Durante l'attacco diversi osservatori internazionali si sbracciavano per cercare di fermare la sparatoria. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma i pescatori palestinesi hanno affermato che dall'inizio blocco economico del giugno 2007 14 colleghi sono stati uccisi dalla marina israeliana.
16 settembre 2008
Caccia all'homo palestinensis
Durante l'attacco diversi osservatori internazionali si sbracciavano per cercare di fermare la sparatoria. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma i pescatori palestinesi hanno affermato che dall'inizio blocco economico del giugno 2007 14 colleghi sono stati uccisi dalla marina israeliana.
16 marzo 2008
Il "Traditore"
3 marzo 2008
Requiem per uno stato mai nato
Israele e Hamas possono attualmente essere impegnati in una lotta mortale, ma, secondo parecchi funzionari ed ex-funzionari dell'intelligence USA, a partire dalla fine degli anni 70, Tel Aviv ha fornito per anni - direttamente ed indirettamente - aiuti finanziari ad Hamas. Secondo Tony Cordesman, analista del Medio Oriente per il Centro per gli Studi Strategici, Israele "ha aiutato direttamente Hamas - gli israeliani volevano usarla come contrappeso al OLP (Organizzazione di Liberazione Palestinese)." Per un esperto ex-funzionario CIA, il sostegno di Israele ad Hamas "era un tentativo diretto a dividere e diluire il sostegno per un forte, secolare OLP, usando un'alternativa religiosa competitiva."Secondo i documenti che United Press International ha ottenuto dall'Istituto di Antiterrorismo con base in Israele, Hamas si è evoluto dalle cellule della Fratellanza Musulmana, fondata in Egitto nel 1928. [...] Secondo documenti ICT, Hamas è stato registrato legalmente in Israele nel 1978 dallo sceicco Ahmed Yassin, il capo spirituale del movimento, come associazione islamica denominata Al-Mujamma al Islami, la quale allargò la sua base di sostenitori e simpatizzanti tramite propaganda religiosa e lavoro sociale. Secondo funzionari dell'amministrazione USA, i fondi per il movimento arrivarono dagli stati produttori di petrolio e direttamente ed indirettamente da Israele. L'OLP era secolare e di sinistra, e promuoveva il nazionalismo palestinese. Hamas voleva installare uno stato transnazionale sotto la legge dell'Islam, molto simile all'Iran di Khomeini. Sempre secondo queste fonti, ciò che sorprese i capi israeliani fu il modo in cui i movimenti islamici cominciarono a sollevarsi dopo la rivoluzione iraniana, dopo che la resistenza armata in Israele saltò fuori nel Libano meridionale con Hezbollah, sostenuto dall'Iran."Niente fornisce energia per l'emulazione tanto quanto il successo," ha commentato un esperto dell'amministrazione. Un ulteriore fattore nella crescita di Hamas fu lo spostamento a Beirut della base operativa dell'OLP negli anni '80, che permise all'organizzazione islamica di sviluppare la sua influenza nei territori occupati "come ultima risorsa," ha detto. Quando l'intifada ebbe inizio, i vertici israeliani furono sorpresi quando i gruppi islamici cominciarono a crescere in numero di affiliati e forza. Hamas aumentò immediatamente nei numeri e nella violenza. Il gruppo abbracciava da sempre la dottrina della lotta armata, ma la dottrina non era stata messa in pratica ed i gruppi islamici non erano stati sottoposti alla repressione riservata ai gruppi come Fatah, secondo funzionari del governo USA. Ma con il trionfo della rivoluzione di Khomeini in Iran, con la nascita del terrorismo di Hezbollah in Libano sostenuto dall'Iran, Hamas cominciò a guadagnare in forza prima a Gaza, poi in Cisgiordania, contando sul terrore per resistere all'occupazione israeliana. Israele stava certamente sostenendo il gruppo a quel tempo. Una fonte dei servizi USA che ha chiesto di non essere nominata ha confidato che Hamas veniva finanziata non solo per essere "un contrappeso" all'OLP, il sussidio israeliano aveva anche un altro scopo: "per contribuire ad identificare ed indirizzare verso gli agenti israeliani i membri di Hamas che erano pericolosi terroristi."In più, infiltrando Hamas, gli informatori israeliani avrebbero potuto ascoltare i dibattiti politici ed identificare i membri di Hamas che si fossero rivelati "estremisti pericolosi," ha continuato il funzionario. Alla fine, quando Hamas installò un completo sistema di controspionaggio, molti collaboratori di Israele vennero scoperti ed uccisi. Gli atti di terrorismo violenti sono diventati il punto centrale, e Hamas, diversamente dall'OLP, era poco disposta a qualsiasi compromesso con Israele, rifiutando di riconoscerne la stessa esistenza.Ma anche allora, alcuni in Israele vedevano alcuni benefici nel provare a continuare a dare supporto ad Hamas: "il pensiero di alcuni nella destra delle istituzioni israeliane era che Hamas e gli altri, se avessero guadagnato il controllo, avrebbero rifiutato di avere una parte nel processo di pace, silurando così qualsiasi accordo sul tavolo," ha detto un funzionario di governo USA che ha chiesto di non essere nominato. "Israele sarebbe rimasta l'unica democrazia nella regione con cui gli USA potevano trattare. "Tutto ciò disgusta diversi ex-funzionari dei servizi USA."La cosa sbagliata in così tante operazioni israeliane è che provano ad essere troppo sexy," ha detto l'ex-agente CIA Vincent Cannestraro. Secondo Larry Johnson, ex-ufficiale antiterrorismo dello State Department, "gli stessi israeliani sono i loro peggiori nemici quando si tratta di combattere il terrorismo. ""Gli israeliani sono come un tipo che dà fuoco ai suoi capelli per poi provare a spegnerli colpendosi con un martello. ""Fanno più per incitare e sostenere il terrorismo che per reprimerlo," ha detto Johnson. Il sussidio a Hamas può essere sembrato intelligente, "ma è difficile che sia stato progettato per aiutare a calmare le acque," ha detto. "Una tale operazione dà peso all'osservazione del presidente George Bush sulla crisi nell'educazione del Medio Oriente. "Cordesman ha detto che un tentativo simile da parte dei servizi egiziani di finanziare i fondamentalisti in Egitto finì male a causa della "errata lettura delle complessità. "Ad un funzionario israeliano della difesa è stato chiesto se Israele avesse fornito sostegno ad Hamas: "non posso rispondere a questa domanda. Allora ero in Libano al comando di un'unità, inoltre non è il mio campo di interesse. "Alla richiesta di confermare un rapporto di funzionari USA secondo cui il Generale di Brigata Yithaq Segev, governatore militare di Gaza, avrebbe rivelato a funzionari USA di aver finanziato movimenti islamici "come contrappeso all'OLP ed ai comunisti," il funzionario ha risposto di poter confermare soltanto di credere che Segev abbia prestato servizio nel 1986. L'ufficio di stampa dell'ambasciata israeliana, alla richiesta di un
commento, ha indirizzato l'UPI al proprio sito web.
Alla luce di questo articolo la stategia di Hamas risulta più comprensibile?
5 febbraio 2008
La minaccia antisemita
Da qualche parte c'è qualcuno che ce l'ha parecchio con Israele (e forse anche con gli Ebrei), altrimenti non si spiegherebbe l'appello al boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, in cui Israele è stato invitato come ospite d'onore. Anzi, reinvitato, visto che l'ospite d'onore di questa edizione, come provato da un *documento ufficiale siglato dal segretario generale della Fiera del Libro Picchioni nel gennaio del 2007 questa manifestazione doveva essere dedicata all'Egitto. In seguito si è cambiata opinione e scelto di celebrare Israele, poiché quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della creazione di questo Stato. Da questa scelta è nato un movimento, avviato da partiti politici, personalità e associazioni che militano per i diritti dei palestinesi, che chiede di cambiare l’invitato d’onore della Fiera, poiché, ai loro occhi, è indecente celebrare uno Stato – facendone un « invitato d’onore » - quando il suo governo non rispetta minimamente i diritti umani e umilia quotidianamente il popolo palestinese. Davanti al rifiuto dei responsabili della Fiera di Torino, il movimento ha invitato gli scrittori e il pubblico a boicottarla. Per quanto non condivida assolutamente questa scelta bisogna prendere atto del fatto che si tratta chiaramente di una critica alla scelta dell’Invitato d’onore, che non preclude assolutamente agli autori israeliani di esprimersi o anche di dibattere con loro. Rifiutare di celebrare Israele e la sua politica di oppressione non ha niente a che vedere con l’antisemitismo, come asserito dal consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Victor Magiar [*1], o il diniego della libertà di espressione. Anche perchè a condividere questo boicottaggio ci sono autori israeliani come Aaron Shabtaï che ha dichiarato [*2] di voler boicottare a titolo personale "sia la Fiera del Libro di Torino, che il Salon du Livre di Parigi che si terrà a Marzo, non unendosi alla delegazione del suo Paese". Nonostante queste premesse il fatto è stato completamente distorto, tanto che lo stesso Fassino in una lettera al Corriere della Sera scrive: "quell’odioso boicottaggio oggi è rivolto contro Israele, simbolo di un’identità che — proprio attraverso il Libro—è riuscita a sopravvivere a secolari discriminazioni, persecuzioni e pogrom e perfino all’immane tragedia dell’olocausto", quasi a suscitare una reazione pavloviana nel lettore e resuscitare fantasmi di tragedie tanto lontane nel tempo le cui vittime sono diventate una giustificazione per gli aguzzini di oggi.
13 agosto 2007
Auschwitz 2007
La Striscia di Gaza è il più grande campo di concentramento del mondo, dove attualmente Israele sta relegando un milione e mezzo di palestinesi, in un inferno che ricorda a tutti gli effetti il ghetto di Varsavia. Campo che oltre ad essere circondato da un muro, possiede anche ogni sorta di strumento di repressione e controllo, comprese recinzioni elettriche e torri di guardia da cui i soldati israeliani, proprio come faceva la Gestapo, sparano a chiunque violi i confini, chiedendo solo successivamente il motivo della violazione.
The Separation Wall by Qalqilya and an IDF watchtower
A segment of the separation barrier in a-Ram, north of Jerusalem
Mother waits with her child by a gate of the Separation Barrier near Umm al-Fahm
Sebbene i bambini palestinesi continuino a giocare vicini alle recinzioni, molti di loro vengono costantemente uccisi da pallottole o ridotti in pezzi dall'esercito "più morale nel mondo". Il risultato di questo genocidio è che migliaia di loro muoiono di stenti e di malattia, e quelli che sopravvivono sono costretti ad una dieta inadeguata a base di pane e thè. Uno studio di CARE international del 2002 rivela che il 17.5% dei bambini palestinesi fra i 6 e i 59 mesi soffrono di malnutrizione cronica. Il 53% delle donne in età riproduttiva e il 44% dei bambini soffre di anemia (e più del 30% degli ospedali palestinesi manca di ferro per curare questi bambini). Cifre impressionanti se si pensa che il 48.1% degli abitanti della Striscia di Gaza ha un'età compresa fra gli 0-14 anni. Bambini che non sono certamente immuni ai bombardamenti aerei, ma anzi sono i primi a farne le spese. É il caso di Maria Aman, paralizzata dopo un raid delle IDF, che dopo l'incidente non ha nemmeno potuto ricevere le cure mediche necessarie. Bambini che non hanno nemmeno la possibilità di ricevere un'istruzione, dato che o gli è impossibile raggiungere le scuole o i numerosissimi checkpoint israeliani (659 in tutta la West Bank) rendono il tragitto un inferno. Non potendo quindi fornire loro nessuna possibilità formativa, si corre il rischio concreto di farli diventare i guerriglieri di domani.
Hamdi Aman: "My mother, Hannan, died. My wife, Naima, and my eldest son, Muhanned, died. My youngest son Mo'men, who just turned four last week, got shrapnel wounds and so did I. My uncle died a month and 10 days later from his wounds. My daughter Maria was thrown out of the window. She became paralyzed from the neck down from the injuries to her brain and spinal cord."
A Palestinian boy leaves his damaged house in Jenin refugee campLa situazione è ancora più simile a quella del ghetto di Varsavia se si considera che i palestinesi non hanno praticamente la possibilità di lavorare (il 70% di loro è disoccupato), non possono viaggiare all'estero, non possono entrare in Israele per lavoro e non possono nemmeno procurarsi cibo pescando, dato che ogni barca che si trova più di un miglio a largo delle coste israeliane senza autorizzazione, viene affondata dalle Forze di Difesa (o meglio, di Attacco) israeliane. Lo scopo di tutte queste restrizioni è quello di impoverire ulteriormente i palestinesi, in modo da non permettere loro di acquistare cibo per il proprio sostentamento. Una pratica che non si limita ai mezzi di sostentamento, ma anche alle abitazioni dei civili palestinesi, distrutte arbitrariamente. Pratiche che videro la luce fin dal lontano 1967, giustificata e intesa come punizione collettiva dei parenti degli attentatori suicidi palestinesi, ma in pratica del tutto arbitraria, in quanto non è necessaria alcuna prova della loro complicità, e nemmeno di un processo. Ecco un rapporto del 1999 di Amnesty International, in cui la condanna alle Demolizioni è inequivocabile:
"Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte[...] si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele è basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun'altra ragione al mondo a parte il fatto di essere palestinesi", Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 Israel and the Occupied Territories Demolitions and Disposession.
Il vero scopo delle Demolizioni delle proprietà palestinesi da parte israeliana è spiegato chiaramente da David Forman, sulle colonne del Jerusalem Post (noto quotidiano antisemita), il un articolo risalente al 26 febbraio del 2005 (Settlers, hands off the olive trees):
"Mi sono unito a un gruppo dell'organizzazione rabbini per i Diritti Umani durante una loro missione sulle colline del sud Hebron[...] La maggioranza dei campi coltivati palestinesi nell'area erano già stati espropriati dal governo (israeliano) per far posto ai coloni e con la scusa di creare "zone di sicurezza" su quello che ora è divenuto terreno di Stato. Sembra che vi sia un piano coordinato dal governo, delle IDF, dell'amministrazione civile (israeliana) e dei coloni per rendere la zona "non-araba". Questa iniziativa comporta la distruzione delle case, delle tende e dei rifugi palestinesi, il blocco dei loro pozzi d'acqua, lo sradicamento dei loro orti, l'avvelenamento dei loro campi per il pascolo e la proibizione per gli arabi di coltivare la propria terra e di allevare il bestiame".
La strategia che sta dietro questa pulizia etnica (e all'attuale determinazione di appoggiare la leadership Quisling di Abbas), è principalmente di carattere demografico. Israele sa che per puntellare il sostegno ad uno "stato ebraico" (oltre che affidarsi all'AIPAC, alla ZOA, all'AFSI, alla CPMAJO, all'INEP, alla JDL, al B'nai Brith e alla ADL) occorre nascondere la realtà che gli Ebrei non sono più la maggioranza di Israele, West Bank e Striscia di Gaza. Israele ha quindi bisogno della foglia di fico di uno stato palestinese sovrano per cancellare milioni di palestinesi dai suoi registri, e di cacciare i palestinesi dai propri territori. Espediente che ha già precedenti storici, come i Bantustan sudafricani, oppure una dottrina di 60 anni fa riassunta brevemente in questo estratto:
"Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, [il nostro popolo] deve trovare il coraggio di unire il proprio popolo e la sua forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall'attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava"
La fonte è il Mein Kampf di Adolf Hitler. La conclusione di questo post è un estratto di un articolo di Ha'aretz:
"Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale di alto rango ha sollecitato l'esercito[...] ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l'armata tedesca combattè nel ghetto di Varsavia. A giudicare dal recente massacro dell'esercito di Israele nella Cisgiordania - ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi "per sport" (scritto da Chris Edges del NYT), ha rastrellato e ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati numeri di riconoscimento sulle braccia (ricorda nulla?, ndt), ha torturato indiscriminatamente, ha negato l'acqua, l'elettricità, il cibo e l'assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all'interno - sembra che l'esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell'ufficiale. Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smetterla di comportarsi da nazisti", Norman G. Finkelstein, First the carrot, then the stick: behind the carnage in Palestine, 14 april 2002.
"Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa[...] Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti[...] Ma devono essere indagati", Trascrizione di una riunione di gabinetto israeliana del 17 novembre 1948, dagli archivi del Kibbutz Meuhad.
22 luglio 2007
Obiettivo Siria.
A tal proposito recentemente Israele ha effettuato diverse esercitazioni militari, piuttosto corpose, sulle alture del Golan, simulando un conflitto armato con Siria e Hezbollah. Inoltre due settimane fa un'intera divisione di soldati della riserva è stata chiamata alle armi per un'operazione della IDF in risposta ai recenti attacchi Hezbollah.
"Chi sceglie Hamas sceglie gli attentati, gli omicidi, il terrore sostenuto da Siria e Iran, mentre chi sceglie Abu Mazen punta a realizzare una democrazia moderna basata sullo Stato di Diritto", George Bush - 17/7/2007
7 luglio 2007
Il Colombo Furioso
Ricordo una sera d’estate - il 17 luglio del 2006 - in cui in tanti, ebrei e non ebrei, ci siamo raccolti davanti alla sinagoga di Roma, ci siamo arrampicati su una pedana e abbiamo detto sdegno e tormento per le parole di Ahmadinejad, presidente dell’Iran, che aveva lanciato la parola d’ordine «cancellare Israele». Abbiamo detto sostegno a Israele attaccata dal Libano.
[...] Dalla folla alcuni giovani hanno gridato in coro - benché brevemente - «Vinceremo». È stato come un capogiro, una vibrazione triste che per un istante è sembrata salire da quella folla. C’era come un cortocircuito nel tempo e nello spazio. L’abbandono della sinistra stava provocando una caparbia rivalsa. [...] Ma la sinistra era altrove - a denunciare Israele e la sua guerra - immaginata come una option crudele.
1.*Guerra in Libano, l'autocritica di Israele
4.*Abbiamo sparato piu' di un milione di bombe a grappolo in Libano
5.*Bombe a grappolo, gli Usa indagano
Gli israeliani hanno preso un piccolo pezzo di Palestina, quando era territorio non di uno Stato palestinese, che non esisteva, ma dell’ex impero ottomano reclamato come proprio dalla Giordania e occupato dalle truppe e dall’amministrazione dell'impero britannico.
Ricordiamo a Furio Colombo che con la dichiarazione di Balfour del 1917 (e il Sykes-Picot successivo) l'Inghilterra si è rimangiata la promessa di autodeterminazione fatta da sua Maestà britannica ai palestinesi.
[*link] British imperialism in the Middle East in World War I was intricate, to use a British understatement. In 1915 Britain promised Hussein, the Sharif of Mecca, that they would support an independent Arab kingdom under his rule in return for his mounting an Arab revolt against the Ottoman Empire, Germany’s ally in the war. The promise was contained in a letter dated October 24, 1915 from Sir Henry McMahon, the British High Commissioner in Egypt, to the Sharif of Mecca in what later became known as the McMahon-Hussein correspondence. The Sharif of Mecca assumed that the promise included Palestine.
Israele ha bensì realizzato un proprio autonomo sogno risorgimentale (detto «sionismo», o ritorno alla terra degli ebrei)
Rapporto spedito dall'ambasciata americana di Barghad al Dipartimento di Stato. Era l'11 settembre del 1952. 55 anni dopo Furio Colombo non c'è ancora arrivato:
[*Link]
Ma è stato rifiutato dalle potenze arabe dell’area che avevano voci e mezzi per fare la guerra e hanno deciso di farla usando i palestinesi.
Israele ha violato impunemente oltre sessanta risoluzioni delle Nazioni Unite:
"...Israele si rifiuta di permettere al Comitato Speciale di avere accesso ai territori occupati... la Commissione conferma la sua dichiarazione secondo cui le violazioni israeliane della Quarta Convenzione di Ginevra sono crimini di guerra e un insulto all'umanita'." - ONU, La questione palestinese, 41^ sessione a Ginevra della commissione ONU per i diritti umani - febbraio 1985
La sinistra italiana è rimasta ferma, con un irremovibile impegno, che non varia quando inizia la strage delle bombe umane negli autobus israeliani; che definisce «muro della vergogna», o «muro dell’apartheid», il muro che ha posto fine a quelle stragi quotidiane per le strade delle città israeliane.
* "Non riconoscere la situazione illegale scaturita dalla costruzione del muro nel territorio palestinese occupato compreso all'interno e intorno a Gerusalemme". In questi termini l''Assemblea generale dell'Onu ha fatto suo il parere espresso il 9 luglio dalla Corte internazionale di giustizia dell'Aja chiedendo così, a stragrande maggioranza, lo smantellamento della barriera di sicurezza tra Israele e la Cisgiordania nella parte costruita fuori dai confini dello Stato ebraico. [*link]

[*Link]
[...] Se si sovrappone una carta del muro su una delle falde acquifere cisgiordane, il quadro diviene più chiaro. Il percorso del muro include abilmente i bacini principali della Falda Acquifera occidentale. Yitzhak Mordechai, quando era ministro della difesa dell'ex Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu, propose che, a questo scopo, la linea verde fosse spostata di 6-15 km ad est. Nei fatti, è questo che ha ottenuto il muro. Con il completo controllo israeliano sulla Falda Acquifera Occidentale, l'agricoltura palestinese smetterà di esistere nelle aree settentrionali della Cisgiordania, lasciando ai contadini solo la scelta fra fornire lavoro a basso prezzo nelle colonie israeliane o cercare un altro lavoro nelle principali città palestinesi. Alcuni villaggi, fra cui Nazlat Issa, Baqa Al Sharqiyyeh, Izbet Jubara e Al Tayyeh, non riusciranno a sopravvivere, e così si consoliderà ulteriormente il controllo israeliano sul terreno.Questo è un processo che è già iniziato. La costruzione del muro ha determinato finora la confisca di 36 pozzi di acqua sorgente, una perdita totale di 6,7 milioni di metri cubi d'acqua all'anno. Una rete di irrigazione a goccia lunga 35.000 metri è caduta sotto controllo israeliano, mentre 10.000 capi di bestiame hanno perduto l'accesso al terreno da pascolo. [...] La decimazione dell'attività agricola potrebbe inoltre avere serie ripercussioni per i negoziati circa lo status definitivo a riguardo dell'acqua. La parte palestinese sarà più debole, perché troverà più difficile giustificare rivendicazioni sulle risorse idriche se, insieme all'attività agricola, sarà diminuita anche la necessità di acqua. Il muro lascerà le aree palestinese asciutte e assetate: è progettato a questo scopo.
"Dirò di Orlando in un medesimo tratto / cosa non detta in prosa mai nè in rima: / che per amor / venne in furore e matto, / d'uom che si' saggio era stimato prima; / se da colei che tal quasi m'ha fatto, / che'l poco ingegno ad or ad or mi lima, / me ne sarà però tanto concesso, / che mi basti a finir quanto ho promesso", L'Orlando Furioso - Ludovico Ariosto
1 giugno 2007
Il pretesto Hariri
Il 30 maggio, il Consiglio di Sicurezza delle UN ha approvato la risoluzione per lacostituzione di un tribunale internazionale per giudicare i responsabili della morte dell'ex premier libanese Rafiq Hariri ucciso in un attentato dinamitardo il 14 febbraio del 2005 con altre 22 persone. Con uno schiaffo alla Siria, l'inchiesta accusa in maniera esplicita Damasco, la cui protesta è stata immediata, ufficialmente perchè la creazione del tribunale viola la sovranità del Libano e rischia di destabilizzare ulteriormente lo Stato mediorentale. Un processo che vede come unico imputato la Siria (senza alcune prove se non le menzogne propagate da Detlev Mehlis), nonostante il primo effetto dell'omicidio sia stato quello di forzare Damasco a ritirare le proprie truppe dal Libano. Un'eventuale condanna in sede internazionale potrebbe fornire il prestesto agli States per forzare, proprio come è avvenuto in Iraq, il cambio di regime in Siria. Un'ulteriore guerra basata su menzogne. Considerando l'attuale reticenza di molti nell'ammettere che le prove che hanno portato le nostre truppe in Afghanistan e in Iraq, fossero in realtà mistificazioni, risulta utile portarsi avanti con il lavoro e far luce sull'omicidio Hariri.Inizialmente si pensava che si trattasse di un’esplosione sotterranea. Quando dalle prove è emerso che si era trattato di un’autobomba, la macchina della propaganda ha girato di 180 gradi e ha dichiarato che era stato il lavoro di un gruppo di ‘al Qaeda’ ingaggiato dai siriani (coinvolgimento poi negato dagli stessi terroristi). In seguito a questa scoperta non c'è stata nessuna ricerca sull’identità del kamikaze alla guida del van, nè sulla catena di proprietari di questo furgone (si può verificare nel rapporto stesso). Nonostante la commissione sembri sicura di ciò, è sconosciuto alle leggi stesse della fisica, il motivo per cui un furgone che esplode crea un cratere di un diametro di 10 metri, e di una profondità di 3-4 metri.
Dubbio condiviso dagli stessi generali libanesi:The bomb was placed underground, especially (since) the crater was so huge," said Hisham Jaber, a retired brigadier general and former professor at the Lebanese Military and Staff Command College. "Even a car with 1,000 kilograms (2,200 pounds) of TNT wouldn't create such a crater." Jaber, who inspected the assassination site but is not part of the investigation, said a suicide attack was the least likely cause of the explosion. He noted the crater was near the middle of the road, indicating the bomb was likely placed under the street and not in a parked car. Suspicion that the bomb was under the street increased Friday when the chief military investigator demanded that police investigate recent road works in the area. Jaber said that although Hariri's motorcade had equipment to jam electronic transmissions, the device could have been circumvented by a wire-triggered bomb or a counter-device placed in a nearby vehicle.
Non è solo il cratere a sollevare dubbi, e la pozza d'acqua che si è formata, ma anche la nube di fumo che si è sollevata successivamente.

[Sopra: l'esplosione a Beirut - Sotto: test nucleare in Nevada]
Strane nubi all'orizzonte, che trovano però un'interessante spiegazione in un'inchiesta di RaiNews (di Flaviano Masella, Angelo Saso e Maurizio Torrealta), con tanto di foto che ricordano molto l'attentato sopra riportato:
L’inchiesta nasce dai rilievi sulla radioattività registrati su un cratere provocato presumibilmente da una bomba Bunker Buster israeliana nel paese di Khiam nel sud del Libano [...]. Di quale arma si tratta? Quale arma lascia tracce di radiazioni e produce effetti cosi’ letali e circoscritti? Il ricercatore Dai Williams e' convinto che si tratti di una nuova classe di armi che utilizza uranio arricchito non attraverso processi di fissione ma utilizzando nuovi processi fisici tenuti segreti per almeno 20 anni. Anche il Fisico Emilio del Giudice dell’ istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano arriva alle stesse conclusione [...]
Nel tentativo di puntare il dito contro la Siria, l’ONU basa le sue prove su diversi testimoni, uno di questi è Zuhir Ibn Mohamed, detto Saddik, un condannato per frode. Testimoni che risultano anche essere stati pagati per il loro sporco lavoro:
A man has claimed on Syrian state TV that he was bribed to accuse top Syrian officials of the murder of Rafiq Hariri in his testimony to the United Nations commission into the former Lebanese premier's assassination. Husam Taher Husam, a former conscript in the Syrian army, alleged in a 75-minute interview on Sunday night that Saad Hariri, the son of the slain Hariri, met him several months ago and offered him $1.3m to testify against top Syrian officials.
17 gennaio 2007
La guerra segreta
George Bush ha iniziato una guerra sotterranea contro l'Iran e la Siria? Alcuni oppositori dell'amministrazione neocon hanno iniziato a chiederselo da quando, l'11 gennaio, delle truppe americane hanno fatto irruzione in un ufficio di rappresentanza iraniana nella cittadina di Arbil, nel nord dell'Iraq, zona abitata da curdi, e hanno effettuato diversi arresti. O meglio, sequestri. Un primo segnale d'allarme c'era già stato durante il discorso di Bush sulla nuova strategia in Iraq, egli infatti aveva promesso una rapida interruzione del flusso di risorse belliche che partendo da Siria e Iran raggiungevano i sostenitori della resistenza irachena. A seguito di questi sviluppi il senatore Joseph Biden, dopo uno sterile colloquio con Condoleeza Rice, ha inviato una lettera ufficiale al Presidente stesso, in cui sollecita la risposta a due domande: l'amministrazione Bush ha intenzione di mandare commandos in Siria e in Iran ma soprattutto, un'azione del genere sarebbe autorizzata anche senza l'assenso del Congresso?13 dicembre 2006
Tana!
In questi giorni siamo impegnati ad assistere a diversi processi mediatici nei confronti del leader iraniano Ahmadinejad. In realtà questa sceneggiata a cui hanno partecipato tutte le massime cariche sul palcoscenico internazionale, a partire da Blair fino ad arrivare al "nostro" D'Alema, ha ben poco di fondato. Le accuse rivolte al presidente iraniano sono infatti frutto della strumentalizzazione dei suoi discorsi (a tal proposito è utile dare un'occhiata ad un mio vecchio post, datato 29 marzo 2006, che titola "Orrori di traduzione") e dall'ignoranza nei confronti dei rapporti che intercorrono tra l'Iran e le minoranze ebree sul proprio territorio. In Iran vivono più di 25 mila ebrei, che lo stesso Ayatollah Komehini dichiarò a suo tempo una minoranza religiosa da proteggere e rispettare (*Many Iranian Jews migrated to Israel after its creation in 1948. There were still 80,000 Jews in Iran in 1979 but most have since left. Eliasi said there were still 30-35,000 Jews in Iran, but other sources put the figure as low as 20-25,000). Gli ebrei in Iran vivono tranquillamente mescolati alla popolazione di maggioranza musulmana, frequentano le loro sinagoghe, e uno di loro è addirittura stato eletto al parlamento (Maurice Motamed, [*wiki - en]). E alla stessa conferenza "revisionista" sull'olocausto hanno partecipato 67 storici ebrei.15 novembre 2006
Nubi d'autunno
12 novembre 2006
Chi custodirà i custodi stessi?
Gli Stati Uniti hanno messo il veto per bloccare una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu di condanna dell'attacco israeliano dell'8 novembre a Gaza, che ha provocato la morte di 18 civili palestinesi. E' la seconda volta nel corso del 2006 che gli Usa ricorrono al veto per bloccare bozze di risoluzioni sull'attività di Israele a Gaza. Il testo rivisto e ora bocciato chiedeva invece all'autorità palestinese di prendere misure immediate per por fine alla violenza, tra cu il lancio di razzi su territori di Israele. Tra le richieste c'era anche quella alla comunità internazionale di fare passi per stabilizzare la situazione, riavviare il processo di pace in Medio Oriente e considerare "la possibile istituzione di un meccanismo internazionale" per la protezione dei civili. Ecco il video che documenta il massacro, di cui sconsiglio la visione ad un pubblico impressionabile.
16 ottobre 2006
Piccola e letale, ecco l'arma testata a Gaza
Addio cluster bomb, le nuove munizioni figlie della guerra al terrorismo si chiamano Small diameter bomb e Dense inert metal explosive (Dime) [*globalsecurity.org]. Aspirano ad essere ordigni «umanitari»: piccole dimensioni, effetto circoscritto, usabili su zone abitate senza sollevare troppe proteste. In realtà sono più letali delle precedenti: frammenti cancerogeni, tagli e ferite che non si rimarginano.Più piccole, più letali e più precise. Svuotati gli arsenali dalle discusse bombe a grappolo, sarebbe ora nelle «armi a letalità concentrata», o «munizioni dai ridotti danni collaterali», la svolta per la cosiddetta guerra al terrorismo. Una nuova generazione di ordigni dalle ridotte dimensioni ad effetto circoscritto, tanto da poterle utilizzare nelle aree densamente popolate: in Afghanistan, in Iraq, nei Territori occupati palestinesi, in Libano. Non tanto per contrastare un esercito regolare, quanto piccoli gruppi di guerriglieri spesso camuffati (secondo le versioni ufficiali) all'interno dei centri abitati. Un tipo di intervento, il bombardamento aereo, finora limitato dagli estesi danni che esso comporta: decine di civili uccisi, abitazioni danneggiate, proteste dell'opinione pubblica. Ora il problema potrebbe essere risolto. A partire dalle richieste di marina e aviazione americane, con la plausibile cooperazione militare israeliana, nel 2003 la Boeing ha vinto l'appalto per la progettazione delle Small diameter bomb (bombe di piccolo diametro), ordigni che non superassero i 90 chili di peso e il metro e mezzo di lunghezza. Grazie ad ingenti stanziamenti da parte del Dipartimento della difesa americano (investimenti raddoppiati nel 2004) i primi prototipi sono stati disponibili per la sperimentazione sul campo a partire dal maggio 2006, e già dallo scorso settembre sarebbero disponibili negli arsenali militari. Con una variante rispetto alle munizioni tradizionali: il Dense inert metal explosive, ovvero l'ultimo ritrovato in fatto di letalità concentrata [*lemonde]. Il Dime è formato da una carica interna in lega di tungsteno (quello delle lampadine, tanto per capirne conduzione e reattività). Libera nell'aria una polvere incandescente che, cadendo sul proprio peso specifico, aggredisce l'obiettivo con una certa angolazione provocando innumerevoli tagli e ferite senza superare i 4 metri di gittata. Alla carica inerte viene combinato un involucro esterno in fibra di carbonio, più leggero ed economico del metallo, invisibile a raggi x. Una volta esploso si polverizza in microparticelle invece che in schegge. Pur essendo capace di penetrare il cemento armato, la fibra di carbonio non offre eccessiva resistenza alla detonazione dell'esplosivo contenuto, aumentandone di fatto l'efficacia, al punto che i primi prototipi hanno distrutto gli strumenti di misurazione dei laboratori militari. Un Dime sarebbe inoltre capace di seguire il proprio obiettivo mobile grazie alla propria leggerezza e ad un sistema di controllo Gps. Dunque: alta precisione, esplosione circoscritta, nessuna scheggia. Ma la svolta sembra poco positiva. Test finora intrapresi nei laboratori militari di Maryland avrebbero dimostrato, secondo il New Scientist del febbraio 2005, una mortalità del 100% sulle cavie: esposte ai frammenti di tungsteno, nel giro di 5 mesi sviluppavano tutte la stessa rara forma di cancro, il rabdosarcoma [*National Institute of Environemntal Health Sciences] - [*Oxford University Press]. Ma accantonando le ipotesi sulla tossicità del tungsteno, rimangono preoccupazioni più urgenti. Se quanto testato a Gaza erano Dime, come sembra altamente probabile, gli effetti prodotti sembrano più gravi di quelli delle vecchie bombe in acciaio. Poche centinaia di schegge vengono sostituite da una lacerante nube di particelle incandescenti che penetrano, tagliano e ustionano le vittime fino alle ossa. Nel giro di pochi minuti provocano la necrosi di interi arti, infine si depositano all'interno del corpo senza possibilità di estrazione. Il tutto in uno scenario asimmetrico, nel quale da una parte c'è un essere umano, dall'altra una bomba sganciata da un drone pilotato a distanza, e dove aumenta il numero delle vittime invisibili: gli invalidi permanenti. Ottenere il massimo dei risultati e il minimo delle perdite, questo l'imperativo. E, viste le ridotte dimensioni delle Dime, le munizioni incamerabili da ogni velivolo si quadruplicano automaticamente. In conclusione, la differenza delle munizioni a letalità concentrata potrebbe essere proprio nella giustificazione morale suggerita dai committenti stessi: il presunto interesse a limitare i danni collaterali. Difficile, in base al diritto umanitario, proibire l'uso di queste munizioni, devastanti nei fatti ma presentate come ridotte, circoscritte ai soli «terroristi». Il Dime, economico e leggero, potrebbe essere sganciato in aree densamente popolate, in quantità quattro volte superiori, provocando gli effetti riscontrati a Gaza (né civili, né donne né bambini sono stati risparmiati). E allora sarà la sua stessa definizione di arma a basso danno collaterale a fornire un alibi a chiunque la utilizzi, assai più giustificabile delle «vecchie» armi finora utilizzate [*DefenseTech.org].
9 ottobre 2006
"Iraq" est omnis divisa in partes tres
(fonte: adnkronos - 8 ottobre)24 settembre 2006
Raccolta fondi
(fonte: ilmanifesto.it - Marco Boccitto - 21.09.06)Singolare raccolta fondi quella lanciata dall'esercito israeliano in varie città della West Bank. In particolare è stata assaltata, ripulita e semidistrutta una filiale della National Jordanian Bank a Nablus, insieme a 14 uffici di cambio tra Jenin, Tulkarem e Ramallah. Il bottino finale dichiarato dai militari è di 5 milioni di shekel (un milione e 200 mila dollari circa) e 170 mila dinari giordani (240 mila dollari), oltre a tre arresti. Le autorità palestinesi denunciano anche il «prelievo» di documenti e computer. Non è stata emessa ricevuta, ma l'operazione è andata comunque a buon fine. Solo che a Nablus sarebbe stato usato troppo esplosivo. Da qui le simpatiche scuse alla direzione della banca, per i danni al mobilio. Analogamente al 2004, quando un'azione simile aveva fruttato 9 milioni di dollari, provocando tumulti di piazza e la reazione della Giordania che si sentiva personalmente alleggerita, l'esercito ieri spiegava come quei soldi, provenienti da Siria e Iran, fossero destinati a Hamas, Jihad e Hezbollah. Fatte le dovute proporzioni, sarebbe come se la magistratura italiana contrastasse gli inghippi bancari nelle banche svizzere a cannonate e con le teste di cuoio dei Ros. L'immagine di una filiale stuprata dai corpi speciali, piuttosto che la sovranità violata di uno stato, in quel caso provocherebbe ben altri sussulti di coscienza. Visto il tasso di bombe a grappolo ultimamente addebitato sul conto dei civili libanesi, verrebbe quasi da gioire per l'impiego di queste tattiche «finanziarie». Se non fosse che Gaza è alla fame e che la distruzione della sua economia è parte fondante di questa guerra. «La guerra di cui il mondo non vuole sapere», titolava martedì The Independent la sua prima pagina dedicata ai bambini palestinesi uccisi negli ultimi mesi. La notizia della «rapina in banca» si aggiunge così, come una spolverata di zucchero a velo, sulla mattanza quotidiana. Considerando che ieri i raid hanno ucciso un solo palestinese e i razzi Qassam lanciati oltre confine hanno ferito un solo israeliano. Giornata quasi celestiale, con sottofondo di risacca mediterranea e cinguettìo diffuso, perché da Bari arriva anche la storia secondo cui israeliani, libanesi e palestinesi, complice la Fiera del Levante, si coordineranno presto in materia di parchi naturali. Forse troppo presto.
"L'egoismo è sempre stato la peste della società e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società", Giacomo Leopardi
21 settembre 2006
Bombe
(fonte: Haaretz - 12 settembre 2006) "Quello che abbiamo fatto e' folle e mostruoso, abbiamo ricoperto intere citta' di bombe a grappolo", ha detto il capo di una unita' missilistica dell'IDF in Libano riguardo all'uso di bombe a grappolo e al fosforo durante la guerra. Citando il comandante del suo battaglione, il capo dell'unita' missilistica ha affermato che l'IDF ha sparato circa 1800 bombe a grappolo, che contenevano piu' di 1,2 milioni di piccole bombe a grappolo. Inoltre, i soldati delle unita' di artiglieria dell'IDF hanno testimoniato che l'esercito ha utilizzato armi al fosforo durante la guerra, armi che sono ampiamente proibite dalla legge internazionale. Secondo quanto affermato, la grande maggioranza di tali esplosivi e' stata sparata negli ultimi 10 giorni di guerra. Il comandante dell'unita' missilistica ha affermato che le piattaforme del Sistema di Lancio Multiplo dei Razzi (MLRS) sono state pesantemente utilizzate nonostante si sapesse che erano altamente imprecise. L'MLRS e' una piattaforma mobile per il lancio dei razzi trasportata da un camion o da uno pneumatico, capace di sparare un altissimo volume di munizioni per lo piu' non guidate. Il razzo base sparato dalla piattaforma non e' guidato ed e' impreciso, con un raggio di circa 32 km. I razzi sono studiati per esplodere ad un'altitudine programmata e suddividersi in sotto-munizioni al fine di ricoprire l'esercito e i civili nemici al suolo con piccole raffiche di esplosivo. L'uso di tali armi e' controverso soprattutto a causa della loro in accuratezza e della loro capacita' di distruggere obiettivi indeterminati su grandi aree, con un margine di errore fino a 1200 metri dall'obiettivo effettivo all'area colpita. Le bombe che non esplodono al momento dell'impatto - secondo le Nazioni Unite sono circa il 40% di quelle sparate in Libano dall'IDF - rimangono sul terreno come munizioni inesplose, cospargendo effettivamente il paesaggio di migliaia di mine che continueranno a mietere vittime molto dopo la f! ine dell a guerra. A causa dell'alto numero di mancate detonazioni, si crede che sul terreno del Libano ci siano circa 500.000 munizioni inesplose. Ad oggi, sono dodici i civili libanesi che sono stati uccisi da queste mine dalla fine della guerra. Secondo il comandante, per compensare l'inaccuratezza dei missili e l'incapacita' di colpire con precisione singoli obiettivi, le unita' avrebbero "inondato" il campo di battaglia di munizioni, il che spiegherebbe come mai il paesaggio del Libano post-bellico sia imbottito di esplosivo. Quando il suo servizio nell'esercito termino', il comandante in questione mando' una lettera al Ministro della Difesa Amir Peretz, evidenziando l'uso di munizioni a grappolo. La lettera e' rimasta senza risposta. E' venuto alla luce che i soldati dell'IDF hanno sparato proiettili al fosforo per provocare incendi in Libano. Un comandante d'artiglieria ha ammesso di aver visto camion carichi di bombe al fosforo diretti alle squadre di artiglieria nel nord di Israele. Il colpo diretto di una bomba al fosforo provoca ustioni serie e una morte lenta e dolorosa. La legge internazionale vieta l'uso di armi che provocano "ferite eccessive e sofferenze non necessarie", e molti esperti ritengono che le bombe al fosforo rientrino direttamente in tale categoria. La Croce Rossa Internazionale ha stabilito che la legge internazionale vieta l'uso di bombe al fosforo e di altre armi infiammabili contro le persone, siano esse civili o militari. In risposta, il portavoce dell'IDF ha affermato che "la legge internazionale non include il divieto assoluto di usare le bombe a grappolo. La convenzione sulle armi convenzionali non dichiara che e' vietato usare armi al fosforo, piuttosto si esprime sui principi che regolano l'uso di tali armi. Per comprensibili ragioni operative, l'IDF non fornisce un resoconto dettagliato sulle armi in suo possesso. L'IDF utilizza solo armi e metodi che sono permessi dalla legge internazionale. Il fuoco di artiglieria in generale, incluso il fuoco degli MLRS, e' stato usato solo per rispondere al bombardamento dello Stato di Israele." L'Ufficio del Ministro della Difesa ha dichiarato di non aver ricevuto messaggi riguardanti l'uso di bombe a grappolo.
"La guerra è la scienza della distruzione.", John Joseph Caldwell Abbott
20 agosto 2006
"Shoot to Kill"
Mi scuso se l'articolo pubblicato è in inglese, ma non ho avuto il tempo di tradurlo.
Israeli activists (N.B.: attivisti israeliani, ndt) have uploaded a video of the shooting of Lymor and the initial violence of the Israeli military in Bil’in on Friday, August 11th (Per vedere il video clicca QUI).

The video clearly shows the Border Police unit firing on the demonstrators from close range. There is no evidence that the soldiers were in danger. Typically, the military spokesperson has claimed that “activists threw stones” and Haaretz’s article yesterday reiterating the same false information. The video also clearly shows the commander of the unit saying, “This is Lebanon!” as he orders his force to fire on retreating demonstrators, and “I will not allow a demonstration during wartime!”

The commander, Majdei, made this decision despite a military court decision in August 2005 that people in Bil’in have the right to protest on their land on the village-side of the apartheid wall. Every week since the wall was finished in March 2006, the Israeli military has also denied them the right to protest on their farmland on the other side of the wall. The wall separates villagers from 60% of their farmland, half of which has already been annexed and developed by Jewish settlements.
In addition many villagers have been arrested in the night during army raids for participating in the demonstrations in Bil’in. Two villagers are still in prison: Esaam Matar, 29, has been imprisoned eight months and the military has ruled he is to be deported to Jordan; and Muhammad Burnat, 19, has been imprisoned for 3 months and has not yet had a trial for his alleged crimes. According to official military regulations, which were reported in the Hebrew version of Haaretz today, soldiers are not allowed to fire from a distance closer than 40 meters. They are instructed not to fire at vital areas of the body and only to fire when they are in immediate danger. Each week during demonstrations in Bil’in, many non-violent demonstrators are injured in the head, neck and chest.

The Israeli who was shot in the head and a Danish woman beaten with a gun on Friday are the most serious injuries the army has caused since Ramzi Yassin, who was shot in the head with a plastic-coated steel bullet. Ramzi, from Bil’in, was handing out water during a demonstration in Bil’in on July 8th 2005, when he was shot in the side of the head. The bullet caused severe bleeding of his brain and he was left unconscious for 7 days and with permanent brain damage. Haitham al Khateeb of Bil’in, Yonathan Pollack, an Israeli, BJ from Denmark, and Phil of Austrailia were hospitalized at different times all for rubber bullets injuries to their heads at close range at Bil’in demonstrations, except for Haitham who was hit by a tear gas canister fired at his head. Lymor, who was shot on Friday, is currently in a stable condition at Tel Hashomer hospital in Tel Aviv. It took the ambulances about an hour to get from the site where he was shot to the hospital. He was taken in for immediate surgery which took 3 hours, and a rubber bullet as well as shards of bone and damaged brain tissue were removed from his head and an internal heomorage was stopped. Before the surgery he was totally clear and aware even though he was in a lot of pain. After the surgery he was moving his arms and legs while he was under sedation. He was taken off sedation around 7pm yesterday evening. He can move his limbs and can talk but is having trouble with his vision. Rina, from Denmark, is also currently in the hospital in Hebron, suffering from severe concussion caused by an Israeli soldier beating her with his gun. She is stable, but is still having trouble walking on her own.
"Per me si va nella città dolente / per me si va nell'eterno dolore / per me si va tra la perduta gente. / Giustizia mosse il mio Alto Fattore / Fecemi la Divina Potestate. / La somma sapienza, il primo amore / Dinnanzi a me non fuor cose create / Se non etterne. / E io etterna duro. / Lasciate ogni speranza, o voi ch'intrate.", Dante Alighieri - Inferno, Canto III
17 agosto 2006
Truppe di pace? Abbiamo già dato
Il nostro governo continua a parlare dell'invio di una forza di interposizione in Libano, tra l'esercito israeliano e gli Hezbollah. Vale la pena di ricordare che ciò è già accaduto nel 1982-84 [*1]. Con questi risultati: 258 marines americani morti in due attentati, e 56 soldati francesi uccisi in un terzo. Anche nel 1982 Israele invase il Libano, dove Arafat aveva spostato il quartier generale dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e centinaia di migliaia di profughi palestinesi, in campi di raccolta, organizzavano la "resistenza" anti-sionista L'attacco di Israele cominciò il 6 giugno 1982 con la distruzione preliminare dell'intera forza aerea della Siria. Poi, distrutto con bombardamenti il sistema ferroviario e aeroportuale del Libano, le truppe israeliane entrarono nel Paese. Allora l'operazione costò la vita di 30 mila civili libanesi [*2]. Le truppe di Sharon circondarono Beirut, ed anche allora si profilò una tragedia umanitaria: mezzo milione di cittadini di Beirut scapparono sulle colline, diventati profughi a casa loro. A quel punto, interviene la comunità internazionale e impone una tregua. Il presidente americano Ronald Reagan convince Arafat ad abbandonare il Libano per Tunisi con tutti i 14 mila membri dell'Olp; in cambio, promette di inviare 800 marines per proteggere l'evacuazione e le famiglie palestinesi che resteranno nei campi-profughi. A settembre arriva la forza multinazionale, composta da americani, francesi e italiani. I marines, quasi duemila, si sistemano in caserme provvisorie all'aeroporto di Beirut. La presenza delle truppe internazionali blocca le operazioni israeliane: Sharon è furioso. Il 18 aprile 1983 esplode un'auto-bomba davanti all'ambasciata Usa a Beirut: 17 marines muoiono. Il 23 ottobre 1983, un terrorista suicida su un camion carico di esplosivo si avventa contro le caserme dell'aeroporto: è una strage di 241 marines. Nello stesso istante, un attacco identico investe gli alloggi dei francesi: ne muoiono 56. Secondo la versione ufficiale, il primo degli attentati viene attribuito ad Hamas, e gli altri agli sciiti libanesi, i futuri Hezbollah. Ma Victor Ostrovsky [*3], un ex agente e transfuga del Mossad, ha raccontato un'altra versione dei fatti nel suo libro By way of deception, pubblicato a New York nel 1990. «Nell'estate del 1983 - scrive l'ex agente - un nostro informatore ci rivelò che gli sciiti stavano preparando un grosso camion Mercedes ricavandone spazi per contenervi una grande quantità di esplosivo, destinato evidentemente a un bersaglio grosso… Uno dei bersagli non poteva che essere l'alloggiamento dei Marines». Avvisare o no gli americani? Il capo supremo del Mossad, che si chiamava Nahum Admony, disse: «No, non siamo qui per proteggere gli americani. Sono un grande Paese. Mandategli solo l'informazione usuale». Fu fornita un'allerta generica, del tipo: “C'è ragione di credere che qualcuno prepari un attentato contro di voi”. Nei sei mesi precedenti, informative generiche di questo tipo ce n'erano state oltre cento, scrive Ostrovsky. Ovviamente, “le installazioni israeliane ricevettero i dettagli particolareggiati, con la descrizione del camion Mercedes in questione e l'avviso tenerlo d'occhio”. Il camion comparve alle 6.20 del mattino davanti alle caserme americane degli Usa. Accelerò ed esplose: morirono 241 marines, molti ancora nel sonno, la più alta perdita per il corpo, in un solo giorno, dai tempi dell'offensiva del Tet in Vietnam (13 gennaio 1962). Il Mossad, dopo, fornì alla Cia una lista di sospetti dell'attentato alquanto inutile: tredici nomi, fra cui inserirono uomini dello spionaggio siriano, di alcuni agenti dell'Iran a Damasco, e il capo sciita Mohammed Hussein Fadlallah. Già allora Israele voleva sostenere che gli sciiti libanesi erano manovrati da Teheran. Scrive Ostrovky: «Nel quartiere generale del Mossad, l'atteggiamento verso gli americani vittime dell'attentato era... beh, hanno voluto ficcare il naso in Libano, che ne paghino il prezzo». Gli americani scoprirono che gli israeliani non erano alleati fidati. Nel marzo 1984, un gruppo chiamato Jihad Islamica rapì William Buckley [*4], “capostazione” della Cia in Libano. La cattura di un uomo di quel livello era un colpo gravissimo: se forzato a dire tutto quel che sapeva, avrebbe rivelato una quantità di operazioni in corso nel mondo, mettendo a rischio la vita di centinaia di agenti. Il capo della Cia, Bill Casey, chiese l'assistenza del Mossad per recuperare il suo uomo. Admony gli rispose: «Tutte le informazioni che volete, a patto che non mettano in pericolo i nostri uomini. Ma se volete qualcosa in particolare, dovete chiederlo attraverso il nostro primo ministro». Gli americani andarono dal premier, che era allora Shimon Peres, il quale ordinò di dare tutto l'aiuto possibile. Tutto ciò che gli uomini della Cia ottennero fu un colloquio con il capo del dipartimento “Saifanim” del Mossad, specializzato nello spiare l'Olp: presto si accorsero che il solo interesse del Mossad era di convincerli che era stato l'Olp di Arafat a rapire l'agente Buckley. La Cia chiese di parlare con qualche informatore del Mossad sul terreno: ricevette un rifiuto. Buckley fu tenuto dai suoi carcerieri diciotto mesi, torturato, e infine ucciso. Amaramente, le “forze di pace” americane scoprirono di non avere alleati in Libano. Un fatto che un analista del Pentagono, tale Beter, aveva già sottolineato nel suo rapporto datato 3 novembre 1982, poco dopo l'invio della forza d'interposizione. «Faccio presente -scriveva Beter - che i marines mandati là possono diventare il bersaglio di una grossa provocazione. Il Mossad è perfettamente capace di fare in modo che dei marines vengano uccisi in qualche attentato, e addossarlo agli arabi. Ciò allo scopo di infiammare di sdegno l'opinione pubblica americana e trascinarci in guerra». Seguiva un elenco delle numerose operazioni “false flag” di cui il Mossad era sospettato da anni: nel gergo delle spie, si chiamano così gli attentati che commette una parte, seminando prove false per addossarli alla parte avversa. Il “false flag” è una specialità israeliana. Anche nei giorni scorsi, dopo aver bombardato la stazione dell'Onu uccidendo quattro caschi blu, Israele ha cercato di addossarne la reponsabilità agli Hezbollah: solo la franca reazione di Kofi Annan ha sventato il tentativo. Ronald Reagan, saggiamente, ritirò i marines il 26 febbraio 1984. Subito dopo, le milizie maronite agli ordini di Sharon compirono il massacro di Sabra e Chatila [*5], sterminando i profughi dell'Olp che i marines avevano promesso di proteggere. Questa è la storia della “interposizione” in Libano da parte delle “forze multinazionali”. È meglio che D'Alema, Parisi e Prodi la imparino a memoria, prima di mandare i nostri soldati in quell'ambiguo carnaio.
"L'egoismo è sempre stato la peste della società e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società.", Giacomo Leopardi


