"C'è un sacco di gente che mente e che la passa liscia", Donald Rumsfeld
19 dicembre 2007
23 gennaio 2007
Leoni sfrattati
In occasione dell'ennesimo video, diffuso da Al-Ciaeda, in cui Al Zawahiri invita Bush a spedire altri 20.000 soldati affinchè possano stanarlo, pubblico una notizia passata in secondo piano settimana scorsa:5 gennaio 2007
La svolta democratica
(fonte: NYTimes)27 dicembre 2006
Bush ordina l'attacco alla Somalia
(fonte: altrenotizie.org - estratto di un articolo di Raffaele Matteotti)5 novembre 2006
Il più temuto
(fonte: rainews24)13 ottobre 2006
La morte dell'Habeas Corpus
Il "Military Commission Act" del 2006, recentemente approvato dal congresso, contiene due provvedimenti che costituiscono una seria minaccia per i diritti dell'individuo: l'abolizione delle tutele che l'habeas corpus prevedeva nei confronti degli arresti e delle detenzioni arbitrarie, combinato con la ridefinizione del termine "combattente fuorilegge". Ecco la nuova definizione, di più aperta interpretazione, enunciata nella legge [*1] passata dal congresso:"The term 'unlawful enemy combatant' means - (i) a person who has engaged in hostilities or who has purposefully and materially supported hostilities against the United States or its co-belligerents who is not a lawful enemy combatant (including a person who is part of the Taliban, al-Qaeda, or associated forces); or (ii) a person who, before, on, or after the date of the enactment of the Military Commissions Act of 2006, has been determined to be an unlawful enemy combatant by a Combatant Status Review Tribunal or another competent tribunal established under the authority of the president or the secretary of defense."
Dal corpus legislativo inglese, l'Habeas corpus [*testo] è passato in tutte le costituzioni occidentali, fino ad approdare alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, che all'Articolo 9 recita: Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato. Ecco un estratto della trasmissione "Countdown" andata in onda sulla rete Statunitense MSNBC il 10 Ottobre, in cui il conduttore Keith Olbermann ha fatto un'eccellente analisi, tagliente ed ironica, delle implicazioni del Military Commission's Act [*link - forumRai] di recente approvazione al Congresso.
9 ottobre 2006
"Iraq" est omnis divisa in partes tres
(fonte: adnkronos - 8 ottobre)27 settembre 2006
Patriots question 9/11
(fonte: luogocomune.net)
C'è una domanda che viene naturale da porsi per chiunque, nel momento in cui si pensi realisticamente ad un complotto a livello governativo: "Con le centinaia, se non migliaia, di persone che debbono per forza essere state coinvolte, come è possibile che nessuno parli, …… e che tutti mantengano il segreto per sempre, senza nessuna eccezione?". In realtà, qualcuno che parla c'è eccome, ma questo non significa automaticamente che noi riusciamo a sentirlo. Quanti hanno sentito parlare, ad esempio, di Coleen Rowley, la coraggiosa agente FBI di Minneapolis che ha osato denunciare i suoi superiori per aver volutamente deviato le sue indagini su Zacharias Massaoui, un mese prima degli attentati? E quanti fra questi sanno anche che la Rowley, dopo aver ricevuto i complimenti a denti stretti da parte di Muller in persona, è stata "silenziosamente" licenziata dall'FBI, mente il suo capo affossa-indagini è stato inspiegabilmente promosso ad un grado superiore? Quelli che parlano ci sono eccome. Il problema è che fra noi e "loro" ci sono di mezzo i grandi mezzi di comunicazione, che sono fortemente controllati da un gruppo ristretto di persone. Nell'illusione di democrazia creata dalla "quantità" sterminata di giornali, TV e radio commerciali che esistono nel nostro libero occidente, capita infatti che tutte queste testate, nessuna esclusa, siano sotto il controllo ultimo di soltanto quattro diversi gruppi di potere. Non a caso in tutto il panorama televisivo americano non si trova un solo anchoman che osi parlare pubblicamemte, ad esempio, dei sospetti di demolizione controllata che gravano ormai da tempo sulle tre Torri del WTC Plaza. E quando qualcuno, fra i famosi "mille" che per forza devono sapere, cerca di farsi sentire, ecco che la sua voce stranamente si spegne prima di raggiungere una qualunque piattaforma televisiva di una certa portata. E se non fosse per Internet, non sapremmo nemmeno quello.In questa pagina luogocomune presenta oltre cinquanta di questi esempi, raccolti dal sito originale PATRIOTS QUESTION 9/11 e parzialmente tradotti in italiano. Invito tutti caldamente a farci un giro.
"Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire", George Orwell
25 settembre 2006
Pakistan e Usa ai ferri corti
(fonte: peacereporter.net - 22.09.06 - Enrico Piovesana)L’accordo di pace firmato il 5 settembre tra il governo pachistano e i talebani del Waziristan è stato vissuto a Washington come una coltellata alla schiena, un tradimento che mette in discussione l’alleanza antiterrorismo che dopo l’11 settembre 2001 gli Stati Uniti imposero al Pakistan puntandogli una pistola alla tempia. Uno sgambetto grave soprattutto perché arriva mentre in Afghanistan le truppe Usa e Nato faticano ogni giorno di più a tener testa ai talebani, che proprio in Pakistan hanno il loro quartier generale e le loro retrovie. Da Washington, critiche e minacce. Pochi giorni prima dell’accordo waziro, a fine agosto, il segretario di Stato Usa, Donald Rumsfeld, aveva lanciato un chiaro avvertimento al Pakistan, affermando che nessun governo al mondo ha il diritto di negoziare “paci separate” con i terroristi. Dopo la firma della pace in Waziristan, che prevede da parte talebana lo stop alle incursioni in territorio afgano, Joseph Biden, leader dei Democratici e probabile candidato presidenziale, ha commentato: “Se l’Afghanistan è tornato a essere ingovernabile per gli attacchi dei talebani, la colpa è del governo pachistano, che non ha mai agito contro il loro comando centrale a Quetta e ora ha pure firmato una pace separata con loro in Waziristan”. In occasione dell'anniversario dell'11 settembre, un duro editoriale del Washington Post chiedeva come si fa a definire ancora il Pakistan “un alleato” dopo questo tradimento. Il 20 settembre, Bush ha dichiarato alla Cnn che non esiterà ad ordinare un attacco militare Usa in Pakistan se emergessero evidenze che Bin Laden si nasconde da quelle parti.
La strana rivelazione di Musharraf. Il presidente pachistano, generale Pervez Musharraf, non ha reagito alle critiche statunitensi. Almeno fino al 22 settembre, quando – subito prima di incontrare Bush alla Casa Bianca – ha fatto delle impegnative dichiarazioni nei confronti della politica Usa da cui traspare un malcelato nervosismo. Musharaf ha rivelato che, il giorno dopo l’11 settembre 2001, l’allora vicesegretario di Stato Usa Richard Armitage disse all’allora direttore dei servizi segreti pachistani, generale Mahmood Ahmed: “A voi la scelta: schieratevi con noi o vi bombarderemo fino a farvi tornare all’età della pietra”. “Furono parole insultanti e maleducate”, ha commentato Musharraf, spiegando che la sua successiva decisione di schierarsi dalla parte degli Usa fu presa “nell’interesse della nazione pachistana”. Come a dire: di fronte a un simile minaccia non avevamo altra scelta.
Usa-Pakistan: relazioni pericolose. Il generale Mahmood Ahmed è al centro di uno dei più inquietanti episodi legati all’11 settembre 2001. Pochi giorni dopo gli attentati, l’intelligence indiana dimostrò (e l’Fbi confermò) che egli era stato il “cassiere” degli attentati. Era stato lui, storico sostenitore dei talebani e amico del mullah Omar, a far versare 100 mila dollari sul conto di Mohamemd Atta, il leader della cellula terrorista dell’11 settembre. La reazione statunitense a questa eclatante notizia – che dimostrava un legame stretto tra Pakistan e al Qaeda – fu assai strana. I mass media la ignorarono e Washington si limitò a chiedere il licenziamento del generale, che avvenne il 7 ottobre, giorno in cui iniziavano i bombardamenti Usa sull’Afghanistan. Nonostante il capo dei servizi segreti pachistani fosse stato scoperto con in mano la famosa “pistola fumante”, tutto passò sotto silenzio. Quasi un insabbiamento che, secondo molti, è spiegabile con l’imbarazzo di Washington legato a un altro fatto poco noto: mentre, la mattina dell'11 settembre 2001, gli aerei si schiantavano sulle Torri gemelle, il generale Mahmood Ahmed era a Washington a colazione con il futuro capo della Cia, Porter Goss. Le relazioni tra Stati Uniti e Pakistan sono molto più complesse di quanto sembrano.
"Noi avevamo il diritto morale, noi avevamo il dovere verso il nostro popolo di eliminare quel popolo che voleva eliminare noi", Heinrich Himmler
15 settembre 2006
9/11 Press for truth
(fonte: axisoflogic.com - Paul Thompson) Potreste pensare di aver visto tutto quello che c'è da vedere sugli attacchi dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. Ma se non avete ancora visto quello nel link sottostante, sarà meglio che impiegate il vostro tempo - se non la vostra responsabilità - per prendervi un'ora e 24 minuti in modo da guardare 9/11 Press For Truth.
"La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.", George Orwell
14 settembre 2006
32 domande
"Avere sempre ragione, farsi sempre strada, calpestare tutto, non avere mai dubbi: non sono forse queste le grandi qualità con le quali la stoltezza governa il mondo?", William Thackeray
30 agosto 2006
Where are the cowboys?
(fonte: luogocomune.net - sottotitoli a cura di Massimo Mazzucco)
[Katrina & Bush - segui la discussione sul ForumRai]
"Abele fu il primo a scoprire che le vittime morte non protestano", Stanislaw J. Lec

