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12 febbraio 2008

Kosovo: Mission Accomplished!

Possiamo finalmente gustare i frutti della pulizia etnica della popolazione Serba di religione cristiana in Kosovo (si legga il mio vecchio articolo "Istigazione al genocidio"):

[*reuters] Il premier del Kosovo Hashim Thaci ha annunciato oggi che circa 100 paesi sono pronti a riconoscere l'indipendenza della provincia serba non appena sarà dichiarata. "Circa 100 paesi ci hanno confermato che sono pronti a riconoscere l'indipendenza dal Kosovo non appena sarà sancita. Avremo un riconoscimento massiccio e potente", ha detto durante una conferenza stampa. Thaci ha parlato dopo il suo solito meeting settimanale con Joachim Ruecker, a capo della missione Onu in Kosovo che amministra il territorio da quando la Nato nel 1999 ha espulso le forze serbe. Thaci non ha nominato direttamente i paesi né specificato quando ha in progetto di dichiarare l'indipendenza. A Belgrado il ministro per il Kosovo Slobodan Samardzic ha detto che una dichiarazione potrebbe arrivare addirittura il prossimo weekend. "Il governo ha informazioni sempre più rilevanti secondo cui Thaci dichiarerà illegalmente l'indipendenza unilaterale domenica 17 febbraio", ha detto Samardzic. La data è la più chiacchierata in Kosovo ma non è stata confermata. Gli Usa e la maggior parte dei 27 membri Ue appoggiano l'autodeterminazione del Kosovo e della sua maggioranza albanese del 90%. Ma la Russia, alleata della Serbia contro la secessione, ha bloccato la risoluzione d'indipendenza al Consiglio di sicurezza dell'Onu.

6 dicembre 2007

Ci vogliono tutti morti.

Il liberal democratico Chris Davies, membro del Parlamento Europeo, intervistato dalla BBC [*1], ha affermato che è arrivato il momento per i politici di rompere il tabù (che è argomento che non si deve o non si può toccare) riguardante il controllo della popolazione e delle nascite. In particolare, per contrastare il cambiamento climatico, le famiglie dovrebbero essere spinte a non procreare più di un figlio. Questo commento segue ai dati recentemente forniti dall'Office for National Statistics che prevede che la popolazione britannica crescerà di 4,4 milioni di unità entro il 2016. Inoltre, nell'arco di 30 anni, la popolazione mondiale raggiungerà quota 8 miliardi. Fate attenzione alla frase pronunciata dal parlamentare: "Mentre ogni individuo dovrebbe essere tutelato, la riproduzione umana è simile a quella di un virus. Noi stiamo distruggendo il pianeta e divorando le sue risorse". In particolare per il signor Davies, che non ci risparmia interessanti dati sulle emissioni di CO2 dell'uomo in quanto essere respirante, i cittadini di Gran Bretagna e Stati Uniti comportano un gigantesco impatto sugli equilibri ambientali per via del loro stile di vita. La soluzione proposta è poi quella di incoraggiare famiglie con nuclei più piccoli. In realtà le parole di Davies, che possono risultare scioccanti, non costituiscono nulla di nuovo o originale. Il parlamentare non ha fatto altro che ripetere le famigerate parole di Kissinger, scritte nel National Security Study Memorandum 200, studio datato 1974, gli stessi anni del Rapporto dei Limiti dello Sviluppo e del Club di Roma. Riporto alcuni estratti (la versione intera tradotta da LC in italiano la trovate fra i link qui sotto):

[...] Una crescita moderata della popolazione offre vantaggi in quanto i beni risparmiati possono o essere investiti, oppure permettere un più alto standard di vita individuale [un maggiore consumo pro-capite]. Se diminuiscono i beni da accantonare per mantenere meno bambini, e i soldi previsti per costruire scuole, case ed ospedali vengono investiti in attività produttive, gli effetti sulla crescita del prodotto nazionale lordo e sul benessere individuale potrebbero essere notevoli. Inoltre, la crescita socio-economica risultante dalla limitazione delle nascite contribuirebbe ulteriormente al loro abbassamento. Il rapporto [fra benessere e bassa natività] è reciproco, e può prendere l'aspetto di un circolo sia vizioso che virtuoso. Questo porta a domandarsi quanto più efficaci possano essere degli investimenti diretti a controllare il livello della popolazione, piuttosto che non a incrementare la produzione con nuove irrigazioni, maggiore energia o numero di fabbriche. [...] Le strategie e i programmi mondiali in campo demografico dovrebbero contemplare due obbiettivi primari: a) interventi per permettere una crescita stabile della popolazione mondiale fino a 6 miliardi, per la metà del secolo 21°, senza deprivazioni massificate o mancanza assoluta di speranze di sviluppo, e b) interventi per contenere il tetto massimo il più vicino possibile agli 8 miliardi, e non permettergli di arrivare ai 10, o 13 miliardi, o ancora di più. [...]. Vi è una diversa scuola di pensiero, che dice che un crescente numero di esperti ritenga la situazione demografica mondiale molto più grave, e molto meno addomesticabile con misure volontarie, di quanto generalmente si pensi. Si sostiene che, per evitare una insufficienza di risorse ed altre catasftrofi demografiche ancora maggiori di quelle previste, siano necessarie misure d'intervento ancora più radicali, che ci porteranno ad affrontare questioni di delicato ordine morale. Ciò include, ad esempio, [una revisione del]le nostre stesse abitudini consumistiche, pianificazioni obbligatorie, o uno stretto controllo sulle nostre risorse alimentari. Vista l'importanza di tali argomenti, se ne suggerisce al più presto una aperta valutazione da parte del ramo esecutivo, del parlamento, e delle Nazioni Unite.

Più o meno le stesse valutazioni che fa un contadino guardando il suo pollaio, con la differenza che Kissinger prima e Davies adesso, facendolo in nome dell'ambientalismo (dottrina che magicamente sparisce quando si trova del plutonio nei campi agricoli inglesi [*2]), non solleva reazioni di sdegno per affermazioni degne del peggior eugenetico. Non si tratta di sottovalutare il problema, bensì di mettere in discussione il movimento ambientalista e le soluzioni che sta proponendo (proprio questo blog sta affrontando approfonditamente le conseguenze dell'impiego del biodiesel), movimento fondato da Julian Huxley (che non è altro che il fratello dell'autore di un libro a dir poco profetico), il fondatore della Società Eugenica. Nasce il dubbio che partendo da tematiche di indubbia rilevanza (nessuno infatti si sogna di negare l'inquinamento e le conseguenze che comporta) si pongano soluzioni atte non tanto a risolvere il problema, quanto discutibili provvedimenti (alzare le tasse sulla benzina) o orribili proposte (il controllo delle nascite del signor Davies) che sembra favoriscano una ristretta elite di potere.
Il paradosso salta subito all'occhio, queste proposte arrivano sempre da membri del Governo, che si auspicano una drastica riduzione della popolazione mondiale, quando loro stessi sarebbero morti di fame da un pezzo se gli stessi di cui si vorrebbero ridurre il numero non gli pagassero forzatamente lo stipendio. Forse abbiamo trovato un ottimo punto di partenza per una sana decrescita: smettere di pagargli lo stipendio.


Approfondimenti:

“Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l’inquinamento, la minaccia dell’effetto serra, della scarsità d’acqua, delle carestie potessero bastare ... Ma nel definirli i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall’intervento umano ... Il vero nemico, allora, è l’umanità stessa”. - Club di Roma, The First Global Revolution, 1991

3 settembre 2007

Istigazione al Genocidio

(fonte: worldnetdaily)

In base alle Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 le truppe ONU intervennero nel 1999 in Kosovo per fermare un genocidio. Ma secondo un nuovo rapporto dell'American Council for Kosovo, le truppe hanno deliberatamente aiutato e spalleggiato la sistematica e quasi totale pulizia etnica della popolazione Serba di religione cristiana, perpetrata per la maggior parte da albanesi di religione musulmana.

É il rapporto stesso (Hiding Genocide in Kosovo) ad affermare che "Ogni aspetto dello stile di vita dei serbi in Kosovo è stato minacciato dall'intervento post giugno 1999 del KFOR (la Kosovo Force della NATO) e a seguito di questa nuova realtà l'esistenza stessa dei serbi è minacciata". Continua il rapporto: "I serbi sono stati perseguitati attraverso tutto il territorio del Kosovo, nel loro stesso territorio, nella loro terra. Gli sono stati negati i diritti umani basilari e sono stati discriminati rispetto ai loro connazionali musulmani."


Usando sia testimonianze oculari, che diari dei morti, che interviste ai sopravvissuti il rapporto costituisce una straziante narrazione di 8 anni di genocidio perpetrato dai musulmani albanesi, che ora chiedono indipendenza per il Kosovo. Le Nazioni Unite, con il supporto delle potenze occidentali, hanno lavorato per questo scopo, che loro chiamano "the final status". "La più grande bugia: le forze di pace rivendicarono di essere intervenute per fermare un genocidio", scrive James George Jatras, direttore dell'American Council for Kosovo. "In realtà loro ne stanno supportando uno. Per i serbi in Kosovo il final status non può che significare una soluzione finale, di hitleriana memoria.

Il rapporto si focalizza su 12 comuni, tutti con una consistente percentuale di popolazione serba di religione cristiana. Oggi in quelle realtà i pochi rimasti sono vecchi e infermi incapaci di muoversi. La carneficina prosegue ancora, proprio sotto i nasi del KFOR. A Cernica, 45 case di serbi sono state distrutte da quando è finita la guerra e fino alla metà del 2003 erano stati uccisi 12 serbi, senza che nessuno venisse accusato di omicidio. Spesso, afferma il rapporto, ad atti di violenza contro i serbi, segue l'arresto delle vittime stesse. Ad esempio, il 5 agosto 2001, una granata è stata lanciata contro la casa di Vladimir Savic, seriamente ferito, assieme alla moglie, in seguito all'esplosione. Quando i soldati del KFOR sono arrivati sulla scena del delitto, si sono rifiutati di soccorrere i feriti, ma hanno arrestato il figlio Miomor, che durante l'esplosione si trovava nella casa con la moglie e due figli. Ogni tentativo di cercare soccorso per il padre è stato inutile, la base militare greca di Bartes, e quella americana Bondstil hanno rifiutato di accogliere civili nelle loro strutture mediche. Le vittime sono state successivamente soccorse, ma la mancanza di tempestività ha aggravato le loro condizioni, tanto che ad oggi sono mutilati ed invalidi.

Teatri di storie altrettanto sconvolgenti sono state le città di Novo Brdo, Devet Jugovica, Pristina, Letnica, Urosevac, Kosovo Polje, Vitina e Banjska. Le forze ONU sono anche accusate di aver direttamente aiutato questa pulizia etnica identificando i domicili dei serbi cristiani in ogni città del Kosovo e marchiando le case degli stessi con una croce gialla, per facilitare il lavoro dei persecutori.

"Il testo di Rambouillet, che chiedeva alla Serbia di ammettere truppe NATO in tutta la Jugoslavia era una provocazione, una scusa per iniziare il bombardamento. Rambouillet non è un documento che un Serbo angelico avrebbe potuto accettare. Era un pessimo documento diplomatico che non avrebbe dovuto essere presentato in quella forma", Henry Kissinger al Daily Telegraph, 28 giugno 1999 [*1]

18 dicembre 2006

Nuovi genocidi vecchi criminali

(di Antonella Randazzo)

Sono stati condannati a morte nel settembre del 2003. Si tratta di un popolo intero, fatto di bambini, uomini, donne e vecchi: gli Anuak della regione di Gambella (Etiopia). La loro colpa? Vivere in una regione ricca di oro e di petrolio. Nemmeno i migliori servizi giornalistici sull'Africa dicono che i genocidi dei popoli africani vengono pianificati dai governi fantoccio, eppure spesso è così. Il caso degli Anuak non è certo l'unico, basti ricordare gli Ognoni della Nigeria, i Fur del Dalfur o i Pigmei di etnia Baka. L'accanimento contro gli Anuak è iniziato alla fine del 1979. Quell'anno, le terre degli Anuak furono confiscate, per costringere la popolazione ad arruolarsi forzatamente o al lavoro coatto nelle fattorie. Gli Anuak cercarono di scappare, ma molti furono uccisi o arrestati. Per attuare il genocidio sono stati assoldati eserciti definiti impropriamente di "difesa". In Etiopia è stata creata la milizia del Fronte di Difesa Rivoluzionario Popolare Etiope (Eprdf), incaricata di uccidere impunemente e di praticare ogni sorta di violenza. Nel febbraio del 2004, il giornalista Keith Harmon Snow (World War Report, n. 97, aprile 2004, "State Terror in Ethiopia: Another Secret War for oil") scrisse un rapporto in cui provava che l'Eprdf aveva massacrato migliaia di Anuak, su ordine del governo del ministro Meles Zenawi. Nel settembre del 2003, il governo Zenawi si era riunito per discutere l'eliminazione degli Anuak, considerati un intralcio dalla Halliburton Company, che sfrutta il petrolio del bacino dell'Ogaden, e dalla Canyon Resources, che estrae oro dalle miniere etiopiche. Snow sostiene senza ombra di dubbio che le autorità americane sono al corrente del genocidio che si sta attuando nella regione di Gambella, e che forniscono armi e addestramento militare agli assassini. L'Operazione è chiamata in codice "Operation Sunny Mountain" (Operazione montagna assolata). Come al solito, viene dapprima creata una "motivazione". Il 13 dicembre del 2003, vengono misteriosamente assassinati otto funzionari dell'Onu. Senza alcuna prova, la responsabilità cade proprio su chi si vuole sterminare. L'Eprdf scatenò la violenza massacrando, saccheggiando e incendiando i villaggi degli Anuak. I morti sono stimati nell'ordine di alcune migliaia, ma non esistono cifre precise. Il governo cerca di spacciare il genocidio per "lotta tribale", ma a oggi non ci sono prove che ad uccidere gli Anuak siano i vicini Nuer, mentre ci sono numerose prove sulle responsabilità dell'Eprdf e del governo. Le milizie seminano terrore su tutta la regione di Gambella. Gli obiettivi principali sono anche gli intellettuali e gli studenti che si oppongono alle violenze. Nel periodo 2003/2004, centinaia di persone sono scomparse nel nulla. Nel novembre del 2004, 2500 Anuak sono stati uccisi, e migliaia di persone sono state arrestate o deportate. Molte donne Anuak subiscono stupri con la minaccia delle armi. Un rapporto dell'Human Rights del 2004 sostiene che durante il 2003 molte donne Anuak hanno subito violenze da parte di soldati dell'esercito. Il governo, nonostante le denunce, non ha mai aperto alcuna inchiesta. Gli Anuak costituiscono il 2% della popolazione etiopica, comprendendo circa 1.500.000 persone. La popolazione di Gambella, che comprendeva 50.000 persone, oggi è scesa a 35.000 persone. Gli Anuak cercano di mettersi in salvo rifugiandosi nei campi profughi del Sudan o del Kenya, dove attualmente si troverebbero almeno 8000 Anuak. Le violenze hanno causato la distruzione dei raccolti e quest'anno una grave siccità ha colpito l'intera regione, costringendo molte persone a spostarsi. Attualmente, in Etiopia, 8,78 milioni di persone sono malnutrite e di questi, 1,6 milioni sono bambini con meno di 5 anni d'età. Nel 2005 e nel 2006 le repressioni sono continuate. Sono state torturate diverse persone che avevano denunciato i brogli elettorali alle elezioni del 15 maggio 2005. In seguito alle proteste popolari, sono stati costruiti alcuni campi di prigionia ad Addis Abeba, in cui si trovano almeno 15/20.000 persone. Fra i detenuti ci sono diversi giornalisti, intellettuali e militanti per i diritti umani. Gli Stati Uniti chiamano tutto questo "guerra al terrorismo" e hanno dato al governo etiopico, tra il 2000 e il 2004, almeno 80 milioni di dollari. Inoltre, le autorità Usa hanno addestrato 4000 soldati etiopici nei programmi Imet e Foreign Military Sales and Deliveries. Washington ha coinvolto l'esercito etiopico anche in altre operazioni di addestramento definite di "peacekeeping", pur sapendo assai bene che la violenza sarà rivolta contro la popolazione civile.

"La più grande debolezza della violenza è l'essere una spirale discendente che da' vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male, lo moltiplica", Martin Luther King