[Minuto -3:43, “I Hope We Have a Special Prison for 9/11 Conspiracy Theorists”]
6 marzo 2008
5 febbraio 2008
La minaccia antisemita
Da qualche parte c'è qualcuno che ce l'ha parecchio con Israele (e forse anche con gli Ebrei), altrimenti non si spiegherebbe l'appello al boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, in cui Israele è stato invitato come ospite d'onore. Anzi, reinvitato, visto che l'ospite d'onore di questa edizione, come provato da un *documento ufficiale siglato dal segretario generale della Fiera del Libro Picchioni nel gennaio del 2007 questa manifestazione doveva essere dedicata all'Egitto. In seguito si è cambiata opinione e scelto di celebrare Israele, poiché quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della creazione di questo Stato. Da questa scelta è nato un movimento, avviato da partiti politici, personalità e associazioni che militano per i diritti dei palestinesi, che chiede di cambiare l’invitato d’onore della Fiera, poiché, ai loro occhi, è indecente celebrare uno Stato – facendone un « invitato d’onore » - quando il suo governo non rispetta minimamente i diritti umani e umilia quotidianamente il popolo palestinese. Davanti al rifiuto dei responsabili della Fiera di Torino, il movimento ha invitato gli scrittori e il pubblico a boicottarla. Per quanto non condivida assolutamente questa scelta bisogna prendere atto del fatto che si tratta chiaramente di una critica alla scelta dell’Invitato d’onore, che non preclude assolutamente agli autori israeliani di esprimersi o anche di dibattere con loro. Rifiutare di celebrare Israele e la sua politica di oppressione non ha niente a che vedere con l’antisemitismo, come asserito dal consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Victor Magiar [*1], o il diniego della libertà di espressione. Anche perchè a condividere questo boicottaggio ci sono autori israeliani come Aaron Shabtaï che ha dichiarato [*2] di voler boicottare a titolo personale "sia la Fiera del Libro di Torino, che il Salon du Livre di Parigi che si terrà a Marzo, non unendosi alla delegazione del suo Paese". Nonostante queste premesse il fatto è stato completamente distorto, tanto che lo stesso Fassino in una lettera al Corriere della Sera scrive: "quell’odioso boicottaggio oggi è rivolto contro Israele, simbolo di un’identità che — proprio attraverso il Libro—è riuscita a sopravvivere a secolari discriminazioni, persecuzioni e pogrom e perfino all’immane tragedia dell’olocausto", quasi a suscitare una reazione pavloviana nel lettore e resuscitare fantasmi di tragedie tanto lontane nel tempo le cui vittime sono diventate una giustificazione per gli aguzzini di oggi.
21 dicembre 2007
Primo Emendamento
I residenti del complesso urbano di St. Bernard hanno recentemente organizzato una manifestazione pacifica, in cui si serviva cibo e ballava con la "Hot 8 Brass Band", per protestare contro la demolizione di circa 4.600 abitazioni pubbliche a New Orleans. Una parata pacifica che segue all'ennesima presa di posizione del Governo statunitense, che precedentemente (per la precisione nel febbraio del 2006) aveva già deciso di tagliare le spese degli hotel in cui erano ospitati i 14.000 senzatetto dell'uragano Katrina [*Katrina Survivors Fight to Return to St. Bernard Housing Project] lasciandoli abbandonati al loro destino. Non è la prima manifestazione organizzata per sensibilizzare l'opinione pubblica [*indymedia], tuttavia pare che questa volta la polizia non abbia gradito. Una giornalista e due manifestanti pacifici sono stati infatti fermati e arrestati senza alcun motivo, fra lo stupore dei partecipanti al corteo. A questi primi 3 "malcapitati" è andata addirittura di gran lusso. Sembra infatti che la polizia abbia addirittura utilizzato spray chimici e taser contro dozzine di manifestanti [*Police, Protesters Clash in New Orleans].
"Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti", Costituzione degli Stati Uniti - I° emendamento.
24 ottobre 2007
Guerra Totale
Guerra Totale: un sintagma cui le nostre orecchie non fanno più caso, essendo duecento anni (tale è il lasso di tempo tra la Rivoluzione Francese e oggi) che l'umanità ci convive. Quello a cui stiamo quotidianamente assistendo è conflitto senza limiti nè restrizioni, che facendo leva sul terrore propagandisticamente diffuso fra gli individui, ha portato ciascuno, volontariamente o meno, a sacrificare la propria libertà in nome di una falsa sicurezza. Le Autorità stesse che hanno il compito di difendere il cittadino dalle minacce esterne, si stanno rivelando dispotiche e coercitive proprio nei confronti del cittadino stesso. Lo scorso settembre, Michael Wynne, segretario della Air Force, ha affermato [*1] che l'esercito potrà usare le "nonlethal weapons" contro i cittadini stessi. In altre parole, gli Americani sono considerati alla stregua di cavie, specialmente quelli che non condividono queste tecniche di controllo.Se non altro prima che il raggio del dolore venga utilizzato sui manifestanti, la polizia dovrà avvertirli invitandoli a togliere occhiali, lenti a contatto e oggetti metallici come monete e chiavi [*2]. In realtà gli effetti di queste onde da 95 gigahertz non sono ancora noti (o forse non sono ancora stati divulgati), tanto che durante gli esperimenti nella Kirtland Air Force Base di Albuquerque alcune cavie (umane) sono rimaste ferite [*3].
13 gennaio 2007
Il gene del destino
Recentemente il dramma di una famiglia statunitense si è trasformato in caso mediatico. Mi riferisco ad Ashely, una bimba di 9 anni a cui è stato bloccato completamente lo sviluppo fisico, oltre ad essere ferma ad un'età cerebrale di 3 mesi, per evitarle future sofferenze. La bimba pesa 34 chili ed è alta un metro e 30 centimetri ed è dal 2004 che è sottoposta a questo genere di operazioni. Ovviamente ne è scaturito subito un caso mediatico, inentrato su temi di etica e di morale. La mia scelta è controcorrente, non è mia intenzione valutare se i genitori hanno intrapreso la strada migliore per la propria figlia. Anche perchè rispetto all'Europa, Gli Stati Uniti hanno intrapreso la linea della bioetica procedurale. Questo vuol dire che non si interessano di ciò che è giusto o sbagliato, ma individuano chi può prendere la decisione, come nel caso di Terry Schiavo. Quindi il biodiritto americano è un diritto dove l'aspetto sociale è venuto meno lasciando spazio solo alla questione individuale. I genitori, che sono i tutori della bambina, sono stati autorizzati a scegliere per il cosiddetto "suo bene", che non è un bene obiettivo. Inoltre questo caso è davvero sorprendente e non ha ancora la dignità dell'atto medico riconosciuto. Non è tanto utile quindi soffermarsi sulle motivazioni della famiglia, non sono utili a chiarire quanto la scelta dei genitori sia stata libera e incondizionata. É invece più interessante concentrarsi sul CV di coloro che con le loro pubblicazioni, on-line e non, sostenevano in toto la famiglia. Tra questi spicca un certo George Dvorsky. Questo signore è il fondatore della Toronto Transhumanist Association (TTA) (a nonprofit membership organization which works to promote discussion of the possibilities for radical improvement of human capacities using genetic, cybernetic and nano technologies). Il tema del transumanesimo era già stato affrontato qui un mese e mezzo fa, a seguito di una puntata di "C'era una volta" [*articolo sul blog]. Penso quindi che sia condivisibile avere dei timori nei confronti di uno staff che abbraccia una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana, che ricorda molto la realtà ipotizzata da Andrew Niccol nel suo film "Gattaca - La porta dell'universo". Allo stesso modo non è poi così infondato sospettare che un individuo in certe condizioni fisiche possa essere un'ottima cavia, e mi scuso per la cruda definizione, ma è il termine che meglio calza, per ottenere dei risultati in questo senso. Dalla mia analisi delle occupazioni dell'entourage che segue la piccola nasce quindi la sensazione che questi genitori statunitensi abbiamo preso troppo alla lettera la visione catastrofica prospettata da alcuni medici, molti dei quali, mi permetto, forse erano più interessati alla "sperimentazione" che al benessere del paziente. 11 gennaio 2007
Pezzi di stoffa
«Ho abbandonato da tempo il buonismo. Sono una donna di destra e passo dalla parola ai fatti: presenterò una proposta di legge perché venga vietato in Italia l'uso di qualsiasi tipo di velo fino a 18 anni. Ritengo che il velo non sia un simbolo di libertà, ma di sottomissione. Voglio avere la certezza che non ci siano donne, almeno nel nostro Paese, obbligate a metterlo. Proporrò questa legge per la fede che ho in chi vuole riformare l'islam e per la battaglia che sto facendo per le donne». Questa la proposta di legge di Daniela Santanchè ai microfoni di 'RTL' dopo le minacce di morte ricevute ieri per la sua battaglia contro la discriminazione delle donne musulmane. Posizione forzata o corretta? Certo è un fatto che una minaccia di morte è cosa gravissima che mai dovrebbe capitare in uno stato democratico e civile come l'Italia. Ma la proposta della Santanchè può essere percorribile? La parlamentare di AN non tiene conto di diversi aspetti e la sua legge potrebbe costituire un temibile precedente per qualsiasi iniziativa che possa minare la libertà individuale.Innanzitutto parte dal presupposto che a queste minoranze è necessario lo Stato e il suo intervento a mano armata (può sembrare un'espressione forte, ma di fatto la legge si fa rispettare così), nonostante questi soggetti vivano non in un mondo chiuso, ma aperto ed esposto alle tendenze della moda, alla televisione, alla pubblicità e soprattutto al rapporto (sia nel dialogo che nel confronto visivo) con i propri coetanei. Si pressuppone quindi che qualunque musulmana indossatrice di velo sia condizionata a priori, plagiata dagli adulti. Se anche questa possibilità fosse reale nella stragrande maggioranza dei casi è forse più utile che lo Stato intervenga attraverso la scuola e convinca gli studenti ad abbandonare volontariamente i propri simboli religiosi qualora siano una turbativa per il regolare svolgimento delle lezioni scolastiche. Proprio come avviene in Olanda.
In secondo luogo la libertà di religione include anche il diritto di indossare i propri simboli, ovviamente escludendo quei casi di fanatismo che però sono già condannati dalla legislazione europea. Si rischia quindi di creare un precedente che in futuro potrebbe aprire la strada ad altri fanatici come la Santanchè che potranno spingere per la proibizione della kippà, del turbante o del crocifisso.
Infine un'ultima osservazione, che si ricollega al punto precedente. Si è fatto spesso riferimento qui alla mancanza di libertà religiosa che caratterizza diversi paesi mediorientali. Osservazione giustissima, basti pensare all'integralista Arabia Saudita (il suo integralismo ha causato anche quella che è l'attuale situazione in Somalia) dove è proibito costruire luoghi di culto ai non musulmani o celebrare cerimonie religiose. Questo divieto del foulard rischia di diventare un'ombra per quello che potrebbe essere un buon esempio di integrazione che deve assolutamente partire dall'Europa, perchè esistono le premesse culturali e storiche affinchè tale integrazione si realizzi (Al-Ciaeda permettendo).
3 gennaio 2007
Per chi suona la campana?
(fonte: ansa)2 settembre 2006
La nuova Libertà
Giornalisti stranieri che vogliono coprire un servizio negli Stati Uniti non possono più arrivarci liberamente saltando sul primo aereo, nemmeno se provengono da un Paese da cui non è richiesto il visto (visa waiver), in genere un Paese europeo. Ora devono fornirsi di un visto speciale, «I Visa», rilasciato dalle ambasciate americane e solo da alcuni consolati. Senza questo, è vietato - e perseguito penalmente - raccogliere informazioni in USA [1]. Per ottenere l'«I Visa», occorre riempire un lungo formulario, in cui fra l'altro deve specificare che tipo di storia va a coprire in America, e per che giornale o TV lavora; i giornalisti indipendenti o free-lance vengono esclusi. Il giornalista inoltre deve recarsi personalmente nella sede dell'ambasciata USA per essere sottoposto a «intervista personale» e «raccolta di dati biometrici»: ossia deve lasciare le impronte digitali prese con scanner elettronico sul posto; in certe ambasciate viene rilevata l'iride. Chi arriva all'ambasciata o al consolato farà bene a lasciare a casa il telefonino, come ogni altro oggetto elettronico. In genere, all'entrata il telefonino viene consegnato e poi restituito all'uscita dall'intervista: è possibile che nel frattempo, i numeri nella memoria vengano registrati, e forse lo stesso cellulare «modificato». Il nuovo visto per la stampa è anche costoso: 85 euro, 108 dollari.
Strano e curioso il metodo di pagamento imposto: in Germania e Danimarca è vietato pagare in contanti, con carta di credito o assegno. Bisogna fare il versamento su uno speciale conto bancario indicato dall'ambasciata. In Germania, ad un'entità semi-sconosciuta, la Roskos & Meier OHG, un ufficetto di una ventina di dipendenti che risulta una sussidiaria del gruppo Allianz. A Cipro, gli USA hanno scelto come banca di fiducia per il versamento la LAIKI Bank. Ossia la banca che durante il regime di Milosevic deteneva i conti segreti del capo serbo, e attraverso cui passavano le transazioni per la fornitura a Milosevic di carburante, materie prime, parti di ricambio ed armi - in violazione dell'embargo ONU. In ogni Paese è stata scelta una banca diversa, senza apparente motivo. Il motivo reale non può essere che uno: sono banche infiltrate dai servizi americani. Il visto può essere rifiutato senza spiegazioni. Per giunta, anche in caso di rifiuto, gli 85 euro o 108 dollari, che hanno dovuto essere versati in anticipo, non vengono rimborsati.
Solo alcuni uffici diplomatici danno questo visto. Così ad esempio un giornalista del Liechtenstein deve andare in Svizzera: ma non a Zurigo, sede diplomatica e città da cui si può poi partire sul primo aereo disponibile, bensì nella sonnolenta Berna. Un giornalista di Monaco deve ottenere il visto personalmente a Parigi. Uno di Granada deve viaggiare fino alle Barbados (Bridgetown). Un groenlandese, deve prendere prima l'aereo e farsi dare il visto a Copenhagen, poi riprendere l'aereo verso ovest e andare in USA.
Una volta atterrati in USA, il costoso «I Visa» non ti facilita; anzi ti candida a lunghi interrogatori nell'aeroporto e ad umilianti ispezioni corporali. Un giornalista danese ha denunciato di avere dovuto subire… un'ispezione rettale da parte di un agente della Homeland Security. Alcune giornaliste provenienti dalla Gran Bretagna e dall'Australia - Paesi alleati, dopotutto - sono state palpate in modo offensivo e, alle loro proteste, ammanettate. Il visto speciale per la stampa era richiesto in URSS e in Paesi come la Bulgaria, è ancora richiesto in Cina e in Siria. A Cuba le restrizioni sono notevolmente inferiori a quelle in vigore in USA. Israele restringe severamente la libertà di movimento dei giornalisti stranieri a Gaza e in Cisgiordania. Ma in nessuno di questi regimi, tra le pratiche per la stampa, sembra contemplata l'ispezione rettale. Questa è una novità americana, della terra delle libertà. Infatti, nel sito web del Dipartimento di Stato si legge la seguente dichiarazione: «No, l'America non è una fortezza; non vogliamo mai essere una fortezza. Siamo un Paese libero, siamo una società aperta. E noi dobbiamo sempre difendere i diritti della nostra legge - diritti dei cittadini ossequiosi alle leggi che vengono dal mondo per affari, studio e passare il tempo con la famiglia». Firmato: George Bush, il Fuehrer.
Evidentemente, ficcare l'indice di un poliziotto nell'ano di giornalisti appena atterrati fa parte della vita in un Paese libero. E' la nuova libertà, bisognerà abituarsi. Si apprende che l'AIPAC (American Israeli Public Affairs Committee, il braccio più politico della lobby) esige la chiusura di un sito internet iraniano, Baztab, che usa un server americano. Baztab ha riportato alcuni brani degli interrogatori cui Hezbollah ha sottoposto i due soldati israeliani «rapiti» (catturati) il 12 luglio, inizio della distruzione del Libano. I due soldati avrebbero ammesso che l'attacco militare israeliano era previsto per settembre-ottobre, ma la reazione Hezbollah aveva indotto ad anticiparlo [2].
Note:
1) Wayne Madsen Report, 29 agosto 2006.
2) Yossi Melman, «AIPAC urges US to shut iranian website», Haaretz, 28 agosto 2006.
"L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perchè così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto ch esono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla.", Isaiah Berlin

