progressi verso la bomba, innescherebbe sicuramente un programma accelerato per lo sviluppo di una piccola quantità di ordigni nucleari", ha ammonito il ricercatore. "Degli attacchi militari potrebbero velocizzare, al contrario, i progressi dell'Iran verso l'ottenimento della bomba atomica", concludono Barnaby e Blix, che nel 2002 guidò gli ispettori dell'Aiea incaricati di verificare la presenza di armi di distruzione di massa (Adm) in Iraq, secondo quanto sostenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna alla vigilia dell'invasione del Paese e della, conseguente, cacciata di Saddam Hussein. "Nel caso dell'Iraq, l'offensiva militare è stata lanciata allo scopo di eliminare armi di distruzione di massa che non esistevano - ricorda Blix - Nel caso dell'Iran un'azione militare sarebbe basata su degli obiettivi che potrebbero sussistere o meno, causando inevitabilmente una tragedia e un caos regionale".
"Ma un attacco all'Iran, piuttosto che fiaccare i suoi progressi verso la bomba, innescherebbe sicuramente un programma accelerato per lo sviluppo di una piccola quantità di ordigni nucleari", ha ammonito il ricercatore. "Degli attacchi militari potrebbero velocizzare, al contrario, i progressi dell'Iran verso l'ottenimento della bomba atomica", concludono Barnaby e Blix, che nel 2002 guidò gli ispettori dell'Aiea incaricati di verificare la presenza di armi di distruzione di massa (Adm) in Iraq, secondo quanto sostenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna alla vigilia dell'invasione del Paese e della, conseguente, cacciata di Saddam Hussein. "Nel caso dell'Iraq, l'offensiva militare è stata lanciata allo scopo di eliminare armi di distruzione di massa che non esistevano - ricorda Blix - Nel caso dell'Iran un'azione militare sarebbe basata su degli obiettivi che potrebbero sussistere o meno, causando inevitabilmente una tragedia e un caos regionale".
Teniamo bene a mente questo articolo, a memoria futura...
3 febbraio 2007
La minaccia fantasma
Un Iran che disponesse della bomba nucleare non sarebbe "molto pericoloso", per di piu' se al regime degli ayatollah dovesse venire in mente di usarla contro Israele Teheran verrebbe "rasa al suolo" in un batter d'occhio. Cosi si e' espresso lunedi' scorso il presidente della Francia, Jacques Chirac, in un'intervista rilasciata al New York Times, all'International Herald Tribune e al settimanale Nouvel Obsersvateur. Poi, a mente fredda, il capo dell'Eliseo deve essersi reso conto di aver detto troppo, ha fatto richiamare i giornalisti e ha ritrattato. Lo ha fatto assumendosi tutte le responsabilita': "Ho sbagliato io e non intendo contestarlo", avrebbe detto stando all'International Herald Tribune. "Avrei dovuto fare piu' attenzione a quello che dicevo..." "E' stata una semplificazione eccessiva... E' una formulazione che ritratto". Nell'intervista il presidente francese aveva detto che se anche l'Iran dovesse avere "una o forse una seconda bomba un po' piu' tardi", "non sarebbe molto pericoloso". E si era chiesto retoricamente: "Dove potrebbe lanciare questa bomba? Su Israele?" E aveva aggiunto che il vettore con l'atomica non farebbe nemmeno in tempo a raggiungere i 200 metri di quota che Teheran "verrebbe rasa al suolo". "Se l'Iran segue col nucleareNon escludiamo intervento armato [...] Tutte le opzioni sono sul tavolo. Il ricorso alla forza è l'ultima opzione per un presidente, ma voi sapete che noi l'abbiamo utilizzata in un recente passato per assicurare la sicurezza del nostro Paese" George W. Bush - 11 agosto 2005
17 gennaio 2007
La guerra segreta
George Bush ha iniziato una guerra sotterranea contro l'Iran e la Siria? Alcuni oppositori dell'amministrazione neocon hanno iniziato a chiederselo da quando, l'11 gennaio, delle truppe americane hanno fatto irruzione in un ufficio di rappresentanza iraniana nella cittadina di Arbil, nel nord dell'Iraq, zona abitata da curdi, e hanno effettuato diversi arresti. O meglio, sequestri. Un primo segnale d'allarme c'era già stato durante il discorso di Bush sulla nuova strategia in Iraq, egli infatti aveva promesso una rapida interruzione del flusso di risorse belliche che partendo da Siria e Iran raggiungevano i sostenitori della resistenza irachena. A seguito di questi sviluppi il senatore Joseph Biden, dopo uno sterile colloquio con Condoleeza Rice, ha inviato una lettera ufficiale al Presidente stesso, in cui sollecita la risposta a due domande: l'amministrazione Bush ha intenzione di mandare commandos in Siria e in Iran ma soprattutto, un'azione del genere sarebbe autorizzata anche senza l'assenso del Congresso?Se l'ufficio del Presidente si è limitato ad un'ufficiosa smentita, il dispiegamento militare nel Golfo Persico conferma le paure palesate dal Senatore Biden. L'amministrazione statunitense ha infatti appostato lungo la costa iraniana più batterie navali, aeree e antimissile. Ha convinto molte imprese internazionali a recedere dai contratti con l'Iran. È intervenuta contro gli iraniani in terrritorio iracheno. Continuano inoltre da novembre le esercitazioni nel golfo (basta verificare sul sito ufficiale della Marina), e nelle ultime tre settimane le forze Usa sono intervenute due volte contro le «guardie della rivoluzione», milizie volontarie inviate in Iraq dal governo iraniano. L'Iran invece testa armi anti-elicottero di nuova generazione e sistemi missilistici antiaerei. Anche le cariche istituzionali israeliane e statunitensi non sembrano spingere per una soluzione diplomatica, dopo le dichiarazioni di Olmert di qualche settimana fa, in questi giorni il vicepresidente Dick Cheney parla dell'Iran con lo stesso tono che usava per l'Iraq di Saddam: «L’Iran è una minaccia crescente per tutti i Paesi della regione».
"Il capo del governo inglese non dice mai una cosa vera senza l'intenzione che sia presa per una menzogna; non dice mai una cosa falsa, se non con lo scopo che sia presa per la verità", Jonathan Swift
12 ottobre 2006
Inquietanti giochi di guerra
(fonte: peacereporter - Enrico Piovesana - 12.10.2006)Dal 4 al 14 dicembre si svolgerà il più grande “war game” annuale delle forze armate Usa: il “Vigilant Shield”, Scudo di Vigilanza. Si tratta di una costosissima esercitazione militare su scala planetaria che coinvolge tutti i comandi statunitensi: il Centrale, lo Strategico, il Nord, il Sud e il Pacifico. Per dieci giorni, migliaia di militari Usa sparsi per tutto il globo simuleranno operazioni e manovre di guerra navale, aerea e missilistica, secondo uno scenario che scandirà, giorno per giorno, l’evoluzione di un conflitto nucleare tra Stati Uniti da una parte e Russia e Corea del Nord (con Cina sullo sfondo) dall’altra. Un conflitto scatenato dall’aggravarsi delle crisi nucleari iraniana e nordcoreana. I paesi nemici non sono esplicitamente citati, ma indicati con nomi di facile decifrazione: Irmingham (Iran), Nemazee (Nord Corea), Ruebek (Russia) e Churya (China). “Una cosa particolarmente stupida, un enorme spreco di denaro pubblico e un insulto alla nazione”, l’ha definito il Washigton Post, pubblicando i dettagli dell’esercitazione. Uno scenario inquietante. Tutto inizia con il precipitare della crisi scatenata dal programma di arricchimento dell’uranio messo in atto dal paese mediorientale di Irmingham. Il paese eurasiatico di Ruebek cerca di mediare nella crisi tra Stati Uniti e Irmingham, ma segretamente sostiene il programma nucleare di quest’ultimo. Parallelamente, il paese asiatico di Nemazee, con il sostegno della potenza di Churya, continua a sviluppare il suo arsenale nucleare e missilistico con test che il Pentagono non riesce più a distinguere da veri e propri preparativi per lanci di missili a testata nucleare. In questo clima, mentre la diplomazia internazionale è al lavoro, Ruebek, temendo un’azione militare preventiva Usa contro l’ Irmingham, dispiega a scopo dissuasivo la sua flotta di sommergibili nel Pacifico. La tensione tra Usa e Ruebek sale alle stelle: le rispettive ambasciate vengono chiuse e il personale diplomatico richiamato in patria. La Nato cerca di mediare, ma Ruebek inizia i preparativi di guerra con il sostegno di Churya. Cinque giorni di guerra nucleare. Il presidente Usa, in un discorso alla nazione, mette in guardia il Paese sui possibili esiti della crisi in corso e annuncia l’adozione del Piano di Continuità di Governo (il suo trasferimento nei bunker anti-atomici di Cheyenne Mountain e Raven Rock), motivandolo con minacce di attacchi terroristici al Pentagono. Il 10 dicembre, scatta l’ora x. Ruebek lancia un attacco aereo contro le difese antimissilistiche Usa, seguito dal lancio di quattro missili intercontinentali con testata nucleare che colpiscono i rifugi sotterranei del governo, senza però distruggerli. Anche Nemazee lancia un paio di missili nucleari contro gli Stati Uniti. Nessuna città statunitense viene colpita, ma i “terroristi” (con sospetto tempismo) fanno esplodere una bomba nucleare “sporca” al Pentagono, uccidendo 6mila persone. Ma questo non ostacola le capacità difensive Usa, che infatti contrattaccano lanciando due missili nucleari contro Ruebek annullando la sua capacità offensiva. Così, il 14 dicembre, la guerra finisce. Con quanti morti, lo scenario non lo dice.
"La deterrenza è l'arte di creare nell'animo dell'eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che l'ordigno "Fine del Mondo" è terrorizzante, eh, eh, eh, e di facile comprensione. E assolutamente credibile e convincente", Peter Sellers nel Dottor Stranamore
I piani Usa per la Corea del Nord
(fonte: La Stampa - Maurizio Molinari)La Corea del Nord non sopravvivrebbe ad uno scontro con gli Usa, ma sei giorni di guerra basterebbero a fare l'intero numero di vittime americane cadute finora in Iraq. Sono stime del Pentagono, che tiene sempre pronti i piani contro Pyongyang. Per valutare le opzioni di un'ipotetica soluzione militare alla crisi, bisogna considerare le forze in campo. Kim Jong-il ha circa 1,2 milioni di soldati. Considerando i rapporti fra le due popolazioni, è come se l'Italia avesse oltre 3 milioni di persone sotto le armi. Poi, secondo i dati della Federation of American Scientists e Global Security, ci sono 3.800 carri armati, 11.200 pezzi di artiglieria, 525 caccia e 80 bombardieri. Pyongyang possiede missili Scud C con gittata di 300 chilometri, che possono raggiungere facilmente Seul, appena 50 miglia a sud della zona demilitarizzata di confine. Poi ha i Nodong, che con 1.300 chilometri di raggio minacciano Russia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Taiwan. A luglio, infine, ha sperimentato i Taepodong 2. Gli analisti americani stimano che Kim abbia una dozzina di testate nucleari, ma la loro efficacia è incerta, mentre avrebbe di sicuro armi chimiche. Lo scopo di ogni attacco dovrebbe essere quello di eliminare la maggior parte di queste armi, per evitare rappresaglie, però gli obiettivi sono molti e incerti. La Corea del Nord ha almeno 22 siti nucleari in 18 località diverse. Yongbyon, Sunchon e Sinpo sono i più noti, ma altri sono segreti e nascosti in ex miniere o bunker sotterranei. Stesso discorso per l'artiglieria, mentre almeno otto centri producono le testate chimiche. Due terzi delle forze armate norcoreane sono vicini al confine, pronti ad invadere il Sud con tre giorni di preavviso, mentre i campi d'aviazione usati dall'aeronautica sono stimati in almeno settanta. A fronte di questa situazione, e con le proprie forze già provate dal lungo impegno in Iraq, Washington faticherebbe a trovare una strategia efficace. Il Pentagono ha almeno cinque piani già pronti da anni: l'Oplan 5027 [*1], che prevede un'invasione tradizionale; l'Oplan 5026 [*2], per i raid aerei selettivi con i bombardieri invisibili F-117 e B-2, e quelli tradizionali B-52 e B-1, basati a Guam, Osan e Kunsan, più i missili lanciati da navi e sottomarini; l'Oplan 5029 [*3], che scatterebbe in caso di collasso del regime nordcoreano; l'Oplan 5030 [*4], che prima dell'attacco prevede operazioni preventive militari ed economiche, per mettere sotto pressione il paese e le forze armate; il blocco navale modello Cuba. Il problema sono le rappresaglie. Se le ondate iniziali non neutralizzassero tutte le armi, come è probabile, Pyongyang reagirebbe bombardando e poi occupando Seul. Anche senza usare l'atomica, secondo una stima presentata dal Pentagono al presidente Bush nel 2004, durante i primi 90 giorni di guerra morirebbero 52.000 soldati americani e un milione di civili sudcoreani.
"Il grido: "Vogliamo la Pace!" è troppo umano, troppo bello, troppo naturale per un'umanità uscita da due spaventose guerre mondiali e minacciata da una terza guerra sterminatrice, perché ad esso non debbano far eco e dar plauso tutti gli uomini i quali non abbiano cuore di belva feroce", Luigi Einaudi
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10 ottobre 2006
Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso
(riflessione tratta da un articolo di Carlo Bertani)Pare proprio che ci sia un nuovo membro nel ristretto “Club della bomba atomica”. Dopo i cinque grandi (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia) e i tre « membri di fatto » (India, Pakistan, Israele), anche l’isolatissima e misteriosa Corea del Nord ha effettuato ieri mattina il test nucleare che aveva annunciato la scorsa settimana e che tanto scalpore e reazioni indignate aveva suscitato in tutto il mondo. L’evento si inserisce, tra l’altro, nelle celebrazioni che in Corea del Nord si hanno per i nove anni di potere di Kim Jong Il, detto il "caro leader". Dopo l’autoproclamazione a “potenza nucleare” della Corea del Nord nel febbraio 2005, quello odierno costituisce la prima vera conferma che questa nazione possiede “la bomba”. Lo scalpore destato dalle prove missilistiche di Kim Jong-Il offusca però la vera minaccia: la prospettiva del collasso catastrofico della Corea del Nord. Il modo con cui si conclude il regime potrebbe determinare l'equilibrio del potere in Asia per decenni. Chi sarebbe il probabile vincitore? La Cina. La determinazione di Kim Jong-Il nel dimostrare la sua potenza missilistica e nucleare è segno della sua debolezza. Lui sa che i cinesi si sono sempre interessati di più della geografia della Corea del Nord — con le sue più numerose aperture verso il mare nelle vicinanze della Russia — che della sopravvivenza a lungo termine del suo regime (come gli Usa, anche quando vogliono che il regime sopravviva, i cinesi hanno per la Corea del Nord progetti che non contemplano il «Caro Leader»). Uno degli obiettivi principali di Kim è di obbligare gli Stati Uniti a negoziare direttamente con lui, facendo così sembrare più forte il suo Stato in realtà infiacchito. Non si può che condannare l’atto della Corea del Nord, ribadendo tuttavia la mia ferma opposizione alle armi atomiche in generale, qualunque sia la nazione che le possegga. Sembra quasi che la colpa della proliferazione nucleare sia tutta dei coreani e degli iraniani. Al termine della Seconda Guerra Mondiale una sola nazione possedeva l’atomica, gli USA, e dopo poco l’ebbe anche l’URSS. La prima “proliferazione” riguardò le altre potenze vincitrici: Gran Bretagna, Francia e Cina reclamarono la loro parte di radiazioni concentrate e custodite, all’evenienza, per il domani. Guarda a caso, le cinque nazioni erano le stesse che avevano diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che funziona in questo modo: l’Assemblea dell’ONU discute per mesi, s’accapiglia, si confronta, s’accorda, vota. Al termine di tanto trambusto, la proposta giunge in Consiglio di Sicurezza: anche lì si discute, ci si accapiglia, si vota. Piccolo particolare: durante la votazione uno dei cinque tira fuori il jolly, alza la paletta – come ad un gioco di Mike Bongiorno – ed esprime il veto. Di tutto quello che si è discusso per mesi non me ne frega un accidente: io metto il veto e la cosa è chiusa. Se non vi piace, ricordate che – proprio in questo istante – ho un sottomarino con 24 missili – ciascuno dei quali porta tre testate – che incrocia a cinquanta miglia dalle coste di quel paese…come si chiama…Patacchistan, Kafirius, Repubblica Democratica del Mais Verdeggiante…va beh, non me lo ricordo, però tenete sempre a mente quel mostro d’acciaio con le sue 72 bombe nucleari pronte. Basta schiacciare un bottone: chiaro?
"La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione". Albert Einstein
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2 ottobre 2006
Il Nucleare Iraniano
(fonte: Global Research.ca, August 5, 2005 - Jason Leopold)Questa notizia si è classificata seconda nelle "Top 25 Censored Stories of 2007":
According to journalist Jason Leopold, sources at former Cheney company Halliburton allege that, as recently as January of 2005, Halliburton sold key components for a nuclear reactor to an Iranian oil development company. Leopold says his Halliburton sources have intimate knowledge of the business dealings of both Halliburton and Oriental Oil Kish, one of Iran’s largest private oil companies. Additionally, throughout 2004 and 2005, Halliburton worked closely with Cyrus Nasseri, the vice chairman of the board of directors of Iran-based Oriental Oil Kish, to develop oil projects in Iran. Nasseri is also a key member of Iran’s nuclear development team. Nasseri was interrogated by Iranian authorities in late July 2005 for allegedly providing Halliburton with Iran’s nuclear secrets. Iranian government officials charged Nasseri with accepting as much as $1 million in bribes from Halliburton for this information. Oriental Oil Kish dealings with Halliburton first became public knowledge in January 2005 when the company announced that it had subcontracted parts of the South Pars gas-drilling project to Halliburton Products and Services, a subsidiary of Dallas-based Halliburton that is registered to the Cayman Islands. Following the announcement, Halliburton claimed that the South Pars gas field project in Tehran would be its last project in Iran. According to a BBC report, Halliburton, which took thirty to forty million dollars from its Iranian operations in 2003, “was winding down its work due to a poor business environment.” However, Halliburton has a long history of doing business in Iran, starting as early as 1995, while Vice President Cheney was chief executive of the company. Leopold quotes a February 2001 report published in the Wall Street Journal, “Halliburton Products and Services Ltd., works behind an unmarked door on the ninth floor of a new north Tehran tower block. A brochure declares that the company was registered in 1975 in the Cayman Islands, is based in the Persian Gulf sheikdom of Dubai and is “non-American.” But like the sign over the receptionist’s head, the brochure bears the company’s name and red emblem, and offers services from Halliburton units around the world.” Moreover mail sent to the company’s offices in Tehran and the Cayman Islands is forwarded directly to its Dallas headquarters. In an attempt to curtail Halliburton and other U.S. companies from engaging in business dealings with rogue nations such as Libya, Iran, and Syria, an amendment was approved in the Senate on July 26, 2005. The amendment, sponsored by Senator Susan Collins R-Maine, would penalize companies that continue to skirt U.S. law by setting up offshore subsidiaries as a way to legally conduct and avoid U.S. sanctions under the International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). A letter, drafted by trade groups representing corporate executives, vehemently objected to the amendment, saying it would lead to further hatred and perhaps incite terrorist attacks on the U.S. and “greatly strain relations with the United States primary trading partners.” The letter warned that, “Foreign governments view U.S. efforts to dictate their foreign and commercial policy as violations of sovereignty often leading them to adopt retaliatory measures more at odds with U.S. goals.” Collins supports the legislation, stating, “It prevents U.S. corporations from creating a shell company somewhere else in order to do business with rogue, terror-sponsoring nations such as Syria and Iran. The bottom line is that if a U.S. company is evading sanctions to do business with one of these countries, they are helping to prop up countries that support terrorism—most often aimed against America.
"La propaganda non deve servire la verità, specialmente perché questa potrebbe favorire l'avversario", Adolf Hitler
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