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1 giugno 2010

La marea nera

In maniera marginale avevo già scritto qualcosa sul disastro petrolifero della BP, riproponendo un vecchio articolo di Murray Rothbard. La realtà di questi giorni è però di gran lunga più complessa.
É da 49 giorni che la piattaforma della BP, Deepwater Horizon, è esplosa nel Golfo del Messico. Da quel momento, è iniziata l'emorragia di greggio nelle acque oceaniche. Sebbene la BP ufficialmente affermi che solo poche migliaia di barili vengono persi al giorno, gli esperti stimano il danno in 60,000 barili, ovvero più di 2,5 milioni di galloni al giorno. Forse, ne sapremmo di più se la BP non avesse proibito agli ingegneri indipendenti di ispezionare la falla. Un trattamento analogo, grazie alla solerte collaborazione della Guardia Costiera statunitense, è stato riservato ai giornalisti. I rimedi per fermare la perdita sono risultate poco brillanti, e diversamente dall'ultimo grande incidente petrolifero - l'Exxon Valdez nel 1989 - il petrolio fuoriesce dal suolo, non da una petroliera, quindi non abbiamo la minima idea di quando si fermerà. I mass media stanno seguendo il disastro con articoli in prima pagina e notiziari notturni ogni giorno, ma gli aspetti nascosti di questo racconto da brividi dipingono un interessante quadro degli attori e delle azioni dietro la catastrofe. Ecco alcune cose che dovreste sapere sulla BP:

#1) Il proprietario della piattaforma ha guadagnato 270 milioni di dollari da questo incidente. La Transocean Ltd., la proprietaria della Deepwater Horizon, ceduta in affitto alla BP, è sempre stata nell'ombra del radar dei principali notiziari. Si tratta del più grande contractor di trivellazioni in mare aperto, la compagnia ha sede in Svizzera e non è nuova a disastri petroliferi. La piattaforma è stata assicurata per una somma di gran lunga più grande rispetto al suo valore.

#2) La BP ha un lungo curriculum di disastri petroliferi negli Stati Uniti. Nel 2005, la raffineria a Texas City esplose, uccidendo 15 lavoratori e ferendone 170. L'anno successivo, uno degli oleodotti in Alaska per un guasto perse 200,000 galloni di greggio. Secondo Public Citizen la BP pagò una multa di 550 milioni di dollari in multe. La corporation è particolarmente propensa a violare il Clean Air Act e il Clean Water Act, e ha pagato le due multe più onerose nella storia dell'Occupational Safety and Health Administration (è una sorpresa che la BP ha avuto un ruolo centrale, sebbene passato in secondo piano, nel tentativo fallito di contenere la perdita della Exxon Valdez?) Con la Deepwater Horizon il trend non è cambiato.In aggiunta alla scelta di un più conveniente e meno sicuro rivestimento per equipaggiare il pozzo, la compagnia ha scelto di non dotare la Deepwater Horizon con un meccanismo acustico, un'opzione che avrebbe potuto chiudere il pozzo anche se fosse stato pesantemente danneggiato, e che è richiesto nei paesi più sviluppati che permettono le trivellazioni in mare aperto. Infatti la BP utilizza questi strumenti nelle sue piattaforme a largo dell'Inghilterra, ma poichè gli Stati Uniti si limitano a raccomandarli, la BP non ha alcun incentivo a dotarsene, nonostante costino solo 500,000 dollari. Una cifra che secondo seizeBP.org, la compagnia guadagna in meno di otto minuti.

#3) Le perdite di greggio sono un costo d'impresa per la BP. Secondo l'Harte Research Institute, circa 1,6 miliardi di dollari in attività economiche annuali sono a rischio per via del disastro della Deepwater Horizon. Comparate questo numero all'attuale somma che la BP deve pagare per danni economici come posti di lavoro e turisti persi, che ammonta a 75 milioni di dollari. Comparateli ai profitti del primo quadrimestre, registrati dalla BP a una settimana dall'incidente: 6 miliardi di dollari. Tony Hayward, l'amministratore delegato di BP, ha solennemente promesso che la somma coperta sarà più di quella richiesta inizialmente. Il 10 maggio la BP ha annunciato che erano stati spesi 350 milioni di dollari. Che gesto generoso da parte di una compagnia valutata 152,6 miliardi di dollari e che guadagna 93 milioni di dollari ogni giorno.

#4) Il Dipartimento dell'Interno è complice. I primi allarmi su possibili guasti dei sistemi di supporto risalgono a dieci anni fa. Il Dipartimento dell'Interno dichiarò un'allerta per la sicurezza, ma poi lasciò decidere alle compagnie che supporti utilizzare. Nel 2007 lo stesso dipartimento minimizzò le possibilità e i danni di una perdita. Probabilmente la filiale della Louisiana del Dipartimento dell'Interno potrebbe essere confusa per via della propria fraternizzazione con l'industria del petrolio. La Minerals Management Service, ovvero l'agenzia che supervisiona le trivellazioni in alto mare, accetta quotidianamente regali dalle aziende petrolifere e persino si considera una branca delle stesse, piuttosto che un'agenzia di regolazione governativa. Volare sugli aerei privati non era un evento raro per gli ispettori della MMS in Lousiana, un rapporto federale riporta: "Le gare di tiro al piattello, le battute di caccia, la pesca, i tornei di golf e le feste di Natale" erano passatempi comuni. Attività che non hanno permesso agli ispettori di obbligare la BP a stilare un rapporto sui danni di un'eventuale perdita di greggio. Non stupisce che il Dipartimento dell'Interno, dal 20 aprile, giorno in cui è esplosa da Deepwater Horizon, abbia approvato 27 nuovi permessi per la trivellazione in mare aperto. Due di questi sono per la BP. Analogamente non stupisce che la BP, dal 2000, abbia guadagnato più di 9 miliardi di dollari attraverso gli appalti governativi.

#5) Le prospettive di bonifica sono minime. I mass media hanno fatto un gran chiasso attorno ai diversi metodi che la BP sta utilizzando per bonificare la perdita di greggio. La realtà è che anche se la BP dovesse trovare un metodo affidabile, gli esperti affermano che il miglior scenario di bonifica consista nel recuperare il 20% del greggio disperso.

#6) La BP non ha un piano reale di bonfica.

#7) L'amministratore delegato della BP, poche settimane prima della perdita di greggio, ha venduto 1,4 milioni di dollari delle sue quote del gigante petrolifero. Circa un mese prima dell'esplosione, Tony Hayward ha venduto un terzo della suq quota.

#8) La BP esponeva costantemente i propri impiegati a dei rischi. Un documento interno dimostra come nell'esplosione del 2005 a Texas City, che uccise 15 persone e ne ferì 170, si scelse di risparmiare piuttosto che garantire la sicurezza.

#9) Il Corexit, il famigerato disperdente che la BP continua a riversare in mare, è altamente tossico, non consentito in Europa, ma è prodotto dalla Nalco. Esistono almeno 12 detergenti più efficaci. Nel consiglio d'amministrazione dell'azienda siedono manager della BP, della Exxon e la Goldman Sachs possiede una quota considerevole della Nalco stessa.

#10) Il dato peggiore della calamità della Deepwater Horizon è che nessuno ha la minima idea di cosa fare. Non sappiamo quanto è ingente il danno perchè nessuno può misurare cosa stia accadendo. Non sappiamo come fermarlo e nell'eventualità che accadesse non sappiamo come bonificare. L'incidente potrebbe ripetersi nuovamente nel Golfo, dato che la piattaforma Atlantis sta violando norme di sicurezza cruciali e non dispone di importanti documenti ingegneristici, la cui assenza aumenta notevolmente le probabilità di rischio. L'amministrazione Obama e l'MMS non hanno la minima intenzione di obbligare la BP a fermare le operazioni di trivellazione. Molto probabilmente sono impegnati in una partita di golf.

8 agosto 2006

Risiko?

(fonte: traduzione e approfondimento personale di un articolo di Michel Chossudovsky)

Esiste una relazione tra il bombardamento del Libano e l'inaugurazione di un oleodotto strategico che convoglierà più di un milione di barili al giorno verso i mercati occidentali? La notizia è subito passata in secondo piano, ma il 13 luglio 2006 è stato inaugurato l'oleodotto Ceyhan-Tblisi-Baku (BTC) che collega il Mar Caspio con il Mediterraneo orientale. Un giorno prima dei bombardamenti israeliani i principali partners e azionisti del progetto del BTC, compresi diversi capi di stato e membri esecutive di compagnie petrolifere, erano presenti al porto di Ceyhan. Tra il pubblico si trovavano: l'amministratore delegato (CEO) di British Petroleum's (BP), Lord Browne [*1], il ministro israeliano dell'energia e delle infrastrutture Binyamin Ben-Eliezer [*2] e diversi azionisti di Chevron, Conoco-Phillips, la francese Total e l'italiana ENI. L'oleodotto aggira completamente il territorio della Federazione Russa, attraversando Azerbaijan [*3] e Georgia [*4], entrambi "protettorati" statunitensi, fermamente integrati in un'alleanza militare con la NATO (il presidente Bush negli ultimi due anni ha visitato entrambi i paesi [*5]). Inoltre, sia Azerbaijan che Georgia, hanno stretto da lungo tempo accordi militari con Israele.


Israele ha un grande interesse verso i pozzi petroliferi azeri, da cui riceve il 20% del proprio fabbisogno [*6]. L'apertura dell'oleodotto aumenterebbe sostanzialmente le importazioni israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c'è un altro aspetto che è direttamente legato alla guerra in Libano. Mentre la Russia si indebolirebbe, Israele si candiderebbe a giocare un ruolo strategico nella protezione del Mediterraneo orientale e del corridoio di Ceyhan. Il bombardamento del Libano è quindi parte di un coordinato e pianificato progetto militare; disegno che comprende l'estensione del conflitto in Siria e in Iran. Ovviamente sotto l'egida dei giganti petroliferi che controllano i corridoi degli oleodotti. In questo contesto, il BTC, controllato dalla British Petroleum, ha drammaticamente cambiato gli aspetti geopolitici del Mediterraneo orientale, che si trova ora legato, attraverso un corridoio energetico, al Mar Caspio:

"[The BTC pipeline] considerably changes the status of the region's countries and cements a new pro-West alliance. Having taken the pipeline to the Mediterranean, Washington has practically set up a new bloc with Azerbaijan, Georgia, Turkey and Israel, " (Komerzant, Moscow, 14 July 2006) [*7]

Mentre i rapporti ufficiali affermano che l'oleodotto incanalerà il petrolio verso i mercati occidentali, passa inosservato il fatto che parte del petrolio proveniente dal Mar Caspio, sarà direttamente convogliato verso Israele. A tal proposito, un progetto di canale sottomarino tra Turchia e Israele è in fase di preparazione, collegando Ceyhan con il porto israeliano di Ashkelon e successivamente al Mar Rosso, attraverso il suo principale oleodotto. L'obiettivo di Israele non è quindi limitato all'incremento della fornitura di petrolio, bensì a giocare un ruolo chiave nei mercati asiatici, attraverso il porto di Eliat. Nell'aprile 2006 Israele e Turchia hanno annunciato di avere progetti per 4 collegamenti sottomarini, che aggirerebbero i territori libanesi e siriani:

"Turkey and Israel are negotiating the construction of a multi-million-dollar energy and water project that will transport water, electricity, natural gas and oil by pipelines to Israel, with the oil to be sent onward from Israel to the Far East, [...] Baku oil can be transported to Ashkelon via this new pipeline and to India and the Far East. (via the Red sea) [...] Ceyhan and the Mediterranean port of Ashkelon are situated only 400 km apart. Oil can be transported to the city in tankers or via specially constructed under-water pipeline. From Ashkelon the oil can be pumped through already existing pipeline to the port of Eilat at the Red Sea; and from there it can be transported to India and other Asian countries in tankers."

Nonostante le condotte israelo-turche aggirino Libano e Siria, l'importanza di questi corridoi energetici richiede il controllo militare della costa del mediterraneo, dal porto di Ceyhan fino al confine israelo-libanese. La risposta russa al disegno statunitense-israeliano-turco non si è fatta attendere, una base militare è stata stabilita nel porto siriano di Tartus: "Defense Ministry sources point out that a naval base in Tartus will enable Russia to solidify its positions in the Middle East and ensure security of Syria. Moscow intends to deploy an air defense system around the base - to provide air cover for the base itself and a substantial part of Syrian territory. (S-300PMU-2 Favorit systems will not be turned over to the Syrians. They will be manned and serviced by Russian personnel.)" [*8]. Inoltre Mosca e Damasco hanno raggiunto un accordo per modernizzare le difese aeree siriane, intervenendo sui MIG-29 e sui sottomarini.

Tutte queste premesse non sono certo un segnale confortante per chi si auspicava una conclusione rapida del conflitto.

Nota: The BTC Co. shareholders are: BP (30.1%); AzBTC (25.00%); Chevron (8.90%); Statoil (8.71%); TPAO (6.53%); Eni (5.00%); Total (5.00%), Itochu (3.40%); INPEX (2.50%), ConocoPhillips (2.50%) and Amerada Hess (2.36%). (source BP)

Approfondimenti: