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8 ottobre 2007

G8, Infiltrati e black bloc

(documento realizzato da Piero79)

*Qui le puntate precedenti.
"i giornali si comprano, la magistratura si riforma, resta solo il problema di controllare la piazza...", Gianfranco Miglio.

14 giugno 2007

I "Macellai"

Per chi se le fosse perse, si consiglia di leggersi le puntate precedenti:

Ecco il 4° episodio della saga "Lo Stato buono e il cittadino tutelato":

ANSA - "Fu un'operazione da macelleria messicana". E' stata definita così dal vicequestore Michelangelo Fournier, la sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova, nel corso del suo interrogatorio al processo in cui è imputato con altri 28 colleghi.

Fournier, all' epoca vice questore aggiunto del primo reparto mobile di Roma comandato da Vincenzo Canterini, a sua volta imputato, dopo aver ribadito la colorita definizione dell'irruzione, già contenuta nei verbali, per la prima volta ha invece ammesso che al momento della sua irruzione al primo piano dell' istituto erano in atto ancora veri e propri pestaggi di no global inermi a terra. Precedentemente aveva detto ai pm che al suo ingresso non aveva visto aggressioni in corso.

Alla contestazione dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini sul perché oggi abbia cambiato versione, Fournier ha spiegato: "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza". Con un moto di orgoglio ha aggiunto:"Faccio parte di una famiglia di poliziotti". Fournier non ha neppure escluso che qualche agente del suo reparto abbia picchiato. "Sono rimasto terrorizzato e basito - ha raccontato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo che stesse morendo anche perché mi sembrò di vedere attorno grumi di materia cerebrale". Fu a quel punto, come hanno anche confermato dodici dei no global presenti al primo piano, che il poliziotto, togliendosi il casco, gridò:"Basta,basta" e allontanò i poliziotti ancora intenti a picchiare. Poi Fournier fece chiamare le ambulanze e ordinò ai suoi uomini di uscire dalla scuola. Quindi si occupò di trasferire i fermati "quelli ancora interi" nella caserma di Bolzaneto. [...]

9 maggio 2007

Il controllo della piazza/2

Vi ricordate il G8 del 2001? A fine aprile è arrivata la prima condanna per la Polizia. Notizia assente da qualsiasi quotidiano italiano, Manifesto compreso. Censura, in parole povere. Ecco l'articolo di Massimo Calandri, del 29 aprile scorso, pubblicato sulle pagine genovesi di Repubblica:

La prima condanna nei confronti del Ministero dell'Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria. Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie,q uelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell'iniziativa isolata o dell'autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno -così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato. Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!". Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c'erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro. «Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo». Perché l'intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata. La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

1 febbraio 2007

Il controllo della piazza

Mario Placanica, l'ex Carabiniere indagato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante gli scontri del G8 di Genova, ha sporto denuncia contro ignoti in quanto ieri sera a Catanzaro il conducente di un fuoristrada ha tentato d'investirlo. Si tratta del secondo incidente, dopo quello avvenuto il 4 agosto 2003, che vede coinvolto l'ex carabiniere. Più che una semplice coincidenza, forse l'atto finale di un piano preordinato che prevedeva che venisse mandato un segnale forte e univoco verso le piazze. La gestione della manifestazione, finalizzata a mandare un forte messaggio a chiunque si opponga ad un ordine precostutuito, necessita però dell'eliminazione dell'ultimo testimone scomodo. Bisogna partire dalle stanze dei bottoni, per rendersi conto di quanto la risposta ai pacifisti sia stato un orribile compromesso tra un'esibizione di muscoli per salutare il nuovo quinquennio berlusconiano dal basso e il frutto dell'ascesa al potere di forze di destra che si ispirano al piano di rinascita democratica. Collegando questi avvenimenti con le scelte di politica interna del quinquennio berlusconiano ne esce un quadro riassumibile in una frase di Gianfranco Miglio, ideologo della lega: "i giornali si comprano, la magistratura si riforma, resta solo il problema di controllare la piazza...". Gianfranco Fini era stato nominato superprefetto su piazza (scelta che sconcertò persino il deputato di AN, Fisichella), e la nomina da parte dell'ex vicepresidente del consiglio di collaboratori come Filippo Ascietto (uno che dovrebbe marcire in galera secondo il decreto Mastella sull'Olocausto) e Giorgio Bornacin, marcantonio tuttora alfiere della vecchia fiamma. É anche utile constatare come dopo le elezioni di maggio 2001, tutti gli apparati predisposti al controllo (come la modernissima sala operativa dei vigili, inaugurata nel palazzo del Matitone e che peremetteva di controllare agilmente tutta la zona rossa) sono stati ignorati, bypassati, a cominciare dal questore Francesco Colucci, surrogato dal vicecapo della polizia Ansoino Andreasi. I risultati si sono visti su scala cittadina, e non solo episodica (si veda Giuliani), infatti le colonne motorizzate si perdevano nella difficile viabilità urbana. L'episodio di Giuliani è infatti il frutto di questa assenza (dal mio punto di vista volontaria) di preparazione alla manifestazione. L'omicidio del giovane è avvenuto infatti dopo che una colonna motorizzata dei Cc (allarmata dall'imperversare dei black bloc) che si muoveva in direzione del carcere di Marassi si è imbattuta, non conoscendo le strade, nel corteo di manifestanti.

Se però si è riscontrata un'impreparazione dal punto di vista logistico, gli addestramenti delle Forze dell'Ordine all'azione sono state pianificate con la massima attenzione. Le cinque compagnie dell'Arma, schierate per l'occasione, erano comandate da altrettanti ufficiali dei parà del Tuscania, provenienti da spedizioni all'estero: Somalia-Kosovo-Libano. Insomma ufficiali più propensi all'azione che alla contrattazione o al presidio. Inoltre, il personale che era destinato a mantenere l'ordine, era stato plasmato per tempo vicino a Roma, a Ponte Galeria, sotto la guida di un corpo docente piuttosto inconsueto, istruttori statunitensi compresi. Spiccano fra questi Vincenzo Canterini e il suo predecessore Valerio Donnini, autori di diversi manuali finalizzati ad insegnare l'avanzata a passo cadenzato (ritmando con colpi di manganello sullo scudo) e altre dubbie tattiche di dissuasione incentrate sullo scontro fisico. Tutto ciò con il benestare politico dell'allora ministro degli Interni, Claudio Scajola. Allo stesso modo il Ministro della Giustizia di allora, Castelli, ha potuto assistere alla scellerata gestione del carcere di Bolzaneto, con tanto di tacito assenso ai trattamenti di favore che sono stati riservati a giornalisti come Mark Cowel, John Elliott e Lorenzo Guadagnucci (tutti documentati anche dalle dichiarazioni di diversi infermieri fra cui Marco Poggi).

Come per Antonio Bugio, il poliziotto che ha ammesso di aver falsificato le due molotov portate sul banco degli imputati contro i manifestanti della Diaz, costretto a lasciare la polizia, Placanica rischia di essere il secondo potenziale Giuda che potrebbe rivelarsi nocivo per l'omertà interna che ha caratterizzato l'intera gestione della manifestazione. É meglio quindi chiudergli la bocca, subito.

19 gennaio 2007

Svanite nel nulla

(fonte: LaStampa)

"Sono sparite, forse distrutte, le due bottiglie molotov che costituiscono una prova determinante nel processo contro gli alti dirigenti di polizia coinvolti nella sanguinosa notte dei manganelli alla scuola Diaz, durante il G8, nel luglio 2001. Sono le armi con le quali si sarebbe tentato di giustificare l’irruzione nei locali trasformati in dormitorio per i manifestanti e l’arresto di 93 persone (93 racconti di pestaggi a freddo), riconosciute poi da un funzionario di polizia come le molotov sequestrate ore prima durante i disordini in altra parte della città."


[Pag.128 del libro "*Sragione di stato" di Camillo Arcuri]