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21 febbraio 2008

Quando la tensione si crea...

Pochi giorni fa il premier Zapatero, come riportato nel post "Quando la tensione conviene...", in un fuori onda si è lasciato scappare qualche parola di troppo. Alla fine dell'intervista di Inaki Gabilondo ha infatti detto che è conveniente che ci sia tensione, e che quindi a partire da questo fine settimana avrebbe iniziato a drammatizzare un po'. Ecco che oggi si è verificata una strana coincidenza:

[*rainews24] Il governo spagnolo ha proclamato lo stato di massima allerta antiterrorismo in vista delle elezioni legislative del 9 marzo. Lo ha reso noto il ministero degli Interni. La campagna elettorale inizia ufficialmente alla mezzanotte di oggi. Questo implica la "totale mobilitazione delle forze e dei corpi di sicurezza dello Stato per sorvegliare e proteggere" le sedi dei partiti politici, i luoghi dei comizi elettorali, i grandi centri commerciali, le infrastrutture e i trasporti, nonché gli impianti teatro di eventi sportivi. Il timo re dei servizi di intelligence spagnoli è legato ad attentati dell'ETA anche se nessuno dimentica gli attacchi degli estremisti islamici alle stazioni di Madrid, che alla vigilia del voto del 14 marzo 2004 causarono 191 morti e oltre 1800 feriti.

15 febbraio 2008

Quando la tensione conviene...


Lunedi' il premier spagnolo Zapatero al termine di una lunga intervista televisiva su Canale Quattro, documentata dal video di cui sopra, alla domanda confidenziale del giornalista Inaki Gabilondo che gli chiedeva come andavano i sondaggi, il premier ha risposto: "Bene, senza problemi, ma credo ci convenga che ci sia tensione". Il giornalista, nella sua veste di valido contraddittorio, ha risposto: "Conviene moltissimo", e il premier ha proseguito rincarando la dose: "Comincerò, a partire da questo fine settimana, a drammatizzare un po'. Ci conviene molto. Se no, la gente...".

La gente che farebbe? Smetterebbe di avere paura? Smetterebbe di sostenere l'uno o l'altro politico, stringendosi spaventata al proprio leader poichè l'avversario, in un teatro in cui ciascuno recita la sua parte, è una minaccia per la democrazia?

La paura, conseguenza naturale della tensione che Zapatero auspica, insidia la volontà e il potere di decisione degli esseri umani. La paura offusca tutto ciò che è buono e decente e ci impedisce di vedere tutto il male che è commesso a nostro nome. Il terrore "a comando", associato al tentativo di drammatizzare ogni situazione, può quindi essere sapientemente manovrato per tenere costantemente sulla corda l'intera nazione, che accetta l'abbandono di tutti i suoi diritti costituzionali in cambio di una falsa "sicurezza".

24 ottobre 2007

Guerra Totale

Guerra Totale: un sintagma cui le nostre orecchie non fanno più caso, essendo duecento anni (tale è il lasso di tempo tra la Rivoluzione Francese e oggi) che l'umanità ci convive. Quello a cui stiamo quotidianamente assistendo è conflitto senza limiti nè restrizioni, che facendo leva sul terrore propagandisticamente diffuso fra gli individui, ha portato ciascuno, volontariamente o meno, a sacrificare la propria libertà in nome di una falsa sicurezza. Le Autorità stesse che hanno il compito di difendere il cittadino dalle minacce esterne, si stanno rivelando dispotiche e coercitive proprio nei confronti del cittadino stesso. Lo scorso settembre, Michael Wynne, segretario della Air Force, ha affermato [*1] che l'esercito potrà usare le "nonlethal weapons" contro i cittadini stessi. In altre parole, gli Americani sono considerati alla stregua di cavie, specialmente quelli che non condividono queste tecniche di controllo.

Se non altro prima che il raggio del dolore venga utilizzato sui manifestanti, la polizia dovrà avvertirli invitandoli a togliere occhiali, lenti a contatto e oggetti metallici come monete e chiavi [
*2]. In realtà gli effetti di queste onde da 95 gigahertz non sono ancora noti (o forse non sono ancora stati divulgati), tanto che durante gli esperimenti nella Kirtland Air Force Base di Albuquerque alcune cavie (umane) sono rimaste ferite [*3].


Pare che questo totale asservimento allo Stato, che non ha mai saputo incarnare meglio il Leviatano (dispotico e, sulla carta, protettivo), si stia ritorcendo contro i cittadini stessi, che nonostante chiedano costantemente più sicurezza, si trovano oggi promossi a potenziale bersaglio non solo della ritorsione nemica, ma anche e soprattutto delle leggi fatte per proteggerli [*4 - *5 - *6 - *7 - *8]. Questo continuo scatenarsi del braccio violento dello Stato contro la popolazione stessa pare quasi un processo di educazione della stessa, a cui si addice perfettamente il motto di orwelliana memoria "La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza".

7 giugno 2007

La politica della paura

Non si può analizzare le dinamiche di una società post 11 settembre senza esaminare una delle sue principali caratteristiche: paura, ansietà, timore, apprensione … in una parola, Terrore. Per coloro che traggono benefici dal suo proliferare, paura significa denaro, merce, e un potente strumento di mercato. La paura genera paura e offusca la razionalità. Questa "politica della paura” sta monopolizzando il mondo e logorando i diritti umani, e a sostenerlo è il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato il 23 maggio scorso. Questa pubblicazione punta il dito contro il Presidente del Sudan Omar al-Bashir, il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e, udite udite, il Presidente Usa George W. Bush. Mai che si faccia scappare un'occasione per accrescere la propria reputazione di esportatore di democrazia. Gli Stati Uniti, e anche la Russia, sono stati citati come due dei maggiori repressori della libertà di espressione, utilizzando la paura del dissenso per giustificare la mano pesante sulla libera espressione e i diritti.

Le motivazioni di questo primato sono diverse, a partire dal Military Commissions Act [*1 - *2]:

[...] Alla fine di settembre, il Congresso ha approvato il Military Commissions Act. Qualora ne venga confermata la costituzionalità, la legge priverà le corti federali della prerogativa di esaminare gli appelli di habeas corpus riguardo alla legittimità dell’arresto o alle condizioni di detenzione dei cittadini stranieri trattenuti in qualità di “combattenti nemici” dalle autorità statunitensi in qualsiasi luogo nel mondo. [...] Il Military Commissions Act impedisce ai detenuti di appellarsi alle Convenzioni di Ginevra nel corso di qualsiasi udienza e restringe il campo di applicazione del War Crime Act (riportandolo indietro al 1997) in quanto non vengono più considerati reati penali le violazioni all’art.3 in materia di garanzie di equità processuale e di divieto di «oltraggio alla dignità personale», con particolare riferimento ai trattamenti umilianti e degradanti. [...]

Degni di menzione sono anche le Extraordinary Renditions [*3], Guantánamo, le detenzioni - senza regolare processo - in Afghanistan e Iraq, le uccisioni illegali da parte delle forze armate statunitensi e la pena di morte. Tutte problematiche a cui, a detta stessa di Amnesty International, gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a trovare soluzione:

"L’amministrazione Usa rimane sorda agli appelli da tutto il mondo perché chiudano il carcere di Guantanamo. È indifferente rispetto alla rete globale di abusi innescata in nome dell’anti-terrorismo, e insensibile di fronte al dolore di migliaia di detenuti e delle loro famiglie, al danno provocato allo stato di diritto e ai diritti umani internazionali, e alla distruzione della sua stessa autorità morale, la più bassa di tutti i tempi in tutto il mondo, mentre i livelli di insicurezza rimangono come sempre elevati”

Il potere incoraggia oggi il disordine e la paura che ne segue, chiudendo gli occhi davanti all’immigrazione indiscriminata (forse meglio definibile come ingegneria sociale) e alla microcriminalità diffusa (e spesso anche di fronte a quella “macro” dei colletti bianchi”). Per poi imporre il “suo” ordine. Accrescendo in modo soffocante i controlli sui cittadini. Lo scopo delle élite “politicamente corrette” sarebbe perciò quello di anestetizzare e depoliticizzare i cittadini, isolandoli. In Europa come in America si vuole perseguire l’ordine attraverso il disordine. Ma a quale prezzo?

"L'intelligence militare USA deve avere i mezzi per varare operazioni speciali che convinceranno i governi delle nazioni ospitanti e l'opinione pubblica della realtà del pericolo degli insorti. Per raggiungere questo scopo l'intelligence militare USA dovrebbe cercare di penetrare l'insurrezione per mezzo di agenti con incarico speciale, con il compito di formare gruppi speciali d'azione tra gli elementi più radicali dell'insurrezione... Nel caso non sia stato possibile infiltrare con successo tali agenti nel comando dei ribelli può essere utile strumentalizzare le organizzazioni di estrema sinistra per i propri scopi al fine di raggiungere i sopra descritti obiettivi... Queste operazioni speciali devono restare rigorosamente segrete. Solamente quelle persone che agiscono contro l'insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell'esercito USA..." (Field Manual 30-31 - p. 234-297)