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4 settembre 2010

La guerra alle piccole imprese

Il gregge, che bela spaventato dalla crisi economica, continua a chiedere che venga prescritta sempre la stessa medicina: tasse più alte, più regolamentazioni, un maggior numero di settori privati tagliati fuori dal governo, un maggior numero di finanziamenti a cattivi pagatori, il tutto con l'esito di favorire le grandi realtà commerciali a scapito delle piccole imprese. Molti si rifiutano categoricamente di credere che i pianificatori centrali abbiano progettato questa crisi economica e il collasso che ne è seguito con il fine di distruggere la concorrenza e per avere l'occasione di promulgare molte leggi che regolano e vincolano la libertà personale ed economica. L'articolo che segue, di Addison Wiggin per The Daily Reckoning, passa in rassegna le principali "contromisure" per la crisi intraprese dall'amministrazione Obama e le leggi scritte in difesa dei più deboli (Health Care Reform su tutte), che sono unite da un'unico filo conduttore: ostacolare, o meglio, rendere impossibile l'iniziativa privata. Se si volesse ingenuamente credere che non fosse deliberata intenzione cancellare ogni forma di concorrenza a favore dei grandi gruppi industriali, l'esito di queste riforme è stato precisamente questo. Buona lettura:



[...] In questo episodio concentreremo l'attenzione su un segmento dell'economia particolarmente vulnerabile: le piccole imprese.

Per preparare il terreno per questo argomento diamo un'occhiata ad alcune importanti statistiche della Small Business Administration (SBA). Le piccole imprese:

- Rappresentano il 99,7% di tutti gli occupati
- Impiegano poco più del totale dei dipendenti del settore privato
- Pagano il 44% del totale degli stipendi privati
- Hanno generato il 64% dei nuovi lavori degli ultimi 15 anni.
- Creano più della metà del Pil non agricolo
- Assumono il 40% dei lavoratori ad alta tecnologia (come scienziati, ingegneri e programmatori)

Inoltre, secondo la Kauffman Foundation, le nuove aziende sono l'unico motore che crea lavoro nell'economia statunitense. Kauffman ha snocciolato un archivio di dati dal Census Bureau che coprono gli anni dal 1977 al 2005. In questo periodo, ad eccezione di 7 anni, le aziende esistenti hanno tagliato una media di un milione di posti di lavoro, mentre le imprese che esistevano da un anno o meno ne hanno creati 3 milioni. "I pianificatori sono propensi a focalizzarsi sui cambiamenti nei tassi di disoccupazione nazionali o statali, o sui licenziamenti delle compagnie esistenti," spiega Robert Litan, "ma i dati di questo rapporto suggeriscono che la crescita sarebbe incentivata sostenendo queste nuove aziende". Invece, queste piccole aziende vengono strangolate. Elenchiamo i modi con cui ciò avviene...

Secondo il National Business Group on Health, la grande impresa vede aumentare i propri costi delle assicurazioni sanitarie del 9% annuo. Ma per le piccole imprese i numeri crescono più velocemente. In California gli aumenti sono tra il 12% e il 23%, in media, secondo il Los Angeles Times. Si tratta di un'accelerazione rispetto a un trend di vecchia data...

Il governo ha inclinato la retta dei costi per la copertura assicurativa a favore delle grandi imprese per decenni... e la legge sulla Riforma del settore sanitario approvata quest'anno l'ha inclinata ulteriormente.

Poi c'è una pepita incastonata in un'altra mostruosità legislativa conosciuta come la "financial reform". Entrerà in vigore nel 2012 e ogni azienda è obbligata a compilare un Form 1099 per ogni venditore da cui si acquistano più di 600dollari in beni o in servizi ogni anno. Quindi se siete un piccolo imprenditore che ordina 601 dollari di forniture da Staples nel corso di un anno (è meglio che teniate un totale aggiornato) dovete compilare una 1099 per Staples. 26 milioni di proprietari verranno intrappolati in questa rete. Il SMC Business Councils, un gruppo di consulenza aziendale, calcola che i suoi membri attualmente riempiano circa 10 Form 1099 in un anno. Con queste nuove regole la SMC stima che il numero possa crescere fino a 200. L'idea che sta alla base di questa norma è di aumentare l'osservanza della legge fiscale esistente. La conseguenza inaspettata sarà quella di seppellire le piccole imprese sotto un cumulo di carte.

Secondo la SBA le piccole imprese con meno di 20 impiegati spendono il 45% in più per impiegato che le grandi aziende per conformarsi alle norme federali. Ancora, proprio al momento giusto, uno studio eseguito dal concisamente chiamato Transactional Records Access Clearinghouse alla Università di Siracuse, mostra che l'IRS (International Revenue Service, ndt) ha aumentato le proprie ore di verifica sulle piccole imprese (quelle che hanno meno di 10 milioni di dollari in immobilizzazioni) del 30% negli ultimi 5 anni. L'ammontare medio della "sottostima" trovato in ogni ora di verifica in una piccola o media impresa è di 1025 dollari. Per le grandi aziende è di 9354 dollari. Hmmmm.. questa è una buona tendenza se siete un avvocato di una delle 500 imprese di Fortune. É cattiva se state cercando di far crescere una piccola attività.

I settori privati vengono anche colpiti duri...

- La riforma finanziaria sta colpendo le banche delle piccole comunità con ostacoli nelle regolamentazioni. "Non saremo più in grado di valutare le possibilità di prestito basandoci semplicemente sulle garanzie del creditore," afferma, dalle colonne del WSJ ,Sarah Wallace, direttrice di una piccola banca in Ohio, "Prenderemo decisioni in osservanza delle regolamentazioni piuttosto che basate sul credito"

- I requisiti contenuti all'interno del "food safety" bill che dovrebbe essere approvato dal Congresso questo mese avranno un impatto devastante sui piccoli contadini. "Questo potrebbe far sparire i mercati", afferma sull'Oregonian il fattore Scott Frost. "Gli unici ragazzi a cui sarà permesso di stare in piedi nella stanza saranno i grossi gorilla." Questo perchè le grandi realtà possono facilmente assorbire i requisiti che prevedono un archivio (e i costi annuali che comporta) che seguono al progetto di legge.

Non è solo lo stato federale che munge questi ragazzi. Le piccole imprese sono un frutto da spremere anche per i governi degli stati in cerca di incassi. Vale a dire...

- La Pennsylvania sta pensando di aggiungere una tassa di vendita del 6% agli idraulici e ai servizi elettrici
- Le riparazioni degli orologi da polso nello stato di New York potrebbero essere soggette al 4% di tassa di vendita
- Quattro stati sono intenzionati a unirsi ad altri 26 che hanno tassato le sale da bowling
- Volete andare a cavallo in Arizona? I proprietari dei maneggi potrebbero preso farvi pagare una tassa del 5.6%
- Tre stati potrebbero iniziare a tassare i servizi di decorazione degli interni

In questo contesto il passo successivo potrebbe arrivare senza molte soprese. La National Federation of Indipendent Business pubblica un "Indice di ottimismo" mensile in funzione dei piccoli imprenditori che intervista. Lo scorso mese il numero era di 88.1. L'ultima volta che questo numero è rimasto sopra il tetto dei 90 per più di 3 mesi è stato all'inizio del 2008. Viaggiava sopra il 100 nell'ottobre del 2006. "La persistenza del livello dell'Indice al di sotto del 90 non ha precedenti nei nostri sondaggi" afferma la NFIB. Questi dati contrastano negli ultimi 5 anni con l'ISM manufacturing index per le grandi imprese, che continua ad aumentare...
Quando la NFIB ha chiesto ai partecipanti al sondaggio di indicare quale fosse il problema più rilevante da affrontare per la loro attività, il 29% ha affermato le "scarse vendite", ma subito dietro nella classifica...

- il 22% ha menzionato le tasse
- il 15% le regolamentazioni governative e la burocrazia
- il 7% il costo e la disponibilità delle assicurazioni, che come abbiamo visto è un problema creato dal governo.

Solo il 4% ha menzionato la disponibilità di credito. Molto bene, considerato abbiamo speso miliardi di dollari per salvare le banche e mantenere le linee di credito aperte, non è vero?

9 giugno 2010

Mi scusi, Segretario

Quotidianamente abbiamo occasione di assistere alle fregnacce dei politici nostrani. Gli eletti adattano continuamente il loro pensiero, sostenendolo con tesi al limite dell'assurdo, con il solo scopo di far passare determinati provvedimenti che si rivelano sempre dannosi per gli individui che non possono mungere la mammella statale. Tralasciando i palchi secondari, l'amministrazione che costituisce l'esempio più lampante di questi castelli di carta costruiti per sostenere riforme liberticide, è certamente quella che ha come comandante in capo Barack Obama. Il reale bersaglio dell'azione politica è ormai la libertà individuale, che ovviamente comprende anche il potere di disporre di un bene, ovvero la proprietà. Se lo Stato prende gradualmente dal proprietario il potere di disporre, attraverso l'espansione della sua influenza sulla produzione; se cresce il suo potere di determinare quale direzione la produzione debba prendere e quale tipo di produzione debba esistere, allora al proprietario non rimane nulla all'infuori del nome vuoto di proprietà, e la proprietà è passata nelle mani dello Stato. L'articolo che segue, di Clifford F. Thies, è una lucida dimostrazione della tesi appena esposta.

In risposta a una domanda del Brooking Institute, il Segretario di Stato Hillary Clinton, ha osservato:
Il Brasile è il paese nell'emisfero occidentale con il più altro tasso di pressione fiscale rispetto al PIL e, indovinate, sta crescendo velocemente. I ricchi stanno diventando più ricchi, ma stanno spingendo molte persone fuori dalla soglia della povertà. C'è una certa formula laggiù, che funzionava anche per noi fino a quando non l'abbiamo purtroppo abbandonata.
I socialisti sono sempre impegnati a fare affermazioni del genere. In alcuni posti, in alcuni periodi, l'acqua è stata vista risalire la corrente, o almeno così sembra, ed - ecco! - le leggi economiche vengono tutte defenestrate. Prima di tutto, un'osservazione non prova nulla. L'economia non funziona in questo modo. La signora Clinton sta semplicemente dimostrando quanto sia ignorante in materia di scienza economica. Qual è la sua teoria, Signora Segretaria, della relazione tra le politiche fiscali e la crescita economica, e cosa ci dimostrano tutti i dati? L'economia non è la climatologia. Non nascondiamo i dati sconvenienti. In secondo luogo, la teoria economica non dice molto sulla percentuale di "pressione fiscale" in rapporto al PIL e sulla crescita economica. Ci sono diverse ragioni. Le elencherò brevemente e dedicherò spazio ad una quinta motivazione.
  1. Gli incassi generati dalla vendita di prodotti e servizi da parte delle imprese governative sono categorizzati come introiti erariali? Certamente, se il Brasile include le vendite di greggio come incassi del fisco e il Messico non lo fa, i paragoni della pressione fiscale rispetto al PIL in funzione della crescita economica non hanno senso.
  2. Quale parte della spesa pubblica è finanziata dall'emissione di titoli di stato, quale dall'emissione di moneta e quale dalla tassazione? Certamente, se gli Stati Uniti finanziano metà della spesa del governo federale attraverso l'emissione di titoli governativi e il Brasile ha un budget bilanciato, questa comparazione fra tasse e crescita economica non ha senso
  3. Fino a che punto le assicurazioni sociali coinvolgono la sussidiazione incrociata? Chiaramente, se il Cile ha la previdenza sociale privatizzata e gli States un sistema egalitario di previdenza sociale, questa comparazione non ha senso.
  4. Fino a che punto le tasse sono raccolte attraverso aliquote basse e su base ampia? Se il Brasile ha sostanzialmente appiattito la propria struttura fiscale, in modo tale da recuperare la maggior parte delle proprie entrate erariali da basse aliquote applicate uniformemente alle attività economiche, e gli Stati Uniti esentano i lavoratori a basso reddito dalla tassazione federale e applicano le aliquote più alte al mondo su chi ha il reddito più alto, questa comparazione non è senza senso, ma certamente, non è lineare.
Per via delle motivazioni elencate, coloro che hanno sviluppato l'indice di libertà economica del Fraser Institute non tengono conto della pressione fiscale in funzione del PIL per calcolare il loro indice. Essi tengono conto del rapporto della spesa pubblica rispetto al PIL e dell'aliquota d'imposta marginale. Le 4 obiezioni di cui sopra sono importanti, ma ciò su cui voglio focalizzare l'attenzione è la differenza tra il livello del PIL e tra il tasso di crescita del PIL. Gli Stati Uniti hanno avuto per tanto tempo un'economia di libero mercato. Come indicato dall'indice di libertà economica del Fraser Institute, in una scala da uno a 10, gli USA sono passati dal 7 degli anni Settanta fino ad un abbondante 8 del 2000. In seguito, durante l'amministrazione del Presidente george W. Bush, di Tom De Lay e del Presidente del Senato Ted Stevens, la libertà economica è diminuita durante il primo decennio del XXI secolo. Non appena il grafico verrà aggiornato per il nostro attuale leader, il Great One, diminuiranno ulteriormente.

Ora passiamo al Brasile. Quarant'anni fa il Brasile aveva un'economia mista, con elementi di socialismo populistico e di fascismo. Non sorprendentemente era quindi un'economia povera. In seguito, nella seconda parte degli anni Ottanta, il paese iniziò a varare riforme economiche. In particolare sostituì la propria scellerata corsa inflazionistica che andava avanti da diverse decadi, con una nuova e relativamente stabile moneta. Abbracciò anche la tendenza a privatizzare le imprese di stato, liberare il commercio internazionale, togliere i paletti all'economia domestica e ad abbassare le aliquote marginali. Per quel che riguarda le aliquote, quelle del Brasile sono più basse rispetto a quelle statunitensi (sebbene del rapporto del Fraser Institute del 2007 abbiano lo stesso valore). In Brasile le aliquote individuali e le imposte sulle società sono rispettivamente del 27,5 e del 25%, mentre negli Stati Uniti, sono attorno al 35%. Il motivo per cui il Brasile può ricavare maggiori introiti in rapporto al PIL con aliquote marginali più basse è dovuto al fatto che, come ho detto sopra, la relazione fra le due voci non è lineare. Dal punto più basso risalente alla metà degli anni '80, il Brasile è velocemente cresciuto, raggiungendo recentemente quota 6. Quindi, cosa vi aspettate accada alla crescita economica in Brasile? Continuerà nella sua forte crescita economica e se sostenuto da riforme del mercato marcerà spedito in questa direzione? Certo che si! L'acqua non scorre verso la sorgente in Brasile. Sta andando nella stessa direzione in cui le leggi dell'economia dicono che dovrebbe scorrere.

L'indice della libertà economica è tuttora più basso in Brasile rispetto agli Stati Uniti, e gli standard di vita, misurati in PIL pro-capite, rimangono più bassi. Ma ci sono un sacco di ragioni per essere ottimisti in quel paese. Ricerche dimostrano che il libero mercato e l'economia di mercato godono di un consenso più grande in Brasile che negli Stati Uniti. Il Brasile, assieme all'India, continua a promuovere il Doha round nelle negoziazioni sul commercio internazionale, dopo che l'Europa e gli Stati Uniti avevano smesso da tempo. Non chiedetemi nemmeno di parlare delle comunità aziendali che stanno emergendo nelle repubbliche dell'America Latina e in altre zone del mondo che hanno promosso riforme orientate al libero mercato.

Oh, un'ultima cosa. Il Brasile non ha il rapporto più alto di pressione fiscale rispetto al PIL nell'emisfero occidentale. Il primato spetta a Cuba.

28 maggio 2010

La ripresa economica è reale?

[traduzione di un articolo di Blacklisted News - Michael Snyder] Se ascoltate i principali media abbastanza a lungo, potreste essere tentati di pensare che gli Stati Uniti sono emersi dalla recessione e che ora si trovino nel mezzo di una ripresa economica. Infatti, secondo i funzionari dell'amministrazione Obama, la grande macchina economica americana è tornata in vita, più forte e solida che mai. Ma è veramente così? Certo che no. Rimarrete delusi se foste convinti di ciò. Quello che è successo è che il pacchetto di salvatagglio, la spesa governativa e il nuovo debito che Obama e il Congresso hanno pompato nell'economia ci ha garantito un po' di tempo. Ma ha anche reso più gravi i problemi da affrontare nel lungo termine. La realtà è che gli Stati Uniti non possono continuare a supportare un economia basata su un oceano di inchiostro rosso. Ad un certo punto la sciarada è destinata a crollare.

Il PIL non è un valido strumento per misurare la salute economica di una nazione. Ad esempio, se guardate la crescita del PIL durante la repubblica di Weimar all'inizio degli anni '30, sareste tentati di pensare che l'economia tedesca fosse davvero prospera. I cittadini tedeschi spendevano quantità di denaro sempre maggiori. Ma certamente quel denaro perdeva gradualmente valore e allo stesso tempo l'iperinflazione aumentava vertiginosamente fuori da qualsiasi controllo. Bene, oggi il potere d'acquisto del dollaro sta rapidamente diminuendo e il prezzo del cibo e di altri beni primari continua ad aumentare. Quindi solo perchè gli americani stanno spendendo un po' più di quanto spendevano prima non significa che sia cambiato qualcosa.

Come vedrete qui sotto, ci sono molti segnali che dimostrano che l'economia statunitense sia davvero a rischio. Qualsiasi "ripresa" che gli USA stanno sperimentando è illusoria e sarà solo temporanea. L'intero sistema finanziario statunitense sta crollando, e nonostante si stia cercando di metterci una pezza per un po', questo destino è inevitabile. Ma per quanto ovvio possa sembrare a molti di noi, ci sono ancora abbastanza persone che sono assolutamente convinte che l'economia statunitense si riprenderà completamente e sarà presto più forte che mai. Quindi ecco di seguito 25 domande da porre a chiunque sia abbastanza illuso da credere che questa ripresa economica sia reale...

#1) In quale universo, un'economia in cui 39,68 milioni di americani usufruiscono dei food stamps, si può considerare in ripresa? Il Dipartimento dell'Agricoltura prevede che queste tessere supereranno la quota di 43 milioni nel 2011. Un repentino aumento di queste richieste è un buon segnale o un cattivo segnale per l'economia?

#2) Secondo RealtyTrac, gli ordini di esproprio del mese di marzo sono stati emessi su 367.056 proprietà. Si tratta di un aumento del 19% da febbraio, ed è il numero più alto da quando RealyTrac ha iniziato a stilare i rapporti nel 2005. Quindi potete gentilmente spiegare in che modo il mercato immobiliare statunitense è in ripresa?

#3) La Mortgage Bankers Association ha appena annunciato che più del 10% dei proprietari di casa statunitensi ha mancato almeno un pagamento nel periodo di gennaio-marzo. Si tratta di un record e costituisce un aumento del 9,1% rispetto a un anno fa. Pensate che sia il segnale di ripresa per il mercato immobiliare?

#4) Come si può considerare sano il mercato immobiliare quando, per la prima volta nella storia moderna, le banche posseggono una fetta più grande del valore delle case residenziali che tutti gli americani messi assieme?

#5) Con il Congresso che sta pianificando di quadruplicare le tasse sul petrolio, cosa pensate succederà al prezzo della benzina negli Stati Uniti e come pensate che si rifletterà sull'economia statunitense?

#6) Pensate che sia un buon segno che Arnold Schwarzenegger, il governatore della California, affermi che "tagli terribili" saranno necessari urgentemente per evitare un disastro finanziario completo nel suo stato?

#7) Ma non è solo la California ad essere nei guai. Dozzine di Stati sono in una pessima situazione finanziaria, tanto che si stanno preparando ai più grandi tagli nel bilancio nelle ultime decadi. Cosa pensate che sucederà all'economia dopo tutti questi tagli di bilancio?

#8) In marzo, il deficit commerciale degli USA ha raggiunto il livello più alto dal dicembre del 2008. Mese dopo mese dopo mese compriamo più dal resto del mondo di quanto gli altri comprino da noi. La ricchezza sta abbandonando gli States con tassi senza precedenti. Quindi il fatto che il deficit commerciale statunitense stia aumentando è un buon segno o un cattivo segno per l'economia statunitense?

#9) Considerando il fatto che il governo statunitense ha previsto di avere un debito di 1,6 triliardi di dollari nel 2010, e considerando il fatto che se uscite e spendete un dollaro ogni singolo secondo vi serviranno 31,000 anni per raggiungere quota un triliardo di dollari, come si può essere convinti che l'economia stia guarendo quando abbiamo un debito del genere?

#10) Il Minstero del Tesoro ha annunciato recentemente che il governo ha registrato un deficit più alto del previsto di 82,69 miliardi di dollari in aprile. Il fatto che l'inchiostro rosso sulle carte del governo sia più di quanto previsto è un buon segno o un cattivo segno?

#11) Secondo un nuovo rapporto, il debito pubblico statunitense raggiungerà il 100% del PIL entro il 2015. É un segnale di ripresa economica o di un disastro economico?

#12) Un grandissimo quantitativo di petrolio continua a fuoriuscire liberamente nel Golfo del Messico e gli analisti stanno già progettando che il turismo e la pesca nella costa saranno devastati per decadi da questo incidente ambientale senza precedenti. Alla luce di questi fatti, come si può pensare che l'economia statunitense sarà a breve più forte che mai?

#13) La lista di banche a rischio della FDIC ha raggiunto il valore più alto nell'arco degli ultimi 17 anni. Pensate che un numero crescente di piccole banche che falliscono sia un buon segno o un cattivo segno per l'economia statunitense?

#14) La FDIC sta sostenendo 8.000 banche che hanno un totale di 13 triliardi di dollari in assets con un fondo di tutela che è sostanzialmente senza il becco di un quattrino. Cosa pensate che accadrà se un significativo numero di banche inizia a fallire?

#15) Le vendite di case esistenti è aumentato del 7,6% ad aprile. Questa è la buona notizia. La notizia cattiva è che questo aumento c'è stato poichè la scadenza delle sovvenzioni temporanee per l'aquisto della casa (bustarella governativa) stava incombendo. Ora che questi incentivi non ci sono più, cosa accadrà alla vendita delle case?

#16) Sia Fannie Mae che Freddie Mac hanno recentemente ammesso di aver bisogno di altri soldi da parte del governo. Quindi cosa si può dire dell'economia statunitense se due "pilastri" dell'industria ipotecaria sono buchi neri che godono del sostegno governativo?

#17) Il 43% degli americani ha risparmiato meno di 10,000 dollari per la propria pensione. Decine di milioni di americani si trovano solamente a un incidente stradale, una malattia seria o una causa civile dalla rovina finanziaria. Con così tanti americani che vivono nell'incertezza, come potete dire che l'economia è in salute?

#18) Il sindaco di Detroit ha affermato che il tasso di disoccupazione reale nella sua città è attorno al 50%. Come si può pensare che gli States siano in ripresa quando ci sono tassi così alti in una delle principali città americane?

#19) I dati di Gallup sulla sotto-occupazione hanno raggiunto il 20% il 15 marzo. Due settimane prima il tasso era del 19,7% e all'inizio dell'anno del 19,5%. Pensate che sia una tendenza positiva o negativa?

#20) Un nuovo sondaggio mostra che il 76% degli americani è convinto che gli Stati Uniti siano ancora in una situazione di recessione. Quindi la maggioranza degli americani è stupida o possiamo dire di essere in una recessione?

#21) Il 40% di coloro che vivono negli States complessivamente possiede meno dell'1% della ricchezza della nazione. Quindi il mantra di Barak Obama "Ciò che è buono per Wall Street è buono per Main Street" è valido?

#22) Richard Russel, il famoso autore di Dow Theory Letters, afferma che gli americani dovrebbero vendere tutto quello che possono vendere per ottenere liquidità, per fronteggiare i problemi economici alla porta. Pensate che Richard Russel stia delirando o possa aver ragione?

#23) Le inadempienze sulle ipoteche degli appartamenti delle banche statunitensi hanno raggiunto il record del 4,6% nel primo quarto del 2010. Infatti si tratta di almeno due volte la percentuale dell'anno prima. É una buona tendenza secondo voi?

#24) In marzo, il prezzo della verdura fresca negli Stati Uniti è aumentato del 49,3%, il più alto negli ultimi 16 anni. É un segnale di un'economia solida un aumento così drammatico?

#25) 1,41 milioni di americani hanno presentato istanza di fallimento nel 2009, un aumento del 32% dal 2008. Non solo, un maggior numero di americani ha dichiarato bancarotta nel marzo del 2010 rispetto a qualsiasi altro mese da quando le leggi sul fallimento sono state inasprite dal 2005. Quindi non dovremmo aspettare almeno fino a quando il numero degli americani che presenta istanza di fallimento non raggiunga nuovi record, prima di sussurrare le parole "ripresa economica"?

27 maggio 2010

Obama e la Guerra ai Poveri

Ieri, nell'articolo di Mises sull'inflazione, anche solo marginalmente era stata toccato l'argomento della "guerra alla povertà" intrapresa da Lyndon Johnson nella seconda metà degli anni Sessanta. La ridicola convinzione che un governo possa aiutare le classi più deboli tassando, inflazionando e spendendo, oltre ad essere assurda, è viva e vegeta anche oggi ed è certamente uno dei pilastri del "cambiamento" di Obama. Ecco un'analisi lucida di Paul A. Cleveland, del Mises Institute. Buona lettura:
Uno dei miei mentori, Clarence Carson, negli anni Settanta pubblicò un libro intitolato La Guerra ai Poveri. Per il titolo prese ispirazione dallo slogan "guerra alla povertà" di Lyndon Johnson. Carson notò che le guerre di oggi sono intraprese contro le persone reali piuttosto che le circostanze, che se il governo fosse impegnato in una guerra, dovrebbe esserlo contro un gruppo identificabile di persone. Nel suo libro egli identificò i poveri come questo gruppo, analizzando l'impatto economico delle varie politiche perseguite dal Presidente. In ogni nuova iniziativa della Great Society (così è definita la serie di riforme varate da Johnson, ndt), l'effetto di queste politiche era di alzare il livello dei prezzi di vari prodotti e di creare disagi ai poveri per tutelare pochi interessi circoscritti.

Non è cambiato molto in America. L'unica differenza tra ieri ed oggi è la misura in cui la proprietà viene attaccata. In verità, l'intero processo politico sembra gravitare attorno a questi attacchi fatti con lo scopo di ridurre la miseria, che nella maggioranza dei casi è causata da qualche programma precedente. Nonostante la miseria che le politiche passate ci hanno inflitto, durante ogni campagna elettorale i nostri politici viaggiano per il paese raccontandoci di come le loro proposte risolveranno qualsiasi problema che ci affligge. Se sono in carica, essi obiettano che le loro politiche funzioneranno se gli verrà concesso il tempo necessario. Per giunta, ci dicono che sono stati ostacolati nello sviluppo delle imprese promesse dai loro avversari politici. In alternativa, l'opposizione sostiene che solo gli interventi che ha proposto funzioneranno nel produrre la prosperità economica desiderata. E così via, fino a quando ciascuno cerca i voti di cui ha bisogno per aggiudicarsi le elezioni.

Fortunatamente per i nostri aspiranti maghi, i media prendono l'intero processo molto seriamente e dedicano gran parte del loro tempo al dibattito, senza porre nessuna domanda seria riguardo l'utilità di qualsiasi intervento. I media danno quindi credibilità a un processo che non potrebbe esistere senza il loro appoggio. Dopo tutto, se i media credono veramente che il governo sia in grado di produrre qualcosa dal nulla, i poco esigenti spettatori hanno analogamente ragione di essere in linea con questa posizione. In ogni caso, c'è una questione di cui i nostri aspiranti politici si rifiutano sempre di discutere. Loro non compiono mai lo sforzo di quantificare il costo della loro proposta. Se vengono forzati nel discutere di questo argomento, si limitano semplicemente a rispondere che i molti benefici del loro programma ripagheranno ampiamente i costi iniziali. Inoltre propongono costantemente un piano che imponga i costi sulle spalle delle persone ricche, perchè sono in grado di sostenerli. Poichè nessuno conosce nessuna di queste persone molto ricche, molti sono certi che il piano del politico gioverà alla propria condizione.

Il mago vive del suo inganno. Se il pubblico fosse sempre in grado di vedere la reltà circa quello che la classe politica sta realmente facendo, questi maghi dovrebbero esercitare la loro arte in privato. Ma questo tipo di frode li espone al pericolo di dover passare del tempo in prigione (come può testimoniare Bernie Maddoff). Se non volessero rischiare un periodo di detenzione, la classe politica dovrebbe lavorare per vivere. Non sarebbe più possibile per loro vivere dei frutti del lavoro di altre persone. Essi sono invece contenti che i cittadini siano in maggioranza compiacenti della loro cecità nei confronti dell'impoverimento che hanno perpetrato. Attualmente, l'inganno dei politici del giorno d'oggi non è niente di nuovo. É un'antica pratica e la storia è piena di casi in cui le autorità governative vivono della produzione di altri. Ne "La ricchezza delle nazioni", Adam Smith osservò che "Non c'è nessun arte che un governo impari da un altro, che non sia quella di prendere i soldi dalle tasche delle persone." [1]

Il processo di saccheggio pubblico sembra abbia guadagnato velocità con la nuova amministrazione. Si è intrapreso un assalto su tutta la linea del pubblico, che non ha il solo scopo di depredare i poveri per pochi interessi speciali, ma aumentare cospicuamente il numero delle persone che possono considerarsi povere. Se guardiamo al piano democratico dei Democratici e di Obama sul Carbon Cap-and-Trade o alla Riforma Sanitaria o al piano di salvataggio economico, in ogni caso essi hanno intenzione di alzare i prezzi e aumentare le tasse che gravano su ciascuno. Mentre poche corporazioni beneficeranno enormemente da queste riforme, la stragrande maggioranza delle persone sarà più povera. La parte più triste di tutto ciò è che a nessuno pare interessare che le conseguenze peggiori verranno pagate dai più deboli. L'immoralità di questa oppressione e di questa tirannia dovrebbero essere evidenti a chiunque guardi anche casualmente questa situazione. Comunque, finora i mass media hanno appoggiato Obama, e la popolazione ha deciso di rimanere ciecamente ignorante.

Suppongo che non ci sia niente di nuovo. Nel gioco politico sembra che ciascuno speri di essere tra i beneficiari. Inoltre, sembra che le persone non vogliano realizzare un'ovvia verità economica: in questo mondo ci sono solo pochi modi per ottenere ciò che desideriamo. Possiamo produrre le cose noi stessi arrangiandoci, produrre qualcosa che interessi agli altri e usarla come merce di scambio per ciò che vogliamo, prendere le cose con la forza o con la truffa, o riceverle come carità. Solo le prime due di queste attività sono economiche. Il furto e la carità non possono essere applicati universalmente, perchè ciascuna può essere raggiunta solo attraverso la produzione di altri. É questa la cosiderazione che ha spinto H.L. Mencken ad asserire che le elezioni in Americano non erano nient'altro che aste di proprietà rubate. Oppure, come ironicamente ha affermato, "Un buon politico è qualcosa di impensabile quanto un ladro onesto."

In verità, la redistribuzione governativa della proprietà non è niente di più che un furto sistemato, in cui i politici rubano dalle masse. Che si tratti dei salvataggi finanziari orchestrati dall'amministrazione Bush o dell'acquisizione di due case automobilistiche da parte dell'amministrazione Obama, il furto governativo di proprietà privata è vivo e vegeto. A queste persone importa poco che le loro azioni impoveriscono gli altri. Piuttosto, essi agiscono egoisticamente nella loro avidità e il loro scopo politico è quello di rubare ciò di cui hanno bisogno dagli altri. In verità, la mano di chiunque che supplichi per un favore statale partecipa a questa attività ingiusta e immorale. Il governo è semplicemente incapace di creare qualcosa dal nulla. Indipendentemente da quello che credo molti giornalisti, Barack Obama non è l'Onnipotente, in grado di creare cose dal nulla. Non importa che si tratti di Woodrow Wilson, Herbert Hoover, Franklin Roosevelt, Lyndon Johnson, Richard Nixon, Jimmy Carter, George Bush o Barrack Obama. Un ladro è un ladro, e tutti i ladri impoveriscono le loro vittime.
Per i più scettici a dimostrazione dell'articolo di Paul Cleveland ecco un estratto dell'analisi di solari.com su uno dei tanti effetti dell'Health Care Act dell'amministrazione Obama:
Il Congresso ha aggiunto una norma che richiede che ogni attività che non sia esentata dalle tasse di provvedere per il 31 gennaio di ogni anno a fornire un documento di versamento delle tasse (solitamente un modulo 1099) per ogni beneficiario a cui siano stati fatti pagamenti complessivi di 600 dollari o più durante l'anno solare. [...] Chiedetevi quante imposte fiscali si risparmieranno attraverso questa norma se comparati ai costi burocratici. Pensiamo che concluderete che i benefici potenziali per i contribuenti saranno superati di gran lunga dall'aumento dei costi in termini di tempo di lavoro degli impiegati, costi esterni legali e di contabilità e perdita generale di qualsiasi privacy contabile. Lo scopo di questa norma è quello di sovraccaricare le piccole aziende con costi aggiuntivi che le escludano dal mercato? Noi pensiamo di si.
Tutte le regolazioni governative (spacciate come "riforme") sono disegnate e create al fine di mantenere i monopoli, che sono anche le prime realtà che accedono alla refurtiva fiscale che ogni anno un governo incamera. Questo è il modus operandi del socialismo. In rete ci sono altri esempi che attestano che la redistribuzione governativa della proprietà privata non sia altro che un furto sistematico, con particolare riferimento all'attuale amministrazione Democratica. Non potendo tradurre mi limito a linkarli qui sotto.

26 maggio 2010

L'inflazione distrugge i risparmi

L'Unione Europea, con il recente piano di salvataggio di cui abbiamo ampiamente trattato, ha deciso di non far pagare il conto delle insolvenze bancarie ai creditori delle banche stesse e considerato che il salvagente da 440 miliardi di euro si è sgonfiato prima ancora di essere gettato in mare, ormai l'unica alternativa al requiem della moneta unica è l'intervento in prima linea della BCE. Le modalità d'intervento, che prevedono un frenetico lavoro dei rulli delle stampanti, le abbiamo già descritte. La conseguenza di questo accanimento terapeutico, meglio noto come monetizzazione del debito, sarà un'inflazione galoppante. É bene soffermarsi ulteriormente sugli effetti dell'inflazione, e a tal proposito propongo questo estratto dal libro Ludwig von Mises on Money and Inflation: A Synthesis of Several Lectures, redatto da Bettina Bien Greaves. Noterete che l'articolo è terribilmente attuale, ad eccezione forse degli ultimi capoversi, nonostante sia stato scritto una quarantina di anni fa circa. Buona lettura:

Tutto ciò che un governo compie a scapito del potere d'acquisto dell'unità monetaria colpisce, nelle condizioni attuali, le classi medie e le classi lavoratrici della popolazione. Solo queste persone non lo sanno. Questa è la tragedia. La tragedia è che i sindacati e tutte queste persone supportano una politica che rende i loro risparmi senza valore. E questo è il pericolo reale dell'intera situazione. Le condizioni in cui vivono le persone nei paesi industrializzati occidentali, che ad oggi praticamente corrispondono a tutti quei paesi in cui gli standard di vita hanno fatto dei progressi dal XVI o XVII secolo, le masse sono in una posizione, fortunatamente, negli anni in cui sono in grado di lavorare e in piena salute, per potersi preoccupare del loro mantenimento fino a quando loro non saranno più in grado di svolgere alcuna mansione o quando la loro predisposizione al lavoro sarà diminuita per via dell'età o di altri cambiamenti.

Nelle condizioni attuali, queste persone possono prepararsi alla vecchiaia o stipulando contratti di lavoro che gli garantiscano una pensione di anzianità o risparmiando una parte del loro stipendio per investirlo in modo tale da poterne disporre negli ultimi anni di vita. Questi investimenti possono essere semplici conti di deposito bancari o polizze d'assicurazione sulla vita, o obbligazioni, per esempio, titoli di stato che in molti paesi sembrano un investimento più che sicuro. In tutti questi casi il futuro di queste persone, che si affidano a queste soluzioni per la loro vecchiaia, per la famiglia e i figli, è strettamente connesso al potere d'acquisto dell'unità monetaria. L'individuo che possiede una proprietà agricola, il produttore di olio o cibi, l'uomo d'affari che dirige un'azienda sono in una posizione diversa. Quando i prezzi dei prodotti che vendono aumentano come conseguenza dell'inflazione, non verranno colpiti nello stesso modo in cui molte altre persone ne faranno le spese. Il proprietario di merce comune vedrà che, nel complesso, la maggior parte delle sue giacenze aumenterà di prezzo allo stesso modo in cui i beni aumentano per via dell'inflazione.

Ma per chi ha uno stipendio fisso le cose cambiano. L'uomo che è andato in pensione 25 anni prima, con una pensione annuale di 3,000 dollari, era nel complesso in una buona situazione o si riteneva fosse in una buona posizione. Ma questa valutazione è stata fatta in tempi in cui i prezzi erano di gran lunga più bassi di oggi. Non voglio dire niente di più su questa situazione e sulle conseguenze o gli effetti dell'inflazione per le persone. Ciò che volio sottolineare è che il problema più grande oggi è precisamente questo, sebbene le persone non se ne rendano conto. Il pericolo è dovuto al fatto che le persone considerano l'inflazione come qualcosa che colpisce le altre persone. Essi si accorgono molto bene che devono soffrire anche loro perchè i prezzi dei beni che stanno comprando aumentano continuamente, ma non capiscono completamente che il più grande pericolo per loro è precisamente il progresso dell'inflazione e l'effetto che avrà sul valore dei loro risparmi.

In tutta Europa oggi assistete a tumulti per via del fatto che le masse stanno scoprendo che sono loro i perdenti di tutte queste operazioni finanziarie, che i loro stessi governi consideravano mosse meravigliose. Perciò per poter coinvolgere le masse nel miglioramento delle condizioni economiche e renderle beneficiarie, reali beneficiarie, nel grande sviluppo della produzione industriale che sta prendendo piede in tutti i paesi d'Europa, del Nord America e persino il Messico, è necessario abbandonare le politiche inflazionistiche. I grandi tumulti a cui assistiamo in questo periodo in Europa, le idee rivoluzionarie delle masse, specialmente i figli delle classi medie che stanno studiando nelle università, sono frutto del fatto che i governi europei, con l'eccezione forse della piccola Svizzera e di altre piccole nazioni, negli ultimi 60 anni hanno portato avanti una politica di inflazione senza limiti [1].

Quando si valutando le condizioni della Francia, non ci si dovrebbe lasciar sfuggire il ruolo dell'inflazione. I francesi avevano ragione quando, nel XIX secolo e all'inizio del nostro secolo, sostenevano che la stabilità sociale e il welfare si basavano principalmente sul fatto che gran parte della popolazione possedesse titoli di stato e perciò considerava il welfare finanziario del paese e del governo a proprio vantaggio finanziario. Ora tutto questo è stato distrutto. I francesi che non erano in affari, ovvero la maggior parte della popolazione, erano risparmiatori fanatici. Tutti i loro risparmi sono stati distrutti quando la tremenda inflazione ha ridotto il valore del franco praticamente a zero. Il franco francese può non aver toccato quota zero, ma per un francese che prima aveva 100 dollari e adesso ne possiede uno, la differenza non è così marcata. Solo poche persone possono ancora considerarsi proprietari di qualcosa se il valore della stessa viene ridotto all'1% di quanto valeva prima.

Quando parliamo di inflazione, non dobbiamo dimenticare che in aggiunta alle conseguenze della distruzione di una moneta, c'è il pericolo che privare le masse dei loro risparmi le ridurrà in una condizione disperata. Per decenni c'erano solo poche persone che erano in accordo con questa mia posizione. Comunque, sono rimasto sbalordito quando oggi ho letto nel Newsweek che la maggioranza delle persone nella nazione non sono interessate alla conservazione del potere d'acquisto dell'unità monetaria. Sfortunatamente, l'articolo non diceva che la distruzione dei risparmi delle masse era un argomento molto più serio che la famosa guerra contro la povertà. É ridicolo che un governo finanzi una "guerra alla povertà" [2] tassando, inflazionando e spendendo, e quindi sacrificando i risparmi delle masse che stanno cercando di migliorarsi attraverso i loro stessi sforzi. Questa è una delle molte contraddizioni che abbiamo nel nostro sistema politico, non in quello economico. Per spiegare la mia posizione, considerate la terribile contraddizione del governo americano quando afferma: "Dobbiamo finanziare una guerra contro la povertà. Senza dubbio molte persone sono povere e noi dobbiamo migliorare le loro condizioni di vita." E quindi questo governo tassa le persone allo scopo di rendere il pane più costoso. Affermerete "Quindi il pane costa di più, ma questa è un'eccezione." Ma questa non è un'eccezione! Il governo americano spende anche miliardi di soldi delle tasse per rendere il cotone più costoso. I beni derivati dal cotone non sono certo beni di lusso. Forse lo sono se comparati al pane, ma il governo fa la stessa cosa, segue la stessa politica, con il pane.

La reale guerra alla povertà è stata la rivoluzione industriale e l'industrializzazione delle fabbriche moderne. All'inizio del XIX secolo, le scarpe e le calze erano beni di lusso per la maggioranza delle persone dell'Europa continentale. Non facevano parte dell'abbigliamento quotidiano. E le condizioni di queste persone non sono migliorate tassando, prendendo soldi o scarpe ai ricchi e dandole ai poveri. É stata l'industria calzaturiera, non i ricchi del governo, che ha migliorato le condizioni dei poveri, che ha apportato un cambiamento rivoluzionario nelle condizioni delle masse. Uno statista potrebbe affermare: "Se avessi più soldi da spendere potrei fare cose che mi renderebbero molto popolare nel mio paese." Il governo cerca di guadagnare popolarità facendo queste cose, ma la tecnica che utilizza è quella di spendere, e in seguito cerca di prendersi il merito del buon risultato di una spesa. Ma tale spesa non è sempre qualcosa di buono. Qualche volta una spesa significa anche comprare bombe e lanciarle in un paese straniero. Ma se tale esborso è benefico, diciamo se rende possibile qualche miglioramento nel paese, allora lo statista afferma: "Guardate, non c'è mai stato un tenore di vita così elevato durante il mio regime. Ci sono alcune persone cattive, alcuni inflazionisti, alcune persone che cercano di approfittarsene, ma io non ho niente a che vedere con loro. Non è colpa mia." E così via.

La nostra situazione economica dipende largamente dalla relazione del governo e del partito dominante con i sindacati. Noi abbiamo "inflazione", nel senso di prezzi più alti, insita nel nostro sistema economico perchè i sindacati ogni anno, ogni due anni o in casi eccezionali ogni tre anni, chiedono salari più alti. La stragrande maggioranza dei lavoratori vuole costantemente salari più alti e ritengono che gli stipendi possano essere manipolati ad libitum, a volontà, dai governi. I sindacati hanno il potere, attraverso l'uso della violenza, con l'aiuto di certe leggi e di certe istituzioni a Washington, di forzare le persone a supportare le loro richieste di salario. Se gli stipendi non continuano ad aumentare, nessuno sa cosa accadrà. L'unica soluzione possibile all'inflazione è un'aperta opposizione ai sindacati e all'idea che delle retribuzioni più alte sono l'unico modo per migliorare le condizioni delle masse. I membri dei sindacati devono anche accorgersi che le loro condizioni migliorerebbero se i prezzi delle cose che desiderano acquistare scendessero, anche se le loro retribuzioni non salissero. Non voglio aggiungere altro a questo problema se non che il governo ha dato il via a questo meccanismo da quando ha potuto aumentare la quantità di denaro stampandolo.

Diamo un esempio di quanto l'inflazione distrugga i risparmi: c'era in un paese europeo un bambino povero, educato in un asilo per orfani, molto ben educato, perchè quando finì la scuola e la sua permanenza all'orfanatrofio, emigrò negli Stati Uniti. Nel corso della sua lunga vita egli accumulò una considerevole fortuna producendo e vendendo qualche merce con grande successo. Quando morì, dopo aver vissuto per 45 anni negli Stati Uniti, lasciò una fortuna di 2 milioni di dollari. Non tutti lasciano una fortuna del genere; questo è certamente eccezionale. Nelle volontà di quest'uomo c'era che i suoi risparmi fossero destinati in Europa, con lo scopo di costruire un altro orfanatrofio simile a quello in cui egli era stato educato. Questo avvenne poco prima della Prima Guerra Mondiale. I soldi furono riportati in Europa. Secondo la procedura solita furono investiti in titoli di stato del suo paese, e l'nteresse sarebbe stato pagato ogni anno per mandare avanti l'asilo. Ma la guerra iniziò, e quindi anche l'inflazione. E l'inflazione ridusse a zero la sua fortuna di 2 milioni di dollari investita in marchi europei. Per fare un altro esempio, un tedesco che nel 1914 possedeva una fortuna equivalente a 100,000 dollari, nove anni più tardi gli sarebbe rimasto mezzo punto percentuale di quella fortuna, o una cifra simile, non fa differenza; egli aveva perso tutto. E ci sono stati esperienze simili nelle università europee. Ad esempio, molte fondazioni furono fondate nel corso dei secoli da persone che volevano rendere possibile ai ragazzi poveri la frequenza universitaria, per raggiungere ciò che essi avevano raggiunto attraverso una buona educazione formata in un percorso universitario. E cosa è successo? In tutti questi paesi, Germania, Francia, Austria e Italia, arrivò una grande ondata inflazionistica. E questi aumenti distrussero gli investimenti. A beneficio di chi? Certamente del governo. E cosa fece il governo con i soldi? Li ha spesi, li ha buttati via.

La gente crede ancora, comunque, che la distruzione del valore della moneta non colpisce le masse. Ma è vero il contrario. E le copisce per prime. Non c'è nessun modo migliore per portare avanti una tremenda rivoluzione che distruggendo i risparmi delle masse che sono investiti in depositi risparmio, polizze assicurative e così via. Un esempio di ciò che voglio dire ce lo fornisce il presidente di una banca viennese. Mi ha detto che quando era un ragazzo giovane, dopo i 20 anni, aveva stipulato una polizza assicurativa sulla vita molto al di sopra delle sue possibilità economiche del tempo. Egli si aspettava che quando sarebbe stato ripagato, quella somma l'avrebbe reso un cittadino benestante. Ma quando raggiunse il suo 60esimo compleanno, la polizza era diventata un debito. L'assicurazione, che corrispondeva a una grande somma quando l'aveva sottoscritta 35 anni prima, si è rivelata appena sufficiente a pagare la corsa del taci per tornare al suo ufficio dopo che si era recato a ritirare la somma. Quindi, cos'è successo? I prezzi sono saliti, ma l'ammontare monetario della polizza è rimasto lo stesso. Egli per molti decenni ha risparmiato denaro. Per chi? Per il governo, affinchè spendesse e sperperasse.

Se parlate di una catastrofe monetaria, è bene ricordarsi una completa disfatta del sistema monetario. Una cosa del genere è successa in questo paese nel 1781, con la "continental currency". E si è ripetuta in molti altri paesi in seguito, ad esempio, con uno dei più famosi collassi inflazionistici del marco tedesco nel 1923. Questi cambiamenti non sono gli stessi, non sono dello stesso grado nei vari paesi. Ma non bisogna enfatizzare la differenza tra gli effetti portati da un'inflazione massiccia rispetto a quelli di un'inflazione più contenuta. Sono entrambi deleteri. Dobbiamo apprendere che in un'economia di mercato, in un sistema capitalista, tutte le relazioni tra gli uomini che non sono semplicemente intime e personali, tutte le relazioni insterpersonali, sono espresse, fatte, contabilizzate in termini monetari. Un cambiamento nel potere d'acquisto della moneta colpisce tutti. Tutte le relzioni tra gli individui e lo stato, e tra gli individui stessi, sono basate sul denaro. Ciò non è vero solo per le economie capitaliste, ma in tutte le condizioni.

Ad esempio, in paesi con economie prevalentemente agricole, in cui le piccole-medie fattorie prevalgono, è solito, necessariamente, che alla morte di un fattore uno dei suoi figli prenda il controllo delle sue proprietà e gli altri, i fratelli e le sorelle, prendano in eredità solo una parte della fattoria. L'uomo che ottiene la fattoria deve pagare agli altri, nel corso della sua vita, passo per passo, la parte di eredità che spetta agli altri. Ciò significa che chi eredita la fattoria non ottiene nè di più nè di meno degli altri membri della famiglia. Ma quando ciò è deciso trasferendo la proprietà a un erede e dando agli altri ciò che gli spetta in denaro, si tratta di un'operazione che prosegue negli anni, ovvero ogni giorno, se siamo in un regime inflazionistico, la parte dell'uomo che ha ottenuto la fattoria aumenta, e la fetta di torta dei fratelli e delle sorelle diminuisce.

Abbiamo avuto in questo paese, per diversi anni, un chiaro aumento inflazionistico nella quantità di moneta circolante. Comunque, le condizioni sono influenzate da questa situazione. C'è stata un aumento generale dei prezzi. Ne avete sentito parlare; ne avete letto; la gente compara i prezzi e ne parla abbastanza. Non voglio esagerare però su ciò che è accaduto al dollaro. La situazione non è ancora così grave da rendere inevitabile la catastrofe. Se andate in altri paesi, ad esempio il Brasile e l'Argentina, sarete in paesi in cui c'è un regime inflazionistico, ma di gran lunga più marcato. Se chiedete a un brasiliano qualche ritiene che sia una moneta stabile che non perde potere d'acquisto, vi risponderà "il dollaro statunitense ... è perfetto!" Certo che lo è se comparato alle monete di questi paesi.

Il problema del denaro, il problema pratico di oggi nel mondo intero è precisamente il seguente: i governi credono che nella situazione che ho descritto prima, in cui si deve scegliere tra una tassa impopolare e una popolare spesa pubblica, c'è una via di fuga, la via dell'inflazione. Questo illustra il problema dell'abbandono del gold standard. Il denaro è il fattore principale in un'economia di mercato. Il denaro è creato dall'economia di mercato, non dal governo. É il prodotto della tendenza delle persone di sostituire gradualmente lo scambio diretto con un mezzo di scambio comune. Se il governo distrugge il denaro, non distrugge solo qualcosa di estremamente importante per il sistema - i risparmi che le persone hanno messo da parte per investire e per prendersi cura di loro stessi nelle emergenze - ma distrugge anche il sistema stesso. Le politiche monetarie sono il centro delle politiche economiche. Quindi tutte le discussioni sul miglioramento delle condizioni, sulla prosperità ottenuta dall'espansione del credito e dall'inflazione, sono futili!


Note:
[1] Mises si riferisce ai tumulti studenteschi avvenuti a Parigi nella primavera del 1968. Il governo inglese ha svalutato il pound, il 18 novembre del 1967, da 2,80 dollari a 2,40 e ci fu una crisi internazionale dell'oro nel marzo del 1968. I francesi volevano tornare al gold standard. In maggio "studenti si ribellano alla Sorbona e in altri posti si sono opposti alla polizia e ottennero il supporto di 10 milioni di lavoratori che portarono avanti scioperi nazionali e presero il controllo di molte fabbriche. La nazione era quasi completamente paralizzata." Alla fine, dopo che si raggiunsero aumenti di stipendio, gli scioperanti ritornarono alla calma nei primi di giugno. Confrontare World Almanac, 1969, pagg. 63, 72, 512-513.
[2] Il presidente Lyndon Johnson annuciò, l'8 gennaio del 1964, una "guerra incondizionata alla povertà in America". Il denaro in particolare era destinato "alle aree cronicamente bisognose dei Monti Appalachi." (World Almanac, 1965, p. 142) Nel dicembre di quell'anno, il Congresso aveva stanziato 784,2 milioni di dollari per diversi progetti nella zona e in altri 10 stati, principalmente per strade e l'occupazione (World Almanac, 1965, pagg. 42, 47)

25 maggio 2010

L'allocazione delle risorse

The Road to Serfdom (1944), di Friedrich von Hayek, costituisce un riferimento per tutti coloro che si oppongono alla pianificazione statale. L'argomentazione di fondo dell'economista austriaco è che la libertà contrattuale e d'impresa, senza alcuna intromissione da parte del governo, avrebbe condotto all'allocazione efficiente delle risorse e quindi agevolato la crescita economica. Al contrario, più lo Stato si intromette nel libero scambio e "pianifica", più per gli individui diventa difficile ricorrere al calcolo economico. Ecco i risultati pratici:
Gli agricoltori, i ristoranti e i supermercati buttano via tonnellate di cibo commestibile ogni anno, mentre un numero crescente di californiani fa fatica a guadagnarsi il pasto. Più di sei milioni di tonnellate di cibo vengono buttate ogni anno, una quantità pari a 35 volte lo Staple Center di Los Angeles. Il cibo costituisce il 15,5% del totale dei rifiuti prodotti annualmente, secondo la California Integrated Waste Management Board.
In ogni sistema non di mercato il calcolo economico diventa impossibile e l'allocazione delle risorse non può quindi essere ottimale, ma anzi risulterà irrazionale.

P.S.: il Mises Institute fornisce anche un bellissimo riassunto del libro, attraverso immagini e brevi periodi, in forma di booklet.

Contro il Socialismo

É preferibile dividere in parti diseguali la ricchezza in un mondo di libertà e di pace o dividere sempre e comunque in parti diseguali la miseria in un mondo di oppressione e di odio? É la tesi dello studio condotto, con metodo scientifico, da Ludwig von Mises nel suo libro "Socialismo, Analisi economica e sociologica". L'opera che, a detta di Hayek "contiene il contributo più importante di von Mises", non è solo un rifiuto categorico dell'economia di stampo socialista, ma anche una critica all'intero apparato intellettuale che supporta questa idea, includendo le dottrine religiose alle spalle del pensiero socialista occidentale, una critica culturale dei dogmi socialisti sul sesso e sul matrimonio, un rifiuto del sindacalismo e del collettivismo. L'abolizione del mercato è la via verso la schiavitù. E la società socialista è la realtà in cui "chi non obbedisce non mangia". Il testo è in vendita su tutti i principali negozi di libri online a un prezzo scontatissimo (7-10€), quindi è opportuno cogliere l'occasione al volo. Qui di seguito un assaggio del testo, la prefazione alla seconda edizione inglese, scritta nel 1950 a New York.

Il mondo è oggi diviso in due campi contrapposti, che si combattono con la più estrema veemenza: il campo dei comunisti e quello degli anticomunisti. La retorica magniloquente, a cui ricorrono queste fazioni nella loro lotta, oscura il fatto che tutt'e due sono perfettamente d'accordo sul fine ultimo del loro programma di organizzazione sociale ed economica dell'umanità. Tutt'e due aspirano all'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, e mirano all'instaurazione del socialismo. Vogliono sostituire l'economia di mercato con il controllo totalitario dello Stato. Gli individui non devono più determinare, comprando o astenendosi dal comprare, che cosa si debba produrre e in quale quantità o qualità. D'ora innanzi, solamente il piano unico dello Stato dovrà risolvere tutti questi problemi. La cura "paternalistica" dello "Stato assistenziale" ridurrà tutti gli individui alla condizione di operai forzati, costretti ad eseguire, senza porre problemi, gli ordini emessi dall'autorità pianificatrice.

Nè esiste alcuna sostanziale differenza tra i propositi dei sedicenti progressisti e quelli dei fascisti italiani e dei nazisti tedeschi. I fascisti e i nazisti non furono meno ansiosi di realizzare una irreggimentazione totale di tutte le attività economiche di quanto lo siano quei governi e partiti che in forma pirotecnica reclamizzano i loro princìpi antifascisti. E se non sarà fermato in tempo, il signor Peron, che cerca di imporre in Argentina un piano che è una replica del New Deal e del Fair Deal, porterà ad un completo socialismo.

Il grande conflitto ideologico del nostro tempo non deve venir confuso con le reciproche rivalità esistenti tra i vari movimenti totalitari. Il problema non è chi deve guidare l'apparato totalitario. Il vero problema è se il socialismo della o non debba soppiantare l'economia di mercato. É questo il tema di cui si occupa il mio libro. Le condizioni del mondo sono cambiate molto dal tempo in cui venne pubblicata la prima edizione del mio libro. Ma tutte le disastrose guerre e rivoluzioni, gli atroci massacri di massa e le spaventose catastrofi non hanno modificato i dati del problema: la disperata lotta di quanti amano la libertà, la prosperità e la civiltà, contro la marea montante della barbarie totalitaria.

18 maggio 2010

La Tragedia Greca è in scena

Se vi state chiedendo cosa stia succedendo e quale sarà la sorte del vecchio continente in seguito al bailout di due settimane fa, una delle risposte migliori ve la fornisce Ganesh Rathnam, con un esauriente articolo pubblicato sul suo blog. Vale la pena di "perdere" del tempo per leggerlo tutto. Ogni commento è superfluo, buona lettura:

Il piano di salvataggio recentemente approvato ad Eurolandia, concepito con lo scopo di far guadagnare tempo alle nazioni coi conti pubblici disastrati come la Grecia, la Spagna e il Portogallo non è altro che una globale tragedia greca nel pieno del suo svolgimento. Certamente, in contraddizione con questa affermazione c'è stata la risposta dei mercati azionari, che hanno trasmesso l'impressione che tempi felici siano dietro l'angolo. Comunque, quelli che fra di noi conoscono la teoria economica della Scuola austriaca e credono nel libero mercato e nella moneta merce, giudicano ciò come l'ennesimo chiodo piantato nella bara della Moneta Legale cartacea, ovvero dell'euro, del dollaro statunitense, della sterlina britannica e dello yen nipponico.

I piani di salvataggio al giorno d'oggi non riscuoto grande approvazione a meno che non siano da almeno mille miliardi di dollari. Di sicuro questo pacchetto ritarderà la crisi di al massimo tre anni. In totale l'Unione Europea e gli stati membri stanzieranno 500 miliardi di euro (650 miliardi di dollari) mentre il Fondo Monetario Internazionale (IMF) 250 miliardi di euro (325 miliardi di dollari). In aggiunta a questi stanziamenti, la Federal Reserve ha concordato per un illimitato programma di swap con la BCE, per aiutare a contenere qualsiasi sorpresa inaspettata nei prossimi mesi di crisi. Il prezzo finale da pagare sarà sicuramente più alto del trilione di dollari. Come sostiene Frederic Bastiat, un buon pianificatore economico non valuta solo ciò che è in grado di vedere, ma anche ciò che è nascosto, per poter misurare l'efficacia di una scelta nella sua totalità. Non commettiamo errori, questa ipotetica impresa di contenimento non è altro che un piano di salvataggio per le più grandi banche del mondo. La maggior parte del debito dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) è tenuto da importanti banche francesi e tedesche. Un improvviso default avrebbe messo in discussione la solvibilità di queste banche per la seconda volta in due anni. Oltre a costituire un appiglio per le banche, offre respiro ai governi in questione, che stavano sperimentando o rischiavano di sperimentare dei conflitti civili. Inoltre soccorre gli irrequieti mercati azionari. Queste sono le principali ragioni che hanno spinto verso un piano di salvataggio.

Il bailout prepara però il palco per futuri problemi di gran lunga più grandi di quelli che avremmo affrontato nel caso in cui ai paesi a rischio fosse stato permesso di fallire e ricominciare da capo. La lezione fornita dai tumulti dei dipendenti pubblici greci non rimarrà inascoltata dagli altri impiegati d'Europa. Osservando i loro colleghi in Grecia, potrebbero supporre che se venissero bruciate vetture ed edifici a sufficienza e se morissero abbastanza persone, i governi verranno incontro alle loro richieste. L'azzardo morale solleva la sua pericolosa testa di nuovo. Pertanto la scontata conclusione sarà che le misure di austerity per ridurre il debito saranno destinate al fallimento. Dopotutto se queste misure avessero potuto ottenere un minimo successo, sarebbero state applicate cinque anni fa, quando l'economia mondiale non era ancora condannata. La Grecia sta anche pensando di alzare le tasse, in parallelo alle misure di controllo della spesa, con lo scopo di ridurre il debito. Alzare le tasse colpirà negativamente le entrate del Governo greco in due modi. Una pressione fiscale elevata riduce la crescita economica e quindi le entrate fiscali. Inoltre, delle tasse più alte spingeranno molte attività elleniche a evadere il fisco. Ad oggi il 25% del fatturato greco è sommerso. Perciò, nel lungo termine, le conseguenze negative di un aumento della pressione fiscale supereranno l'iniziale aumento delle entrate.

Il ruolo della Fed e del FMI nel salvataggio dell'eurozona non sarà dimenticato dai politici e dai funzionari degli stati federali fortemente indebitati come la California e l'Illinois. Quando arriverà il conto salato agli stati che non sono in grado di chiudere i loro buchi di bilancio o i cui piani pensionistici hanno lacune economiche, anche loro reclameranno un piano di salvataggio. Come può il governo statunitense difendere la propria posizione nel piano di soccorso alla Grecia e rifiutare di fare la stessa cosa con i suoi stessi cittadini? É impensabile che alla California sia concesso il default che precedentemente è stato negato alla Grecia. Perciò il salvataggio dei PIIGS prepara il terreno per simili aiuti che verranno concessi a quegli stati federali a rischio bancarotta.

Il ruolo della Fed richiede però un'indagine più approfondita. La Fed ha dichiarato che parteciperà a un programma di swap con la BCE, simile a quello intrapreso nel 2008. Senza avere a disposizione una revisione contabile della Fed possiamo solo supporre ciò che implicheranno questi accordi. Una ragionevole ipotesi è uno scambio di euro freschi di stampa della BCE per dollari freschi di stampa della Fed, agli attuali tassi di cambio. La Fed in seguito userà gli euro per acquistare direttamente o indirettamente il debito delle nazioni europee. La BCE in cambio userà i dollari per acqusitare titoli del Tesoro statunitense. In tal caso si tratterebbe di un contorto schema per monetizzare il debito governativo. É una certezza che i fondi necessari a questo salvataggio saranno creati dal nulla piuttosto che da un aumento delle tasse o contraendo un debito. Solo nel mondo delle banche centrali e della creazione di denaro dal nulla un ente in bancarotta può salvarne un altro. Grazie alla forte inflazione che seguirà il salvataggio dell'Europa e degli stati come la California coloro che detengono risparmi reali in Europa e negli Stati Uniti diventerebbero specie in pericolo d'estinzione. L'erosione dei risparmi reali è di gran lunga la conseguenza più deleteria del piano di salvataggio. Sfortunatamente i risparmi non possono essere facilmente misurati e quindi non è facile monitorare i danni causati da un periodo inflazionistico. Comunque vediamo i risultati dell'erosione di capitali quando l'inevitabile recessione segue a un periodo inflazionistico.

I risparmi reali sono la linfa vitale degli affari. Per poter intraprendere un maggior numero di progetti a lungo termine è necessario che ci sia un surplus di produzione di beni di consumo finali, che sono ulteriormente risparmiati. Ad esempio, un minatore sarà restio a svolgere il proprio lavoro se, al termine della sua giornata, non sarà in grado di scambiare i frutti del suo lavoro in miniera per beni e servizi come cibo, vestiti, riparo e divertimenti. Lascerebbe subito il proprio lavoro per un altro, in cui può anche non essere specializzato, in modo tale che possa acquistare immediatamente i beni di cui ha bisogno. Nel caso estremo in cui i risparmi reali sarebbero completamente esauriti, sarebbe costretto a coltivare la terra per poter fornire alla sua famiglia e a se stesso il cibo necessario. La società interasarà di conseguenza più povera per la sua scelta.

L'inflazione creata per salvare inefficienti utilizzatori di risorse, come i governi e i sindacati, trasferisce la massa di risparmi reali da coloro che creano ricchezza verso i sopracitati enti. A differenza del denaro e del credito bancario, che rimangono in circolazione, i risparmi reali possono essere consumati una volta sola. I beneficiari del salvataggio escluderanno i produttori di ricchezza dall'accesso ai risparmi reali, ostacolando i loro tentativi di mantenere o espandere i livelli di produzione. Se non ci sono risparmi reali a sufficienza per coprire il mantenimento e le espansioni degli affari, allora il totale dei beni e dei servizi prodotti, la reale ricchezza di una società, inizierà a declinare. Questa è la principale ragione per cui i paesi che seguono una politica inflazionistica sono colpiti da un declino economico.

L'aspetto più esasperante è che sia il Vecchio Continente che la California arriveranno assieme a questa congiuntura economica nell'arco dei prossimi tre anni, quando dovranno pagare gli interessi sul loro debito corrente più il triliardo di dollari del salvataggio e ripagare il debito maturato. In aggiunta è probabile che contrarrano nuovi debiti per finanziare i continui deficit di bilancio. C'è anche una buona probabilità che i creditori possano rifiutare di rinnovare il debito maturato; a questo punto il processo inizierebbe di nuovo. Considerato che i governi sono riluttanti nel pagare lo scotto dei propri errori ora, quali sono le probabilità che faranno la cosa giusta tra tre anni quando la bolla del debito sarà molto più grande, l'economia in condizioni peggiori e il prezzo da pagare per le inadempienze e per il taglio dei bilanci sarà molto più alto? Le parole "basse" e "nessuna" vengono subito in mente come risposta. Il mondo è certamente diretto verso una depressione inflazionistica.

Ora che questa sconvolgente prospettiva è delineata, come bisogna agire? Iniziando o acquistando un'attività, preferibilmente una che non sia ad alta intensità di capitale e che possa funzionare anche in regime di forte inflazione è il modo più sicuro per preservare e forse far crescere la propria ricchezza. Per la maggior parte delle persone per cui un'attività imprenditoriale non è una valida alternativa, convertire i propri dollari in metalli preziosi come l'argento e l'oro e altri beni non è un cattivo metodo per proteggere i propri risparmi. Le depressioni inflazionistiche trasferiscono ricchezza da chi possiede beni cartacei a chi ha beni con un valore intrinseco. Il salvataggio ha garantito ai PIIGS ancora del tempo prima che il cappio si stringa di nuovo. Fortunatamente ha anche assicurato del tempo a coloro che sono prudenti e informati per prepararsi alla crisi ed acquistare beni reali fino a che il loro approvvigionamento sia ancora conveniente.