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6 settembre 2010

"Missione Compiuta"

Il 31 agosto il Presidente Obama ha dichiarato la fine della missione di combattimento irachena, che durava ormai da 7 anni, affermando che gli Stati Uniti hanno adempiuto alle loro responsabilità. Queste le sue parole testuali:
"Abbiamo mandato i nostri giovani uomini e le nostre giovani donne a compiere enormi sacrifici in Iraq, e speso molte risorse all'estero in un tempo di budget molto ristretti a casa. Nonostante questo notevole capitolo nella storia degli Stati Uniti e dell'Iraq, noi abbiamo assolto i nostri compiti. Ora è tempo di girare pagina."
Le parole di Obama sono semplici menzogne e il "ritiro" non esiste se non nell'artificio neolinguistico, come è già stato spiegato, che di fatto consiste nel cambiare il nome a delle truppe che fino al 30 agosto erano di combattimento e il 31 agosto diventano di addestramento. A dimostrazione del fatto che non sia cambiato assolutamente nulla, unaa notizia riportata da AP, risalente a poche ore fa:
Pochi giorni dopo la decisione ufficiale della fine delle operazioni di combattimento e dell'annuncio che l'Iraq fosse in grado di difendersi da solo, truppe americane questa domenica si sono trovate nel bel mezzo di una battaglia contro militanti pesantemente armati che hanno assaltato un quartier generale iracheno nel centro di Baghdad. É stato il primo scontro a fuoco che ha coinvolto le truppe statunitensi a Baghad dalla scadenza formale della missione di combattimento del 31 agosto sorso, mostrando che le truppe americane rimaste nel paese sono ancora coinvolte nei combattimenti. [...] Le truppe americane che sono rimaste coinvolte nel combattimento e hanno provveduto al fuoco di copertura per i soldati iracheni hanno attaccato i guerriglieri che si erano posizionati all'interno del complesso d'addestramento per i soldati iracheni, ha affermato il portavoce dell'esercito americano Erico Bloom. Le forze irachene hanno anche richiesto l'aiuto degli elicotteri statunitensi, dei droni e degli esperti d'esplosivi. Nessun militare delle truppe americane è stato ferito.

23 agosto 2010

Il "Ritiro"

Il meme più in voga in questi ultimi giorni per quel che riguarda la politica estera è certamente l'abbandono, dopo 7 anni e mezzo dall'inizio della guerra, dell'Iraq da parte delle truppe americane. L'accordo siglato fra Washington e Baghdad prevede che dopo il 31 agosto resteranno in Iraq 50 mila militari senza funzioni di combattimento ma solo con ruolo di assistenza e di addestramento (concetto che evidentemente non è ancora stato assimilato dai soldati stessi); in seguito, entro la fine del 2011, l'insieme delle truppe americane sarà fuori dall'Iraq (le promesse elettorali erano di farlo con un anno di anticipo). Sono necessarie due precisazioni. In primis le truppe che rimarranno in Iraq per un anno abbondante non sono composte da nuovi soldati, bensì si tratta semplicemente di un artificio neolinguistico, spiegato chiaramente da Army Times:
I soldati della seconda Brigata di Combattimento, che compongono la 25^ Divisione di fanteria sono impiegati in Iraq come membri della Brigata di Assistenza e Addestramento, la designazione dell'Esercito per le brigate selezionate per assistere alle forze di sicurezza. Quindi mentre "l'ultima brigata statunitense di combattimento" ha lasciato l'Iraq, appena 50.000 soldati addestrati dalla fanteria e dalle brigate di combattimento rimarranno, analogamente a due divisioni dell'aviazione.
Risulta evidente che il ritiro sia più mediatico che reale se sei brigate equipaggiate per il combattimento e supportate da aerei da guerra che decolleranno dalle basi nel Golfo rimangono in territorio irakeno. Il ritiro non è sinonimo di un rimpatrio negli States, anzi, una brigata si sposterà in Kuwait e la maggior parte dei rimanenti verrà trasferita in Afghanistan. In secondo luogo, a queste divisioni di soldati addestrati a combattere si aggiungono i "soldati privati". Nella lunga lista degli appaltatori c'è la Blackwater, che recentemente ha pagato una multa di 42 milioni di dollari per evitare conseguenze penali per aver violato l'embargo all'export di armi dall'Afghanistan (nascondendole in casse di prodotti alimentari destinati a finire in Iraq). Nessuno ha menzionato il destino degli 85,000 mercenari pagati dal contribuente americano. Secondo gli accordi tra i due Paesi gli Stati Uniti manterranno il controllo dello spazio aereo irakeno. Per far luce, o quantomeno tentare di comprendere le reali intenzioni degli Stati Uniti è necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. L'articolo che segue, tradotto dall'Independent, può esser un buon inizio:
Un accordo segreto, negoziato a Baghdad, sancirà l'occupazione militare statunitense dell'Iraq in maniera indefinita, senza alcun riguardo per le dichiarazioni durante le elezioni presidenziali di novembre. I termini di questo accordo, di cui l'Independent è venuto a conoscenza, potrebbero avere un effetto esplosivo nella politica irakena. Gli ufficiali irakeni temono che l'accordo, che stabilisce che le truppe statunitensi occuperanno permanentemente le basi militari, arresteranno gli irakeni, condurrano le operazioni militari e godranno dell'immunità dalla legge, destabilizzerà la posizione dell'Iraq in Medio Oriente e porrano le basi per un conflitto interminabile nel Paese. [...]
Un ulteriore incentivo a stringere questo accordo è costituito dalla scelta del Governo americano di tenere 50 miliardi di dollari provenienti dall'Iraq nelle casse della Fed, per sollecitare l'accordo e spingere le autorità irakene ad avallare una permanenza senza limiti temporali. La fondatezza dell'esistenza di un accordo tra USA e Iraq trova riscontro non solo nel ruolo che svolgeranno le Divisioni di Fanteria, ma anche in un altro aspetto. Inizialmente gli Stati Uniti costruirono più di un centinaio di basi di diverse dimensioni e con diverse funzioni sul territorio irakeno. La domanda è, se l'intenzione di abbandonare definitivamente l'Iraq è reale, per quale motivo l'esercito sta rendendo alcune di queste basi "permanenti"?

1 luglio 2009

Kosovo 2.0

15 settembre 2008

Tagging, Tracking and Locating

Se l'Europa è terreno fertile per esperimenti di ingegneria sociale [*#37, *2, *3], l'Iraq è parallelamente diventato un gigantesco laboratorio per testare nuove tecnologie per il controllo delle masse. L'ultimo ritrovato dell'U.S. Special Operations Command si chiama CTTL (Continuous Clandestine Tagging, Tracking and Locating) [*4] e la sua finalità è quella di tracciare una persona a lunghe distanze, senza che lo stesso sappia di essere monitorato.
I’m going to make a wager about what I think Woodward is talking about, and I’ll be curious to see what Danger Room readers have to say. I believe he is talking about the much ballyhooed (in defense geek circles) “Tagging, Tracking and Locating” program; here’s a briefing on it from Special Operations Command. These are newfangled technologies designed to track people from long distances, without the targeted people realizing they are being tracked. That can theoretically include thermal signatures, or some sort of “taggant” placed on a person.
Una prospettiva non molto diversa da quella ipotizzata nel film "Nemico Pubblico" con Gene Hackman e Will Smith, in una realtà di stampo orwelliano che supera la fantasia cinematografica.

29 aprile 2008

Iraq: milioni di dollari persi in contratti di ricostruzione

Dopo aver scoperto che il governo americano non è in grado di contabilizzare milioni di dollari di spese dovute all'acquisto di armamenti e di provare che sono finite nelle mani dell'esercito irakeno e non della guerriglia [*1], il contribuente americano sarà lieto di sapere che milioni di dollari delle sue tasse sono andati persi in contratti per la ricostruzione dell'Iraq (compresi alcuni di quelli che il governo aveva comunicato fossero stati terminati) che non sono mai stati portati a termine a causa degli eccessivi ritardi e della scellerata gestione di questi capitali [*2]. Il monitoraggio della situazione è stato eseguito da Stuart Bowen Jr., l'ispettore speciale per la ricostruzione irakena, che ha tracciato un quadro sconfortante:
[...] The special IG's review of 47,321 reconstruction projects worth billions of dollars found that at least 855 contracts were terminated by U.S. officials before their completion, primarily because of unforeseen factors such as violence and excessive costs. About 112 of those agreements were ended specifically because of the contractors' actual or anticipated poor performance. In addition, the audit said many reconstruction projects were being described as complete or otherwise successful when they were not. In one case, the U.S. Agency for International Development contracted with Bechtel Corp. in 2004 to construct a $50 million children's hospital in Basra, only to "essentially terminate" the project in 2006 because of monthslong delays. [...]
Oltre ad essere una dimostrazione del fatto che della ricostruzione dell'Iraq interessa poco o niente, è l'ennesima conferma che persino sulla ricostruzione il Pentagono mentiva. Dopo aver messo su una squadra di opinionisti ad hoc per influenzare le cronache dei media sull'andamento della guerra in Iraq [*3], si scopre che il governo mente anche sui progetti di ricostruzione, persino cambiandone gli scopi iniziali nel caso in cui non dovessero essere portati a termine:
[...] But rather than terminate the project, U.S. officials modified the contract to change the scope of the work. As a result, a U.S. database of Iraq reconstruction contracts shows the project as complete "when in fact the hospital was only 35 percent complete when work was stopped," said investigators in describing the practice of "descoping" as frequent. "Descoping is an appropriate process but does mask problem projects to the extent they occur," the audit states. Responding, USAID in the report said it disagreed that its descoping of the hospital project was "effectively a contract termination," but that it had changed the work because of escalating costs and security problems. Mark Tokola, the director of the Iraq transition assistance office, also responded that the database the IG's office reviewed of Iraq reconstruction contracts was incomplete. [...]
Il rapporto ha quindi duplice valenza; da una parte attesta che tutta questa guerra e tutto ciò che ne è seguito, è mascherata da tutta una serie di bugie (raccontate dagli stessi che pretendono il voto del contribuente e la sua fiducia nell'amministrazione della cosa pubblica) e in secondo luogo che tutto questo denaro finisce direttamente nelle tasche dei contractors che stipulano i contratti, che nemmeno si premurano di portare a termine vista la copertura istituzionale di cui godono. Redistribuzione di soldi di tutti verso i più ricchi e bugie, due caratteristiche che non costituiscono certo una novità quando si tratta di analizzare la gestione governativa della refurtiva pubblica.

25 aprile 2008

'Jihad Land', il parco divertimenti di Baghdad

Mr Mengele, presidente della Zyklon-B, una compagnia privata con sede a Los Angeles, sta versando milioni di dollari per lo sviluppo del "The Baghdad Jihad and Torture Entertainment Experience", un gigante parco divertimenti in stile americano che presenterà un parco per il waterboarding, camere di tortura, una prigione sotterranea funzionante e un museo delle atrocità di guerra americane e degli strumenti di tortura. Si tratta di una nuova generazioni di pionieri nella terra di frontiera irakena. Il parco sarà disegnato dallo stesso studio che ha progettato Disneyland. Mr. Mengele ha dichiarato che "Gli irakeni hanno bisogno di questo tipo influenza positiva. Il parco avrà un grande impatto psicologico e ci renderà molto ricchi - in sostanza stiamo facendo a queste persone le stesse cose che abbiamo fatto per molti anni - sfruttandoli per il nostro guadagno". La zona di 50 acri del parco si trova vicino alla fortificata Zona Verde e circonda il già esistente centro di torture di Baghdad e la prigione di Abu Ghraib, costruiti dopo l'invasione americana del 2003. Prima dell'invasione l'area era utilizzata come parco divertimenti per i bambini e gli abitanti di Baghdad.

[Gli irakeni verranno spruzzati di uranio impoverito ai cancelli d'ingresso]

Lawrence Van Hoogenstraten, un mercenario sudafricano che, subito dopo l'invasione, corse il safari di caccia all'arabo con l'asciugamano in testa, è stato assunto affinchè ci si potesse avvalere del suo aiuto. Mr Mengele, che ha stipulato una concessione per il terreno di 50 anni con il Sindaco di Baghdad per una somma non rivelata, afferma che i tempi sono maturi per l'impianto di tortura. "Penso che le persone del posto lo accetteranno con benevolenza. Lo vedranno come un'opportunità per perpetrare torture indipendentemente dal fatto che si tratti di uno sciita o di un sunnita. Sarà un posto divertente da visitare, dove poter vedere come gli States stanno amministrando l'Iraq. Pianifichiamo anche di introdurre un bordello e un cinema porno, come a Las Vegas, così che gli irakeni possano veramente tastare con mano le migliori attrattive americane. Abbiamo persino già firmato importanti contratti con le più importanti catene di fast-food, pronti a insediarsi sul terreno non appena raderemo al suolo qualche altra moschea per liberare lo spazio necessario. Ali al-Dabbagh è altrettanto ottimista: "Gli americani sono stati per l'ennesima volta davvero generosi. Certamente noi svenderemo il nostro popolo senza recriminare. Ho una villa vicino al Lago di Lugano e una sulle sponde del Lago Lemano. I nostri amici americani sono i benvenuti e hanno la facoltà di sparare e di stuprare i nostri bambini. Almeno fino a quando mi pagano profumatamente". Mr al-Dabbagh ha aggiunto che l'ingresso al parco sarà gratuito per le famiglie americane, ma devono convincersi che alcuni dei loro parenti non lasceranno mai le strutture vivi. Il costo della realizzazione del progetto si aggira attorno ai 500 milioni di dollari e il suo sviluppo sarà gestito da CIA e Mossad. Secondo i termini della concessione edilizia Mr Mengele avrà i diritti esclusivi sugli impianti di tortura e sulla costruzione dei bordelli, che lui definisce "culturalmente stimolanti" e incredibilmente profittevoli. "Ho anche la sensazione che stiamo agendo nella direzione giusta - non tortureremo solo centinaia di irakeni, ma avremo persino ingenti profitti. Gli Stati Uniti d'America hanno esportato un'efficientissimo sistema legislativo in Iraq, che ora può essere ritenuto il nostro 51° stato". Il primo gradino del progetto, ovvero il parco per il wateroboarding, del costo di 1 milione di dollari, verrà aperto a Luglio. Il piano, interamente finanziato da Mr. Mengele e dalla CIA, è nato con l'intenzione di attrarre chiunque non sia americano o non sia un rappresentante della Halliburton. I pezzi necessari alla costruzione delle stanze delle torture saranno spediti direttamente via nave dall'America, verso le industrie di assemblaggio irakene. Mr Mengele ha intenzione di assumere molti esperti americani di waterboarding per l'addestramento del personale e ha intenzione di iniziare a vendere tavole con la scritta “American State Torture is Rad” in arabo. Lo scopo di questo gigantesco parco divertimenti è quello di attrarre investimenti stranieri nelle 192 industrie irakene.

Le fabbriche furono chiuse nel 2003 da Paul Bremer, il capo della coalizione provvisoria, che riteneva opportuno che le strutture di tortura private dovessero agire lontano dalle cronache dei media. Per Mr. Mengele l'Iraq è una grande opportunità. "L'Iraq per me è un campo aperto. Nella mia vita non ho mai avuto l'opportunità di sfruttare un paese con le riserve petrolifere e la manodopera che ha l'Iraq. Stiamo abbattendo 200 moschee al giorno per costruirci sopra delle chiese. Ho anche intenzione di introdurre il maiale nell'alimentazione degli irakeni e il governo ha già accettato la mia proposta di costruire un'industria suina a Tikrit e ne abbiamo una in programma anche a Sadr City". Mr Mengele ha intrapreso collaborazioni con diverse fabbriche, investendo decine di milioni di dollari in joint ventures per la produzione di giochi erotici per la nuova industria pornografica di Basra e di pastiglie di Viagra. Ma il progetto più ambizioso è quello del "The Baghdad Jihad and Torture Entertainment Experience", il parco divertimenti la cui costruzione conta anche dell'appoggio del Generale Petraeus. Mr. Mengele, è entusiasta di questo piano, che troverà il suo zoccolo duro "nella metà della popolazione irakena che è sotto i 15 anni e è in cerca di attrattive e divertimenti. Torture e umiliazioni fanno al caso loro".

Traduzione di un ironico articolo del dailysquib, ispirato alla notizia, questa volta reale, dell'intenzione di Lewellyn Werner (la cui parodia è il Mr. Mengele di cui sopra) di costruire un parco divertimenti nel centro di Baghdad [*1].

25 marzo 2008

Sunday bloody sunday

[*corriere.it] Anche il giorno di Pasqua in Iraq è stato caratterizzato da sangue e violenze: 42 morti. A Mosul , nel nordovest del Paese, un attentatore suicida ha provocato la morte di almeno 13 soldati iracheni e 42 feriti. Le forze di sicurezza irachene hanno aperto il fuoco contro il kamikaze che si è lanciato contro una base militare, ma non sono riuscite a sventare l’attentato perchè il parabrezza del Tir che l'uomo guidava era a prova di proiettile. Un funzionario delle forze armate irachene ha riferito che il kamikaze è riuscito a superare un blindato per raggiungere il cortile del quartier generale militare, dove è poi avvenuta la deflagrazione. I ribelli hanno colpito anche la Zona Verde di Bagdad, il settore ultraprotetto dove sorgono l’ambasciata statunitense e gli uffici del governo iracheno: gli estremisti sciiti hanno sparato razzi e proiettili di mortaio. Un kamikaze alla guida di un’autobomba ha inoltre provocato sette morti e quattordici feriti nel quartiere a maggioranza sciita di Shula, nell’ovest della capitale. Colpi di mortaio hanno inoltre preso di mira una base americana nella città sciita di Hillah. [...] Un attacco con tiri di mortaio ha provocato otto morti, tra i quali due donne e due bambini, nella zona sud-est di Bagdad. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro alcune persone in attesa alla fermata dei bus in un quartiere a maggioranza sciita di questa stessa zona della capitale: ci sono stati almeno sette morti e sedici feriti, secondo quanto riportato dalla polizia. Il comandante delle forze dell’ordine è stato assassinato con il suo autista a Balad Ruz. Infine quattro soldati iracheni sono inoltre morti per l’esplosione di una bomba nascosta sul lato di una strada vicino a Tuz Khormato. La polizia irachena, ha ritrovato poi 12 corpi crivellati di proiettili in diverse zone del Paese, oltre ai 42 morti già citati. Sei sono stati rivenuti a Baghdad, quattro a Mosul e due a Kut, dove si sono verificati scontri tra le truppe governative e miliziani sciiti.

Kamikaze, autobombe, razzi, colpi di mortaio, civili morti, corpi crivellati, tutti requisiti irrinunciabili per uno stato che è ormai da 5 anni sulla strada della democrazia.

29 gennaio 2008

The Manchurian Candidate


"Ci saranno altre guerre. Mi dispiace dirvelo... ci saranno altre guerre. Non ci arrenderemo mai, ma ci saranno altre guerre." Con queste parole John McCain, il Manchurian Candidate dei repubblicani, durante un dibattito sull'assistenza sanitaria ai veterani, si è lasciato scappare che se eletto ha in mente per gli americani un roseo futuro macchiato da diverse guerre, non solo quindi in Iraq ma in lungo e in largo per il globo terracqueo. Il candidato presidenziale che si diverte al karaoke non pare quindi assolutamente interessato all'attuale crisi dei mutui subprime. In compenso, davanti ad una probabile recessione, promette altri cento di questi anni. Le promesse del candidato fanno rabbrividire, ma non discostano poi così tanto dalla cruda realtà. Il ministro della difesa irakena una settimana fa ha dichiarato che il paese ha bisogno del supporto militare straniero per almeno 10 anni ancora [*1], per poter difendere i propri confini, e non sarà in grado di mantenere la sicurezza nazionale almeno fino al 2012. Il giorno stesso sono stati uccisi 5 soldati statunitensi [*2] da un attentato ad un convoglio.

Approfondimenti:

28 gennaio 2008

Invierno en Bagdad, finalmente online

[I primi 2.17 minuti di "Invierno en Bagdad"]

É finalmente possibile scaricare gratuitamente l'intero documentario "Invierno en Bagdad" a questo indirizzo, oppure vederlo in streaming qui. Il documentario è stato filmato sia prima che dopo l'attacco della coalizione, e raccoglie il punto di vista della popolazione irachena. La pellicola non si limita a riprendere le atrocità commesse durante la guerra, ma raccoglie anche le testimonianze di bambini, dottori e donne. In sostanza il film integra l'aspetto politico con quello personale, differenziandosi dalle solite immagini che vengono pubblicate dai media. La pace, che giocoforza deve passare dal ritiro delle truppe NATO, è l’unica strada per dare una possibilità all'Iraq. Quel che è certo è che il silenzio mediatico uccide e dunque è complice. La gente deve quindi innanzitutto informare gli altri e questo documento è un ottimo punto di partenza, per la lucidità con cui fotografa il teatro irakeno postbellico, che ha già causato un eccesso di due milioni di morti.

27 dicembre 2007

Sette soldati britannici uccisi dalla stessa arma

Ecco dove vanno a finire le armi di cui il Pentagono perde le tracce:

A single trained marksman is suspected of killing seven British soldiers in separate attacks in Iraq, an inquest heard on Thursday.
The sniper's victims are thought to include Cpl Rodney Wilson
(nella foto), who was killed when he was shot in the back while trying to rescue an injured colleague in Basra. Analysis of the bullet which struck him showed it was fired from the same American-made weapon which has been involved in the deaths of six other servicemen in the city. Cpl Wilson's father, Richard, said: 'It's almost certainly the same person firing it, some sort of hired shooter probably.' His son, 30, of 4th Battalion The Rifles, became the 150th British serviceman to die in Iraq when he was gunned down in June. He ran out under heavy fire to rescue another wounded corporal. As he was helping to carry him to safety, he was hit by a 5.56 calibre bullet. The ammunition is compatible with weapons such as the M16 and M4 Carbine, commonly used by US forces, and the SA80, the standard British Army issue assault rifle. It was 'highly likely' to have been fired from the same weapon which was used to kill the other servicemen in the previous month, an expert told the inquest. [...]

26 dicembre 2007

La guerra aerea segreta in Afghanistan e Iraq


Il rapporto [*1 - *2] di Anthony H Cordesman del "Centre for Strategic and International Studies", istituto fondato da Zbigniew Brzezinski, veterano della guerra afghana degli anni '80, ha rivelato un massiccio incremento del numero degli attacchi aerei in Afghanistan e Iraq negli ultimi due anni. Lo studio documenta 1.119 incursioni aeree di bombardamento (tecnicamente CAS, “close air support/precision”), un numero quintuplicato rispetto al 2006. In Afghanistan il numero di queste incursioni è salito dalle 1.770 nel 2006 alle 2.926 di quest'anno; un aumento del 65% in un anno, e 34 volte di più che nel 2004. Anthony Cordesman attribuisce il motivo di questi aumenti vertiginosi all'aumento delle attività belliche talebane e ai rigurgiti della restistenza irakena, non contrastati dalle forze di terra NATO, insufficienti a coprire l'intero territorio. Più di 6.000 civili afghani sono stati uccisi durante quest'anno, quasi il doppio delle vittime durante l'invasione del 2001. In realtà le cifre non sono poi così precise, in quanto il rapporto non tiene conto delle vittime causate dagli elicotteri, dagli A-10 e non sono conteggiate le conseguenze degli attacchi compiuti dall'artiglieria di terra. Inoltre lo studio tiene conto delle sole operazioni compiute nel progetto Enduring Freedom e non di quelle della NATO.


Quello che è fuori discussione è che l'esecutivo militare statunitense non si è mai mostrato restio a bombardare zone altamente popolate. Tant'è che tra il 7 ottobre 2001 e marzo 2002 questi bombardamenti hanno mietuto tra le 3.000 e le 3.400 vite [
*3 - *4] e dal 2003 gli Stati Uniti hanno sganciato 59.787 libbre (circa 30 tonnellate) di armi a grappolo [*5], con basi aeree, come quella di Balad, che portano avanti più di 10.000 operazioni in una sola settimana. Questi assalti sono parte di quel che è meglio tenere segreto dei conflitti in Iraq e Afghanistan: l'enorme intensificazione dei bombardamenti statunitensi in questi e altri paesi dell'area, il crescente numero di vittime civili accidentali che tale strategia coinvolge, e il crescente ruolo dei killer privi di piloti umani nel conflitto. Il risultato dell'accresciuta guerra aerea, secondo l'organizzazione Iraq Body Count, che ha sede a Londra, è un aumento delle vittime civili. Lo studio “Bombs Over Baghdad” di Lancet delle "morti in eccesso", che prende in considerazione il periodo che va dal marzo 2003 al giugno 2006, ha stabilito che gli attacchi aerei siano stati responsabili del 13% delle morti - 76000 al giugno del 2006 - e del 50% delle morti dei bambini al di sotto dei 15 anni [*6]. Dovendo affrontare la sconfitta o sanguinosi punti di stallo, gli alleati si sono rivolti alle forze aeree, come principalmente gli USA in Vietnam. Ma, come in Vietnam, il terribile prezzo inflitto ai civili dalle bombe non garantisce nulla se non il fallimento sul lungo termine.

21 dicembre 2007

Dove sono finite?

[*Indystar] I revisori contabili del Pentagono hanno recentemente dichiarato che non sono in grado di contabilizzare milioni di dollari di spese dovute all'acquisto di granate con propulsione a razzo, veicoli armati, munizioni e altri equipaggiamenti finalizzati sia all'addestramento che alle operazioni delle forze di sicurezza irakene, a causa della mancanza dei documenti adeguati e di "sviste" del personale. Un rapporto rilasciato all'inizio di dicembre dall'ispettore generale del Dipartimento di Difesa ha fatto luce su 5.2 miliardi di dollari destinati al fondo delle Iraq Security Forces (che sono solo una piccola parte del totale di 45 miliardi, destinato alla ricostruzione dell'Iraq). Il quadro che ne esce è a dir poco sconcertante, tanto che il rapporto dimostra che il comando preposto alla gestione della sicurezza, noto come "Multi-National Security Transition Command-Iraq", non è in grado di documentare se i fondi ricevuti siano stati protetti da sprechi o speculazioni. L'ispettore generale ha affermato che il comando non è in grado di provare di aver ricevuto 12,712 delle 13,508 armi che sono state acquistate, in quanto i numeri di serie delle stesse non sono stati conservati durante il loro trasporto nel magazzino di Abu Ghraib, e la loro consegna alle forze armate irakene non è stata registrata con l'opportuna documentazione. Questa partita di armi sparita nel nulla non è certo la prima, durante l'audizione dell'ispettore al Government Accountability Office, è stato verbalizzato che tra il 2004 e il 2005, sono state perse le tracce di 190.000 AK-47.

La percentuale di armi che finisce in mani ignote è altissima, in un singolo contratto di fornitura da 643.1 milioni di dollari, comprendente veicoli, armi, munizioni e sistemi di comunicazione (in sostanza tutto il necessario per foraggiare un piccolo esercito) il Pentagono è stato in grado di tracciare e registrarne la consegna di soli 82 milioni di dollari. Poco più del 12%. Per un altro contratto da 438.2 milioni di dollari, addirittura solo l'1%.

Ammesso e non concesso che il taxpayer americano debba accollarsi questi contratti milionari, possibili solo grazie all'esproprio forzato sottoforma di tassazione (come si possa contribuire al benessere di tutti pagando delle armi è cosa a me sconosciuta), alla luce di questi dati possiamo affermare che ciascun cittadino statunitense, finanzia proporzionalmente l'approvvigionamento di armi da parte di terroristi, guerriglieri e contractors, le altre categorie che necessitano di armi in Iraq, oltre ai soldati regolari.

18 dicembre 2007

Uccidi e nascondi

[Cadaveri non identificati vengono portati a Najaf per la sepoltura]

[*newsweek] Il lavoro di Jabber Sowadi la dice lunga sull'abisso in cui l'Iraq sta sprofondando. É un mutahid al juthath, ovvero un "mercenario di corpi", che riceve tra i 300 e i 500 dollari per trovare i parenti dispersi, o più spesso per recuperare i loro cadaveri. Negli ultimi due anni ha tessuto una ragnatela informativa tra prigioni, ospedali, cimiteri e obitori. Il suo lavoro ultimamente procede a rilento, per ammissione stessa di Jabber gli squadroni della morte hanno infatti iniziato a nascondere i corpi delle loro vittime, abbandonando la vecchia usanza di lasciarli all'aria aperta. In sostanza il rapimento e l'assassinio degli irakeni è diventata una pratica molto più segreta. Le statistiche del novembre scorso mostrano che c'è stato un crollo degli omicidi (600) rispetto al dicembre dell'anno scorso (3000), ma questi numeri non riportano gli occultamenti messi in atto dai mercenari stessi, per stessa ammissione di Robert Lamburne, direttore del servizio di medicina legale dell'Ambasciata Britannica in Iraq. Negli scorsi due mesi più di una mezza dozzina di fosse comuni (aspetto che ricorda molto il vecchio regime di Saddam Hussein) sono state trovate in Iraq, la metà delle quali a Baghdad. Hicham Hassan, portavoce della Croce Rossa, ha affermato che molte milizie private agiscono facendo sparire le vittime dalla faccia della terra.

13 novembre 2007

Scampoli di democrazia

Mentre in Italia siamo impegnati nelle affissioni di cartelli autostradali che segnalano il pericolo di proiettili vaganti, in Iraq sono alle prese con dinamitardi colonnelli della polizia [*reuters]:

The head of police intelligence in Iraq's Kerbala province has been detained after roadside bombs and other weapons were found in a raid on his house, a police spokesman said on Sunday. Kerbala is home to one of the holiest cities in Shi'ite Islam and where Shi'ite factions are struggling for dominance. The U.S. military transferred security responsibility for the province to Iraqi authorities late last month.

Kerbala police spokesman Rahman Emshawi said acting on a tip-off, a police rapid reaction force raided the home of Lieutenant-Colonel Hashem Chalub on Saturday night and seized a quantity of weapons and explosives. Chalub was later arrested at a restaurant and was now in police custody. A special committee, including representatives of the Ministry of Interior, had been set up to investigate the affair, Emshawi said.

É venuta in mente anche a voi l'*Operazione Parabellum?

3 ottobre 2007

Hometown Baghdad

Questo articolo segue ad un post di metà luglio: "I futuri cittadini irakeni".

[Hometown Baghdad]

[*AGI] La "crescente" crisi dei rifugiati dall'Iraq non e' affrontata "in modo adeguato" dalla comunita' internazionale, che lascia l'onere maggiore sulle spalle dei principali Paesi ospitanti, Giordania e Siria. La diretta conseguenza e' il rafforzamento dei controlli alla frontiera e la chiusura delle principali vie di fuga per chi cerca scampo dalla violenza. L'allarme viene dall'ultimo rapporto di Amnesty International, dal titolo 'Milioni in fuga: la crisi dei rifugiati iracheni', che si conclude con l'appello a Damasco ed Amman "di continuare a tenere aperti i confini a tutti coloro che fuggono per salvarsi la vita". [...] Almeno quattro milioni di iracheni sono stati costretti a lasciare i loro luoghi di origine e il numero continua a crescere al ritmo di 2.000 persone al giorno. "Non c'e' al mondo altra crisi che si sia sviluppata con tale rapidita'", fa notare il rapporto di Amnesty. Attualmente la Siria ospita 1,4 milioni di rifugiati e la Giordania almeno mezzo milione, mentre gli iracheni che hanno cercato riparo all'interno del proprio Paese sono 2,2 milioni. [...]



[Hometown Baghdad]

[*Osservatorio Iraq] Un terzo della popolazione irachena ha bisogno di aiuti d'emergenza, a causa della crisi umanitaria provocata dalla guerra e dalla violenza in atto nel Paese. Il 15% degli iracheni non può permettersi di mangiare regolarmente, e il 70% non ha accesso adeguato all'acqua, mentre il 28% dei bambini è malnutrito, e il 92% ha problemi nell'apprendimento. E' solo una parte del quadro che esce da un nuovo rapporto sulla situazione umanitaria in Iraq, redatto dall''organizzazione internazionale Oxfam assieme al NGO Coordination Committee in Iraq (NCCI) – il coordinamento che raggruppa le Ong che operano in Iraq – e reso pubblico oggi.Lo studio – dal titolo Rising to the Humanitarian Challenge in Iraq [Essere all'altezza della sfida umanitaria in Iraq] - dice che, nonostante la violenza armata sia la maggiore minaccia che oggi si trovano ad affrontare gli iracheni, la popolazione sta vivendo anche un'altra crisi "di portata e gravità allarmante", minacciata sempre più da malattie e malnutrizione. A circa 8 milioni di persone servono urgentemente acqua, servizi fognari, cibo, e alloggio, mentre sono oltre 2 milioni - in maggioranza donne e bambini – quelli che sono stati costretti ad abbandonare le loro case, e ora vivono da sfollati all'interno dell'Iraq, senza un reddito su cui poter contare. [...]



[Hometown Baghdad]

Molti dei dati riportati nel rapporto mostrano un deterioramento marcato delle condizioni di vita degli iracheni rispetto a prima dell'invasione Usa. L'accesso all'acqua, ad esempio, è sceso al 70%, dal 50% del 2003, mentre la malnutrizione infantile è oggi del 28%, rispetto al 19% di prima dell'invasione. Attualmente, solo il 60% degli iracheni ha accesso alle razioni alimentari governative – il "sistema pubblico di distribuzione" (PDS) creato nel settembre 1990, sotto Saddam Hussein, per far fronte agli effetti devastanti delle sanzioni economiche, imposte al Paese dopo l'invasione del Kuwait, e poi mantenute fino alla guerra del 2003. Il 43% vive nella"povertà assoluta", si legge nel rapporto, mentre, secondo alcune stime, più di metà della popolazione è senza lavoro."I servizi essenziali, distrutti da anni di guerra e sanzioni, non sono in grado di soddisfare le necessità degli iracheni", ha detto Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International. "Milioni di iracheni sono stati costretti a fuggire dalla violenza, o in un'altra parte dell'Iraq, o all'estero. Molti di questi stanno vivendo in una tremenda povertà".


[ *IRIN] L'Iraq è il Paese più letale al mondo per gli operatori umanitari, dicono gli specialisti. Trattati come collaboratori dell'Occidente dagli insorti, e considerati faziosi dal lato confessionale dalle milizie, rischiano la morte ogni giorno, mentre cercano di soddisfare le necessità di una popolazione sempre più disperata. [...] Cedric Turlan, responsabile della comunicazione del Comitato di coordinamento delle Ong in Iraq (NCCI), dice che almeno 84 operatori umanitari (18 internazionali e 66 locali) sono stati uccisi in Iraq dal 2003, il numero più elevato che in qualunque Paese al mondo nello stesso periodo. [...]


[Hometown Baghdad]

[...] Dal 2003, dozzine di Ong internazionali e agenzie delle Nazioni Unite hanno chiuso i loro uffici, dopo che i loro volontari o il loro staff erano stati presi di mira. Le Nazioni Unite e la maggior parte delle Ong internazionali operano dai Paesi vicini, e fanno affidamento su organizzazioni irachene per fornire gli aiuti alle famiglie bisognose. La Iraqi Red Crescent [Mezzaluna Rossa Irachena NdT] è stata al centro della consegna degli aiuti in Iraq, ma dopo il sequestro di parte del suo staff e dei suoi volontari, nel dicembre 2006, sta tenendo un basso profilo, e di conseguenza fornendo meno assistenza alla gente in tutto il Paese, in particolare nella capitale, Baghdad. Anche la Iraq Aid Association (IAA), una Ong con sede a Baghdad, è stata ripetutamente minacciata, e tre dei suoi volontari sono stati uccisi negli ultimi otto mesi. “Stiamo cercando di continuare il nostro lavoro, lavorando in zone diverse e cercando di mandare gente della stessa confessione nei loro quartieri quando consegniamo gli aiuti”, dice Fatah Ahmed, un portavoce dell'organizzazione. “Dodici dei nostri 32 voluntari sono andati in Giordania e in Siria negli ultimi mesi, in cerca di rifugio in Paesi stranieri, dopo aver ricevuto minacce da parte di gruppi armati”, aggiunge. I combattimenti fra miliziani, insorti, e forze Usa e irachene ha spesso impedito alle Ong di consegnare aiuti in alcune delle zone più esposte alla violenza, dove la gente ha maggiore bisogno di assistenza. “Non ci permettono di entrare in quelle zone per ragioni diverse. Quando chiediamo protezione per raggiungere gente bisognosa, la risposta è sempre che se vogliamo entrare, saremo considerati come qualunque altro civile, e dovremo subire le conseguenze dei combattimenti”, dice Ahmed. “Le famiglie sfollate in città come Falluja, Ramadi, a Diyala, e in alcuni quartieri della capitale sono disperate, invocano aiuto da parte delle Ong, ma noi non possiamo avvicinarci. Lasciamo le famiglie a bere acqua sporca dai fiumi, o a mangiare un solo pasto al giorno”.

Tutti i video pubblicati in questo post fanno parte del progetto Hometown Baghdad, una serie online che racconta la vita di tre giovani irakeni.

25 settembre 2007

Brevi dall'Iraq

L'Iraq ha annunciato oggi che non verrà intrapresa alcuna azione nei confronti della società privata di sicurezza statunitense Blackwater [*1] sulla sparatoria costata la vita a 11 persone sino a quando non sarà conclusa l'inchiesta congiunta con ufficiali Usa.

Il primo ministro Nuri al-Maliki aveva minacciato di congelare l'attività della Blackwater, che si occupa della vigilanza all'ambasciata Usa a Baghdad, e perseguire il suo personale su quello che aveva definito "*una lampante aggressione" otto giorni fa, ma l'Iraq sembra aver ammorbidito da allora la propria posizione.


Contrabbando d'armi: e' la nuova accusa contro la società di security statunitense Blackwater. La procura di Raleigh nel North Carolina dove ha sede la società sta indagando sul un presunto traffico illecito in Iraq di materiale militare, finito probabilmente nelle mani di un gruppi terroristici. Due dipendenti della Blackwater avrebbero ammesso la propria colpevolezza. "Addebiti senza fondamento" secondo la società incaricata dal Dipartimento di Stato di sorvegliare il corpo diplomatico statunitense in Iraq. La Blackwater è accusata dalle autorità irachene anche per la sparatoria di domenica scorsa a Baghdad costata la vita a undici persone. La società stava scortando un convoglio dell'ambasciata. Il premier iracheno Nuri al-Maliki ha suggerito agli Stati Uniti di smettere di fare ricorso alla Blackwater e avrebbe avviato un'inchiesta sul coinvolgimento della società in altri sei incidenti.

18 settembre 2007

Fuori dall'Iraq.


[VideoNation]
La Blackwater viene messa alla porta dal governo di Bagdad [*1]. La società di sicurezza privata americana opera in Iraq dall’inizio della guerra con migliaia di contractors, ossia “soldati privati” che godono di immunità, assoldati per difendere privati o personalità a rischio. La decisione è arrivata dal ministero dell’Interno iracheno dopo gli scontri di domenica nella capitale, che hanno provocato undici morti tra i civili. Nella nota ufficiale si legge che «il ministro ha ordinato di annullare il permesso di Blackwater e la società non può più operare in Iraq. Un'indagine penale è stata aperta contro coloro che hanno compiuto questo crimine».
Sui fatti di domenica era già intervenuto sia il premier iracheno Nouri al Maliki, parlando di «un'operazione criminale condotta da una società di sicurezza straniera». E sia il ministro dell'Interno Jawad Polani, che subito dopo l’accaduto aveva annunciato «l'apertura di un'inchiesta» per appurare eventuali responsabilità. Ad una televisione araba, ha insisitito il ministro, «questi casi sono avvenuti più di una volta e non possiamo più passarli sotto silenzio». Da parte la stessa Ambasciata Usa aveva ammesso che alcuni contractor del Dipartimento di Stato «sono rimasti coinvolti in un incidente a Baghdad», senza però fornire dettagli sulla vicenda [*qui è disponibile il rapporto dell'Ambasciata statunitense di Baghdad].



Il bilancio della carneficina di domenica è stato di 11 morti (tra cui un poliziotto) e 18 feriti. Protagonisti un gruppo di contractors in servizio per il Dipartimento di Stato Usa, che hanno aperto il fuoco «indistintamente» nella zona occidentale di Baghdad mentre erano a bordo di un convoglio di sei Suv. Secondo la ricostruzione della polizia i veicoli erano di passaggio sulla piazza Nisoor, nel quartiere a maggioranza sunnita di Mansour, quando forse in seguito ad una esplosione hanno sparato raffiche di proiettili e si sono allontanati in fretta dal luogo [*ecco il video].

Le puntate precedenti:

6 settembre 2007

Il degno epilogo

Prima e seconda puntata: Trovate finalmente le ADM di Saddam. A New York.

Ecco la terza [*nydailynews]:

Fooled again.

Chemicals discovered in the United Nations' Manhattan offices - feared to be a toxic agent produced by Saddam Hussein's regime a decade ago - may be nothing worse than a cleaning solvent, sources said yesterday. Preliminary tests show the substance, which was found Aug. 24, was not the potentially fatal phosgene, sources said.

"It's not phosgene, and it tested negative for all other chemical warfare agents. It's not dangerous, and it's not what they thought they had," a law enforcement source said.
UN officials discovered the chemical in a canister sealed in an unmarked plastic bag as they closed a weapons inspection agency on E. 48th St., a block from UN headquarters.
By Aug. 29, UN officials said they traced the material using inventory sheets. They believed it was a chemical warfare agent seized by UN inspectors in 1996 from Iraq's chemical weapons facility near Samarra. UN officials couldn't account for why a potentially lethal chemical sat in Manhattan for 10 years undetected.


"The first round of tests indicate some kind of solvent," another law enforcement source said. "I guess we should be grateful it's not potentially fatal, but it just reveals another layer of mistakes."UN spokesman Farhan Haq said he could not comment until final tests were complete. Haq said the UN was poised to name a three-member panel to review the incident, examining how the samples were collected, stored and how they may have been misidentified.

30 agosto 2007

Trovate finalmente le ADM di Saddam. A New York.

Cinque febbraio 2003, discorso di Colin Powell alle Nazioni Unite:

"First, biological weapons. We have talked frequently here about biological weapons. By way of introduction and history, I think there are just three quick points I need to make. [...] Iraq declared 8,500 liters of anthrax, but UNSCOM estimates that Saddam Hussein could have produced 25,000 liters. If concentrated into this dry form, this amount would be enough to fill tens upon tens upon tens of thousands of teaspoons. And Saddam Hussein has not verifiably accounted for even one teaspoon-full of this deadly material. And that is my third point. And it is key. The Iraqis have never accounted for all of the biological weapons they admitted they had and we know they had. They have never accounted for all the organic material used to make them. And they have not accounted for many of the weapons filled with these agents such as there are 400 bombs. This is evidence, not conjecture. This is true. This is all well-documented. [...]"

Trenta agosto 2007, BBC News:

"Several vials of potentially dangerous chemicals have been found at a United Nations building in New York. The material, said to include phosgene, is said to have been removed from Iraq during inspections of chemical facilities a decade ago.
The UN said the vials had been found by inspectors as they cleared out an office near the UN's headquarters. The material "could be potentially hazardous", a UN spokeswoman said, but did not pose any immediate risk. UN deputy spokeswoman Marie Okabe said the substances had been secured by experts at the UN Monitoring, Verification and Inspection Commission (Unmovic). The office area had been screened, she said, and no toxic vapours were found. The metal and glass vials, stored in a sealed plastic bag, were discovered in the process of emptying Unmovic's office building in Manhattan.
"The only information we have of the contents of that bag is from an inventory of a 1996 inspection which indicates that one of the items may contain phosgene, an old generation chemical warfare agent," Ms Okabe said. [...]"

17 luglio 2007

I futuri cittadini irakeni

[Baghdad - Iraq - 20.6.2007]

(fonte: Baltimoresun, Sen. Richard G. Lugar of Indiana) [...] This war has led to the deaths of hundreds of thousands and the wounding and traumatizing of millions of Iraqis. More than 4 million refugees - half of them children - have been forced to leave their homes. Unemployment is over 50 percent. The health care infrastructure is destroyed; more than 2,000 physicians have been killed, and many thousands more have fled the country. Iraqi girls as young as 12 have resorted to prostitution in their desperation to support their families. The education system also has been destroyed. Yet many of our politicians, fearful of being labeled as soft on defense, resort to blaming the Iraqis because they have not met our "benchmarks." [...]

Individual Americans donate billions of dollars to total strangers in a devastated area or because of the HIV/AIDS scourge. Americans fly all over the world to adopt orphans. Our people are good, but our government is no longer as good as its people. We now know that the facts about Iraq as given to us before the war by the president and his advisers were not true. Now it is up to our legislators to right this wrong perpetrated on the American - and Iraqi - people. [...]


[Soldati britannici picchiano bambini irakeni]

Secondo l’Unicef, fino al 2005 il 75 per cento dei ragazzi iracheni si recava regolarmente in classe. Oggi, è solo il 30 quello che frequenta un corso di istruzione primaria. L’instabilità dei territori, l’inaccessibilità delle risorse idriche e la difficoltà di procurasi da mangiare hanno scoraggiato i genitori a mandare i loro piccoli in aula. Le poche strutture rimaste sono sovraffollate e la qualità degli insegnamenti è spesso minima. Il pericolo è quello che questi bambini cadano nelle mani di organizzazioni terroristiche, disposte a fornire loro un’istruzione orientata a trasformarli in soldati.


[Children of Iraq]

(fonte: LaStampa) Si stava meglio quando si stava peggio. Lo denuncia [*con un rapporto, ndr] l' Onu: la situazione dell’infanzia, in Iraq, è peggiorata nel corso dell’ultimo anno. E' un bel paradosso, ma secondo Dan Toole, direttore dei programmi di emergenza dell’ United Nations Children, i bambini iracheni stavano meglio prima della guerra. E' un declino che pare inarrestabile. La situazione oggi è peggio di un anno fa, molto peggio di tre anni fa e infinitamente peggio rispetto all'Iraq non ancora liberato. Sì, proprio quando al potere c'era lui, il vecchio Saddam Hussein. Il suo era indubbiamente un regime oppressivo, crudele, ecc. Ma, almeno, i piccoli iracheni avevano accesso al programma di aiuti alimentari per l’infanzia varato dal regime per contrastare le sanzioni internazionali. Non si tratta di un giudizio politico. Per esprimere il suo drastico parere Toole si riferisce ai rigorosi parametri utilizzati dall'associazione per valutare lo stato di benessere dell'infanzia. E tutti gli indicatori concordano nel segnalare un peggioramento complessivo della situazione: «gli indicatori nutrizionali, l’accesso alla sanità e tutte gli altri stanno mutando in peggio».[...]».